1) Lavorare e studiare in GB: e ora?; 2) Il lavoro, la Cina e il coronavirus; 3) Quegli ospedali costruiti in 10 giorni; 4) Cosa fare delle ferie non fatte?; 5) Infortuni domestici: così le tutele

LAVORARE E STUDIARE IN GB: E ORA?

D) Il premier britannico Boris Johnson ha tenuto fede agli annunci e l’Inghilterra è uscita dall’Unione europea. Prima un referendum e poi la vittoria dei conservatori alle ultime elezioni hanno sancito la separazione. 

Insomma, è stata rispettata la volontà popolare. A me, sinceramente, dispiace perché in un mondo sempre più globalizzato il Vecchio Continente può avere più voce in capitolo solo se riesce a parlare con una sola voce.
Vedremo che cosa accadrà. Intanto, ciò che vorrei capire è come deve comportarsi chi, per lavoro, vuole trasferirsi a Londra o in altre città del Regno. Che cosa è cambiato? È più facile o più difficile? Quali i diritti e quali i doveri?
Marcella Ignazi - Per telefono da Roma

R) Dallo scorso 31 gennaio la Gran Bretagna è fuori dall’Unione europea. Il distacco è la conseguenza del voto del referendum del 23 giugno 2016 che ha visto prevalere i fautori del “leave” su quelli del “remain” (51,9% contro il 48,1%).
Da allora c’è stata una lunga trattativa con l’Ue per la gestione del distacco. Questi i punti principali: 1) la GB è già fuori dalle istituzioni europee tanto che i suoi europarlamentari sono già stati sostituiti da altri dei Paesi membri; 2) Londra non parteciperà più ai vertici dell’Ue; 3) fino al prossimo 31 dicembre i rapporti commerciali con l’Unione resteranno quelli in vigore prima della Brexit; 4) nel frattempo continueranno i negoziati per definire i dettagli del divorzio; 5) Boris Johnson potrebbe chiedere, entro giugno, di prolungare questa trattativa fino al 31 dicembre 2021 ma quasi sicuramente non lo farà.
Per quanto riguarda il lavoro e gli spostamenti in Gran Bretagna, fino al 31 dicembre cambierà poco o nulla in quanto non interverranno novità nella libera circolazione. Ma dal 1° gennaio 2121 saranno necessari visti e passaporti.
E non solo. Londra ha intenzione di rendere più severo il sistema dell’immigrazione per scoraggiare l’arrivo di manodopera di basso livello e favorire quella più qualificata. In sostanza, ogni richiesta verrà valutata sulla base delle capacità professionali, della conoscenza dell’inglese e del possibile livello salariale.
Per chi già si trova in GB il quadro è più semplice ma niente è automatico perché ci si dovrà registrare al “settlement scheme”. Comunque, chi ci vive da più di 5 anni può ottenere la residenza permanente. Chi ci vive da meno tempo può richiedere un permesso temporaneo di soggiorno e poi, una volta maturati i 5 anni, avere la residenza permanente. Ciò vale anche per chi arriva in Gran Bretagna entro al fine di quest’anno.
Per gli studenti italiani aumenteranno sicuramente le rette universitarie in quanto verranno equiparati a quelli dei Paesi extra-europei. Invece, il governo britannico si è impegnato a proseguire il programma Erasmus.

IL LAVORO, LA CINA E IL CORONAVIRUS

D) Al popolo cinese, alle prese con il coronavirus, va tutta la mia solidarietà. L’epidemia mi ha comunque fatto capire molte cose di quel Paese e l’importanza che ha anche per l’Italia. Ciò, soprattutto, leggendo le preoccupazioni per la nostra economia legate agli sviluppi della malattia.
Mi chiedo quali ricadute negative saremo costretti a registrare sul fronte dell’occupazione. E mi domando se, in questi anni, sul versante del business nei confronti del gigante asiatico non ce la siamo presa troppo comoda improvvisando politiche di scarso rilievo.
I dati che circolano in questi giorni di allarme dovrebbero farci riflettere sulla mancanza di una strategia all’altezza degli equilibri mondiali.
Paolo Roversi - Per telefono da Frosinone

R) Mentre a Pechino e ovunque si sta facendo di tutto per controllare e battere il coronavirus, e mentre si continua a guardare con ansia alla sua diffusione, oltre al tema della difesa della salute c’è anche quello dell’economia, a dimostrazione di come i punti nevralgici del pianeta siano sempre più collegati e interdipendenti.
È noto il detto secondo il quale il battito d’ali di una farfalla a Pechino provocherebbe un uragano negli Stati Uniti. Con il coronavirus altro che battito d’ali… È stato calcolato che nel 2003 la Sars provocò pesanti ricadute sul sistema industriale. E allora la Cina non era quella di oggi. Ai tempi della Sars, infatti, i cinesi “valevano” su scala globale 10 miliardi di euro. Oggi sfiorano i 100 miliardi di euro.
In Italia a risentirne saranno, in particolare, il turismo, che rappresenta il 10% del nostro Pil, e la moda e il lusso che da soli valgono il 50% della nostra bilancia commerciale. Perché i cinesi che viaggiano all’estero occupano ormai stabilmente i settori alti della spesa pro-capite (prodotti di alta gamma, alberghi a 5 stelle, ristoranti di lusso, e così via). In Italia ogni anno sbarcano 5 milioni di persone provenienti dalla Cina.

QUEGLI OSPEDALI COSTRUITI IN 10 GIORNI

D) In Cina hanno costruito un ospedale in 10 giorni. Sembra impossibile. A Roma alcune scale mobili della metropolitana sono ferme da mesi…
Michele Lombardi - Per e-mai da Roma

R) In verità gli ospedali costruiti a Wuhan, la città di 11 milioni di abitanti epicentro del coronavirus, sono due: uno è stato inaugurato il 3 febbraio e l’altro il 6 febbraio. Si chiamano Huoshenshan e Lieshenshan. Hanno richiesto l’impiego di 7.000 operai.
Ognuno può ospitare un migliaio di pazienti. Vi lavorano 1.400 medici in gran parte provenienti dalle strutture militari.
Roma e la metropolitana. Roma e i rifiuti. Roma e il traffico. Roma e i giardini abbandonati. Lasciamo stare i paragoni.

COSA FARE DELLE FERIE NON FATTE?

D) Sono adetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Ho 50 giorni di ferie non ancora utilizzate. Posso chiedere un aumento dello stipendio?
F. P. - Formia (Lt)

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Le ferie sono riconsciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ad un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.
Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.

INFORTUNI DOMESTICI: COSÌ LE TUTELE

D) Se si ha un infortunio in ambito domestico in che modo si può essere risarciti? E che cosa occorre fare per godere di questa tutela? Una mia amica è caduta mentre svolgeva delle faccende domestiche. Non si è fatta granché male ma non ha ricevuto nessuna indennità e nessuno si è fatto vivo.
Luisella Riccardi - Per telefono da Roma

R) La Legge 493/1999 (assicurazione contro gli infortuni domestici) tutela il lavoro svolto in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, e lo equipara – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro.
Ciò vale se l’infortunio domestico avviene nell’abitazione in cui vive l’assicurato, comprese le pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) e le parti comuni (terrazze, scale, androni). Anche il luogo dove si trascorrono le vacanze è considerato pari all’abitazione, purché si trovi sul territorio nazionale. L’assicurazione tutela anche gli infortuni avvenuti in attività connesse alla cura di animali domestici e a interventi di piccola manutenzione (idraulici, elettrici e così via) che non richiedono una particolare preparazione tecnica e che rientrano nell’ormai diffusa abitudine del fai-da-te.
Si ha diritto alle prestazioni economiche se l’inabilità permanente riconosciuta è tra il 27% e il 100% o se l’infortunio ha avuto come conseguenza la morte.
Si sarà notato che in queste indicazioni si parla di assicurato e di assicurazione, vale a dire che le tutele entrano in vigore se si è stipulata con l’Inail una polizza contro gli infortuni domestici che costa 24 euro l’anno. Il premio è a carico dello Stato per chi ha un reddito complessivo lordo fino a 4.648,11 euro l’anno o si fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non supera i 9.296,22 euro l’anno.
Il pagamento del premio può essere effettuato presso gli uffici postali, le banche, le ricevitorie, i tabaccai e i supermercati abilitati al servizio utilizzando il bollettino TD 451, intestato a Inail, Assicurazione infortuni domestici, piazzale G. Pastore 6 - 00144 Roma.

Per maggiori informazioni clicca qui.

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1) I diritti di chi lavora nei call center; 2) Lavoro: come scegliere l’università; 3) Voglio fare il portalettere ma...; 4) Turismo: troppi contratti precari; 5) Il “mistero” del costo delle auto; 6) Gli stipendi in Finlandia e Italia

I DIRITTI DI CHI LAVORA NEI CALL CENTER

D) Lavoro da qualche settimana in un call center dove non solo il turn over è pratica ormai consolidata (non passa settimana senza che non ci sia un vorticoso ricambio di personale) ma anche i diritti sembrano dipendere dalla buona volontà dei responsabili.
So che il settore, all’inizio quasi senza regole, è stato via via messo a norma. Però ci sono situazioni che ancora sfuggono al criterio di gestioni corrette e trasparenti. Come credo che avvenga nel mio caso nonostante mi si assicuri che tutto sia perfettamente in regola.
Mi piacerebbe saperne di più per capire come stanno le cose e decidere che cosa fare. Insomma, sono io che sto scambiando lucciole per lanterne oppure mi si sta prendendo in giro?
Marta S. - Per e-mail da Roma

R) La segnalazione della lettrice è piuttosto lunga e tuttavia mancano alcuni particolari decisivi per formulare una risposta compiuta. Per esempio: tipo di mansione (inbound o outbound), orario, livello retributivo, struttura del contratto.
Marta ha comunque ragione quando mette in evidenza che non sempre le società che operano in un comparto che ha 55.000 addetti rispettano le tutele, che pure ci sono e che sono state ulteriormente precisate grazie a un accordo tra Asstel, l’associazione confindustriale delle telecomunicazioni, e le principali rappresentanze sindacali.
L’intesa, firmata circa un anno fa, prevede una serie di punti principali: 1) agli operatori deve essere riconosciuta una retribuzione base fissa di 7 euro l’ora, al di sotto della quale si entra nell’illegalità; 2) i rapporti di lavoro di tipo subordinato, in caso di successione di imprese per cambi di appalto con il medesimo committente, devono essere riconfermati; 3) vanno valorizzate le competenze dei lavoratori attraverso idonei percorsi formativi in particolare nel campo del digitale; 4) più vigilanza sugli incentivi pubblici collegati alle assunzioni di personale per evitare concorrenze sleali; 5) le aziende committenti e fornitrici devono garantire ai collaboratori l’applicazione del contratto collettivo.
Inoltre, viene sottolineato come il sistema degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda il settore dei call center non sia in grado di assicurare li necessario sostegno utile ad accompagnare i processi di trasformazione e per questo, e in attesa di un negoziato ad hoc, le parti si sono impegnate a costituire uno speciale fondo di solidarietà.
Ha detto Pietro Guindani, presidente di Asstel, che l’obiettivo dell’iniziativa “è di offrire risposte efficaci al cambiamento che investe tutta la filiera delle telecomunicazioni”. Per i sindacati la sfida “è di garantire un habitat in cui la competizione non avviene più sul costo del lavoro, come è stato finora, ma sulla qualità del servizio”. Per leggere il testo integrale dell’accordo clicca qui.

LAVORO: COME SCEGLIERE L’UNIVERSITÀ

D) Tra poco, con la fine di quest’anno scolastico, mio figlio terminerà il ciclo di istruzione secondaria di secondo grado e si porrà la scelta dell’università e della facoltà.
Quali sono i migliori atenei in Italia? E quale indirizzo preferire ai fini dell’occupazione? Se ne leggono e se ne scrivono tante…
Mariano Berni - Per e-mail da Roma

R) Il Censis ha elaborato una classifica delle migliori università (borse di studio, occupabilità, strutture, servizi, grado di internazionalizzazione) suddividendole in mega (più di 40.000 studenti), grandi (tra i 20.000 e i 40.000), medie (tra i 10.000 e i 20.000) e piccole (meno di 10.000).
Tra gli atenei mega al primo posto c’è l’Alma Mater Studiorum di Bologna, quindi Padova, Firenze e la Sapienza di Roma. Tra i grandi, primo è Perugia, quindi Calabria, Parma e a pari merito Campania-Vanvitelli e Chieti/Pescara. Tra i medi, Trento, Siena, Trieste e Napoli-Parthenope. Tra i piccoli, Camerino, Foggia, Cassino e Tuscia.
Tra le non statali al primo posto c’è la Bocconi di Milano seguita dalla Lumsa di Roma e dall’università di Bolzano. Tra i politecnici: Milano, Torino, Venezia e Bari.
Per il lavoro, secondo AlmaLaurea, le 10 discipline più ricercate sono quelle che riguardano il settore scientifico, poi ingegneria, medicina e professioni sanitarie, economia e statistica, giurisprudenza, educazione fisica, linguistica, agraria e veterinaria, insegnamento. Le meno gettonate sono invece quelle che orbitano nell’area umanistica.
Se poi guardiamo al di là dei nostri confini, allora la classifica è questa: Massachusetts Institute of Technology, Stanford University, Harvard, Oxford, California Institute of Technology, Swiss Federal Institute of Technology, Cambridge, University College London, Imperial College London, University of Chicago.

VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

D) A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle lamentele per la scarsa qualità del servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?
B. U. - Per e-mail da Roma

R) Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto durante certi periodi dell’anno, ci sono da coprire i vuoti che si aprono sia per la gestione delle ferie che per una maggiore attività di consegna. Sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono sempre migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda, che contatta telefonicamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web e-Recruiting.
Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di una serie di documenti. Che sono: un documento di identità (la patente di guida valida, per chi effettuerà il lavoro di portalettere), il certificato penale di data non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, di cittadinanza, di residenza, lo stato di famiglia (l’interessato dovrà comunicare anche l’eventuale domicilio fiscale se diverso dalla residenza), la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.

TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI

D) Il turismo in Italia va bene, le presenze sono aumento e l’industria dell’accoglienza ha chiuso il 2019 in attivo. Anche le opportunità di lavoro sono cresciute. Però gran parte delle offerte sono a tempo determinato e ciò crea non poche difficoltà a chi opera nel settore. Per esempio, è quasi impossibile ottenere un mutuo, e anche decidere di mettere su famiglia non è semplice.
Gli imprenditori dovrebbero avere maggiore coraggio e investire di più sui collaboratori. Personalmente conosco tre lingue, ho una buona esperienza come receptionist eppure non riesco ad avere quella stabilità contrattuale che mi consentirebbe una vita senza l’ansia che mi prende tra la conclusione di un impegno e l’inizio di un altro.
R. M. - Per e-mail da Roma

R) Il turismo è uno di quei comparti stagionali per eccellenza con picchi e pause che si susseguono secondo un calendario collaudato. Ma qualcosa non è più come prima. Le crisi nel mondo e le turbolenze politiche hanno messo con le spalle al muro alcuni Paesi di grande richiamo come l’Egitto, la Turchia e intere aree del Sud-Est asiatico. Ciò ha spostato ancora di più i flussi verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, tanto che i pernottamenti nei mesi appena passati hanno subito una sensibile impennata.
Nella classifica delle nostre città più visitate Roma continua a precedere tutte le altre. Interessante è anche il fatto che i cosiddetti “elementi di attrattività” stanno cambiando, e all’arte e alla cultura si stanno affiancando la moda, il lusso e lo shopping. Una tendenza di cui occorrerà sempre più tenere conto.
All’interno di questo quadro positivo resta il problema reale segnalato da R. M. Soprattutto alla luce di una stagionalità sensibilmente ridotta dagli arrivi ormai spalmati nel corso dell’interno anno.

IL “MISTERO” DEL COSTO DELLE AUTO

La mia segnalazione con il lavoro non c’entra ma riguarda tutti noi in quanto consumatori. Mi riferisco agli spazi promozionali che molti concessionari di automobili pubblicano sui quotidiani dove, a piede di pagina, ci sono quasi sempre le condizioni economiche di acquisto che, per chi è interessato, rappresentano la parte più interessante.
Giusto e commercialmente corretto perché così ci si può rendere conto subito se abbiamo in tasca i soldi necessari. Il fatto è, però, che questo tipo di informazione è praticamente illeggibile se non si è muniti di una lente di ingrandimento: il testo è microscopico e se anche si ha la vista di un’aquila è difficile arrivare in fondo alla riga e poi passare a quella successiva.
Siccome sarebbe facilmente ovviare all’inconveniente, devo dedurne che è una scelta ben ponderata. Non ne capisco il motivo, ma così è. E poi, dal momento che il costo del denaro è praticamente a zero trovo che gli interessi sulle rate sono troppo alti.
Cesare Sarti - Per telefono da Roma

GLI STIPENDI IN FINLANDIA E ITALIA

D) Nel corso di una trasmissione radiofonica della Rai ho sentito che in Finlandia il primo stipendio di un laureato oscilla intorno ai 3.000 euro. Perbacco! Qui da noi un ragazzo che ha appena finito l’università, se riesce a trovare un impiego, deve accontentarsi di tirocini o di part time dai quali se ricava 600-700 euro è grasso che cola.
E poi ci si meraviglia dei tanti giovani che fanno la valigia e se ne vanno all’estero. Dove, se sei capace, non devi sgomitare con chi è meno bravo di te e magari vedertelo passare avanti perché ha una raccomandazione in tasca.
Questa è l’Italia. Speriamo che con il 2020 qualcosa possa cambiare. In meglio e non in peggio.
Livia Colletti - Per e-mail da Roma

R) La Finlandia è tra i Paesi “più felici al mondo”. Lo ha stabilito, un paio di anni fa, il World Happiness Report pubblicato dall’Onu sulla base di una serie di indicatori tra cui lavoro, reddito, istruzione, libertà, fiducia nelle istituzioni, qualità della vita.
Tra l’altro, dallo scorso dicembre, alla guida del governo di Helsinki c’è Sanna Mirella Marin che a 34 anni è diventata la prima ministra più giovane al mondo. È del partito socialdemocratico ed è alla guida di una coalizione di quattro partiti di centrosinistra tutti guidati da donne. Tra i nuovi ministri uno solo supera l’età di 35 anni.
Recentemente Sanna Marin ha proposto che la settimana lavorativa sia di 4 giorni per 6 ore al giorno: “Così ci sarà più tempo per la famiglia”.
I paragoni con l’Italia sono quindi improponibili, se non sul versante delle tasse che sui redditi sono molto alte (fino al 42%) anche a Helsinki. Ma in cambio c’è un welfare che funziona e che garantisce servizi di qualità.
C’è però da tenere presente – per calcolare bene entrate e uscite – che lassù il costo della vita è decisamente più elevato (generi di prima necessità, abbigliamento, trasporti pubblici, ristoranti): per un cappuccino e una brioche si possono spendere 7-8 euro contro i nostri 2-2,50.

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1) Da luglio buste paga più pesanti; 2) Matrimonio e giorni di permesso; 3) La voglia di mettersi in proprio; 4) Che cos’è il contratto a chiamata?; 5) Lazio da buttare? Proprio no; 6) Alitalia: ecco chi paga il conto

1) DA LUGLIO BUSTE PAGA PIÙ PESANTI

D) Ogni promessa è debito, dice un vecchio proverbio che però non vale per chi sta al governo. Con l’inizio dell’anno gli stipendi dovevano essere più consistenti per non so quale provvedimento.
Ma a oggi non mi pare che questa sia l’aria. Non se ne parla più e anche questo annuncio, come tanti altri, è destinato a passare in cavalleria.
Lillo Crosti - Per e-mail da Roma

R) Il lettore fa evidentemente riferimento al taglio del cuneo fiscale che, riducendo le trattenute in busta paga in favore dei dipendenti, consentirà un aumento del percepito.
La misura sarebbe dovuta entrare in vigore con l’avvio del 2020, ma così non sarà perché scatterà a partire dal prossimo luglio. Il motivo sta nelle risorse che il governo ha inserito nella Legge di Bilancio: 3 miliardi di euro al posto dei 5-6 previsti prima che cominciasse il confronto tra i partiti e in Parlamento.
A beneficiarne saranno circa 15 milioni di lavoratori con reddito tra gli 8.000 e i 35.000 euro. L’importo andrà a sommarsi al bonus Renzi.
L’Italia, in ambito Ocse, è il terzo Paese con il cuneo fiscale più alto: 47,9%. Vale la pena ricordare che a questa percentuale si arriva con i contributi previdenziali del 31,2% e le imposte personali del 16,7%.
Anche le imprese si aspettavano di rientrare nella riforma. Invece dovranno aspettare il 2021 quando le risorse stanziate saliranno a 5 miliardi di euro.

2) MATRIMONIO E GIORNI DI PERMESSO

D) Su quanti giorni di permesso, contrattualmente, può contare un dipendente che si sposa? Quando e come si deve avvertire l’azienda?
Alba Mirante - Per e-mail da Roma

R) In occasione del matrimonio la legge (per gli impiegati) e i contratti collettivi (per le altre categorie) assicurano al dipendente l’utilizzo di permessi retribuiti.
Per gli impiegati la durata minima di tali permessi è fissata dalla legge in 15 giorni, fatte salve eventuali e migliori condizioni contrattuali. Per le altre categorie occorre consultare i rispettivi contratti di lavoro.
In genere, il congedo per matrimonio deve essere richiesto con un certo preavviso, mentre al rientro deve essere consegnata al datore di lavoro, entro 60 giorni, la certificazione delle avvenute nozze.
Il permesso è utile ai fini del calcolo del Tfr ed è prevista la maturazione regolare delle mensilità aggiuntive e delle ferie.

3) LA VOGLIA DI METTERSI IN PROPRIO

D) Sono convinto che il crescente desiderio di mettersi in proprio sia dovuto quasi sempre alla difficoltà di trovare un lavoro di tipo subordinato.
Avviare un'azienda non è uno scherzo e i rischi sono sempre elevati, soprattutto in una fase di profonda difficoltà dell'economia. E poi, che futuro strategico può avere un Paese con un esercito di microimprenditori e con una grande industria che continua a perdere colpi?
Rino Filippi - Per telefono da Roma

R) In effetti, l'Italia è tra i Paesi europei quello con il più alto numero di lavoratori in proprio e senza dipendenti. Un fenomeno che, in particolare, vede protagonisti i giovani per i quali – è stato più volte sottolineato – si tratta di una strada spesso obbligata ma non priva di rischi in quanto, a causa delle dimensioni ridotte dell’impresa, si è più esposti alla volubilità del consumi.
Il punto è proprio questo: un po' per necessità e un po' perché essere padroni del proprio destino è indubbiamente affascinante, fatto sta che la tendenza continua ad essere consistente. A volte con esiti positivi, a volte meno.
Su questa lunghezza d'onda, da qualche anno, si sono inserite le proposte legate al franchising che possono ridurre proprio i rischi di cui sopra. La formula è nota: c'è una casa madre che mette a disposizione il proprio marchio e la propria esperienza, e c'è l'affiliato che decide di utilizzare questo background per non vedersela da solo con il mercato.
Una combinazione che è riuscita a proporsi come valida alternativa al tradizionale mettersi in proprio. Certo, imprenditori non ci si improvvisa ed è comunque sbagliato andare allo sbaraglio contando unicamente sulla buona stella.
Resta in piedi il discorso della grande industria alla quale un Paese che vuole essere di primo livello non può rinunciare. Anche perché è da qui che dipende la ripresa dell'occupazione.

4) CHE COS’È IL CONTRATTO A CHIAMATA?

D) Ormai non mi stupisco più di nulla. Pochi giorni fa, dopo che ne avevo fatto richiesta, mi hanno chiamato per un colloquio di lavoro che si è svolto più o meno come tutti gli incontri di questo tipo: chiacchierata sul titolo di studio, esperienze, conoscenza delle lingue, disponibilità.
La sorpresa è arrivata alla fine quando mi hanno proposto un contratto a chiamata. Sono caduto letteralmente dalle nuvole. Non ne avevo mai sentito parlare e quando ho chiesto spiegazioni ho capito di avere messo un piede in fallo. Infatti, mi hanno subito salutato dicendo che mi avrebbero fatto sapere. Da allora più niente. Ma che diavolo è questo contratto a chiamata?
Cristiano M. - Per e-mail da Roma

R) Si tratta di un contratto che non ha avuto – e non ha – troppa fortuna. Nato nel 2003 è stato poi ridefinito nell’ambito del Jobs Act nel tentativo di renderlo più spendibile sul mercato del lavoro. Però a oggi è tra le forme contrattuali meno utilizzate. E la ragione è semplice.
A parte che si rivolge solo a chi ha meno di 24 anni o più di 55, c’è però da dire che il meccanismo di applicazione è tanto particolare che, alla fine, rischia di scontentare un po’ tutti. Perché, se è vero che rientra tra i rapporti cosiddetti intermittenti, ci sono alcune modalità che vanno vagliate con attenzione.
Intanto, la definizione di “chiamata” significa proprio che si deve restare in attesa della convocazione da parte del datore. E qui c’è già un primo distinguo in quanto si deve fare attenzione se nel contratto è previsto l’obbligo di risposta. Se c’è, non ci si può rifiutare tanto che in caso di malattia o di altri impedimenti il lavoratore deve avvisare tempestivamente l’azienda. In caso di inadempienza si rischia di perdere l’indennità di disponibilità per i successivi 15 giorni.
Già, ma che cos’è l’indennità di disponibilità? È il contributo fisso che il datore paga al lavoratore per averlo obbligatoriamente a portata di telefono. L’ammontare non può essere inferiore al 20% della retribuzione minima mensile prevista dal Ccnl della categorie di riferimento, con i relativi contributi Inps e Inail. La retribuzione, invece, è legata solo all’effettiva prestazione. Punto e basta.
Se nella lettera di assunzione non c’è l’obbligo di risposta allora si è in presenza di un generico impegno tra le parti che, comunque, non obbliga il datore a chiamare il lavoratore né il lavoratore a rispondere.
Prima dell’inizio di una prestazione non superiore a 30 giorni, il datore deve darne comunicazione dall’Ispettorato territoriale del lavoro competente. In caso di inadempienza, il datore rischia una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro.
Il contratto a chiamata non può essere utilizzato per la sostituzione di dipendenti in sciopero e da aziende dove nel semestre precedente vi siano stati licenziamenti collettivi, siano in corso riduzioni dell’orario o vi sia del personale in cassa integrazione.

5) LAZIO DA BUTTARE? PROPRIO NO

D) Ogni giorno ce n’è una nuova e quasi mai positiva. Mi riferisco all’occupazione nel Lazio – è la mia Regione perché vivo a Roma – che sta attraversando un periodo nerissimo. Alla crisi eterna dell’Alitalia e a quella più recente di Multiservizi, si è sommata le chiusura a Pomezia dello stabilimento Sammontana. Per non parlare dei tantissimi negozi costretti ad abbassare le saracinesche di fronte alla diminuzione dei consumi e alla concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce.
Che cosa fare? Preparare la valigia e scappare da qualche parte, magari all’estero, oppure restare e assistere al definitivo naufragio della Capitale? Non voglio fare la catastrofista ma in giro non vedo segnali di speranza.
Marta Roversi - Per e-mail da Roma.

R) La crisi è reale e in ballo ci sono migliaia di posti. Alle aziende citate si potrebbero aggiungere gli impianti dell’Enel di Civitavecchia in fase di riconversione e gli esuberi preannunciati da Unicredit che nel Lazio ha quasi 300 filiali e circa 5.000 dipendenti. E via elencando.
Sono davvero troppi coloro che ogni giorno vanno a lavorare con il batticuore non sapendo che cosa c’è dietro l’angolo. Ma secondo un rapporto appena presentato da Banca d’Italia non tutto è da buttare. Anzi. Nella prima parte del 2019 il Lazio è, infatti, cresciuto più del resto del Paese grazie al settore dei servizi, legato soprattutto al turismo, e all’industria farmaceutica che con le esportazioni ha fatto un balzo in avanti del 64,4%.
Inoltre, da gennaio a giugno l’occupazione è aumentata a un ritmo analogo a quello nazionale e la disoccupazione si è attestata al 10,8% (-0,3% rispetto al 2018). Sono diminuite anche le ore di cassa integrazione (-3,2%). A soffrire sono alcuni comparti, in primo luogo quello delle costruzioni, e anche gli investimenti continuano a segnare il passo.
Più in particolare, ciò che ormai sembra scomparso definitivamente dai radar è un progetto di sviluppo di medio-lungo periodo che rimetta Roma e il Lazio al centro dell’attenzione delle imprese nazionali e internazionali che hanno soldi da impiegare e che però hanno smesso di credere in una Capitale che ha smarrito il bandolo strategico della matassa.
È ciò che ha detto Gerardo Iamunno, presidente delle Piccole industrie di Unindustria: “In molte aree della nostra Regione mancano le infrastrutture necessarie alle imprese per crescere. Come la Roma-Latina, la Orte-Civitavecchia, la Cisterna-Valmontone e il porto di Civitavecchia che ha bisogno di maggiori collegamenti ferroviari e stradali con il resto del territorio”.

6) ALITALIA: ECCO CHI PAGA IL CONTO

D) Tenere in vita Alitalia ci costa 1 milione di euro al giorno. I prestiti ponte si susseguono così come i piani di salvataggio e i commissari chiamati a gestire una situazione eternamente disperata.
Ciò che mi scandalizza, più dei soldi buttati dalla finestra, è come mai in tanti anni non siamo riusciti a tirare fuori uno straccio di piano industriale, nonostante tanti proclami, squilli di tromba e “capitani coraggiosi” vari.
E poi: è mai possibile che nessuno sia stato chiamato a rispondere di simile inefficienza? Alla fine, come al solito, a pagare saranno i dipendenti…
Nino Costanzi - Per e-mail da Roma

R) Pare incredibile ma così stanno le cose. Pochi giorni fa è stato nominato un altro commissario, Giuseppe Leogrande, che dovrà tentare di risolvere il rebus. Avrà tempo fino a giugno e per farlo andare avanti il governo verserà nelle casse dell’ex compagnia di bandiera altri 400 milioni di euro.
Da quello che si sa, l’intenzione di Leogrande sarebbe di creare una “bad company” nella quale riversare tutte le criticità (debiti, personale in più, contenziosi) in modo da tenere a battesimo una nuova Alitalia da offrire a una cordata di acquirenti (forse Lufthansa, Atlantia e Cdp).
Sul terreno dovrebbero rimanere 2.500 lavoratori (nelle precedenti trattative Delta e Lufthansa ne avevano chiesti 6.000) per i quali dovrebbero scattare una serie di ammortizzatori sociali come prepensionamenti, “scivoli” per favorire al massimo le uscite, solidarietà espansiva, e così via.
Comunque, è vero: i protagonisti di tanti disastri se ne sono andati indisturbati. Spesso con importanti liquidazioni.

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1) I posti nella green economy: 2) I robot ci ruberanno il lavoro?; 3) Lavoro difficile per noi disabili; 4) I compiti delle guardie di vigilanza: 5) Licenziamento ingiusto. Che fare?: 6) Poesia. Natale 2019

D) Ho letto l’intervista a Roberto Della Seta pubblicata nel numero scorso di “Lavoro Facile”. Mi ritengo un cittadino attento all’ambiente e sto seguendo con grande simpatia l’impegno di Greta Thunberg.
Sono convinto che l’economia circolare possa risolvere tanti problemi oltre che creare un bel po’ di posti di lavoro. Trovo però esagerati certi numeri che spesso si citano proprio in merito alle opportunità di impiego legate a una sempre più auspicabile svolta ambientale.
In un Paese come il nostro dove l’occupazione langue e dove gli investimenti si fanno con il contagocce, chi è che è disposto a mettere in campo ingenti risorse nella “green economy” in modo da stimolare la ricerca di figure professionali specializzate?
Intendiamoci, nel settore c’è chi si sta dando da fare ma parlare di centinaia di migliaia di chance nel breve periodo mi pare un’esagerazione. O sbaglio?
Pino Genovesi - Per e-mail da Roma

R) Che non siano tutte rose e fiori lo ha riconosciuto anche Roberto Della Seta che non a caso ha voluto sottolineare come la transizione ecologica sia un “percorso complesso” che richiede “politiche pubbliche finalizzate ad accompagnare le necessarie trasformazioni”. Perché se la transizione ecologica si ferma “le conseguenze saranno pesantissime per tutti in termini sociali ed economici”. Naturalmente, “servono più investimenti pubblici sulla sostenibilità”.
A proposito di 500.000 posti entro i prossimi 2 anni, l’ex presidente di Lega Ambiente ritiene la previsione “realistica” ma sostiene anche che occorrono politiche pubbliche molto più “green” altrimenti c’è il rischio concreto che l’impegno orizzontale di cittadini e imprese perda slancio e motivazione.
Del resto, il recente rapporto “GreenItaly 2019”, realizzato da Symbola e da Unioncamere, ha fornito elementi incoraggianti. Per esempio, l’anno scorso i posti di lavoro generati dalle imprese verdi sono stati 100.000 in più rispetto al 2017. Anche le professioni “green” sono aumentate del 3,4% contro lo 0,5% delle altre occupazioni.
Insomma, la tendenza è indiscutibile. L’auspicio è che una volta tanto ci si possa trovare tutti d’accordo nello spingere verso questa direzione.

I ROBOT CI RUBERANNO IL LAVORO?

D) Si dice che i robot prenderanno il posto di tanti lavoratori. Non solo nelle fabbriche dove sono già presenti ma anche nella ristorazione dove i camerieri saranno sostituiti dai “figli” della tecnologia più avanzata.
E noi che facciamo? Come e dove potremo continuare a guadagnare uno stipendio? Sono spaventato dal mondo prossimo futuro…
Corrado Nistri - Per telefono da Roma

R) Secondo una ricerca di Eurobarometro il 72% degli europei crede che i robot ci ruberanno il lavoro. Gli esperti sostengono, invece, che così non sarà, tanto che la creazione di nuovi lavori è stata più rapida rispetto a quelli sostituiti dalla tecnologia. A lungo termine continuerà ad essere così?
L’Ocse ha presentato uno studio sul futuro del lavoro secondo il quale nei 36 Paesi che fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sarebbe a rischio non più del 14% delle attuali mansioni mentre oltre un terzo dovrà adattarsi alle mutate necessità operative.
Un altro rapporto curato dalla Doxa su “Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia” ha messo in rilievo come l’89% dei manager intervistati non solo è convinto che le persone resteranno centrali nel processo produttivo ma che robot e intelligenza artificiale aiuteranno a creare ruoli, funzioni e posizioni lavorative che prima non c’erano.
Insomma, la collaborazione tra uomo e macchina dovrebbe aprire scenari positivi nell’ambito di un nuovo “umanesimo industriale”. Di questa collaborazione è testimonianza la robotica ospedaliera grazie alla quale si possono eseguire interventi sempre più precisi e sicuri. Ma dietro la macchina è indispensabile la presenza del chirurgo magari con una cultura digitale all’altezza del compito.
Questo è quanto si dice con le conoscenze dei nostri giorni. Però se si pensa che il 65% dei bambini di oggi svolgerà una professione che non esiste, quale sarà allora il ruolo degli algoritmi e dell’automazione?

LAVORO DIFFICILE PER NOI DISABILI

D) Se trovare lavoro non è la cosa più semplice di questo mondo per chi ha problemi di disabilità è ancora più difficile. A volte, negli annunci che voi pubblicate, c’è qualche offerta da parte di aziende private ma quasi mai ho trovato iniziative della pubblica amministrazione che pure dovrebbe essere in prima fila per agevolare le persone che hanno più problemi di altre.
Lo dico per esperienza diretta. In Italia sempre è più difficile vivere per chi si trova nelle mie stesse condizioni.
B. N. - Per e-mail da Rieti

R) Le norme a tutela dei disabili ci sono e sono piuttosto chiare. L’articolo 3 della Legge 69/99 prevede che i datori sia pubblici che privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori invalidi secondo questi parametri: 1) il 7% del totale se la struttura ha più di 50 impiegati; 2) due lavoratori se si occupano da 36 a 50 dipendenti; 3) un lavoratore se si occupano da 15 a 35 dipendenti.
Ma non sempre ci si attiene a ciò che sulla carta è scritto nero su bianco, tanto che sono anche state promosse azioni di verifica sul campo. Per maggiori dettagli clicca qui.

I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA

D) Possono le guardie di vigilanza svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?
M. T. - Per telefono da Roma

R) No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.
Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

LICENZIAMENTO INGIUSTO. CH FARE?

D) Sono stata assunta come cassiera presso un grande centro commerciale di Roma. Per tre giorni sono stata affiancata da una collega, dopo di che ho lavorato in piena autonomia. È abitudine operativa dell’azienda che le dipendenti, dopo la chiusura serale della cassa e la personale verifica della distinta di versamento, non debbano effettuare altri controlli.
Dopo due giorni sono stata chiamata dal responsabile che mi ha fatto presente che nella chiusura della giornata precedente mancavano 50 euro e che avrei dovuto ripianare di tasca mia. Sicura della “quadratura”, ho avuto una dura discussione contestando ciò che mi veniva addebitato. Dopo altri due giorni sono stata licenziata per non avere superato il periodo di prova. È giusto tutto questo?
S. D. B: - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. La responsabilità di cassa per gli ammanchi, unitamente alla corrispondente indennità ulteriore rispetto alla paga base, è prevista dal Contratto collettivo nazionale del lavoro del commercio – applicabile alla fattispecie – nel caso di mansioni quali quella descritta.
Pertanto se il datore ha richiesto alla lavoratrice di fare fronte all'ammanco, avrebbe dovuto comunque corrispondere alla dipendente l'indennità aggiuntiva. In merito al licenziamento, lo stesso può essere irrogato solo se le parti hanno espressamente contemplato un periodo di prova, perchè in tale caso è previsto che si possa recedere senza obbligo di preavviso.

POESIA. NATALE 2019

La bellezza del Natale, è vedere le persone stare bene insieme nell’amicizia,
a festeggiare questa meravigliosa festa, in armonia, condivisione e con letizia.
La bellezza del Natale, è andare sul posto di lavoro, trovare più umanità e sicurezza,
al centro sia messa la persona, con meno sfruttamento e la salvaguardia della salute sia una certezza.
La bellezza del Natale, essere uniti nelle responsabilità, per dare ognuno il meglio,
progettando un futuro più giusto nell’uguaglianza e nella solidarietà con orgoglio.
La bellezza del Natale, acquisirebbe ancora maggiore valore se fosse garantito,
il diritto alla salute, per ogni cittadino e neanche un malato venga lasciato abbandonato.
La bellezza del Natale, sarebbe più sentita se il diritto all’istruzione e allo studio,
fosse garantito a tutti in eguale misura e neanche uno studente venga lasciato indietro.
La bellezza del Natale, aumenterebbe il suo splendore, se nelle famiglie e nella società,
ci fosse più dolcezza, più rispetto, per le donne, vecchi e bambini, dentro un progetto di bella umanità.
La bellezza del Natale, sarà ancora più apprezzabile, se ci impegneremo di più per l’ambiente con responsabilità,
perché sia più curato, più rispettato, per migliorare tutte le ricchezze della natura e le sue belle qualità.
La bellezza del Natale, con la sua luce porti nelle persone, quell’umanità luminosa e pura,
apra i cuori per abbattere i muri dell’egoismo, costruire ponti e salvare le persone che fuggono dalle guerre con cura.
La bellezza del Natale, con la guida della stella cometa, diventerà speciale se sapremo amare, ascoltare e aiutare,
i cittadini del mondo che soffrono la fame, perché abbiano da mangiare e i bambini il diritto di giocare.
La bellezza del Natale, assieme ai valori umani di onestà, sincerità, solidarietà, giustizia sociale e con l’amore ci salverà,
potremo vivere in un mondo migliore, dove Gesù bambino splenderà, sarà ogni giorno per tutti un sereno Natale.
Francesco Lena - 24060 Cenate Sopra (Bergamo)

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1) Rdc e lavoro: scatta l’allarme; 2) Gli stipendi nelle pulizie; 3) I tanti perché di Roma che arretra; 4) I permessi per fare un concorso; 5) Part time a tempo indeterminato

1) RDC E LAVORO: SCATTA L’ALLARME

D) Pensato come sostegno ai più disagiati e come meccanismo per avviare al lavoro chi ne beneficia, il reddito di cittadinanza mi è sembrato un provvedimento di giustizia sociale: un contributo in euro per attenuare le difficoltà e in più la possibilità di un aiuto per trovare un impiego.
Un’iniziativa in due momenti pensata proprio per superare i sospetti di assistenzialismo puro: insomma, soldi sì ma finalizzati all’occupazione. Le cose, però, mi pare che stiano andando diversamente e questo non mi fa piacere.
Lino Pisani - Per e-mail da Firenze

R) Ora si apprende che il reddito di cittadinanza non è servito a creare nuovi posti ma solo a distribuire risorse un po’ qui e un po’ là. Tra l’altro – così ho letto – c’è chi continua regolarmente a incassare l’assegno pure svolgendo un lavoro, in nero naturalmente per evitare che il contributo gli venga revocato.
Una legge pensata bene ma applicata male. Non sarebbe il caso di rimetterci mano?
Carla M. - Per e-mail da Roma

D) Sono tra coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza. Sono iscritto a un Centro per l’impiego dove ogni tanto mi faccio vivo per sapere se ci sono novità per quanto riguarda la possibilità di un lavoro.
Gli addetti sono sempre gentili e disponibili ma ero disoccupato e disoccupato sono rimasto. Confesso che i soldi che mi arrivano fanno comodo: ci posso pagare le bollette e fare un po’ di spesa al supermercato. Ma ho sperato, e continuo a sperare, che il mio Cpi mi chiami per darmi la buona notizia: “Abbiamo trovato il posto che fa per lei”. Però finora…
Lamberto Pini - Per telefono da Roma

D) I “navigator”, almeno qui nel Lazio, sono entrati in servizio. Con uno di loro ho avuto un colloquio in un Centro per l’impiego. Ha preso nota del mio titolo di studio (sono geometra), delle mie esperienze (ho svolto un paio di stage), delle mie aspirazioni. Mi ha consigliato di accrescere le mie competenze informatiche e di approfondire la mia conoscenza dell’inglese. Per poterlo fare mi ha anche dato l’indirizzo di alcune scuole.
Ma, all’atto pratico, ho scoperto che per seguire quei corsi avrei dovuto pagare (poco, ma se non ho un lavoro è sempre troppo).
Questo per dire che i “navigator” la buona volontà ce la stanno mettendo, ma se le possibilità di occupazione mancano loro mica possono fare miracoli. Il reddito di cittadinanza rischia così di mancare uno dei suoi scopi principali.
Massimo Corsini - Per telefono da Frosinone

D) Almeno i “navigator” un posto l’hanno trovato. Però a cosa serva il loro impegno ancora non l’ho capito. Questo reddito di cittadinanza somiglia sempre di più a un contributo pensato per raccogliere voti. Ma da ciò che sta capitando a Luigi Di Maio, cioè a colui che l’ha proposto e fatto approvare, e al M5S anche questo obiettivo sta colando a picco.
Manlio Colombo - Per e-mail da Milano

R) Il reddito di cittadinanza è entrato in vigore nello scorso aprile. Da allora sono passati 7 mesi e si sono cominciati a fare i primi bilanci. Dai quali risulta che i titolari del RdC sono a oggi 825.000, che i colloqui presso i Centri per l’impiego hanno coinvolto poco più di 70.000 persone e che di queste 50.000 hanno sottoscritto il “patto per il lavoro”.
Il “patto per il lavoro” è quella specie di contratto che chi beneficia del reddito di cittadinanza firma in sede di Cpi e con il quale si impegna ad accettare una “proposta di impiego congrua”, cioè in linea con le proprie competenze.
Secondo le norme, nel corso della durata del Rdc, i Centri per l’impiego devono proporre, nell’arco temporale di un anno, 3 offerte di lavoro. Se si rifiutano tutte, c’è il rischio di perdere il sussidio. Ma c’è quella “proposta di impiego congrua” intorno alla quale, prima dell’eventuale decadenza, non mancheranno le discussioni. Comunque, congrue o non congrue, di possibilità di lavoro finora non ne sono saltate fuori.
Pochi giorni fa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato che sul reddito di cittadinanza “si deve continuare a lavorare” in quanto la forza di questo strumento “è recuperare persone emarginate dal mercato del lavoro, e se non si riesce a fare questo rischiamo di avere una misura meramente assistenziale che lascia il tempo che trova”.
Quindi, i problemi evidenziati dai lettori sono ben presenti anche a Palazzo Chigi e dintorni. A dare una mano a risolverli potevano essere – e possono tuttora – le agenzie per il lavoro che conoscono forse più di chiunque altro il mercato legato alla ricerca e all’offerta. Dopo qualche incontro, non si è riusciti ad andare avanti. Potrebbe valere la pena approfondire anche questo versante.

2) GLI STIPENDI NELLE PULIZIE

D) Lavoro nel settore delle pulizie con un contratto a tempo determinato che mi è stato già rinnovato una volta. Il mio problema, come quello delle altre colleghe, è che la busta paga non corrisponderebbe all’impegno.
Uso il condizionale perché, nel merito, non ho le giuste competenze. Ne ho parlato con il mio datore che mi ha rassicurato. Ma continuo a nutrire forti dubbi. Che cosa posso fare per sapere chi ha torto e chi ha ragione?
F. L. - Per telefono da Roma

R) Il contratto a tempo determinato può essere rinnovato fino a un massimo di 24 mesi ma tra la fine del primo rapporto e l’inizio del successivo ci vuole uno stacco temporale di 10 giorni se il contratto precedente ha avuto una durata pari o inferiore a 6 mesi, di 20 giorni se la durata è stata pari o superiore a 6 mesi. La legge stabilisce che ogni rinnovo deve essere giustificato da un motivo.
Questa precisazione serve in quanto, in questo caso, si è già in presenza di un prolungamento contrattuale.
Per quanto riguarda la questione specifica è difficile, non avendo a disposizione la busta paga, esprimere un giudizio. Certo è che nel settore delle pulizie le norme non sempre vengono rispettate. Ci sono contratti cosiddetti pirata che alla fine del mese si concludono con stipendi di 200, 500, 600 euro. A volte la paga oraria oscilla intorno ai 2-3 euro per un’attività che di frequente va avanti con il cottimo.
I lavoratori delle pulizie sono tanti: circa 650.000. Di questi, 160.000 svolgono la mansione di camerieri ai piani negli alberghi.
Comunque, il consiglio che si può dare a F.L. è di rivolgersi a una struttura sindacale portando tutta la documentazione di cui si è in possesso. Ecco qualche indirizzo. FILCAMS-CGIL, Roma, via Leopoldo Serra 31, tel. 06.5885102, e-mail: posta@filcams.cgil.it. UIL-TRASPORTI, Roma, viale del Policlnico 131, tel. 06.862671. FIST-CISL, Roma, via del Mille, tel. 06.8473340, e-mail: fistcisl@fistcisl.it.

3) I TANTI PERCHÉ DI ROMA CHE ARRETRA

D) Tanto non servirà a nulla ma almeno posso sfogarmi. Perché a Roma alcune strade continuano ad avere i lampioni accesi anche in pieno giorno? Perché nessuno ripara le buche? Perché, dopo lunghe attese, di bus delle stessa linea ne passano uno dietro l’altro? Perché i tralicci arancioni usati come segnale di pericolo, una volta installati, restano lì mesi e mesi? Perché le stazioni delle metropolitane sono sempre sporche?
Potrei andare avanti con altri mille perché ma mi fermo qui. Tanto, ripeto, non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire.
Lionello Stefani - Per e-mail da Roma

R) Già, perché. Poi c’è poco da meravigliarsi se la Capitale scivola indietro in tutte le classifiche sulla qualità della vita. L’ultima è di un paio di settimane fa. Roma è scesa dal 67° all’85° posto. Per passare da un proverbio all’altro si potrebbe dire che chi si accontenta gode. Ma ormai c’è poco da godere.

4) I PERMESSI PER FARE UN CONCORSO

D) Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.
V. P. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore

5) PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

D) Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

R) Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

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1) Le parole e le vittime sul lavoro; 2) I diritti e il riposo settimanale; 3) Più tasse sul lusso. che male c’è?; 4) Le buste paga e il cuneo fiscale; 5) Io sto dalla parte dei curdi; 6) Le “dimissioni” chieste e non volute

1) LE PAROLE E LE VITTIME SUL LAVORO

D) Le vittime degli incidenti sui luoghi di lavoro continuano ad essere sempre troppe. Non passa giorno senza che non si debba piangere qualcuno che la mattina è uscito di casa per andare in ufficio e in fabbrica e poi non è più tornato.
Il 13 ottobre c’è stata la giornata per ricordare queste persone e c’è stato il solito diluvio di parole e di promesse. Da anni si lanciano buoni propositi che poi lasciano il tempo che trovano. Sono convinto che sarà così anche stavolta. Abbiamo la capacità di indignarci ma solo per poche ore.
Marcello Nistri - Per e-mail da Roma

R) In effetti la “Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro” ha suscitato commenti ad ampio raggio: dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai sindacalisti, dal governo ai dirigenti di impresa.
Se si andasse a vedere che cosa è stato detto nel passato in circostanze analoghe probabilmente ci si imbatterebbe nelle stesse parole. Il problema è – come spesso accade in Italia – che dalle parole difficilmente si passa ai fatti.
E i fatti, nello specifico, dovrebbero essere più investimenti, più formazione, più preparazione, più controlli e più verifiche. Più una cultura della sicurezza che stenta ad affermarsi.
Tra l’altro, gli ispettori dell’Inail, del ministero del Lavoro e delle Asl avrebbero bisogno di rinforzi perché il loro numero, a causa del blocco del turn over, è in costante diminuzione mentre è evidente che il loro impegno significa anche il rilancio della prevenzione.
Il presidente Mattarella, che più volte è intervenuto nel merito, ha messo in rilievo come la sicurezza di chi lavora sia una priorità sociale… Tutti, dai dirigenti d’impresa ai singoli lavoratori sono chiamati a prestare la giusta attenzione al rispetto delle norme e degli standard più avanzati. L’impegno comune è condizione per raggiungere il traguardo della fine di tanti lutti.
Nel nostro Paese muoiono ogni giorno 3 persone o sul posto di lavoro o mentre sono in viaggio per raggiungerlo. È una media molto alta, anche se è leggermente diminuita rispetto allo scorso anno. Ma anche una sola vittima resta una tragedia che non si può accettare.

2) I DIRITTI E IL RIPOSO SETTIMANALE

D) Il giorno di riposo settimanale è un diritto? Il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo?
Annarita Rosselli - Per fax da Roma

R) L’orario di lavoro settimanale deve tenere conto del diritto del personale a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Fanno eccezione alcune situazioni caratterizzate: 1) dalla necessità dell’organizzazione del lavoro a turni; 2) da particolari attività per le quali sia necessario frazionare i periodi di lavoro nell’arco della giornata; 3) il personale del settore dei trasprti.
Il lavoro svolto durante i giorni di riposo settimanale è compensato da una maggiorazione retributiva. Il riposo settimanale è un principio stabilto dalla Costituzione (art. 36). La sua concessione non può essere rifiutata dal datore di lavoro, né può essere legalmente negata in un contratto individuale.

3) PIÙ TASSE SUL LUSSO. CHE MALE C’È?

D) Chi parla di aumento dell’Iva rischia di finire sul rogo. Eppure se si uscisse per un attimo dalla propaganda a getto continuo che male ci sarebbe ad alzare l’imposta sui generi di lusso o superlusso?
Un po’ come la patrimoniale. Secondo me, chi più possiede più dovrebbe versare nella casse dello Stato. Parlare di un fisco equo significa parlare anche di queste cose.
Lorella Franchi - Per e-mail da Roma

R) La decisione del governo di bloccare l’Iva è sacrosanta. Altrimenti si innescherebbe una spirale al rialzo di tutti i prodotti e di tutti i servizi che finirebbe col danneggiare le classi meno agiate. Le clausole di salvaguardia possono aspettare e la posta in gioco è stata trasferita all’interno della manovra finanziaria.
Diverso è il discorso sulla progressività del prelievo fiscale. In questi giorni c’è chi ha ricordato come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa abbia, alla fine, favorito anche i proprietari di abitazioni di lusso. Insomma, c’è da ragionare mettendosi intorno al tavolo senza pregiudizi e con onestà intellettuale.

4) LE BUSTE PAGA E IL CUNEO FISCALE

D) Ho letto sul numero 16 di “Lavoro Facile” l’e-mail che Marco Desideri ha inviato a proposito del cuneo fiscale e la risposta data dalla redazione.
Siccome si parla di quattrini in busta paga, la cosa ha suscitato il mio interesse (e credo anche quello di molti altri). Ho cercato di informarmi per capire meglio che cosa potrebbe accadere alla mia busta paga. Ma a oggi, 15 ottobre, ci si capisce ancora ben poco…
Milena Conti - Per telefono da Roma

R) Saranno le Camere, come da prassi, ad approvare la Legge di Bilancio sula base del documento programmatico varato dal Consiglio dei Ministri. E fino a quel momento possono intervenire modifiche anche sostanziali su iniziativa del Parlamento.
Comunque, per quanto riguarda il cuneo fiscale c’è la decisione di portare a 3 miliardi di euro la somma da destinare alla riforma, il che comporterà una mano meno pesante del fisco dentro le busta paga che dovrebbe tradursi in una erogazione entro luglio 2020 di un bonus di 240 euro, in sostanza 40 euro al mese in più grazie alle minori trattenute. Poi si andrà avanti fino a fine anno.
Nel 2021 le risorse stanziate, ma da confermare con la Manovra del prossimo anno, sono state elevate a 5,3 miliardi in modo che a beneficiarne possano essere anche le imprese.

5) IO STO DALLA PARTE DEI CURDI

D) Ho scritto anche ad altri giornali e invio lo stesso mio pensiero anche a “Lavoro Facile”, che leggo almeno da una decina di anni, anche se mi rendo conto che l’argomento con l’occupazione non c’entra.
Ma c’entra, eccome, con i diritti dell’uomo, del rispetto delle regole e della convivenza, della lotta contro i soprusi.
Mi riferisco a ciò che sta subendo il popolo curdo ad opera della Turchia. Sono indignata per ciò che hanno fatto gli Stati Uniti che, ritirando il contingente dai confini, hanno dato il via libera all’esercito di Ankara. Sono indignata per la tiepida reazione dell’Europa. Sono indignata perché nel nome del business delle armi si sono voltate le spalle a una delle poche democrazie esistenti in quell’area. Sono indignata perché vengono uccise tante brave persone nell’indifferenza più totale. Sono indignata per come Hevrin Khalaf, paladina dei diritti civili del suo popolo, sia stata assassinata in un’imboscata organizzata dai miliziani fedeli a Erdogan. Sono indignata perché quegli uomini e quelle donne che ci hanno aiutato a sconfiggere l’Isis adesso che non ci servono più possono essere tranquillamente tolti di mezzo. Sono indignata perché ormai si pensa solo al proprio tornaconto e alla propria tranquillità, e chi se ne frega se gente perbene viene sterminata dai mitra e dalle bombe di una Paese che fa parte, insieme al nostro, della Nato.
Isabella S. - Per e-mail da Roma

R) Ha scritto Lucia Annunziata su “la Repubblica” dello scorso 14 ottobre: “Gli ultimi della terra muoiono senza lacrime versate per loro, e senza telecamere a documentarne la fine. Negati i loro diritti a essere protagonisti della comunità degli uomini fino alla fine. L’annullamento di questa identità è l’ennesima forma che prende il massacro nei tempi moderni – annegare non (solo) nel sangue le minoranze, ma negarne tutto fino alle radici, il suolo dove si è nati, le case, le abitudini, la lingua, la religione, per cancellarne ogni pietra, fino alla negazione della memoria, l’ultimo pugno di sale roman”.
E ancora: “Un sogno che ancora una volta si è spezzato davanti all’indifferenza degli alleati, la ingratitudine di tutti noi. Tutti noi che simo intrappolati in un vana gara di parole sul che fare. Una disputa diplomatica e di comunicati che si srotola al disopra della vita di tutte queste persone per le quali ogni minuto vale per vivere o morire. E forse mai in tale solitudine, sotto l’occhio fermo di una opinione pubblica mondiale. Una lacrima che scenda da quell’occhio fermo è l’unico vero omaggio che possiamo loro fare”.
C’è poco da aggiungere all’e-mail di Isabella e all’articolo di Lucia Annunziata. Che mondo è quello in cui un popolo può rischiare lo sterminio nel nome di interessi geopolitici dettati da chi ha più forza perché ha più armi?

6) LE “DIMISSIONI” CHIESTE E NON VOLUTE

D) Lavoro in un bar del centro di Roma con un contratto di inserimento della durata di 18 mesi. Pochi giorni fa il titolare ha informato tutti i dipendenti di avere ceduto l’attività e che i nuovi gestori non intendono assorbire il personale esistente.
Non potendoci licenziare, ci ha chiesto di firmare una lettera (già scritta) di dimissioni. Io l’ho fatto. Adesso che cosa mi devo aspettare? E, soprattutto, quali sono i miei diritti?
G. P. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. La lettera di “dimissioni” corrisponde, in realtà, ad un licenziamento illegittimo da parte del datore di lavoro. Il metodo, purtroppo, è prassi assai frequente. Tanto che alcune aziende, al momento dell'assunzione, pretendono dai loro futuri dipendenti la consegna di un foglio, sottoscritto in bianco, che sarà poi riempito – all'occasione – per formulare le “dimissioni” del lavoratore stesso.
Nel caso segnalato, è opportuno rilevare che l'acquirente del bar (presumibilmente si è in presenza di cessione o di affitto d'azienda) avrebbe l'obbligo di conservare il posto di lavoro del dipendente dell'azienda ceduta ai sensi dell'art. 2112 del Codice civile e che, comunque, il trasferimento d'azienda non può costituire di per sè motivo di licenziamento.
Pertanto, laddove la lavoratrice – come sembra – abbia già firmato la lettera di dimissioni, al di là delle sue reali intenzioni, non resta che comunicare formalmente al datore di lavoro, con raccomandata a.r., che: 1) non c’è l’intenzione di dimettersi; 2) che la precedente lettera non corrisponde alla sua volontà perchè, ad esempio, è stata tratta in errore o ha subito pressioni psicologiche o c'era dolo dell'altra parte; 3) continuare a recarsi regolarmente al lavoro, adempiendo al contratto già stipulato.
Laddove la lavoratrice continui a svolgere la stessa attività precedente al trasferimento d'azienda, sarà onere del nuovo datore di lavoro, qualora non voglia che la lavoratrice rimanga alle sue dipendenze, indennizzarla per la cessazione del rapporto da egli stesso unilateralmente determinato.

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1) Il cuneo fiscale e quei soldi in più. 2) E le 350-400 assunzioni all’Ama?. 3) Il call center non paga gli stipendi. 4) Scuola, precari e aule senza docenti. 5) La strada per trovare un posto. 6) I volontari e la capitale sporca. 7) Che cosa significa job sharing

1) IL CUNEO FISCALE E QUEI SOLDI IN PIÙ

D) Tra annunci e smentite, voci e controvoci non è semplice capire che cosa salterà fuori dal cilindro del governo a proposito di Finanziaria. Sembra scongiurato l’aumento dell’Iva ma per il resto o sei un esperto oppure buonanotte.
Dico questo perché, invece, sono interessato al taglio del cuneo fiscale che, per quello che ho capito, determinerebbe un aumento degli stipendi. Che di questi tempi sarebbe una tra le poche buone notizie. È così? Non è così? Come stanno le cose?
Marco Desideri - Per e-mail da Roma

R) Il taglio del cuneo fiscale – che è la differenza tra quanto costa all’azienda un dipendente e quanto lo stesso riceve in busta paga al netto degli oneri sociali e delle imposte – entrerà in Finanziaria.
La decisione è presa ma, mentre scriviamo, non tutti i dettagli sono stati messi a punto. Ciò che pare certo è che il provvedimento non partirà con l’inizio del nuovo anno, come sembrava in un primo momento, ma probabilmente a maggio.
La ragione sta nelle risorse: la coperta è corta e la quadratura dei conti non è semplice. Così, alla fine, si sarebbe stabilito di spostare in avanti l’avvio della misura il cui costo annuo è di 5 miliardi di euro e che – appunto – se rinviata di 5 mesi significa per le casse dello Stato un risparmio di circa 2 miliardi di euro da impiegare su altri versanti.
La speranza è che con il 2020 possa mettersi in moto un ciclo positivo il che, ovviamente, risolverebbe più di un problema. Comunque, dal 2021 il bonus partirà dal 1° gennaio.
Per quanto riguarda la busta paga, il taglio del cuneo fiscale dovrebbe determinare un aumento di 500-600 euro euro per quest’anno e il doppio per l’anno prossimo.

2) E LE 350-400 ASSUNZIONI ALL’AMA?

D) Che ne è delle 350-400 assunzioni Ama sulle quali il Comune di Roma e i sindacati avevano trovato un accordo? Tutto sembrava pronto, poi solo silenzio…
Michele Bruni - Per e-mail da Roma

R) In effetti, all’inizio di agosto, la strada sembrava spianata per l’ingresso nell’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti di operatori ecologici, autisti e amministrativi.
Di lì a poco, infatti, si sarebbe dovuto approvare il bilancio 2017 di Ama, passo decisivo per l’avvio delle nuove selezioni. “Lavoro Facile” ne ha scritto più volte, solo che quell’approvazione non è mai avvenuta e, anzi, il braccio di ferro tra il Comune e una delle sue aziende si è riacceso e il 1° ottobre è clamorosamente sfociato nelle dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione con tanto di accuse di immobilismo e di insensibilità rivolte alla sindaca Virginia Raggi: “Il problema – hanno scritto i dimissionari – verte esclusivamente sulla assoluta inerzia e constata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama”. A corredo, un lungo elenco di crediti mai riconosciuti all’azienda.
Tra i motivi del contendere c’è che il Campidoglio non intende versare alla municipalizzata crediti per 18,3 milioni di euro per una serie di servizi cimiteriali prestati, senza i quali i conti del bilancio non possono tornare.
Ci sono stati alcuni rinvii dell’assemblea dei soci nel tentativo di trovare una soluzione ma la situazione è rimasta sempre bloccata. Quindi il rompete le righe del Cda.
Adesso che cosa accadrà? È stato nominato un amministrazione unico nella persona di Stefano Zaghis che dovrà provare a ricucire con l’amministrazione centrale e cercare una soluzione che consenta di approvare il bilancio. Ci riuscirà? Non ci riuscirà?
Nel frattempo quelle assunzioni continueranno a restare ben chiuse dentro un cassetto. E Roma a rivivere giornate pesanti sul fronte della raccolta dei rifiuti.

3) IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI

D) Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

4) SCUOLA, PRECARI E AULE SENZA DOCENTI

D) Il Sondaggione proposto da “Lavoro Facile” sulla scuola è quantomai attuale. L’anno, cominciato da pochi giorni, è partito tra mille difficoltà: per tantissime cattedre si è dovuto ricorrere ai supplenti e, a quanto ne so, non poche aule ne sono ancora senza.
Non è un bel modo di trattare i giovani, cioè l’Italia del futuro. A parole non c’è un responsabile che non sostenga che la “scuola prima di tutto” salvo poi tornare al punto di partenza, laddove tutto si ferma o procede a passo di lumaca.
Si può gridare allo scandalo (mio figlio torna a casa da una settimana senza una lezione di italiano) ma a che cosa serve? Il problema delle supplenze non è di adesso ma proprio perché viene da lontano è ben più grave. È la solita Italia delle tante parole e dei pochi fatti.
Anna Mingardi - Per e-mail da Roma

R) La questione è più che seria. Con i pensionamenti regolari, i ritiri legati alla Legge Fornero e le uscite per Quota 100 sono circa 40.000 i docenti che non fanno più parte del mondo della scuola.
Niente di che se le uscite fossero riuscite a incrociarsi con le entrate. Ma così non è stato. La causa? Vari ritardi tra cui la mancanza di concorsi: da qui il ricorso ai supplenti e, quindi, al precariato. Così se l’anno scorso le cattedre non assegnate sono state poco più di 32.000 quest’anno ci siamo attestati più o meno sullo stesso livello.
È stato sottolineato – per esempio sul “Corriere della Sera” – che negli ultimi trent’anni “i concorsi, quelli veri e non le sanatorie mascherate, si contano sulle dita di una mano: uno nel 1990, un altro nel 1999, poi il mini-concorso Profumo del 2012, il pasticcio del concorso 2016 riservato agli abilitati e infine i due pseudo-concorsi senza bocciati banditi nel 2018 da Fedeli (per i prof) e da Bussetti (per le maestre)”.
Anche il personale Ata, cioè coloro che non fanno parte dell’insegnamento, va avanti tra mille difficoltà e promesse di assunzioni.
Questi dossier sono sul tavolo del nuovo ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, che si è fatto protagonista di un elenco di proposte che vanno dall’eliminazione delle classi “pollaio” alla scuola multidisciplinare, dalla maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale all’obbligatorietà delle prove Invalsi fino alla riduzione del precariato. Il tutto perché gli insegnanti – ha detto il ministro – devono tornare ad essere figure autorevoli al centro della narrazione scolastica e di sviluppo del Paese, con una nuova dignità e un compenso economico nuovo”.
Nel Primo piano di questo numero si può leggere come sia stata data una scossa al dire ma non fare. Un accordo tra Miur e sindacati ha, infatti, rimesso in moto i concorsi in modo da incidere positivamente sul precariato. Ma altri nodi restano da sciogliere.

5) LA STRADA PER TROVARE UN POSTO

D) Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

R) Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per segnalare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi, dalle agenzie per il lavoro (in progressiva crescita) e dai centri per l'impiego. Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si sta cercando di legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda. Ma finora senza grandi risultati.

6) I VOLONTARI E LA CAPITALE SPORCA

D) Ho letto della multa inflitta a un volontario che a Verona, armato di scopa, paletta e sacco per la raccolta dei rifiuti, si stava dando da fare per pulire un tratto di marciapiede. Perché – hanno spiegato i vigili urbani – “non era stato autorizzato”.
È vero che Verona non è Roma dove ci sarebbe bisogno non di uno ma di un esercito di volontari. E dove, comunque, gruppi di cittadini riuniti sotto l’insegna Retake Roma, fanno ciò che dovrebbe fare il Comune: rendere le strade, le piazze e i giardini degni di una città che è pure la Capitale d’Italia.
Roberta Mauro - Per e-mail da Roma

R) Così va il mondo. Se ti muovi ti multano. Non a Roma ma a Verona. Qui, all’ombra del Colosseo, ci vorrebbe ben altro, e quelli di Retake se ne sono accorti.
La pausa estiva è già un ricordo e la città ha immediatamente ripreso il volto abituale: cassonetti pieni, sacchetti depositati lì accanto, cartacce che svolazzano un po’ ovunque.
Per i cattivi odori alcuni condomini hanno chiuso con un giro di cellophane le “bocche” di un contenitore che, mai pulito, rendeva l’aria irrespirabile agli inquilini dei piani più bassi.
Certo, a volte sono anche i cittadini che non si comportano come dovrebbero. Perché, per esempio, non gettare i rifiuti nel cassonetto più vicino se quello sotto casa è stracolmo? Perché non insegnare ai bambini che la carta delle merendine non va gettata dove capita? Perché si confonde la raccolta dell’umido con la generica? E così via.
Ma spetta al Campidoglio, come dice la lettrice, rendere la Capitale una vera Capitale. Per questo paghiamo le tasse. Poi ben vengano i volontari.

7) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

D) Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

R) Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

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1) Il periodo di prova va retribuito. 2) La Whirlpool? Tradita e venduta. 3) Il nuovo governo e il lavoro. 4) Lavoro in Alitalia e sono preoccupato. 5) Come si interpretano i contratti?

1) IL PERIODO DI PROVA VA RETRIBUITO

D) Ho effettuato due giorni di prova in un negozio. Ho eseguito tutto ciò che mi è stato chiesto di fare. Alla fine dei due giorni mi è stato detto che il mio impegno finiva lì. Ho chiesto un compenso ma mi è stato negato. Come mi devo comportare?
Daniela - Per telefono da Roma

R) Il periodo di prova, anche se breve, deve essere comunque pagato. È una regola che spesso non viene rispettata. Invece è importante proprio per evitare l’utilizzazione gratuita e indiscriminata di manodopera da parte dei datori di lavoro.
È comunque sempre bene, quando si avvia questo tipo di rapporto, fissarne i tempi, le modalità e – appunto – la retribuzione. Per il rispetto dei diritti maturati ci si può rivolgere all’Ispettorato del lavoro.

2) LA WHIRLPOOL? TRADITA E VENDUTA

D) Che ne è della Whirlpool di Napoli e dei più di 400 lavoratori che stavano rischiando il posto? Dico stavano perché si è persa traccia della loro sorte. Che fine hanno fatto quei dipendenti? La fabbrica è stata chiusa oppure è tuttora in funzione?
A queste multinazionali che vengono in Italia, sfruttano gli incentivi e poi se ne vanno, dovrebbe essere impedito di fare il bello e il brutto tempo.
Furio Novelli - Per e-mail da Napoli

R) Questa e-mail è arrivata in redazione prima degli eventi che hanno cambiato radicalmente la situazione. Il 17 settembre, infatti, la Whirlpool ha comunicato che la fabbrica di Napoli è stata ceduta per 20 milioni di euro alla Passive Refrigeration Solution, società con sede a Lugano che produce container refrigeranti. Il passaggio delle consegne avverrà il 1° novembre.
Si tratta di un vero e proprio colpo di scena perché per salvare l’impianto il governo Conte-1, con un apposito decreto legge, aveva stanziato 10 milioni di euro per l’anno in corso e 6,9 milioni di euro per il 2020.
L’azienda, dopo avere accettato la proposta, ci aveva ripensato definendo la misura “insufficiente perché l’obiettivo è avviare una nuova missione produttiva”.
Poi il silenzio che è durato fino a pochi giorni fa. “Una decisione unilaterale e una grave scorrettezza che disattende gli impegni presi in questi mesi di confronto”, ha detto la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde.
Annamaria Furlan, leader della Cisl, ha parlato di “comportamento irresponsabile” e i sindacati hanno annunciato una manifestazione nazionale.
Che cosa accadrà adesso ai dipendenti? La Whirlpool ha assicurato che ai lavoratori “saranno garantiti i diritti acquisiti, le tutele reali e i livelli contributivi correnti”. Il tutto nell’ambito di una riconversione operativa, la stessa che era nei piani contestati della multinazionale americana.
Ma i timori sono più che giustificati. E ha ragione Furio Novelli: chi viene a fare industria nel nostro Paese non può dire e disdire, dare assicurazioni e poi rimangiarsi la parola, vendere una struttura produttiva dall’oggi al domani senza informare gli interlocutori con i quali si è trattato a lungo.

3) IL NUOVO GOVERNO E IL LAVORO

D) Il governo che si è appena insediato riuscirà a dare una spinta al mondo del lavoro? A me, e penso anche a tanti altri, le polemiche politiche sui massimi sistemi interessano poco. Ciò che conta sono i risultati. Attendiamo da troppo tempo misure in grado di rimettere in moto l’occupazione…
Ezio Lombardi - Per telefono da Roma

D) Seguo da sempre con una certa attenzione le vicende politiche ma confesso che in questi ultimi tempi faccio fatica ad assistere ai talk show televisivi. A parte la sovrabbondanza di trasmissioni, è difficile seguire i dibattit. Ormai nessuno ragiona più e tutti preferiscono lanciare slogan propagandistici nella speranza di conquistare consensi.
Un periodo così, in cui accanto alle tante incertezze si mescolano montagne di notizie false, non c’è mai stato. O almeno io non me lo ricordo.
Gli italiani si rendono conto di ciò che sta accadendo? Come si fa ad ascoltare valanghe di insulti e di volgarità? Abbiamo bisogno di serietà e di gente che sa dove mettere le mani. Insomma, di un Paese normale. È sperare troppo?
Cinzia R. - Per telefono da Roma

D) Che fine ha fatto il lavoro? Dovrebbe essere al centro dei programmi di qualsiasi governo appena degno di questo nome, ma mi pare che da troppi anni non è così. Ricordo i manifesti di Silvio Berlusconi con la promessa di 1 milione di posti e i tentativi di smuovere la situazione da parte di chi gli è succeduto a Palazzo Chigi.
Ci siamo lasciati travolgere dal problema degli immigrati, che comunque non è da sottovalutare, e l’occupazione è passata in secondo o terzo piano. Ma se non si riparte dal lavoro quale sarà il futuro dei nostri giovani? Per favore, più concretezza, meno parole e meno comparsate in tv.
Daniele Colletti - Per lettera da Roma

D) Caro primo ministro Giuseppe Conte e cari nuovi ministri, sono un impiegato di 52 anni che ha perso il lavoro dopo 19 anni di servizio presso un’azienda che, dopo un lungo periodo di difficoltà, ha deciso di ridurre il personale.
Insieme ad altri colleghi mi sono ritrovato senza stipendio e ancora non sappiamo se riusciremo a prendere la cassa integrazione.
Mi sono messo subito a cercare un nuovo lavoro ma tranne offerte di scarsa rilevanza, e non in linea con la mia professionalità, niente di niente. Sto toccando con mano che è proprio vero che chi ha superato una certa età ed è disoccupato rischia di restare tagliato fuori, più di altri più giovani, dal mondo della produzione. Con tutto ciò che ne consegue anche riguardo alla pensione, se mai ci arriverò.
Caro primo ministro Giuseppe Conte e cari nuovi ministri, sapete bene che in Italia di casi come il mio ce ne sono a bizzeffe. Che cosa pensate di fare per trovare una soluzione? Non fate finta di fare e poi non fate niente.
Nunzio Clementi - Per e-mail da Napoli

D) Sul lavoro il governo Lega-M5S è rimasto a guardare senza muovere un dito. Le crisi aziendali si sono moltiplicate e il saldo tra chi è stato licenziato e chi è stato assunto è decisamente negativo. Adesso che si è insediato l’esecutivo M5S-Pd le cose potranno cambiare in meglio?
Non c’è da fare il tifo per l’uno o l’altro schieramento ma c’è solo da sperare che si riesca a risalire la china il prima possibile.
Francesca Di Maria - Per e-mail da Roma

R) In un periodo fortemente caratterizzato dalle fake news non è semplice orientarsi: i dati a disposizione sono un oceano sterminato dove è frequente imbattersi in balle spaziali che rischiano di inquinare anche i discorsi più seri. In modo che poi ognuno alla fine si può confezionare la verità che più gli fa comodo.
Che il tema del lavoro debba tornare al centro dell’attenzione è una necessità vitale. Non solo per chi è alla ricerca di uno stipendio ma per la stessa coesione sociale del Paese. Qui è vietato scherzare. In giro la disillusione è tanta e dura da così tanto tempo che si è trasformata in rabbia contro tutti e tutto.
Occorre rimboccarsi le maniche e tracciare rapidamente un percorso che segni una svolta credibile rispetto al passato. Non sarà facile perché le difficoltà economiche hanno contagiato perfino la Germania.
Se il reddito di cittadinanza e – magari – il salario minimo possono essere utili per tamponare la falla, ben altro ci vuole per creare occupazione. La riduzione del cuneo fiscale, che consente alle aziende di risparmiare sul costo del lavoro e ai dipendenti di guadagnare di più, può essere un passo nella giusta direzione. Appunto, un primo passo.

4) LAVORO IN ALITALIA E SONO PREOCCUPATO

D) Sono un dipendente di Alitalia e da anni vivo con il batticuore. Il motivo è evidente: la compagnia è dentro una crisi infinita e una soluzione non pare dietro l’angolo. Eppure ho sperato nella nuova cordata che dovrebbe gestire la società. Invece siamo ancora in alto mare.
In ballo c’è la tranquillità di tante famiglie di piloti, hostess e steward, personale di terra e meccanici. Molti hanno comprato casa e nell’eventualità di una riduzione del personale non saprebbero come pagare il mutuo. E non solo.
È un vero dramma. Le fonti d’informazione e l’opinione pubblica mi sembrano distratti e io comincio a temere il peggio.
G. M. - Per e-mail da Roma

R) È vero, la vicenda dell’ex compagnia di bandiera è sempre sospesa a mezz’aria tra ipotesi di soluzione e rinvii a catena. L’ultimo è di questi giorni: Ferrovie dello Stato, che con Delta, Atlantia e il ministero delle Finanze dovrebbe gestire il rilancio della società, ha chiesto la sesta proroga per la presentazione dell’offerta vincolante di gestione che così scivola a metà ottobre.
Ci sono da sciogliere nodi importanti come le rotte verso il Nord America, il ruolo del ministero e, infine, la riduzione del personale. L’amministratore delegato di Fs, Gianfranco Battisti, nel parlare della probabilità di 2.000 esuberi ha smentito che le eccedenze possano essere assorbite dalle Ferrovie. In sostanza, i tagli passeranno attraverso gli ammortizzatori sociali.
In più, lo scontro con Autostrade-Atlantia, alla luce dei rilievi mossi dalla magistratura sulle negligenze in fatto di manutenzione, rischia di rimettere in discussione la partecipazione del Gruppo controllato dalla famiglia Benetton.
Le preoccupazioni di G. M. non sono quindi infondate. Negli ultimi 20 anni il salvataggio di Alitalia è costato allo Stato quasi 10 miliardi di euro. Soldi che, vista la situazione, sono stati praticamente gettati dalla finestra.

5) COME SI INTERPRETANO I CONTRATTI?

D) So di essere più fortunata di altri perché ho un lavoro a tempo indeterminato. Mi rivolgo però a voi per avere qualche spiegazione per quanto riguarda l’applicazione del contratto. La mia qualifica è di aiutante commessa di V livello.
D. E. - Per e-mail da Roma

R) I contratti non si interpretano ma si applicano. Sia per quanto riguarda gli orari settimanali, i festivi, i giorni di riposo, le pause pranzo e così via. Inoltre, l’azienda può procedere con i cambi di mansione solo se c’è il consenso del dipendente e sempre tenendo conto dei relativi parametri economici.
Per ciò che attiene gli spostamenti sul territorio nazionale, se nel contratto questa possibilità è prevista in maniera specifica essa è valida a tutti gli effetti. Naturalmente nel rispetto delle procedure e delle modalità che regolano le trasferte.

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1) Lavori d’estate e sfruttamento; 2) Perché il Sud sprofonda?; 3) Gli uffici e il personale che manca; 4) Aziende in crisi: cosa succede?; 5) Come recuperare gli stipendi non pagati; 6) Infortunio sul lavoro: chi risarcisce?

1) LAVORI D’ESTATE E SFRUTTAMENTO

D) Sono una studentessa e poco prima dell’estate ho risposto alla ricerca di personale di un ristorante situato in un quartiere elegante della mia città. Avevano bisogno di cameriere e camerieri per coprire i turni pranzo/cena. Il colloquio è andato bene anche se sulla busta paga sono rimasti nel vago assicurandomi però che non ci sarebbero stati problemi.
Ho cominciato a metà giugno e subito c’è stata qualche novità: spesso mi chiedevano di prolungare l’orario e, al termine, di dare una mano nella pulizia di sala e cucina. Non se n’era mai parlato ma okay… La grande sorpresa c’è stata il giorno dello stipendio: nessun contratto e retribuzione di 4,50 euro l’ora.
Alla mia richiesta di spiegazioni mi hanno risposto che o così oppure quella era la porta. Me ne sono andata e sono tuttora arrabbiata per essere stata presa in giro. Mi sono rivolta anche ad un avvocato.
Tutto questo per dire che ci sono tanti imprenditori onesti ma ce ne sono non pochi che si approfittando dei giovani e di chi, avendo necessità di lavorare, magari preferisce piegare la testa.
Marina R. - Per e-mail da Roma

R) Soprattutto d’estate le attività stagionali si moltiplicano e aumenta anche l’offerta di lavoro in nero, in particolare da parte di piccole aziende. Verso la fine di agosto il quotidiano di Torino “La Stampa” ha pubblicato numerose testimonianze di sfruttamento e di abusi: dalla Riviera Romagnola al Veneto, da Bologna a Roma.
Sempre la stessa storia: pochi euro al mese, di contributi nemmeno l’ombra, nessuna garanzia. E persino tentativi di violenza.
Il consiglio è di denunciare questi comportamenti alle autorità competenti e, in caso di irregolarità prolungate sul piano salariale, avviare un’azione legale per ottenere il dovuto. È un invito che viene pure dagli imprenditori onesti, anche loro danneggiati da chi ricorre a pratiche illegali.

2) PERCHÉ IL SUD SPROFONDA?

D) Non credo di essere una mosca bianca se sono preoccupato per il futuro dell’Italia e, di conseguenza, per i nostri giovani che rischiano di vivere in un Paese incerto e in difficoltà.
Ma ciò che mi rattrista ancora di più è vedere come il Centro-Nord riesca comunque a tenersi a galla mentre il Sud pare sprofondare verso l’irrilevanza economica. Possibile che si debba assistere senza reagire allo scollamento della coesione sociale con le regioni messe meglio che stanno pensando seriamente, con l’autonomia, di gestire in proprio il benessere raggiunto infischiandosene della sussidiarietà.
Antonio Giuffrè - Per e-mail da Napoli

R) A volte si esagera con la voglia di “secessione” del Nord ma non c’è dubbio che il Sud rischia di restare sempre più indietro. In questo senso i dati più recenti sono significativi.
Secondo l’Istat, per esempio, mentre il recupero dell’occupazione nel Centro-Nord, iniziato nel 2013, ha fatto un ulteriore balzo in avanti nel 2018 (+2,3% rispetto all’anno precedente e la tendenza sta continuando anche in questo 2019) il Sud ha fatto registrare un saldo ancora negativo (-4% pari a 260.000 occupati in meno).
Il presidente dell’Istituto di statistica, Carlo Blangiardo, ha detto che l’Italia “è caratterizzata da una realtà composita, eterogenea, bellissima e contraddittoria. È una terra ricca di tesori, arte e bellezza, ma è anche una nazione ricca di problemi irrisolti, uno per tutti quello del tema ricorrente del debito pubblico”.
Poco incoraggianti anche le notizie diffuse da Svimez, l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, secondo cui c’è la possibilità che il Sud entri in recessione già nelle prossime settimane.
Insomma, non siamo messi bene. Pure l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in Europa, ci ha appena messo in fondo alla classifica della crescita in un quadro in cui quasi tutti gli altri partner dell’Ue battono la fiacca, compresa la Germania che è la tradizionale locomotiva del Continente.
L’allarme lanciato dai sindacati, Cgil, Cisl e Uil in testa, è quindi più che fondato. Ci vorrebbe una svolta. Non si può fare altro che augurare a chi di dovere di darsi una mossa. Rapidamente.

3) GLI UFFICI E IL PERSONALE CHE MANCA

D) Ad un certo momento si è sperato che tra pensionamenti e Quota 100 le assunzioni nella Pubblica amministrazione si sbloccassero.
Si è sperato perché a lungo si è parlato della possibilità di una sostituzione “uno a uno”, cioè per ogni uscita una nuova entrata. Poi le cose si sono complicate e alla fine pare che non sarà così.
E allora: come si chiuderà questa fase? Le vicende politiche non hanno certo facilitato le decisioni sul versante dell’occupazione nello Stato. Così che molti uffici sono entrati in difficoltà proprio per la mancanza di personale.
Quando si prendono provvedimenti e si varano leggi – vedi appunto Quota 100 – perché non si pensa a che cosa può accadere? Restiamo il Paese dove la manifestazione preferita è la sagra del dilettante. Quand’è che riusciremo a mettere la testa a posto?
Fabrizio Mieli - Per e-mail da Roma

R) Entro la fine dell’anno le uscite dalla Pubblica amministrazione dovrebbero essere 350.000 per diventare 500.000 nel 2023. Ciò calcolando solo coloro che se ne andranno per avere raggiunto regolarmente i limiti di età. A questi occorre aggiungere i 145.000-160.000 dipendenti che usufruiranno di Quota 100 e per la cui sostituzione non è stata messa a punto nessuna concreta pianificazione.
La volontà di procedere con un ampio programma di ricambi è stata più volte ribadita dai ministeri e dagli enti interessati, e qualche concorso è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale”. Poi tutto si è fermato per la crisi politica che ha determinato la caduta del governo formato dai Cinque Stelle e dalla Lega.
Una risposta al problema delle strutture pubbliche che si trovano in difficoltà per carenza di impiegati va trovata al più presto. Servono nuovi bandi ma, nell’attesa, si potrebbe porre mano alle graduatorie di chi ha già vinto un concorso ed è ancora lì in attesa di una chiamata.

4) AZIENDE IN CRISI: COSA SUCCEDE?

D) Sono il dipendente di un’azienda in difficoltà per la quale al ministero dello Sviluppo economico, dopo una complessa trattativa, ci si era impegnati a trovare una via d’uscita: prima con la cassa integrazione e poi con un nuovo piano industriale per il rilancio della produzione.
Che cosa accadrà adesso? Ciò che è stato fatto dal governo Conte-Di Maio-Salvini verrà preso in considerazione e portato avanti? In ballo c’è il destino di migliaia di lavoratori e di famiglie.
P. G. - Per e-mail da Roma

R) Sono 158 i tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico. A rischiare il posto sono 250.000 lavoratori. Tra le imprese ce ne sono di importanti: Abb, Aferpi-Jsw (ex Lucchini), Alcoa, Bekaert, Bluetech, Comital, Csp, Invatec, Iveco Defence, Manital, Mercatone Uno, Pernigotti, Piaggio Aerospace, Porto Industriale Cagliari, Semitec, Whirlpool. E così via.
Nel frattempo la cassa integrazione straordinaria è salita a 18,8 milioni di ore (a giugno +99,8 rispetto all’anno scorso) e la cassa integrazione in deroga a 600.000 ore (sempre a giugno +451,7).
È un quadro pesante all’interno di un Paese a crescita zero. Chi dovrà provare a quadrare i conti avrà un compito che è tra i più difficili degli ultimi anni.

5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

D) Ho lavorato presso un giornale locale come redattore da febbraio a luglio, senza contratto di lavoro che pure, più volte, mi era stato promesso e garantito. Proprio questo mi ha costretto a lasciare. Ad oggi devo ancora percepire il compenso relativo agli ultimi due mesi (giugno e luglio). Posso chiedere, oltre alla retribuzione, anche la liquidazione per i mesi lavorati? Che cosa fare per avere ciò che mi spetta?
A.D.A - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Per ottenere i compensi dovuti è necessario ricorrere al Giudice del lavoro, ma prima si rende necessario esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione attraverso la Direzione provinciale del lavoro.
In sostanza, si richiede a quell’Ufficio di convocare il responsabile dell’azienda o della società cui sono richiesti gli emolumenti non versati.
Decorsi 60 giorni dall’istanza di conciliazione, ci si potrà rivolgere al Giudice del lavoro, davanti al quale si dovrà provare – con documenti o testimonianze – la debenza delle somme. Si rende opportuno, a tale fine, rivolgersi ad un consulente per la dovuta quantificazione. Chiaramente ciò vale anche per la liquidazione del Tfr.

6) INFORTUNIO SUL LAVORO: CHI RISARCISCE?

D) Due mesi fa ho subito un brutto infortunio mentre lavoravo ad una macchina dentatrice che è partita inaspettatamente (i carabinieri hanno successivamente accertato che il micro non funzionava e che, quindi, non c’erano misure di sicurezza).
Dopo tre interventi chirurgici, ho perso il pollice della mano destra. Ho subito anche una quarta operazione di innesto della pelle per coprire la ferita abbastanza grande. Altre lesioni alla mano destra sono tuttora presenti.
L’infortunio è stato regolarmente denunciato. A questo punto che cosa devo aspettarmi dall’Inail? Posso chiedere alla ditta il risarcimento dei danni? Insomma, come mi devo comportare?
Giordano - Domanda inviata a My Job

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. L’infortunio patito, oltre a determinare l’apertura di un sinistro Inail, avrà sicuramente comportato – alla luce di quanto descritto – anche l’apertura di un procedimento penale a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza dell’azienda.
Le due questioni sono del tutto autonome: da una parte il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno biologico subito (se almeno pari al 6% di invalidità permanente) oltre alle indennità temporanee di inabilità – parziale e assoluta – al lavoro, dall’altra al risarcimento del danno per la condotta colposa del datore (se la stessa sarà accertata dal Giudice).
Quanto al risarcimento da parte dell’Inail, il lavoratore dovrà essere sottoposto a visita medico-legale per l’accertamento del danno subito. Consiglio, comunque, al lavoratore di farsi assistere da un legale di fiducia per la tutela dei suoi diritti.

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1) Mai più morti sul lavoro; 2) Flop quota 100 e nuovi posti; 3) Il meccatronico piace; 4) L’apprendistato e il tutor; 5) Il libretto di navigazione; 6) Io sogno un mondo di fratelli

1) MAI PIÙ MORTI SUL LAVORO

D) Trovare un lavoro continua ad essere complicato ma morire sul lavoro è sempre più facile. È uno scandalo che non suscita troppe emozioni. Meglio parlare della Sea-Watch…
Lorenza Chiti - Per e-mail da Firenze

R) Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) nel 2018 rispetto al 2017 c’è stato un aumento degli infortuni mortali del 4%. Nei primi 4 mesi di quest’anno c’è stato un ulteriore balzo in avanti (+5,9% per 303 incidenti).
Per capirci meglio, si tratta di 3,1 morti al giorno, compresi i giorni di ferie e i giorni festivi.
Si è sempre sostenuto – e si sostiene – che gli infortuni sul lavoro crescono nel momento in cui aumenta l’occupazione: in sostanza, più persone lavorano e più si impennano le probabilità di incidenti. Dal punto di vista statistico ci può pure stare ma è comunque un’aberrazione per il fatto che sul lavoro non si può né si deve morire.
Ha detto Giovanni Luciano, che all’Inail presiede il Consiglio di indirizzo e vigilanza, che bisogna investire in formazione e prevenzione, tanto più che l’Istituto ha avuto un attivo di bilancio di 1,8 miliardi di euro, soldi che sono finiti, come da regolamento, nelle casse dello Stato. Risorse che – aggiungiamo noi – potrebbero servire anche a rilanciare l’assunzione di ispettori che sono pochi e che non ce la fanno a portare avanti le verifiche che sarebbero necessarie.
Franco Bettoni, presidente dell’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), ha giustamente sottolineato come sia ora che si rendano “concrete ed efficaci le numerose dichiarazioni di intenti che la realtà dimostra quanto siano astratte”.
Lo stesso presidente, Sergio Mattarella, è intervenuto più volte sull’argomento. Il 1° maggio scorso, in occasione della Festa del Lavoro, ha affermato: “Lavorare senza pericolo è non solo possibile, ma irrinunciabile. Tuttavia gli incidenti continuano, causando lutti, invalidità, sofferenze immani alle vittime e ai loro familiari… Non possiamo tollerare alcun evento mortale sul lavoro”.

2) FLOP QUOTA 100 E NUOVI POSTI

D) Non so se Quota 100 stia creando nuove opportunità di lavoro. Mi pacerebbe che così fosse perché ogni iniziativa che può aiutare l’occupazione va applaudita. Sapete dirmi come stanno le cose?
Nicola Sisti - Per e-mail da Roma

R) Non è facile orientarsi dentro il labirinto di dati “sparati” dalle fonti più diverse. Ma proviamo a fare due conti. A maggio il ministro dell’Interno e vice primo ministro, Matteo Salvini, ha detto nel corso del programma di Giovanni Floris “Dimartedì” che le 119.000 domande per il pensionamento anticipato fino ad allora arrivate avrebbero sbloccato 100.000 posti di lavoro per lo più destinati ai giovani.
L’Istituto di patronato 50&Più, che ha chiesto il parere ad un panel di aziende, ha accertato che il 21,4% di queste farà scattare l’assunzione di un nuovo dipendente per ogni pensionato di Quota 100. Solo il 3,4% ne assumerà un numero maggiore. Il resto ha preferito non esprimersi oppure ha detto esplicitamente che non ci saranno rimpiazzi (15,5%).
Un’altra stima è quella della Fondazione studi dei consulenti del lavoro secondo la quale il tasso complessivo del turnover alla fine sarà pari al 31%: cioè ogni 100.000 uscite 31.000 nuovi ingressi.
Questo soprattutto nel settore pubblico dove il meccanismo del ricambio è legato alle risorse disponibili nelle casse dello Stato e alla pubblicazione e svolgimento dei concorsi. Meglio dovrebbe andare nel settore provato dove si prevede che il 60% delle uscite sarà coperto da nuove assunzioni.
Se così sarà, la Pubblica amministrazione si troverà a gestire un bel problema in quanto l’esodo potrebbe creare non poche disfunzioni operative. In proposito, i sindacati hanno calcolato che nel giro di 3-4 anni 500.000 saranno i dipendenti pubblici che andranno in pensione ai quali bisognerà aggiungere i 146.000 di Quota 100. Benissimo se davvero scatterà la clausola “uno fuori-uno dentro”. Ma i dubbi – come si è visto – ci sono. Il quotidiano “Il Giornale” per esempio, dopo una serie di addizioni e sottrazioni, è giunto alla conclusione che “i posti lasciati liberi dai pensionati precoci non sono stati sostituiti. Perlomeno non subito”.

3) IL MECCATRONICO PIACE

D) Ho sentito in una trasmissione televisiva che in Italia mancherebbero meccanici. Mi sono molto meravigliato perché sono convinto che si tratta un mestiere ormai a rischio viste le tante piccole officine che tirano giù la saracinesca.
Riccardo Masi - Per telefono da Roma

R) La crisi delle officine di autoriparazioni è reale ma non così drammatica. In difficoltà sono quelle che non hanno saputo mettersi al passo con i tempi e con i motori sempre più sofisticati prodotti dalle case costruttrici.
Di mezzo, tra questi e quelli montati fino a pochi anni fa, c’è un’era geologica. E, di conseguenza, come è accaduto in tanti altri settori, chi non ce la fa ad adeguarsi è destinato a restare inesorabilmente tagliato fuori.
La notizia della ricerca di meccanici è reale. Secondo una recentissima ricerca diffusa a Bologna nel coso di una manifestazione promossa dall’Autopromotec Unrae, l’Associazione dei marchi esteri operanti in Italia, nei prossimi 5 anni ne mancheranno almeno 5.000, ovviamente qualificati e specializzati, da inserire nei reparti accettazione e riparazione.
Ma più che meccanici ormai si devono chiamare meccatronici in quanto devono sapersela cavare con l’elettronica e l’informatica. Tra l’altro, ai giovani il mestiere torna a piacere se è vero che l’80% delle risposte ha dato una valutazione positiva delle potenzialità di questa professione per quanto riguarda la stabilità e la sicurezza del posto di lavoro.

4) L’ APPRENDISTATO E IL TUTOR

D) Spesso quando si parla di apprendistato, salta fuori la figura del tutor. Quali i suoi compiti? E chi può svolgerne le funzioni?
Bernardo Lisi - Per e-mail da Guidonia

R) Il tutor ha il compito di affiancare l’apprendista durante l’intero periodo dell’apprendistato. In particolare, deve trasmettere le competenze necessarie all’esercizio delle attività lavorative e favorire l’integrazione tra le iniziative formative interne e quelle esterne all’azienda. Alla fine è chiamato ad esprimere un giudizio sulle competenze acquisite dall’apprendista. È sulla base di questo giudizio che il datore di lavoro rilascerà il relativo attestato.
La funzione di tutor può essere svolta da un dipendente qualificato espressamente designato dall’azienda. Oppure, nel caso di imprese con meno di 15 dipendenti e nelle imprese artigiane, può essere il titolare dell’impresa stessa, un socio o un familiare coadiuvante. Comunque, il tutor deve possedere un livello di inquadramento contrattuale pari o superiore a quello che l’apprendista conseguirà alla fine del periodo di apprendistato, deve svolgere attività lavorative coerenti con quelle dell’apprendista, deve possedere almeno 3 anni di esperienza. Può affiancare, tranne che nelle imprese artigiane, non più di 5 apprendisti.

5) IL LIBRETTO DI NAVIGAZIONE

D) Questo è il periodo in cui le navi da crociera vanno alla ricerca di personale (e anche il numero 12 di “Lavoro Facile” ha dedicato un capitolo all’argomento). Tra i requisiti, spesso viene richiesto il libretto di navigazione. Che cos’è? E come fare per averlo?
Grazia Mauri - Per telefono da Roma

R) Il libretto di navigazione è una sorta di libretto di lavoro della gente di mare, senza il quale – in effetti – è impossibile svolgere qualsiasi tipo di mansione a bordo delle navi. Il documento viene rilasciato dalle capitanerie. Per ottenerlo occorre superare un esame di idoneità fisica davanti al medico del porto autorizzato più vicino, essere in regola con la vaccinazione anti-tetanica ed essere stati riconosciuti abili nel nuoto e nella voga.
Queste prove si effettuano sempre presso le capitanerie (chi ha il brevetto di assistente bagnante o ha prestato servizio militare in marina è esente dal test). È inoltre obbligatorio avere frequentato un corso di sopravvivenza, antincendio e pronto soccorso. Si tratta di lezioni che hanno la durata di 15 giorni e che in genere sono a pagamento. Chi abita a Roma e dintorni può ottenere maggiori informazioni presso la capitaneria di porto di Civitavecchia.

6) IO SOGNO UN MONDO DI FRATELLI

Ho sognato un mondo senza frontiere, senza confini e pieno di grande umanità,

vedevo i fratelli spostarsi da un Paese all’altro liberamente, trovando porti e porte aperte e ospitalità.

Ho sognato un mondo dove le risorse e i frutti della terra, venivano distribuiti equamente,
vedevo i fratelli che avevano tutti da bere e mangiare, che vivevano nella normalità serenamente.

Ho sognato un mondo dove si praticavano i veri valori umani, l’amore, l’onestà, la pace e la sincerità,
vedevo i fratelli liberi di dire basta strumenti di morte, e si misero a produrre strumenti di vita per tutta la comunità.

Ho sognato un mondo bello, il cielo e la terra, con tanti fantastici e incantevoli colori,
vedevo le magnifiche diversità e qualità, dei fratelli convivere insieme e orgogliosi da farsi gli onori.

Ho sognato un mondo pieno di umiltà, di verità, di bene e di molta bontà,
vedevo i fratelli felici, vivere nella semplicità, condivisione e nella solidarietà.

Ho sognato un mondo pieno di infinite varietà e bellezze della natura dell’ambiente da rispettare,
vedevo i fratelli godere delle meraviglie delle tante forme di vita sulla terra, erano amate.

Ho sognato un mondo dove si diffuse una luce speciale, illuminò le persone e si misero a sognare,
vedevo i fratelli vivere come se i loro sogni fossero diventati realtà, in un mondo più giusto da ammirare.

Ho sognato un mondo dove veniva rispettata la dignità di ogni persona, pieno di cultura civile sociale e ambientale,
vedevo i fratelli vivere uniti, con gioia, si sentivano tutti cittadini di questo magnifico mondo e ideale.

Ho sognato un mondo dove c’era luce, pace, etica, utopia, partecipazione e responsabilità,
il sogno globale era diventato realtà, dove veniva salvata la vita, la cultura, la società, l’ambiente, la civiltà e l’umanità.

Francesco Lena - Cenate Sopra (Bergamo)

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