L’accordo con i Caf è stato siglato il 1° marzo, appena cinque giorni prima della partenza del reddito di cittadinanza. Senza quell’accordo si sarebbe probabilmente scatenato il caos con gli uffici di Poste Italiane lasciati soli di fronte ai tantissimi pronti a chiedere il sussidio pensato dal governo per combattere la povertà e dare una mano a chi è rimasto senza lavoro. Così il 6 marzo i disagi ci sono stati – lo abbiamo verificato di persona – ma niente a che vedere se i Centri di assistenza fiscale non fossero stati attivati.
Chi ha fatto domanda e coloro che la invieranno all’Inps entro questo mese, incasseranno il primo versamento dell’Istituto di previdenza alla fine di aprile. Il meccanismo, almeno sulla carta, è chiaro: una volta presentata la domanda, l’Inps verificherà i requisiti e, se tutto sarà in regola, dopo cinque giorni si riceverà una comunicazione con l’indicazione dell’ufficio postale presso il quale si potrà ritirare la carta elettronica “caricata” dell’importo spettante per un massimo di 780 euro.

Oltre all’acquisto di beni e servizi di base, la carta consentirà di effettuare prelievi di contanti per un tetto di 100 euro. L’intera somma va spesa entro il mese successivo a quello dell’erogazione, altrimenti l’importo non utilizzato verrà sottratto nella mensilità seguente in misura pari al 20%. Il provvedimento resterà in vigore per 18 mesi (più altri 18, dopo un breve pausa, se le condizioni di difficoltà degli interessati sono rimaste le stesse).

Fin qui tutto più o meno semplice. Tra un paio di settimane sapremo se da qualche parte la macchina messa in campo ha accusato battute a vuoto. Di certo l’operatività dei Caf ha evitato un vero e proprio salto nel buio anche perché i Centri per l’impiego – che pure avrebbero potuto dare un contributo significativo – sono rimasti fuori dai giochi in quanto i rinforzi promessi sono di là da venire e perché molte strutture non sono tecnologicamente preparate. Per esempio, le postazioni telematiche sono da tempo obsolete e spesso non sono collegate in rete, cioè non sono in grado di dialogare con gli altri sportelli e con il mondo della produzione.

E ora comincia un altro capitolo. Durante i 18 mesi del Rdc i beneficiari dovranno ricevere tre proposte di impiego. È l’aspetto decisivo della strategia del ministero del Lavoro e delle politiche sociali sia per rilanciare l’occupazione sia per rispondere alle critiche di chi crede di vedere nella legge uno stimolo a non fare niente: in sostanza, per quale motivo accettare un contratto magari lontanissimo da casa e magari pagato una manciata di euro quando standotene a casa ti arrivano 780 euro al mese?
E no cari miei, dicono al ministero: il lavoro noi te lo mettiamo sotto gli occhi ma se ti fai da parte l’assegno te lo puoi scordare. Giusto. Ma i posti da dove salteranno fuori? Quota 100, che ha agevolato i pensionamenti, non sembra mettere in moto l’equazione: uno lascia e uno entra. In più l’economia non pare godere di ottima salute. Anzi. Si spera nelle cosiddette grandi opere che, dopo un lungo braccio di ferro tra i partner di governo, potrebbero ripartire. Ma dove e come? E le imprese coinvolte quanti posti riusciranno a creare? Ed è in quest’ambito che si materializzeranno quelle tre offerte per il popolo del Rdc? In parte, può darsi. Ma i numeri di cui ci sarebbe bisogno sono ben altri.
Insomma, fatto il reddito di cittadinanza resta da fare il lavoro. È così da tempo ed è così anche oggi.

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Negli ultimi cinque anni le persone che per spostarsi utilizzano i treni sono in costante aumento. Secondo l’Istat, c’è stata una leggera flessione solo nel 2017 (-0,5%) subito superata nel 2018. Anche il trasporto merci ha messo a segno risultati più che positivi. Ma in quest’ultimo caso c’è ancora da recuperare un bel po’ di terreno rispetto al traffico che fanno registrare i più importanti Paesi dell’Unione europea.
Comunque sia, le due compagnie che operano nel settore dell’alta velocità – Ferrovie dello Stato e Ntv – hanno deciso interessanti programmi di sviluppo che prevedono l’assunzione di un bel po’ di risorse umane. Di Fs abbiamo parlato più volte perché i suoi piani sono quantomai ambiziosi così come i numeri delle figure professionali di cui c’è bisogno (4.000 entro quest’anno). Le selezioni sono praticamente sempre aperte e adesso, come si può leggere a pagina 30, ce ne sono per tecnici polifunzionali, macchinisti e controllori.

Anche NTV (Nuovo trasporto viaggiatori) non se ne sta con le mani in mano. Anzi. Sta facendo entrare in servizio nuovi convogli, ha aggiunto altre destinazioni a quelle finora note e ha appena lanciato una consistente campagna di recruitment.
“Lavoro Facile” ha parlato con i responsabili dell’azienda e chi ha intenzione di farsi avanti farà bene a non lasciarsi sfuggire i consigli rivolti soprattutto ai più giovani (vedi da pagina 16).

Ma i treni si devono costruire, e tra le imprese di riferimento c’è ALSTOM che “sforna” motrici e vetture da oltre 160 anni. La società ha le radici in Francia però qui in Italia conta 8 siti di produzione, 31 depositi e 2.400 dipendenti (tra l’altro è proprio ad Alstom che Ntv ha ordinato i convogli di nuovissima generazione). E qui da noi ci sono possibilità di lavoro per profili di alta specializzazione (pagina 36).

Insomma, molto si muove lungo i binari in attesa che si risolva la questione della Tav (la sigla significa Treno ad alta velocità) che deve collegare Torino a Lione ma che poi deve spingersi verso i Paesi dell’Europa Centrale e dell’Est Europa. Di lavoro, se non passerà la linea di coloro che vogliono fermare tutto, ce n’è immediatamente (opere di costruzione) e ce ne sarà parecchio una volta che verrà dato il disco verde ai passeggeri (nelle stazioni, a bordo treno, negli uffici).

Le chance di impiego di questo numero non finiscono… nelle stazioni. Altre due aziende molto note sono a caccia di personale: Gucci (pagina 42) e Aruba (pagina 50) hanno, infatti, rilanciato sul versante del rafforzamento degli staff e aspettano che i candidati si diano da fare con i curricula.
I settori sono diversi: Aruba è un colosso del digitale mentre Gucci è tra i brand più famosi dell’abbigliamento e degli accessori di classe. Dal 1999 fa parte della scuderia luxury dei francesi di Kering che ora stanno facendo salti di gioia per l’affare fatto: nel 2018 proprio Gucci ha realizzato un fatturato record e a consentire al Gruppo di brindare a champagne. Il segreto è che il presidente Francois-Henri Pinault ha lasciato tutto in mani italiane (creativi, tecnici, maestranze): una scelta che lo sta ripagando alla grande.

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Sul reddito di cittadinanza “Lavoro Facile” ha scritto molte volte sin da quando la proposta ha animato la campagna elettorale, quella che il 4 marzo ha creato le condizioni per la nascita del governo in carica. Quindi i lettori sanno bene di che cosa si tratta, che cosa possono aspettarsi e come fare per ottenere il sussidio anti-povertà. Nelle pagine che seguono ci torniamo sopra per una serie di motivi: 1) perché stanno per partire le assunzioni di 10.000 figure professionali che, rafforzando i Centri per l’impiego, dovranno rendere più semplice il funzionamento della macchina operativa secondo quanto stabilito dall’apposito decreto legge approvato pochi giorni fa; 2) perché dal 6 marzo si potranno cominciare a presentare negli uffici di Poste Italiane le domande per ottenere il Rdc; 3) perché, quindi, bisognerà muoversi per raccogliere la documentazione necessaria.

Per quei 10.000 che si apprestano a entrare in servizio le modalità di candidatura sono diverse. I 6.000 “navigator” avranno un contratto a tempo determinato di 2 anni e a chiamarli sarà Anpal, l’agenzia che fa riferimento al ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Il percorso di selezione è semplice: chi si farà avanti e avrà i requisiti in regola verrà convocato per il colloquio e, se tutto filerà liscio, comincerà a lavorare il uno dei Cpi sparsi per l’Italia.
Più complessa e più lunga la scelta degli altri 4.000. In questo caso la competenza è delle Regioni, cui i Centri per l’impiego fanno capo. E le Regioni non possono evitare di passare attraverso i concorsi. Si farà in fretta – come ci hanno confermato fonti istituzionali – ma per arrivare alla formazione delle graduatorie finali bisognerà avere più pazienza rispetto ai velocissimi “navigator”.

Ma che il passo sia più o meno veloce, quello che ormai appare quasi certo è che il reddito di cittadinanza prenderà il via mentre i rinforzi sono ancora impegnati nella marcia di avvicinamento. Che cosa accadrà? La speranza è che ce la si possa fare scontando, comunque, qualche fila di troppo davanti agli sportelli. Il peso principale graverà soprattutto sulle Poste, che dovranno accogliere le domande, e sull’Inps che, incrociando le informazioni, dovrà dare il benestare definitivo.

Poi le cose si dovrebbero sistemare. Restano a oggi le incertezze sulle tre offerte di lavoro che si dovranno proporre ai beneficiari del Rdc. Milioni di proposte che, viste le condizioni in cui si trova il Paese, non si sa bene da dove potrebbero saltare fuori.
Il governo è ottimista. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto che il 2019 sarà un anno bellissimo. Una delle leve del rilancio dovrebbero essere i soldi del reddito di cittadinanza che, una volta immessi sul mercato, potrebbero dare una spinta ai consumi e, di conseguenza, stimolare la produzione.
Il circolo virtuoso è teoricamente ben delineato e a questo punto meglio non pensare a che cosa potrebbe accadere se, invece, le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Di opportunità di impiego sono ricche le pagine di questo numero della rivista che si aggiungono a quelle che si possono leggere ogni giorno sulla home page del nostro sito: www.lavorofacile.info. Oltre ai 10.000 posti di cui si è detto, ecco quelli che guardano all’arrivo della bella stagione quando riprenderanno l’attività i grandi parchi del divertimento che si trovano intorno a Roma e quando apriranno i villaggi che ogni anno ospitano folle di turisti. Le chance sono davvero tante sia per chi ha esperienza sia per chi è alle prime armi.

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A RILANCIARE le assunzioni in queste prime settimane del 2019 sono state le Ferrovie dello Stato: 4.100 posti sono un impegno di tutto rispetto in un momento in cui l’economia non sembra dare i segnali sperati. Si vedrà nei prossimi mesi se l’Italia riuscirà a sfuggire alla “recessione tecnica” – che si verifica quando il Pil mostra una variazione negativa per almeno due trimestri consecutivi – e a rimettersi sulla strada della crescita.
Intanto prendiamoci le opportunità di Fs e diamo uno sguardo in giro alla ricerca di che cos’altro si muove nel mondo del lavoro.

IN VERITÀ, nonostante i segnali poco incoraggianti di cui si è appena detto, ci sono aziende che comunque non hanno tirato i remi in barca e confermato i piani di sviluppo. Starbucks e Eataly, per esempio, hanno messo in campo chance legate all’apertura di nuovi locali (dopo Milano gli americani del frappuccino hanno deciso di sbarcare anche a Roma) e al rafforzamento degli staff delle strutture già operative (la società di Oscar Farinetti dedicata all’alimentazione di qualità cerca personale in diverse città).
In più, alcune firme dell’alta moda come Gucci, Max Mara e Valentino hanno avviato le selezioni per trovare figure da inserire nella produzione e nella vendita.

DI CIÒ SI troveranno notizie nelle pagine che seguono con le indicazioni utili per farsi avanti: requisiti, indirizzi, e-mail, telefoni. Anche nello spazio dei piccoli annunci le offerte non mancano per cassieri, commessi, impiegati, informatici, segretarie, tecnici specializzati, e così via. Qui, in gran parte, i contratti sono a tempo determinato ma con possibilità di proroghe e di trasformazione a tempo indeterminato.

C’È POI il capitolo del reddito di cittadinanza. Ne abbiamo parlato più volte. Nel numero scorso abbiamo pubblicato il decreto legge con il testo del provvedimento. C’è stato qualche piccolo aggiornamento dell’ultima ora ma nella sostanza le nostre anticipazioni sono state confermate. Adesso ci torniamo sopra perché è il momento di passare all’incasso previsto per aprile. In tutti i sensi: sia chi ha diritto a ricevere il contributo sia lo stesso M5S che fortemente lo ha voluto (pochi giorni dopo, il 26 maggio, si svolgono, infatti, le elezioni europee).

SE SUL percorso da seguire per beneficiare del contributo è tutto nero su bianco, restano non chiarissime le modalità di accesso. Per questo abbiamo tracciato una specie di mappa che, passo dopo passo, consentirà di toccare la meta, tenendo presente che ci si potrà attivare non prima di marzo. Ma nel frattempo è bene organizzarsi per farsi trovare pronti e preparati.

RESTA il problema del lavoro in quanto non si capisce ancora bene come dal reddito di cittadinanza possano saltare fuori le offerte di lavoro. L’incertezza regna sovrana, anche perché il meccanismo che dovrebbe favorire l’individuazione e la creazione dei posti è fermo al palo: i centri per l’impiego, che dovrebbero farsi carico della missione, sono sempre gli stessi e i famosi “navigator” devono essere ancora individuati.
Eppure questo è il passaggio determinante affinchè il contributo sia quello che deve essere: un aiuto in vista del traghettamento verso un contratto. Insomma, come diceva il titolo della precedente rubrica: “Va bene il reddito di cittadinanza, ma il lavoro?”.

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Dalle promesse elettorali e dalle elezioni del 4 marzo di acqua ne è passata sotto i ponti, e il reddito di cittadinanza, certo uno dei provvedimenti più attesi, non è più quello di inizio partita. Ma finalmente c’è il via libera: a cominciare da marzo si potrà presentare la domanda presso le Poste o i Caf attraverso il modulo predisposto dall’Inps. L’importo verrà versato su una carta acquisti dalla quale si potrà prelevare una piccola somma in contanti mentre il resto si potrà spendere come si vuole (esclusi i generi voluttuari e il gioco d’azzardo).
I beneficiari – 1,4 milioni di famiglie per circa 4 milioni di persone – dovranno impegnarsi a seguire corsi di formazione e di riqualificazione. In più si riceveranno tre proposte di lavoro: se si rifiuteranno si verrà automaticamente esclusi dal programma. Tutti i particolari si possono leggere nel decreto legge dedicato al cosiddetto sussidio anti-povertà (pagina 28).

La durata è di 18 mesi. Dopo un mese di pausa il reddito di cittadinanza può essere rinnovato. All’ultimo momento è stata inserita una norma con la quale si stabilisce che “in caso di esaurimento delle risorse si provvederà a ristabilire la compatibilità finanziaria mediante la rimodulazione dell’ammontare del beneficio”. In sostanza ciò significa che l’assegno può variare (in meno) nel corso del tempo, soprattutto se i richiedenti saranno più numerosi di quanto ipotizzato.
Da ricordare che i soldi messi in campo sono 6,11 miliardi di euro per l’anno in corso, 7,75 miliardi per il 2020, 8 miliardi per il 2021 e 7,84 miliardi per il 2022.

Sta quindi per cominciare una nuova era per chi è disoccupato o si trova in difficoltà. Per tanti sarà una boccata d’ossigeno. Quello che convince di meno sono le tre proposte di lavoro: come salteranno fuori in una situazione di basso sviluppo come l’attuale?
È vero che le aziende che assumeranno potranno contare su una serie di sgravi fiscali, ed è altrettanto vero che i Centri per l’impiego verranno rafforzati dall’arrivo di 30.000 “navigator” (si chiamano così coloro che dovranno darsi da fare per orientare la platea del reddito di cittadinanza e per trovare i posti sul mercato) ma il punto centrale resta lo stesso: se l’economia non riparte, se le imprese non riprendono la strada della crescita e se la globalizzazione non riesce a calibrarsi su una più equa ripartizione dei profitti, sarà complicato scavalcare il recinto angusto nel quale ci troviamo.
Anche perché, facendo un po’ di calcoli, dovrebbero concretizzarsi almeno 12 milioni di nuove possibilità lavorative. Mica uno scherzo…

Comunque, il 2019 non è partito male. Qui a seguire, nello spazio del Primo piano (pagina 16), ci sono 11.500 chance offerte da aziende che operano nell’aerospazio, nelle costruzioni navali, nell’energia, nelle poste e nei trasporti ma anche nell’elettronica, nella grande distribuzione e nella ristorazione.
Poi c’è un concorso del ministero dell’Istruzione per trovare 2.004 dirigenti dei servizi generali e si resta in attesa di quello per la stabilizzazione di 12.000 bidelli. Anche il ministero dell’Interno ha aperto le porte a 613 volontari civili da utilizzare nella gestione delle pratiche legate all’immigrazione (433,82 euro al mese per un anno). E tanto altro.
L’augurio – e la speranza – è che, nonostante tutto, l‘anno appena cominciato possa risolvere al meglio il problema del lavoro.

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I settori che continuano a tirare, a parte il made in Italy che pure ha accusato qualche battuta d’arresto, sono quelli di cui LAVORO FACILE ha parlato spesso: grande distribuzione e ristorazione. Anche in questo numero – come si vedrà – le opportunità di impiego qui non mancano. Ciò si deve alla conferma dei piani industriali di sviluppo e alla competizione sempre molto accesa per la conquista di nuovi spazi di mercato.
Così le aperture si susseguono, soprattutto da parte dei marchi più noti, con la conseguente ricerca di personale. I riferimenti che si possono trovare nelle pagine che seguono sono di primaria grandezza: AMERICA GRAFFITI, BURGER KING, CONAD, OLD WILD WEST, PIZZIKOTTO, SHI’S, STARBUCKS e WIENER HAUS.
In più c’è un’anticipazione che non mancherà di fare gola a chi è alla ricerca di un posto nel comparto: ESSELUNGA, infatti, ha deciso di rilanciare su Roma con la realizzazione di un secondo megastore, dopo quello sulla Prenestina. Le assunzioni saranno tante.
Insomma, niente male. Anche se a tenere banco sono le 4.000 figure destinate ai CENTRI PER L’IMPIEGO in vista del via libera al reddito di cittadinanza. Come è noto, gran parte delle pratiche per ottenere il contributo passeranno proprio dai Cpi che, quindi, verranno messi sotto pressione. Già funzionano poco, figuriamoci che cosa accadrebbe senza l’arrivo dei rinforzi. Anche l’assunzione di 12.000 BIDELLI da parte del ministero dell’Istruzione è una notizia di primissimo piano.

Questi giorni sono stati segnati anche dalla pubblicazione dell’annuale RAPPORTO DEL CENSIS che fotografa l’Italia nelle sue mille sfaccettature sociali. Il quadro che ne è emerso non è certamente positivo e del resto, alla luce di ciò che ci circonda, non poteva essere altrimenti.
Ne hanno scritto un po’ tutti. Ma alcuni punti meritano di essere richiamati: 1) tra il 2000 e il 2017 il salario annuo in busta paga è aumentato di 400 euro. In Francia di 6.000 euro, in Germania di 5.000 euro. E lì gli stipendi erano già più alti; 2) se l’anno scorso il termine scelto per rappresentare il sentimento degli italiani è stato “rancore” stavolta è “cattiveria”, nel senso che siccome poco o nulla funziona allora a prevalere è la voglia di buttare tutto all’aria; 3) l’ascensore sociale si è fermato e la maggioranza pensa che non ci sono possibilità di migliorare le condizioni di vita; 4) nell’ultimo decennio gli occupati tra i 25 e i 34 anni si sono ridotti del 27,3% e sono cresciuti i giovani a rischio povertà; 5) il potere d’acquisto delle famiglie è sceso di altri sei punti; 6) il 63% degli italiani pensa che nessuno ne difenda gli interessi. La percentuale è più alta tra chi ha bassi livelli di istruzione e di reddito.

In sostanza, in giro non c’è più fiducia, c’è il rifiuto dell’altro e c’è paura del futuro. Per questo – dice il Censis – avanza una sorta di “SOVRANISMO PSICHICO” e il “noi contro loro” si intreccia talora “con un populistico noi in basso contro loro in alto”. Da qui la rabbia e la cattiveria individuate dal rapporto. Come se ne esce? Secondo MASSIMILIANO VALERII, direttore generale del Censis, con il “lavoro, lavoro e lavoro” perché “occorre recuperare la spinta in alto e in avanti”. Il lavoro, appunto. Che però non figura al centro di nessuno dei programmi di ampio respiro.

In occasione delle feste di fine anno, “Lavoro Facile” si prende un periodo di pausa. La rivista online tornerà subito dopo l’Epifania. Nel frattempo il nostro sito www.lavorofacile.info continuerà ad essere puntualmente aggiornato. BUON 2019 E BUON LAVORO.

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Fa impressione leggere, di nuovo in questi giorni, che migliaia di posti restano aperti perché le aziende non riescono a trovare le qualifiche ricercate. E se, per esempio, può essere che di fronte agli ingegneri 4.0 possano manifestarsi delle difficoltà, più complicato è capire come ciò possa accadere quando ci si riferisce a camerieri, cuochi, personale alberghiero e persino addetti vendita allorché dovrebbe bastare un annuncio o spargere la voce per risolvere rapidamente il problema.
Eppure, come sanno coloro che sono impegnati a trovare di un contratto, l’evidenza non è così evidente. Una delle ragioni è che incrociare domanda e offerta – nonostante promesse e riforme – continua a restare un mistero. I Centri per l’impiego, che dovrebbero essere il ponte attraverso il quale raggiungere un lavoro, fanno ciò che possono, cioè poco o pochissimo. Se poi dovranno essere proprio queste strutture a proporre tre chance a chi avrà diritto al reddito di cittadinanza viene da sorridere.

Qualcuno ha fatto dei calcoli. Se l’assegno pensato per aiutare chi si trova più in difficoltà verrà dato a 3-5 milioni di persone significa che bisognerà mettere in campo in breve tempo da 9 a 15 milioni di opportunità.
È possibile? Mai dire mai, ma raggiungere l’obiettivo non sarà una passeggiata. Tra l’altro, c’è anche chi sostiene che meglio sarebbe investire sullo sviluppo e sul rilancio dell’economia in modo da favorire la naturale creazione di lavoro e avviare così quel circolo virtuoso senza il quale il rischio è di restare in mezzo al guado. In più c’è la questione della formazione che è strettamente collegata alle necessità del mondo produttivo.

Una recente ricerca del Sistema Informativo Excelsior ha accertato che l’81,1% delle imprese ha avuto difficoltà a trovare traduttori e interpreti, il 65,1% ingegneri elettronici, il 62,4% ingegneri industriali, il 59% altri indirizzi di ingegneria, il 45,8% fisici e matematici, e così via.
Il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, ha detto “che è sempre ridotto il numero di candidati che si presentano alle selezioni… segno che il vero problema è informare sulle opportunità esistenti. Ma occorre anche darsi da fare perché le aziende offrano sempre, anche ai più giovani, compensi adeguati alle mansioni, spesso complesse, che vengono richieste. Più correttezza da parte di tutti non può che portare vantaggio a chi è impegnato a rimettere in moto il Paese”.

Se si pensa che il 65% degli studenti che oggi frequentano lo scuole primarie farà un lavoro che ancora non esiste – la previsione è di Microsoft, e si può essere più o meno d’accordo ma la tendenza va presa sul serio – allora si comprende bene come preparazione e specializzazione sono le parole d’ordine verso le quali ci si dovrebbe orientare senza perdere tempo.
Lasciamo stare che tra le professioni del futuro vengono indicate quelle che riguardano gli elaboratori di big data, i piloti di droni, gli app developer, gli agricoltori verticali, i costruttori di parti del corpo e gli ingegneri della robotica perché parliamo di ruoli che non sono certo di massa. Ma non c’è dubbio che anche le mansioni più tradizionali tra pochissimo dovranno adeguarsi alle esigenze dei tempi.
Vedete in giro chi si tra preoccupando di tutto questo? Non pare, ed è un vero peccato, perché di mezzo c’è il destino dei nostri ragazzi.

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COM’È TRADIZIONE, di questi tempi si moltiplicano i posti nel commercio, nella grande distribuzione, nell’intrattenimento, nella moda, nella ristorazione e nella sanità: il periodo di fine anno, e poi quello successivo dei saldi, è fatto apposta per rafforzare gli organici di quelle strutture che con l’arrivo delle tredicesime conoscono il loro momento magico.
Certo, si tratta di lavori in maggioranza a tempo determinato ma che – come ha detto LAURA PICCOLO, responsabile grandi clienti dell’agenzia Openjobmetis – possono trasformarsi in una via verso occupazioni più stabili. Del resto, è il ragionamento, una volta che si sono trovate persone che hanno dimostrato di SAPERCI FARE perché rinunciarci?
Allora, scorriamo con attenzione le possibilità in campo (vedi da pagina 14) e se c’è quella che fa per noi non esitiamo a inviare il curriculum. Da cosa può sempre nascere cosa e, magari, può saltare fuori proprio l’occasione che stavamo cercando.

DI CHANCE, in questo numero, ce ne sono molte altre che – seppure numericamente non così rilevanti – di sicuro non vanno prese sottogamba. Anzi. Per esempio, il ministero dell’Interno ha indetto un concorso per 654 ALLIEVI AGENTI DI POLIZIA al quale possono partecipare i volontari in ferma prefissata di un anno (Vfp1) o di quattro anni (Vfp4) che abbiano prestato servizio nelle forze armate. L’età è di 18-26 anni e il titolo di studio è il diploma di scuola secondaria di primo grado, ex licenza media (pagina 28).

Non è stata presa in considerazione l’idea, avanzata nei mesi scorsi, secondo la quale per entrare nelle Fiamme Oro non ci sarebbe più voluta la provenienza da esercito, marina o aeronautica e il diploma sarebbe passato dal primo grado al secondo grado. Sarà, forse, per la prossima volta, anche se su questa riforma pare essere sceso il silenzio.

OVIESSE, IL MARCHIO che con Upim fa parte del Gruppo Coin, è alla ricerca di 230 ALLIEVI MANAGER, AMMINISTRATIVI e MAGAZZINIERI per i negozi di Roma, Latina, Frosinone e Viterbo qui nel Lazio e in diverse città lungo l’intera Penisola (pagina 36). E AMAZON, che è in costante crescita come in crescita è l’intero comparto dell’e-commerce, è a caccia di 350 ADDETTI ALLO SMISTAMENTO, AUTISTI e MAGAZZINIERI (pagina 42).

NELLA GDO che opera nell’alimentare DM DROGERIE MARKT, una catena tedesca con un fatturato di 10,7 miliardi di euro e quasi 62.000 dipendenti, ha deciso di ampliare la presenza in Italia con altre 20-30 aperture, il che significa l’assunzione di 200 FIGURE PROFESSIONALI. L’investimento è di 20 milioni di euro e le selezioni cominceranno nei primi mesi del 2019 (pagina 52).

INFINE, PER CAPIRE dove si creeranno più opportunità di lavoro, un recente rapporto di UNIONCAMERE e ANPAL ha rilevato che nel breve periodo i settori con il fabbisogno più elevato saranno l’alimentare, l’ottica, i medicinali, le pelli e calzature, le telecomunicazioni. Bene anche il turismo, la ristorazione, e i servizi alle imprese e alla persona.
Tutto, comunque, all’insegna della preparazione: insomma, chi ne sa di più e può spendere una formazione all’altezza delle necessità e tecnologicamente avanzata non avrà difficoltà a trovare un impiego. Se si considera che entro il 2020 si creeranno 2,5 MILIONI DI POSTI, dal rapporto si possono trarre utili indicazioni. Magari per decidere su che cosa conviene specializzarsi.

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Le grandi opere, che dovrebbero essere il volano della ripresa economica e del rilancio dell’occupazione, battono la fiacca: ce ne sarebbero in programma per una montagna di quattrini (qualcuno ha parlato di 100 miliardi di euro) però per una ragione o per l’altra tutto è fermo. Le ragioni sono molteplici. Il nuovo codice degli appalti, per esempio, frenerebbe l’assegnazione di lavori anche importanti perché ci sono sempre manine pronte ad aggirare regole e regolamenti e bisogna fare attenzione.
Ma non solo. Ci sono anche indirizzi politici che rallentano pratiche e progetti. Sono sotto gli occhi le vicissitudini di Tav e Tap, del Terzo Valico, della Gronda di Genova, della terza corsia dell’A1 tra Firenze e Pistoia. E poi scuole, acquedotti, dighe e raccordi ferroviari. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ci sono 270 opere pubbliche congelate per un valore complessivo di 21 miliardi di euro che potrebbero dare lavoro a 330.000 persone e creare altri 75 miliardi di euro per le ricadute che il via libera potrebbe avere sull’economia nazionale.

Quando si sbloccherà la situazione? Nessuno lo sa. Intanto, meno male che ci sono aziende che comunque hanno deciso di andare avanti perché, in un mondo globalizzato, chi si ferma è perduto. Così ikea e eataly hanno messo insieme le forze e l’area dell’Ostiense – dove Oscar Farinetti ha creato uno dei suoi punti di riferimento dedicato ai prodotti alimentari italiani di qualità – ospiterà anche le offerte del colosso svedese dell’arredamento. Un’operazione che, a parte la valenza commerciale, significa un bel po’ di posti. (Il servizio è a pagina 36).

Molto altro si muove. Enel ha in programma 500 assunzioni di giovani diplomati e laureati che saranno chiamati a sostenere la svolta verde della nostra più importante società nel campo dell’energia. (Vedere a pagina 46).
E Poste Italiane ha annunciato che anticiperà di un anno, dal 2020 al 2019, i 7.500 ingressi previsti dal piano industriale. Qui le possibilità riguardano sia chi ha una buona esperienza alle spalle sia chi è al primo impiego, a cominciare da circa 300 autisti le cui selezione è stata affidata all’agenzia per il lavoro Adecco. Lo stipendio non è male (1.626 euro al mese) e la durata del contratto è a tempo determinato, ma la speranza di passare a quello indeterminato può non essere impossibile. Più i nuovi 600 portalettere. (I particolari a pagina 26).

Ultimo ma non ultimo per l’impatto che può avere, è quanto sta per accadere intorno ai Centri per l’impiego. Come è noto, sono queste strutture che dovranno trasformarsi nel braccio operativo del reddito di cittadinanza perché dovranno raccogliere le domande di chi avrà diritto al sussidio e poi dovranno trovare e proporre le tre chance di lavoro come indicato dalla riforma.
Ebbene, proprio in vista di questo impegno sono previsti 1.600 rinforzi che dovrebbero segnare un’autentica rivoluzione nel funzionamento dei Cpi che finora ha lasciato molto a desiderare. Più personale, più informatica, più contatti con il mondo della produzione. Il processo avverrà in tempi quantomai rapidi se è vero che la prima erogazione dei 780 euro del reddito di cittadinanza dovrebbe scattare tra aprile e maggio. (Le informazioni a pagina 14).

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IL REDDITO di cittadinanza può dare una mano a chi è in difficoltà? La risposta non può che essere sì. A chi deve essere dato? Ai disoccupati e a chi ha una pensione più che bassa. E ai 5 milioni che l’Istat ha appena classificato come poveri? Certo, anche a loro. Come si potrebbe dire di no. L’Italia, che non ha ancora superato la crisi in cui è precipitata dal fallimento del 2008 della banca americana Lehman Brothers, è piena di persone che non ce la fanno a vivere con dignità ed è a loro che si deve pensare. Quindi il reddito di cittadinanza è una misura quantomai urgente.

I risultati del Sondaggione dedicato all’argomento che pubblichiamo a pagina XX sono espliciti: a grande maggioranza i lettori hanno dichiarato di preferire il sussidio mensile alla riduzione delle tasse prevista dalla Flat Tax, che è l’altro cavallo di battaglia della coalizione di governo formata da M5S e Lega.

FIN QUI TUTTO è chiaro. I problemi cominciano quando si prova a entrare più nel merito. Abbiamo cercato di tirare le somme di ciò che potrebbe accadere titolando il servizio che potete trovare nel Primo piano: “Quando potrò incassare i 780 euro che mi spettano?”. Perché il punto è proprio questo: mi è stato promesso che, se ho i requisiti giusti, non ci sarebbero stati inciampi. Invece…

Invece, per esempio, la platea dei possibili beneficiari è via via cambiata. Si è passati dai 9 milioni di uomini e donne (così è scritto nel documento diffuso da M5S a ridosso della recente campagna elettorale) a 7 milioni poi a 5 milioni. Anche i soldi, che sarebbero dovuti arrivare all’inizio dell’anno, adesso potrebbero essere erogati non prima di aprile.

CHI VUOLE sapere a che punto siamo corra a leggere l’articolo che parte da pagina XX. Naturalmente, le incertezze non dipendono dai salti di umore di questo o quel ministro. La disponibilità in quattrini a disposizione del Def (Documento di economia e finanza) e poi della Legge di Bilancio è quella che è e occorre fare attenzione.

Per riempire la cassaforte è stata innalzata la soglia del debito al 2,4% e siamo andati allo scontro un po’ con tutti. Ma – ripetiamo – questi non sono affari di chi è in attesa di quei 780 euro ma di chi li ha promessi. Che, sicuramente, prima si sarà fatto due conti per concludere che non ci sarebbero stati troppi ostacoli da superare.

E SICCOME ogni promessa è debito, adesso il reddito di cittadinanza deve saltare fuori per chi rientra nel programma iniziale firmato dal vice-presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio. Il confronto in atto sta tutto qui: dal momento che il reddito di cittadinanza è una cosa buona e giusta, allora le risorse necessarie per finanziarlo devono essere trovate.

Anche a costo di mettere a rischio i precari equilibri del Paese? Chi lo sta aspettando non può farsi carico della contabilità generale E occhio, perché se ci sono stati errori di valutazione non c’è molta voglia di passarci sopra.

FORSE ci siamo dilungati troppo ma il tema è di quelli davvero importanti e c’è necessità della massima chiarezza. Sul versante delle possibilità di lavoro notizie interessanti provengono da Gran Roma, lo shopping center che sta per essere inaugurato nella Capitale a ridosso della Prenestina (ne abbiamo già parlato ma ora si sta entrando nel vivo), e dal turismo invernale. Ma scorrendo le pagine della rivista, ci si accorgerà che molte altre sono le opportunità da cogliere. Buona lettura.

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