Per essere un’estate torrida non c’è male perché all’improvviso si sono allineati un po’ di dati positivi. Gli occupati sono in aumento e la disoccupazione è scesa, per la prima volta dal 2012, sotto la soglia del 10%.
Non c’è da brindare a champagne in quanto restiamo sempre in fondo alla classifica – dopo di noi ci sono solo Spagna e Grecia – e per i giovani è ancora dura. Ma dopo tanti segni meno c’è finalmente un segno più. Durerà, non durerà? Vedremo. Intanto meglio così. Anche se sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico restano aperti tavoli di crisi che riguardano 300.000 lavoratori.

La pubblica amministrazione continua a mandare segnali di risveglio. All’Inps, per esempio, stanno per arrivare 5.376 rinforzi (3.507 sono i vincitori dei concorsi indetti negli anni 2017 e 2018 mentre 1.869 usciranno da quelli in calendario a novembre) e il Comune di Roma ha annunciato il reclutamento di 210 addetti alle politiche sociali e l’inserimento a tappe degli iscritti nelle graduatorie del Concorsone del 2010 da allora rimasti impigliati nel blocco del turn-over.
In questa sede le polemiche lasciamole fuori. Perché se è vero che l’Inps assume chi ha superato i bandi promossi quando al vertice dell’Istituto di previdenza c’era Tito Boeri e al governo c’erano prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, e che la sindaca di Roma Virginia Raggi riempie caselle in qualche modo già assegnate, è però altrettanto vero che tante persone riescono finalmente firmare un contratto e a ricevere uno stipendio.
Chi ne trarrà dei benefici politici lo constateremo alle prossime elezioni. Adesso ciò che conta è che la ruota del lavoro, seppure in misura inferiore rispetto alle attese e alle necessità, ha ripreso a girare.

E gira forte anche dalle parti di Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, che ha deciso di puntare sempre di più sull’Italia. Sta per partire la costruzione a Campobasso del più grande centro logistico nel nostro Paese e contemporaneamente è stato precisato che nel corso di quest’anno si procederà con altre 1.000 assunzioni (per quelle del capoluogo del Molise occorrerà aspettare i primi mesi del 2021).
Insomma, l’azienda di Jeff Bezos corre con il vento in poppa e anche per i magazzini che orbitano intorno a Roma c’è bisogno subito di 120 operatori.

Anche Gucci, il brand del lusso che dal 1999 fa parte del gruppo francese Kering, è a caccia di 136 tra addetti vendita per i negozi e tecnici per gli stabilimenti che si trovano soprattutto in Toscana.
Attenzione pure alle 500 opportunità messe a disposizione da Bnl-Bnp Paribas nel quadro di quel ricambio generazionale e digitale che interessa da tempo tutti gli istituti di credito. E, infine, date uno sguardo al servizio dedicato al “delivery food”, cioè a quelle società che ti portano a casa i pranzi e le cene cucinati anche da ristoranti famosi.
Siamo andati a parlare con Deliveroo, uno dei nomi più importanti del settore, per capire come vengono trattati i fattorini in bicicletta o in moto (orari, paga, assicurazioni). Sono saltate fuori cose interessanti. Leggetele.

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Se i 2.980 navigator riusciranno davvero a dare una mano ai beneficiari del reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro lo vedremo verso al fine dell’anno quando, completata la formazione e capiti i meccanismi del ruolo, cominceranno l’attività a pieno titolo. L’argomento è di notevole interesse: lo dimostrano le lettere inviate alla redazione e che pubblichiamo nella rubrica “Botta e risposta” e le risposte che stanno arrivando al Sondaggione sul tema lanciato lo scorso 14 giugno e che si concluderà l’11 luglio.

La speranza è che possano riuscire là dove troppi sono stati i fallimenti. I Centri per l’impiego, infatti, dove i navigator prenderanno servizio, vanno avanti da anni senza coprirsi di gloria. Colpa delle poche risorse messe a disposizione delle strutture, della scarsa volontà di farne una leva essenziale del meccanismo ricerca/offerta, dell’assenza di una valida strategia nei riguardi dell’occupazione.

Che tutto questo possa essere risolto dai navigator è – appunto – una speranza. C’è chi ne dubita facendo alcune considerazioni: la più ovvia delle quali è che se i posti – a causa delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia – continueranno a scarseggiare ci sarà ben poco da trovare e da proporre. Ma c’è pure chi è convinto che riducendo le tasse, agevolando i pensionamenti e rilanciando le opere pubbliche, la situazione potrebbe sbloccarsi e il mondo delle imprese, finalmente stimolato, non potrà che prenderne atto e riprendere ad assumere.
Se dobbiamo fare il tifo è per quest’ultima impostazione. Il Paese ha bisogno di una svolta e ogni iniziativa che può sollecitarla non può che essere la benvenuta. Però, se per i navigator non ci vorrà molto per capire verso quale direzione stiano andando, anche su tutto il resto si dovrà passare ai fatti e i fatti, nel nostro caso, non si potranno interpretare: o le opportunità di lavoro si moltiplicheranno o si saranno sbagliati i calcoli. E le promesse.

Nell’eventualità di un altro giro di valzer si potrà sempre buttare la palla in tribuna, magari sostenendo che c’è la responsabilità di qualcuno (l’Europa, la congiura dei potentati economici e finanziari, la zavorra del debito che ci opprime, la vecchia nomenclatura che non vuole togliersi dai piedi) o di qualcun altro (l’incapacità del governo, l’incompetenza di chi siede nelle stanze dei bottoni, la leggerezza con la quale si trattano temi complessi, il nostro isolamento a Bruxelles).
Lo abbiamo scritto più volte: nessuno può regolare i conti sulla pelle delle persone che, se un lavoro ce l’hanno, non vogliono vivere nell’ansia di perderlo, o se non ce l’hanno vogliono trovarlo al più presto. Siamo anche convinti che non esistono bacchette magiche: ci si risolleva se alla guida del Paese si mettono insieme competenze vere e lungimiranti perché il Paese – comunque lo si guardi – è malato e ha necessità di cure urgenti e appropriate.

Di tempo non ne resta molto. Non è da adesso che si dice così, ma poi non succede nulla. E oggi siamo sull’orlo del precipizio. Intanto, su ognuno di noi grava un debito di quasi 40.000 euro (il totale è di 2.373 miliardi di euro) e la disoccupazione giovanile è tra le più alte in Europa tanto che l’Istat ha appena fatto sapere che negli ultimi 10 anni 420.000 italiani hanno scelto di trasferirsi all’estero, la metà (208.000) tra i 20 e i 34 anni e con un livello di istruzione medio-alto.
Per carità di patria lasciamo stare gli altri dati dell’Istituto di statistica. Anche l’Istat sbaglia a fare i calcoli?

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Pochi giorni fa l’Istat ha reso noto che nel mese di aprile il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni è cresciuto di 0,8 punti rispetto al precedente mese di marzo raggiungendo quota 31,4%. Il livello di occupazione generale è invece rimasto invariato al 58,8% perché se c’è stata una flessione tra chi ha fino a 34 anni (-52.000) c’è stata la crescita contemporanea nelle altre classi d età (+46.000). Per quanto riguarda il rapporto giovani-lavoro peggio di noi, in Europa, riescono a fare solo la Grecia (38,8%) e la Spagna (32,7%).
E se è vero che a marzo la disoccupazione giovanile era scesa al 30,2% – il minimo dall’ottobre 2011 – i dati in costante altalena sono lì a dimostrare che l’Italia non è ancora riuscita a imboccare la via maestra per superare le difficoltà e che l’incertezza continua ad essere il segno distintivo del nostro Paese.
Lasciamo stare altri elementi che pure sono significativi (come, per esempio, che poco più della metà dei laureati italiani non riesce a trovare un impiego a 3 anni dal conseguimento del titolo di studio mentre nell’Eurozona l’80% ha già trovato un posto) e proviamo a capire i motivi che sono alla base di questi numeri.

Intanto, Le risorse messe finora in campo stentano a incidere in maniera significativa: dalle agevolazioni fiscali al programma Garanzia Giovani, dai bonus per l’assunzione di laureati con 110 e lode agli sgravi contributivi per le imprese che operano nel Sud, e così via. La ragione è sempre la stessa: se l’economia non riparte, se non ci sono certezze sul futuro, il mondo produttivo preferisce non sbilanciarsi. Eppure…

Eppure Altagamma, la Federazione che raccoglie le aziende più importanti del made in Italy, ha appena fatto sapere che entro il 2023 ci sarà bisogno di 236.000 figure professionali e che sarà difficile trovarle. I settori sono quelli delle calzature, del design, dell’automotive, della moda, della meccanica di precisione, del digitale avanzato. È stato calcolato che il 70% delle risorse umane necessarie non sarà disponibile e che occorrerà fare i salti mortali per individuarle.
Ad essere più o meno introvabili saranno progettisti e meccatronici, pellettieri, tessitori, sarti e prototipisti, specialisti dell’ospitalità e della ristorazione, tecnici della vinificazione e guide enogastronomiche. Ma mancheranno anche commessi e store manager all’altezza di compiti sempre più in linea con le necessità (conoscenza delle lingue, capacità informatiche e gestionali, approccio multitasking, cioè in grado di svolgere al meglio più mansioni simultaneamente).

Come mai ci troviamo in questa situazione? Sempre secondo Altagamma, alla base c’è un problema-scuola. In Italia gli iscritti agli Its (istituti tecnici superiori) sono appena 10.000 contro gli 880.000 della Germania e i 240.000 della Francia. Insomma, in queste aule non solo ci si specializza poco ma i ragazzi non ne sembrano attratti. Tanto che alla fine sono le aziende che debbono creare in proprio percorsi di istruzione e di apprendistato.
In questo ambito, imprese e strutture scolastiche devono imparare a collaborare di più tenendo d’occhio le esigenze strategiche del Paese. Passi in avanti sono stati fatti ma molto resta da fare. È un leitmotiv che ci trasciniamo da tempo e che è rimasto sostanzialmente invariato negli anni. Occorre un’autentica svolta se si vuole sul serio dare una mano ai giovani che chiedono di entrare nel mondo del lavoro.

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Le elezioni europee sono ormai alle spalle ma per i partiti non c’è tregua. Il 9 giugno ci sono i ballottaggi per i sindaci che non sono riusciti a vincere al primo turno. E poi entro la fine dell’anno salteranno fuori altri appuntamenti con le urne perché l’instabilità nel nostro Paese è la cosa più stabile che ci sia. Solo che quando la palla passa frequentemente da un voto all’altro si toglie tempo alle riflessioni su ciò che c’è da fare.

Perché la campagna elettorale infinita mette i protagonisti della politica in una situazione singolare: devono, cioè, muoversi all’interno di un percorso dagli obiettivi ravvicinati nella speranza di rastrellare consensi ora e subito. Questo impedisce di ragionare con serenità sulle strategie di lungo respiro, proprio quelle che invece sarebbero più necessarie per capire la direzione di marcia e i mezzi necessari per raggiungere la meta.

Non vogliamo buttarla in politica, ma solo parlare di politica per aprire il capitolo dell’occupazione. Dopo le europee il lavoro deve tornare – se mai c’è stato – al centro del dibattito. Vale a dire che bisogna cominciare a individuare dove e come intervenire per stimolare l’economia, rilanciare la produzione, spingere il mondo delle imprese al confronto sui mercati interni e internazionali.
Siccome sono problemi che non si risolvono al volo, ecco che programmare che cosa accadrà domani e dopodomani, tra qualche mese o ancora più in là, significherebbe fissare dei paletti sul terreno dello sviluppo in modo che tutti sappiano. Noi, dentro i nostri confini, e gli altri che, da fuori, ci osservano e che, di fronte a uno sforzo credibile di crescita, potrebbero rivedere lo scetticismo che tuttora ci circonda e che, tra l’altro, fa impennare lo spread.

Riusciremo laddove non siamo mai stati maestri? Dobbiamo riuscirci anche perché non ci sono troppe alternative. A meno di rovesciare il tavolo e provare a ricominciare daccapo. Sapendo, però, che intorno a quel tavolo ci sono anche gli altri con i quali ci si dovrà comunque confrontare.
Quindi puntare sul lavoro potrebbe dare una scossa salutare. Ma per puntarci bisogna fare sul serio: per esempio, convincere i giovani che ce la possono fare anche rinunciando ad andare all’estero e che le decisioni che li riguardano vanno bene al di là delle prossime elezioni.

Vedremo che cosa accadrà. Intanto, in questo numero di “Lavoro Facile” le offerte sulle quali fare un pensierino non mancano. Nella Pubblica amministrazione ci sono numerosi concorsi sulla rampa di lancio (nei ministeri, nelle scuole, nelle agenzie che fanno capo allo Stato), mentre Poste Italiane, che ha deciso investimenti per 2,8 miliardi di euro entro il 2022, continua a tenere le porte aperte ai portalettere, ai neolaureati, ai professionisti del campo della consulenza sui prodotti finanziari e assicurativi. Dal 13 giugno, inoltre, chi negli ultimi 5 anni ha lavorato a tempo determinato per 12 mesi può fare domanda per un contratto a tempo indeterminato.
Dal canto suo McDonald’s ha confermato il piano che intende fare dell’Italia la patria degli “hamburger tricolori” grazie ai prodotti made in Italy e alle tante possibilità di impiego. Ma sfogliando la rivista si scoprirà che c’è molto altro. Buona lettura.

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Le settimane che precedono l’inizio della stagione delle vacanze sono di solito positive sul versante dell’occupazione. È stato così nel 2018 e probabilmente sarà così anche quest’anno. La ragione è semplice: questo è il periodo in cui il turismo attraversa il momento migliore e le aziende del comparto non possono farsi trovare impreparate.

Certo, gran parte dei posti sono a tempo determinato ma – come si dice – da cosa può sempre nascere cosa perché ci possono essere proroghe e trasformazioni a tempo indeterminato. È accaduto e continuerà ad accadere.
Le opportunità delle 11 società indicate nel “primo piano” sono 1.660 e 5.100 quelle delle agenzie per il lavoro che sono un tradizionale punto di riferimento per chi cerca personale per i mesi segnati dal sole, dal mare e dagli ombrelloni (pagina 16).

Per restare nel settore privato, la grande distribuzione alimentare vi occupa un ruolo di eccellenza anche se è alle prese con un riaggiustamento strategico che vede lo spostamento dell’interesse commerciale dalle maxi strutture a quelle più ridotte che, via via, stanno prendendo lo spazio di quelli che una volta erano i negozi di vicinato.
In questo senso il discount Md ha deciso di impostare i suoi nuovi programmi (pagina 42) con l’apertura di 45 punti vendita e la conseguente ricerca di oltre 1.600 figure professionali.

Poi c’è l’area pubblica che si presenta più che bene. Nella scuola, per esempio, governo e sindacati hanno firmato un accordo dove si torna a parlare della necessità di riavviare i concorsi: così 64.495 docenti, tra i quali tanti precari, potranno salire in cattedra senza più il batticuore di finire impigliati nel limbo delle graduatorie ad esaurimento.
Un piano rilevante che può segnare una svolta dopo troppi anni di supplenze. L’unica ombra, come si può leggere a pagina 32, è legata alle risorse che lo Stato deve mettere a disposizione per tenere fede agli impegni. Risorse che adesso ci sono (sulla carta) ma che devono essere confermate all’interno della legge di bilancio 2020, proprio quella che –sostengono molti esperti – si annuncia particolarmente complessa a causa della spesa in crescita e a fronte di entrate da irrobustire ma non si sa ancora bene come.

Sul versante della pubblica amministrazione ci sono anche le 4.728 assunzioni previste dall’Inps entro quest’’anno (pagina 28). È vero che, nello stesso momento, ci saranno 2.438 pensionamenti tra quelli giunti regolarmente a scadenza o agevolati da Quota 100, che però verranno completamente reintegrati nell’ambito dei bandi in uscita.
Un’operazione che costerà 62 milioni di euro e che Pasquale Tridico, presidente dell’Istituto di previdenza, reputa necessaria per fronteggiare i nuovi compiti (reddito di cittadinanza, la stessa Quota 100) più tutte le altre funzioni assegnate: sennò l’attuale organico, già sottodimensionato, rischia di naufragare in mezzo a un oceano di pratiche.
C’è, infine, il concorso per 965 allievi della Guardia di finanza per partecipare al quale i giovani tra i 18 e i 26 anni hanno tempo fino al 27 maggio (pagina 50).

E, a proposito del reddito di cittadinanza, resta in piedi uno degli aspetti principali del programma: da dove e come salteranno fuori le 3 offerte di lavoro che devono essere sottoposte ai beneficiari della carta anti-povertà? Per cercare di saperne di più ci siamo rivolti a Openjobmetis, una delle più importanti agenzie per il lavoro. La risposta è a pagina 56.

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È un numero di… grandi numeri questo di “Lavoro Facile” (per leggerlo gratuitamente clicca qui), quasi una sorpresa saltata fuori dall’uovo di Pasqua. Perché alcune importanti aziende private e un paio di istituzioni pubbliche si sono date appuntamento proprio in questi giorni per lanciare opportunità di lavoro che riguardano figure professionali di diverso livello: da chi ha una buona esperienza alle spalle a chi è al primo impiego, dai laureati ai diplomati ma anche a chi ha quella che una volta si chiamava licenza media.
Pure i contratti sono niente male: non solo il tempo indeterminato è ben presente ma anche il tempo determinato è spesso finalizzato alla stabilizzazione o, comunque, a proroghe che lasciano aperta la porta alla conferma definitiva.

Da dove cominciamo? Andiamo per ordine. Ikea ha buttato giù un programma come mai prima: 30 aperture e 11.500 assunzioni in virtù di una strategia che prevede la conquista delle città con strutture più piccole, ma più vicine, al posto dei maxi centri commerciali dislocati nelle periferie. Insomma, se cambiano le tendenze dei consumatori ecco che anche il modo di proporre i prodotti in vendita deve adeguarsi.
Da Ikea alle Ferrovie dello Stato. Dei 4.000 contratti entro il 2019 abbiamo parlato la volta scorsa, ma adesso torniamo sull’argomento perché sono filtrate altre informazioni che vale la pena leggere se si vuole cogliere l’opportunità di entrare in uno dei più grandi Gruppi del nostro Paese.

Un tema salito di recente alla ribalta è quello dei 3.000 navigator, cioè di coloro che, nell’ambito del reddito di cittadinanza, dovranno facilitare la ricerca di un impiego a chi beneficerà della carta ricaricabile una volta superato il vaglio dell’Inps.
Proprio in questi giorni l’Istituto di previdenza ha cominciato a inviare l’okay a chi ha diritto al sussidio. Contemporaneamente dovevano scendere in campo le prime pattuglie di navigator ma così non sarà. Comunque il bando di selezione dell’Anpal è stato ufficialmente pubblicato e per fare domanda c’è tempo fino al prossimo 8 maggio. La macchina si è così messa in moto.
Resta in piedi la polemica sulla loro effettiva operatività: in sostanza, quanto tempo ci vorrà prima che i navigator siano in grado di fare ciò per cui sono stati selezionati? E quale sarà il loro rapporto con i Centri per l’impiego? Dubbi non ancora del tutto risolti. Ma è un fatto che, intanto, 3.000 laureati troveranno un lavoro, seppure a tempo determinato. Il resto si vedrà.

Molte opportunità provengono dal settore della ristorazione. Non è una novità perché il comparto ha sempre bisogno di personale. La novità è che nello stesso momento sono 7 i marchi tra i più noti che hanno annunciato l’inaugurazione di locali e la conseguente ricerca di chi deve occuparsi di cucina e del servizio in sala. Dal canto suo l’Inail ha promosso 5 concorsi per trovare 420 figure professionali.

Infine, chi guarda al mondo del turismo come a un possibile terreno di occupazione può fare la conoscenza di Skal International, un’associazione che può dare una mano in tanti modi: dalla formazione ai contatti che contano agli incontri mirati. Ne abbiamo parlato con il presidente di Skal Roma, Antonio Percario: date un’occhiata alle sue indicazioni, può essere utile.

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Se sei ottimista sei portato a vedere il bicchiere mezzo pieno, se – invece – sei pessimista a vederlo mezzo vuoto. In queste settimane, chi tende a guardare il lato positivo delle cose non avrà mancato di stropicciarsi le mani. Perché, a proposito di occupazione, è stata detto che: 1) nel prossimo quinquennio bisognerà trovare tra i 2,7 e i 3 milioni di persone da avviare al lavoro; 2) nel solo settore dell’alta moda si creeranno 47.000 posti; 3) con i pensionamenti di “quota 100” è stato calcolato che saranno 116.000 i ragazzi che potranno entrare nel mondo della produzione; 4) non è vero che serviranno solo ingegneri e specialisti del digitale ma ci sarà bisogno anche di elettricisti, camerieri, cuochi, idraulici, meccanici, montatori e saldatori, tutte mansioni che si credevano ormai al capolinea; 5) ma le aziende che operano nell’innovazione e nell’intelligenza artificiale non potranno fare a meno di information security officier, machine learning engineering, social media manager, programmatic specialist, e così via; 6) le Ferrovie dello Stato (leggi a pagina 16) hanno in programma 120.000 nuovi contratti; 7) nel pubblico impiego i posti già adesso liberi sono centinaia di migliaia; 8) con le grandi opere si potrebbero creare subito 150.000 opportunità di impiego; 9) anche l’indotto ne trarrebbe notevoli benefici; 10) entro il prossimo decennio le economie globali saranno a caccia di 85,2 milioni profili professionali.

Poi c'è il bicchiere mezzo vuoto: 1) i tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo sono 138 con 210.000 lavoratori coinvolti; 2) il 37,4% delle nuove imprese chiude entro 4 anni; 3) molte aziende italiane continuano a passare di mano tanto che i francesi possiedono oggi 1.900 nostri marchi e quasi altrettanto sono controllati dai tedeschi; 4) tra le pmi la cosiddetta recessione tecnica si sta facendo sentire se è vero che il giro d’affari è sceso del 16,8% su base annua; 5) il debito pubblico ha raggiunto il picco di 2.345,3 miliardi di euro, il che significa che su ogni italiano pesa uno “scoperto” di 38.000 euro; 6) secondo gli analisti più accreditati, il Prodotto interno lordo non dovrebbe andare oltre lo 0,1% rispetto allo 0,7% previsto a dicembre; 7) in Europa 1 giovane su 4 è a rischio povertà o esclusione sociale, in Italia 1 minore su 10 vive in povertà assoluta; 8) l’edilizia continua ad essere uno dei settori più in difficoltà con oltre 100.000 imprese costrette ad alzare bandiera bianca; 9) il lavoro nero continua a coinvolgere 1,5 milioni di persone spesso sottopagate e senza nessuna tutela; 10) gli investimenti in ricerca e sviluppo sono tra i più bassi tra i Paesi del G7 e sono in ulteriore flessione rispetto agli scorsi anni.

Quando si leggono queste notizie c’è da farsi venire il mal di testa perché è difficile tirare le somme. In economia, ottimisti e pessimisti sono categorie che non vengono prese in considerazione. E giustamente, perché gli uni e gli altri non spostano di una virgola bilanci e consuntivi.
Ottimisti e pessimisti contano, invece, sul versante della politica perché, semplicisticamente, i primi possono essere inseriti tra i favorevoli e i secondi tra i contrari rispetto a chi stringe in mano la ruota del timone.
Ma, anche qui, favorevoli e contrari non hanno il potere di incidere sul corso degli eventi. Restare con i piedi ben saldi sul terreno e ragionare su dati certi e verificati. Il bicchiere, insomma, può essere pure visto mezzo pieno o mezzo vuoto però poi i conti vanno fatti con la realtà e non con le interpretazioni.

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Per i “navigator” è arrivata l’ora della verità, cioè quella delle assunzioni. Che subito sono 3.000 anziché le 6.000 annunciate. Per fare presto non ci saranno concorsi e l’Anpal, l’Agenzia incaricata delle selezioni, potrà procedere per direttissima.

Possono farsi avanti i laureati in giurisprudenza, economia, scienze politiche, statistica e scienze della formazione che, per entrare in servizio, dovranno superare una prova di 100 quesiti a risposta multipla. Il contratto è a tempo determinato di 2 anni e lo stipendio oscillerà tra i 1.500 e i 1.700 euro al mese.
Si è deciso di fare in fretta per una semplice ragione: il reddito di cittadinanza è entrato nella fase operativa e quanto prima devono partire anche le occasioni di lavoro da proporre ai beneficiari del Rdc (3 nel corso dei 18 mesi di durata del provvedimento). E i “navigator” sono proprio coloro che dovranno favorire l’incontro tra domanda e offerta. Un compito non facile per il quale dovranno essere adeguatamente preparati.

Il meccanismo che si è messo in moto guarda comunque più lontano. Il rafforzamento dei Centri per l’impiego, nell’ambito dei quali lavoreranno i “navigator”, prevede l’inserimento complessivo di 10.000 figure professionali. Così altri 3.000 “navigator” dovranno essere selezionati insieme a 4.000 impiegati, consulenti e informatici che dovranno contribuire al salto di qualità dei Cpi. Tutti questi, che firmeranno un contratto a tempo indeterminato, dovranno però passare attraverso concorsi indetti dalle Regioni.
Resta da chiarire che cosa accadrà ai 3.000 che stanno per essere assunti a tempo determinato una volta scaduto il termine dei 2 anni. Probabilmente anche loro dovranno essere “legittimati” da un concorso ma ci si chiede se, alla luce dell’esperienza acquisita, potranno contare su una corsia preferenziale. Può darsi ma non è ancora detto.

Per restare al reddito di cittadinanza, abbiamo pensato di pubblicare il testo integrale dell’art. 4 del Decreto legge approvato lo scorso 28 gennaio, perché è qui che si parla delle 3 offerte di lavoro e di che cosa si può e si deve fare una volta che si ricevono le proposte. Di mezzo c’è la distanza dal luogo di residenza e, dal momento che si fa riferimento a un “impiego congruo”, è bene sapere a che cosa ci si riferisce. Un documento che può servire a farsi trovare preparati quando verrà il momento.

Possibilità importanti arrivano anche da altri settori. Poste Italiane, per esempio, ha appena firmato un accordo con i sindacati per 3.170 assunzioni entro quest’anno. E anche GranRoma Shopping, il nuovo centro commerciale che sta per essere inaugurato sulla via Prenestina, è alla ricerca di personale.
Sullo stesso piano c’è Fico Eataly World, il parco del cibo più grande del mondo, che a Bologna si appresta vivere – con la bella stagione – il periodo di massima affluenza di visitatori. Ad avere bisogno di personale sono le aziende della nostra eccellenza gastronomica che animano i 9.000 metri quadrati della rassegna.
Infine, le Forze Armate chiamano a raccolta i giovani interessati a vestire la divisa: porte aperte a 1.851 nella polizia di Stato, a 1.756 volontari in ferma prefissata di 4 anni per Esercito, Marina e Aeronautica, a 830 allievi marescialli per la Guardia di finanza e a 754 agenti della polizia penitenziaria.

-> Per leggere direttamente, integralmente e gratuitamente tutti i servizi pubblicati sul n. 6/2019 della rivista elettronica LAVORO FACILE clicca qui.

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L’accordo con i Caf è stato siglato il 1° marzo, appena cinque giorni prima della partenza del reddito di cittadinanza. Senza quell’accordo si sarebbe probabilmente scatenato il caos con gli uffici di Poste Italiane lasciati soli di fronte ai tantissimi pronti a chiedere il sussidio pensato dal governo per combattere la povertà e dare una mano a chi è rimasto senza lavoro. Così il 6 marzo i disagi ci sono stati – lo abbiamo verificato di persona – ma niente a che vedere se i Centri di assistenza fiscale non fossero stati attivati.
Chi ha fatto domanda e coloro che la invieranno all’Inps entro questo mese, incasseranno il primo versamento dell’Istituto di previdenza alla fine di aprile. Il meccanismo, almeno sulla carta, è chiaro: una volta presentata la domanda, l’Inps verificherà i requisiti e, se tutto sarà in regola, dopo cinque giorni si riceverà una comunicazione con l’indicazione dell’ufficio postale presso il quale si potrà ritirare la carta elettronica “caricata” dell’importo spettante per un massimo di 780 euro.

Oltre all’acquisto di beni e servizi di base, la carta consentirà di effettuare prelievi di contanti per un tetto di 100 euro. L’intera somma va spesa entro il mese successivo a quello dell’erogazione, altrimenti l’importo non utilizzato verrà sottratto nella mensilità seguente in misura pari al 20%. Il provvedimento resterà in vigore per 18 mesi (più altri 18, dopo un breve pausa, se le condizioni di difficoltà degli interessati sono rimaste le stesse).

Fin qui tutto più o meno semplice. Tra un paio di settimane sapremo se da qualche parte la macchina messa in campo ha accusato battute a vuoto. Di certo l’operatività dei Caf ha evitato un vero e proprio salto nel buio anche perché i Centri per l’impiego – che pure avrebbero potuto dare un contributo significativo – sono rimasti fuori dai giochi in quanto i rinforzi promessi sono di là da venire e perché molte strutture non sono tecnologicamente preparate. Per esempio, le postazioni telematiche sono da tempo obsolete e spesso non sono collegate in rete, cioè non sono in grado di dialogare con gli altri sportelli e con il mondo della produzione.

E ora comincia un altro capitolo. Durante i 18 mesi del Rdc i beneficiari dovranno ricevere tre proposte di impiego. È l’aspetto decisivo della strategia del ministero del Lavoro e delle politiche sociali sia per rilanciare l’occupazione sia per rispondere alle critiche di chi crede di vedere nella legge uno stimolo a non fare niente: in sostanza, per quale motivo accettare un contratto magari lontanissimo da casa e magari pagato una manciata di euro quando standotene a casa ti arrivano 780 euro al mese?
E no cari miei, dicono al ministero: il lavoro noi te lo mettiamo sotto gli occhi ma se ti fai da parte l’assegno te lo puoi scordare. Giusto. Ma i posti da dove salteranno fuori? Quota 100, che ha agevolato i pensionamenti, non sembra mettere in moto l’equazione: uno lascia e uno entra. In più l’economia non pare godere di ottima salute. Anzi. Si spera nelle cosiddette grandi opere che, dopo un lungo braccio di ferro tra i partner di governo, potrebbero ripartire. Ma dove e come? E le imprese coinvolte quanti posti riusciranno a creare? Ed è in quest’ambito che si materializzeranno quelle tre offerte per il popolo del Rdc? In parte, può darsi. Ma i numeri di cui ci sarebbe bisogno sono ben altri.
Insomma, fatto il reddito di cittadinanza resta da fare il lavoro. È così da tempo ed è così anche oggi.

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Negli ultimi cinque anni le persone che per spostarsi utilizzano i treni sono in costante aumento. Secondo l’Istat, c’è stata una leggera flessione solo nel 2017 (-0,5%) subito superata nel 2018. Anche il trasporto merci ha messo a segno risultati più che positivi. Ma in quest’ultimo caso c’è ancora da recuperare un bel po’ di terreno rispetto al traffico che fanno registrare i più importanti Paesi dell’Unione europea.
Comunque sia, le due compagnie che operano nel settore dell’alta velocità – Ferrovie dello Stato e Ntv – hanno deciso interessanti programmi di sviluppo che prevedono l’assunzione di un bel po’ di risorse umane. Di Fs abbiamo parlato più volte perché i suoi piani sono quantomai ambiziosi così come i numeri delle figure professionali di cui c’è bisogno (4.000 entro quest’anno). Le selezioni sono praticamente sempre aperte e adesso, come si può leggere a pagina 30, ce ne sono per tecnici polifunzionali, macchinisti e controllori.

Anche NTV (Nuovo trasporto viaggiatori) non se ne sta con le mani in mano. Anzi. Sta facendo entrare in servizio nuovi convogli, ha aggiunto altre destinazioni a quelle finora note e ha appena lanciato una consistente campagna di recruitment.
“Lavoro Facile” ha parlato con i responsabili dell’azienda e chi ha intenzione di farsi avanti farà bene a non lasciarsi sfuggire i consigli rivolti soprattutto ai più giovani (vedi da pagina 16).

Ma i treni si devono costruire, e tra le imprese di riferimento c’è ALSTOM che “sforna” motrici e vetture da oltre 160 anni. La società ha le radici in Francia però qui in Italia conta 8 siti di produzione, 31 depositi e 2.400 dipendenti (tra l’altro è proprio ad Alstom che Ntv ha ordinato i convogli di nuovissima generazione). E qui da noi ci sono possibilità di lavoro per profili di alta specializzazione (pagina 36).

Insomma, molto si muove lungo i binari in attesa che si risolva la questione della Tav (la sigla significa Treno ad alta velocità) che deve collegare Torino a Lione ma che poi deve spingersi verso i Paesi dell’Europa Centrale e dell’Est Europa. Di lavoro, se non passerà la linea di coloro che vogliono fermare tutto, ce n’è immediatamente (opere di costruzione) e ce ne sarà parecchio una volta che verrà dato il disco verde ai passeggeri (nelle stazioni, a bordo treno, negli uffici).

Le chance di impiego di questo numero non finiscono… nelle stazioni. Altre due aziende molto note sono a caccia di personale: Gucci (pagina 42) e Aruba (pagina 50) hanno, infatti, rilanciato sul versante del rafforzamento degli staff e aspettano che i candidati si diano da fare con i curricula.
I settori sono diversi: Aruba è un colosso del digitale mentre Gucci è tra i brand più famosi dell’abbigliamento e degli accessori di classe. Dal 1999 fa parte della scuderia luxury dei francesi di Kering che ora stanno facendo salti di gioia per l’affare fatto: nel 2018 proprio Gucci ha realizzato un fatturato record e a consentire al Gruppo di brindare a champagne. Il segreto è che il presidente Francois-Henri Pinault ha lasciato tutto in mani italiane (creativi, tecnici, maestranze): una scelta che lo sta ripagando alla grande.

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