ANCHE IN QUESTO numero ci sono tante possibilità di lavoro e tanti suggerimenti che possono aiutare a risolvere il problema dell’impiego. Il bicchiere dell’occupazione può così sembrare mezzo pieno, e in realtà lo è davvero se si considerano pure le chance pubblicate non più di due settimane fa.
La pausa estiva è ormai alle spalle e le imprese hanno ripreso a rimboccarsi le maniche in vista della volata che porta al periodo di fine anno che di solito è un buon momento per gli acquisti e, quindi, per il business.
Perché, allora, il bicchiere è pieno solo a metà? Perché dai sindacati, e in particolare dalla Uil Lazio, sono arrivate valutazioni che parlano di un “autunno caldo” che sarà segnato da difficoltà di non poco conto. Che riguardano Roma e l’intera regione.

La Uil, queste difficoltà, le ha pure elencate settore per settore. Nella vigilanza privata, per esempio, ci sono più di 700 posti in bilico, alcune imprese delle telecomunicazioni non se la passano meglio, il comparto delle pulizie è attraversato da scosse, e altre società partecipate dal Campidoglio hanno la febbre piuttosto alta (Multiservizi, Farmacap, Atac). Così come quelle impegnate nella ristorazione scolastica. A Guidonia è il distretto del marmo ad accusare pesanti battute a vuoto.

È STATO CALCOLATO che sono quasi 10.000 coloro che stanno vivendo col batticuore per un futuro che vedono coperto da pesanti nubi. Non è detto che non si riuscirà a trovare le soluzioni opportune, ma anche in provincia cresce l’apprensione. A Frosinone, Rieti e Viterbo i segnali d’allarme s moltiplicano, e a Cassino c’è stato il taglio di 1.500 figure professionali tra Fiat e indotto.

Ci si augura uno scatto d’orgoglio e di progettualità che coinvolga tutti i soggetti interessati: il Comune, il tessuto industriale, le istituzioni nazionali che possono finanziare progetti e programmi in grado di rilanciare il lavoro.

PERÒ DEL BICCHIERE mezzo pieno fanno parte occasioni da valutare con attenzione e – se corrispondono al nostro curriculum – da prendere al volo. Intanto, ci sono aziende importanti e ministeri che, tra recruiting e bandi di concorso, hanno bisogno di 650 addetti tra diplomati e laureati in gran parte a tempo indeterminato. In quest’ambito vanno aggiunti i 120 posti che Acea ha concordato con le rappresentanze sindacali e che, se non ci saranno intoppi, apriranno le porte a addetti alla sicurezza, manager e tecnici per le sedi di Roma, Napoli e Milano.
Chi è al riparo dai venti della crisi, anzi è in continua crescita, è il comparto della ristorazione. Qui, tra inaugurazioni e ristrutturazioni, si cercano 400 tra camerieri, cuochi, crew e responsabili. E altre assunzioni sono già in calendario per i prossimi mesi.
Un’occhiata va data anche alle quattro pagine della rubrica “Lavori in corso” dove ci sono chance in Carpisa, Casalandia, Etro, Mondo Convenienza, Hitachi Rail, Moncler, Pininfarina e Veratour.
Non sono tempi facilissimi, e del resto sono anni che è così. Per questo occorre moltiplicare gli sforzi e non tirarsi indietro. Se poi arriva il reddito di cittadinanza, che sia il benvenuto. Ma firmare un contratto e cominciare a lavorare è un’altra cosa. La pensano in questo modo anche i tanti che hanno risposto al nostro Sondaggione (vedi a pagina 78).
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IL RITORNO ALLA PIENA attività dopo la pausa estiva è ricca di spunti e di domande. Una su tutte: che cosa accadrà al mondo del lavoro da qui alla fine dell’anno? Sono sempre tanti coloro che sono alla ricerca di un impiego, specialmente i giovani che – secondo gli ultimi dati dall’Istat – si trascinano dietro un tasso di disoccupazione del 30,8% (la media europea è del 14,8%). È vero, c’è stato un lieve incremento degli occupati ai quali sono stati offerti in gran parte contratti a tempo determinato.
Il bicchiere, insomma, può essere visto mezzo pieno a mezzo vuoto. Il problema di come impostare politiche in grado di dare scacco matto proprio alla disoccupazione è comunque ancora ben presente nel nostro Paese, in particolare dopo lo shock economico che ci è arrivato addosso con il fallimento dell’americana Lehman Brothers nel settembre del 2008.

UN DECENNIO CHE HA lasciato tracce pesantissime. Non ci siamo ancora ripresi anche se il quadro generale ogni tanto invia segnali di speranza. Adesso siamo ad un altro tornante. Il Documento di economia e finanza, cioè l’elenco delle cose che l’Italia si impegna a fare nel corso del 2019, è atteso non solo da noi cittadini per sapere verso quali lidi è diretta la nostra barca, ma anche dai mercati internazionali che dovranno decidere se confermarci o meno la fiducia che, bene o male, finora ci ha permesso di galleggiare.
Non è questa la sede per entrare nella polemica tra ottimisti e pessimisti, europeisti e antieuropeisti, governativi e antigovernativi, e avanti di questo passo. Certo è che la difficoltà di trovare un impiego richiede misure urgenti in favore dei più deboli e dei meno garantiti.

È IL REDDITO DI CITTADINANZA la risposta giusta? Non c’è dubbio che quel contributo può servire a tamponare tante situazioni critiche ma l’occupazione è un altro paio di maniche. Allora ecco che il dibattito su come utilizzare al meglio le risorse necessarie per finanziare la riforma non è un dibattito da poco.
Si dirà: variamo il reddito di cittadinanza e mettiamo in campo investimenti per rilanciare le opere pubbliche e agevolare le imprese nella ricerca del personale. Giusto. Ma occorre avere i quattrini in cassa, e con il pesante debito che ci stringe alla gola non sarà facile quadrare il cerchio.

NON CI SONO RISPOSTE semplici ad argomenti complessi. Per venirne fuori ci vuole una grande visione strategica e una forte capacità di dialogo con tutti gli attori che si muovono sulla scena mondiale. Soprattutto con quelli europei.
Vedremo nelle prossime settimane come andrà a finire. Intanto, al di là degli scenari macroeconomici e macropolitici, ci sono aziende pronte a rinforzare gli staff. Nei settori della grande distribuzione, della moda/abbigliamento e delle nuove energie ci sono possibilità immediate per centinaia di figure professionali.
Nelle pagine che seguono si possono leggere tutti i dettagli utili. In più, Poste Italiane ha ancora bisogno di portalettere e di addetti alle consegne anche alla luce dell’accordo stretto prima dell’estate con Amazon che prevede il recapito nel giro di poche ore della merce ordinata online. Poi c’è il Servizio civile universale: entro il 28 settembre chi ha tra i 18 e i 28 anni può partecipare ai bandi che mettono in palio più di 50.000 opportunità. L’iniziativa piace molto se è vero che ogni anno la richiesta supera quasi del doppio l’offerta.

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CI SONO NUOVE opportunità in Poste Italiane, dopo quelle segnalate nello scorso numero di “Lavoro Facile”: si tratta di autisti per le consegne e di consulenti commerciali che saranno assunti a tempo determinato con possibilità di proroghe. L’accordo stretto con Amazon per il recapito veloce degli acquisti ha rilanciato l’occupazione in una delle aziende più importanti del nostro Paese. Ma anche l’accelerazione sui versanti assicurativo e finanziario sta spingendo verso il rafforzamento degli organici nel quadro della progressiva modernizzazione delle strutture in chiave digitale.

Le buone notizie provenienti dalle Poste, come indicato nel piano di cui abbiamo dato conto, continueranno anche nei prossimi mesi e chi è interessato farà bene a non perdere la battuta tenendo d’occhio sia il sito della società (www.poste.it) sia il nostro (www.lavorofacile.info) che è sempre puntuale nel riferire ciò che bolle nella pentola della compagine che ha sede a Roma-Eur in viale Europa.

NOTEVOLI CHANCE arrivano pure dal mondo della ristorazione. Buitoni, Cigierre (che gestisce i marchi America Graffiti e Old Wild West), Doppio Malto, McDonald’s e Roadhouse sono alla ricerca di più di 1.500 figure tra addetti fast food, camerieri, cuochi, manager, responsabili e tecnici di produzione.

Questo comparto sta attraversando una prolungata fase di espansione con l’apertura di locali e la conseguente necessità di personale. Anche qui i posti sono in parte a tempo determinato ma le possibilità di conferma sono sempre consistenti.

A TEMPO INDETERMINATO sono, invece, i 150 ingegneri, operai e tecnici ricercati dalla Lamborghini. La casa delle auto superlusso sta andando alla grande: ha ampliato lo stabilimento di Sant’Agata Bolognese e ha appena firmato un’intesa con i sindacati che prevede significativi aumenti salariali e un’opzione per avere più tempo libero. In più, c’è un piano straordinario di formazione retribuito sui contenuti della Costituzione italiana.

Si deve a tutto ciò se all’azienda emiliana, ad ogni selezione, giungono tantissimi curricula. La qualità del lavoro e le condizioni in cui si svolge sono merce sempre più preziosa.

AL DECRETO DIGNITÀ abbiamo dedicato lo “speciale” che si trova nelle pagine al centro di questo numero della rivista con testi integrali e commenti È decisivo farsi un’idea su un provvedimento che ha suscitato speranze e critiche.

A Cgil, Cisl e Uil, per esempio, non è dispiaciuto anche se viene considerato l’avvio di un percorso ancora lungo. Alle imprese non è proprio andato giù. Confesercenti, infatti, ha calcolato che sarebbero “633.000 i contratti a tempo determinato in scadenza a fine anno che rischiano di non essere rinnovati, dei quali 277.000 nel solo settore del commercio”.

La ragione sta nelle misure che rendono meno facile passare da un contratto all’altro, a maggiore tutela di chi lavora. Resta adesso da vedere se si riuscirà a trovare un punto d’incontro durante il dibattito in Parlamento. Le posizioni di partenza sono abbastanza bloccate ma mai dire mai.

Il vero problema, comunque, resta quello della crescita economica senza la quale l’occupazione è destinata a restare ai margini. Perché un conto sono gli annunci e le iniziative-tampone e un altro paio di maniche è un autentico disegno strategico di crescita nazionale.

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SECONDO CONFIMPRESE, l’associazione di categoria che rappresenta 300 marchi del commercio e del franchising con oltre 30.000 punti vendita e 600.000 addetti, nel secondo trimestre dell’anno dovrebbero aprire 590 negozi che daranno lavoro a più di 4.000 persone. In testa alla classifica per genere c’è il food (bar, pizzerie, pub, ristoranti) quindi il mondo del fashion (abbigliamento, accessori, calzature).
La novità, a parte i numeri che sono sorprendenti alla luce di un timido passo avanti della spesa, è che contestualmente ha preso a correre anche la “rivoluzione degli acquisti” rispetto a non troppo tempo fa: nel senso che ai tradizionali canali di contatto con i clienti si sta moltiplicando la presenza dell’e-commerce: “Il 60% delle aziende – è stato detto – ritiene ormai necessario rivisitare il proprio modello di business per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori”.

Ciò avrà ricadute anche sui profili professionali di cui ci sarà bisogno, che dovranno essere sempre tecnologicamente avanzati e, di fronte alle spinte della globalizzazione, con una accentuata padronanza delle lingue.

AI DATI RESI NOTI da Confimprese ha fatto riscontro un recente sondaggio dell’Osservatorio Demos-Coop condotto per il quotidiano “la Repubblica” secondo il quale i più giovani guardano al presente e al futuro con meno pessimismo e, comunque, “un terzo degli intervistati ritiene che l’occupazione in Italia sia ripartita”.

È vero, si sottolinea, che questo significa che i due terzi la pensano diversamente e che “per fare carriera l’unica speranza è di andare all’estero”. Ma rispetto ai periodi in cui l’orizzonte era buio pesto, ora il domani dell’economia e del lavoro viene visto non più completamente oscuro e con la convinzione che le cose possano cambiare in meglio. Il pessimismo resta però forte nel Sud e nei ceti più bassi, come dimostrano i dati sulla povertà.

LA SENSAZIONE è forse legata al leggero miglioramento del quadro generale e dei posti di lavoro creati ma, per non farsi prendere da eccessivo ottimismo, c’è da ricordare che la disoccupazione giovanile resta di gran lunga tra le più alte d’Europa e che molti continuano a guardare al reddito di cittadinanza come a un contributo decisivo per il miglioramento delle personali condizioni di vita.

Ma quando e come il sussidio entrerà concretamente nelle tasche di chi possiede i requisiti necessari non si sa. Gli annunci e i contro-annunci si susseguono e chi è interessato rischia di perderci la testa. E la pazienza.

È ANCHE VERO, però, che il panorama è ricco di posti immediati e di posti in attesa del definitivo via libera. Da prendere al volo ci sono i 6.000 di Poste Italiane dopo l’accordo sottoscritto da azienda e sindacati: si comincia da subito e si andrà avanti fino al 2020. Immediate sono anche le 50.000 posizioni del Servizio civile universale per ragazzi fino a 28 anni.
In prospettiva più o meno ravvicinata altre opportunità riguardano l’Acquario di Roma e il Comune di Roma: nel primo caso, dopo una serie infinita di rinvii, siamo in vista del traguardo, nel secondo il Campidoglio ha manifestato l’intenzione di chiamare in servizio altri 500 vigili urbani dopo i 300 di pochi mesi fa. Ma restano da trovare i soldi per pagare gli stipendi. Il che non è poco.
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QUALCHE LETTORE ci ha telefonato per sapere quando le misure annunciate per rilanciare il lavoro cominceranno a farsi sentire. In verità non lo sappiamo e, probabilmente, non lo sa nessuno. E poi iniziative vere e proprie, cioè già portate sul tavolo del Consiglio dei ministri, non ce ne sono. Quelle di cui si parla riguardano in maniera indiretta l’occupazione: la flat tax e il reddito di cittadinanza, per esempio, potrebbero agevolare la creazione di nuovi posti nel quadro di un favorevole gioco di rimbalzi.
Nel senso che la riduzione delle tasse alle imprese potrebbe spingerle a investire di più, accrescere la produzione e, di conseguenza, ad avere bisogno di personale. Nel reddito di cittadinanza c’è la clausola secondo la quale – oltre all’assegno – il sistema dovrebbe proporre tre opportunità di impiego: in caso di rifiuto si perderebbe il diritto al sussidio.

SE NON CI SIAMO persi dei passaggi, è tutto qui. Quindi non resta che attendere. Del resto, il governo guidato da Giuseppe Conte si è insediato da meno di un mese e in così poco tempo i miracoli non si possono fare. Ma non c’è dubbio che si proverà a fare qualcosa. La base elettorale che ha mandato M5S e Lega nella stanza dei bottoni si aspetta molto sul versante del lavoro e deluderla non sarebbe un bel segnale.
Il problema, semmai, è un altro. Da soli, per l’occupazione, flat tax e reddito di cittadinanza servono a poco, al di là delle speranze e dei calcoli a tavolino. È il Paese nel suo insieme che deve accentuare la corsa della ripresa: riprendendo in mano le grandi opere infrastrutturali, disegnando strategie di lungo respiro, spingendo sull’innovazione, e avanti di questo passo.

TUTTAVIA IL TIMORE che i vincoli dell’Europa, in presenza del nostro enorme debito, non ci consentiranno troppe spese in deficit è più che fondato. Allora? Il dibattito sull’uscita dall’euro si articola anche intorno a questo argomento. Per chi non vede male una simile soluzione, il pieno recupero della sovranità nazionale potrebbe restituirci spazi di manovra che adesso ci sono preclusi. Per chi la pensa diversamente sarebbe, invece, un’autentica tragedia che colpirebbe le realtà produttive, i risparmi, i rapporti con quelli che diventerebbero i nostri ex partner europei.
Finiamola quei perché se persino gli economisti si muovono in ordine sparso – la maggioranza, comunque, vede più danni che vantaggi – non sarebbe serio arrivare a conclusioni sensate nello spazio di queste poche righe. Vale però la pena ricordare che il mondo dell’industria si è pronunciato per la riduzione del cuneo fiscale: con un costo del lavoro più leggero la via dell’occupazione sarebbe più immediata e diretta.

PER QUANTO RIGUARDA “Lavoro Facile” le opportunità che abbiamo trovato si riferiscono allo sbarco in Italia di due colossi francesi della telefonia e della grande distribuzione alimentare (Iliad 1.000 posti, Leader Price 2.000 posti), all’insediamento a Roma nell’area del Tecnopolo sulla Tiburtina di un nuovo hyper cloud data center (Aruba, 200 posti), alla ristorazione veloce (McDonald’s, 201 posti).
Infine, una considerazione che si richiama a quanto detto all’inizio. I concorsi pubblici battono la fiacca. La ragione è semplice: il cambio di governo e il passaggio di consegne tra ministri ha bloccato percorsi che pure erano stati individuati. Tra questi quello per il rafforzamento delle figure impegnate sul fronte della sicurezza (polizia e carabinieri) e i 150 destinati a coprire i vuoti che negli ultimi anni si sono aperti nel Parlamento. Ma qui, prima o poi, tutto dovrebbe rimettersi in moto. Intanto è partito il bando per 148 posti al ministero dei Trasporti.

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SE IL DIAVOLO non ci mette la coda, nella Capitale stanno per partire due progetti che si portano dietro tantissimi posti: il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle e la nuova Business City a ridosso dell’aeroporto di Fiumicino. Nel primo caso le possibilità di lavoro sono 600 (che potrebbero arrivare anche a 1.000 quando tutte le strutture funzioneranno a pieno regime); nel secondo ne sono state annunciate 23.500.

Sembra una favola ma così è, almeno stando a ciò che è scritto negli ultimi documenti ufficiali che adesso attendono soltanto il via libera definitivo.

SUI BLOCCHI di partenza è già pronto il tempio del calcio dei tifosi giallorossi: dopo uno sfibrante ping-pong di ricorsi, aggiustamenti, modifiche e varianti, entro il 2020 la squadra di James Pallotta e Eusebio Di Francesco lascerà l’Olimpico per trasferirsi in un impianto modernissimo che avrà intorno una cittadella di uffici e centri commerciali. Che ormai siamo sulla strada giusta lo ha detto pochi giorni fa la sindaca Virginia Raggi: “A breve i lavori potranno cominciare”.

Di ben altre dimensioni è Business City. Se per lo stadio l’investimento è intorno agli 800 milioni di euro, decisamente più importante è quello per il centro direzionale all’interno del quale le prime inaugurazioni sono previste per il 2022. L’iniziativa – avviata e gestita da Adr, società controllata dalla capogruppo Atlantia – porterà alla nascita di un distretto per aziende e professionisti, una vera e propria vetrina dell’Italia e delle sue capacità innovative.

SONO ESSENZIALMENTE i privati a metterci i soldi e a correre il rischio d’impresa. Il diavolo e la coda di cui all’inizio sono legati alla nostra situazione economica e allo sviluppo di quella politica. I soldi necessari per sostenere i progetti sono tanti e le banche sono chiamate a svolgere un ruolo rilevante. I conti sono stati fatti con i parametri di oggi (tassi, modalità, garanzie) ma se dovessero cambiare anche le tempistiche e il quadro d’insieme potrebbero risentirne.

Per ora i dadi sono stati tratti. E c’è attesa per le ricadute sull’occupazione che potrebbero segnare una svolta positiva per Roma e per l’intera Regione. Se volete saperne di più, in particolare sulle figure di cui ci sarà più bisogno, andate a leggere il servizio che abbiamo dedicato all’argomento: un’anteprima ricca di informazioni che vi farà “entrare” nella Business City che, una volta realizzata, permetterà alla Capitale di competere con le più importanti metropoli europee e mondiali.

PIÙ IMMEDIATE e a portata di mano sono le proposte che emergono dagli altri articoli di questo numero di “Lavoro Facile”. Sono moltissime quelle che provengono dalle agenzie per il lavoro che, come sempre di questi tempi, devono rispondere alle richieste delle aziende (per esempio quelle del turismo e della grande distribuzione) che con l‘inizio della bella stagione hanno necessità urgente di personale.
Poi ci sono le crociere, un settore che da anni è in crescita costante. Qui le compagnie più note sono alla ricerca di figure sia per le attività di bordo sia per quelle di terra. Dal canto suo, Salini-Impregilo, uno dei colossi planetari delle costruzioni, ha avviato la selezione per ingegneri, tecnici e operai.

Attenzione merita anche Ubi Banca che ha deciso di aprire le porte a giovani neodiplomati e neolaureati. Insomma, tra presente e futuro, le opportunità non mancano.

-> Per leggere la versione pubblicata sul n. 11/2018 della rivista online LAVORO FACILE clicca qui.

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DOPO un lungo letargo, segnato da sporadiche eccezioni, la Pubblica amministrazione sembra risvegliarsi. Siamo ancora lontani dall’epoca d’oro dei concorsi a ripetizione, quando la stagione dei bilanci ridotti all’osso e il blocco del turn over non era ancora all’orizzonte, ma il clima è diverso.
Almeno in questo momento, perché dopo i 967 posti messi in palio dall’Inps e i 650 dall’Agenzia delle Entrate è adesso la volta dei 1.890 che riguardano cinque ministeri (Ambiente, Giustizia, Interno, Istruzione e Trasporti) e un buon numero di Enti e Agenzie.
I bandi non sono stati ancora pubblicati ma i primi lo saranno tra poche settimane visto che tutto deve concludersi entro il 2020. I contratti sono a tempo indeterminato e c’è da scommettere che di domande ne arriveranno tantissime.

NONOSTANTE il passaggio del testimone del governo di Paolo Gentiloni, non dovrebbero esserci sorprese. Quando durante uno degli ultimi Consigli dei ministri dell’Esecutivo uscente è stato deciso di dare il via libera alle assunzioni sono state anche indicate le necessarie coperture finanziarie.
Quindi, a meno di iniziative clamorose, come lo spostamento delle risorse già stanziate verso altri impieghi, non pochi giovani diplomati e laureati possono cominciare a sperare di risolvere in maniera definitiva il problema del lavoro.

C’È MOLTA attesa per capire che cosa accadrà sul versante dell’occupazione con la nuova formazione governativa. Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori attraverso il Sondaggione (il cui esito si può trovare a pagina 88) quando però i partiti che poi si sono messi d’accordo erano ancora lontani dall’intesa. Ora che la svolta c’è stata, nel rispetto dell’esito delle elezioni del 4 marzo, si dovrà cominciare a fare sul serio.
E, diciamocelo, non sarà semplice per i responsabili dei ministeri interessati rilanciare produttività e investimenti, strada obbligata per creare nuovo lavoro. La coperta, cioè i soldi in cassa, è corta e ci sarà da rastrellare un sostanzioso pacchetto di miliardi per realizzare le principali promesse, dal reddito di cittadinanza alla flat tax, giusto per citarne alcune.

MA SI VEDRÀ. Intanto ci sono questi concorsi e altri, per ulteriori 450-500 posizioni, sono dietro l’angolo. Probabilmente, in linea con la strategia sulla sicurezza della Lega, tra quelli che a breve potrebbero vedere la luce dovrebbero esserci quelli per il rafforzamento di Polizia e Carabinieri.
Comunque, i nuovi bandi dovranno adeguarsi alle norme della “riforma Madia” studiata per garantire maggiore trasparenza e premiare i più meritevoli. Una rivoluzione se si pensa ai meccanismi che finora hanno dettato legge e sollevato valanghe di critiche.

COME sempre, nelle pagine che seguono non si parla solo di Pubblica amministrazione. Nel servizio dedicato ad Amazon, per esempio, si può capire perché il Gruppo americano abbia deciso di puntare sull’Italia: di mezzo c’è la conquista del ricco mercato dell’e-commerce e per questo sta inaugurando un centro logistico dopo l’altro. Le possibilità di impiego sono a pagina 20.
In più, da non perdere, le chance che provengono da settori come la ristorazione collettiva e i parchi acquatici. Posti a tempo indeterminato e determinato per professionalità diverse. Insomma, c’è da scegliere.

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È UN NUMERO particolarmente ricco questo che state sfogliando perché vi si sommano le offerte che provengono dal settore privato a quelle della Pubblica amministrazione. Una combinazione che chiama in causa professionalità diverse e di diversa preparazione: dal personale che serve a Md e Lidl, importanti aziende della grande distribuzione, a quello ricercato da una maison del lusso made in Italy come Gucci.
C’è poi un’iniziativa del Comune di Roma che intende rilanciare due storiche tenute agricole e che si rivolge a giovani interessati sia al lavoro nei campi sia all’allevamento. I posti sono a tempo indeterminato e chi vuole provarci ha buone possibilità di farcela: un primo bando, infatti, è andato a vuoto segno che l’idea non è stata ritenuta – sbagliando – meritevole di attenzione. Eppure il comparto ha recuperato posizioni anche alla luce delle trasformazioni introdotte dai nuovi metodi di lavoro.

QUINDI ECCO I CONCORSI: l’Inps ha aperto la porta a 967 consulenti/funzionari, e il ministero del Lavoro e l’Inail hanno deciso, in accordo con imprese e sindacati, di rafforzare con 150 unità l’organico degli ispettori. Se si mettono in fila i posti in ballo si arriva a quasi 6.000 opportunità.
Certo, i contratti non sono tutti uguali. I vincitori dei bandi pubblici entreranno in servizio a tempo indeterminato e così una parte di coloro che firmeranno per Gucci. Nella Gdo e non solo, invece, la caratteristica è il tempo determinato anche se con proroghe e ulteriori conferme (nel Lazio, per esempio, nel primo trimestre dell’anno in 45.000 hanno trovato un’occupazione ma nel 60% dei casi la durata non va al di là di 12 mesi).

DETTO QUESTO ci sono un paio di segnali che hanno coinciso con la ricorrenza del 1° Maggio: il ripetersi degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro e la conferma del deludente sistema che dovrebbe favorire l’incontro tra chi offre e chi è alla ricerca un’attività. Sono temi che vengono da lontano, che accendono dibattiti e proposte ma poi non si muove foglia. In verità, i 150 nuovi ispettori potrebbero essere una prima risposta contro il proliferare degli infortuni. Però molto resta da fare sul versante di un’autentica cultura della sicurezza.
Anche sui Centri per l’impiego e sulle politiche attive per l’occupazione non si sono risparmiate le parole. Qualche timida riforma è stata avviata ma i risultati non hanno cambiato il quadro generale. I Cpi restano una struttura capillarmente presente sul territorio nazionale ma non sembrano essere decisivi.

LO HA SCRITTO pochi giorni fa sul “Corriere della Sera” anche Mario Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale che ha il compito di coordinare e stimolare i servizi dedicati alla ricerca del lavoro: “Permane un sistema… ancora assai frammentato e disomogeneo. Salvo alcune lodevoli eccezioni, il decentramento non ha prodotto una storia di successo nella gestione dei Centri per l’impiego”. Quindi: “La procedura di formazione dell’Anpal, condizionata dai vincoli del costo zero, si è risolta in un’operazione di ingegneria burocratica frutto dello spostamento di pezzi di Amministrazione pubblica, frustrando così la valorizzazione della sua missione specifica e minandone l’efficienza organizzativa”.

PERCHÉ SIAMO arrivati a questo punto? Del Conte ha individuato cause e problemi. Chi sta dall’altra parte della barricata, cioè coloro che hanno bisogno di lavorare, hanno tutto il diritto di chiedersi e di chiedere: quanto si dovrà ancora attendere prima di un’autentica svolta in grado di chiudere un’era così poco edificante?

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QUANTO SONO UTILI i Centri per l’impiego? Chi è alla ricerca di un lavoro si pone spesso questa domanda. La risposta non è semplice. Di certo non sono il canale preferito per risolvere il problema se è vero – come è vero – che solo il 25,6% di coloro che sono a caccia di un posto si rivolgono a un Cpi (che hanno preso il posto degli uffici di collocamento). Il dato, rilevato da Eurostat, si riferisce al 2016 ma nel 2017 è rimasto più o meno lo stesso. Negli ultimi anni la percentuale è scivolata costantemente all’indietro: nel 2015, per esempio, era del 28,2%.

Nonostante le riforme via via introdotte, i Centri non sono mai stati in Italia un punto di riferimento decisivo. All’estero è diverso: la media europea di chi si rivolge ai Cpi, o comunque a un sistema pubblico di avviamento al lavoro, è del 46,2% (in Germania è intorno al 75%). Anche le agenzie private specializzate non vanno meglio (15-16% contro il 24-25% dell’Unione europea).

SE C’È POCA FIDUCIA nelle strutture ancora coordinate dalle Province e, di conseguenza, si preferisce puntare sul fai-da-te, si capisce allora come la raccomandazione sia l’asso di briscola più ricercato: l’84,4% prova a mettersela in tasca come “garanzia” per arrivare alla meta.

Eppure per migliorare il quadro sono stati recentemente adottati incentivi niente male: con il reddito di ricollocazione un ente, debitamente riconosciuto, che riesce a mettere una persona nella condizione di firmare un contratto può ricevere un contributo variabile sulla base della qualità del rapporto (tempo indeterminato, determinato, apprendistato).

RESTA IL FATTO che l’iscrizione ai Centri per l’impiego è importante per i tirocini del programma Garanzia Giovani, per ricevere l’assegno di disoccupazione, per usufruire di altri servizi come l’orientamento o la formazione.
Non c’è dubbio che la lunga crisi e la produzione al rallentatore hanno tolto benzina alla macchina dei Cpi, ma la difficoltà di incrociare domanda e offerta – che proprio nei Centri dovrebbe esprimersi al meglio – è costantemente saltata fuori ogni volta che le imprese non sono riuscite a trovare le figure professionali ricercate. È successo spesso e tuttora succede.

La speranza è che, con la piena operatività dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), si possa recuperare il terreno perduto. Qualche segnale in questo senso si è già manifestato ma non basta.

PER QUANTO RIGUARDA le possibilità di impiego, nelle pagine che seguono ce ne sono di interessanti. Prima di tutto da parte delle Ferrovie dello Stato che hanno confermato che entro l’anno le assunzioni toccheranno quota 5.000 (diplomati e laureati anche senza esperienza). E poi nella ristorazione veloce ci sono McDonald’s e Kfc che, per l’apertura di nuovi locali, hanno bisogno di centinaia tra addetti di cucina, crew, hostess e steward. Più di 1.000 sono le chance che i marchi che operano nel bricolage mettono a disposizione di giovani e meno giovani. Da non dimenticare, perché restano valide, molte delle 2.800 opportunità legate al turismo della Riviera Romagnola di cui abbiamo parlato nello scorso numero.

-> Per leggere e sfogliare integralmente e gratuitamente il n. 8/2018 della rivista online LAVORO FACILE clicca qui.

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PRIMA LE CIFRE: il turismo in Italia vale più di 100 miliardi di euro, cioè tre volte di più del settore agro-alimentare e quattro volte di più di quello del tessile/abbigliamento. Può sorprendere ma è così. Lo scorso anno gli arrivi sono stati 117 milioni e le presenze 403 milioni con un incremento del 3,1% e del 2,6% rispetto al 2016. Il 2018 dovrebbe registrare un ulteriore balzo in avanti del 4%. Nel comparto lavorano 3,2 milioni di persone, pari a circa il 13,2% dell’occupazione nazionale.

Il “New York Times”, che è uno dei più prestigiosi quotidiani americani, nella classifica delle mete da non mancare nei prossimi mesi, al terzo posto ha messo la Basilicata: “È la regione segreta della parte meridionale dell’Italia da visitare prima che il mondo la scopra”, ha scritto. Che poi tanto segreta non è se Matera, il capoluogo, sarà la Capitale della Cultura europea nel 2019. Comunque, in testa alla classifica c’è la città di New Orleans seguita dalla Colombia e, appena dopo la Basilicata, ecco l’Emilia Romagna e l’Alto Adige.

A PARTE il “New York Times”, gli altri dati li abbiamo ricavati dal rapporto Iriss-Cnr presentato lo scorso febbraio a Milano in occasione della Borsa internazionale del turismo. Dove si può leggere che il nostro Paese piace soprattutto ai tedeschi (56 milioni di presenze), ai francesi e ai britannici. Il 70% delle presenze straniere si è concentrata in 6 regioni: Veneto (22%), Toscana (12%), Lombardia (11,2%), Lazio (9,8%) e Emilia Romagna (5%).

DOPO LE CIFRE, proviamo a fare qualche riflessione. Nonostante le percentuali, in Italia non è ancora decollata un’autentica cultura del turismo: la grande disponibilità del patrimonio storico e artistico convoglia quasi automaticamente la gente nel nostro Paese e ciò non ha spinto a migliorare strutture e organizzazione.

A Pasqua, per esempio, Roma è stata letteralmente presa d’assalto da folle provenienti da ogni parte del mondo. Benissimo. Solo che il centro della città era un caotico via vai di pullman, di strade assediate dal traffico, di auto in sosta vietata persino nei punti a ridosso di monumenti e musei, di suck sparsi a piene mani lungo gli itinerari più battuti dai visitatori. Ma il Colosseo sta solo qui e chi vuole vederlo non può mica andare da altre parti…

ROBA NOTA e arcinota. Non a caso, dove si è capito che i turisti sono una risorsa da coccolare in ogni modo è proprio laddove – guarda un po’ – di storia ce n’è pochina e, quindi, è la qualità dell’accoglienza che deve fare la differenza. L’Emilia Romagna e le spiagge dell’Adriatico sono in proposito emblematiche.
A questo e alle opportunità che quelle località generano ogni anno abbiamo voluto dedicare il “primo piano” della rivista: 2.800 posti non sono niente male, anche se gran parte dei contratti sono a tempo determinato (da subito e fino al 30 settembre). Chi ha già una buona esperienza o chi vuole rendersi conto che cosa significa lavorare nel settore può farlo utilizzando i riferimenti che si trovano nelle pagine che seguono.

Chi, invece, preferisce guardare altrove non rimarrà deluso. Dalle offerte appena aperte da Leonardo-Finmeccanica ai concorsi lanciati dai ministeri dell’Istruzione (258 dirigenti e funzionari) e dell’Economia e Finanze (230 collaboratori amministrativi) c’è davvero di che scegliere. Del resto, prima del basso profilo estivo in tema di occupazione, questo è tradizionalmente un buon momento per chi è alla ricerca di un impiego.

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