1) A chi e come il reddito di cittadinanza; 2) Lavorare fino al nono mese di gravidanza; 3) Gli incidenti mentre ci si reca al lavoro; 4) La Brexit e i nostri studenti in GB; 5) Roma è sporca eppure il turismo va

1) A CHI E COME IL REDDITO DI CITTADINANZA

D) Nello scorso numero di “Lavoro Facile”, proprio in questa rubrica, si è parlato del reddito di cittadinanza. Il governo stava aggiornando la Manovra e ad un lettore che chiedeva spiegazioni e dettagli non siete stati in grado di dare una risposta.
Adesso, però, ci siamo. Chi è che ha diritto al contributo? Come e a chi fare domanda? Quando arriverà il primo assegno? E per quanto tempo?
Franco Bernini - Per e-mail da Firenze

R) Andiamo per ordine. 1) il reddito di cittadinanza, pari a 780 euro mensili, spetta a chi non ha un lavoro o, comunque, ha un reddito Isee inferiore a 9.000 euro. Chi ha una casa di proprietà avrà il reddito di cittadinanza ridotto di circa 280 euro. Chi ha una seconda casa di proprietà o ha depositati in banca o alla posta più di 5.000 euro non ha diritto al reddito di cittadinanza; 2) La domanda va fatta attraverso i Centri per l’impiego anche con l’ausilio dei Caf; 3) Il primo assegno dovrebbe arrivare tra la fine di marzo o i primi giorni di aprile; 4) l’accredito verrà effettuato su apposite carte elettroniche che saranno spedite a coloro che avranno tutti i requisiti in regola; 5) La durata sarà di 18 mesi più altri 18 mesi.
Nell’ultima versione della misura verrebbero inserite importanti novità. Per esempio, oltre ai Centri per l’impiego anche le Agenzie per il lavoro potranno intervenire per dare concretezza a uno dei cardini del provvedimento: vale a dire le tre offerte di impiego da proporre durante il corso del reddito di cittadinanza. Nel momento in cui un’azienda accoglie e contrattualizza una figura proveniente dal bacino del reddito di cittadinanza avrà un incentivo pari allo stesso reddito di cittadinanza.
In più, nell’ambito dei Centri per l’impiego, verrà istituita una figura destinata ad ampliare la platea dei posti disponibili e a convogliarvi chi è alla ricerca di un lavoro. A questa figura è stato dato il nome di “navigator” ed è tra quelle che dovranno entrare rapidamente in servizio nei Cpi per rafforzarne l’attività. Per ogni assunzione gestita, al “navigator” spetterà un premio salariale.
Per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro (all’inizio, come si ricorderà, si era parlato di 17 miliardi, poi scesi a 12 e quindi a 10). Le persone alle quali spetterà l’assegno pieno di 780 euro non dovrebbe superare quota 450.000.

2) LAVORARE FINO AL NONO MESE DI GRAVIDANZA

D) Non credo che dare la possibilità alle donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza possa essere considerata una conquista. È vero che l’ultima decisione spetta al medico ma ho l’impressione che si metta nelle mani delle aziende un’arma in più di pressione…
Daniela Massari - Per e-mail da Roma

R) La precedente normativa prevedeva che le donne in gravidanza potevano astenersi dal lavoro due mesi prima del parto e tre mesi dopo. Adesso i cinque mesi di congedo obbligatorio, se si lavora fino al nono mese, possono essere cumulati dopo il parto. Naturalmente il medico deve certificare che non sussistono rischi per la salute della madre e del bambino che sta per nascere.
L’emendamento della Lega, inserito nella Legge di Bilancio, dice testualmente: “È riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.
Un’arma di pressione in più in mano agli uffici del personale in relazione alle necessità operative? C’è chi lo sostiene ma il parere decisivo, oltre che alla lavoratrice, spetta ai medici competenti (sulla base della salute della donna) che difficilmente vorranno prestarsi a firmare certificati non veritieri.

3) GLI INCIDENTI MENTRE CI SI RECA AL LAVORO

D) È vero che se dovesse capitarmi un incidente mentre mi sto recando in ufficio sono “coperto” dall’Inail come se l’evento mi fosse capitato all’interno del luogo di lavoro?
Riccardo Amici - Per e-mail da Latina

R) L’ipotesi è stata a lungo oggetto di dibattiti e di ricorsi davanti ai giudici. Ma oggi “l’Inail tutela i lavoratori nel caso di infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Il cosiddetto infortunio in itinere può verificarsi, inoltre, durante il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure durante il tragitto abituale per la consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. È stata riconosciuta l'indennizzabilità anche per l'infortunio occorso al lavoratore durante la deviazione del tragitto casa-lavoro dovuta all'accompagnamento dei figli a scuola. Qualsiasi modalità di spostamento è ricompresa nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, e così via) a patto che siano verificate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato”.
L’Istituto precisa, inoltre, che “le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro”. Esistono, tuttavia, alcune eccezioni. Ad esempio: 1) interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro; 2) interruzioni/deviazioni necessitate, ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell'adempimento di obblighi penalmente rilevanti (ad esempio prestare soccorso a vittime di incidente stradale); 3) interruzioni/deviazioni necessarie per l'accompagnamento dei figli a scuola; 4) brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.
Sono esclusi dall'indennizzo gli infortuni direttamente causati dall'abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall'uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, nonché dalla mancanza della patente di guida da parte del conducente.

4) LA BREXIT E I NOSTRI STUDENTI IN GB

D) Mio figlio ha intenzione di iscriversi presso una prestigiosa università britannica. Io lo incoraggio perché questa scelta potrebbe favorire il suo futuro professionale. Ciò che adesso mi sta tenendo sulle spine è la Brexit che potrebbe rendere tutto più difficile. Insomma, che cosa accadrà?
Manuela Cortese - Per e-mail da Roma

R) Il primo ministro Theresa May ha annunciato che niente cambierà – anche a Brexit avvenuta – per gli studenti dei Paesi dell’Unione europea che vogliono frequentare i corsi delle università della Gran Bretagna. In sostanza, non c’è intenzione di limitare i visti.
Ciò che non si è ancora capito bene è se questi ragazzi continueranno ad essere considerati “home students” e quindi equiparati, per quanto riguarda le tasse universitarie, agli studenti di casa. Oppure saranno equiparati agli studenti cosiddetti internazionali, cioè provenienti dal resto del mondo, che invece pagano tasse decisamente superiori.
Di sicuro nulla accadrà per l’anno accademico 2019-2020. Ma sul futuro appena più lontano non è stata ancora detta una parola definitiva.

5) ROMA È SPORCA EPPURE IL TURISMO VA

D) L’idea del Comune di Roma di risolvere il problema delle buche facendo intervenire l’esercito è stata subito accolta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, che prima l’ha definita “straordinaria” e poi si è complimentato con la sindaca Virginia Raggi.
Alla fine si è deciso di ricorrere ai militari solo in caso di emergenze conclamate e non per la normale manutenzione. Credo che sia giusto così anche se, vista la confusione che regna in Campidoglio, con l’esercito anti-voragini in strada il problema probabilmente sarebbe stato avviato a soluzione.
Tra l’altro, già che ci siamo, perché non chiamare i soldati anche per togliere di mezzo le montagne di rifiuti che ci stanno sommergendo? O metterli a dirigere il traffico al posto dei vigili urbani che poco si vedono? Oppure a guidare gli autobus quando mancano gli autisti? E così via.
Sarebbe eccessivo? Sono compiti che non spettano all’esercito? Può darsi. Ma ormai in Italia, con l’incompetenza al potere, niente più dovrebbe meravigliarci. E già che ci siamo, mi piacerebbe conoscere il pensiero del ministro Toninelli sull’ampliamento del raggio d’azione dei militari (come da me suggerito).
Stefano R. - Per telefono da Roma

D) Oggi, 26 dicembre, all’altezza del numero 10 di via Sambucuccio D’Alando, a ridosso di piazza Bologna, una montagna di rifiuti copre l’intero marciapiede per una lunghezza di una decina di metri. Il mio nipotino, che tenevo per mano, si è messo a correre per sfuggire ai cattivi odori. Alcune persone, di fronte allo “spettacolo”, dicevano: “Mettiamo tutta ‘sta roba in mezzo alla strada poi vedi come corrono”.
In giro l’indignazione è tanta. In Francia c’è stata la mobilitazione dei gilet gialli. Che cosa si aspetta? Che anche a Roma scoppi la rivolta?
Celeste Rocchi - Per telefono da Roma

D) Ho letto sui giornali dove Roma spedisce ogni giorno i suoi rifiuti di qualsiasi genere. Non solo in Italia ma addirittura all’estero. Il tutto sborsando un bel po’ di quattrini.
Sono rimasto sbalordito. La responsabilità è di chi, in tutti questi anni, non si è preoccupato di trovare una via d’uscita praticabile. Si dice che dietro lo smaltimento c’è lo zampino della malavita organizzata che così come stanno le cose riesce a guadagnarci.
E allora? Che cosa fanno coloro che dovrebbero indagare, scoprire e fermare i traffici illegali? E perché non si costruiscono gli impianti idonei al fabbisogno? È un altro dei tanti misteri italiani.
R. M. - Per e-mail da Roma

D) In questo 2018 il turismo a Roma è andato particolarmente bene: boom di arrivi e buoni affari per l’intera filiera dell’accoglienza. Mi fa piacere perché tra tante notizie negative ecco che ne spuntano anche di positive.
Non capisco, però, perché la politica – leggi il partito che governa la Capitale – abbia voluto mettere il cappello su questi dati. Il Colosseo, che è risultato il monumento più visitato al mondo, non l’hanno costruito mica loro e così le tante bellezze storiche e culturali della mia città.
Mi verrebbe da dire che gli arrivi sono cresciuti nonostante tutto. Ma meglio così. Certo fanno sorridere quegli amministratori, non solo di oggi ma anche quelli di ieri, che per farsi belli si intestano meriti che poco gli competono.
Rosalba Tirelli - Per e-mail da Roma

R) Di messaggi sullo stato di salute di Roma ne sono arrivati tanti durante il periodo a cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Messaggi in gran parte di critica per la mancata raccolta dei rifiuti che, in alcuni quartieri, ha superato i livelli di guardia.
Certo, l’incendio che all’inizio di dicembre ha messo fuori uso il Tmb di via Salaria ha peggiorato la situazione e reso ancora più evidente la fragilità dell’intero sistema. Come se ne esce? A parole i responsabili sostengono di avere individuato la soluzione. Vedremo.
In effetti, e qui passiamo all’argomento del turismo, le notevoli presenze sono il segnale più evidente del fascino che la Capitale continua ad esercitare ai quattro angoli della terra. Purtroppo – come ha sottolineato il presidente di Federalberghi, Giuseppe Roscioli – “i turisti arrivano ma non spendono, tanto è vero che negli ultimi anni la spesa media è scesa fino a toccare il 20%”. Comunque, le strutture ricettive romane hanno ottenuto giudizi lusinghieri, meglio di quelle di Milano.

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1) Reddito di cittadinanza: e allora?; 2) Ecco i numeri telefonici dell’Inps; 3) La pausa caffè e il bancario licenziato; 4) Chi cerca e chi offre: c’è da vergognarsi; 5) Comprare un’auto con i “vizi occulti”.

1) REDDITO DI CITTADINANZA: È ALLORA?

D) Anch’io, come tanti che si trovano in difficoltà, spero che il reddito di cittadinanza diventi al più presto operativo. E spero che ci possano davvero proporre anche le tre possibilità di lavoro.
Ma nel momento in cui invio questo messaggio (è il 2 dicembre) vedo che la confusione è tanta. Non si sa ancora esattamente chi potrà beneficiarne e da quando ci si potrà fare conto (da febbraio o da aprile?).
Prima di dire le cose non sarebbe meglio pensarci un po’ sopra? Sono mesi che si parla di questo reddito e ogni volta sembra la volta buona. Poi ci si ripensa e ricomincia la giostra. Capisco che non è semplice perché i soldi nelle casse dello Stato non abbondano. Però questo si sapeva. Ho l’impressione che in giro ci siano un po’ troppi dilettanti allo sbaraglio…
Carlo F. - Per telefono da Roma

R) Non sono pochi i lettori che, nelle ultime settimane, ci hanno chiamato per sapere a che punto è il reddito di cittadinanza. A oggi una risposta precisa è praticamente impossibile in quanto si stanno facendo e rifacendo i calcoli all’interno di una manovra che – com’è noto – è risultata eccessivamente sbilanciata sul versante del debito, come ha fatto notare anche l’Unione europea.
Insomma, bisogna rimetterci le mani ed è ciò che si sta facendo. L’incertezza sta qui. Comunque, tutto dovrà concludersi tra pochi giorni: il Bilancio 2019 va approvato entro il prossimo 31 dicembre e allora tutto sarà chiaro.
Il 5 dicembre, in Parlamento, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto che “qualunque accordo si dovesse trovare con l’Europa è subordinato al fatto che non si toccano le priorità del governo”. Vale a dire, essenzialmente, reddito di cittadinanza, flat tax e quota 100, cioè la riforma delle pensioni.
Lo stesso Tria ha poi aggiunto che una possibile intesa con l’Ue può essere trovata in una riconfigurazione del reddito di cittadinanza e di quota 100. In soldoni significa che adesso è difficile stabilire come si arriverà alla meta.

2) ECCO I NUMERI TELEFONICI DELL’INPS

D) Ho bisogno di parlare con l’Inps per avere notizie di una pratica avviata un paio di mesi fa. Il telefono squilla, e non risponde nessuno, o è sempre occupato.
Roberta Fini - Per telefono da Roma

R) L’Istituto fa sapere che sta per essere completata la “migrazione della numerazione telefonica” e che, anziché le singole sedi, è bene chiamare da rete fissa il contact center 803.164 o da telefonia mobile lo 06.164164. Si segnala che, per informazioni, è attivo anche il servizio internet (Voip o Skype).
La direzione regionale Lazio si trova n viale Regina Margherita 206. E-mail: direzione.lazio@inps.it.

3) LA PAUSA CAFFÈ E IL BANCARIO LICENZIATO

D) Capita a volte che dietro gli sportelli di un ufficio non ci sia nessuno, nonostante code lunghissime di chi deve pagare qualche bolletta, risolvere una pratica bancaria o spedire una raccomandata. Capita a volte, anzi capita spesso.
Una volta ho protestato con la direzione di un'importante struttura, ma mi è stato risposto che tutto era in regola e che i dipendenti che in quel momento dovevano essere al lavoro erano al loro posto. Può darsi: ma certo non è giusto costringere tante persone a fare file snervanti...
Tina Bellini - Per telefono da Roma

R) Sportelli chiusi e centralini che non rispondono: a pagare per la scarsa organizzazione, la troppa burocrazia e la poca duttilità sono sempre i cittadini che pure avrebbero diritto di usufruire di servizi snelli e veloci, come avviene in numerosi Paesi europei.
Comunque, come sempre, è sbagliato generalizzare. Anche perché la magistratura, quando interpellata, non è mai tenera con i dipendenti scorretti. Per esempio, una decisione della Cassazione ha confermato il licenziamento di un impiegato di banca che si era rifiutato di eseguire un'operazione richiesta da un cliente perché stava per cominciare la pausa caffè. L'impiegato, allontanandosi, aveva anche lasciato aperta la cassa chiedendo ai colleghi di occuparsene.
Dopo vari giudizi (primo grado e appello), il fascicolo è finito in Cassazione che con la sentenza n. 7829 ha stabilito che "la gravità dei comportamenti tenuti dal dipendente deve essere valutata non solo rispetto all'interesse patrimoniale del datore, ma anche con riferimento alla possibile lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".

4) CHI CERCA E CHI OFFRE: C’È DA VERGOGNARSI

D) Ho letto per l’ennesima volta di aziende che cercano personale ma non riescono a trovarlo, e spesso non si tratta di figure di grande specializzazione. O è una balla o c’è qualcosa che non quadra. In quest’ultimo caso bisognerebbe vergognarsi.
Lello Romeo - Per e-mail da Roma

R) Secondo Federmeccanica, quest’anno il 48% delle imprese del settore ha avuto difficoltà a trovare personale qualificato. Percentuali alte anche quando ci si riferisce a mansioni tecnologicamente avanzate.
Lasciamo stare i lavori che generalmente gli italiani non vogliono più fare (badanti, colf, muratori, mungitori, contadini) ma persino nel campo della ristorazione chi è a caccia di rinforzi comincia ad avere problemi.
Il nodo da districare è quello dell’incrocio tra domanda e offerta. E c’è davvero da vergognarsi che in tanti anni non si sia riusciti a trovare una soluzione.

5) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

D) Non c’entra con il lavoro ma l’argomento è di interesse generale in quanto c’è di mezzo la tutela di noi consumatori. È vero che una sentenza della Corte di Cassazione ha dato ragione a chi ha acquistato un’auto usata trovandosi quasi subito nei pasticci per una serie di guai meccanici?
Siccome una cosa analoga è capitata anche me, mi piacerebbe avere maggiori ragguagli.
Stefano Roberti - Per e-mail da Roma

R) La sentenza è la 21204/16. Ha stabilito che la clausola “vista e piaciuta” che di solito accompagna i contratti di acquisto non può avere la meglio sui “vizi occulti”, anche se questi non sono imputabili al venditore ma al costruttore.
In sostanza, è stata respinta l’impostazione secondo la quale con il termine “vista e piaciuta” si accetta il bene comprato così com’è, punto e basta. Invece, di fronte ai “vizi occulti” c’è chi ne deve rispondere. Il venditore oppure il costruttore.

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1) Se chi è in malattia va a fare jogging; 2) Quando si rifiuta il lavoro nei festivi; 3) Quelle aziende che cercano ma non trovano; 4) Povera Roma, finita così in basso

1) SE CHI È IN MALATTIA VA A FARE JOGGING

D) Si legge spesso di dipendenti che non si presentano al lavoro e che poi vengono sorpresi a spasso o a svolgere un altro impiego. Ma è mai possibile che non si riesca a porre un freno a questo deprecabile fenomeno? Ci vorrebbero più controlli e maggiore severità. L’Italia dei furbi e dei furbetti non può continuare ad avere vita facile.

Cesare Antoni - Per e-mail da Roma

R) In effetti, le cronache continuano a dare notizia di malati immaginari e, anche, di non vedenti che invece ci vedono benissimo e di invalidi sopresi a fare jogging. Il problema è quello delle verifiche: se si fanno di rado è un incoraggiamento a chi non ci pensa due volte a violare leggi e regolamenti. Come il biglietto dl tram e bus: se il controllore non passa perché acquistarlo?
Si dirà: dove è andato a finire il senso civico di utenti e cittadini? Di certo non è la nostra stella polare e per questo, finché non ci rimettiamo in carreggiata, la vigilanza serrata è più che necessaria.
Per quanto riguarda le malattie-non malattie ci sono regole precise che dovrebbero scoraggiarle. Per esempio, le visite mediche di controllo che possono essere disposte d’ufficio dall’Inps o su richiesta dei datori di lavoro.
Comunque, le fasce di reperibilità cambiano tra settore privato e settore pubblico. I lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19 quelli privati nelle fasce 9-13 e 15-18.
Se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Qui deve presentare una giustificazione valida per l’assenza altrimenti può incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte dell’azienda o dell’ente di cui è dipendente. Ma, appunto, ci vuole il personale necessario per effettuare controlli a tappeto. Il che, oggi, non è possibile.
Anche se qualche miglioramento c’è stato. Per esempio, nel terzo trimestre di quest’anno l’Inps ha effettuato 129.000 visite di controllo a lavoratori privati e a 84.000 lavoratori pubblici, cioè il 20% del totale dei lavoratori interessati. In più si è registrato un forte calo delle assenze per malattia nella pubblica amministrazione che, sempre nel terzo trimestre, si sono ridotte del 7,3% (ma sono aumentate del 4,9% quelle dei dipendenti privati).

Può darsi che l’entrata in vigore del Polo unico delle visite fiscali, che ha assegnato all’Inps la competenza esclusiva dei controlli sui lavoratori in malattia, cominci a scoraggiare i furbi e i furbetti ai quali faceva riferimento il sig. Cesare Antoni.

2) QUANDO SI RIFIUTA IL LAVORO NEI FESTIVI

D) Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?

Carla Sartori - Per telefono da Roma

R) Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.

Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 21209/2016 che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

3) QUELLE AZIENDE CHE CERCANO MA NON TROVANO

D) Fino a quando saremo costretti a leggere di aziende che cercano determinate figure professionali ma non riescono a trovarle? Può capitare per profili particolari e di grande specializzazione, però spesso si parla di tecnici, operai anche con un minimo di esperienza, personale alberghiero e di cucina…

Marcella Latini - Per e-mail da Roma

R) Eppure è così. Qualche tempo fa, l’ufficio studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia ha sottolineato come “le trasformazioni delle imprese sono strutturalmente più veloci di quelle della scuola. Il mercato corre e le istituzioni arrancano”.
Può essere una spiegazione. Però se tra le figure difficili da reperire ci sono persino gli autisti, i camerieri, i cassieri e le estetiste allora c’è qualcosa che non funziona nel meccanismo che deve incrociare la domande con l’offerta.
Il dibattito sui Centri per l’impiego viene da lontano, ma se queste strutture riescono solo in minima parte a svolgere l’impegno per il quale sono nati c’è poco da stare allegri. E che cosa accadrà quando i Cpi dovranno gestire la mole di lavoro legata al reddito di cittadinanza?

È previsto l’arrivo di rinforzi (circa 1.600) ma per ora tutto è sulla carta. Speriamo bene. Certo è che ovunque si volga lo sguardo il mondo che dovrebbe avviare al lavoro continua ad essere pieno di contraddizioni e di inefficienze.

4) POVERA ROMA, FINITA COSÌ IN BASSO

D) Sarebbe facile fare battutine sulle grandi città dove si vive sempre peggio e sui piccoli centri dove si vive sempre meglio. Roma e Milano sono scivolate indietro. La Capitale è finita addirittura all’85° posto (dal 67°) su 110 città di una classifica stilata sulla base di indicatori come affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.
Io vivo a Roma da quando sono nato e mi sto quasi abituando al degrado tanto che buche, sporcizia, ritardi ovunque e comunque cominciano a non farmi più impressione. Il che mi preoccupa: significa che sto perdendo qualsiasi speranza in un futuro migliore. Tra l’altro, mi sto convincendo che i giovani, se vorranno un lavoro, dovranno andarsene e lasciare questa città agli anziani e ai turisti che, dopo un’occhiata alla storia, poi se ne tornano tranquilli a casa loro lasciandosi dietro una città bellissima ma in drammatico declino.

Achille Fortini - Per telefono da Roma

R) La classifica è quella elaborata da Italia Oggi-La Sapienza secondo cui ai primi 5 posti ci sono, nell’ordine, Bolzano, Trento, Belluno, Siena e Pordenone, e agli ultimi 5 Palermo, Siracusa, Napoli, Catania e Vibo Valentia.
Pochi giorni fa la sindaca Virginia Raggi ha annunciato un piano, già finanziato, per risolvere i problemi più urgenti e rilanciare l’immagine della Capitale. A chi non ha perso del tutto la fiducia, non resta altro da fare che aspettare.  
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1) Reddito di cittadinanza: cosa succede?; 2) Ecco il significato dell’isee; 3) Quella pista ciclabile fino a Porta Pia; 4) Se faccio concorrenza alla mia azienda; 5) E al curriculum nessuno risponde

1) REDDITO DI CITTADINANZA: COSA SUCCEDE?

D) Ho letto i servizi che negli ultimi due numeri “Lavoro Facile” ha dedicato al reddito di cittadinanza e alle assunzioni nei Centri per l’impiego per fronteggiare i nuovi impegni. Mi pare, però, che nel concreto si sia ancora in alto mare.
Credo di avere i requisiti per richiedere i 780 euro inseriti nell’iniziativa promossa dal M5S e mi sono recato al Cpi che ho proprio sotto casa: qui mi hanno risposto che non possono fare nulla in quanto finché il provvedimento non esce sulla “Gazzetta Ufficiale” è come se non esistesse. Poi mi hanno anche detto di sperare ardentemente nell’arrivo di rinforzi perché altrimenti non saprebbero come fronteggiare la mole di lavoro che gli arriverebbe addosso con l’okay definitivo alla legge.
Mi chiedo: non sarebbe meglio mettere la sordina alla politica degli annunci e parlare solo quando si è davvero vicini al traguardo?
Marta De Luca - Per telefono da Roma

R) Con la Legge di Bilancio il governo in carica è impegnato in un serrato confronto con l’Unione europea. La decisione di portare il deficit al 2,4% potrebbe indurre Bruxelles a metterci dietro la lavagna: per questo la Manovra potrebbe subire qualche aggiustamento in corso d’opera.
Tra l’altro, si è aperto un braccio di ferro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini proprio sul reddito di cittadinanza che si è poi allargato a quasi tutte le questioni qualificanti portate avanti dalla maggioranza (rottamazione delle cartelle esattoriali, condono dei debiti con lo Stato, sanatoria edilizia, prescrizione…).
La convinzione generale è che i nodi si scioglieranno perché non converrebbe né a M5S né alla Lega avviare una crisi prima delle elezioni europee di maggio. Restano comunque in ballo le somme necessarie per finanziare il reddito di cittadinanza che se da una parte si sostiene che sono state trovate dall’altra c’è il timore che possano essere ben più alte di quelle previste.
Qualche aggiustamento potrebbe quindi essere necessario, ed è per questo che non si sa ancora con precisione quando si potranno cominciare a incassare i 780 euro (anche se la data di inizio aprile sembra la più probabile) e quanti ne saranno i beneficiari.
Lo stesso discorso vale per i Centri per l’impiego. Le assunzioni dovrebbero essere 1.600 ma per i sindacati ne servirebbero molte di più. Per evitare che i Cpi finiscano travolti da pratiche e richieste, il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli, pochi giorni fa ha avvertito che potrebbero scendere in campo anche i Caf e i patronati. Il responsabile dei Caf Acli, Paolo Canti, ha commentato: “Noi siamo a disposizione però per il momento nessuno ci ha convocato”.
Le cose stanno così e bisogna avere pazienza. Comunque tutto si chiarirà entro il 31 dicembre quando la Legge di Bilancio dovrà essere approvata in via definitiva. Lì saranno indicate tutte le poste di spesa e si capirà, finalmente, chi potrà usufruire del reddito di cittadinanza, da quando, e che cosa accadrà ai Centri per l’impiego.

2) ECCO IL SIGNIFICATO DELL’ISEE

D) Con la discussione sul reddito di cittadinanza è di nuovo tornato fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

R)  sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

3) QUELLA PISTA CICLABILE FINO A PORTA PIA

D) Ogni giorno percorro la via Nomentana da piazza Sempione fino a Porta Pia. Da mesi sono in corso (sic) i lavori per realizzare una pista ciclabile di quasi 4 chilometri che da via Valdarno dovrebbe raggiungere proprio la piazza con la statua del bersagliere.
All’inizio di agosto la sindaca Virginia Raggi ne ha inaugurato il primo tratto con grande dispiegamento di operai e addetti alle pulizie. L’opera, dal costo di circa 2 milioni di euro, dovrebbe essere terminata, così ho letto da qualche parte, entro il prossimo mese di febbraio.
Un’illusione. Posso essere testimone di come si proceda a passo di lumaca. Lungo il percorso è un gran proliferare degli ormai famosi graticci di plastica rossa, qualche sacco di cemento qua e là, rarissimi gli operai.
È l’ennesima immagine di Roma dove ormai non succede più nulla. Tutto è fermo. Tutto si sbriciola. Tutto va alla malora. A febbraio vi farò sapere che cosa è successo alla pista ciclabile. Spero di essere smentito.
Leo Veroli - Per telefono da Roma

R) Anche noi, per il bene di Roma, speriamo che il sig. Leo Veroli possa essere smentito dai fatti, ma non ne siamo così sicuri. A febbraio aspettiamo il suo rapporto sullo stato dell’arte.

4) SE FACCIO CONCORRENZA ALLA MIA AZIENDA

D) Abbiamo bisogno di alcune delucidazioni in merito all'eventuale apertura di una nostra nuova attività. Premesso che non abbiamo firmato alcun patto di non concorrenza con la società presso la quale tuttora lavoriamo, ciò che desideriamo sapere è se sia possibile avviare un'iniziativa imprenditoriale che può entrare in conflitto commerciale con quella attuale dove siamo dipendenti.
Insomma, vogliamo essere sicuri di non essere perseguibili legalmente. Le domande sono diverse: 1) è possibile costituire la nuova società anche se qui siamo ancora in servizio a tutti gli effetti? E durante il preavviso post-dimissioni?; 2) è possibile avviare la nuova società durante il periodo di preavviso?; 3) è un problema agganciare molti dei clienti dell'azienda presso la quale lavoriamo?; 4) è un problema contattare molti degli agenti che fanno parte dello staff?

Per e-mail da Roma

R) Risponde l'avv. Valerio A. Di Rosa. La questione che viene prospettata trova soluzione entro le maglie del codice civile.
Il lettore esordisce specificando che non è assoggettato ad alcun patto di non concorrenza, la cui disciplina è rinvenibile nell'art. 2125 c.c., e che prevede che il patto limitativo della concorrenza debba essere provato per iscritto, stabilendo limiti alla stessa per una durata non inferiore ai 5 anni.
Venuta meno tale eventualità, rimane da considerare la disciplina dell'art. 2105 c.c., in cui si esplicita che il prestatore di lavoro non debba trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter arrecare ad essa pregiudizio.
Tenga presente che la giurisprudenza di Cassazione è giunta a ritenere, in violazione del citato articolo, la sola costituzione della società da parte di un lavoratore dipendente, ma è questione da valutare caso per caso in ragione delle vicende accadute in ogni diversa fattispecie.
Il periodo di preavviso alle dimissioni è ancora da considerarsi facente parte del rapporto lavorativo, quindi certamente ricadente sotto la disciplina dell'art. 2105 c.c., che imporrebbe di astenersi dal compiere attività in concorrenza con il datore di lavoro.
Allo stesso modo, contattare clienti o agenti per sottrarli all'azienda cui si è dipendenti potrebbe essere considerata una modalità per arrecare pregiudizio all'azienda stessa e porsi in diretta concorrenza con essa.

5) E AL CURRICULUM NESSUNO RISPONDE

D) Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?
M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio

R) Spesso è proprio così. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...

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1) Uno in pensione e un giovane al lavoro; 2) Se vale la pena utilizzare il franchising; 3) Bene quei 780 euro. Il futuro sindaco? Io; 4) Cari Salvini e Di Maio, non sono d’accordo…

1) UNO IN PENSIONE E UN GIOVANE AL LAVORO

D) La quota 100 per andare in pensione dovrebbe liberare – così ho letto – 400.000 posti. Sarebbe un bel ricambio generazionale se, effettivamente, per ognuno che smette di lavorare un giovane potrebbe prenderne il posto.
Ma dubito che possa essere così. Primo perché le assunzioni le fanno le aziende e in una fase di bassa crescita queste non vedono l’ora di ridurre il personale, e poi perché se non si interviene con gli incentivi da destinare a chi assume ci sarà poco da fare.
Marisa F. - Per e-mail da Roma

R) Di numeri su chi non aspetta altro che la fine della Legge Fornero per andare in pensione ne sono stati fatti parecchi. Fermo restando che un conto è chi potrebbe cogliere l’occasione e un altro è chi poi la vuole cogliere sul serio.
Per esempio, Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, in una recente intervista al “Corriere della Sera” ha detto “può anche darsi che per ogni 10 uscite si creino, anziché 10, solo 5 nuovi posti di lavoro. Ma per le aziende è comunque un’opportunità per ristrutturarsi, investendo su nuove risorse umane”.
Il problema è tutto all’interno di quel “può darsi”. Che, pare di capire, smorza gli entusiasmi della prima ora quando si è parlato di uno fuori e uno dentro. Vedremo come andrà a finire.

2) SE VALE LA PENA UTILIZZARE IL FRANCHISING

D) Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchsing che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Tuttavia i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?
Loris Annichiarico - Per telefono da Roma

R) Nelle grandi città sono molti i negozi che sono stati costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo c’è senz’altro la crisi dei consumi ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
I dati sono confortanti. Le previsioni dicono che si potrebbe registrare una consistente crescita degli affari e l’inaugurazione di centinaia negozi, il che darebbe lavoro a circa 3.000 persone.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.
Proprio pochi giorni fa, dal 25 al 27 ottobre, si è svolto a Milano il 33° Salone del Franchising dal titolo: “Un evento per la nuova imprenditorialità giovanile”. Sul sito: https://www.salonefranchisingmilano.com/it/Home chi vuole mettersi in proprio può trovare informazioni utili.

3) BENE QUEI 780 EURO. IL FUTURO SINDACO? IO

D) Ho perso il lavoro poco più di un anno fa (ero impiegato in un’azienda che, dopo qualche mese di difficoltà, ha mandato tutti a casa) e recentemente mi sono iscritto al Centro impiego di riferimento.
L’ho fatto dopo avere letto che per ottenere il reddito di cittadinanza occorre figurare negli elenchi dei Cpi. Adesso spero che a nessuno venga in mente di toccare quei 780 euro già inseriti nella Legge di Bilancio. Non sono moti ma vi assicuro che nelle mie condizioni possono fare davvero comodo.
E spero anche che ci si dia una mossa per favorire l’occupazione perché non si può vivere in eterno della carità dello Stato.
Comunque, mi è venuta un’idea: se un lavoro non dovesse saltare fuori potrei candidarmi a fare il sindaco di Roma. Non ho nessunissima esperienza ma siccome questa città ormai va avanti solo grazie alla buona volontà di chi ci abita (le strade e i parchi vengono puliti da gente che si arma di scope e rastrelli, persino le buche stradali sono segnalate da mani pietose, molti atti amministrativi finiscono regolarmente nel cestino o perché sbagliati o perché nessuno se li fila, e il tira a campare è diventata la regola più in voga) credo di essere la persona più adatta al ruolo. Peggio di così non potrei fare.
Roberto Sarti - Per telefono da Roma

R) Forte è l’attenzione sul reddito di cittadinanza che dovrebbe cominciare ad essere erogato nei primi giorni di aprile. All’argomento abbiamo dedicato un capitolo dello scorso numero della nostra rivista online con tutte le informazioni utili.

4) CARI SALVINI E DI MAIO, NON SONO D’ACCORDO…

D) Alcune considerazione su Salvini e Di Maio. Caro Salvini, prima del voto del 4 marzo 2018, in campagna elettorale, hai giurato sul Vangelo con la corona del rosario in mano. Ora ti chiedo: lo hai letto il Vangelo? Lì non c’è scritto di respingere o bloccare le navi che trasportano immigrati come non c’è scritto di essere contro i fratelli che fuggono da fame, guerre e orrori. Poi ti chiedo quante sono le persone morte annegate in mare o nei lager libici? Caro Salvini, salvarle è un fatto umanitario, ancora prima della legge universale del mare…
Caro Salvini, la lega ha 49 milioni di euro da restituire allo Stato italiano, soldi dei cittadini italiani, ma sei riuscito a concordare che puoi restituirli in 76 anni a tasso d'interesse zero: allora ti chiedo: visto che sei al governo del Paese, perché non estendi a tutti i cittadini italiani la possibilità di godere delle stesse condizioni? Di fronte alla legge non siamo forse tutti uguali?
E poi, anziché armare gli italiani nel nome della legittima difesa perché – per prevenire furti e violenze – non investire in una cultura-educazione che guarda alla legalità e ai valori umani e della vita?
Per ultimo, nel governo ci mancava un ministro del Lavoro che non ha mai lavorato ma che è molto bravo a insultare gli avversari politici, invece di impegnarsi per creare più occupazione.
Un gentile invito a Salvini e Di Maio: fate un bel bagno nei valori umani e della vita, di uguaglianza, giustizia sociale, unità, libertà, onestà, sincerità, dignità, solidarietà, trasparenza, ospitalità, rispetto. Vi farà molto bene.
Francesco Lena, Cenate Sopra (Bergamo) - Per e-mail

R) Per ragioni di spazio siamo stati costretti a “tagliare” l’e-mail di Francesco Lena che affrontava anche altri temi tra cui quello dell’Europa che “nei suoi limiti ha garantito 70 anni di pace”.
Questa rubrica, come è noto, è aperta al contributo di tutti e il confronto è sempre benvenuto. Eventuali considerazioni sugli argomenti trattati dal nostro lettore saranno pubblicati nel prossimo numero di “Lavoro Facile”.

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1) Ogni pensionato un posto di lavoro?; 2) La (s)fiducia tra istituzioni e cittadini; 3) La Germania e i giovani apprendisti; 4) Gli infortuni sul lavoro e i tirocini; 5) Gli annunci di ricerca in inglese

1) OGNI PENSIONATO UN POSTO DI LAVORO?

D) Se dovesse andare in porto la riforma della cosiddetta legge Fornero ogni anno potrebbero andare in pensionamento anticipato circa 400.000 persone. Ciò significa che si potrebbero liberare altrettanti posti di lavoro.
Il ragionamento è corretto? Se così fosse sarebbe una manna per chi è alla ricerca di un impiego...

Mirko Cesari - Per e-mail da Roma

R) Al momento, cioè mentre scriviamo, non c’è un testo definitivo che consenta di fare dei calcoli. Sembra restare ferma “quota 100” (la somma tra l’età e gli anni di contribuzione) ma è sul meccanismo attuativo che ci sono ancora continue limature e aggiustamenti.
Quello che pare certo – almeno stando al parere degli esperti – è che l’equazione 1 pensionato uguale 1 nuovo occupato non regge, a meno di non pesare ulteriormente sulle casse dello Stato. Nel senso che il valore del totale dei contributi versato da chi esce dal lavoro è sensibilmente più alto di quelli dei neoassunti, e ciò creerebbe un ulteriore disavanzo
nel già precario bilancio nazionale.

Di più, in una situazione di bassa crescita e di forti incertezze è difficile pensare che le aziende che si alleggeriscono di personale vogliano subito recuperarlo. In questi mesi e nei prossimi l’Italia si gioca molto del suo futuro.

2) LA (S)FIDUCIA TRA ISTITUZIONI E CITTADINI

D) Il reddito di cittadinanza non verrà messo materialmente nelle tasche di chi ne ha diritto ma su una card che consentirà la tracciabilità degli acquisti. Per evitare “spese immorali”, ha detto il vice-primo ministro e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.
Mi può pure andare bene, però è l’ennesima conferma del fatto che viviamo in un Paese di furbi e di furbetti. Sarebbe bello se ci si dedicasse di più alla lotta contro chi si approfitta di qualsiasi provvedimento per trarne il massimo beneficio, contro chi continua a non pagare le tasse, contro la criminalità organizzata, contro i prepotenti, contro chi non fa il proprio dovere.
Capisco che è più semplice mettere sotto la lente d’ingrandimento chi già ci si trova (come il fisco che è inesorabile solo con le buste paga), ma così facendo anch’io posso fare il capo del governo o guidare un dicastero.

Stefano M. - Per telefono da Roma

R) Il colloquio con Stefano M. è stato lunghissimo e ricco di spunti. Speriamo di averlo riassunto senza incorrere in errori.
Il punto è quello del rapporto tra istituzioni e cittadini. Che in Italia è fatto di reciproche diffidenze e omissioni A volte, da una parte, per ragioni elettorali (io chiudo un occhio e tu mi dai il voto), dall’altra per motivi di autodifesa ((se mi tartassate io mi prendo la rivincita come posso). E così via.

Insomma, se questo è l’ambito in cui viviamo è la fiducia che va a farsi benedire. E forse è pure giusto. Il problema è che lo Stato deve essere in grado di fare lo Stato: massima severità con chi sgarra e applausi a chi fa il proprio dovere. Sarebbe bello...

3) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

D) Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.

Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

R) In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi.

Però è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

4) GLI INFORTUNI SUL LAVORO E I TIROCINI

D) La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?

Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

R) Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html.

Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 600 euro mensili.

5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

D) I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?

M. - Per fax da Roma

R) Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle aziende e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.
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1) Troppi contratti a tempo determinato; 2) Agenzie per il lavoro, aziende e contratti; 3) Le offerte targate Eures: ci si può fidare?; 4) Garanzia Giovani tra successo e flop; 5) Il part time a tempo indeterminato.

1) TROPPI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO

D) Ho l’impressione, anche scorrendo le offerte di lavoro pubblicate da “Lavoro Facile”, che i contratti a tempo determinato siano ormai la quasi totalità. Ma così facendo quando i giovani potranno pensare di formarsi una famiglia?
Si è tanto parlato di incentivi alle aziende affinché si decidessero ad assumere a tempo indeterminato: che cosa ne è stato di tante promesse? Non sono un pessimista ma mi pare che le cose stiano andando sempre peggio. Vorrei sbagliarmi, però…
Rocco Silvi - Per telefono da Roma

R) Il problema dell’occupazione – che pare passato in secondo piano di fronte al reddito di cittadinanza, allo stop all’immigrazione e ai numeri del bilancio dello Stato – continua a bussare alla porta di tantissimi italiani. Giovani e meno giovani. È vero che il reddito di cittadinanza (ma bisognerà leggere il testo definitivo) contiene un elemento di grande importanza: la formulazione da parte delle istituzioni di 3 proposte di lavoro mentre si incassa l’assegno di circa 700 euro mensili. Di fronte ad altrettanti rifiuti, il beneficio verrebbe a decadere.
Il problema è serio perché non pochi si sono domandati da dove salteranno fuori quelle proposte. Qualcuno ha risposto: “Anche dalla riforma dei Centri per l’impiego”. Chi vivrà vedrà.
E veniamo ai contratti a tempo determinato. Secondo gli ultimi dati, nel periodo gennaio-luglio 2018 sono cresciuti del 6% mentre quelli a tempo indeterminato dell’1,8%. In forte ripresa le assunzioni in apprendistato (+11,8%) e quelle gestite dalle agenzie per il lavoro (+13,5%) che in gran parte hanno un limite di 3-6 mesi.
Anche le cessazioni sono aumentate (+10,7%) e hanno riguardato soprattutto i contratti a tempo determinato. I licenziamenti tra i contratti a tempo indeterminato sono invece diminuiti (-4,5%). Segno evidente che le imprese preferiscono aprire e chiudere rapporti di lavoro senza caricarsi di contratti stabili.
Nonostante ciò, gli incentivi destinati alle aziende che stipulano contratti a tempo indeterminato (L. 27/2017, numero 202) hanno fatto entrare nel ciclo operativo 70.297 persone mentre 31.789 hanno visto il tempo determinato passare a quello indeterminato.
Insomma, risultati positivi qua e là ci sono ma in un quadro generale che resta difficile. Adesso ci saranno da valutare le misure che prenderà il nuovo governo. I prossimi dati usciranno a dicembre.

2) AGENZIE PER IL LAVORO, AZIENDE E CONTRATTI

D) L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma

R) L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.

3) LE OFFERTE TARGATE EURES: CI SI PUÒ FIDARE?

D) Ogni tanto leggo di offerte di lavoro targate Eures. Di solito si riferiscono a chance al di fuori dei confini italiani. Ne sto esaminando un paio. Due cose voglio chiedervi: che cos’è Eures e se ci si può fidare delle sue proposte?
Marta Filippi - Per e-mail da Roma

R) Come si legge nel sito di questa agenzia, Eures (European employment services) è una rete di cooperazione creata per agevolare il libero movimento dei lavoratori nei 28 Paesi dell’Unione europea, in Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Fanno parte della rete i servizi pubblici per l’impiego, i servizi privati per l’impiego, i sindacati, le imprese e altri importanti soggetti del mondo dell’occupazione. Eures dispone di circa 1.000 consulenti che sono in contatto giornaliero con chi è alla ricerca di un impiego e i datori di lavoro del Vecchio Continente.
Tra altro, l’Ente fornisce informazioni sulle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi dell’Ue (contratti, tasse, pensioni, assicurazioni malattia e sicurezza sociale). Di Eures, quindi, ci si può fidare anche se non sarebbe male che alle iniziative che passano sui suoi tavoli venisse data più visibilità.
In Italia i consulenti sono 64 che spesso si appoggiano ai Centri per l’impiego. Nella Regione Lazio la sede Eures si trova a Roma in via Rosa Raimondi Garibaldi 7. Tel. 06.51683427. E-mail: lricci@regione.lazio.it o eures@regione.lazio.it.

4) GARANZIA GIOVANI TRA SUCCESSO E FLOP

D) Mi sono iscritta a Garanzia Giovani è, dopo qualche settimana, grazie al mio Centro per l’impiego, una società di import-export mi ha offerto la possibilità di un tirocinio retribuito. Dopo 6 mesi, durante i quali ho provato a dare il meglio di me stessa, non c’è stato seguito. Mi hanno detto che, nell’eventualità, mi avrebbero fatto sapere. Però finora niente.
Sono laureata in lingue (conosco perfettamente inglese e francese) e non riesco a trovare un posto vero adatto a ciò che so fare. Ho sperato molto in Garanzia Giovani ma ho l’impressione che le aziende utilizzino noi giovani per risolvere le loro necessità temporanee a spese dello Stato che, infatti, si fa carico di una parte consistente dell’assegno che spetta ai tirocinanti.
Marcella F. - Per telefono da Frosinone

R) Il sospetto può essere non del tutto infondato anche se le aziende che ricorrono a Garanzia Giovani sanno che potrebbero contare su altri contributi nel momento in cui dovessero contrattualizzare il tirocinante sia a tempo determinato che indeterminato.
Il programma, partito a rilento circa 4 anni fa, ha via via acquistato maggiore visibilità tanto che secondo uno degli ultimi rapporti (marzo 2018) i giovani registrati hanno superato quota 1.300.000 (erano poco più di 1 milione pochi mesi prima). Di questi il 55,5% è stato preso in carico e avviato verso una misura di politica attiva in seguito alla quale il 50,1% è riuscito a trovare un’occupazione. Si è anche riscontrato che il tasso di inserimento aumenta in relazione al “peso” del titolo di studio (licenza media, diploma o laurea)
Vale la pena ricordare che Garanzia Giovani si rivolge a giovani tra i 15 e i 29 anni. I fondi sono messi a disposizione dall’Unione europea con l’obiettivo di facilitare il primo impiego.
Nel sito www.garanziagiovani.gov.it, alla sezione Opportunità di lavoro, si possono leggere le offerte più fresche. In effetti, gran parte delle chance si riferiscono ai tirocini ma non mancano i contratti di apprendistato e a tempo indeterminato.
Comunque, e qui sembra avere ragione la nostra lettrice, alla fine non sono molti coloro che con Garanzia Giovani ce l’hanno fatta a mettere le mani su un posto vero e un contratto stabile.

5) IL PART TIME A TEMPO INDETERMINATO

D) Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

R) Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

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1) Sì o no alla chiusura dei centri commerciali; 2) Che ne è del reddito di cittadinanza?; 3) Come si può riscattare la laurea

Sì o no alla chiusura dei centri commerciali

D) Siccome ci lavoro, ho cercato di capire che cosa accadrà la domenica e nei giorni festivi ai centri commerciali e ai negozi. Chiuderanno o non chiuderanno? Ebbene, non ci ho capito niente. Possibile che in Italia non si sia in grado di parlare chiaro: se si vogliono chiudere che si faccia una legge e ci si assuma la responsabilità.
Perché si lancia il sasso e poi si nasconde la mano? Per il momento non voglio entrare nel merito. Però dico: cari signori, voi che potete decidere della nostra vita e delle nostre abitudini non giocate con la nostra intelligenza e con la nostra pazienza. Siate chiari e determinati e non cambiate opinione un giorno sì e l’altro pure…

Chiara Rivolta - Per telefono da Roma

D) Se la domenica i centri commerciali resteranno chiusi si perderanno 40.000 posti. È stato detto ma a me sembra un’esagerazione. Come se tante persone lavorassero solo durante quel giorno. Che grande confusione. Siamo messi proprio male.

Roberto G. - Per e-mail da Roma

D) Confesso che da consumatore l’apertura domenicale dei negozi mi fa comodo. Possibile che non si riesca a mettersi intorno al tavolo e decidere per il meglio? Il governo fa il suo lavoro, così come i sindacati che, fino a prova contraria, devono fare gli interessi dei lavoratori. Ma gli interessi di noi consumatori chi li difende?

Cesare Rivolta - Per e-mail da Firenze

D) Lo sapete che chi lavora la domenica viene pagato con quattro soldi e che se ci si rifiuta si può essere messi alla porta? Provate a fare un’inchiesta su che cosa significa per la grande maggioranza dei dipendenti del commercio essere presenti sempre e comunque. E verificate se le buste paga corrispondono effettivamente all’impegno che viene richiesto. Ne scoprirete delle belle.

D) Il fatto è che, soprattutto per i giovani, trovare un lavoro non è facilissimo e, una volta che ci si riesce, si è anche disposti ad affrontare sacrifici non previsti dai contratti.

Roberta Novelli - Per e-mail da Roma

D) Ma se quando ti assumono ti fanno firmare un contratto dove c’è scritto che sei disposto a lavorare anche nei week end e nei giorni festivi, di che cosa stiamo parlando? L’importante è che tutti rispettino le regole con i riposi compensativi e una retribuzione maggiorata.
Io proverei a stare più attento a questi problemi che non a quelli “epocali” di chiusura tout court dei centri commerciali. Il rispetto dei diritti è una cosa seria.

Mimma Leandri - Per telefono da Roma

D) Sono una commessa di un ipermercato che si trova all’interno di un centro commerciale. Ho l’impressione che se passa la chiusura domenicale qualcuno di noi ci rimetterà il posto. Dico la verità: a me non dispiacerebbe stare a casa quando è festa. Ma se toccasse a me restare fuori, allora saprei chi ringraziare. A meno che non mi si trovi un’altra occupazione. Scusate se non mi firmo.

Per e-mail da Roma

D) Questa società dei consumi non può prendersi la nostra vita, spremerci come limoni e poi buttarci via. La chiusura dei centri commerciali è giusta. Anzi sacrosanta. Chi deve comprare qualcosa ha sei giorni di tempo per farlo.
Non trovo giusto che dei lavoratori, per i quali non ci sono esigenze di servizio pubblico, non debbano passare in famiglia i giorni festivi. Torniamo ad essere più umani.

Chris Leonetti - Per e-mail da Napoli

D) A parte le polemiche che, come per ogni cosa in Italia, straripano su giornali, televisioni e social, ma voi avete capito se i centri commerciali chiuderanno tutte le domeniche, solo qualche volta, in alcuni quartieri sì ed in altri no?
Evviva il nostro Paese. All’estero devono invidiarci molto per la nostra chiarezza.

Michele D. - Per e-mail da Roma

D) Ho un contratto a tempo indeterminato e lavorare nei giorni festivi mi costringe a stare lontana dalla famiglia proprio quando posso stare con mio figlio e con mio marito. Magari passasse la proposta della chiusura dei centri commerciali. Ci rimetterei una manciata di euro ma per me ne vale la pena.

Silvia Danieli - Per e-mail da Roma

Nel momento in cui scriviamo (15 settembre) il problema della chiusura dei negozi sta a questo punto.

R) Secondo i 5 Stelle, durante le domeniche e i giorni festivi possono restare aperti solo gli esercizi “ricadenti nei Comuni a carattere turistico” secondo un cronoprogramma che prevede le serrande alzate per il 25% dei negozi per ogni ordine merceologico. In quest’ambito, ogni esercizio non potrà essere operativo per più di 12 festività l’anno.
La Lega, invece, è per la chiusura totale dei centri commerciali mentre i piccoli esercizi che si trovano in località turistiche o balneari o in montagna possono continuare a conservare piena libertà di apertura, senza limiti di orario. Comunque le Regioni, alle quali viene demandato il compito di scrivere il regolamento, potranno permettere aperture domenicali soltanto nelle domeniche di dicembre e in altre quattro giornate festive dell’anno.
Per il Partito democratico, che ha presentato una proposta approvata a larga maggioranza nella scorsa legislatura, l’apertura dei negozi deve essere vietata 12 giorni l’anno tra domeniche e festivi. Salvo che un negoziate può avere il diritto di aprire in 6 di queste 12 giornate, previa comunicazione al proprio Comune. In più è previsto un Fondo di sostegno (78 milioni di euro) per le microimprese con un organico inferiore alle 10 persone e un fatturato non superiore ai 2 milioni che potranno ricevere aiuti in caso di ampliamento dell’attività o di acquisto di nuovi strumenti.
Quali i tempi della riforma? Secondo il vice presidente del Consiglio, Lugi Di Maio, la nuova legge dovrebbe essere approvata entro l’anno.

Infine: è vero che si perderebbero dei posti di lavoro? A parlarne è stato l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, secondo cui sarebbero 50.000 i posti a rischio sui 450.000 attuali della grande distribuzione.

Che ne è del reddito di cittadinanza?

D) Non ho un lavoro e spero molto nel reddito di cittadinanza. Sembrava sicuro, poi meno, poi di nuovi sicuro, poi di nuovo meno. Arriverà il giorno in cui potrò farci conto?

Filippo Sacchetti - Per e-mail da Roma

R) Molto dipende da ciò che il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, scriverà nella legge di Bilancio. Il reddito di cittadinanza richiede risorse per 15-17 miliardi di euro (38 miliardi secondo l’Inps). A oggi ne sarebbero stati trovati molti di meno.
Secondo i 5 Stelle, grandi protagonisti dell’iniziativa, si potrebbe partire “entro il 2019”. Ma fare pronostici è davvero difficile. La pratica è sul tavolo del responsabile del dicastero di via XX Settembre che è impegnato a fare addizioni e sottrazioni dopo l’impegno a non aumentare il deficit e a rispettare i limiti dell’Unione europea.
Per capire meglio occorrerà attendere ancora qualche settimana, quando il Documento di economia e finanza avrà preso una forma quasi definitiva. Tuttavia – almeno così si ricava da alcuni calcoli – la somma disponibile non dovrebbe superare i 5 miliardi di euro: in questo caso i beneficiari sarebbero circa 3 milioni rispetto agli 8 milioni previsti dalla piena applicazione del progetto. Inoltre, l’assegno non sarebbe più di 780 euro al mese ma di 300 euro che andrebbe ad integrare il reddito di inclusione.

In sostanza, verrebbe presa in considerazione non più la povertà relativa ma la povertà assoluta, calcolata in base al reddito netto annuale.

Come si può riscattare la laurea

D) La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.

Marco Gasperini - Per telefono da Roma

R) Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.
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1) Quanto guadagnano gli steward negli stadi; 2) Diventare medico: ma poi c’è lavoro?; 3) Se il call center non paga gli stipendi; 4) Sull’immigrazione la confusione tanta…; 5) Che cosa significa job sharing

1) QUANTO GUADAGNANO GLI STEWARD NEGLI STADI

D) Ho letto in uno dei numeri scorsi la ricerca di steward da parte di numerose squadre che partecipano al campionato di calcio di serie A. Ho inviato il mio curriculum e ho pure effettuato un colloquio. Mi hanno detto che mi avrebbero chiamato in caso di necessità.
Il campionato è cominciato ma ancora nessuno si è fatto vivo. Resto in fiduciosa attesa. Quello che vorrei sapere è quanto si può guadagnare e qual è il contratto di riferimento (se ce n’è uno)?
Roberto Visetti - Per telefono da Roma

R) Dal 6 settembre le società che operano nel calcio possono retribuire gli steward ricorrendo alle norme che regolano i rapporti di lavoro occasionale. Ne ha dato notizia l’Inps lo scorso 24 agosto ricordando che la regolarizzazione passa attraverso l’apposita piattaforma informatica predisposta dall’Inps per questo tipo di prestazione.

In sostanza, chi è chiamato a svolgere l’attività di steward deve registrarsi subito sulla piattaforma “Prestazioni occasionali” mentre le società di calcio, prima dello svolgimento della prestazione lavorativa, devono effettuare il versamento della provvista destinata a finanziare il compenso e i contributi previdenziali.
Il lavoro occasionale riguarda: 1) i giovani con meno di 25 anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado; 2) i disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo del 14 settembre 2015, numero 150; 3) i titolari di pensione di vecchiaia o invalidità; 4) i precettori di prestazioni integrative del salario, come il reddito di inclusione, o altre prestazioni di sostegno al reddito.
Finora la gestione degli steward è andata avanti spesso in maniera piuttosto disinvolta e con retribuzioni tra i 25 e gli 80 euro a partita.

2) DIVENTARE MEDICO: MA POI C’È LAVORO?

D) Non capisco perché tanti ragazzi vogliono diventare medici. Anche quest’anno in tantissimi si sono messi in fila per scavalcare l’ostacolo del numero chiuso ben sapendo che qui da noi di professionisti ce ne sono in abbondanza tanto che è sempre notevole l’emigrazione verso l’Inghilterra o la Germania dove, invece, la sanità ha bisogno di camici bianchi.
Perché non proviamo a spingere i giovani verso le facoltà scientifiche e tecnologicamente più avanzate dove siamo carenti di figure all’altezza e dove i laureati riescono a trovare lavoro quasi immediatamente?
Mariolina Cesari - Per e-mail da Milano

R) In effetti, quest’anno il numero degli iscritti alle prove di selezione per entrare in Medicina è tornato a salire: oltre 80.000 dopo che ci si era attestati intorno ai 60.000 (il picco più alto resta quello di cinque anni fa con 84.103 aspiranti medici).
Comunque, non è del tutto vero che in Italia ci siano dottori in abbondanza, in particolare se si guarda al futuro prossimo. Entro i prossimi 10 anni, infatti, il 60% dei medici attualmente in servizio andrà in pensione il che aprirà le porte fino a 40.000 nuovi professionisti. Probabilmente è anche questo che può avere contribuito a rilanciare l’interesse dei giovani.
Reale è l’altro aspetto della questione: fisica, chimica e alcune specializzazioni nel campo dell’ingegneria dovrebbero suscitare più attenzione proprio alla luce degli sbocchi occupazionali.

3) SE IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI

D) Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.

Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

4) SULL’IMMIGRAZIONE LA CONFUSIONE TANTA…

D) Il problema degli immigrati si è impossessato da mesi del dibattito pubblico e credo che si andrà avanti così ancora per un bel po’, almeno fino alle elezioni europee del prossimo anno. Siccome l’argomento è in grado di spostare consensi e voti, ognuno tira l’acqua al proprio mulino sparando cifre e commenti che è difficile controllare e che alimentano confusione e incertezza.
Che cosa si può fare per capire davvero qualcosa di un fenomeno che, a mio giudizio, non sparirà da un giorno all’altro ma che dovremo cercare di governare al meglio in un’ottica europea?
Corradino Livolsi - Per e-mail da Roma

R) L’informazione è fondamentale per distinguere il vero dal falso, ma oggi a leggere i giornali è una minoranza rispetto a quanti si accontentano di notizie velocissime magari veicolate attraverso i social.
È una deriva seria. Alcuni sociologi sono arrivati a dire che questo sistema rischia di mettere in pericolo la stessa democrazia. Forse non siamo ancora a questo punto ma non c’è dubbio che su molti temi il condizionamento di media non sempre limpidi sta creando non poche distorsioni e false convinzioni.
Sull’immigrazione, per esempio, i numeri smentiscono che l’Italia stia subendo un’invasione in grande stile. Nei mesi recenti, in Spagna gli arrivi hanno superato quelli registrati dal nostro Paese e, in relazione alla popolazione, persino Malta ha ricevuto più richieste di protezione internazionale. Ma i più pensano esattamente il contrario.
Certo è che il braccio di ferro tra chi vuole alzare muri e chi vuole abbatterli non porta da nessuna parte. L’Europa – e all’interno del Vecchio Continente alcune nazioni più di altre – ha responsabilità e ritardi vistosi. Ma non c’è soluzione senza Europa. Di un’Europa, però, diversa e più sensibile.

5) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

D) Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…

Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

R) Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

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1) Più garanzie per i riders: era ora; 2) Caro governo, ecco le cose da fare; 3) Per aprire un'attività di acconciatore; 4) Addio ai 500 euro del bonus cultura; 5) I compiti delle guardie di vigilanza

1) PIÙ GARANZIE PER I RIDERS: ERA ORA

D) Ma, alla fine, i ragazzi che consegnano pranzi e cene a domicilio per conto di importanti società della food delivery riusciranno ad avere qualche garanzia in più rispetto alle poche di adesso? Conosco giovani che, per mancanza di alternative, si sono avvicinati a questo lavoro dove le regole sono davvero poche e confuse.
D’accordo, non può essere l’attività della vita ma non per questo chi la esercita anche per poco tempo va lasciato senza tutele.
Marzia Rossi - Per e-mail da Roma

R) Le imprese del settore e i rappresentanti dei riders, così si chiamano i fattorini, hanno deciso di mettersi intorno al tavolo per trovare una soluzione. In ballo ci sono alcuni punti: una retribuzione oraria (e quindi non più a consegna), varie formule assicurative, il riconoscimento di eventuali assenze per malattia, e quant’altro
È il primo risultato della mediazione messa in campo dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che all’inizio aveva parlato di decreto legge destinato a riscrivere le norme. Poi si è preferito rimettere il tutto nelle mani delle parti interessate. Se non si dovesse giungere all’accordo, solo allora il governo interverrebbe con quel Dl.

2) CARO GOVERNO, ECCO LE COSE DA FARE

D) Ai nuovi governanti propongo alcuni punti da inserire nel loro programma:
1) migliorare i trasporti pubblici, in particolare quelli ferroviari, per superare i grandi disagi di pendolari, studenti cittadini e lavoratori;
2) porre particolare attenzione alla Sanità pubblica per abolire le lunghe code, il clientelismo e gli sprechi;
3) rafforzare l’Unione europea con l’obiettivo di raggiungere l’obiettivo di una vera coesione politica, economica e sociale;
4) prevenire gli infortuni sui posti di lavoro. La vita è il valore umano più alto e va salvaguardata sempre;
5) proseguire gli investimenti nella cultura, nella ricerca, sulla conservazione dei beni artistici, dei musei, favorendo l’aumento dei visitatori e lo sviluppo del turismo;
6) investimenti per il rispetto e la tutela dell’ambiente, del territorio e dell’agricoltura, agevolare con incentivi economici la ripopolazione delle nostre belle colline, montagne e zone abbandonate;
7) blocco dell’Iva così come è stato fatto negli ultimi anni che ci ha garantito prezzi dei beni di prima necessità bassi, salvaguardando il potere di acquisto dei cittadini;
8) combattere il lavoro sommerso e l’evasione fiscale;
9) fare una bella informazione-formazione in modo che si prenda coscienza che pagare le tasse è un dovere e che ci sono le leggi che vanno rispettate. Lo Stato ne ha bisogno per dare servizi ai cittadini, dalla sanità pubblica alla scuola, mantenere le forze dell’ordine, e così via. Se pagassero tutti il dovuto, si pagherebbe tutti di meno e avremmo servizi migliori. Quindi abolire i contanti e obbligare l’uso delle carte di credito;
10) combattere seriamente le mafie, la corruzione, la malavita organizzata;
11) per quanto riguarda gli immigrati, non serve giurare sul Vangelo e poi non accettarli, respingerli o guardarli male. Il problema va gestito con intelligenza, responsabilità e soprattutto con grande umanità. Se gestiti bene, gli immigrati possono essere una risorsa per il nostro Paese e per l’Europa, visto il calo demografico;.
12) Il reddito di cittadinanza è assistenzialismo. Bisognerebbe, invece, creare posti di lavoro per giovani e meno giovani, dare loro una dignità. Di questo reddito non c’è proprio bisogno: esistono già quello di d'inclusione, la cassa integrazione, la disoccupazione;
13) occorre mettere in campo strutture e strumenti adeguati per i più deboli, per i più bisognosi, per le famiglie che hanno a carico persone diversamente abili e anziani non autosufficienti;
14) basta con i proclami sulla razza bianca, gli insulti e le parole dispregiative nei confronti di avversari politici. La razza è una sola: quella umana. Il rispetto degli avversari politici e delle persone è un grande valore. È arrivato il momento di mettersi al lavoro per il bene comune.
Francesco Lena - Per e-mail da Cenate Sopra (Bg)

R) La lettera è insolitamente lunga rispetto a quelle che pubblichiamo in questa rubrica. Ma togliere qualche passaggio ne avrebbe snaturato il significato. Si tratta di appunti per il governo che in parte coincidono con il programma di M5S e Lega e in parte vanno in senso contrario.
Si può essere d’accordo o meno, però ci sembrano indicazioni di buon senso. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi mesi. Comunque, il dibattito tra chi ci legge è aperto.

3) PER APRIRE UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE

D) Desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma

R) In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso di qualificazione della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di un apposito esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un apposito corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia. La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Dal 14 settembre 2012, in base al Decreto legislativo 6 agosto 2012 n. 147 (art. 15), le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Da tale data, quindi, i soggetti che intendono svolgere l'attività di acconciatore devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.

4) ADDIO AI 500 EURO DEL BONUS CULTURA

D) Che fine faranno i 500 euro sui quali i 18enni potevano fare conto per acquistare libri, andare a teatro o al cinema, avvicinarsi alla cultura? Ho letto che è stato deciso di non farne più nulla. Non era una somma straordinaria, però era la prima volta che si provava ad andare incontro a tanti ragazzi, magari stimolandone la curiosità…
Loretta Corelli - Per e-mail da Roma

R) È una decisione presa il 15 giugno scorso dal Consiglio di Stato che ha bocciato la norma in vigore dal 2016. La motivazione sta nel fatto che nell’ultima legge di bilancio – così si sono pronunciati i membri di Palazzo Spada – non è chiaro lo stanziamento delle risorse finanziarie necessarie.
A questo punto la parola è al nuovo governo che può correre ai ripari. Ma, a quello che si sa, non sarebbe questa l’intenzione dei ministri competenti. In sostanza, addio al bonus cultura che, in verità, non aveva riscosso un grandissimo successo.

5) I COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA

D) Possono le guardie di vigilanza svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?
M. T. - Per telefono da Roma

R) No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni azendali.
Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

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