Se si guardano i dati che in questi giorni si stanno accumulando sull’andamento della nostra economia sembra che il peggio sia ormai alle spalle. Nel secondo trimestre di quest’anno, rispetto al primo, il Prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto del 2,7%: meglio di tutti in Europa, dal momento che la Germania si è fermata al +1,5%, la Francia al +0,9% e la media dell’Eurozona ha segnato un +2,0%. Inoltre, la fiducia delle imprese si è consolidata, i consumi sono ripartiti e anche l’occupazione ha messo a segno qualche risultato incoraggiante. Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha lasciato capire che la ripresa continuerà a correre.
Bene. Ma c’è chi invita alla prudenza. Non c’è dubbio che l’avvio del Piano di ripresa e resilienza, grazie anche ai soldi in arrivo dall’Unione europea, ha messo in moto spinte positive in molti settori e che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, pare garantire tutto e tutti sulla capacità del Paese di tirarsi fuori dai guai.

Ma si deve guardare oltre il breve periodo. Lo stesso Visco ha ricordato che il debito pubblico salirà vicino al 160% del Pil, cioè “quasi 60 punti oltre quello medio dell’area dell’euro e ciò costituisce un’intrinseca fragilità… Dobbiamo spendere bene le risorse che ci troviamo/troveremo a gestire in quanto devono dare frutti importanti e duraturi”. Questa è la posta in gioco e su questo non si può scherzare: sono in particolare i giovani a sperare in un domani diverso con meno difficoltà di quelle che hanno caratterizzato gli anni più recenti.
Una speranza che sta conquistando, seppure lentamente, il centro della scena. Per una ragione non più rinviabile: le strutture dello Stato e non poche di quelle private hanno urgente bisogno di rinnovarsi, e non lo possono fare se non parte sul serio il ricambio generazionale, ovvero se chi è più in linea con le complessità anche tecnologiche del mondo d’oggi continua a restare ai margini delle iniziative.

Di ciò si trova traccia in questo numero di “Lavoro Facile” sia all’interno delle tante opportunità che la pubblica amministrazione sta mettendo in campo sia nell’ambito delle chance di cui l’imprenditoria ha necessità e che spesso non riesce a trovare.
Date un’occhiata al Primo piano (pag. 20), al servizio che riguarda Autostrade per l’Italia (pag. 32) dove, tra l’altro, c’è un’intervista esclusiva a Gian Luca Orefice, direttore risorse umane della società, e alle ricerche di personale da parte dell’Enel (pag. 42). Il filo conduttore è unico: servono diplomati e laureati in grado di padroneggiare materie sconosciute fino all’altro ieri. E che, potrà apparire scontato ma non lo è, sappiano cavarsela con le lingue straniere.
Può essere l’inizio della svolta auspicata: l’Italia che uscirà dal Pnrr dovrà essere più preparata e con meno capelli bianchi dietro le scrivanie. Allora, avanti tutta su questo versante.

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Secondo il Bollettino mensile del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, nelle recenti settimane le imprese hanno messo in campo 534.000 opportunità di lavoro (+106.000 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, +658.000 se si prende in esame l’ultimo trimetre). E nelle aziende sembra tornata la fiducia: il 30,29% si attende un miglioramento della produzione entro settembre. Il 12,89%, invece, ne prevede una riduzione.
A trainare le assunzioni sono il manifatturiero, le industrie alimentari, quelle meccatroniche e metallurgiche, il chimico-farmaceutico, le costruzioni. Ancora così così il tessile-abbigliamento-calzature e il turismo che pure registra segnali di risveglio. Il commercio spera che la spinta dei saldi possa proseguire anche in autunno.
Altre analisi convergono su questi dati. In sostanza, la macchina si sta rimettendo in moto, seppure in maniera non omogenea.

Verrebbe da dire: meno male, dopo il lungo periodo in cui l’intero Paese, colpito duro dalla pandemia, è stato costretto a tirare la cinghia. Però poi ecco i licenziamenti Embraco, Gkn e Whirlpool, l’Alitalia che diventa Ita e che lascerà a terra migliaia di dipendenti, l’Ilva alle prese con un pesante ricorso alla cassa integrazione.
Queste vicende sono note perché se ne occupano i giornali e la televisione. Ma ce ne sono altre che coinvolgono tantissime persone. Giusto per citarne alcune: Alcoa, Abb, Acc, Elica, Isw Steel Italy, Giannetti Ruote. Al ministero dello Sviluppo economico sono aperti 85 tavoli di crisi, molti dei quali di difficile composizione.

Ma allora come stanno le cose? È giusto parlare di ripresa o spesso si preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno mentre nell’altra metà non c’è che il vuoto?
Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, non ha mai spinto la speranza oltre la realtà: “L’Italia sta vivendo un momento favorevole grazie alle certezze fornite dall’Europa e all’abbondanza di mezzi finanziari pubblici e privati, ma la ripresa non basterà a sanare i danni che la crisi pandemica ha fatto all’economia… Dobbiamo raggiungere tassi di crescita più elevati e sostenibili che non nel recente passato, per aiutare non solo chi non aveva un lavoro prima della pandemia, ma anche chi lo ha perso in questi mesi e chi potrebbe perderlo nei prossimi anni”.

A ben guardare, non è ancora il momento dello champagne ma della serietà operativa. Nessuno ci regalerà la ripresa e, soprattutto, nessuno ci perdonerà se non sapremo spendere bene i soldi del Recovery Plan. L’Ue ci ha avvertito: i piani presentati a Bruxelles vanno realizzati e l’Unione vigilerà affinché ciò avvenga. Altrimenti il flusso degli aiuti potrebbe interrompersi. Siccome i primi miliardi di euro li abbiamo già in tasca, è imperativo non sbagliare. Già a settembre-ottobre si potrà capire l’aria che tira.

Com’è tradizione, con questo numero la rivista online “Lavoro Facile” si prende un breve periodo di pausa. Il sito, invece, continuerà ad essere aggiornato quotidianamente e a segnalare le più interessanti opportunità di impiego. A tutti i nostri lettori gli auguri di buone vacanze.

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Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto i primi 24 miliardi di euro legati al Recovery Plan arriveranno in Italia. In totale, nel giro di cinque anni, i miliardi che riceveremo toccheranno quota 200, in parte in prestito e in parte a fondo perduto. Non è un risultato da poco e – se si guardano i mesi scorsi – non era scontato. Dovevamo presentare un progetto credibile e alla fine ce l’abbiamo fatta. L’assegno ce l’ha portato lo scorso 22 giugno la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen: “Sono qui per dire che avete il nostro appoggio totale. Il vostro piano è ambizioso e lungimirante”.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incassato e ringraziato. E poi ha sottolineato una cosa che è passata sotto silenzio: “Il soldi devono essere spesi tutti e bene. In maniera efficiente, efficace, ma anche con onestà”.
Con l’aria che da troppo tempo tira intorno alla nostra macchina dello Stato è un rilievo di chi la sa lunga e che quando era governatore della Banca d’Italia e in questi pochi mesi a Palazzo Chigi deve averne viste di ogni colore. Tra l’altro, proprio mentre venivamo promossi da Bruxelles è saltata fuori l’ennesima vicenda poco limpida a proposito dell’acquisto di attrezzature e materiali destinati a contrastare la pandemia.

Però qui facciamo punto e andiamo a capo. E proviamo a vedere a che cosa servono quei primi 25 miliardi. Intanto, un miliardo di euro verrà impiegato nei prossimi sei mesi – cioè da subito – per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Un altro miliardo servirà per agevolare l’occupazione femminile e un altro ancora per gli asili nido e le scuole a tempo pieno.
Il resto verrà suddiviso secondo le “sei missioni” che fanno parte del Recovery: digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, inclusione e coesione.

Dovrebbe essere un’altra Italia quella che emergerà dalla “rivoluzione” scandita dal Recovery Plan. Ce la faremo a realizzare quanto scritto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza? Draghi ci ha messo la faccia ed è riuscito ad aggiudicarsi i primi round.

Ma nei cinque anni che ci separano dal 2026 che cosa ne sarà del capo del governo e della sua squadra? Che cosa salterà fuori dalle urne politiche che si apriranno nel 2023? Chi si siederà a Palazzo Chigi continuerà a seguire la strada tracciata da SuperMario?

C'è da aggiungere che quei 200 miliardi di euro dovremo spenderli senza permetterci “invenzioni” in corso d’opera. Ce lo ha ricordato la stessa Von der Leyen: “L’attuazione sarà dura. Dovremo lavorare insieme e la Commissione sarà accanto a voi passo dopo passo. Un’Italia più forte rende l’Europa più forte”.
In sostanza, a Bruxelles seguiranno con attenzione ciò che staremo combinando. Mario Draghi è una garanzia. Ma dopo?
Ci sarà tempo e modo per capire meglio. Intanto c’è attesa per quel miliardo di euro destinato “all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro”. Sicuramente scatterà una riforma delle politiche attive e si cercherà di mettere a profitto la ripresa dell’economia che continua a mandare segnali incoraggianti. C’è però bisogno di risultati immediatamente visibili. Appunto: “I soldi vanno spesi bene”. Gli esami cominciano adesso.

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Per gli ottimisti i giorni appena passati sono stati ricchi di soddisfazioni. Del tipo: “Mai fasciarsi la testa prima di essersela rotta”. Già, perché uno dopo l’altro sono arrivati sull’Italia giudizi positivi di cui si era persa la memoria. E così, abituati a fare i conti con riferimenti sempre negativi, di colpo ci siamo svegliati con tanti che ci hanno dato pacche sulle spalle e, sorridendo, ci hanno detto: “Coraggio, le cose non stanno andando male. Anzi. Se continuate così ce la potete fare”.
Possibile? Tutto vero? Ha cominciato l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) che, in un quadro di generale miglioramento, ha assegnato all’Italia una crescita del Pil del 4,1%, meglio dell’intera eurozona dove la crescita media non dovrebbe superare il 3,9%. Giusto per fare un paragone significativo, il balzo in avanti della Germania non dovrebbe andare al di là del 3%, ma qui c’è da tenere presente che i tedeschi hanno subito meno di noi i colpi della pandemia e che quindi anche questa loro percentuale non è affatto male.

Poi un mese fa è stato anche il Fmi (Fondo monetario internazionale) a rivedere in salita le stime di crescita del nostro Pil, dopo il crollo del 2020. Nell’anno in corso la ripresa dell’economia dovrebbe attestarsi sul 4,2% che andrà avanti anche nel 2022 con un +3,6%. Rispetto alle stime di gennaio, siamo 1,2 punti sopra. Il che non è poco considerando che il Fondo non è mai stato tenero nei nostri confronti.
Quindi, all’inizio di giugno, anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha affermato che “è possibile una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno” e che potremo “superare il 4% di crescita del Pil”.

E ancora. Secondo il Commissario europeo agli affari economici, Paolo Gentiloni, le previsioni per l’Italia sono positive e incoraggianti e la ripresa si può rivelare una grande occasione. Con gli incentivi del Recovery Plan – ha aggiunto – “c’è la possibilità per l’Italia di tornare non solo ai livelli pre-crisi ma di continuare a crescere… Si prevede una crescita del Pil italiano del 4,2% quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo”.
I dati si discostano di poco ma la sostanza sembra chiara: siamo alla vigilia di una riscossa che può farci dimenticare le difficoltà in cui siamo immersi.

Allora champagne e brindisi? Ma sì, brindiamo e facciamoci gli auguri. Però restiamo con i piedi per terra perché se le previsioni sono quelle appena ricordate ce ne sono altre sulle quali non si può fare finta di niente.
Per esempio, la stessa Unione europea ha sottolineato che l’Italia deve prestare attenzione agli “eccessivi squilibri macroeconomici” derivanti dall’alto debito pubblico, dalla fragilità del sistema bancario, e così via. Una situazione che, quando nel 2023 torneranno in vigore i parametri del Patto di stabilità, ci potrebbero risospingere su terreni insidiosi.

A meno che – appunto – la ripresa non ci farà compiere un bel salto in avanti e con ciò ridurre i pesi che appesantiscono il nostro cammino (il debito pubblico è ormai a quasi 2.600 miliardi di euro).
Ma intanto la tendenza è dalla parte degli ottimisti di cui sopra: il Paese si sta lasciando alle spalle la pandemia, le imprese – seppure timidamente – riprendono ad assumere e la fiducia nel futuro è tornata alla ribalta. La strada imboccata sembra quella giusta ma non ci si deve distrarre. Le previsioni sono una cosa, la realtà spesso un’altra.

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Abbastanza all’improvviso arrivano notizie che rilanciano la speranza. Non ci eravamo abituati. Se ce lo avessero detto appena un mese fa sarebbe stato difficile crederci. Allora proviamo a vedere meglio: 1) nel momento in cui scriviamo la pandemia non è ancora vinta ma sembra battere in ritirata; 2) un rapporto presentato da Prometeia e Intesa Sanpaolo ha messo in evidenza che l’Italia è riuscita a mantenersi nel gruppo dei grandi Paesi produttivi e che si moltiplicano i segnali di ripresa; 3) il fatturato industriale di quest’anno dovrebbe chiudere con un +8,4% e quello del 2022 con un +2,6%; 4) fino al 2025 continueremo a crescere; 5) secondo il Commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni, l’Unione europea è tornata a marciare e aumenterà la velocità nel secondo semestre dell’anno; 6) anche l’Italia sarà nel plotone di testa.

Ma c’è altro. Excelsior Unioncamere e Anpal ritengono che le imprese stipuleranno 1,27 milioni di contratti tra oggi e la fine di luglio. Nel dettaglio: 262.000 assunzioni riguarderanno i servizi, 127.000 l’industria, 56.530 la ristorazione, 28.610 gli addetti vendita, e così via.
Se si calcola il solo mese di maggio su aprile, gli inserimenti in più saranno il 27,5%. Quali aziende avranno più bisogno di personale? Nell’ordine: meccatronica, metallurgia, alimentare, sistema moda, farmaceutico, gomma e plastica, costruzioni.
Di conseguenza le figure più ricercate sono nel campo delle attività commerciali e dei servizi, gli operai, i meccanici e i riparatori. Inoltre, rispetto al periodo pre-Covid, aumenterà soprattutto la domanda per le professioni a più elevata specializzazione come ingegneri, operatori gestionali, tecnici informatici, addetti ai processi produttivi.

Insomma, c’è aria di ripartenza. A gettare un po’ d’acqua sul fuoco degli entusiasmi ci ha però pensato lo stesso Gentiloni quando ha sottolineato che la vera sfida sarà la qualità di questa crescita: se sarà sostenibile e se sarà duratura, se cioè non sarà soltanto un quasi naturale rimbalzo all’indomani della crisi.
Vale a dire: okay, va meglio ma facciamo bene i conti, organizziamoci affinché la ripresa non si riveli un fuoco di paglia, approfittiamo dei soldi che ci darà l’Europa per cambiare davvero e in profondità.

Resta un sacco di gente che continua a non avere un lavoro e, anche chi ce l’ha, con lo scadere del blocco dei licenziamenti, corre il rischio di perderlo. Quindi i problemi che abbiamo davanti e che dobbiamo risolvere sono giganteschi.
Certo, fanno piacere i segnali sul possibile superamento della fase più dura e il fatto che tra breve avremo a disposizione il primo blocco di soldi per Recovery Plan. Ma occorrerà mettere giudizio e usare al meglio le nuove opportunità. Saranno pure parole dette e ridette ma adesso è vietato sbagliare come tante volte è successo in passato.

Intanto, sfogliando le pagine di questo numero di “Lavoro Facile”, si può entrare in contatto con quelle imprese grandi, medie e piccole che si sono già messe in moto e che sono alla ricerca di figure professionali. Se salta fuori la posizione che fa al caso nostro si vedrà che ci sono tutte le indicazioni per farsi avanti. Dopo di che restiamo con gli occhi aperti per verificare se ciò di positivo di cui si è detto si realizzerà. Auguriamocelo. Di sicuro ci sarà modo di tornarci sopra.

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C’è la speranza e c’è la vita di tutti i giorni. La speranza guarda al futuro e si alimenta dei soldi che stanno per arrivare dall’Europa. La vita di tutti i giorni è legata ai colpi assestati dalla pandemia, alle piccole, medie e grandi aziende messe in ginocchio da virus, ai tanti che hanno perso il lavoro. Stavolta, però, la speranza non è solo un atto di fede. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza illustrato pochi giorni fa dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è ricco di impegni e di obiettivi.
Del resto, i quasi 200 miliardi di euro che ci sono stati messi a disposizione (i primi 24 saranno qui alla fine di luglio) non sono uno scherzo, e se tutto andrà bene la crescita media del Prodotto interno lordo nel 2022-2016 sarà di 1,4 punti percentuali più alta rispetto al 2015-2019 quando il Covid non aveva ancora messo i bastoni tra le ruote dello sviluppo.

Adesso si sa che cosa ci faremo di quei quattrini: 57 miliardi andranno a finanziare la rivoluzione verde e la transizione ecologica; 43 miliardi la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura; 32 miliardi l’istruzione e la ricerca; 25 miliardi le infrastrutture per una mobilità sostenibile; 17 miliardi l’inclusione e la coesione; 15 miliardi la salute.
Alla fine, l’Italia non sarà più la stessa perché sarà più moderna, più in linea con le esigenze di un mondo in rapida trasformazione, forse più sensibile ai bisogni della gente e più attenta nei confronti di chi è più in difficoltà. Ma andrà davvero così? La domanda è legittima. Altre volte, per esempio, non siamo stati in grado di impiegare nemmeno le risorse che ci erano state assegnate all’Ue (di 44 miliardi di euro ne abbiamo usati a malapena 18).

La chiave di volta, lo sostengono in parecchi, è nelle mani dell’uomo che oggi guida il governo. Che deve però vedersela con chi – ha fatto sapere – non ha capito la fase storica che stiamo attraversando. Probabilmente ce la farà e probabilmente, per non lasciare il lavoro a metà, potrebbe rinunciare a essere tra i candidati alla successione di Sergio Mattarella quando, il prossimo anno, si dovrà nominare il nuovo Capo dello Stato.
Ora non è che l’Italia cambierà volto dall’oggi al domani. Ci vorrà tempo per costruire ferrovie, scuole, ospedali, strutture “green” e quant’altro. Nel mentre che si fa con la disoccupazione reale che oscilla intorno al 20%, con la fine del blocco dei licenziamenti (se non dovesse essere rinnovato), con quei giovani che hanno persino rinunciare a cercare un posto?

La corsa alle vaccinazioni e la riapertura di molte attività dovrebbero dare una mano. Una parte della manodopera costretta a stare a casa potrebbe riprendere l’attività e l’economia rimettersi in moto. È un sogno ad occhi aperti? Si vedrà. Intanto, un po’ a sorpresa, c’è chi ha deciso di scommettere ancora sul nostro Paese e su Roma in particolare, nella convinzione che i turisti non tarderanno ad affollarsi di nuovo tra il Colosseo, i musei Vaticani, le strade dello shopping. Per questo, nel giro di qualche mese, 15 grandi alberghi apriranno nella Capitale e daranno lavoro a un bel po’ di persone. E poi – come si può leggere in questo numero di “Lavoro Facile” – ci sono imprese importanti che hanno bisogno di figure professionali. In questi casi la speranza è già realtà.

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La domanda che ci si continua a porre è: quando ricominceranno le assunzioni? Se la pongono soprattutto i giovani e soprattutto coloro che la crisi scatenata dalla pandemia ha espulso dal ciclo produttivo. Si vorrebbe rispondere che la ripresa è dietro l’angolo e che, quindi, bisogna pazientare ancora un po’. Forse è così. L’arrivo dei soldi del Recovery Fund-Next Generation Ue dovrebbe rimettere l’Italia sulla linea di galleggiamento, ma intanto a quali appigli ci si può aggrappare?

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando i 140 anni della nascita di Alcide De Gasperi e la sua “capacità di visone” che portò quel capo di governo a costruire una politica attiva “orientata alla lotta alla miseria, all’analfabetismo, al superamento di fratture sociali impedimento alla crescita del Paese”.
Erano gli anni del dopoguerra, e una guerra è anche quella che oggi si sta combattendo contro il coronavirus. “Capacità di visione” significa non giocare con le parole e con le strategie di piccolo cabotaggio che non riescono a guardare al di là di una tornata elettorale. Il nostro Presidente, che non ha bisogno di cercare consensi con la demagogia, riesce sempre a cogliere nei suoi interventi la realtà in cui si trovano a vivere milioni di persone.
Così ha invitato a sperare malgrado la disperazione. “Nessuno può togliere ai giovani la speranza del futuro perché oscurerebbe il futuro dell’intera comunità. È questo un compito che accomuna quanti rivestono responsabilità pubbliche e tutti i cittadini. Compito che nei momenti di crisi più acuta diviene ancora più esigente perché pone il bene comune nel massimo rilievo”.

Come non essere d’accordo? Ma che cosa fare per ricostruire la speranza? Di sicuro non ci sono bacchette magiche. Mentre ci vogliono competenza, conoscenza delle materie che regolano l’economia e i rapporti sociali, saggezza operativa. Insomma, una “capacità di visione” e – ha sottolineato Mattarella – il “coraggio di scelte difficili”.
Tutto adesso è nelle mani del governo guidato da Mario Draghi. Ce la farà? Non sono pochi gli analisti che sostengono che se anche stavolta si dovessero mancare gli obiettivi sarebbero guai serissimi. Proprio per questo c’è necessità di vedere subito qualche risultato che dia il senso di una marcia in grado di portarci fuori dal tunnel.

Tra le decisioni prese da Palazzo Chigi sul versante dell’occupazione c’è quella di rimettere in moto i concorsi della pubblica amministrazione. Si tratta di centinaia di migliaia di opportunità: secondo una recente indagine, entro i prossimi 5 anni lo Stato dovrà chiamare in servizio 740.000 nuove figure professionali, a cominciare sin da adesso. Come i 130 commissari di polizia (pag. 7).
All’argomento, questo numero di “Lavoro Facile” dedica il Primo piano (pag. 20) con informazioni che chi ha i requisiti giusti può utilizzare al volo. Tra l’altro, significativamente, si cercherà di rendere più veloci i processi di selezione.

Opportunità di impiego ci sono anche nella logistica dove FedEx ha messo sul piatto 800 assunzioni (pag. 30) e Amazon sta per aprire nuovi centri (pag. 36). Da ricordare che il 22 aprile scade il tempo per iscriversi nelle graduatorie del personale Ata (pag. 38) e che Just Eat è a caccia non solo di rider (pag. 42). Il contratto è a tempo indeterminato e per il comparto del food delivery è una vera rivoluzione.

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Nel momento in cui è scattato un lockdown-bis meno prolungato rispetto a quello di un anno fa (questo non coinvolge l’intera l’Italia, le Regioni in “fascia rossa” sono 10 più la Provincia autonoma di Trento) il tema dell’occupazione ha recuperato una centralità forse come mai negli ultimi tempi.
Ne hanno parlato in parecchi: il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e i ministri più coinvolti come Andrea Orlando (Lavoro), Daniele Franco (Economia), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo), Enrico Giovannini (Infrastrutture). Il problema resta quello di passare dalle parole ai fatti, ma stavolta con i soldi del Recovery Fund-Next Generation Ue in arrivo la spinta a riempire di contenuti i buoni propositi potrà essere determinante.

Del resto, come si può capire leggendo anche questo numero di “Lavoro Facile”, molte aziende non sono restate con le mani in mano. Si dirà: ma con il Paese che ha richiuso quasi tutto che senso ha segnalare posti e selezioni? La domanda è fondata e la risposta non può non chiamare in causa le strategie dell’Esecutivo e del mondo della produzione alla luce di ciò che potrà accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

In sostanza: se i vaccini riusciranno a stringere in un angolo la pandemia allora potremo ricominciare a correre. Ma per farlo dobbiamo farci trovare pronti. Così ecco la riforma della macchina dello Stato caratterizzata dal ricambio generazionale, ecco i piani di sviluppo degli Enti che fanno capo allo Stato, ed ecco le imprese grandi, medie e piccole che, sfuggite ai colpi della crisi, adesso tornano a sedersi intorno al tavolo della ripresa.

Le opportunità di impiego che si possono trovare nelle pagine che seguono sono davvero numerose e si inseriscono nel quadro di ciò che si è appena detto. E contando sulla sconfitta del Covid-19. Il 6 aprile, quando termineranno le misure restrittive entrate in vigore il 15 marzo, il picco delle difficoltà dovrebbe essere ormai alle nostre spalle e l’aumento delle vaccinazioni dovrebbe lasciare spazio – finalmente – a una ragionevole speranza.

Di assunzioni nella pubblica amministrazione abbiamo scritto più volte. Il ministro Brunetta ha confermato l’impegno a riordinare gli organici, a metterli nelle condizioni di fronteggiare le nuove esigenze operative e, di conseguenza, a dotarli delle professionalità che più servono e delle quali non si può più fare a meno.
In ballo, complessivamente, ci sono migliaia di chance: i concorsi già banditi verranno sbloccati e altri stanno per uscire sulla “Gazzetta Ufficiale”. Ma intanto altre aziende sono pronte a partire: ci sono 1.650 possibilità nella grande distribuzione (pag. 20), Kasanova ha annunciato un piano con l’apertura di 500 negozi e l’assunzione di 6.000 addetti (pag. 32) e nel campo della sicurezza Verisure è a caccia di 300 profili (pag. 7). Nel settore pubblico il ministero degli Esteri cerca 400 figure (pag. 48), 100 le Ferrovie dello Stato (pag. 38) e 600 i bus e la metro di Atm (pag. 52).

Prima si guarisce e poi si riparte, ha affermato il presidente americano Joe Biden. La pensa così anche Mario Draghi. Forse l’Italia è sulla strada giusta per uscire dalle tenebre.

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Se si riuscirà a tenere a freno la pandemia grazie ai vaccini allora nelle prossime settimane l’occupazione potrebbe riprendere un po’ di slancio. Prima c’è da decidere la proroga o meno del blocco dei licenziamenti (quasi certamente ci sarà la proroga) a poi, guadando all’estate, molte opportunità potrebbero essere messe a disposizione di chi è alla ricerca di un lavoro.
In parte è già così come si può leggere nelle 114 pagine di questo numero di “Lavoro Facile” che, tra l’altro, è andato a guardare che cosa può accadere con la “rivoluzione verde” annunciata dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Qui le possibilità, una volta avviata la transizione ecologica, sono davvero tante: fino a 500.000, hanno calcolato gli esperti. A cominciare dalle grandi aziende che producono e distribuiscono di energia, come Enel, Eni e Acea, che hanno avviato importanti selezioni per trovare il personale più in linea con le strategie orientate al “green”.

Ma è la prossima estate il vero serbatoio di chance. Ne abbiamo contate 4.047 suddivise in tre blocchi: 1) i parchi a tema nei pressi di Roma, come Cinecittà World, Magicland e Zoomarine; 2) le spiagge e gli stabilimenti del litorale laziale, della Versilia e dell’Emilia Romagna; 3) i villaggi e resort in Italia e nelle più belle località del mondo.
La ricerca, oltre agli animatori, riguarda addetti all’accoglienza, addetti alla ristorazione, addetti alla sicurezza, amministrativi, istruttori, manutentori. E così via.

Un’azienda che ha fatto la storia delle due ruote ha oggi bisogno di 420-450 addetti alla produzione da assumere entro il mese di marzo: siamo parlando della Piaggio che ha la sede centrale a Pontedera. Famosa per avere messo su strada nel 1946 la mitica Vespa, nei prossimi tre anni investirà 450 milioni di euro per ridisegnare la mobilità del futuro puntando sui motori elettrici.

Lo aveva preannunciato e adesso dalle parole si passa ai fatti: Primark, l’azienda irlandese di abbigliamento low cost che piace tanto ai giovani, dopo l’apertura nel centro commerciale Maximo, sulla via Laurentina, a poca distanza dalla Cristoforo Colombo, si appresta a inaugurare il secondo punto vendita nella Capitale all’interno del centro commerciale Roma Est, nei pressi di Lunghezza, sulla via Collatina.
Complessivamente, considerando anche le ricerche in corso per gli altri spazi commerciali, si tratta di 320 figure professionali per le quali ci si può candidare sin da subito.

Tra le banche che sul fronte dell'occupazione stanno procedendo al ricambio generazionale c'è anche Banca Sella che conta più di 300 filiali in Italia e all’estero, e oltre 5.000 dipendenti. L'istituto di credito, proprio in questi giorni, ha annunciato il nuovo Piano industriale grazie al quale sono previste 764 assunzioni nel triennio 2021/2023 a fronte di prepensionamenti e uscite volontarie.
le risorse selezionate verranno inserite prevalentemente nei settori Ict, commerciale, immobiliare, finanza e organizzazione. I nuovi ingressi avverranno in tutta Italia, compresi Roma e il Lazio.

L’ultimo concorso risale al 2017 e c’è molta attesa per quello che è in uscita nelle prossime settimane. È il bando per il primo inserimento o per l’aggiornamento della posizione negli elenchi del personale Ata.
Un accordo con i sindacati era stato raggiunto con la ministra Daniela Azzolina ma la crisi del governo di Giuseppe Conte, l’insediamento della compagine guidata da Mario Draghi e la nomina del nuovo responsabile del dicastero di viale Trastevere, Patrizio Bianchi, hanno spostato in avanti il cronoprogramma.
Ma, nella sostanza, poco cambierà. Nel senso che per il personale Ata (assistenti amministrativi, bidelli, collaboratori, cuochi, direttori, guardarobieri, infermieri, tecnici) il via libera al bando arriverà nel prossimi giorni. Le nuove graduatorie saranno valide per gli anni 2021-2022, 2022-2023 e 2023-2024.

Nella rubrica dei concorsi usciti sulla “Gazzetta Ufficiale” le Asl Roma 1, 4, 5 e 6, l’Asl di Rieti, l’Istituto Superiore della Sanità e il Comune di Valmontone hanno bisogno di dirigenti medici e amministrativi da assumere a tempo indeterminato.
Opportunità anche per assistenti, collaboratori, funzionari, informatici, ricercatori per varie università e tecnologi.

Da seguire, come sempre, le proposte contenute nelle 11 pagine della rubrica "Lavori in Corso" che stavolta riguardano: 626 allievi marescialli cc. 100 penny market. 86 zucchetti. 70 fast food. 70 obi. 60 ikea. 40 poltronesofà. 40 referendari TAR.
Possibilità anche in Carglass, Cassa Depositi e Prestiti, Comune di Gallipoli, Ducati, Terra dei Motori.

Sono 701 le offerte della piccole e medie imprese del Lazio (Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo) che, nella rubrica dei piccoli annunci (37 pagine), si riferiscono tra l’altro a: addetti mensa, carrellisti, contabili, commessi, elettricisti, farmacisti, impiegati, ingegneri, magazzinieri, segretarie, tecnici, telefobisti call center.
Contratti di diverso tipo: a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato e di tirocinio. I Ccnl fanno riferimento a quelli di categoria.

Anche in tempi di Covid non mancano i casting (segnalati nella rubrica Trovaset) per chi vuole lavorare nel mondo dello spettacolo. Per esempio, per la televisione ci si può candidare per “Cuochi d’Italia”, “L’Eredità”, “Master Chef Italia”, “Reazione a Catena” e “X Factor”.
Per il cinema selezione di attrici e attori per il film di Gianni Amelio “Il traditore” (si cercano anche tecnici e maestranze), attori e figuranti per il corto “La pecora” di Nour Gharbi.
Casting anche per i settori musica (artisti di ogni genere, cantautori, gruppi) e danza (Compagnia del Balletto di Roma, Ajkun Ballet Theatre, Honk Kong Ballet).

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Ci sono un sacco di posti sulla rampa di lancio. Bisognerebbe premere il tasto del “via” e per l’Italia sarebbe una bella boccata d’ossigeno dopo tanti patemi d’animo. Le 50 grandi opere già approvate potrebbero dare occupazione a 800.000 persone. Sul piatto sono stati messi 50 miliardi di euro dal ministero delle Infrastrutture da utilizzare entro i prossimi 15 anni.
A questo pacchetto di investimenti sono stati aggiunti altri 15 miliardi di euro affinché le amministrazioni centrali e periferiche si diano da fare – precisa il dicastero che ha sede in piazzale di Porta Pia – per la messa in sicurezza della rete viaria, dei ponti e dei viadotti e per la realizzazione di programmi innovativi per la qualità dell’abitare.

Tra le strutture più importanti ci sono il completamento della Torino-Lione, la Gronda di Genova, la Strada dei Parchi (A24-A25), la terza corsia dell’A11 tra Firenze e Pistoia, l’autostrada Roma-Latina, la tratta Verona-Vicenza-Padova del sistema delle tangenziali venete, il prolungamento delle metropolitane della Capitale A, B, B1 e C, la conversione della Roma-Lido, della Roma-Viterbo e della Roma-Giardinetti, la tratta Verona-Brescia dell’alta velocità, l’autostrada Tirrenica in Toscana, il raddoppio della Genova-Ventimiglia e l’autostrada regionale Cispadana in Emilia Romagna.
Solo queste opere muovono più di 30 miliardi di euro e una forza lavoro di non meno di 200.000 figure professionali. Però il punto è: chi premerà quel pulsante del “via”? E quanto tempo ci vorrà ancora per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie? Di certo il possibile superamento della crisi di governo (mentre scriviamo Mario Draghi ha ricevuto l’incarico di succedere a Giuseppe Conte) potrebbe sbloccare la situazione.

Ma intanto ci sono aziende che non si sono messe alla finestra in attesa che spunti il sereno. Per esempio, le Ferrovie dello Stato hanno puntato 32 miliardi di euro per trasformare il panorama dei trasporti: si tratta di mettere mano non solo ai collegamenti ma anche al digitale e ai sistemi attualmente utilizzati per monitorare il traffico.
È stato precisato che i piani si tradurranno in realtà abbastanza rapidamente utilizzando le risorse senza soste e su turni 24 ore su 24. Tra sei anni le Fs intendono consegnare una “nuova Italia” ai cittadini.
E se, prima, le opere indicate riguardano il Centro-Nord, stavolta si scende anche più a Sud con le infrastrutture ferroviarie tra Basilicata e Calabria, il collegamento della Salerno-Reggio Calabria con il nodo aperto nel 2009 sulla Roma-Milano-Torino, l’inserimento delle tecnologie di sicurezza sulla tratta Palermo-Messina-Catania e altri investimenti lungo la Avellino-Napoli-Bari.

Inoltre, anche Poste Italiane intensificherà il programma per migliaia di assunzioni nell’ambito del piano strategico che si concluderà nel 2022, Gavio ha avviato cantieri per favorire la ripartenza, nel campo dei supermercati VéGé ha deciso un forte rilancio e Amazon aprirà altri centri logistici che impiegheranno tanti addetti.

Infine, in questo numero di “Lavoro Facile” ci sono opportunità che vedono in primo piano Intesa San Paolo, Bpm, Bnl e Deutsche Bank, e Autostrade per l’Italia. Le agenzie per il lavoro propongono offerte da valutare con attenzione e nel digitale la società Techyon è alla ricerca di specialisti.
Ma resta l’interrogativo iniziale: da dove e quando salterà fuori quel dito per spingere il tasto di avvio delle grandi opere?

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