Chi è alla ricerca di un lavoro, o ne cerca uno migliore, farà bene a prendere carta e penna e annotare le opportunità che troverà in questo numero di “Lavoro Facile”. Ce ne sono per diversi profili professionali, sia per chi ha una buona esperienza alle spalle sia per chi è al primo impiego. Il titolo di studio va dalla ex licenza media al diploma di scuola secondaria di secondo grado e alla laurea. Per quanto riguarda i contratti ce ne sono a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato e di tirocinio.
Tra le aziende alla ricerca di personale ce ne sono alcune molto note. Per esempio, Ama – la società municipalizzata che a Roma si occupa della raccolta differenziata e del decoro urbano – ha presentato il piano industriale 2023-2028 che a fronte di un investimento per 700 milioni di euro prevede l’assunzione di 600 amministrativi, autisti, dirigenti, informatici, interratori/seppellitori, operai, operatori ecologici, project manager e responsabili tecnici.
La selezione dovrebbe essere veloce in quanto la Capitale – in vista del Giubileo e, più in là, della possibile assegnazione dell’Expo – non può più permettersi di avere le strade invase dai sacchetti della spazzatura, una foto intollerabile per una metropoli europea così ricca di storia e di cultura.

Di mezzo c’è il rispetto verso i turisti che sono tornati in massa nella Città Eterna e che non possono turarsi il naso ogni volta che passano accanto ai cassonetti strabordanti di tutto e di più. L’accoglienza è una delle nostre industrie principali che non possiamo permetterci di prendere a calci. È stato calcolato che il Giubileo richiamerà a Roma milioni di visitatori e che per la gestione dell’evento (e non solo) ci sarà necessità di circa 5.000 nuove figure nel settore privato e di almeno 3.500 nella pubblica amministrazione a livello a nazionale.
In sostanza, Ama dovrà provare a rovesciare la tendenza negativa che finora l’ha caratterizzata, e con i rinforzi in arrivo e i maggiori soldi a disposizione stavolta l’obiettivo dovrebbe essere centrato.

Di turismo e di occupazione si parla anche in altre parti della rivista. A Roma, il settore dell’hotellerie si avvia verso una stagione d’oro con l’apertura di strutture luxury da parte di importanti catene internazionali: qui oggi i posti in ballo sono 1.200 (addetti sala, camerieri, chef, commis, governanti, manager, maitre, portieri notturni, receptionist…). E a proposito di accoglienza, da leggere l’intervista a Ugo Picarelli, fondatore e direttore della rassegna “Fare Turismo”, per capire che cosa e quanto c’è da fare per migliorare la nostra immagine e quali le figure di cui ci sarà sempre più bisogno. Offerte di lavoro arrivano anche da Bialetti, Coop, Corsica-Sardinia Ferries, Giorgio Armani, Ikea, Rinascente, Sda Express, Starbucks, e così via. Per questo dicevamo all’inizio di prendere carta e penna, e una volta individuata l’occasione di interesse non perdere tempo a inviare il curriculum. Come è noto, il panorama generale, con la guerra in Ucraina e un’economia che stenta a mettersi in moto, non è dei migliori ma quando ci sono buone notizie è bene non lasciarsele sfuggire.

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In Italia c’è un mistero che ci trasciniamo da tempo: è quello dei posti che ci sono e dei lavoratori che non si trovano. Mistero che anche le ultime ricerche hanno puntualmente confermato: secondo Unioncamere-Anpal, infatti, tra gennaio e febbraio le aziende avranno bisogno di almeno 500.000 figure professionali (330.000 i servizi e 174.000 l’industria) non poche delle quali rischiano di restare inevase. È stato calcolato che soprattutto tra i dirigenti e gli operai le difficoltà di reperimento supereranno il 60%.
Questo mentre il mercato continua a mandare segnali positivi, anche se l’Istat ha rilevato che nel terzo trimestre del 2022 gli occupati sono stati 12.000 in meno rispetto al secondo trimestre ma che, comunque, le cifre sono sempre superiori a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente. C’è da dire che gran parte dei nuovi contratti sono a tempo determinato, seguiti da quelli a tempo determinato ma gestiti dalle agenzie per il lavoro e poi dall’apprendistato. La maggioranza delle assunzioni sono previste nel Nord-Est e nel Nord-Ovest, ma il Sud non è messo male con 109.000 offerte.

Segnalato questo, resta il mistero dei posti che restano “vuoti”. Il governo ha provato a dare una prima risposta tagliando la platea degli aventi diritto al reddito di cittadinanza e sperando così di ampliare il numero di coloro che si metteranno alla ricerca di un impiego. È poi allo studio un piano di riassetto generale delle politiche attive. Vedremo che cosa accadrà.

Ma in campo non ci sono le aziende private. La pubblica amministrazione, con la Legge di Bilancio 2023, è stata autorizzata ad effettuare 10.450 assunzioni straordinarie oltre alle 156.400 legate al turn over. A beneficiarne saranno, in particolare, l’Agenzia delle Entrate, il ministero degli Interni, il ministero della Giustizia, il ministero degli Esteri e il ministero dell’Agricoltura. I concorsi dovrebbero essere banditi a partire dalle prossime settimane perché c’è urgente necessità di rafforzare gli organici anche per raggiungere gli obiettivi che il Pnrr deve centrare per evitare che i finanziamenti in arrivo dall’Unione Europea possano finire sotto la lente delle Commissioni incaricate di verificare il rispetto degli impegni presi.

Quando si parla di grandi numeri, spesso si affaccia un po’ di scetticismo del tipo: “Sarà vero? Non sarà il solito bla-bla per rassicurare in un momento di crescita delle difficoltà?”. Anche qui non ci vorrà troppo tempo per capire come stanno le cose. Intanto è vero che qualcosa si sta muovendo. Per esempio, come si può leggere nelle pagine che seguono, alcune istituzioni pubbliche hanno promosso concorsi interessanti per diplomati e laureati, e anche il mondo dell’industria non ha voluto essere da meno. Da segnalare il rilancio delle compagnie aeree e del traffico passeggeri con la conseguente ripresa delle selezioni del personale. E una via d’uscita è stata trovata anche per Ita Airways che sta per passare sotto il controllo dei tedeschi di Lufthansa. Ribadite le 1.200 assunzioni già annunciate.

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Chi è alla ricerca di un impiego può leggere nella pagine che seguono una serie di opportunità che non è sempre facile trovare nei giorni che segnano la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo. Una delle ragioni è che c’è bisogno di realizzare i programmi indicati nel Piano di ripresa e resilienza (per i quali dall’Unione europea ci arriveranno più di 200 miliardi di euro) e che per farlo le strutture interessate devono rafforzare gli organici, ridotti all’osso dopo il lungo periodo del blocco del turn over.
Questo per quanto riguarda la pubblica amministrazione. Ma, come si vedrà, ci sono aziende del settore privato che hanno deciso di affacciarsi sul 2023 potenziando la forza lavoro sia in vista di ulteriori sviluppi sia nell’ambito di una accelerazione dei pensionamenti in cambio dell’inserimento di risorse giovani più in linea con le moderne tecnologie.

Nel concreto, c’è il Comune di Roma che si appresta a cercare un bel po’ di addetti perché il Giubileo del 2025 non è poi così lontano e perché la Capitale aspira ad ospitare l’Expo 2030 è dovrà farsi trovare pronta. Tra i comparti da rivitalizzare c’è l’Ama (1.000 nuove risorse da assumere entro il 2026) e il Corpo dei vigili urbani (700-800 contratti entro il prossimo anno).
Sono due riferimenti che, com’è noto, sono finiti al centro di numerose polemiche: l’Ama per via di una città che non riesce a risolvere il problema della raccolta e dello smaltimenti dei rifiuti, gli agenti della polizia municipale perché – dicono in molti – non si vedono in giro quando il traffico impazzisce e gli automobilisti hanno così imparato a farla da padroni.

Più o meno lo stesso vale per l’Agenzia delle entrate: chi non paga le tasse può continuare ad evadere in quanto l’Agenzia, sguarnita sul fronte delle figure professionali che servono, non può svolgere fino in fondo l’attività di contrasto. Adesso il ministero dell’Economia ha autorizzato l’assunzione di 3.900 persone per provare a riprendere in mano la situazione.
Altre opportunità sono le 850 di Unicredit, le 700 di Amadori, le 60 di Cisalfa e le 40 di Fendi. Chance a tempo indeterminato e determinato sia per chi ha una buona esperienza alle spalle sia per chi è al primo passo nel mondo della produzione. E ancora, e ancora perché di segnalazioni ce ne sono tante, tutte con le indicazioni utili per inviare la domanda.

Con questo numero, come ogni anno, “Lavoro Facile” si prende una breve pausa in coincidenza con le feste di fine anno. Tornerà subito dopo. Nel frattempo il nostro sito continuerà ad essere puntualmente aggiornato, sito che nelle ultime settimane ha battuto ogni record precedente di visite e di pagine sfogliare. Quindi, un grazie ai nostri lettori ai quali auguriamo che il 2023 possa essere così come ognuno lo desidera.

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Se ci aspettano mesi difficili, come prevedono un po’ tutti, allora sarà bene non lasciarsi sfuggire le opportunità che il mondo del lavoro sta proponendo proprio in questi giorni. Nelle pagine che seguono se ne possono trovare un bel po’ che riguardano diplomati e laureati anche con poca esperienza, ma c’è spazio pure per chi ha solo la licenza media oppure una qualifica professionale.
I concorsi promossi dalla pubblica amministrazione restano un punto di riferimento importante. Ne parliamo nella rubrica Primo Piano di questo numero di “Lavoro Facile” (da pagina 20) per ricordare che i ministeri, gli enti e le istituzioni locali, entro i prossimi anni, dovranno effettuare 800.000 assunzioni per coprire le necessità operative che il blocco del turn over – ora superato – ha portato quasi al limite di rottura.

Insomma, mancano un sacco di figure professionali e in ruoli spesso decisivi anche per l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza da cui dipendono i soldi in arrivo dall’Unione europea. Un rischio che non possiamo permetterci di correre e che, per questo, darà una spinta alla pubblicazione dei bandi, alla selezione e all’inserimento del personale di cui – come si è detto – non si può più fare a meno.
In verità, il piede sull’acceleratore andava messo già da almeno un anno, ma prima la pandemia e poi le ricadute legate alla guerra dell’Ucraina hanno modificato la scala delle priorità. Adesso, però, visto quello che c’è in ballo, non si può perdere altro tempo.

Ecco perché quegli 800.000 posti sono tornati di attualità, insieme a quelli che servono al mondo della produzione che fa capo alle grandi, medie e piccole aziende impegnate in programmi di espansione sul territorio nazionale e, alcune, anche al di là dei nostri confini.
Certo, su questo versante i problemi non mancano (il costo dell’energia ha stravolto i bilanci di non poche imprese) ma ci sono interi settori che hanno comunque deciso di scommettere sul futuro e, di conseguenza, di rafforzare gli organici.
Nelle pagine che seguono c’è il riflesso di tutto questo. E di possibilità di impiego c’è riscontro anche sul nostro sito (www.lavorofacile.info) che, grazie al flusso continuo di proposte e offerte sempre aggiornate, sta battendo di settimana in settimana ogni dato precedente di visitatori e di notizie “sfogliate”.

Infine, va segnalato che negli ultimi 30 anni le nostre buste paga sono scese del 2,9% (a fronte di un aumento della produttività del 21,9%) mentre nell’area Ocse sono cresciute del 38,5%. È l’ennesimo segnale che dovrebbe obbligare chi di dovere a ragionare con urgenza su una più equa ripartizione delle risorse e dei benefici. Accadrà? Deve accadere.

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CHE COSA ci si aspetta dal 2023 sul versante del lavoro? Messa così la domanda suggerisce una risposta scontata: ci si aspetta il meglio possibile. Ma sappiamo che l’anno che verrà non sarà semplice se non cambieranno i parametri che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. E cioè, le tensioni internazionali provocate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, con le ricadute economiche che ormai tutti conosciamo a memoria.
In verità, qualche spiraglio sembra essersi aperto nel muro contro muro. Il fatto che i ministri della difesa di Washington, Lloyd Austin, e di Mosca, Sergei Shoigu, si siano sentiti per telefono è stato interpretato come un segnale positivo. È la seconda volta che i due si parlano dall’inizio della guerra: la prima volta non ha prodotto risultati, di questa si sa troppo poco per vedervi il bicchiere mezzo pieno. Nei prossimi giorni ne capiremo di più.

IN QUESTA situazione, e nonostante tutto, ci sono da mettere sul piatto della bilancia un paio di notizie interessanti: il costo del gas è diminuito in maniera sensibile il che dovrebbe dare una spallata al caro-bollette, e l’Unione europea è riuscita finalmente a trovare una strategia comune per fissare un tetto proprio al prezzo del gas, come l’ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva chiesto sin dall’inizio della crisi.

INTANTO, l’Inps e la Banca d’Italia ci hanno detto che non siamo con le spalle al muro e senza via d’uscita. Secondo l’Ente di previdenza, infatti, fino al mese di luglio le assunzioni a tempo indeterminato sono state quasi 900.000, un record che non si registrava dal 2015. E l’Istituto di via Nazionale ha stimato che il Pnrr, se le riforme andranno avanti, potrebbe creare lavoro per 300.000 persone tra oggi e il 2024, soprattutto nei settori delle costruzioni, dell’elettronica e della ricerca & sviluppo.

UN ANTICIPO di ciò che potrà accadere è nelle pagine di questo numero di “Lavoro Facile”. Per esempio, le aziende che operano nel comparto dell’energia (ne abbiamo prese in esame sei: Acea, A2A, Edison, Enel, Eni e Ferenergy) sono alla ricerca di un bel po’ di risorse mentre il commercio – che pure continua a soffrire – prova a rialzare la testa anche in vista del Giubileo del 2025.

COSÌ ci sono gruppi importanti che stanno mettendo in campo rilevanti investimenti nell’ambito di nuove prestigiose inaugurazioni: tra tutte, quella più imminente è il Vatican Mall, all’ombra del Cupolone, che darà lavoro a 250-300 figure, mentre altri marchi si stanno attrezzando e nei prossimi mesi si comincerà con le selezioni (vedere il servizio a pagina 36).
Poi, da prendere al volo, ci sono le opportunità che si riferiscono alle feste di fine anno e al periodo successivo dei saldi: non saranno chance a tempo indeterminato ma possono risolvere momenti di difficoltà. Infine, c’è qualche concorso che merita attenzione. Buona lettura.

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Chi è alla ricerca di un lavoro può trovare nelle pagine di questo numero di “Lavoro Facile” opportunità da valutare con attenzione. Perché le posizioni aperte riguardano aziende di primissimo piano e perché le assunzioni sono quasi sempre a tempo indeterminato. In più ci sono chance per giovani anche alla prima esperienza.
Ad avere bisogno di personale sono le tre società che ogni anno trasportano sui binari milioni di passeggeri: Ferrovie dello Stato, Italo-Ntv e Trenord. Certo, come dimensioni, non ci sono paragoni: il Gruppo Fs ha cifre che la collocano tra le imprese più importanti d’Italia, ma le altre, nei rispettivi settori, cioè alta velocità e collegamenti tra le città della Lombardia, svolgono un ruolo insostituibile. Come si leggerà, le figure ricercate sono quelle classiche del settore: capi treno, controllori, hostess/steward, ingegneri, macchinisti, manutentori, tecnici.

Poi ci sono gli alberghi delle grandi catene nazionali e internazionali che hanno deciso di investire in Italia, e a Roma in particolare, aprendo nuove strutture e ristrutturando diverse dimore storiche. Le inaugurazioni si susseguiranno e ci sarà necessità di centinaia di figure professionali, a partire sin da subito.

A puntare forte sulla Città Eterna sono pure gli americani di Starbucks, quelli del frappuccino, che hanno annunciato l’apertura di due locali: uno a breve nella zona della Stazione Termini e l’altro, nel 2023, all’interno della Galleria Sordi, in pieno centro storico, dove è stato avviato il completo restyling degli spazi e che diventerà il salotto buono della Capitale a disposizione dei romani e dei turisti. Se si considera che ogni locale impiega di solito 100-150 dipendenti, ecco che l’occupazione sta per trovare altri punti di riferimento.

Ma non finisce qui. Sono, infatti, 1.500 i contratti che i prossimi azionisti di maggioranza di Ita Airways (l’ex Alitalia), cioè gli statunitensi di Certares, hanno già messo in cantiere: si tratta di assistenti di volo, hostess/steward, manutentori, personale di terra, piloti, e così via.

Nella grande distribuzione è Allenza Coop 3.0 che ha firmato un accordo con i sindacati per l’ingresso di 600 apprendisti entro 3 anni. L’operazione servirà a coprire i pensionamenti e l’apertura di nuovi supermercati.

Se finora non avete trovato l’offerta che fa per voi, allora date un’occhiata alle occasioni che portano i nomi di Deichmann, il più grande rivenditore di scarpe in Europa, di Burger King, Euronics, Eurospin, Valentino, Zara: in questi casi servono addetti fast food, addetti vendita, banconisti, cassieri, impiegati, informatici, manager, sarte.

Infine, una ricerca di Adecco Group Italia, una delle più conosciute agenzie per il lavoro, sostiene che nei prossimi anni le donne avranno ruoli di sempre maggiore responsabilità e che l’equità salariale dovrebbe colmare il gap attuale. Se così sarà, riusciremo a fare ciò che negli altri Paesi è stato fatto da tempo. Meglio tardi che mai, ma è un tardi che comunque ci fa vergognare.

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Non bisogna essere dei maghi per prevedere che, all’ombra della guerra in Ucraina, i mesi che ci aspettano non saranno facili. Lo hanno capito i nostri lettori che nell’ultimo Sondaggione che abbiamo lanciato hanno risposto a larga maggioranza (84%) che l’economia italiana, nel prossimo autunno, subirà un netto peggioramento rispetto a quella dello stesso periodo dello scorso anno.
I dati negativi si affastellano. Per esempio, è stato calcolato dalla Confartigianato di Roma che i settori che più pagheranno le conseguenze dell’aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime saranno in particolare il manifatturiero, i trasporti, l’edilizia, i servizi alla persona, la ristorazione, i bar e le pasticcerie. Complessivamente, potrebbero essere un migliaio le imprese che operano nella Capitale costrette alla chiusura e altre 2.300 nel Lazio. Con 4.000 persone che potrebbero perdere il posto.

L’onda nera non si è abbattuta solo sull’Italia ma ha investito l’intera Europa. Per cui – è stato sottolineato – o se ne esce tutti insieme o sarà la stessa Unione a rischiare un’involuzione che potrebbe riportarla indietro di parecchi anni. Altre strategie di salvataggio non sembrano esserci, o almeno non si sono manifestate.
Però, come abbiamo sottolineato altre volte, non tutto si è fermato. Così, se alcuni comparti del mondo della produzione sono in difficoltà, altri provano a resistere e a rilanciare. Tanto è vero che, per centrare gli obiettivi del Piano nazionale di rirpesa e resilienza (Pnrr), solo nel Lazio servirebbero 40.000 ingegneri e tecnici specializzati che sarà difficile trovare.

Lo ha messo nero su bianco Excelsior, il sistema informativo dell’Unione delle camere di commercio incaricato di fornire previsioni sull’andamento del mercato del lavoro. E lo ha confermato anche Manpower Italia, una delle più importanti agenzie che si occupano di mettere in contatto la domanda con l’offerta di impiego, secondo la quale proprio di ingegneri energetici e civili ci sarà una crescente necessità così come di addetti all’elettronica e alla meccanica ma anche di assemblatori, collaudatori ed escavatoristi.
Resta il problema di come reperirli perché – mette in rilievo Manpower – la mancanza di manodopera specializzata “affonda le radici nel crollo delle iscrizioni negli istituti tecnici superiori”.

Detto questo, chi è alla ricerca di un posto farà bene a leggere questo numero di “Lavoro Facile”: di opportunità ce ne sono parecchie provenienti sia dalle strutture pubbliche sia da quelle private. In mezzo a tante notizie che spingono a toccare ferro, queste vanno decisamente – e meno male – in controtendenza. Per leggere e sfogliare gratuitamente il n. 11 della nostra rivista digitale clicca qui.

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Come si va in vacanza quest’anno? Con quali prospettive e speranze per il “dopo”? All’argomento abbiamo dedicato il nostro Sondaggione al quale i lettori possono rispondere entro 30 agosto. La domanda è: “Per l’economia italiana l’autunno sarà migliore o peggiore di quello dello scorso anno?”.
Un anno fa eravamo ancora alle prese con la pandemia, anche se l’estate ci aveva dato un po’ di tregua. Adesso in giro ci sono le varianti Omicron e in più dobbiamo fare i conti con le ricadute della guerra contro l’Ucraina scatenata dalla Russia, con le sanzioni decise dall’Occidente e, di contro, i tagli alle forniture di gas messe in campo da Mosca.

Ce n’è già abbastanza per non stare tranquilli. Poi ecco che la politica va in tilt e di colpo fa accendere tutte le spie rosse in un momento in cui bisognerebbe prendere provvedimenti per mantenere il Paese al di sopra della linea di galleggiamento e consentire ai più deboli di reggere l’urto delle difficoltà.
I temi sono noti. Per esempio: il salario minimo, buste paga più pesanti attraverso il taglio del cuneo fiscale, controllo dell’inflazione, rilancio dei progetti legati al Piano di ripresa e resilienza, sostegno alle imprese, spinta alla più ampia diffusione del digitale. La lista è lunga e sicuramente ognuno può aggiungervi qualcosa.

Il risultato è che tutto possa finire in un cassetto. Possiamo permetterci una “pausa di riflessione” mentre ci sarebbe bisogno di fare come non mai? No, non possiamo permettercela.
Ma, in quest’ambito, almeno sul fronte dell’occupazione qualche buona notizia non manca. Così, nelle pagine che seguono ci sono le opportunità che riguardano alcune importanti aziende private (Aldi, Amazon, Lidl, Primark) mentre la Pubblica amministrazione continua a offrire chance che passano dai concorsi (ministero della Difesa, Tribunale amministrativo regionale…) e altri brand sono a caccia di personale (Cirfood, Edison, Enav, Mapei, MediaWorld, Unipol).

Insomma, un po’ di luce in mezzo a tante ombre. Ed è con questa fotografia che anche la nostra rivista online, dopo il numero che state leggendo, si prende il tradizionale periodo di pausa. Però, continueremo ad informarvi quotidianamente sulle nuove possibilità di lavoro che si manifesteranno dal sito: www.lavorofacile.info.
Un augurio di buone vacanze e che le nubi possano rapidamente abbandonare il cielo della nostra economia. Arrivederci alla ripresa di settembre.

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I turisti sono tornati come (quasi) ai bei tempi quando il Covid era ancora sconosciuto e nessuno poteva immaginare che l’Ucraina sarebbe stata invasa dalla Russia. Certo, le varianti Omicron sono sempre in mezzo a noi e la prudenza non è mai troppa, ma basta girare per le strade di Roma, Firenze, Napoli e Venezia – per citare le città di maggiore richiamo – per rendersi conto che l’Italia ha ripreso ad essere una delle mete preferite da chi ha voglia di vacanza e di bellezze storiche e artistiche.
Ciò significa che l’industria dell’accoglienza, vale a dire alberghi, ristoranti e quant’altro, si è rimessa a tirare tanto che molte strutture sono sold out fino a settembre e anche i mesi successivi non dovrebbero deludere.

Per questo l’hotellerie è in fermento. Sia sul versante immediato delle offerte di lavoro – che sono tante, come si può leggere nell’articolo che pubblichiamo nelle pagine che seguono – sia su quello imprenditoriale, che è poi il veicolo principale attraverso il quale si crea e passa l’occupazione.
Per esempio, è stato scritto che gli investitori esteri del settore stanno puntando decisamente sul nostro Paese: lo scorso anno un’ottantina di alberghi hanno cambiato proprietà nella convinzione degli acquirenti che l’Italia è stata e tornerà ad essere in cima alla classifica dei soggiorni e delle prenotazioni.

È vero che sono i proprietari italiani a vendere, a volte chiudendo gestioni familiari di lunga tradizione, ma ormai la concorrenza internazionale si batte sul versante della qualità e di servizi impeccabili. Il che costa, e non poco. È stato calcolato che per una ristrutturazione ci vogliano tra i 10 e 50 milioni di euro che solo società di livello mondiale possono mettere in campo.
Qui il discorso ci porterebbe lontano perché bisognerebbe rispondere a chi chiede: “Ma allora è l’Italia che è in vendita?”. Bella domanda. Intanto, prendiamo per buono il fatto che il mercato si è risvegliato e che non pochi sono riusciti a rimettersi in tasca una busta paga. Però non così tanti come pure ci sarebbe bisogno: il personale qualificato non si trova dietro l’angolo e ci sono situazioni in cui il rispetto delle regole e dei contratti continua a restare ambigue.

Ma oltre all’industria dell’accoglienza ce ne sono altre che sono alla ricerca di figure professionali. Date un’occhiata alle offerte di Eni e Enel, a quelle che provengono dalla Pubblica amministrazione e a quelle delle piccole e medie imprese, per capire come, nonostante i problemi che abbiamo di fronte, il sistema-Italia non ha smesso di macinare qualche buona notizia.
Ce ne vorrebbero molte di più e ci vorrebbe più stabilità negli indirizzi strategici e nella politica. L’autunno non sarà facile e chi ha in mano il timone dovrà avere le idee ben chiare. Se il turismo si è rimesso in sesto, c’è però ancora molto da aggiustare.

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Adesso che l’inflazione ha tirato giù il potere d’acquisto degli stipendi e ha riportato il “peso” delle buste paga al centro del dibattito, c’è chi si è affrettato a dire che con la difficile situazione economica determinata prima dalla pandemia Covid e poi dalla guerra in Ucraina sarebbe un errore avviare una rincorsa tra il rialzo dei salari e il rialzo dei prezzi.
Chi se ne intende sa che è un pericolo da scongiurare. Èd è vero. Ma la domanda è: se oggi, nella situazione data, le cose stanno così perché non ci si è pensato prima a trovare una soluzione? Già, perché in Italia il livello degli stipendi, nonostante i rinnovi contrattuali, è stato messo quasi sempre in un angolo: “Ora facciamo così, poi si vedrà”. E ai sindacati sono stati fatti arrivare messaggi del tipo: “Non tirate troppo la corda”. Anche quando il Pil marciava benino e la questione era come ripartire la ricchezza in maniera più equa. Insomma, se c’è da spartire qualcosa facciamo in modo che quel qualcosa entri nelle tasche di tutti.

Occorre fare bene attenzione perché quanto sopra non è il riassunto di un convegno o di un talk show, ma sta scritto in un rapporto che l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, cioè non proprio l’ultima arrivata in materia di finanza e di economia di mercato, ha pubblicato di recente. Dove, a proposito di stipendi, la variazione tra quelli del 1990 e quelli del 2020 è impietosa per l’Italia.
Nel nostro Paese, infatti, c’è stata una diminuzione del 2,90%. Caso unico in Europa perché tutti gli altri hanno davanti il segno più: Svezia +63%, Danimarca +38,70%, Germania +33,70%, Francia +31,10%, Grecia + 30,50%, Belgio +25,50%, Austria +24,90%, Paesi Bassi +15,50%, Portogallo +13,70%, Spagna +6,20%. Per non parlare di Lituania +276,30% e Polonia +96,50% partite però da posizioni molto basse dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Dentro questo perimetro ci sono i discorsi del salario minimo (appena adottato dalla Ue) e dell’adeguamento degli stipendi, di cui abbiamo parlato in questa rubrica nel numero scorso di “Lavoro Facile”. Ci torniamo perché una soluzione va trovata.
Il primo ministro, Mario Draghi, ne è consapevole, tanto che pochi giorni fa, di fronte alla platea del XIX congresso della Cisl, ha affermato che “occorre favorire la crescita economica, tutelare i diritti dei lavoratori, difendere i salari”. Magari mettendo intorno al tavolo governo, sindacati e imprese affinché, senza entrare nella spirale inflazionistica, si possano aumentare le buste paga, aumentare la produttività e abbattere la precarietà.
Siccome non siamo in un talk show e siccome di mezzo c’è la stabilità sociale del Paese, quel tavolo va convocato al più presto. E da quel tavolo devono uscire risposte concrete. Quella tabella dell’Ocse è una vergogna.

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