Chi studia il futuro del lavoro ha le idee chiare. Almeno per i prossimi 5 anni tutto è già scritto, comprese le mansioni che non si riusciranno a coprire. Per esempio, mancheranno all’appello 273.000 tra baristi, camerieri e cuochi, 262.000 operai specializzati, 225.000 tecnici, 173.000 contabili, 137.000 segretarie, 112.000 conducenti di tir, 62.000 addetti alle catene di montaggio, persino un piccolo esercito di addetti alle consegne, facchini e operatori ecologici.
Potrà sembrare strano ma questo è il domani che si annuncia, anche perché l’Italia è tra i Paesi dove la domanda di personale rimane spesso senza risposta. Per restare agli ultimi 3 anni, nel 2017 i posti “vacanti” sono stati 800.000, nel 2018 hanno toccato quota 1.200.000 e nel 2019 dovrebbero attestarsi intorno ad un numero di poco superiore.

Coloro che sono senza un’occupazione stenteranno a crederci. Eppure secondo un’analisi di Eurobarometro, che è l’ente al quale le istituzioni dell’Ue commissionano sondaggi e ricerche, così stanno le cose. La spiegazione sta nelle competenze. In sostanza, chi ha bisogno di profili ben definiti stenta a trovarli.
Anche se ciò dovrebbe essere impossibile quando – per restare nel tema – ci si riferisce a baristi e camerieri. Ma poi se si guarda alle caratteristiche che li riguardano si scopre che la conoscenza delle lingue è fondamentale, e non più solo dell’inglese, così come una professionalità all’altezza di un mondo globalizzato dove il paragone con quello che accade all’estero è immediato e, per noi, non sempre gratificante.

Quindi, se pure i ruoli più a portata di mano non possono non aggiornarsi, nei prossimi 5 anni saranno le professioni tecnologiche a irrompere sulla scena. Con figure che possono apparire di altro mondo come – giusto per farsi un’idea – i robotic engineer, gli IoT technologist, i blockchain engineer, i nanotechnology engineer, i digital marketing specialist, i social media manager, i digital transformation manager, gli e-reputation manager e i brand ambassador influencer. E quelle che ruotano intorno alla “green economy”.
Qui la funzione delle università sarà decisivo, ma in genere è l’intero panorama della formazione che deve fare un bel passo in avanti perché – è stato sottolineato – l’autoreferenzialità del sistema, specie quando fa riferimento alle regioni e alle istituzioni locali, finisce per essere interessato quasi esclusivamente a garantire posti e risorse ai propri addetti.

Comunque, se il percorso fino al 2024 parrebbe già ipotecato, seppure con il beneficio dell’inventario, nell’immediato ci sono opportunità da prendere al volo. Ne scriviamo in questo numero di “Lavoro Facile” dove nelle pagine che seguono si può leggere di Ferrovie dello Stato che si apprestano ad assumere 400 hostess, steward e macchinisti, della Sanità che ha bisogno di amministrativi, infermieri e medici, della ristorazione veloce che è a caccia di addetti cucina, cuochi e operatori multifunzione, dell’Esercito che chiama 7.000 volontari in ferma prefissata di 1 anno. E, infine, della Gdo di Despar che aprirà 200 nuovi punti vendita e avrà necessità di un migliaio di risorse.
Ma occorre fare in modo che quei tanti posti “vacanti” riescano a trovare finalmente un proprietario. È una sfida che non possiamo permetterci si perdere.

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Ci sono due interviste in questo numero di “Lavoro Facile” che guardano al futuro da versanti diversi. Quella a Paola Prandi – un’esperta in comunicazione e marketing che ha operato per aziende come Versace, Pirelli e Gruppo Rcs e per agenzie interinali quali Obiettivo Lavoro e Gi Group – affronta il tema delle donne che già hanno un impiego o che lo stanno cercando.
Si legge spesso delle difficoltà che chi appartiene all’altra metà del cielo – la definizione è di un vecchio proverbio cinese fatta poi propria da Mao Zedon o Mao Tse-tung – incontra nelle fabbriche e negli uffici. Paola Prandi non solo le conferma ma, per contrastarle, non usa troppi giri di parole: è ora di cambiare – sostiene – perché si deve mettere fine a questo stato di cose.

E siccome le donne studiano di più, si applicano di più e all’atto pratico sanno farsi valere più degli uomini, ecco che una loro maggiore presenza a tutti i livelli significa certamente un futuro migliore. I problemi da superare non sono pochi ma si tratta di una sfida che si può vincere.
È un augurio per le donne ma anche per tutti noi e, in particolare, per i più giovani che hanno il diritto di vivere in un mondo più giusto dove è il merito che deve diventare la vera bussola al di là di gonne e pantaloni, colore della pelle, provenienza, religione, e così via.

Su ciò che sarà il domani riflette anche Roberto Della Seta, già amministratore delegato di Lega Ambiente e da poco direttore scientifico di EPRcomunicazione. Qui si parla di green economy e di ciò che ne discende, a cominciare dalle opportunità di lavoro. Che sono tante e a scadenza ravvicinata. Però anche in questo caso ci vuole coraggio e determinazione affinché ci si possa lasciare alle spalle uno sviluppo che se ha tolto milioni di persone dalla povertà adesso rischia di affondare il pianeta che non regge più il consumo irresponsabile di risorse che sono fondamentali per la sua stessa esistenza.

Ma non solo di donne e di green economy si può leggere nelle pagine che seguono. Per esempio, nella pubblica amministrazione sta per accadere un evento che non è esagerato definire storico: infatti, il blocco del turn over sta per finire in soffitta e si potrà ricominciare ad assumere secondo la logica delle sostituzioni al 100%. In sostanza, se uno va in pensione un altro deve prenderne il posto.
Se così sarà – e così sarà perché è già stato deciso – entro i prossimi 3 anni circa 500.000 figure professionali, perlopiù giovani diplomati e laureati, entreranno al servizio dello Stato con contratti a tempo indeterminato. Una svolta dopo 9 anni di risparmi che hanno svuotato ministeri, scuole, ospedali, enti, comuni e regioni.

Quindi ecco un’altra grande impresa italiana Fincantieri con un vasto programma di inserimenti e le agenzie per il lavoro che continuano la caccia al personale per il periodo dicembre-febbraio. E occhio ai 305 posti messi a concorso dall’Automobile Club d’Italia.
Infine Adr – la società che gestisce anche l’aeroporto di Fiumicino che ha appena incassato il riconoscimento come migliore scalo europeo – ha riaperto le porte agli addetti alla sicurezza e alla sorveglianza. Non accadeva da un bel po’ tempo.

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Sono 108 le pagine di questo numero di “Lavoro Facile” che è particolarmente ricco di offerte che si riferiscono a settori diversi e che offrono molti contratti anche a tempo indeterminato.

A movimentare il panorama sono aziende ed enti sia statali che privati. Tra i primi entra di diritto l’Asl di Latina che ha bandito 2 concorsi per trovare 276 figure tra infermieri e collaboratori amministrativo-professionali. In più è stata avviata la stabilizzazione di 149 precari che così potranno cominciare a vivere senza il timore di vedersi interrompere il rapporto di lavoro.

Anche i 117 assistenti sociali che servono al Comune di Roma fanno comunque parte della pubblica amministrazione. Devono occuparsi di attività riguardanti le “misure di contrasto alla povertà-reddito di cittadinanza”. In questo caso il contrato è a tempo determinato di 1 anno,

Nei posti statali rientrano anche gli 800 volontari per l’Aeronautica militare. Il concorso è stato promosso dal ministero della Difesa. Per partecipare l’età è di 18-25 anni e il titolo di studio è l’ex licenza media. Il servizio ha la durata di 1 anno e la busta paga è di 850 euro al mese. Al termine si può fare domanda per restare nel Corpo e passare alla ferma di 4 anni oppure partecipare alle selezioni per la Polizia di Stato o la Polizia Penitenziaria per le quali c’è sempre una corsia preferenziale proprio per i volontari Vfp1 o Vfp4.

Tra le imprese private c’è il colosso delle grandi opere Salini-Impregilo che ha bisogno di giovani diplomati e laureati e di personale con esperienza. Le figure ricercate sono ingegneri, impiegati, manager, direttori, meccanici, operai e tecnici. Il Gruppo è attivo in più di 50 Paesi e ha complessivamente oltre 35.000 dipendenti. Tra i progetti realizzati ci sono la torre di controllo dell’aeroporto di Fiumicino, le sede delle Poste e Telecomunicazioni a Roma, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la linea ferroviaria “direttissima” Roma-Firenze, il centro commerciale di Orio al Serio, e altre strutture in Europa, Cina, Africa, Arabia Saudita, Medio Oriente, America Latina, Stati Uniti.

Nell’anteprima dedicata a Maximo, il più grande centro commerciale d’Europa che aprirà in primavera a Roma sulla via Laurentina, si parla dei marchi che saranno presenti e delle figure professionali di cui ci sarà bisogno. Che saranno tante, fino a 1.300 per 170 negozi, 30 bar e ristoranti, un ipermercato, un cinema multisala, una palestra e un’area entertainment. Più di 300 milioni di euro d’investimento per una struttura di 60.595 mq che si articola su 3 livelli.

In arrivo anche i primi posti per la stagione che caratterizza la fine del 2019 e l’inizio del 2020 con le feste di Natale e Capodanno e il successivo inizio del periodo dei saldi. Le ricerche sono tradizionalmente a cura delle agenzie per il lavoro. “Lavoro Facile” ha sentito Articolo1 e Randstad e sono saltate fuori 720 offerte che riguardano i settori bricolage, intrattenimento, hospitality, largo consumo, libri, prodotti per la casa, telecomunicazioni e videogiochi. In questo caso i contratti sono a tempo determinato ma non sono escluse le possibilità di conferma.

Se stai cercando un lavoro c’è il presidente e amministratore delegato dell’agenzia per il lavoro e-work, Paolo Ferrario, che nell’intervista a “Lavoro Facile” ti dà buoni consigli per raggiungere lo scopo. Perché – spiega – l’agenzia è impegnata a far coincidere le esigenze delle imprese e degli enti pubblici e privati con le aspettative di chi è a caccia di un impiego. Tra l’altro Ferrario sottolinea anche come sia importante trovare ulteriori soluzioni per legare la scuola al mondo esterno: “Il futuro si gioca anche così”.

La scuola prepara al lavoro? Intorno a questa domanda si sono confrontati nel tempo – e continuano a confrontarsi – esperti della formazione, docenti, istituzioni, il mondo della produzione, gli stessi studenti. La ragione è semplice: il futuro di qualsiasi Paese dipende dal profilo professionale delle nuove generazioni, cioè da coloro che raccoglieranno il testimone dalle mani di chi andrà in pensione o che, ancora prima, entreranno negli uffici o nelle fabbriche portandosi dietro ciò che hanno appreso dai prof nel corso degli anni trascorsi sui banchi.
In questo senso interessanti sono i dati di una ricerca condotta dalla Nestlé che ha coinvolto 800 giovani di 17-18 anni, 200 genitori e 100 professori delle scuole superiori.

Occhio, come sempre, alle proposte contenute nelle 11 pagine della rubrica Lavori in Corso che stavolta riguardano: 616 al ministero della Giustizia, 100 Yoox, 80 Pam-Panorama, 50 Esselunga, 42 Unipolsai, 20 Technogym.
Opportunità anche all’Ospedale di Ostia, in due Hotel a 5 stelle, nel Gruppo Siad, nella moda di Pinko, nelle costruzioni di Artelia Italia, nei farmaci Zambon e in AIM Ambiente.

Sono invece 577 le offerte della piccole e medie imprese del Lazio (Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo) che, nella rubrica dei piccoli annunci, si riferiscono tra l’altro a: addetti alberghiero, addetti ristorazione, autisti, commessi, impiegati, informatici, ingegneri, magazzinieri, operai, responsabili, segretarie.
Contratti di diverso tipo: a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato e di tirocinio. I Ccnl fanno riferimento a quelli di categoria.

Sempre interessanti, e numerosi, i casting segnalati nella rubrica Trovaset per chi vuole lavorare nel mondo dello spettacolo, soprattutto nel cinema e nella televisione.
Per il film “La mia libertà” di Luca Auletta si cercano attori e comparse, mentre per il piccolo schermo selezioni per Conto alla Rovescia condotto da Gerry Scotti, Avanti un Altro condotto da Paolo Bonolis, L’Eredità condotta da Flavio Insinna, Soliti Ignoti-il Ritorno condotto da Amadeus, Cuochi e Fiamme condotto da Simona Rugiati, Guess My Age-Indovina l’Età condotto da Enrico Papi, Primo appuntamento e Cortesie per gli ospiti. Possibilità anche nei settori danza, musica, musical e teatro.

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In questo numero ci occupiamo, tra l’altro, di rider e di tirocinanti, cioè di opportunità di lavoro che non hanno mancato di suscitare polemiche. Il perché è noto: si tratta di attività all’interno delle quali spesso ci si può imbattere in irregolarità contrattuali. Per questo ci sono state – soprattutto tra i ciclo-fattorini – manifestazioni e proteste.
Alla fine, però, per quanti consegnano pranzi e cene a domicilio guidati dagli algoritmi si è arrivati ad un punto di svolta: un’intesa è stata annunciata dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che migliora il decreto legge messo a punto all’inizio di agosto da Luigi Di Maio, quando era responsabile del dicastero di via Veneto, e che si avvicina alla Carta di Bologna con la quale quella amministrazione ha provato a dare più tutele ai protagonisti di questa categoria della “gig economy”. Un momento significativo anche se pure stavolta c’è chi ha avanzato più di una critica.

Per i tirocini, invece, non ci sono novità particolari. L’impegno è codificato da tempo e qualche anno fa sono stati codificati anche i parametri dei rimborsi spesa. Il fatto, però, è che non sempre le aziende si attengono alle norme e siccome i controlli si contano sulle dita di una mano c’è chi ne approfitta.
A farne le spese sono i giovani che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro e che di diritti e doveri ne sanno poco. Ma se i rider sono finalmente riusciti a spuntare un contratto vero, i tirocinanti faranno bene a conoscere come devono comportarsi e che cosa si devono aspettare nel momento in cui cominciano uno stage. Che, sia detto per inciso, resta un’esperienza non di poco conto se fatta secondo le regole.

Ai rider e ai tirocinanti “Lavoro Facile” dedica nelle pagine che seguono uno “speciale” e, per la serie “documenti”, tutto ciò che riguarda i ciclo-fattorini. Nel capitolo tirocinanti c’è anche la segnalazione di numerosi stage promossi da noti marchi che prevedono retribuzioni fino a 1.100 euro al mese e, al termine, anche la possibilità di una trasformazione contrattuale: insomma, una volta che si è messo il piede dentro e si è dimostrato di saperci fare, poi le aziende non ti lasciano scappare.

Anche per i docenti ci sono buone notizie. Per 24.000 precari sta per uscire il concorso che mette la parola fine alle supplenze e a una vita di incertezze, mentre per altri 20.000 – ma un po’ più in là – sono in preparazione bandi specifici. In quest’ambito dovrebbero rientrare sia i dirigenti amministrativi sia il personale Ata.
Posti pesanti, inoltre, provengono da due società che sono un’istituzione nell’universo dell’energia (Eni e Saipem) e da un brand che nell’abbigliamento e prodotti per la casa (Coin) è un sicuro punto di riferimento. Poi ecco i 60 coadiutori per il Senato.

Infine, date un’occhiata al primo sfoglio della rivista: nella rubrica “Lavori in corso” ci sono articoli che meritano di essere letti. Per l’occupazione il momento non è dei più felici (a Roma sono 119.000 quelli che cercano un impiego e 352.000 sono coloro che hanno persino smesso di cercarlo), però chi è più informato dispone di qualche carta in più per sperare di arrivare primo nella ricerca di una busta paga.

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La Procura di Milano ha acceso i riflettori sui rider, cioè sui ciclo o moto fattorini che consegnano pranzi e cene a domicilio. Il settore è in forte crescita e quest’anno dovrebbe raggiungere un fatturato di 500 milioni di euro. Insomma, in poco tempo è riuscito a conquistarsi una bella fetta di mercato tanto che i pony express – almeno per quanto riguarda l’alimentare – sono quasi del tutto scomparsi.
Noi di “Lavoro Facile” ce ne siamo occupati più volte, sia in presenza della ricerca di ragazzi disposti a tentare l’avventura sia in relazione agli aspetti contrattuali. Lo scorso luglio, per esempio, abbiamo parlato con Deliveroo, uno dei player più importanti, per faci spiegare come funziona il comparto e quali i problemi ancora da risolvere.

Problemi che, evidentemente, ci sono se il pm Maura Ripamonti e il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano hanno deciso di volerci vedere più chiaro. L’inchiesta, definita “esplorativa”, punta su alcuni aspetti dell’impegno dei rider: 1) verificare le possibili violazioni delle norme sulla sicurezza; 2) capire meglio le modalità degli incidenti stradali; 3) accertare l’esistenza di eventuali dinamiche di caporalato; 4) stabilire se vengono utilizzati stranieri irregolari sul territorio italiano; 5) chiarire se l’utilizzo dei contenitori termici rispetta i regolamenti igienico-sanitari.
Non ci sono imputati ma è venuto fuori un sottobosco di contatti e di relazioni, alle spalle delle imprese, che fa sospettare prestazioni al di fuori della legge (per esempio, ci sarebbe chi, senza permesso di soggiorno, non potrebbe lavorare ma riesce a farlo ugualmente facendosi prestare dietro pagamento lo smartphone con l’applicazione e mettendosi così nella condizione di ricevere gli ordini). È questo il passaggio che fa supporre l’esistenza del caporalato.

L'Associazione che raggruppa gli operatori del settore, AssoDelivery, si è subito messa a disposizione dei magistrati: “Il caporalato è un fenomeno illegale che le piattaforme intendono contrastare in ogni modo. Tolleranza zero”. Vedremo che cosa verrà fuori.
Certo è che, finalmente, qualcuno sta cercando di abbattere il muro al riparo del quale opera spesso chi sfrutta manodopera al di fuori di ogni tutela. Perché, come si sa, il fenomeno non riguarda solo i rider. Nel loro caso, tra l’altro, il governo Conte-1, aveva approvato un decreto legge che è rimasto lettera morta e che il governo Conte-2 farebbe bene a rimettere in pista.

Ma nelle pagine che seguono chi è alla ricerca di un impiego può trovare interessanti opportunità da vagliare con attenzione. E se nel numero precedente a fare la parte del leone è stata la pubblica amministrazione con una serie di concorsi che hanno coinvolto i ministeri dell’Ambiente, dei Beni culturali e del Lavoro per 2.817 assunzioni a tempo indeterminato, e se adesso son i ministeri dell’Interno e della Giustizia a mettere sul piatto della bilancia altre 12.000 opportunità, anche le aziende private che hanno bisogno di rafforzare gli staff.
A cominciare dalle 8 compagnie aeree che sono a caccia di hostess e steward, di piloti e di addetti ai servizi di terra. Poi c’è Leroy Merlin che ha aperto un nuovo punto vendita a Roma sulla via Salaria, la moda che cerca addetti alla produzione e alla vendita, e Poste Italiane che imbarca una folta pattuglia di portalettere. Infine, tanti Comuni hanno pubblicato bandi per vigili urbani.

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Con il nuovo governo che si è insediato lo scorso 5 settembre dovrebbero ripartire le assunzioni nel pubblico impiego approvate dal precedente esecutivo e poi rimaste chiuse nel cassetto a causa della crisi legata alla caduta del Conte-uno. Adesso, se lo vorranno, i ministri di riferimento non dovranno che riprendere in mano le carte e pubblicarle sulla “Gazzetta Ufficiale”.

Di chance ce ne sono parecchie, a cominciare dal rafforzamento dei Corpi che presiedono alla sicurezza del Paese (polizia, carabinieri, vigili del fuoco) e – tanto per fare un altro esempio – dal ripopolamento degli uffici dell’Inps.

Prima dello stop, alcuni concorsi sono comunque riusciti a prendere il largo. Per questi ci si può ancora candidare anche se le scadenze sono piuttosto ravvicinate: 23 settembre e 11 ottobre. Possono farsi avanti diplomati e laureati per i ministeri dei Beni culturali (1.052 posti), dell’Ambiente (251 posti) e del Lavoro (1.514 posti). Un po’ più avanti ci sono le posizioni aperte – appunto – presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale che, dopo i 3.607 inserimenti effettuati all’inizio di luglio, deve assumere altri 1.869 impiegati e funzionari.
Tutti i contratti sono a tempo indeterminato. C’è da scommettere che al via si schiereranno in tantissimi come è già successo a Napoli dove per le 2.175 opportunità messe a concorso dalla Regione Campania si sono presentati in 300.000, e a Genova per 91 addetti al Comune in 12.000.

In questo numero di “Lavoro Facile”, che torna ai lettori dopo la pausa estiva, c’è ben altro: i 39.646 per il servizio civile, i 1.000 per McDonald’s, i 400-450 per l’Ama, i 90 giornalisti per la Rai, i 55 per la Banca d’Italia e i 300 per Ntv. Le opportunità non finiscono qui perché diverse sono le aziende piccole, medie e grandi che hanno avviato selezioni per figure professionali con esperienza o alle prime armi.

A settembre, all’inizio della ripresa delle attività, non è capitato spesso di avere a portata di mano un panorama così interessante. Non è però la svolta che si attende perché perdurano i segnali di difficoltà: nell’ultimo trimestre la disoccupazione è aumentata e i giovani continuano ad arrancare nella ricerca di una busta paga.

Da segnalare che nelle scorse settimane sono entrati in servizio 3.000 navigator, cioè coloro che devono aiutare i beneficiari del reddito di cittadinanza a trovare una sistemazione. Prima di sedersi dietro alla scrivania hanno seguito un corso di formazione e, con le idee più chiare, hanno iniziato gli incontri. L’augurio è che possano riuscire dove i Centri per l’impiego hanno segnato il passo. Però se l’Italia non si rimette in moto ci sarà poco da fare.
E, in più, non depone certo a favore il fatto che le agenzie per il lavoro, che pure potrebbero essere utili, sono state tenute ai margini del progetto. Qui, però, si può correre ai ripari. Il presidente di Assosomm, l’associazione delle agenzie per il lavoro, Rosario Rasizza, ha ribadito l’urgenza di un effettivo coinvolgimento delle strutture nei programmi di riforma del mercato del lavoro in quanto un problema come quello dell’occupazione “non può essere risolto per decreto ma passando dall’esperienza di chi ogni giorno si confronta con l’esigenza di incrociare domanda e offerta”. Può valere la pena dargli ascolto.

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Per essere un’estate torrida non c’è male perché all’improvviso si sono allineati un po’ di dati positivi. Gli occupati sono in aumento e la disoccupazione è scesa, per la prima volta dal 2012, sotto la soglia del 10%.
Non c’è da brindare a champagne in quanto restiamo sempre in fondo alla classifica – dopo di noi ci sono solo Spagna e Grecia – e per i giovani è ancora dura. Ma dopo tanti segni meno c’è finalmente un segno più. Durerà, non durerà? Vedremo. Intanto meglio così. Anche se sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico restano aperti tavoli di crisi che riguardano 300.000 lavoratori.

La pubblica amministrazione continua a mandare segnali di risveglio. All’Inps, per esempio, stanno per arrivare 5.376 rinforzi (3.507 sono i vincitori dei concorsi indetti negli anni 2017 e 2018 mentre 1.869 usciranno da quelli in calendario a novembre) e il Comune di Roma ha annunciato il reclutamento di 210 addetti alle politiche sociali e l’inserimento a tappe degli iscritti nelle graduatorie del Concorsone del 2010 da allora rimasti impigliati nel blocco del turn-over.
In questa sede le polemiche lasciamole fuori. Perché se è vero che l’Inps assume chi ha superato i bandi promossi quando al vertice dell’Istituto di previdenza c’era Tito Boeri e al governo c’erano prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, e che la sindaca di Roma Virginia Raggi riempie caselle in qualche modo già assegnate, è però altrettanto vero che tante persone riescono finalmente firmare un contratto e a ricevere uno stipendio.
Chi ne trarrà dei benefici politici lo constateremo alle prossime elezioni. Adesso ciò che conta è che la ruota del lavoro, seppure in misura inferiore rispetto alle attese e alle necessità, ha ripreso a girare.

E gira forte anche dalle parti di Amazon, il colosso americano dell’e-commerce, che ha deciso di puntare sempre di più sull’Italia. Sta per partire la costruzione a Campobasso del più grande centro logistico nel nostro Paese e contemporaneamente è stato precisato che nel corso di quest’anno si procederà con altre 1.000 assunzioni (per quelle del capoluogo del Molise occorrerà aspettare i primi mesi del 2021).
Insomma, l’azienda di Jeff Bezos corre con il vento in poppa e anche per i magazzini che orbitano intorno a Roma c’è bisogno subito di 120 operatori.

Anche Gucci, il brand del lusso che dal 1999 fa parte del gruppo francese Kering, è a caccia di 136 tra addetti vendita per i negozi e tecnici per gli stabilimenti che si trovano soprattutto in Toscana.
Attenzione pure alle 500 opportunità messe a disposizione da Bnl-Bnp Paribas nel quadro di quel ricambio generazionale e digitale che interessa da tempo tutti gli istituti di credito. E, infine, date uno sguardo al servizio dedicato al “delivery food”, cioè a quelle società che ti portano a casa i pranzi e le cene cucinati anche da ristoranti famosi.
Siamo andati a parlare con Deliveroo, uno dei nomi più importanti del settore, per capire come vengono trattati i fattorini in bicicletta o in moto (orari, paga, assicurazioni). Sono saltate fuori cose interessanti. Leggetele.

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Se i 2.980 navigator riusciranno davvero a dare una mano ai beneficiari del reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro lo vedremo verso al fine dell’anno quando, completata la formazione e capiti i meccanismi del ruolo, cominceranno l’attività a pieno titolo. L’argomento è di notevole interesse: lo dimostrano le lettere inviate alla redazione e che pubblichiamo nella rubrica “Botta e risposta” e le risposte che stanno arrivando al Sondaggione sul tema lanciato lo scorso 14 giugno e che si concluderà l’11 luglio.

La speranza è che possano riuscire là dove troppi sono stati i fallimenti. I Centri per l’impiego, infatti, dove i navigator prenderanno servizio, vanno avanti da anni senza coprirsi di gloria. Colpa delle poche risorse messe a disposizione delle strutture, della scarsa volontà di farne una leva essenziale del meccanismo ricerca/offerta, dell’assenza di una valida strategia nei riguardi dell’occupazione.

Che tutto questo possa essere risolto dai navigator è – appunto – una speranza. C’è chi ne dubita facendo alcune considerazioni: la più ovvia delle quali è che se i posti – a causa delle difficoltà in cui si dibatte l’Italia – continueranno a scarseggiare ci sarà ben poco da trovare e da proporre. Ma c’è pure chi è convinto che riducendo le tasse, agevolando i pensionamenti e rilanciando le opere pubbliche, la situazione potrebbe sbloccarsi e il mondo delle imprese, finalmente stimolato, non potrà che prenderne atto e riprendere ad assumere.
Se dobbiamo fare il tifo è per quest’ultima impostazione. Il Paese ha bisogno di una svolta e ogni iniziativa che può sollecitarla non può che essere la benvenuta. Però, se per i navigator non ci vorrà molto per capire verso quale direzione stiano andando, anche su tutto il resto si dovrà passare ai fatti e i fatti, nel nostro caso, non si potranno interpretare: o le opportunità di lavoro si moltiplicheranno o si saranno sbagliati i calcoli. E le promesse.

Nell’eventualità di un altro giro di valzer si potrà sempre buttare la palla in tribuna, magari sostenendo che c’è la responsabilità di qualcuno (l’Europa, la congiura dei potentati economici e finanziari, la zavorra del debito che ci opprime, la vecchia nomenclatura che non vuole togliersi dai piedi) o di qualcun altro (l’incapacità del governo, l’incompetenza di chi siede nelle stanze dei bottoni, la leggerezza con la quale si trattano temi complessi, il nostro isolamento a Bruxelles).
Lo abbiamo scritto più volte: nessuno può regolare i conti sulla pelle delle persone che, se un lavoro ce l’hanno, non vogliono vivere nell’ansia di perderlo, o se non ce l’hanno vogliono trovarlo al più presto. Siamo anche convinti che non esistono bacchette magiche: ci si risolleva se alla guida del Paese si mettono insieme competenze vere e lungimiranti perché il Paese – comunque lo si guardi – è malato e ha necessità di cure urgenti e appropriate.

Di tempo non ne resta molto. Non è da adesso che si dice così, ma poi non succede nulla. E oggi siamo sull’orlo del precipizio. Intanto, su ognuno di noi grava un debito di quasi 40.000 euro (il totale è di 2.373 miliardi di euro) e la disoccupazione giovanile è tra le più alte in Europa tanto che l’Istat ha appena fatto sapere che negli ultimi 10 anni 420.000 italiani hanno scelto di trasferirsi all’estero, la metà (208.000) tra i 20 e i 34 anni e con un livello di istruzione medio-alto.
Per carità di patria lasciamo stare gli altri dati dell’Istituto di statistica. Anche l’Istat sbaglia a fare i calcoli?

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Pochi giorni fa l’Istat ha reso noto che nel mese di aprile il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni è cresciuto di 0,8 punti rispetto al precedente mese di marzo raggiungendo quota 31,4%. Il livello di occupazione generale è invece rimasto invariato al 58,8% perché se c’è stata una flessione tra chi ha fino a 34 anni (-52.000) c’è stata la crescita contemporanea nelle altre classi d età (+46.000). Per quanto riguarda il rapporto giovani-lavoro peggio di noi, in Europa, riescono a fare solo la Grecia (38,8%) e la Spagna (32,7%).
E se è vero che a marzo la disoccupazione giovanile era scesa al 30,2% – il minimo dall’ottobre 2011 – i dati in costante altalena sono lì a dimostrare che l’Italia non è ancora riuscita a imboccare la via maestra per superare le difficoltà e che l’incertezza continua ad essere il segno distintivo del nostro Paese.
Lasciamo stare altri elementi che pure sono significativi (come, per esempio, che poco più della metà dei laureati italiani non riesce a trovare un impiego a 3 anni dal conseguimento del titolo di studio mentre nell’Eurozona l’80% ha già trovato un posto) e proviamo a capire i motivi che sono alla base di questi numeri.

Intanto, Le risorse messe finora in campo stentano a incidere in maniera significativa: dalle agevolazioni fiscali al programma Garanzia Giovani, dai bonus per l’assunzione di laureati con 110 e lode agli sgravi contributivi per le imprese che operano nel Sud, e così via. La ragione è sempre la stessa: se l’economia non riparte, se non ci sono certezze sul futuro, il mondo produttivo preferisce non sbilanciarsi. Eppure…

Eppure Altagamma, la Federazione che raccoglie le aziende più importanti del made in Italy, ha appena fatto sapere che entro il 2023 ci sarà bisogno di 236.000 figure professionali e che sarà difficile trovarle. I settori sono quelli delle calzature, del design, dell’automotive, della moda, della meccanica di precisione, del digitale avanzato. È stato calcolato che il 70% delle risorse umane necessarie non sarà disponibile e che occorrerà fare i salti mortali per individuarle.
Ad essere più o meno introvabili saranno progettisti e meccatronici, pellettieri, tessitori, sarti e prototipisti, specialisti dell’ospitalità e della ristorazione, tecnici della vinificazione e guide enogastronomiche. Ma mancheranno anche commessi e store manager all’altezza di compiti sempre più in linea con le necessità (conoscenza delle lingue, capacità informatiche e gestionali, approccio multitasking, cioè in grado di svolgere al meglio più mansioni simultaneamente).

Come mai ci troviamo in questa situazione? Sempre secondo Altagamma, alla base c’è un problema-scuola. In Italia gli iscritti agli Its (istituti tecnici superiori) sono appena 10.000 contro gli 880.000 della Germania e i 240.000 della Francia. Insomma, in queste aule non solo ci si specializza poco ma i ragazzi non ne sembrano attratti. Tanto che alla fine sono le aziende che debbono creare in proprio percorsi di istruzione e di apprendistato.
In questo ambito, imprese e strutture scolastiche devono imparare a collaborare di più tenendo d’occhio le esigenze strategiche del Paese. Passi in avanti sono stati fatti ma molto resta da fare. È un leitmotiv che ci trasciniamo da tempo e che è rimasto sostanzialmente invariato negli anni. Occorre un’autentica svolta se si vuole sul serio dare una mano ai giovani che chiedono di entrare nel mondo del lavoro.

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Le elezioni europee sono ormai alle spalle ma per i partiti non c’è tregua. Il 9 giugno ci sono i ballottaggi per i sindaci che non sono riusciti a vincere al primo turno. E poi entro la fine dell’anno salteranno fuori altri appuntamenti con le urne perché l’instabilità nel nostro Paese è la cosa più stabile che ci sia. Solo che quando la palla passa frequentemente da un voto all’altro si toglie tempo alle riflessioni su ciò che c’è da fare.

Perché la campagna elettorale infinita mette i protagonisti della politica in una situazione singolare: devono, cioè, muoversi all’interno di un percorso dagli obiettivi ravvicinati nella speranza di rastrellare consensi ora e subito. Questo impedisce di ragionare con serenità sulle strategie di lungo respiro, proprio quelle che invece sarebbero più necessarie per capire la direzione di marcia e i mezzi necessari per raggiungere la meta.

Non vogliamo buttarla in politica, ma solo parlare di politica per aprire il capitolo dell’occupazione. Dopo le europee il lavoro deve tornare – se mai c’è stato – al centro del dibattito. Vale a dire che bisogna cominciare a individuare dove e come intervenire per stimolare l’economia, rilanciare la produzione, spingere il mondo delle imprese al confronto sui mercati interni e internazionali.
Siccome sono problemi che non si risolvono al volo, ecco che programmare che cosa accadrà domani e dopodomani, tra qualche mese o ancora più in là, significherebbe fissare dei paletti sul terreno dello sviluppo in modo che tutti sappiano. Noi, dentro i nostri confini, e gli altri che, da fuori, ci osservano e che, di fronte a uno sforzo credibile di crescita, potrebbero rivedere lo scetticismo che tuttora ci circonda e che, tra l’altro, fa impennare lo spread.

Riusciremo laddove non siamo mai stati maestri? Dobbiamo riuscirci anche perché non ci sono troppe alternative. A meno di rovesciare il tavolo e provare a ricominciare daccapo. Sapendo, però, che intorno a quel tavolo ci sono anche gli altri con i quali ci si dovrà comunque confrontare.
Quindi puntare sul lavoro potrebbe dare una scossa salutare. Ma per puntarci bisogna fare sul serio: per esempio, convincere i giovani che ce la possono fare anche rinunciando ad andare all’estero e che le decisioni che li riguardano vanno bene al di là delle prossime elezioni.

Vedremo che cosa accadrà. Intanto, in questo numero di “Lavoro Facile” le offerte sulle quali fare un pensierino non mancano. Nella Pubblica amministrazione ci sono numerosi concorsi sulla rampa di lancio (nei ministeri, nelle scuole, nelle agenzie che fanno capo allo Stato), mentre Poste Italiane, che ha deciso investimenti per 2,8 miliardi di euro entro il 2022, continua a tenere le porte aperte ai portalettere, ai neolaureati, ai professionisti del campo della consulenza sui prodotti finanziari e assicurativi. Dal 13 giugno, inoltre, chi negli ultimi 5 anni ha lavorato a tempo determinato per 12 mesi può fare domanda per un contratto a tempo indeterminato.
Dal canto suo McDonald’s ha confermato il piano che intende fare dell’Italia la patria degli “hamburger tricolori” grazie ai prodotti made in Italy e alle tante possibilità di impiego. Ma sfogliando la rivista si scoprirà che c’è molto altro. Buona lettura.

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