Per gli ottimisti i giorni appena passati sono stati ricchi di soddisfazioni. Del tipo: “Mai fasciarsi la testa prima di essersela rotta”. Già, perché uno dopo l’altro sono arrivati sull’Italia giudizi positivi di cui si era persa la memoria. E così, abituati a fare i conti con riferimenti sempre negativi, di colpo ci siamo svegliati con tanti che ci hanno dato pacche sulle spalle e, sorridendo, ci hanno detto: “Coraggio, le cose non stanno andando male. Anzi. Se continuate così ce la potete fare”.
Possibile? Tutto vero? Ha cominciato l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) che, in un quadro di generale miglioramento, ha assegnato all’Italia una crescita del Pil del 4,1%, meglio dell’intera eurozona dove la crescita media non dovrebbe superare il 3,9%. Giusto per fare un paragone significativo, il balzo in avanti della Germania non dovrebbe andare al di là del 3%, ma qui c’è da tenere presente che i tedeschi hanno subito meno di noi i colpi della pandemia e che quindi anche questa loro percentuale non è affatto male.

Poi un mese fa è stato anche il Fmi (Fondo monetario internazionale) a rivedere in salita le stime di crescita del nostro Pil, dopo il crollo del 2020. Nell’anno in corso la ripresa dell’economia dovrebbe attestarsi sul 4,2% che andrà avanti anche nel 2022 con un +3,6%. Rispetto alle stime di gennaio, siamo 1,2 punti sopra. Il che non è poco considerando che il Fondo non è mai stato tenero nei nostri confronti.
Quindi, all’inizio di giugno, anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha affermato che “è possibile una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno” e che potremo “superare il 4% di crescita del Pil”.

E ancora. Secondo il Commissario europeo agli affari economici, Paolo Gentiloni, le previsioni per l’Italia sono positive e incoraggianti e la ripresa si può rivelare una grande occasione. Con gli incentivi del Recovery Plan – ha aggiunto – “c’è la possibilità per l’Italia di tornare non solo ai livelli pre-crisi ma di continuare a crescere… Si prevede una crescita del Pil italiano del 4,2% quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo”.
I dati si discostano di poco ma la sostanza sembra chiara: siamo alla vigilia di una riscossa che può farci dimenticare le difficoltà in cui siamo immersi.

Allora champagne e brindisi? Ma sì, brindiamo e facciamoci gli auguri. Però restiamo con i piedi per terra perché se le previsioni sono quelle appena ricordate ce ne sono altre sulle quali non si può fare finta di niente.
Per esempio, la stessa Unione europea ha sottolineato che l’Italia deve prestare attenzione agli “eccessivi squilibri macroeconomici” derivanti dall’alto debito pubblico, dalla fragilità del sistema bancario, e così via. Una situazione che, quando nel 2023 torneranno in vigore i parametri del Patto di stabilità, ci potrebbero risospingere su terreni insidiosi.

A meno che – appunto – la ripresa non ci farà compiere un bel salto in avanti e con ciò ridurre i pesi che appesantiscono il nostro cammino (il debito pubblico è ormai a quasi 2.600 miliardi di euro).
Ma intanto la tendenza è dalla parte degli ottimisti di cui sopra: il Paese si sta lasciando alle spalle la pandemia, le imprese – seppure timidamente – riprendono ad assumere e la fiducia nel futuro è tornata alla ribalta. La strada imboccata sembra quella giusta ma non ci si deve distrarre. Le previsioni sono una cosa, la realtà spesso un’altra.

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Abbastanza all’improvviso arrivano notizie che rilanciano la speranza. Non ci eravamo abituati. Se ce lo avessero detto appena un mese fa sarebbe stato difficile crederci. Allora proviamo a vedere meglio: 1) nel momento in cui scriviamo la pandemia non è ancora vinta ma sembra battere in ritirata; 2) un rapporto presentato da Prometeia e Intesa Sanpaolo ha messo in evidenza che l’Italia è riuscita a mantenersi nel gruppo dei grandi Paesi produttivi e che si moltiplicano i segnali di ripresa; 3) il fatturato industriale di quest’anno dovrebbe chiudere con un +8,4% e quello del 2022 con un +2,6%; 4) fino al 2025 continueremo a crescere; 5) secondo il Commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni, l’Unione europea è tornata a marciare e aumenterà la velocità nel secondo semestre dell’anno; 6) anche l’Italia sarà nel plotone di testa.

Ma c’è altro. Excelsior Unioncamere e Anpal ritengono che le imprese stipuleranno 1,27 milioni di contratti tra oggi e la fine di luglio. Nel dettaglio: 262.000 assunzioni riguarderanno i servizi, 127.000 l’industria, 56.530 la ristorazione, 28.610 gli addetti vendita, e così via.
Se si calcola il solo mese di maggio su aprile, gli inserimenti in più saranno il 27,5%. Quali aziende avranno più bisogno di personale? Nell’ordine: meccatronica, metallurgia, alimentare, sistema moda, farmaceutico, gomma e plastica, costruzioni.
Di conseguenza le figure più ricercate sono nel campo delle attività commerciali e dei servizi, gli operai, i meccanici e i riparatori. Inoltre, rispetto al periodo pre-Covid, aumenterà soprattutto la domanda per le professioni a più elevata specializzazione come ingegneri, operatori gestionali, tecnici informatici, addetti ai processi produttivi.

Insomma, c’è aria di ripartenza. A gettare un po’ d’acqua sul fuoco degli entusiasmi ci ha però pensato lo stesso Gentiloni quando ha sottolineato che la vera sfida sarà la qualità di questa crescita: se sarà sostenibile e se sarà duratura, se cioè non sarà soltanto un quasi naturale rimbalzo all’indomani della crisi.
Vale a dire: okay, va meglio ma facciamo bene i conti, organizziamoci affinché la ripresa non si riveli un fuoco di paglia, approfittiamo dei soldi che ci darà l’Europa per cambiare davvero e in profondità.

Resta un sacco di gente che continua a non avere un lavoro e, anche chi ce l’ha, con lo scadere del blocco dei licenziamenti, corre il rischio di perderlo. Quindi i problemi che abbiamo davanti e che dobbiamo risolvere sono giganteschi.
Certo, fanno piacere i segnali sul possibile superamento della fase più dura e il fatto che tra breve avremo a disposizione il primo blocco di soldi per Recovery Plan. Ma occorrerà mettere giudizio e usare al meglio le nuove opportunità. Saranno pure parole dette e ridette ma adesso è vietato sbagliare come tante volte è successo in passato.

Intanto, sfogliando le pagine di questo numero di “Lavoro Facile”, si può entrare in contatto con quelle imprese grandi, medie e piccole che si sono già messe in moto e che sono alla ricerca di figure professionali. Se salta fuori la posizione che fa al caso nostro si vedrà che ci sono tutte le indicazioni per farsi avanti. Dopo di che restiamo con gli occhi aperti per verificare se ciò di positivo di cui si è detto si realizzerà. Auguriamocelo. Di sicuro ci sarà modo di tornarci sopra.

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C’è la speranza e c’è la vita di tutti i giorni. La speranza guarda al futuro e si alimenta dei soldi che stanno per arrivare dall’Europa. La vita di tutti i giorni è legata ai colpi assestati dalla pandemia, alle piccole, medie e grandi aziende messe in ginocchio da virus, ai tanti che hanno perso il lavoro. Stavolta, però, la speranza non è solo un atto di fede. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza illustrato pochi giorni fa dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è ricco di impegni e di obiettivi.
Del resto, i quasi 200 miliardi di euro che ci sono stati messi a disposizione (i primi 24 saranno qui alla fine di luglio) non sono uno scherzo, e se tutto andrà bene la crescita media del Prodotto interno lordo nel 2022-2016 sarà di 1,4 punti percentuali più alta rispetto al 2015-2019 quando il Covid non aveva ancora messo i bastoni tra le ruote dello sviluppo.

Adesso si sa che cosa ci faremo di quei quattrini: 57 miliardi andranno a finanziare la rivoluzione verde e la transizione ecologica; 43 miliardi la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura; 32 miliardi l’istruzione e la ricerca; 25 miliardi le infrastrutture per una mobilità sostenibile; 17 miliardi l’inclusione e la coesione; 15 miliardi la salute.
Alla fine, l’Italia non sarà più la stessa perché sarà più moderna, più in linea con le esigenze di un mondo in rapida trasformazione, forse più sensibile ai bisogni della gente e più attenta nei confronti di chi è più in difficoltà. Ma andrà davvero così? La domanda è legittima. Altre volte, per esempio, non siamo stati in grado di impiegare nemmeno le risorse che ci erano state assegnate all’Ue (di 44 miliardi di euro ne abbiamo usati a malapena 18).

La chiave di volta, lo sostengono in parecchi, è nelle mani dell’uomo che oggi guida il governo. Che deve però vedersela con chi – ha fatto sapere – non ha capito la fase storica che stiamo attraversando. Probabilmente ce la farà e probabilmente, per non lasciare il lavoro a metà, potrebbe rinunciare a essere tra i candidati alla successione di Sergio Mattarella quando, il prossimo anno, si dovrà nominare il nuovo Capo dello Stato.
Ora non è che l’Italia cambierà volto dall’oggi al domani. Ci vorrà tempo per costruire ferrovie, scuole, ospedali, strutture “green” e quant’altro. Nel mentre che si fa con la disoccupazione reale che oscilla intorno al 20%, con la fine del blocco dei licenziamenti (se non dovesse essere rinnovato), con quei giovani che hanno persino rinunciare a cercare un posto?

La corsa alle vaccinazioni e la riapertura di molte attività dovrebbero dare una mano. Una parte della manodopera costretta a stare a casa potrebbe riprendere l’attività e l’economia rimettersi in moto. È un sogno ad occhi aperti? Si vedrà. Intanto, un po’ a sorpresa, c’è chi ha deciso di scommettere ancora sul nostro Paese e su Roma in particolare, nella convinzione che i turisti non tarderanno ad affollarsi di nuovo tra il Colosseo, i musei Vaticani, le strade dello shopping. Per questo, nel giro di qualche mese, 15 grandi alberghi apriranno nella Capitale e daranno lavoro a un bel po’ di persone. E poi – come si può leggere in questo numero di “Lavoro Facile” – ci sono imprese importanti che hanno bisogno di figure professionali. In questi casi la speranza è già realtà.

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La domanda che ci si continua a porre è: quando ricominceranno le assunzioni? Se la pongono soprattutto i giovani e soprattutto coloro che la crisi scatenata dalla pandemia ha espulso dal ciclo produttivo. Si vorrebbe rispondere che la ripresa è dietro l’angolo e che, quindi, bisogna pazientare ancora un po’. Forse è così. L’arrivo dei soldi del Recovery Fund-Next Generation Ue dovrebbe rimettere l’Italia sulla linea di galleggiamento, ma intanto a quali appigli ci si può aggrappare?

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando i 140 anni della nascita di Alcide De Gasperi e la sua “capacità di visone” che portò quel capo di governo a costruire una politica attiva “orientata alla lotta alla miseria, all’analfabetismo, al superamento di fratture sociali impedimento alla crescita del Paese”.
Erano gli anni del dopoguerra, e una guerra è anche quella che oggi si sta combattendo contro il coronavirus. “Capacità di visione” significa non giocare con le parole e con le strategie di piccolo cabotaggio che non riescono a guardare al di là di una tornata elettorale. Il nostro Presidente, che non ha bisogno di cercare consensi con la demagogia, riesce sempre a cogliere nei suoi interventi la realtà in cui si trovano a vivere milioni di persone.
Così ha invitato a sperare malgrado la disperazione. “Nessuno può togliere ai giovani la speranza del futuro perché oscurerebbe il futuro dell’intera comunità. È questo un compito che accomuna quanti rivestono responsabilità pubbliche e tutti i cittadini. Compito che nei momenti di crisi più acuta diviene ancora più esigente perché pone il bene comune nel massimo rilievo”.

Come non essere d’accordo? Ma che cosa fare per ricostruire la speranza? Di sicuro non ci sono bacchette magiche. Mentre ci vogliono competenza, conoscenza delle materie che regolano l’economia e i rapporti sociali, saggezza operativa. Insomma, una “capacità di visione” e – ha sottolineato Mattarella – il “coraggio di scelte difficili”.
Tutto adesso è nelle mani del governo guidato da Mario Draghi. Ce la farà? Non sono pochi gli analisti che sostengono che se anche stavolta si dovessero mancare gli obiettivi sarebbero guai serissimi. Proprio per questo c’è necessità di vedere subito qualche risultato che dia il senso di una marcia in grado di portarci fuori dal tunnel.

Tra le decisioni prese da Palazzo Chigi sul versante dell’occupazione c’è quella di rimettere in moto i concorsi della pubblica amministrazione. Si tratta di centinaia di migliaia di opportunità: secondo una recente indagine, entro i prossimi 5 anni lo Stato dovrà chiamare in servizio 740.000 nuove figure professionali, a cominciare sin da adesso. Come i 130 commissari di polizia (pag. 7).
All’argomento, questo numero di “Lavoro Facile” dedica il Primo piano (pag. 20) con informazioni che chi ha i requisiti giusti può utilizzare al volo. Tra l’altro, significativamente, si cercherà di rendere più veloci i processi di selezione.

Opportunità di impiego ci sono anche nella logistica dove FedEx ha messo sul piatto 800 assunzioni (pag. 30) e Amazon sta per aprire nuovi centri (pag. 36). Da ricordare che il 22 aprile scade il tempo per iscriversi nelle graduatorie del personale Ata (pag. 38) e che Just Eat è a caccia non solo di rider (pag. 42). Il contratto è a tempo indeterminato e per il comparto del food delivery è una vera rivoluzione.

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Nel momento in cui è scattato un lockdown-bis meno prolungato rispetto a quello di un anno fa (questo non coinvolge l’intera l’Italia, le Regioni in “fascia rossa” sono 10 più la Provincia autonoma di Trento) il tema dell’occupazione ha recuperato una centralità forse come mai negli ultimi tempi.
Ne hanno parlato in parecchi: il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e i ministri più coinvolti come Andrea Orlando (Lavoro), Daniele Franco (Economia), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo), Enrico Giovannini (Infrastrutture). Il problema resta quello di passare dalle parole ai fatti, ma stavolta con i soldi del Recovery Fund-Next Generation Ue in arrivo la spinta a riempire di contenuti i buoni propositi potrà essere determinante.

Del resto, come si può capire leggendo anche questo numero di “Lavoro Facile”, molte aziende non sono restate con le mani in mano. Si dirà: ma con il Paese che ha richiuso quasi tutto che senso ha segnalare posti e selezioni? La domanda è fondata e la risposta non può non chiamare in causa le strategie dell’Esecutivo e del mondo della produzione alla luce di ciò che potrà accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

In sostanza: se i vaccini riusciranno a stringere in un angolo la pandemia allora potremo ricominciare a correre. Ma per farlo dobbiamo farci trovare pronti. Così ecco la riforma della macchina dello Stato caratterizzata dal ricambio generazionale, ecco i piani di sviluppo degli Enti che fanno capo allo Stato, ed ecco le imprese grandi, medie e piccole che, sfuggite ai colpi della crisi, adesso tornano a sedersi intorno al tavolo della ripresa.

Le opportunità di impiego che si possono trovare nelle pagine che seguono sono davvero numerose e si inseriscono nel quadro di ciò che si è appena detto. E contando sulla sconfitta del Covid-19. Il 6 aprile, quando termineranno le misure restrittive entrate in vigore il 15 marzo, il picco delle difficoltà dovrebbe essere ormai alle nostre spalle e l’aumento delle vaccinazioni dovrebbe lasciare spazio – finalmente – a una ragionevole speranza.

Di assunzioni nella pubblica amministrazione abbiamo scritto più volte. Il ministro Brunetta ha confermato l’impegno a riordinare gli organici, a metterli nelle condizioni di fronteggiare le nuove esigenze operative e, di conseguenza, a dotarli delle professionalità che più servono e delle quali non si può più fare a meno.
In ballo, complessivamente, ci sono migliaia di chance: i concorsi già banditi verranno sbloccati e altri stanno per uscire sulla “Gazzetta Ufficiale”. Ma intanto altre aziende sono pronte a partire: ci sono 1.650 possibilità nella grande distribuzione (pag. 20), Kasanova ha annunciato un piano con l’apertura di 500 negozi e l’assunzione di 6.000 addetti (pag. 32) e nel campo della sicurezza Verisure è a caccia di 300 profili (pag. 7). Nel settore pubblico il ministero degli Esteri cerca 400 figure (pag. 48), 100 le Ferrovie dello Stato (pag. 38) e 600 i bus e la metro di Atm (pag. 52).

Prima si guarisce e poi si riparte, ha affermato il presidente americano Joe Biden. La pensa così anche Mario Draghi. Forse l’Italia è sulla strada giusta per uscire dalle tenebre.

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Se si riuscirà a tenere a freno la pandemia grazie ai vaccini allora nelle prossime settimane l’occupazione potrebbe riprendere un po’ di slancio. Prima c’è da decidere la proroga o meno del blocco dei licenziamenti (quasi certamente ci sarà la proroga) a poi, guadando all’estate, molte opportunità potrebbero essere messe a disposizione di chi è alla ricerca di un lavoro.
In parte è già così come si può leggere nelle 114 pagine di questo numero di “Lavoro Facile” che, tra l’altro, è andato a guardare che cosa può accadere con la “rivoluzione verde” annunciata dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui le possibilità, una volta avviata la transizione ecologica, sono davvero tante: fino a 500.000, hanno calcolato gli esperti. A cominciare dalle grandi aziende che producono e distribuiscono di energia, come Enel, Eni e Acea, che hanno avviato importanti selezioni per trovare il personale più in linea con le strategie orientate al “green”.

Ma è la prossima estate il vero serbatoio di chance. Ne abbiamo contate 4.047 suddivise in tre blocchi: 1) i parchi a tema nei pressi di Roma, come Cinecittà World, Magicland e Zoomarine; 2) le spiagge e gli stabilimenti del litorale laziale, della Versilia e dell’Emilia Romagna; 3) i villaggi e resort in Italia e nelle più belle località del mondo.
La ricerca, oltre agli animatori, riguarda addetti all’accoglienza, addetti alla ristorazione, addetti alla sicurezza, amministrativi, istruttori, manutentori. E così via.

Un’azienda che ha fatto la storia delle due ruote ha oggi bisogno di 420-450 addetti alla produzione da assumere entro il mese di marzo: siamo parlando della Piaggio che ha la sede centrale a Pontedera. Famosa per avere messo su strada nel 1946 la mitica Vespa, nei prossimi tre anni investirà 450 milioni di euro per ridisegnare la mobilità del futuro puntando sui motori elettrici.

Lo aveva preannunciato e adesso dalle parole si passa ai fatti: Primark, l’azienda irlandese di abbigliamento low cost che piace tanto ai giovani, dopo l’apertura nel centro commerciale Maximo, sulla via Laurentina, a poca distanza dalla Cristoforo Colombo, si appresta a inaugurare il secondo punto vendita nella Capitale all’interno del centro commerciale Roma Est, nei pressi di Lunghezza, sulla via Collatina.
Complessivamente, considerando anche le ricerche in corso per gli altri spazi commerciali, si tratta di 320 figure professionali per le quali ci si può candidare sin da subito.

Tra le banche che sul fronte dell'occupazione stanno procedendo al ricambio generazionale c'è anche Banca Sella che conta più di 300 filiali in Italia e all’estero, e oltre 5.000 dipendenti. L'istituto di credito, proprio in questi giorni, ha annunciato il nuovo Piano industriale grazie al quale sono previste 764 assunzioni nel triennio 2021/2023 a fronte di prepensionamenti e uscite volontarie.
le risorse selezionate verranno inserite prevalentemente nei settori Ict, commerciale, immobiliare, finanza e organizzazione. I nuovi ingressi avverranno in tutta Italia, compresi Roma e il Lazio.

L’ultimo concorso risale al 2017 e c’è molta attesa per quello che è in uscita nelle prossime settimane. È il bando per il primo inserimento o per l’aggiornamento della posizione negli elenchi del personale Ata.
Un accordo con i sindacati era stato raggiunto con la ministra Daniela Azzolina ma la crisi del governo di Giuseppe Conte, l’insediamento della compagine guidata da Mario Draghi e la nomina del nuovo responsabile del dicastero di viale Trastevere, Patrizio Bianchi, hanno spostato in avanti il cronoprogramma.
Ma, nella sostanza, poco cambierà. Nel senso che per il personale Ata (assistenti amministrativi, bidelli, collaboratori, cuochi, direttori, guardarobieri, infermieri, tecnici) il via libera al bando arriverà nel prossimi giorni. Le nuove graduatorie saranno valide per gli anni 2021-2022, 2022-2023 e 2023-2024.

Nella rubrica dei concorsi usciti sulla “Gazzetta Ufficiale” le Asl Roma 1, 4, 5 e 6, l’Asl di Rieti, l’Istituto Superiore della Sanità e il Comune di Valmontone hanno bisogno di dirigenti medici e amministrativi da assumere a tempo indeterminato.
Opportunità anche per assistenti, collaboratori, funzionari, informatici, ricercatori per varie università e tecnologi.

Da seguire, come sempre, le proposte contenute nelle 11 pagine della rubrica "Lavori in Corso" che stavolta riguardano: 626 allievi marescialli cc. 100 penny market. 86 zucchetti. 70 fast food. 70 obi. 60 ikea. 40 poltronesofà. 40 referendari TAR.
Possibilità anche in Carglass, Cassa Depositi e Prestiti, Comune di Gallipoli, Ducati, Terra dei Motori.

Sono 701 le offerte della piccole e medie imprese del Lazio (Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo) che, nella rubrica dei piccoli annunci (37 pagine), si riferiscono tra l’altro a: addetti mensa, carrellisti, contabili, commessi, elettricisti, farmacisti, impiegati, ingegneri, magazzinieri, segretarie, tecnici, telefobisti call center.
Contratti di diverso tipo: a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato e di tirocinio. I Ccnl fanno riferimento a quelli di categoria.

Anche in tempi di Covid non mancano i casting (segnalati nella rubrica Trovaset) per chi vuole lavorare nel mondo dello spettacolo. Per esempio, per la televisione ci si può candidare per “Cuochi d’Italia”, “L’Eredità”, “Master Chef Italia”, “Reazione a Catena” e “X Factor”.
Per il cinema selezione di attrici e attori per il film di Gianni Amelio “Il traditore” (si cercano anche tecnici e maestranze), attori e figuranti per il corto “La pecora” di Nour Gharbi.
Casting anche per i settori musica (artisti di ogni genere, cantautori, gruppi) e danza (Compagnia del Balletto di Roma, Ajkun Ballet Theatre, Honk Kong Ballet).

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Ci sono un sacco di posti sulla rampa di lancio. Bisognerebbe premere il tasto del “via” e per l’Italia sarebbe una bella boccata d’ossigeno dopo tanti patemi d’animo. Le 50 grandi opere già approvate potrebbero dare occupazione a 800.000 persone. Sul piatto sono stati messi 50 miliardi di euro dal ministero delle Infrastrutture da utilizzare entro i prossimi 15 anni.
A questo pacchetto di investimenti sono stati aggiunti altri 15 miliardi di euro affinché le amministrazioni centrali e periferiche si diano da fare – precisa il dicastero che ha sede in piazzale di Porta Pia – per la messa in sicurezza della rete viaria, dei ponti e dei viadotti e per la realizzazione di programmi innovativi per la qualità dell’abitare.

Tra le strutture più importanti ci sono il completamento della Torino-Lione, la Gronda di Genova, la Strada dei Parchi (A24-A25), la terza corsia dell’A11 tra Firenze e Pistoia, l’autostrada Roma-Latina, la tratta Verona-Vicenza-Padova del sistema delle tangenziali venete, il prolungamento delle metropolitane della Capitale A, B, B1 e C, la conversione della Roma-Lido, della Roma-Viterbo e della Roma-Giardinetti, la tratta Verona-Brescia dell’alta velocità, l’autostrada Tirrenica in Toscana, il raddoppio della Genova-Ventimiglia e l’autostrada regionale Cispadana in Emilia Romagna.
Solo queste opere muovono più di 30 miliardi di euro e una forza lavoro di non meno di 200.000 figure professionali. Però il punto è: chi premerà quel pulsante del “via”? E quanto tempo ci vorrà ancora per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie? Di certo il possibile superamento della crisi di governo (mentre scriviamo Mario Draghi ha ricevuto l’incarico di succedere a Giuseppe Conte) potrebbe sbloccare la situazione.

Ma intanto ci sono aziende che non si sono messe alla finestra in attesa che spunti il sereno. Per esempio, le Ferrovie dello Stato hanno puntato 32 miliardi di euro per trasformare il panorama dei trasporti: si tratta di mettere mano non solo ai collegamenti ma anche al digitale e ai sistemi attualmente utilizzati per monitorare il traffico.
È stato precisato che i piani si tradurranno in realtà abbastanza rapidamente utilizzando le risorse senza soste e su turni 24 ore su 24. Tra sei anni le Fs intendono consegnare una “nuova Italia” ai cittadini.
E se, prima, le opere indicate riguardano il Centro-Nord, stavolta si scende anche più a Sud con le infrastrutture ferroviarie tra Basilicata e Calabria, il collegamento della Salerno-Reggio Calabria con il nodo aperto nel 2009 sulla Roma-Milano-Torino, l’inserimento delle tecnologie di sicurezza sulla tratta Palermo-Messina-Catania e altri investimenti lungo la Avellino-Napoli-Bari.

Inoltre, anche Poste Italiane intensificherà il programma per migliaia di assunzioni nell’ambito del piano strategico che si concluderà nel 2022, Gavio ha avviato cantieri per favorire la ripartenza, nel campo dei supermercati VéGé ha deciso un forte rilancio e Amazon aprirà altri centri logistici che impiegheranno tanti addetti.

Infine, in questo numero di “Lavoro Facile” ci sono opportunità che vedono in primo piano Intesa San Paolo, Bpm, Bnl e Deutsche Bank, e Autostrade per l’Italia. Le agenzie per il lavoro propongono offerte da valutare con attenzione e nel digitale la società Techyon è alla ricerca di specialisti.
Ma resta l’interrogativo iniziale: da dove e quando salterà fuori quel dito per spingere il tasto di avvio delle grandi opere?

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Che l’anno appena cominciato possa andare peggio del 2020 è difficile. Ma il problema è quando andrà meglio. L’Italia è in affanno. Il coronavirus ha stretto in un angolo interi settori produttivi ai quali i ristori hanno solo parzialmente dato una mano.
Nel Lazio, dove la pandemia ha colpito meno rispetto a regioni come Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, i dati sono però ugualmente impietosi. Il Pil ha perso il 10%, le esportazioni sono scese del 26,3% e 88.000 lavoratori sono stati licenziati. E poi il turismo si è fermato e alberghi, ristoranti e commercio ne hanno risentito in maniera pesante.
Secondo Bankitalia, le presenze negli hotel sono diminuite del 77,1%, l’occupazione del 51% e i prezzi delle camere del 22%. La scorsa estate, ha certificato Federalberghi, tre quarti delle strutture sono rimaste chiuse. E da allora le cose non sono cambiate. Anzi.

Significativo è il fatto che dal registro delle imprese è scomparso il 37,6% degli iscritti, dopo che un’infinità di società ha gettato la spugna. Riapriranno? Una parte forse sì, magari contando sui sostegni dello Stato e scommettendo sulle vaccinazioni, sul ripiegamento del Covid-19 e sul rilancio che seguirà i programmi inseriti nel pacchetto di miliardi di euro del Recovery Fund.
Se il diavolo non ci metterà la coda, l’occupazione potrebbe tornare a salire, i consumi dovrebbero recuperare un po’ del terreno perduto e, piano piano, l’Italia dovrebbe farcela a uscire dalle sabbie mobili.

Per questo il 2021 potrebbe segnare una inversione di tendenza. Ce n’è bisogno. E, soprattutto, ne hanno bisogno i giovani che, secondo un rapporto della Commissione Ue tratto da una ricerca di Eurostat, sono tantissimi quelli tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non si formano.
Sono un quinto di tutti i ragazzi italiani, un record in Europa: il 20,7% contro l’11,6% della media dell’Ue. Dopo di noi solo la Bulgaria (15,2%) e la Spagna (15,1%). Se si pensa che nel 2019 erano il 18,1% e nel 2018 il 19,2% si capisce bene come la pandemia abbia colpito duro le nuove generazioni e – va ricordato – anche le donne che hanno pagato più degli uomini la perdita del lavoro.

Per quanto riguarda “Lavoro Facile”, questo numero – che segna la ripresa delle pubblicazioni dopo la tradizionale pausa di fine anno – porta all’attenzione opportunità di impiego a tempo indeterminato e determinato. Nel primo caso è la pubblica amministrazione che, attraverso i concorsi, cerca 1.662 figure professionali per i ministeri dell’Economia, della Giustizia e dell’Interno (per leggere direttamente il servizio clicca qui). Per farsi avanti è sufficiente il diploma, ma occhio alla data di scadenza per l’invio della domanda.

Sono poI usciti i bandi per il Servizio civile universale: i posti a disposizione sono 46.891 destinati ai giovani tra i 18 e i 28 anni. L’impegno ha una durata variabile da 8 a 12 mesi. È previsto un rimborso mensile di 439,50 euro mensili (per leggere direttamente il servizio clicca qui).
A cercare personale è anche McDonald’s per una serie di nuove aperture (per leggere direttamente il servizio clicca qui). Infine, può essere utile leggere il capitolo su che cosa è cambiato dal 1° gennaio, dopo l’accordo sulla Brexit, per chi vuole lavorare o studiare in Gran Bretagna (Per leggere direttamente il servizio clicca qui)

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Alla fine la conferma è arrivata dalla Legge di Bilancio: lo Stato ha stanziato un bel po’ di soldi per assumere 51.121 figure professionali, la maggioranza a tempo indeterminato. La decisione era nell’aria e “Lavoro Facile” ne ha già parlato. Adesso, però, è tutto messo nero su bianco, con i numeri, le date, chi dovrà prendere chi e per che cosa.
I ministeri stanno aspettando i rinforzi a braccia aperte. Quello della Pubblica istruzione, ma anche quelli dei Beni culturali, della Difesa, della Giustizia, della Salute, dell’Economia, dell’Interno e delle Politiche agricole: tutti hanno bisogno di rinforzi perché, a causa del lungo blocco del turn over, gli organici si sono ridotti mettendo a rischio la normale operatività delle strutture.

Per l’occupazione è una bella boccata d’ossigeno che non mancherà di stimolare pure l’indotto. Inoltre, nell’ambito delle risorse che si ritrovano in cassa, anche Comuni e Regioni potranno darsi da fare, e lo faranno sicuramente in quanto è noto che gli Enti locali non se la passano bene sul versate del personale.
Nelle pagine che seguono si possono leggere le informazioni utili per farsi trovare preparati quando cominceranno a uscire i concorsi. Che, secondo quanto abbiamo appreso da fonti qualificate, i primi dovrebbero apparire sulla “Gazzetta Ufficiale” nelle prossime settimane.
Nel servizio dedicato proprio alla pubblica amministrazione (Luisa Gallino e pagina 20) c’è l’elenco completo delle assunzioni con i tempi previsti, i ruoli ricercati e i requisiti necessari per farsi avanti. Ci sono anche i siti da tenere d’occhio dove si possono leggere i bandi.
Tra l’altro, qualche ministero, come quello della Giustizia, si è portato avanti e ha in corso la ricerca di 550 tra direttori per le Corti d’Appello e funzionari per le sedi sparse in Italia (Marta Carboni a pagina 56).

Ma è chiaro che la PA da sola non può risolvere il problema del lavoro. Un contributo decisivo devono darlo le aziende grandi, medie e piccole che, costrette all’angolo dalla pandemia del coronavirus, stanno scaldando i motori per ripartire.
L’arrivo dei finanziamenti del Recovery Fund potrebbe fare da innesco se il governo saprà farsi trovare pronto e con le idee chiare. La speranza è che l’Italia sappia mettere insieme le energie migliori e organizzare una strategia in grado di trascinare il Paese fuori dalle sabbie mobili.

Comunque, oltre ai concorsi, c’è dell’altro. Per esempio, l’inaugurazione a Roma di Maximo, la cittadella dello shopping sulla via Laurentina, ha creato centinaia di opportunità di impiego e ce ne sono ancora, soprattutto per addetti vendita (Carlotta Pane a pagina 32).
Da non perdere il capitolo dedicato a Eures dove si può scoprire che in Europa ci sono migliaia di offerte rivolte in particolare ai giovani che attendono solo di essere prese in considerazione (Laura Ardigò a pagina 64).

Altri tre sono gli argomenti che abbiamo voluto affrontare. Uno si riferisce ai rider, cioè a quell’esercito di ciclo-fattorini che porta i pranzi e le cene a domicilio. Qui ci sono importanti novità con l’emergere di contratti di tipo subordinato (Antonella Cicconi a pagina 40). Un altro tema passa in rassegna gli incentivi che possono finire nelle tasche di chi sta affrontando momenti difficili (Katia Calderoni a pagina 72).
Infine, nel settore del franchising, c’è un’iniziativa che può interessare chi pensa di scendere in campo nel mondo dell’insegnamento: in Italia, infatti, sta sbarcando il metodo Kumon che mette i bambini nella condizione di studiare meglio e con successo. Se vuoi aprire la tua classe ecco le notizie che aspettavi (Manuela Scotti a pagina 60).

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Più di un lettore ha telefonato alla nostra redazione per sapere che cosa sta succedendo ai concorsi pubblici: se, cioè, alla luce degli ultimi Dpcm, tutto è stato bloccato. Ebbene sì, l’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri li ha sospesi tranne quelli per le Forze Armate, la Polizia di Stato, i Vigili del Fuoco, il personale sanitario e il personale per la protezione civile. Insomma, vanno avanti le selezioni delle figure maggiormente legate all’emergenza che il Paese sta vivendo.
Il blocco resterà in vigore fino al 3 dicembre quando il governo rifarà il punto sull’andamento della pandemia e definirà le nuove linee per arginare la diffusione del coronavirus. Se a quel punto la curva dei contagi sarà stata messa sotto controllo allora può darsi che qualche porta tornerà ad aprirsi. Magari – come ha detto il premier Giuseppe Conte – per passare un Natale un po’ più sereno.

Continua, intanto, regolarmente la pubblicazione dei concorsi sulla “Gazzetta Ufficiale” in quanto ai candidati interessati si chiede solo di inviare la domanda. Poi si vedrà quando convocare le sessioni d’esame in presenza.
Da questo puto di vista, quindi, nulla cambia. E, in effetti, sulla G.U. gli annunci proseguono come sempre anche se, di fronte alle difficoltà anche economiche in cui si dibatte l’Italia, alcune amministrazioni hanno rinviato bandi già ampiamente annunciati.

Tra le istituzioni che, invece, hanno deciso di andare avanti c’è il Comune di Roma che ha autorizzato l’Ama – la municipalizzata impegnata nella raccolta, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti – a raccogliere le domande per 120 operatori.
I tempi sono ristrettissimi (il servizio di Marta Carboni è a pagina 32) e rispetto alle 400-450 posizioni previste i numeri sono decisamente inferiori: mancano all’appello, per esempio, autisti e impiegati ma c’è da scommettere che i partecipanti saranno parecchi visto che i requisiti sono minimi e i contratti a tempo indeterminato.

Sul versante della pubblica amministrazione ci sono anche 102 amministrativi per l’ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma che, una volta inseriti in graduatoria, potranno entrare in servizio presso le strutture sanitarie del Lazio che ne hanno bisogno (il servizio di Luisa Gallino è a pagina 38).
E sempre il governo, attraverso il dipartimento per le Politiche giovanili, ha messo sul piatto del Servizio civile universale più soldi per consentire ai ragazzi tra i 18 e i 28 anni di impegnarsi in progetti utili alla loro crescita e alla nazione. A disposizione ci sono 49.300 posti e nel capitolo dedicato si possono leggere in anteprima tutte le informazioni (il servizio di Antonella Cicconi è a pagina 44).

Ma in questo numero c’è ben altro. Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, ha annunciato l’apertura di un polo logistico a Fiumicino, accanto all’aeroporto Leonardo da Vinci, che darà lavoro a 2.000 addetti (il servizio di Laura Ardigò è a pagina 20). Poi ecco Amplifon, la multinazionale italiana specializzata in apparecchi per l’udito, che ha messo in campo un programma che prevede l’assunzione di 1.000 figure professionali (il servizio di Carlotta Pane è a pagina 52). E 2.850 servono anche alla Nestlè (il servizio di Carlo Masi è a pagina 7).
Interessante, infine, l’articolo di Caterina Calderoni (il servizio è a pagina 56) sul tema dei licenziamenti che adesso sono bloccati ma che, soprattutto nelle situazioni meno limpide, continuano in maniera strisciante. Qui ci sono dei diritti a tutela di chi lavora che è bene conoscere per non subire in silenzio.

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