DOPO un lungo letargo, segnato da sporadiche eccezioni, la Pubblica amministrazione sembra risvegliarsi. Siamo ancora lontani dall’epoca d’oro dei concorsi a ripetizione, quando la stagione dei bilanci ridotti all’osso e il blocco del turn over non era ancora all’orizzonte, ma il clima è diverso.
Almeno in questo momento, perché dopo i 967 posti messi in palio dall’Inps e i 650 dall’Agenzia delle Entrate è adesso la volta dei 1.890 che riguardano cinque ministeri (Ambiente, Giustizia, Interno, Istruzione e Trasporti) e un buon numero di Enti e Agenzie.
I bandi non sono stati ancora pubblicati ma i primi lo saranno tra poche settimane visto che tutto deve concludersi entro il 2020. I contratti sono a tempo indeterminato e c’è da scommettere che di domande ne arriveranno tantissime.

NONOSTANTE il passaggio del testimone del governo di Paolo Gentiloni, non dovrebbero esserci sorprese. Quando durante uno degli ultimi Consigli dei ministri dell’Esecutivo uscente è stato deciso di dare il via libera alle assunzioni sono state anche indicate le necessarie coperture finanziarie.
Quindi, a meno di iniziative clamorose, come lo spostamento delle risorse già stanziate verso altri impieghi, non pochi giovani diplomati e laureati possono cominciare a sperare di risolvere in maniera definitiva il problema del lavoro.

C’È MOLTA attesa per capire che cosa accadrà sul versante dell’occupazione con la nuova formazione governativa. Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori attraverso il Sondaggione (il cui esito si può trovare a pagina 88) quando però i partiti che poi si sono messi d’accordo erano ancora lontani dall’intesa. Ora che la svolta c’è stata, nel rispetto dell’esito delle elezioni del 4 marzo, si dovrà cominciare a fare sul serio.
E, diciamocelo, non sarà semplice per i responsabili dei ministeri interessati rilanciare produttività e investimenti, strada obbligata per creare nuovo lavoro. La coperta, cioè i soldi in cassa, è corta e ci sarà da rastrellare un sostanzioso pacchetto di miliardi per realizzare le principali promesse, dal reddito di cittadinanza alla flat tax, giusto per citarne alcune.

MA SI VEDRÀ. Intanto ci sono questi concorsi e altri, per ulteriori 450-500 posizioni, sono dietro l’angolo. Probabilmente, in linea con la strategia sulla sicurezza della Lega, tra quelli che a breve potrebbero vedere la luce dovrebbero esserci quelli per il rafforzamento di Polizia e Carabinieri.
Comunque, i nuovi bandi dovranno adeguarsi alle norme della “riforma Madia” studiata per garantire maggiore trasparenza e premiare i più meritevoli. Una rivoluzione se si pensa ai meccanismi che finora hanno dettato legge e sollevato valanghe di critiche.

COME sempre, nelle pagine che seguono non si parla solo di Pubblica amministrazione. Nel servizio dedicato ad Amazon, per esempio, si può capire perché il Gruppo americano abbia deciso di puntare sull’Italia: di mezzo c’è la conquista del ricco mercato dell’e-commerce e per questo sta inaugurando un centro logistico dopo l’altro. Le possibilità di impiego sono a pagina 20.
In più, da non perdere, le chance che provengono da settori come la ristorazione collettiva e i parchi acquatici. Posti a tempo indeterminato e determinato per professionalità diverse. Insomma, c’è da scegliere.

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È UN NUMERO particolarmente ricco questo che state sfogliando perché vi si sommano le offerte che provengono dal settore privato a quelle della Pubblica amministrazione. Una combinazione che chiama in causa professionalità diverse e di diversa preparazione: dal personale che serve a Md e Lidl, importanti aziende della grande distribuzione, a quello ricercato da una maison del lusso made in Italy come Gucci.
C’è poi un’iniziativa del Comune di Roma che intende rilanciare due storiche tenute agricole e che si rivolge a giovani interessati sia al lavoro nei campi sia all’allevamento. I posti sono a tempo indeterminato e chi vuole provarci ha buone possibilità di farcela: un primo bando, infatti, è andato a vuoto segno che l’idea non è stata ritenuta – sbagliando – meritevole di attenzione. Eppure il comparto ha recuperato posizioni anche alla luce delle trasformazioni introdotte dai nuovi metodi di lavoro.

QUINDI ECCO I CONCORSI: l’Inps ha aperto la porta a 967 consulenti/funzionari, e il ministero del Lavoro e l’Inail hanno deciso, in accordo con imprese e sindacati, di rafforzare con 150 unità l’organico degli ispettori. Se si mettono in fila i posti in ballo si arriva a quasi 6.000 opportunità.
Certo, i contratti non sono tutti uguali. I vincitori dei bandi pubblici entreranno in servizio a tempo indeterminato e così una parte di coloro che firmeranno per Gucci. Nella Gdo e non solo, invece, la caratteristica è il tempo determinato anche se con proroghe e ulteriori conferme (nel Lazio, per esempio, nel primo trimestre dell’anno in 45.000 hanno trovato un’occupazione ma nel 60% dei casi la durata non va al di là di 12 mesi).

DETTO QUESTO ci sono un paio di segnali che hanno coinciso con la ricorrenza del 1° Maggio: il ripetersi degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro e la conferma del deludente sistema che dovrebbe favorire l’incontro tra chi offre e chi è alla ricerca un’attività. Sono temi che vengono da lontano, che accendono dibattiti e proposte ma poi non si muove foglia. In verità, i 150 nuovi ispettori potrebbero essere una prima risposta contro il proliferare degli infortuni. Però molto resta da fare sul versante di un’autentica cultura della sicurezza.
Anche sui Centri per l’impiego e sulle politiche attive per l’occupazione non si sono risparmiate le parole. Qualche timida riforma è stata avviata ma i risultati non hanno cambiato il quadro generale. I Cpi restano una struttura capillarmente presente sul territorio nazionale ma non sembrano essere decisivi.

LO HA SCRITTO pochi giorni fa sul “Corriere della Sera” anche Mario Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale che ha il compito di coordinare e stimolare i servizi dedicati alla ricerca del lavoro: “Permane un sistema… ancora assai frammentato e disomogeneo. Salvo alcune lodevoli eccezioni, il decentramento non ha prodotto una storia di successo nella gestione dei Centri per l’impiego”. Quindi: “La procedura di formazione dell’Anpal, condizionata dai vincoli del costo zero, si è risolta in un’operazione di ingegneria burocratica frutto dello spostamento di pezzi di Amministrazione pubblica, frustrando così la valorizzazione della sua missione specifica e minandone l’efficienza organizzativa”.

PERCHÉ SIAMO arrivati a questo punto? Del Conte ha individuato cause e problemi. Chi sta dall’altra parte della barricata, cioè coloro che hanno bisogno di lavorare, hanno tutto il diritto di chiedersi e di chiedere: quanto si dovrà ancora attendere prima di un’autentica svolta in grado di chiudere un’era così poco edificante?

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QUANTO SONO UTILI i Centri per l’impiego? Chi è alla ricerca di un lavoro si pone spesso questa domanda. La risposta non è semplice. Di certo non sono il canale preferito per risolvere il problema se è vero – come è vero – che solo il 25,6% di coloro che sono a caccia di un posto si rivolgono a un Cpi (che hanno preso il posto degli uffici di collocamento). Il dato, rilevato da Eurostat, si riferisce al 2016 ma nel 2017 è rimasto più o meno lo stesso. Negli ultimi anni la percentuale è scivolata costantemente all’indietro: nel 2015, per esempio, era del 28,2%.

Nonostante le riforme via via introdotte, i Centri non sono mai stati in Italia un punto di riferimento decisivo. All’estero è diverso: la media europea di chi si rivolge ai Cpi, o comunque a un sistema pubblico di avviamento al lavoro, è del 46,2% (in Germania è intorno al 75%). Anche le agenzie private specializzate non vanno meglio (15-16% contro il 24-25% dell’Unione europea).

SE C’È POCA FIDUCIA nelle strutture ancora coordinate dalle Province e, di conseguenza, si preferisce puntare sul fai-da-te, si capisce allora come la raccomandazione sia l’asso di briscola più ricercato: l’84,4% prova a mettersela in tasca come “garanzia” per arrivare alla meta.

Eppure per migliorare il quadro sono stati recentemente adottati incentivi niente male: con il reddito di ricollocazione un ente, debitamente riconosciuto, che riesce a mettere una persona nella condizione di firmare un contratto può ricevere un contributo variabile sulla base della qualità del rapporto (tempo indeterminato, determinato, apprendistato).

RESTA IL FATTO che l’iscrizione ai Centri per l’impiego è importante per i tirocini del programma Garanzia Giovani, per ricevere l’assegno di disoccupazione, per usufruire di altri servizi come l’orientamento o la formazione.
Non c’è dubbio che la lunga crisi e la produzione al rallentatore hanno tolto benzina alla macchina dei Cpi, ma la difficoltà di incrociare domanda e offerta – che proprio nei Centri dovrebbe esprimersi al meglio – è costantemente saltata fuori ogni volta che le imprese non sono riuscite a trovare le figure professionali ricercate. È successo spesso e tuttora succede.

La speranza è che, con la piena operatività dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), si possa recuperare il terreno perduto. Qualche segnale in questo senso si è già manifestato ma non basta.

PER QUANTO RIGUARDA le possibilità di impiego, nelle pagine che seguono ce ne sono di interessanti. Prima di tutto da parte delle Ferrovie dello Stato che hanno confermato che entro l’anno le assunzioni toccheranno quota 5.000 (diplomati e laureati anche senza esperienza). E poi nella ristorazione veloce ci sono McDonald’s e Kfc che, per l’apertura di nuovi locali, hanno bisogno di centinaia tra addetti di cucina, crew, hostess e steward. Più di 1.000 sono le chance che i marchi che operano nel bricolage mettono a disposizione di giovani e meno giovani. Da non dimenticare, perché restano valide, molte delle 2.800 opportunità legate al turismo della Riviera Romagnola di cui abbiamo parlato nello scorso numero.

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PRIMA LE CIFRE: il turismo in Italia vale più di 100 miliardi di euro, cioè tre volte di più del settore agro-alimentare e quattro volte di più di quello del tessile/abbigliamento. Può sorprendere ma è così. Lo scorso anno gli arrivi sono stati 117 milioni e le presenze 403 milioni con un incremento del 3,1% e del 2,6% rispetto al 2016. Il 2018 dovrebbe registrare un ulteriore balzo in avanti del 4%. Nel comparto lavorano 3,2 milioni di persone, pari a circa il 13,2% dell’occupazione nazionale.

Il “New York Times”, che è uno dei più prestigiosi quotidiani americani, nella classifica delle mete da non mancare nei prossimi mesi, al terzo posto ha messo la Basilicata: “È la regione segreta della parte meridionale dell’Italia da visitare prima che il mondo la scopra”, ha scritto. Che poi tanto segreta non è se Matera, il capoluogo, sarà la Capitale della Cultura europea nel 2019. Comunque, in testa alla classifica c’è la città di New Orleans seguita dalla Colombia e, appena dopo la Basilicata, ecco l’Emilia Romagna e l’Alto Adige.

A PARTE il “New York Times”, gli altri dati li abbiamo ricavati dal rapporto Iriss-Cnr presentato lo scorso febbraio a Milano in occasione della Borsa internazionale del turismo. Dove si può leggere che il nostro Paese piace soprattutto ai tedeschi (56 milioni di presenze), ai francesi e ai britannici. Il 70% delle presenze straniere si è concentrata in 6 regioni: Veneto (22%), Toscana (12%), Lombardia (11,2%), Lazio (9,8%) e Emilia Romagna (5%).

DOPO LE CIFRE, proviamo a fare qualche riflessione. Nonostante le percentuali, in Italia non è ancora decollata un’autentica cultura del turismo: la grande disponibilità del patrimonio storico e artistico convoglia quasi automaticamente la gente nel nostro Paese e ciò non ha spinto a migliorare strutture e organizzazione.

A Pasqua, per esempio, Roma è stata letteralmente presa d’assalto da folle provenienti da ogni parte del mondo. Benissimo. Solo che il centro della città era un caotico via vai di pullman, di strade assediate dal traffico, di auto in sosta vietata persino nei punti a ridosso di monumenti e musei, di suck sparsi a piene mani lungo gli itinerari più battuti dai visitatori. Ma il Colosseo sta solo qui e chi vuole vederlo non può mica andare da altre parti…

ROBA NOTA e arcinota. Non a caso, dove si è capito che i turisti sono una risorsa da coccolare in ogni modo è proprio laddove – guarda un po’ – di storia ce n’è pochina e, quindi, è la qualità dell’accoglienza che deve fare la differenza. L’Emilia Romagna e le spiagge dell’Adriatico sono in proposito emblematiche.
A questo e alle opportunità che quelle località generano ogni anno abbiamo voluto dedicare il “primo piano” della rivista: 2.800 posti non sono niente male, anche se gran parte dei contratti sono a tempo determinato (da subito e fino al 30 settembre). Chi ha già una buona esperienza o chi vuole rendersi conto che cosa significa lavorare nel settore può farlo utilizzando i riferimenti che si trovano nelle pagine che seguono.

Chi, invece, preferisce guardare altrove non rimarrà deluso. Dalle offerte appena aperte da Leonardo-Finmeccanica ai concorsi lanciati dai ministeri dell’Istruzione (258 dirigenti e funzionari) e dell’Economia e Finanze (230 collaboratori amministrativi) c’è davvero di che scegliere. Del resto, prima del basso profilo estivo in tema di occupazione, questo è tradizionalmente un buon momento per chi è alla ricerca di un impiego.

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IL GOVERNO guidato da Paolo Gentiloni può discutere e approvare strategie di lungo respiro in materia di lavoro? È difficile. Le elezioni del 4 marzo hanno terremotato il quadro politico italiano e il Pd, il partito del primo ministro, ha subito una netta sconfitta. Le urne, com’è ampiamente noto, hanno premiato il centro-destra e il Movimento 5 Stelle. Spetta quindi prima di tutto a loro provare a mettere insieme una maggioranza in Parlamento e dare vita a un nuovo esecutivo.

Un cammino non semplice perché, allo stato attuale, quella maggioranza non c’è. Occorre trovare convergenze programmatiche e alleanze. È possibile che possano saltare fuori come è possibile un lungo stallo. In questo caso le carte che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, può giocare non sono molte: confermare Gentiloni per il disbrigo degli affari correnti, verificare l’ipotesi di un accordo Lega-M5S affinchè a Palazzo Chigi possa insediarsi un primo ministro nella pienezza dei poteri, o invitare i partiti ad accertare se intorno ad un cosiddetto governo di scopo possano confluire i voti necessari per varare alcune riforme (tra cui una nuova legge elettorale) e tornare alle urne.

DI CIÒ SI PARLA ogni giorno e a volte sembra prevalere un’ipotesi e a volte un’altra. L’incertezza non fa bene al lavoro, almeno per la parte che riguarda gli indirizzi di sviluppo economico e industriale che sono la bussola che serve alle aziende per impostare l’attività in maniera più mirata. Perché, per esempio, è chiaro che se gli incentivi all’occupazione dovessero essere confermati e se il fisco dentro le buste paga riuscisse a fare un passo indietro allora le assunzioni potrebbero beneficiarne.

Su queste possibilità, e su altre, è sceso il silenzio. Del resto, se non c’è un governo in grado di governare, cioè scaturito dalla volontà popolare espressa attraverso le elezioni, c’è poco da fare. Anche il reddito di cittadinanza, che tanti consensi ha fatto ottenere a M5S, per andare avanti ha bisogno non solo del sostegno parlamentare ma anche della compatibilità nell’ambito del bilancio 2018-2019. In sostanza, va verificato se i 16 miliardi di euro necessari – o di più come sostengono altre fonti – possono essere trovati sulla base delle indicazioni del Movimento di Luigi Di Maio o se occorre intervenire sulle diverse voci del Dpef fino a trovare la compatibilità generale. Tenendo presente che non si possono fare riforme a debito perché l’Unione europea ce lo impedirebbe.

AL REDDITO di cittadinanza abbiamo dedicato il “primo piano” di questo numero. Da pagina 10 in avanti ci sono tutte le informazioni utili – con il testo integrale della proposta avanzata da M5S, i commenti di alcuni esponenti politici e di alcuni giornali – per farsi un’idea di quello che bolle in pentola. Conoscere l’argomento nei dettagli e confrontarlo con la situazione del Paese è importante per fare i conti con la realtà e capire quali margini di manovra può avere chi sarà chiamato a prendere una decisione.

Anche perché si tratta, comunque, di dare una risposta a chi non lavora e che spesso non sa come tirare avanti. Pure la Banca d’Italia ha appena denunciato come siano sempre di più gli italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Una soluzione va trovata, e al più presto. Le tante persone che sono state lasciate indietro e che alle urne hanno fatto sentire la loro voce e la loro rabbia sono una miscela sociale pronta ad esplodere. Continuare a ignorarle può mettere a rischio la stessa coesione del Paese.

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DI TURISMO ABBIAMO parlato più volte. Perché è una delle principali industrie del Paese e perché numerose sono le occasioni di lavoro. Stavolta ci torniamo sopra per una serie di ragioni: 1) la grande stagione delle vacanze sta per cominciare; 2) di conseguenza la ricerca di personale sta prendendo velocità; 3) le previsioni parlano di un 2018 che potrebbe battere qualsiasi record precedente; 4) a “Fare Turismo”, la rassegna che ogni anno si svolge al Salone delle Fontane all’Eur, tanti giovani hanno l’opportunità di entrare in contatto con le aziende del settore e di programmare meglio il loro futuro; 5) il comparto si sente con il vento in poppa e non vuole perdere l’occasione per aggiornare strutture e qualità dell’offerta.

QUESTO NUMERO di “Lavoro Facile” è ampiamente dedicato al tema. Ci sono i 1.950 posti che animano le pagine del “primo piano” con tutte le indicazioni utili, e all’interno di “Turismo Facile” – la nostra rivista gemella – ci sono spunti che riguardano anche l’aspetto più divertente: quello dei viaggi e del relax.

Informazioni da annotare e da rispolverare quando verrà il momento, tenendo presente che ci sono itinerari immediatamente spendibili, sempre se si ha adesso un po’ di tempo a disposizione.

UNPACCHETTO”, insomma, che affronta i diversi aspetti del problema: quello tipico dell’evasione e quello dell’occupazione che è alla base del buon funzionamento della macchina organizzativa.

Le interviste a corredo degli articoli servono a chiarire ciò che si muove nel mondo dell’accoglienza e che cosa è bene sapere per non mancare l’appuntamento con la possibile firma di un contratto. Si scoprirà così una cosa ovvia – ma che poi tanto ovvia non è – che chi ha più professionalità ha anche più chance di spuntarla nei colloqui. Perché il turismo è un’industria che richiede specializzazione, capacità specifiche e, soprattutto, la conoscenza di almeno una lingua straniera.

CIÒ CHE INVECE è improvvisazione o furbizia da quattro soldi rischia di danneggiare una risorsa che l’Italia, nonostante i buoni risultati degli ultimi tempi, dovrebbe comunque sfruttare meglio se è vero che chi non ha la nostra storia e la nostra cultura riesce a volte a precederci nella classifica delle presenze.

SEMPRE IN QUESTO numero di possibilità di lavoro ce ne sono altre e ugualmente significative. Nella Gdo, per esempio, marchi importanti stanno combattendo una “guerra del carrello” per la conquista di ulteriori spazi di mercato. Qui si sono fatti vivi i tedeschi di Aldi, fortissimi in ambito discount, che hanno deciso di investire parecchio lungo la Penisola. La ricaduta sono centinaia di posti già disponibili e altrettanti lo saranno nel corso dei prossimi mesi.

DA NON MANCARE di dare un’occhiata al piano industriale appena presentato da Poste Italiane. Entro i prossimi 5 anni la società assumerà 10.000 figure. Per sapere come, dove e quando bisogna andare a pagina 24.

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SUI CONTRATTI a tempo determinato i lettori che hanno risposto al nostro Sondaggione (i risultati sono a pagina 76) hanno le idee chiare: in un Paese dove la certezza del posto è ancora l’incertezza sono un’ulteriore spinta al precariato. Possono andare bene per chi è al primo impiego ma poi non si può continuare a saltare da un lavoro a un altro senza tutele né garanzie.

E se è vero che nel futuro l’occupazione, come sostengono gli esperti, è destinata a subire cambiamenti strutturali, nel senso che l’impiego fisso e sempre nella stessa impresa non farà più parte del panorama, allora bisognerà mettersi d’accordo e agire di conseguenza. Perché se non si può fermare il mondo, si può – anzi, si deve – sincronizzare il sistema con le nuove realtà. Il che significa che al tempo determinato e allo spacchettamento della “fedeltà” aziendale occorre inserire dei forti elementi di continuità: vale a dire che puoi pure perdere il posto che avevi presso la ditta Tizio ma poi ne devi trovare rapidamente un altro nella ditta Caio.

ALTRIMENTI I RISCHI sono tanti. Senza la sicurezza della busta paga non si possono fare progetti. Come si fa a mettere su famiglia? Come permettersi l’affitto o l’acquisto di una casa? E così via. Non c’è dubbio che se in Italia si fanno sempre meno figli uno dei motivi è legato anche alla diffusione endemica del precariato.

Okay, meglio il tempo determinato di niente. Ma quanto prima si dovrà invertire la tendenza. Come? I protagonisti della campagna elettorale, cioè coloro che dovranno trovare le risposte ai problemi del Paese, non sembrano avere le idee molto chiare: tra le promesse e la possibilità di realizzarle ci sono alcuni oceani di mezzo. Vedremo che cosa accadrà dopo il voto del 4 marzo.

CI SONO ATTIVITÀ per le quali il tempo determinato è quasi d’obbligo. L’industria dell’accoglienza, che ruota intorno al turismo, vive di stagionalità: alberghi e ristoranti, per esempio, hanno picchi di affluenza ben determinati, e così l’agricoltura. Il punto è – come pure si è provato a fare ma senza grandi risultati – rendere la precarietà contrattualmente sostenibile e non più quel mordi e fuggi senza prospettive che è oggi.

Alcune delle opportunità indicate nelle pagine che seguono sono a tempo determinato ma con la quasi certezza che, una volta data una buona prova sul campo, la conferma non dovrebbe tardare ad arrivare. Vale per il settore della moda/abbigliamento, vale anche per i grandi parchi a tema che circondano Roma: Cinecittà World, Valmontone MagicLand e Zoomarine. Insomma, se si è bravi il tempo indeterminato può non essere una chimera.

DIVERSO è ciò che accadrà all’Acquario di Roma che, finalmente, sta per aprire i battenti. Qui le risorse con una specializzane precisa saranno assunte a tempo indeterminato mentre per le altre comincerà un percorso alla fine del quale può esserci la stabilizzazione.
L’inaugurazione della struttura, oltre a completare il rilancio dell’Eur, sarà comunque un evento importante per l’intera Capitale: ogni anno richiamerà 3 milioni di visitatori e aggiungerà un tassello in più al fascino della Città Eterna.

In questo numero ci sono diverse chance e altre, con aggiornamento in diretta, si possono trovare sulla home page del nostro sito www.lavorofacile.info. Gli approfondimenti della rivista più l’immediatezza della Rete: un combinato che consente a chi è alla ricerca di un lavoro di avere sottomano il massimo dell’informazione.

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PRENDETE CARTA E PENNA o create un file sul vostro computer e, fino al 4 marzo, annotate tutto ciò che si dice intorno alla creazione di nuovi posti. Non ci vuole molto tempo: una decina di minuti al giorno per meno di un mese. Poi lasciate tutto lì e a metà aprile provate a vedere che ne è degli impegni presi. Magari, a quel punto, l’occupazione non sarà più un problema e chi adesso è alla ricerca di un impiego avrà sotto gli occhi una serie di contratti tra i quali scegliere.

Be’, non esageriamo. A metà aprile saremo probabilmente ancora alle prese con la formazione del governo, e della messa a punto di strategie sul lavoro sarà quasi impossibile trovare traccia. Non per cattiva volontà, ma senza un esecutivo in carica non si possono proporre nè prendere decisioni.

PERÒ QUEGLI APPUNTI non buttateli. Prima o poi i ministri salteranno fuori e allora i raffronti si potranno cominciare a fare. Se tutto filerà liscio, Palazzo Chigi potrà disegnare i primi provvedimenti tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, in tempo per discuterli in Parlamento e pubblicarli sulla Gazzetta Ufficiale all’inizio di ottobre.

Per accelerare i tempi si potrebbe ricorrere ai decreti legge – come più volte è accaduto – e mandare così un segnale forte. Della serie: vedete che il lavoro ci sta a cuore e non vogliamo prendervi in giro.

CHI È CHE È PRONTO a mettere la mano sul fuoco che andrà proprio secondo questa tabella di marcia? L’occupazione è uno degli argomenti importanti della campagna elettorale in corso, ma ce ne sono anche altri. Com’è naturale. E, a ben guardare, non è tra i temi in grado di infiammare gli elettori. Ora siccome i voti, come evidenziano i sondaggi, si conquistano sollecitando più la pancia che il ragionamento, basta affermare che il lavoro è centrale nei programmi per poi passare a sparare palle incatenate nel tentativo di demolire gli avversari colpevoli di non capire niente e di portare l’Italia alla rovina.

Alcuni economisti si sono presi la briga di fare le pulci alle promesse di ogni tipo che ci stanno inondando e hanno scoperto che la gran parte non solo sono irrealizzabili ma ci porterebbero dritti al naufragio.

L’IMPRESSIONE È CHE, quando verrà il momento, intorno al tavolo del lavoro si combatteranno battaglie di parte mentre, invece, ci vorrebbe la massima convergenza e il contributo più ampio possibile per rafforzare e rilanciare i timidi segnali positivi portati a casa negli ultimi mesi. Sarebbe troppo bello e forse non accadrà. A meno di un miracolo.

DETTO CIÒ, VOLTIAMO pagina e poniamo l’attenzione su che cosa offre concretamente il mercato del lavoro. Nelle pagine che seguono si possono trovare le proposte che provengono dal mondo della ristorazione, dei trasporti, della distribuzione, del commercio e dello spettacolo.

Si tratta di aziende che, senza attendere i risultati delle urne, continuano a portare avanti la linea dello sviluppo e ad assumere personale. Il Paese si muove lungo un percorso delicato: ecco perché chi scommette sul futuro, investendo e innovando, scommette sull’Italia. L’auspicio è che si possa recuperare la voglia di fare sistema per restituire fiducia ai giovani e a chi sta attraversando momenti di difficoltà. Gli appunti di cui si è parlato all’inizio possono anche servire a svelare chi sta bluffando.

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NEL NUMERO SCORSO, in questo spazio, riportando una previsione della Camera di Commercio, abbiamo dato conto che nel primo trimestre di quest’anno le aziende che operano nel Lazio avrebbero fatto 102.000 assunzioni. Un paio di lettori ci hanno telefonato per dire: “Magari fosse, ma ormai c’è la gara a chi le spara più grosse”. Quindi: “Una balla più un’altra balla fanno due balle e non una verità. La verità è quella dell’esercito di giovani senza lavoro”.
Il risentimento è più che legittimo. Troppe promesse e poche realizzazioni. Stavolta, però, qualcosa sembra andare nella direzione tracciata dalla Camera di Commercio.

Nelle pagine che seguono, per esempio, ci sono opportunità inimmaginabili fino a poco tempo fa. Camera e Senato stanno per riaprire le porte dell’ufficio del personale dopo un paio di decenni di silenzio, l’intelligence italiana è a caccia di neodiplomati e neolaureati da impiegare nella cyber security, un centro commerciale interessante per i criteri adottati è alla vigilia dell’inaugurazione a pochi passi dal Vaticano, l’alberghiero ha riscoperto la voglia di crescere e sta mettendo in campo nuove strutture e nuovi posti, e i tedeschi di Lufthansa – che si sono fatti avanti per acquistare Alitalia – hanno bisogno di personale di terra e di volo. Poi ci sono tante piccole e medie imprese che devono rafforzare gli organici e che si sono rivolte anche alle agenzie del lavoro per risolvere il problema.

MA, ALLA FINE, QUEI 102.000 riusciranno a firmare un contratto? È più prudente non mettere la mano sul fuoco, però l’anno non è partito male. Tra l’altro, da Emilia, Lombardia e Veneto molti siti produttivi hanno fatto sapere che cercano ma non trovano. In particolare tecnici e specialisti informatici, progettisti, ingegneri, operai edili, assistenti sociali, addetti alle cure estetiche. Persino cassieri e magazzinieri. A lanciare l’Sos sono anche alcune aziende che lavorano per Ikea e che, di fronte alle crescenti richieste del colosso svedese dell’arredamento, cominciano a dare segni di affanno.

È UNA STORIA CHE SI RIPETE. Periodicamente, diversi istituti di indagini demoscopiche ci rimbalzano più o meno la stessa cosa. E ogni volta ci chiediamo: ma come è possibile con una disoccupazione giovanile che oscilla tra il 32% e il 34%? Anche la risposta delle imprese è sempre in fotocopia: se abbiamo necessità di chi sa piegare la lamiera mica possiamo prendere uno che è bravissimo a gestire i rapporti con le banche. Ma c’è una contro-domanda: siccome di chi sa piegare la lamiera è pieno il nostro Paese, come mai non si riesce a inquadrare la figura adatta?

FORSE C’È QUALCOSA che non va. Anzi, senza forse: c’è qualcosa che non va nell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Si è provato a correre ai ripari ma la svolta è ancora lontana.
Sul “Corriere della Sera”, proprio su questo argomento, Dario Di Vico ha avanzato un dubbio sottile distinguendo tra “persone giuste” e “profili giusti”. Ovvero, i profili ci sarebbero pure ma la vicenda si complica se alle persone si chiede di cambiare mansione, essere disponibili ai turni, coprire il sabato e il tutto per una paga sotto i mille euro.

Resta il fatto che – come accennato all’inizio – le chance sono tornate alla ribalta. Con tanto di indirizzi, telefoni, e-mail. Si fa presto a vedere se sono un bluff: basta inviare il curriculum…

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A CHI È ALLA RICERCA di un lavoro a Roma e nel Lazio, la Camera di Commercio da dato delle buone notizie. Perché nel primo trimestre di quest’anno – cioè subito – le aziende del territorio assumeranno 102.000 persone. E, si badi bene, nel calcolo non ci sono stabilizzazioni o trasformazioni di rapporti già in essere: no, si tratta di posti nuovi di zecca saltati fuori dalla ripresa economica e, in particolare, dallo sviluppo di alcuni settori produttivi.

Siccome siamo in campagna elettorale, il dato potrebbe suscitare qualche perplessità. Sono giorni, infatti, in cui se ne sentono di cotte e di crude: meno tasse, più soldi in busta paga e ai pensionati, incentivi di sopra e incentivi di sotto, sussidi a pioggia, agevolazioni a rotta di collo.

QUINDI, PURE SU QUEI 102.000 nuovi contratti sarebbe legittimo farsi venire dei dubbi. Solo che, stavolta, la Camera di Commercio non è un partito e chi ha elaborato le previsioni è Excelsior, una società che finora ha quasi sempre colto nel segno. O ci è andata molto vicino.
Se così sarà ce ne accorgeremo presto. Ma, intanto, dove si creeranno le possibilità di impiego? Secondo l’indagine, il 40% nei servizi alle imprese, il 17% nel commercio, il 12% nell’alberghiero e nella ristorazione, il 9% nell’industria e l’8% nell’edilizia. Il restante 14% nell’informatica, nelle professioni, nell’artigianato.

Significativo è quell’8% assegnato all’edilizia dopo la lunga crisi che ha spinto in un angolo uno dei comparti tradizionalmente trainanti della Capitale. Segno che è tornata la fiducia in chi vuole comprare e che non ha più timore di chiedere un mutuo.

CHI È ALLA RICERCA di un lavoro sa un po’ meglio dove guardare. Con un suggerimento in più legato a un risultato dell’ultima ora. A Roma il turismo non è mai andato così bene e tutto lascia pensare che andrà ancora meglio.

Di conseguenza, occhio a ciò che si muove nell’area dell’accoglienza in quanto, anche se in gran parte si è in presenza di posti a tempo determinato, è però vero che di conferma in conferma non è difficile puntare al tempo indeterminato.

DI OPPORTUNITÀ È RICCO anche questo numero di “Lavoro Facile” che segna il ritorno della nostra rivista online dopo una breve pausa per le festività di fine anno. Ce n’è per diversi profili professionali e per chi è alle prime armi.
Vediamo nel dettaglio. Nella grande distribuzione Conad si appresta ad aprire altri centri vendita e ha bisogno di personale. Tra gli istituti di credito Intesa Sanpaolo, nell’ambito di un vasto ricambio generazionale, inserirà 1.500 giovani diplomati e laureati. Le Ferrovie dello Stato, dopo averla annunciata, adesso comincerà la selezione di 500 tra operatori e macchinisti. Nell’abbigliamento di classe Fendi chiamerà a raccolta 350 tra operai, addetti vendita e creativi. Apple, infine, si accinge a inaugurare un flagship store di 2.000 metri quadrati all’interno di Palazzo Marignoli in via del Corso, a due passi dal Parlamento e dalla Rinascente di via del Tritone, dove lavoreranno 200 tra commessi, cassieri e operatori specializzati.
Sullo sfondo resta l’Acquario all’Eur che proprio in questi giorni dovrebbe superare l’ultima curva ed entrare in dirittura d’arrivo. Tutto andrà a buon fine? Vedremo. Comunque di “roba” sul tavolo ce n’è tanta e vale la pena non lasciarsela sfuggire.
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