1) L’Odissea tra Inps e Rdc; 2) se sei “anta” vieni discriminato; 3) Io dico: avanti con più Europa; 4) Gli uffici dell’UE in Italia; 5) Insegno l’inglese… gratis; 6) Precisazione Spencer & Lewis

1) L’ODISSEA TRA INPS E RDC

D) Non so se è capitato solo a me ma c’è qualcosa nella macchina organizzativa del reddito di cittadinanza che non funziona al meglio. Ecco i fatti. Sono stata tra le prime, il 10 marzo, a recarmi presso ill mio ufficio postale per fare la domanda: ho portato i documenti richiesti e la pratica si è conclusa in pochi minuti.
Dopo un paio di giorni mi è giunto per e-mail il “ricevuto” da parte dell’Inps. Da quel momento è cominciata l’attesa perché – così mi è stato precisato – il benestare mi sarebbe dovuto arrivare dall’Istituto di previdenza. Passano i giorni ma non succede niente. Passano pure le settimane. Sta per passare anche maggio quando decido di chiedere spiegazioni all’ufficio Inps di zona. Qui, con grande rapidità, leggono dal computer che la pratica è andata a buon fine e che l’importo è a disposizione già dal mese di aprile.
Ringrazio e, meravigliata, cerco di capire perché nessuna segnalazione mi sia arrivata. L’impiegata non è in grado di darmi nessuna spiegazione. Allarga le braccia: “Può capitare”, ammette quasi scusandosi.
D’accordo, può capitare. Ma perché, allora, ci si invita ad attendere a casa la comunicazione dell’Inps? E poi sapete che cosa mi è stato suggerito? Di dare fondo subito a tutta la somma di aprile altrimenti mi sarebbe stato stornato, come da regolamento, il 20% del non speso.
Roba da matti. Come si fa in poche ore a “bruciare” quei soldi? Corri a rastrellare le bollette della luce, corri al supermercato, corri di qua e corri di là. Perché devono essere sempre gli utenti a correre per le sviste della pubblica amministrazione?
Morale della favola: chi si riconosce nella mia situazione non aspetti oltre e si faccia vivo. Se non altro gli addetti dell’Inps sono molto cortesi…
M. B. - Per e-mail da Roma

R) La storia racconta una delle tante battaglie che i cittadini devono combattere quando c’è di mezzo la pubblica amministrazione dove spesso la mano sinistra non sa cosa fa la destra. Emblematico è il percorso che bisogna fare quando si riceve a casa l’avviso che segnala una multa che ci è stata appioppata. Per entrarne in possesso l’Odissea è uno scherzo da ragazzi.
Comunque è bene ciò che finisce bene. E mai rassegnarsi. Per sapere dove si trovano gli uffici Inps competenti per territorio clicca qui.

2) SE SEI “ANTA” VIENI DISCRIMINATO

D) Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni obbligano a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e per andare in pensione…
Vorrei che si dedicasse più attenzione a questo argomento che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

R) Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. E, anzi, le statistiche dicono che sono i giovani i più penalizzati con una percentuale di senza lavoro che è tra le più alte in Europa.
In quest'ambito resta quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali ci sono meno misure di sostegno. E forse, proprio per questo, le aziende preferiscono puntare su coloro che hanno un’età in grado di consentire varie agevolazioni.
In più c'è a volte la poca chiarezza delle ricerche di personale che, per quello che è nelle nostre possibilità, cerchiamo di evitare. Comunque, accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento che, in effetti, rappresenta un'evidente discriminazione.

3) IO DICO: AVANTI CON PIÙ EUROPA

D) Dopo le elezioni europee voglio fare alcune considerazioni. L’Europa unita, pure nei suoi limiti, ci ha garantito più di 70 anni di pace, ha abolito le frontiere e le dogane e favorito la libera circolazione di persone e merci. Con l’euro ha istituito la moneta unica ed è impegnata ad aiutare le zone più fragili: basta che i governi degli Stati che fanno parte dell’Ue presentino progetti di sviluppo economico e sociale seri e fattibili per ottenere dei finanziamenti. Qui purtroppo l’Italia è molto carente, tanto che spende solo una minima parte delle risorse a disposizione. Insomma, ci perdiamo tanti soldi. Però cose utili sono state fatte.
Sicuramente c’è bisogno di più Europa per raggiungere nuovi obiettivi. Per esempio: 1) Una costituzione europea; 2) Unire tutte le forze dell’ordine pubblico dentro un progetto per la sicurezza per combattere le mafie, la corruzione, l’illegalità, l’evasione fiscale e il lavoro nero. Poi ci vorrebbe un esercito militare comune; 3) Istituire una vera e solida federazione di Stati europei; 4) Istituire un servizio sanitario sovranazionale efficiente ed efficace; 5) Istituire una scuola europea, di studio, formazione e istruzione; 6) Gestire insieme e con umanità il problema dell’immigrazione. I migranti sono una doppia risorsa, per l’Italia e per l’Europa, visto anche il calo demografico e i piccoli paesi che si stanno svuotando. Basta filo spinato, basta paure, basta odio, basta porti chiusi, basta muri materiali e mentali. Altrimenti, come dice Papa Francesco, chi costruisce muri finirà per rimanerci chiuso dentro. C’è bisogno di porte aperte, di ponti di dialogo, di apertura mentale; 7) Sostenere piani e progetti agricoli europei per favorire il ricupero di tante zone abbandonate, la salvaguardia e la conservazione del territorio e dell’ambiente; 8) Nella globalizzazione c’è bisogno di un’Europa sempre più forte e unita politicamente, socialmente e culturalmente. Che si impegni e contribuisca con tenacia a fermare le guerre nel mondo; 9) C’è bisogno di un’Europa piena di valori umani, culturali, sociali e ambientali, che faccia emergere il positivo, la collaborazione, la solidarietà, una cultura di pace, un’ Europa dei diritti e doveri, un’Europa che si apra al resto del mondo favorendo un processo che possa farci diventare tutti cittadini europei e cittadini del mondo; 10) Questi obiettivi si possono più facilmente raggiungere con la partecipazione, l’impegno e la responsabilità di tutti al fine di conseguire una società più giusta e migliore in Europa e nel mondo.
Francesco Lena - 24060 Cenate Sopra (Bg)

R) Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come si evince anche dai risultati delle recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma non c’è dubbio che senza un’Europa più forte, più giusta e più coesa le singole nazioni del Vecchio Continente potranno ben poco nel confronto economico e politico con Stati Uniti, Russia, Cina e – adesso – anche India.

4) GLI UFFICI DELL’UE IN ITALIA

D) Confesso che l’Europa mi sembra distante dai cittadini. Se c’è da chiedere un consiglio o sapere come muoversi a chi ci si rivolge? Chi sono i nostri interlocutori? I deputati eletti? Sì, va be’. E allora?
Bruno Sansone - Per e-mail da Roma

R) Se sembrano irraggiungibili coloro che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama ancora più lontani – e non solo per la distanza tra Roma e Bruxelles – sono i rappresentanti inviati al Parlamento europeo. In verità, importante sarebbe che, più che farsi trovare a portata di telefono, si battessero per sciogliere i molti nodi che stringono e bloccano l’Unione.
In Italia hanno sede numerosi organismi Ue con i quali si può prendere contatto. Ne elenchiamo alcuni. A Roma e Milano c’è l’Ufficio informazioni del Parlamento europeo che ha tra i suoi compiti proprio quello di facilitare i rapporti tra i cittadini e l’Assemblea (www.europaparl.it). A Parma c’è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che si occupa dei rischi associati ai prodotti che finiscono sulla nostra tavola (www.efsa.europa.eu). A Frascati c’è l’Agenzia spaziale europea che lavora sulle attività legate allo spazio e fornisce notizie essenziali per rispondere alle sfide globali (www.esa.int/esa). A Fiesole c’è l’Istituto universitario europeo che offre programmi dottorali (economia, giurisprudenza, scienze politiche, e così via) e master. Inoltre, ospita una parte degli archivi storici dell’Ue (www.eui.eu).

5) INSEGNO L’INGLESE… GRATIS

D) Sono stato assunto da una società privata che organizza corsi di inglese (io sono insegnante di questa lingua) con un contratto a progetto. Ho portato avanti tre corsi nell'arco di due anni ma sono stato pagato solamente per uno, e nemmeno per intero.
Il primo anno non ho firmato contratti perché mi sono fidato della parola data. Ebbene, non sono stato retribuito ma, se non altro, sono riuscito ad ottenere la regolarizzazione della mia posizione e, insieme, la promessa di "tanti" impegni futuri.
Per il secondo corso mi è stato corrisposto gran parte del compenso dovuto. Ma con il terzo riecco i problemi: lezioni sì, quattrini niente. Per non turbare gli allievi, che avevano pagato e che quindi avevano diritto al servizio, sono comunque andato avanti sollecitando la titolare a darmi quello che mi spettava.
È legale tutto ciò? In che modo la legge può tutelarmi? A chi posso rivolgermi?
F. P. - Per e-mail da Roma

R) Il lavoro deve essere sempre retribuito, al di là della configurazione che si dà ad un determinato tipo di rapporto, sia esso dipendente, autonomo, a tempo determinato o indeterminato o a progetto.
Nel caso lamentato, il lettore ben avrebbe potuto o potrebbe ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere quanto non corrisposto. Se si ha un documento comprovante la debenza degli importi, si potrà anche ottenere l’ingiunzione di pagamento.

Diversamente occorrerà presentare un ricorso ordinario nel quale si dovrà provare le prestazioni svolte e, per l'effetto, ottenere la condanna del datore a pagare il dovuto.

6) PRECISAZIONE SPENCER & LEWIS

Da Spencer & Lewis, agenzia PR di Sony Interactive Entertainment Italia (Sony PlayStation), riceviamo e volentieri diamo spazio a questa precisazione
“In merito a un articolo pubblicato sulla vostra rivista (numero 9, pagina 10), in cui sono riportati due annunci di lavoro per le posizioni di senior digital marketing e junior account vi comunichiamo che gli annunci sono stati pubblicati dall'agenzia Spencer & Lewis, non da Sony: non è dunque quest'ultima in cerca dei profili indicati. Vi invitiamo dunque a rettificare quanto dichiarato”. 
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1) Morti sul lavoro: nessuno si scandalizza; 2) Si può multare il dipendente che sbaglia?; 3) I rider e i diritti: qualcosa si muove…; 4) L’hotel ristruttura e i dipendenti… pagano; 5) Dopo il colloquio è sceso il silenzio; 6) Che cos’è il libretto di navigazione?

MORTI SUL LAVORO: NESSUNO SI SCANDALIZZA

D) In Italia ci si accapiglia per qualsiasi cosa (i negozi di canapa, i grembiuli a scuola, i compiti durante le vacanze) ma i morti sul lavoro suscitano solo brevi e rapide notizie.
Lo trovo scandaloso. Certo, non si possono riempire pagine di giornale ogni volta che qualcuno perde la vita precipitando da un’impalcatura. Ma ciò che è ancora più scandaloso è che queste tragedie continuano a verificarsi senza che nulla si faccia per impedirle.
Marco Rinaldi - Per telefono da Arezzo

R) Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto più volte sull’argomento. Nel settembre di 2 anni fa: “Il nostro Paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. È indispensabile che le norme sulla sicurezza vengano rispettate con scrupolo e i controlli devono essere attenti e rigorosi”. Poche settimane fa a Genova: “Ancora una volta un operaio, Eros Ciniti, è morto sul lavoro. Sono morti inaccettabili. Mentre ci uniamo all’immenso dolore dei suoi bambini e dei suoi familiari, dobbiamo ribadire che la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale della cittadinanza”. E lo scorso 1° maggio, nel corso delle celebrazioni della Festa del Lavoro, ha ribadito: “La sicurezza sul lavoro è un pilastro di legalità. Pochi giorni fa, il 24 aprile, quattro persone sono morte in luoghi di lavoro: nel porto di Livorno, a Savigliano nel cuneese, a Sestu vicino a Cagliari, a Ravello nel salernitano. Ho appena consegnato le stelle al merito alla memoria ai familiari di due caduti sul lavoro, Ilario Rifaldi e Alberto Pedon. Con essi ricordiamo, con grande tristezza e rimpianto, tutti coloro che sul lavoro hanno perso la vita”.
Nel primo trimestre di quest’anno le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 157.715 (+1,9% rispetto allo stesso periodo del 2018). I casi mortali sono stati 212, lo stesso numero registrato nel 2018. Nel Nord del Paese gli episodi mortali sono diminuiti, sono cresciuti quelli nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno e nelle Isole.
Giusto il richiamo ai controlli. Ma si sa che gli ispettori sono da tempo largamente sottodimensionati così che chi non rispetta le norme di sicurezza può continuare a dormire sonni tranquilli. E ad accrescere il numero delle vittime sul lavoro.

SI PUÒ MULTARE IL DIPENDENTE CHE SBAGLIA?

D) Lavoro presso uno studio notarile come impiegata di IV livello. Negli ultimi tempi, a causa del comportamento maldestro di alcune colleghe, sono stati commessi degli errori in seguito ai quali il notaio è stato chiamato a pagare delle multe, anche consistenti. Giustamente – e questo glielo riconosco – si è arrabbiato indistintamente con tutte noi, pretendendo maggiore attenzione. Nel contempo, però, ci ha chiesto di stipulare un’assicurazione perché, nell’eventualità di nuovi errori e di nuove multe, ciascuna di noi ne avrebbe risposto di persona.
Io non credo che si possa pretendere questo da noi dipendenti. Comunque, dalle parole si è passati rapidamente ai fatti. Lo scorso mese ci è stato pagato lo stipendio in contanti e a quella collega che aveva commesso gli errori sono stati trattenuti mille euro, cioè l’importo della multa.
La mia domanda è questa: può il datore di lavoro pretendere un risarcimento economico da una sua dipendente? Può scalare dei soldi dalla busta paga? Se anch’io mi dovessi trovare in una situazione simile come dovrei comportarmi?
M. M. - Per e-mail da Roma

R) Il rischio dell'attività ricade solo sul datore di lavoro e non certamente sui dipendenti, che altrimenti non sarebbero tali. Uno dei cardini del lavoro imprenditoriale è, infatti, l'assunzione del rischio commerciale a proprio carico. Uno studio notarile è un’attività professionale e non un’impresa commerciale, ma recenti innovazioni legislative stanno avvicinando sempre più il mondo dei professionisti a quello del commercio, anche per le regole dettate in materia.
Ad ogni modo il rischio resta sempre sul datore di lavoro, il quale – in caso di gravi mancanze dei dipendenti – può al più irrogare delle sanzioni disciplinari (rispettando quanto previsto nella Ccnl di riferimento), tra le quali rientra anche la possibilità di addebitare delle multe, ai sensi dell'art. 7 comma 4 della L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori). L’importo relativo può essere trattenuto in busta paga ma lo stesso non rappresenta un risarcimento dei danni e viene devoluto agli enti previdenziali ed assistenziali.

I RIDER E I DIRITTI: QUALCOSA SI MUOVE…

D) Ho letto i due interventi pubblicati nel numero scorso di “Lavoro Facile” dedicati ai rider, cioè a coloro che portano a domicilio i pranzi e le cene ordinati anche presso ristoranti famosi. Per un paio di mesi anch’io ho pedalato, salito scale, bussato a tante porte e consegnato pranzi o cene. Poi ho smesso perché non ne valeva la pena. Non ci sono orari, devi stare sempre a disposizione (anche se, in verità, sei tu che devi indicare l’orario durante il quale ti possono chiamare) e il tutto per una manciata di euro.
In più non ci sono assicurazioni né garanzie di sorta. Se ti si rompe la bicicletta o il motorino, amen. E così se ti prendi un malanno perché d’inverno ti sei bagnato sotto la pioggia o perché d’estate, tutto sudato, uno spiffero ti ha colpito alla schiena.
Vabbè che siamo sempre più nell’era delle attività non coperte dai contratti nazionali ma credo che si sta esagerando. Io ho smesso perché mi sentivo preso in giro…
Carlo R. - Per e-mail da Roma

D) Quello dei rider è lo sfruttamento di chi, non trovando di meglio, è costretto a fare quello che passa il convento. Insomma, o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Siamo nel 2019 ma siamo tornati un bel po’ indietro nel tempo.
Roberto Currò - Per e-mail da Roma

D) I sindacati continuano a difendere chi ha già un contratto che li difende. È la solita storia. Le nuove professioni hanno sorpreso Cgil, Cisl e Uil che per troppi anni hanno fatto finta di niente. Adesso, forse, hanno aperto gli occhi. Ma sempre con grande ritardo.
Se i rider organizzassero uno sciopero forse ci si accorgerebbe di loro e della loro funzione in questa società in continua trasformazione. La modernità non può essere fucina di moderni schiavi.
Fermatetutto - Per e-mail da Roma

D) Sono dell’opinione che poco è meglio di niente. I rider lavorano poco e guadagnano di conseguenza: dov’è lo scandalo? Quello che invece trovo ingiusto è l’assenza di qualsiasi tutela, anche la più elementare. È qui che occorre intervenire anche perché – mi pare – negli altri Paesi dove il sistema è più collaudato i rider non vengono mandati allo sbaraglio come succede da noi.
Il caso dei rider potrebbe servire a gettare un faro di luce su tutti quei lavori che, di fatto, non sono ufficialmente riconosciuti. Eppure impegnano tanti uomini e donne. Da Napoli in giù sono frequenti i lavori in nero per non parlare di quel vero e proprio sfruttamento che riguarda gli immigrati utilizzati, in cambio di pochi spiccioli, nella raccolta di frutta, ortaggi e quant’altro. Antonio B. - Per e-mail da Latina

R) Sui rider di messaggi ne sono arrivati altri ma questi ne riflettono il senso comune. Segno che l’argomento – sia per chi è direttamente interessato sia per chi lo vede come emblematico del sistema occupazione – è sentito al di là del numero, comunque in forte crescita, di chi ogni giorno si carica sulle spalle quel cubo di plastica pieno di primi, secondi, pizze e via dicendo, da consegnare all’indirizzo tal dei tali delle grandi città.
A parte gli impegni, per ora rimasti sulla carta, del vice primo ministro, Luigi Di Maio, qualcosa pare muoversi. A Firenze, per esempio, la società di food delivery “La consegna” ha firmato un accordo con Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti alla luce del quale i rider verranno assunti a tempo indeterminato secondo il Ccnl della logistica, con una retribuzione non vincolata al numero delle consegne ma alle ore effettivamente svolte più il riconoscimento delle ferie e delle malattie. Soddisfatti i sindacati secondo i quali si tratta del “primo accordo in Italia che disciplina questo tipo di lavoro subordinato” e che potrebbe fare da apripista su più ampia scala.
Il segretario di Filt-Cgil, Michele De Rose, ha affermato che la “contrattazione di secondo livello è la strada giusta per affermare i diritti e le tutele dei rider… la cornice nazionale c’è ed è rappresentata dal contratto nazionale Logistica, trasporto, merci e spedizioni che riconosce i diritti del lavoro subordinato” e che a livello territoriale può intervenire con “intese legate alle esigenze locali per cogliere le specificità dei vari contesti urbani dove circolano tutti i giorni i lavoratori a bordo di biciclette e motorini”.
Adesso la speranza è che l’accordo di Firenze possa fare emergere tutte le forme di lavoro irregolare superando lo sfruttamento del cottimo e premiando la qualità dell’impegno, la sicurezza e, appunto, i diritti. Le grandi aziende del comparto si sono dette disponibili al confronto ma ancora non sono stati convocati tavoli di discussione.

L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI… PAGANO

D) Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma

R) Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.

DOPO IL COLLOQUIO È SCESO IL SILENZIO

D) Circa un mese fa ho avuto un colloquio di lavoro. Credo che sia andato piuttosto bene, Al termine il selezionatore mi ha detto che si sarebbe fatto vivo. Sono ancora in attesa. Che fare?
Maurizio Rosi - Per fax da Fondi

R) Una telefonata si può sempre fare. Da evitare, invece, il diluvio di chiamate. Di certo, se non si viene ricontattati significa che non ci sono ancora novità oppure che l’azienda ha scelto un altro candidato.
La strategia del silenzio è tipica di troppe aziende, e non è davvero una strategia felice. Chi è stato chiamato per un colloquio ha diritto di sapere quale esito ha avuto. Se non altro per riprendere a bussare ad altre porte.

CHE COS’È IL LIBRETTO DI NAVIGAZIONE?

D) Questo è il periodo in cui le navi da crociera vanno alla ricerca di personale. Attraverso internet ho trovato diverse compagnie già impegnate nelle selezioni. Tra i requisiti, spesso viene richiesto il libretto di navigazione. Che cos’è? E come fare per averlo?
Grazia Mauri - Per telefono da Roma

R) Il libretto di navigazione è una sorta di libretto di lavoro della gente di mare, senza il quale – in effetti – è impossibile svolgere qualsiasi tipo di mansione a bordo delle navi. Il documento viene rilasciato dalle capitanerie. Per ottenerlo occorre superare un esame di idoneità fisica davanti al medico del porto autorizzato più vicino, essere in regola con la vaccinazione anti-tetanica ed essere stati riconosciuti abili nel nuoto e nella voga.
Queste prove si effettuano sempre presso le capitanerie (chi ha il brevetto di assistente bagnante o ha prestato servizio militare in marina è esente dal test). È inoltre obbligatorio avere frequentato un corso di sopravvivenza, antincendio e pronto soccorso. Si tratta di lezioni che hanno la durata di un paio di settimane. Chi abita a Roma e dintorni può ottenere maggiori informazioni presso la capitaneria di porto di Civitavecchia.

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1) Quando un vero contratto per i rider?; 2) Io l’ho fatto: i rider non sono solo studenti; 3) Il periodo di prova e il licenziamento: 4) A che punto siamo con Garanzia Giovani?; 5) L’hotel ristruttura e i dipendenti… pagano; 6) 1° maggio: viva la festa dei lavoratori

1) QUANDO UN VERO CONTRATTO PER I RIDER?

D) Ci sono ragazzi, e non solo, che in bicicletta e con i portavivande sulle spalle portano pranzi e cene a casa di chi li ha ordinati. Ogni tanto si accendono polemiche sulla retribuzione (misera) e sulla totale mancanza di tutele. Pochi giorni fa, poi, c’è stato lo scambio di battute sulle mance non date da parte dei vip.
Il problema non sono le mance. Il problema sono le leggi che consentono il sostanziale sfruttamento di gente che, in mancanza di meglio, lavora per un pugno di euro. Ma il governo non si era impegnato a migliorare la situazione?
Lino Roberti - Per e-mail da Firenze

R) Qualche mese fa, si era in piena estate, il vice primo ministro e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, si espresse in favore di un contratto nazionale per i ciclofattorini. “La grande sfida – disse all’inizio dello scorso mese di luglio – è affrontare il tema del lavoro 4.0 partendo dai rider e poi arrivando a tutti le altre attività analoghe… È un problema culturale e dobbiamo abituarci al fatto che i lavoratori abbiano tutele minime”.
Allora Di Maio parlò di “compenso minimo”, di “garanzie Inail e Inps” e del fatto che “non si può dipendere da un algoritmo”. E delineò la necessità di un tavolo di concertazione per scrivere tutti insieme un “contratto collettivo nazionale”.
Da allora è accaduto poco o nulla. In verità, in autunno, durante la discussione sul “decretone”, ci fu un riferimento alla possibilità di estendere le tutele del lavoro dipendente “anche a quelle collaborazioni che si concretano in prestazioni prevalentemente personali e continuative, la cui organizzazione è predisposta dal committente anche attraverso il ricorso a piattaforme digitali”.
La Lega non si dimostrò entusiasta e tutto si bloccò. Un paio di settimane fa, un po’ a sorpresa, il vice primo ministro è tornato sull’argomento nell’ambito della legge sul salario minimo in discussione al Senato: “La norma sui rider è pronta e proveremo a farla approvare. Però ci sarà bisogno dell’autorizzazione dei presidenti delle Camere… La norma ha l’obiettivo di tutelare quei lavoratori il cui stipendio dipende da un algoritmo”. Quindi ha aggiunto: “La strada che rivoluziona il mondo della gig economy è ormai tracciata. I lavoratori del terzo millennio avranno più diritti e più tutele e ci sarà il divieto della retribuzione a cottimo”.
Vedremo come andrà a finire. C’è solo da sperare che i buoni propositi non compaiano solo a ridosso di qualche consultazione elettorale per poi svanire rapidamente una volta depositata la scheda nell’urna.

2) IO L’HO FATTO: I RIDER NON SONO SOLO STUDENTI

D) Ho lavorato per quasi 6 mesi portando le cene a domicilio. Riuscivo a mettermi in tasca una cifretta che mi consentiva di vivere a Roma e frequentare l’università senza troppi affanni, naturalmente con l’aiuto determinante dei mei genitori.
Ho dedicato a questo lavoro 2-3 ore al giorno. Adesso ho smesso perché sono alla stretta finale: devo preparare la tesi e voglio preparami al meglio. Poi, con la laurea in tasca, mi metterò a cercare un impiego e l’esperienza fatta come fattorino rimarrà per sempre nella stanza dei miei ricordi.
Quindi non me la sento di unirmi al coro delle critiche ma mi rendo conto che fare il rider va bene come lavoretto mordi e fuggi. Io, senza il tangibile sostegno della mia famiglia, non ce l’avrei potuta fare. Tuttavia a pedalare per le strade della Capitale non sono solo ragazzi di belle speranze. Ho incontrato persone più avanti con l’età e altre che per tirare avanti non avevano che questo mestiere. Per loro è veramente dura perché alla fine, per quanto vuoi impegnarti, i guadagni sono davvero scarsi. La necessità del riconoscimento di maggiori diritti è un dovere sociale.
Manlio G. - Per telefono da Roma

R) È proprio così. Secondo uno studio di Capital Economics condotto per Deliveroo – una delle società più importanti del settore insieme a Glovo, Just Eat, Uber Eats e Foodora – ha accertato come la consegna dei pasti a domicilio sia diventata per molti lavoratori l’attività primaria. E che non è vero che a pedalare siano quasi esclusivamente universitari che così possono pagarsi gli studi.
Infatti, secondo una ricerca della Statale di Milano è solo del 15% la quota di chi appartiene alla categoria degli studenti mentre è del 61% la presenza di stranieri provenienti per metà dall’Africa con scarsa conoscenza dell’italiano e senza altre possibilità di sbarcare il lunario.
Il fenomeno del “food delivery” è in forte crescita. Se oggi Deliveroo può contare su 1.700 fattorini, entro il 2020 arriveranno a 6.000. Anche il fatturato, che negli ultimi 18 mesi è passato da 11,7 a 38 milioni di euro, dovrebbe sfondare il tetto dei 130 milioni di euro.
Soddisfatti pure i ristoranti che fanno parte della piattaforma digitale: 7 su 10 hanno dichiarato che gli affari sono aumentati proprio grazie all’accordo con Deliveroo.
Insomma, se tutti ci guadagnano e giunta l’ora di ascoltare con maggiore attenzione le richieste dei rider perché, come ha detto Mario Grassi, sindacalista della UilTucs, la crescita non può continuare a poggiare su lavori precari e discontinui.

3) IL PERIODO DI PROVA E IL LICENZIAMENTO

D) Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.
Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

R) Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro, ma soprattutto a quest’ultimo – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

4) A CHE PUNTO SIAMO CON GARANZIA GIOVANI?

D) Chi assume ragazzi provenienti dal programma Garanzia Giovani ha ancora diritto agli incentivi che erano in vigore nel 2018? E perché questo programma è scomparso dai radar dell’informazione?
Quando venne lanciato nel 2013 sembrò una buona iniziativa per favorire la ricerca del primo impiego. Se ricordo bene ci fu un periodo di rodaggio con qualche intoppo, poi le cose si aggiustarono. A me sembra un’idea valida. Altrimenti le nuove generazioni come possono confrontarsi con il mondo del lavoro?
Marta Cosimi - Per e-mail da Roma

R) Gli incentivi sono tuttora in vigore: con il decreto emanato dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) proprio allo scadere dello scorso anno (28 dicembre) è scattata la proroga fino al 31 dicembre 2019, nei limiti – è stato precisato – “delle risorse specificamente stanziate” che comunque sono state incrementate di ulteriori 60 milioni di euro.
Al programma Garanzia Giovani, come è noto, può iscriversi chi ha un’età tra i 16 e i 29 anni e non sia inserito in percorsi di studio o formazione.
Gli incentivi spettano a quelle aziende che stipulano con i soggetti che ne hanno diritto un contratto a tempo indeterminato (sia full time che part time) o di apprendistato professionalizzante. L’importo è pari alla contribuzione previdenziale normalmente a carico del datore per un importo massimo di 8.060 euro su base annua. In caso di tempo parziale, il massimale va proporzionalmente ridotto.
Per il dettaglio delle modalità clicca qui.
Sul sito: www.garanziagiovani.gov.it sono invece pubblicate le opportunità di impiego da parte di chi intende utilizzare il programma Garanzia Giovani. Al momento in cui scriviamo questa nota le offerte sono poco più di 30. Però tante aziende preferiscono muoversi in maniera autonoma magari passando per i Centri impiego o per le Agenzie per il lavoro.

5) L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI… PAGANO

D) Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma

R) Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.

6) 1° MAGGIO: VIVA LA FESTA DEI LAVORATORI

W il primo Maggio festa dei lavoratori e del mondo del lavoro. In questa occasione voglio ricordare a chi ci governa che i cittadini non vogliono assistenzialismo ma vogliono un mondo pieno di opportunità di lavoro per tutti.

W il primo Maggio di libertà, di pace e di vita, no alle armi e alle guerre. Prendiamo l’impegno per svuotare gli arsenali che sono pieni di strumenti di morte, riempiamo i granai e costruiamo per dare pane e nutrimento a tutti i cittadini del mondo.

W il primo Maggio pieno di diritti doveri e di valori umani, no all’indifferenza. Dobbiamo fare in modo che crescano in ognuno di noi la coscienza e la responsabilità, per abbattere i muri mentali e materiali, aprire porte e porti, costruire ponti verso i migranti, verso l’altro, per aiutarli, salvarli, ospitarli e integrarli.

W il primo Maggio giorno bello di democrazia, di gioia, ma anche di riflessione, impegno e responsabilità verso l’ambiente e le bellezze della natura. Tutti insieme, con grande volontà. dobbiamo fare qualcosa per rispettarla, custudirla e salvarla.

W il primo Maggio di trasparenza e di impegno, per combattere le mafie, il malaffare, la corruzione, il lavoro sommerso. Qui ci vuole veramente un grande sforzo per costruire una cultura e una società trasparente, sincera e onesta.

W il primo Maggio di una bella festa, ma anche di un impegno costante per costruire una società più giusta, migliore, per far sì che l’Italia, l’Europa e il mondo diventino un giardino di bellezze e di buone opportunità, di lavoro, di cultura, di arte, di uguaglianza, di giustizia sociale. Un giardino pieno di valori veri per la vita, quelli che ci aiutano a convivere bene e serenamente insieme, nell’amore e nella pace.

W il primo Maggio, w i lavoratori, w il mondo del lavoro, w l’unità sindacale, w l’amore, w la vita, w la pace.
Francesco Lena - Per e-mail da Cenate Sopra (Bg)

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1) Il “no deal” farà male anche all’Italia; 2) La busta paga del lavoratore part time; 3) Reddito di cittadinanza: così le domande; 4) Pubblicità anima del commercio. sì, però…; 5) La ricerca del posto e il curriculum; 6) Che cos’è il rimborso a pie’ di lista

1) IL “NO DEAL” FARÀ MALE ANCHE ALL’ITALIA

Ho letto lo speciale dedicato alla Brexit che avete pubblicato sul numero 7 della rivista online. Utili i suggerimenti del documento messo a punto dal nostro governo ma non si capisce, nel concreto, che cosa rischia l’Italia e che cosa può accadere in Gran Bretagna: in sostanza chi è destinato ai rimetterci di più, dal momento che – così mi pare – nessuno ne trarrà dei vantaggi.
Nonostante tutto resto un europeista convinto e, alla luce della nuova proroga concessa a Theresa May per gestire l’uscita dalla Ue, continuo a sperare che gli inglesi possano ripensarci.
Intanto spendiamo bene il tempo che si separa dall’addio per non farci trovare impreparati e limitare gli eventuali danni.
Maurizio Pierini - Per e-mail da Roma

Un totale ripensamento di Londra con la cancellazione del risultato di referendum del 23 giugno 2016, magari affidato a una seconda consultazione popolare, appare altamente improbabile. Quello che potrebbe accadere per scongiurare il “no deal”, cioè la separazione senza accordo, è di arrivare a una sorta di unione doganale per mettere al riparo gli scambi commerciali e non tagliare del tutto i ponti tra la Gran Bretagna e l’Unione.
Su questo sia Theresa May che il leader dei laburisti Jeremy Corbyn potrebbero trovare un’intesa che però deve passare al vaglio del Parlamento. Proprio Corbyn ha detto che un’uscita senza accordo “potrebbe creare gravi danni all’industria manifatturiera e a molti altri settori dell’economia”.
Il “no deal” avrebbe pesanti ricadute anche sull’Italia. È stato calcolato, infatti, che l’introduzione di dazi (tra il 5 e il13%) metterebbe in difficoltà interi comparti come l’agroalimentare, la pelletteria e le calzature. La posta in gioco è rilevante: nel 2018 l’Italia ha infatti esportato in Gran Bretagna merci per 23,4 miliardi di euro e ne ha importate per 11.1 miliardi, con un surplus a nostro vantaggio di 12 ,3 miliardi.
I dazi, quindi, ci penalizzerebbero, e non poco ma a subire i colpi più duri sarebbe comunque proprio la Gran Bretagna tanto che la City è in fortissimo allarme. Ecco perché una Brexit controllata converrebbe a tutte le parti ma Westminster ha finora respinto tutte le opzioni di compromesso negoziate con Bruxelles. Che i sei mesi in più concessi a Londra per trovare una soluzione non siano gettati al vento.

2) LA BUSTA PAGA DEL LAVORATORE PART TIME

Lavoro part time, con regolare contratto, come segretaria presso uno studio legale. Come posso verificare se la retribuzione che mi viene data è conforme a quanto mi spetta?
R. P. - Per telefono da Monterotondo

Il lavoratore part time deve ricevere un trattamento economico proporzionato alle ore di lavoro prestate, comunque non meno favorevole rispetto a quello del dipendente di pari qualifica.
Tale riposizionamento deve tenere conto di tutte le singole voci che formano la retribuzione diretta, indiretta, differita (che è quella parte della retribuzione che si matura gradualmente e si percepisce in un momento successivo a quello in cui si svolge il lavoro: per esempio, il trattamento di fine rapporto o Tfr). Con un’unica eccezione: gli assegni familiari.
Gli scatti di anzianità, invece, maturano anche per il part-time con le stesse cadenze previste per le prestazioni a tempo pieno. Quindi, anche il trattamento economico degli scatti è calcolato sulla base dello specifico orario di lavoro.

3) REDDITO DI CITTADINANZA: COSÌ LE DOMANDE

Un paio di settimane dopo il 6 marzo, data di avvio per la presentazione delle domande per ottenere il reddito di cittadinanza, è stato detto che, sorprendentemente, l’afflusso maggiore stava riguardando le regioni del Nord. Poi non si è saputo più niente.
Gianluca Falcone - Per e-mail da Roma

Secondo l’ultimo consuntivo comunicato dall’Inps le richieste arrivate all’Istituto attraverso le Poste, i Caf e l’inoltro online sono state 806.000 (54% donne). Il 25% si riferisce alle regioni del Nord, il 16% a quelle del Centro, il 37% a quelle del Sud e il 20% alle Isole.
In testa ci sono Campania e Sicilia, poi Lazio, Puglia, Lombardia, Calabria e Piemonte. Il sito dell’Inps (www.inps.it) viene aggiornato costantemente e quindi ci si può rendere conto quasi in diretta dei dati relativi al Rdc.

4) PUBBLICITÀ ANIMA DEL COMMERCIO. SÌ, PERÒ…

Non so se è una mia fisima ma davvero non capisco la pubblicità di alcune case automobilistiche che compare sui più importanti quotidiani e riviste. Bene l’immagine dei vari modelli e degli sconti legati alle eventuali rottamazioni o ad altre iniziative promozionali.
I guai cominciano quando l’occhio scende a guardare le condizioni di pagamento: tutto è scritto in caratteri talmente lillipuziani che ci vuole la lente per decifrarli. Siccome non penso che siano le redazioni a decidere l’impianto delle pagine dal momento che le aziende costruttrici hanno, in proposito, staff di specialisti, mi domando il perché di queste scelte.
Dopo le immagini accattivanti mi piacerebbe conoscere le condizioni di vendita. Però, appunto, o uno ha una vista tipo aquila o c’è poco da fare.
Leggo continuamente le lettere ai quotidiani ma finora non mi è mai capitato di imbattermi in qualche rilievo simile. Ecco perché all’inizio ho parlato di fisima. Una preghiera, comunque, desidero rivolgerla ai creativi delle quattro ruote: per favore, se proprio non è impossibile, pensate anche a chi non si accontenta delle figure e vuole rendersi conto di rate, interessi e quant’altro.
Certo, se si va in una concessionaria tutto diventa chiaro. Ma allora non sarebbe meglio scriverlo piuttosto che costringere l’occhio a fare, spesso e inutilmente, i salti mortali?
Ritanna Costa - Per e-mail da Roma

Molte televisioni private che si possono seguire attraverso il digitale terrestre trasmettono quasi esclusivamente programmi in cui si vende di tutto un po’: dai mobili alle opere d’arte, dai gioielli agli orologi, dai materassi alle camicie, dalle scarpe agli argenti, e così via.
Niente di male, anzi. A volte si possono fare dei buoni affari ma a volte si può andare incontro a piccole trappole commerciali. Per esempio, e proprio a proposito di materassi, si offrono prodotti interessanti a prezzi davvero convenienti e persino con una serie di omaggi.
Credo che non pochi si siano lasciati tentare. Se si chiama il centralino ti fissano un appuntamento con un rappresentante che rapidamente arriva a casa per illustrarti i pregi di ciò che hai visto.
Fin qui tutto secondo le regole. La sorpresa arriva quando il prodotto che avevi visto in tv, e per il quale avevi telefonato, ti viene sconsigliato in favore di un altro il cui costo è decisamente superiore.
A saperlo prima, tutto sarebbe più chiaro e nessuno perderebbe tempo: il cliente pensando di
cogliere una buona occasione, il rappresentante credendo di trovare il terreno fertile per una vendita più remunerativa.
A. S. - Per telefono da Roma

La pubblicità, come si dice, è l’anima del commercio. Però non si deve esagerare e, soprattutto, non promettere fischi per fiaschi.

È vero, le case automobilistiche ricorrono di frequente a messaggi del tipo di quello descritto dalla nostra lettrice. In verità non c’è l’intenzione di nascondere nulla perché se si riescono a decifrare le condizioni quelle poi sono. Però non c’è dubbio che l’uso di un carattere più grande renderebbe più facile la vita ai potenziali acquirenti.
Sulle televendite il dibattito viene da lontano. Tanto che il Decreto legge 21/2014 ha stabilito meglio il diritto al ripensamento (recesso) che può essere esercitato entro 14 giorni a partire dal giorno in cui la merce è stata recapitata alla residenza del consumatore.
Nel caso in cui il consumatore non abbia ricevuto dal venditore l’esistenza del diritto di ripensamento, il tempo a disposizione per rimandare indietro l’acquisto diventa di 1 anno e 14 giorni. A sua volta il venditore dovrà restituire al consumatore che abbia esercitato il ripensamento gli importi già versati entro 14 giorni.
Nello stesso Decreto legge viene considerata come pubblicità ingannevole una televendita il cui messaggio proposto ai telespettatori contenga informazioni non veritiere sulla descrizione degli oggetti e la corrispondenza tra quelli mostrati e quelli effettivamente in vendita.
Su questo versante le associazioni dei consumatori sono particolarmente attrezzate. Chi ritiene di avere subito un raggiro può, quindi, tranquillamente consultarle. Naturalmente con le dovute pezze d’appoggio.

5) LA RICERCA DEL POSTO E IL CURRICULUM

Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe…
C. C. - Per e-mail da Roma

Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a offrirsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene proporsi per un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.

6) CHE COS’È IL RIMBORSO A PIE’ DI LISTA

Secondo il contratto di lavoro che cosa s’intende per rimborso analitico, quello che più comunemente viene chiamato rimborso a pie’ di lista?
Maura Sironi - Per fax da Roma

È il trattamento minimo per quanto riguarda le indennità di trasferta, perché se è vero che nessuna norma impone di compensare il maggiore disagio sostenuto quando si effettuano delle trasferte, è però altrettanto vero che i costi che il dipendente sostiene per svolgere l’attività lavorativa in una località diversa da quella abituale sono costi sostenuti nell’interesse del datore di lavoro e quindi devono essere rimborsati. In sostanza, in questi casi si tratta di una reintegrazione patrimoniale.

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1) Chi fa le leggi perché non ce le fa capire?; 2) Se i centri per l’impiego stanno a guardare; 3) Quale l’Ateneo migliore per mio figlio?; 4) Ispezioni sul lavoro: una chimera…; 5) Ho vinto la causa ma non succede niente; 6) Compiti delle guardie di vigilanza

1) CHI FA LE LEGGI PERCHÉ NON CE LE FA CAPIRE?

D) Ho letto l’art. 4 del Decreto legge sul reddito di cittadinanza che “Lavoro Facile” ha pubblicato sullo scorso numero. Sono stato attratto dal titolo e, siccome il Rdc mi interessa, ho provato – come avete scritto – ad avere le idee più chiare.
Bene, qualcosa in più ho capito ma qualche dubbio mi è rimasto. Quello che però mi ha fatto girare le scatole è il linguaggio usato. Chi scrive i testi perché non pensa a chi sono destinati? Perché costringere a scorrere più volte una frase? Perché si deve ricorrere al vocabolario per comprendere una parola?
L’italiano può essere semplice e chiaro oppure difficile e oscuro. Non tutti hanno una laurea in lettere e filosofia ma tutti hanno diritto a capire le leggi, in particolare questa che riguarda chi non se la passa benissimo e che deve potersi rendere conto di cose che lo riguardano da vicino senza uissare alla porta di avvocati o commercialisti.
Lino Cesaroni - Per telefono da Roma

R) L’Italia è il Paese europeo che, in assoluto, ha il numero maggiore di avvocati ed è anche tra i più litigiosi. Le cause vanno avanti per anni e anni e ai rappresentanti legali il lavoro non manca. Da qualche parte c’è sempre un codicillo che ne cancella un altro, e i margini di interpretazione sono all’ordine del giorno.
Sì, è vero, l’art. 4 del Decreto legge al quale il lettore fa riferimento contiene passaggi di puro burocratese. Però c’è di peggio. Per esempio, tanti bandi di concorso sembrano un inno all’incomprensione.
Neile redazioni dei quotidiani di una volta, quando i social non erano ancora apparsi all’orizzonte, i direttori raccomandavano ai redattori di scrivere tenendo presente le persone che all’indomani sarebbero andate in edicola a comprarli, e non l’amico con un paio di lauree o il professore vicino di casa.
Se non riesci a farti capire da tutti, non sei un bravo giornalista. A meno che il tuo ambito non siano gli altri giornalisti e il mondo che gira loro attorno.
I social hanno imposto altre regole e altre priorità e l’aderenza ai fatti e alla realtà spesso c’entra poco o nulla. E l’obbligo della chiarezza è ancora più importante. Altrimenti tra burocrati alla scrivania e fake news che invadono ogni dove c’è da perderci la testa. E la ragione.

2) SE I CENTRI PER L’IMPIEGO STANNO A GUARDARE

D) I Centri per l’impiego quando riusciranno a mettersi al passo con i tempi e con i nuovi impegni previsti dal reddito di cittadinanza? L’altro giorno mi sono recato presso quello di competenza e nulla è cambiato rispetto a qualche mese fa: molta cortesia ma poco arrosto, nel senso che mi hanno ascoltato, mi hanno dato qualche consiglio ma mi hanno anche avvertito che, in attesa dei rinforzi promessi e della ristrutturazione annunciata di tutti gli uffici, possono fare ben poco.
E allora? Che cosa si sta aspettando? Ho chiesto il Rdc ma ciò che mi interessa è trovare un lavoro al più presto…
Luisella G. - Per e-mail da Rieti

R) Lo abbiamo scritto più volte su “Lavoro Facile” e quasi tutti gli addetti ai lavori lo hanno ribadito prima e dopo: o i Centri per l’impiego si danno una mossa o l’intera impalcatura del reddito di cittadinanza rischia di diventare soltanto assistenzialismo.
Che, intendiamoci, va bene per chi sta attraversando una fase di forte difficoltà, però non è la finalità che sta alla base del Rdc. Del resto ai beneficiari del reddito devono essere presentate 3 offerte di impiego nel corso dei 18 mesi di durata del provvedimento.
Ci si sta muovendo ma non con la rapidità necessaria: 3.000 navigator stanno per essere scelti e assunti a tempo determinato, ma sono una goccia nel mare delle cose da fare, se è vero – come è vero – che complessivamente sono 10.000 le persone che devono essere chiamate per pilotare la rivoluzione dall’interno dei Cpi.
Nel dicembre dello scorso anno, Milena Gabanelli e Rita Querzè scrivevano sul “Corriere della Sera” che “il governo ha appena dichiarato che per mandare a regime i Centri per l’impiego bastano 3 mesi. Solo per mettere in piedi una effettiva collaborazione tra i diversi attori coinvolti, dalle Regioni all’Anpal, partendo subito, servono almeno un paio d’anni. A meno che i navigator annunciati dal ministro facciano miracoli”.
I 3 mesi sono appena scaduti, i navigator stanno per imboccare l’ultima curva ma non si sa se troveranno il traguardo. E la svolta tecnologica dei Cpi – decisiva per il loro funzionamento – è ancora in qualche cassetto.
Sperare nel miracolo? Okay. Altrimenti i 2 anni ipotizzati da Gabanelli-Querzè potrebbero materializzarsi e diventare un incubo.

3) QUALE L’ATENEO MIGLIORE PER MIO FIGLIO?

D) Mio figlio sta per terminare il liceo e intende iscriversi all’università. Recentemente è stata pubblicata la classifica dei migliori atenei. Mio figlio pensa a ingegneria e mi pare che la Sapienza possa andare bene in quanto questa disciplina vi viene insegnata con molta efficacia.
Il mio dubbio è: va bene la scelta di ingegneria o, pensando al lavoro, è meglio guardare altrove?
Roberta G. - Per e-mail da Roma

R) Un po’ a sorpresa il Qs World University Rankings 2019, vale a dire l’istituto che ogni anno elabora la classifica mondiale per facoltà-disciplina, ha rivalutato molti atenei del nostro Paese, tanto che nella top ten siamo quarti dopo Regno Unito, Germania e Francia per numero di università prese in considerazione.
Nel dettaglio, la Sapienza di Roma è prima per studi classici e storia antica, a Milano la Bocconi per business e management e il Politecnico per arte e design, ingegneria civile e strutturale e ingegneria meccanica, il Politecnico di Torino per ingegneria mineraria, Roma Tre per fisica e astronomia, l’università di Padova per anatomia e fisiologia, l’università degli Studi di Milano per anatomia e fisiologia, l’università di Bologna per lingue moderne, scienze forestali e odontoiatria. Alla luce di tutto ciò, quindi, la Sapienza ha altre eccellenze rispetto a ingegneria.
A livello mondiale al primo posto c’è l’americana Harvard, al secondo il Mit, al terzo e quarto le britanniche Oxford e Uci.
Per leggere il testo integrale del rapporto clicca qui.
Quali le lauree più efficaci nei confronti dell’occupazione? Secondo AlmaLaurea quella più gettonata è ingegneria seguita dalle discipline medico/sanitarie e economiche/statistiche. Le meno ricercate sono le lauree letterarie, geo-biologiche e giuridiche.

4) ISPEZIONI SUL LAVORO: UNA CHIMERA…

D) In Italia si fanno le ciambelle ma spesso ci si dimentica del buco: insomma si fanno ciambelle che non sono ciambelle. A parte gli scherzi, su “Repubblica” del 24 marzo un articolo firmato da Marco Ruffolo mi ha fatto saltare sulla sedia perché, a proposto degli ispettori del lavoro che devono verificare le eventuali irregolarità, ho appreso che “ogni azienda italiana con dipendenti ha oggi la probabilità di essere controllata una volta ogni undici anni e mezzo”. E che, per passare al reddito di cittadinanza, i “furbetti dalla card” hanno la quasi assoluta certezza di farla franca per le stesse ragioni: non c’è abbastanza personale per scoprire chi sta bluffando.
R. M. - Per a-mail da Roma

R) È proprio così. Nel 2021 ci saranno 1.000 assunzioni che potrebbero rendere meno pesante la situazione ma per risolvere il problema ci vorrebbe ben altro.

5) HO VINTO LA CAUSA MA NON SUCCEDE NIENTE

D) Quali sono i tempi per l’esecuzione della sentenza di una causa iniziata circa 3 anni fa e finita con esito positivo a mio favore? Dico questo perché dopo più di 5 mesi non è accaduto nulla di nulla. L’avvocato mi dice che è una cosa normale.
E. A. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. L'attuazione di un titolo esecutivo, ossia l’effettiva soddisfazione per il creditore di quanto stabilito in una sentenza di condanna – o altro provvedimento – pronunciata dall'autorità giudiziaria, non è mai certa, nè si può avere la sicurezza sui tempi e sui modi dell'adempimento da parte del debitore, che potrebbe essere, ad esempio, irreperibile o comunque insolvente e quindi incapace di fare fronte alle obbligazioni.
Quello che può fare il creditore, vincitore nella lite giudiziaria, è avanzare istanze esecutive (sulla base del titolo esecutivo quale, appunto, una condanna) come il pignoramento di beni, anche presso terzi, al fine di ottenere la giusta soddisfazione del credito.

6) COMPITI DELLE GUARDIE DI VIGILANZA

D) Possono le guardie di vigilanza svolgere compiti diversi da quelli classici della mansione come, per esempio, controllare il comportamento dei dipendenti?
M. T. - Per telefono da Roma

R) No, non possono. Il datore di lavoro può utilizzare le guardie giurate soltanto per scopi di salvaguardia e tutela del patrimonio aziendale.
Le guardie giurate non possono, quindi, interessarsi del comportamento dei lavoratori, non possono entrare (tranne casi eccezionali) nei luoghi dove si svolge l’attività produttiva, e non possono contestare ai dipendenti atti o fatti diversi da quelli direttamente connessi alla tutela dei beni aziendali.
Tra l’altro, proprio per evitare incomprensioni, è previsto che l’impresa debba informare preventivamente i lavoratori dell’esistenza di personale specificatamente addetto alla vigilanza, indicandone i nomi e le mansioni.

Pubblicato in Rubriche

1) Nessuno risponde al mio curriculum; 2) Chi sceglie e come i “navigator”?; 3) I soldi dell’EU che non spendiamo; 4) Pensione: il riscatto della laurea; 5) Quando finisce il periodo di prova; 6) La ricerca del posto e il curriculum

1) NESSUNO RISPONDE AL MIO CURRICULUM…

D) Sono un assiduo lettore di “Lavoro Facile” e vorrei denunciare un certo malcostume che è proprio di molte imprese italiane. Perché ogni volta che rispondo a qualche annuncio di lavoro nessuno mi chiama neanche per sostenere un semplice colloquio?
Lo trovo vergognoso. Negli altri Paesi europei le aziende che ricevono i Cv dei candidati perlomeno accennano di averli visti.
Le possibilità di occupazione ci sono ma il problema vero è che le aziende italiane utilizzano per le assunzioni altri canali, spesso clientelari, non preoccupandosi minimamente di leggere i curricula pervenuti.
Da italiano sono profondamente rammaricato e penso che per noi giovani l'unica salvezza è scappare da questo inferno e andare all'estero dove c'è molta più serietà e soprattutto civiltà.
Pubblicate pure questa mia lettera con l'auspicio che possa essere utile a smuovere le coscienze di tanti imprenditori italiani che in molti casi non sanno neanche cosa significhi selezionare il personale.
Gianluca Frascarelli

R) Purtroppo spesso è così. E in effetti, come dice il nostro lettore, in tanti altri Paesi europei ¬– per esempio in Francia, Germania e Gran Bretagna – almeno un cenno di risposta te lo danno.
In uno degli scorsi numeri abbiamo dato spazio a un messaggio analogo, e di tanto in tanto altre segnalazioni dello stesso tenore arrivano qui in redazione.
Il problema è probabilmente legato – diciamo così – ai “rapporti di forza”. Gli uffici del personale, nei confronti di chi si propone, hanno un potere decisionale enorme: possono decidere di chiamarti, di verificare la tua professionalità, di assumerti o di escluderti. Fa parte delle loro competenze.
Quello che, invece, non dovrebbero fare è di ignorarti. Farebbero bene a mettersi dall’altra parte e rendersi conto delle aspettative e delle speranze che ci sono dietro un semplice curriculum. Per questo il silenzio è anche una forma di inciviltà.
Naturalmente è sbagliato generalizzare: ci sono aziende, soprattutto quelle più strutturate e organizzate, che una risposta – seppure in automatico – non mancano di inviarla.
Resta, infine, il tema delle assunzioni clientelari. È vero o è falso? A leggere le cronache, persino i concorsi non sono sempre riusciti a sfuggire all’aiutino dato agli “amici degli amici”. E non sono una rarità le lettere di presentazione firmate da persone alle quali non si può dire di no.
Scappare all’estero? Tanti giovani l’hanno fatto e lo stanno facendo. Però, forse, sarebbe meglio provare a cambiare ciò che non va. Perché così si cambia anche l’Italia. Un pensiero da ingenui sognatori? Può darsi. Ma l’Italia dovrà pure diventare un Paese normale.

2) CHI SCEGLIE E COME I “NAVIGATOR”?

D) Non sono ancora usciti i bandi per la selezione degli ormai mitici “navigator” ma leggo, oggi è l’11 marzo, che sono già arrivate più di 60.00 domande. A che titolo? E com’è possibile?
Chi ci capisce è bravo. Come stanno le cose?
Mauro Costantini - Per e-mail da Roma

R) Sull’applicazione del reddito di cittadinanza, in particolare per quanto riguarda l’avvio al lavoro dei beneficiari, ci sono ancora molte cosa da mettere a punto anche se, alla fine, un accordo tra governo e regioni è stato trovato. Ne parliamo nel servizio pubblicato in questo stesso numero.

3) I SOLDI DELL’EU CHE NON SPENDIAMO

D) Tav sì o Tav no? Confesso di non poterne più del balletto di dichiarazioni e smentite che si susseguono a ritmo forsennato. Forse ci hanno preso per fessi disposti ad applaudire e a bere tutto ciò che ci viene detto? Un giorno sapremo se il collegamento Torino-Lione (che poi è ben più ampio in quanto dovrebbe andare dal Portogallo fino ai confini con la Russia) è un’opera che ci porta nel futuro oppure è un “buco“ studiato apposta per ingoiare i soldi di noi contribuenti.
A parte il fatto che non poche risorse provengono dall’Europa, sono rimasto basito nell’apprendere che degli altri fondi che l’Ue ci mette a disposizione – e che ci spettano in quanto Paese membro dell’Unione – ne abbiamo spesi pochissimi. Ma siamo matti? Ci si lamenta perché abbiamo le casse vuote e poi non utilizziamo i soldi che addirittura ci infilano in tasca?
Raniero Marcelli - Per telefono da Roma

R) È così e non da oggi. Perché? Perché siamo impreparati, non sappiamo partecipare alle gare, e quando lo facciamo e ci vengono assegnati i finanziamenti a volte ce li perdiamo per strada per ritardi burocratici, inadempienze contrattuali o altro. Intorno alla Tav, per esempio, c’è un assegno da incassare di più di 800 milioni di euro.
I dati più recenti sono quelli che Milena Gabanelli ha pubblicato sul “Corriere della Sera” del 25 febbraio. In sostanza, dopo la Polonia “l’Italia è il Paese Ue cui Bruxelles ha assegnato più soldi. Ma è anche il sestultimo per capacità di spesa: fino allo scorso ottobre abbiamo utilizzato solo il 3% dei fondi disponibili, contro una media europea del 13%”.
Di quante risorse si sta parlando? “Nel piano 2014-2020 la Ue h stanziato a favore dell’Italia 42,7 miliardi di euro che, aggiunti ai 30,9 miliardi di euro di co-finanziamento nazionale, prefigurano 73,6 miliardi di euro da investire in programmi su occupazione, crescita, tutela dell’ambiente, agricoltura”.
Che cosa si rischia? Secondo la Commissione europea, si legge ancora nell’articolo, “se una somma stanziata a favore di una dato programma non viene ritirata entro entro la fine del secondo anno a decorrere dall’approvazione dello stesso, tutte le somme di denaro non versate non saranno più disponibili per quel programma”.
Inoltre, Milena Gabanelli ricorda un passaggio del libro scritto dell’eurodeputata Alessia Mosca “L’Unione, in pratica: un’Europa a misura dell’Italia” che può servire a spiegare molte cose: “Noi non siamo abbastanza presenti a Bruxelles… Spesso non ci siamo ai tavoli più importanti che calamitano i fondi diretti più significativi, dove devi dimostrare di avere un sistema Paese che può stare in network. Ma non molti nostri politici parlano bene l’inglese o il francese, in più i ministri preferiscono restare nei loro collegi che andare alle riunioni a Bruxelles dove, se invece ci sei, puoi negoziare”.

4) PENSIONE: IL RISCATTO DELLA LAUREA

D) Mi sono laureata nel lontano 1991 e, facendo un po’ di calcoli, sto pensando di riscattare il titolo di studio al fine di avvicinarmi alla pensione. Credo che sia ancora possibile. Quali sono i passaggi che dovrei compiere?
Maria R. - Per e-mail da Roma

R) Sulla “Gazzetta Ufficiale” del 28 gennaio 2019 è apparso il decreto legge che, per il triennio 2019-2021, introduce in via sperimentale il nuovo istituto del riscatto riferito a periodi non coperti da regolare contribuzione. Nella circolare n. 36 dell’Inps pubblicata lo scorso 5 marzo si possono leggere le istruzioni per beneficiare del provvedimento, comprese le modalità del riscatto (contributi da versare) e il modulo di domanda da riempire e inviare all’Istituto di previdenza (entro il 31 dicembre del 2021).
Il periodo scoperto di contribuzione ammesso al riscatto è di massimo 5 anni a partire dai 31 dicembre 1995 e fino al 29 gennaio 2019.
Tutte le informazioni utili sui seguenti siti:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52478;
https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2036%20del%2005-03-2019.htm.

5) QUANDO FINISCE IL PERIODO DI PROVA

D) Che cosa accade al termine del periodo di prova? Il mio sta per scadere tra un paio di settimane e non ho ancora ricevuto comunicazioni. Che cosa devo pensare? E, soprattutto, come mi devo comportare?
Anna Livolsi - Per telefono da Roma

R) Detto che la prestazione svolta durante il periodo di prova non è diversa da quella svolta in condizioni normali per quanto riguarda diritti e doveri reciproci (la sola differenza consiste nella possibilità per azienda e lavoratore di risolvere in qualunque momento il rapporto senza limitazioni o penalità), c’è anche da dire che – nella sostanza – la decisione finale spetta al datore.
Infatti, allo scadere dei termini fissati, secondo i contratti collettivi e comunque nei limiti fissati dalle disposizioni di legge, può accadere che:
1) in caso di esito favorevole della prova stessa, può scattare l’assunzione con contratto a tempo determinato o indeterminato. In questo caso c’è da tenere presente che, ai fini dell’anzianità, va conteggiato anche il periodo trascorso in prova;
2) in caso di esito negativo tutto finisce lì. Al lavoratore spetta, però, la retribuzione per il lavoro svolto, comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive, del trattamento di fine rapporto e delle ferie retribuite.

6) LA RICERCA DEL POSTO E IL CURRICULUM

D) Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe.
C. C. - Per e-mail da Roma

R) Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a proporsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene indicare un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.

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1) Più o meno cassa integrazione?; 2) Quanto può durare una trasferta; 3) Il reddito tra critiche e plausi; 4) Il “no deal” e chi lavora in GB; 5) Trasferimenti secondo le regole

1) PIÙ O MENO CASSA INTEGRAZIONE?

D) Con tante imprese in difficoltà ho l’impressione che la cassa integrazione abbia fatto un bel salto in avanti. Per lo Stato è un’altra brutta notizia…
Giuseppe Santini - Per e-mail da Roma

R) La cassa integrazione guadagni, come è noto, è un ammortizzatore sociale che consente a un’azienda in crisi di tagliare il costo del lavoro per consentirle di riorganizzarsi, superare il momento difficile e recuperare il personale momentaneamente escluso dalla produzione.
Per essere concessa, l’azienda deve presentare un piano in cui si prevedono – appunto – i tempi e i modi per scavalcare la crisi e rimettersi in linea di galleggiamento.
Per essere ammessi alla cassa integrazione è necessario avere un rapporto di lavoro/anzianità di almeno 90 giorni. A pagare il sussidio è l’Inps o un’altra cassa previdenziale.
In realtà, nel gennaio 2019 la cassa integrazione è diminuita. Secondo l’Osservatorio che monitora questa situazione, infatti, le ore complessivamente autorizzate sono state 15.156.683 (-12,3% rispetto allo stesso periodo del 2018 quando hanno toccato quota 17.279.496). Questo il dettaglio.
Le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria Cigo sono state 7.176.293 (+5%); le ore di cassa integrazione guadagni straordinaria Cigs sono state 7.791.637 (-22%); le ore di cassa integrazione guadagno in deroga Cigd sono state 188.753 (-58,7%).

2) QUANTO PUÒ DURARE UNA TRASFERTA

D) Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

R) La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.
In genere, e salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il datore di lavoro può inviare il dipendente in missione o trasferta senza le limitazioni che regolano il trasferimento: vale a dire le imprescindibili ragioni tecniche, organizzative e produttive.

3) IL REDDITO TRA CRITICHE E PLAUSI

D) Prima di dire la mia ho aspettato fino all’ultimo per vedere le ultime novità sul reddito di cittadinanza (nonostante fosse stato dato per tutto già fatto da qualche settimana mentre invece non c’era ancora un testo definitivo).
Ebbene, oggi è il 26 febbraio e c’è molta confusione. Le norme del provvedimento hanno finalmente ricevuto dalla Camera l’ultimo via libera ma sono convinto che dal 6 marzo il caos regnerà sovrano: si potrà – è vero – cominciare a inviare la domanda da Poste Italiane però la rete che doveva essere messa in campo per facilitare il cammino burocratico delle persone non ci sarà. Mi riferisco, in particolare, al rafforzamento dei Centri per l’impiego e all’inserimento dei “navigator”.
E allora? Possibile che chi ha studiato una legge anti-povertà che ritengo giusta e sacrosanta non abbia pensato contemporaneamente alla fase attuativa?
Stefania L. - Per e-mail da Roma

D) Ho letto quanto hanno scritto i lettori, a proposito del reddito di cittadinanza, sull’ultimo numero di “Lavoro Facile”. Molte, troppe le critiche. Ma quando intascheranno i 780 euro che cosa diranno? Mai prima nessuno era riuscito a fare tanto. Quest’Italia è sempre più difficile da capire.
Marco Risi - Per e-mail da Roma

D) Il reddito di cittadinanza quanto ci costerà in termini di maggiori tasse? Ciò che serve al nostro Paese è più lavoro e più crescita e non un sussidio che se può risolvere qualche problema a chi è più in difficoltà non ci fa certo fare un passo avanti su tutti gli altri versanti.
Perché il governo non ha prima convocato tutte le parti sociali in modo da elaborare una linea largamente condivisa?
Cinzia Marini - Per e-mail da Roma

R) Gli aggiustamenti dell’ultimo minuto non sono stati pochi ma, nella sostanza, l’impianto della legge che introduce il reddito di cittadinanza non è stato stravolto. Anche se il numero di coloro che potranno beneficiarne si è via via ridotto per ragioni di bilancio. I soldi in cassa non ce ne sono a sufficienza è così si è sforbiciato qua e là. Si toccherà con mano questo aspetto del reddito di cittadinanza quando cominceranno ad essere respinte le richieste di chi è stato tagliato fuori in extremis.
Per quanto riguarda i famosi rinforzi destinati ai Centri per l’impiego bisognerà aspettare più del previsto: anche i “navigator”, che sembravano avere una corsia preferenziale perché l’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) li avrebbe potuti assumere direttamente senza passare attraverso i concorsi, in realtà può farlo ma deve avere il “previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano”.
Insomma, niente bandi ma un passaggio in più che se, da una parte, rende meno autonoma l’Anpal (c’è chi aveva criticato il metodo in quanto avrebbe potuto favorire gli amici degli amici) dall’altro allunga i tempi dell’entrata in servizio (forse entro maggio/giugno) dei “navigator” negli uffici dei Cpi.

D) Ormai ci siamo: il prossimo 29 marzo scatterà il cosiddetto “no deal” e la Gran Bretagna comincerà a staccarsi dall’Unione europea. Ho un figlio che ha trovato un buon lavoro a Londra ed è preoccupato per ciò che potrà accadergli. Gli ho detto di stare tranquillo ma lui tranquillo proprio non è. Che cosa accadrà?
Renato Colli - Per telefono da Firenze

R) Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare alla GB più del 10% del Pil in 15 anni, il che significa un colpo serio alla sua economia e al suo sviluppo con conseguenze che potrebbero ripercuotersi anche sull’occupazione.
Questo può essere un elemento di preoccupazione per tutti coloro che, provenienti da altri Paesi, lì hanno un impiego. Poi c’è il problema dello status, nel senso che sia i cittadini europei residenti nel Regno Unito sia quelli britannici residenti nell’Ue verrebbero a perdere le attuali tutele e garanzie.
Il governo italiano ha preparato e diffuso un documento destinato a tutti gli italiani che per ragioni professionali, di affari e personali hanno rapporti con la GB. Il documento si può leggere cliccando qui.
Il premier britannico, Theresa May, sta tentando di rinegoziare la Brexit e di rinviare il “no deal” per evitare i passaggi più traumatici del distacco dall’Ue. Ma il suo tentativo pare difficile. C’è poi il leader laburista Jeremy Corbyn che sembra essersi deciso a chiedere un secondo referendum che, stando ai sondaggi, stavolta dovrebbe premiare – seppure di poco – i favorevoli al “remain”. Quindi che cosa fare? Stare con gli occhi bene aperti e seguire le indicazioni che di volta in volta verranno date.

5) TRASFERIMENTI SECONDO LE REGOLE

D) Sono assunta da 4 anni con regolare contratto a tempo indeterminato come impiegata di V livello. Nei primi 2 anni, per affinare il mio profilo professionale, ho lavorato in varie filiali della mia azienda. Da novembre mi hanno trasferito presso la succursale di Latina, dove tra l'altro risiedo. La cosa, quindi, non mi è dispiaciuta affatto.
Adesso, però, l'azienda vorrebbe trasferirmi di nuovo in un'altra filiale che si trova a 70 km di distanza, sempre nel Lazio.
Mi chiedo: possono adottare un simile provvedimento senza motivazione e con la “mia” filiale che resterà comunque aperta? E, perlomeno, posso chiedere un rimborso per il viaggio e per le altre spese che dovrò sostenere?
Per altri colleghi che si sono trovati nella mia stessa situazione non c’è stato niente di tutto questo. Nemmeno una lettera o una comunicazione scritta, ma solo una telefonata con l’indicazione/ordine che dal tot giorno bisognava cominciare a lavorare da un’altra parte.
L. M. - Per e-mail da Latina

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il datore di lavoro ha discrezionalità nel decidere unilateralmente il trasferimento del lavoratore a condizione che ciò avvenga da una unità produttiva ad un'altra della stessa azienda e che sia giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Tale accertamento deve riguardare ragioni oggettive sussistenti al momento del trasferimento e non dopo; deve poi essere evidente il rapporto di causalità tra le ragioni e il lavoratore trasferito, e il trasferimento deve essere finalizzato al migliore funzionamento dell'azienda.
In assenza di tali elementi il dipendente potrà rivolgersi al Giudice del Lavoro per ottenere la modifica del provevdimento del datore.

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1) Reddito di cittadinanza: quanti messaggi!; 2) Sembra facile aprire un ristorante…; 3) Dirigente over 40 e disoccupato; 4) Ti assumo però apri un conto corrente…

1) REDDITO DI CITTADINANZA: QUANTI MESSAGGI!

D) Ho letto con attenzione ciò che “Lavoro Facile” ha più volte scritto sul reddito di cittadinanza. Credevo di essere riuscito a farmi un’idea abbastanza precisa sul provvedimento. Ma adesso che si avvicina la data per inviare la domanda non sono più così certo di avere i requisiti in regola…
Stefano Rossi - Per e-mail da Roma

D) Sapete dirmi quante sono le persone che potranno beneficiare del reddito di cittadinanza? A questo punto sono convinto che nemmeno i promotori del Rdc lo sappiano. Come sempre in Italia, un’altra iniziativa pure meritoria rischia di finire in confusione.
Mara Cordiè - Per e-mail da Firenze

D) Ho sentito dire da Carlo Cottarelli nel corso del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, che una riforma strutturale come il reddito di cittadinanza fatta essenzialmente in debito avrà pesanti ricadute su diversi versanti: sullo spread, sul costo del denaro, sulle banche che avranno più difficoltà a finanziare l’economia reale.
Il professore è uno che se ne intende e non mi pare che sia iscritto a qualche partito di opposizione, nel senso che la sua analisi non è dovuta a considerazioni di appartenenza politica.
Penso che il Rdc sia una buona cosa: le persone in difficoltà sono davvero molte e hanno bisogno di un aiuto. Quello che però non ho ancora capito è se, in prospettiva, i soldi che stanno per arrivare nelle tasche di tanti italiani serviranno anche a rilanciare il Paese oppure se stiamo caricando sui nostri figli un altro pesante fardello.
Carla Corini - Per telefono da Roma

D) Ma questi 6.000 “navigator” chi li sceglierà e come? Avete scritto che non ci saranno concorsi e che le selezioni si svolgeranno per chiamata diretta. Nel passato, proprio attraverso questo metodo, sono stati favoriti gli amici degli amici. Temo che possa accadere anche stavolta.
Nedo Castelli - Per e-mail da Roma

D) Lunedì 11 febbraio mi sono recato al Caf più vicino alla mia abitazione per richiedere la documentazione necessaria per il reddito di cittadinanza. Ho trovato molta cortesia e disponibilità. Ma mi hanno anche detto che di ufficiale non avevano ancora ricevuto nulla: né una lettera di intenti né qualche comunicazione in relazione ai nuovi compiti di cui gli uffici sono stati gravati.
Forse tutto andrà a posto ma non si può sempre contare sulla pazienza e sulla buona volontà delle persone.
Roberto G. - Per e-mail da Roma

D) Non vorrei passare da menagramo ma dopo il brindisi per il varo del reddito di cittadinanza è ricominciato il solito balletto di voci, precisazioni e smentite. Non sarà facile portare avanti le pratiche per ottenerlo.
Stefano Carlucci - Per e-mail da Roma

D) Vorrei invitare chi di dovere a fare un salto in un Centro per l’impiego e chiedere lumi sul reddito di cittadinanza e, soprattutto, cercare di capire da dove arriveranno le offerte di lavoro da girare a chi intascherà il reddito di cittadinanza.
È stato annunciato che nel corso dei primi 18 mesi di durata del Rdc queste offerte dovrebbero essere tre. Ebbene così come i Centri sono messi oggi è una missione impossibile. Lo sanno coloro che hanno firmato e fatto approvare la legge?
Cinzia De Caro - Per e-mail da Roma

D) C’è chi ha lasciato intendere che, una volta fatta e approvata la domanda, la card sulla quale verrà caricato il reddito di cittadinanza arriverà probabilmente alla fine di aprile. Ma a quel punto fermi tutti perché – ecco che cosa si mormora – il Pin verrebbe assegnato dopo le elezioni europee del 26 maggio. Insomma, hai la card ma non puoi utilizzarla.
Non so se sia vero. Se lo fosse si tornerebbe agli anni Cinquanta quando il parlamentare di Piano di Sorrento, Achille Lauro, che ricoprì anche la carica di sindaco di Napoli nel 1952, distribuiva ai comizi centinaia di scarpe sinistre con le destre che arrivavano dopo il voto. A volte l’elargizione comprendeva anche banconote tagliate: una prima metà prima delle urne e la seconda a risultato acquisito.
Storie di un’Italia povera che tentava di uscire dal disastro della seconda guerra mondiale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio…
Natale S. - Per telefono da Caserta

D) Non smetterò mai di ringraziare il M5S per essersi battuto in favore del reddito di cittadinanza. Coloro che non hanno i problemi di chi è senza lavoro non possono capire che cosa significa vivere ai limiti della povertà quando non si possono pagare nemmeno le bollette del gas o della luce. Per me ricevere il sussidio è una boccata d’ossigeno che mi permetterà di guardare in giro con più fiducia.
Carlo Brini - Per e-mail da Roma

R) Tra lo scorso numero e questo che state sfogliando, le telefonate e le e-mail arrivate alla nostra redazione sono state numerosissime. Sarà perché ci siamo occupati più volte del reddito di cittadinanza, sin da quando è comparso nella campagna elettorale del Movimento 5 Stelle sia dopo, quando dalla proposta si è passati via via all’approvazione delle norme che lo hanno fatto diventare legge dello Stato. O sarà perché ormai ci siamo e cresce l’attesa per incassare quei 780 euro previsti come tetto massimo.
In verità, si sta ancora lavorando al decreto attuativo e qualcosa potrebbe cambiare all’ultimo momento ma non ci dovrebbero essere sostanziali novità. Che ci sono state, e non da poco. Si ricorderà, per esempio, che all’inizio i beneficiari dovevano essere più di 10 milioni poi diventati 7 milioni, quindi 5 milioni e – infine – poco meno di 3 milioni per 1,3 milioni di nuclei familiari. Fonti vicine a M5S continuano però a parlare di una platea sempre intorno a 5 milioni di persone e a 1,7 milioni di nuclei familiari.
Si vedrà. Intanto sul sito ufficiale www.redditodicittadinanza.gov.it si possono trovare tutte le informazioni utili per presentare la domanda che, ricordiamolo, si può fare a partire dal 6 marzo sia presso gli uffici di Poste Italiane che presso quelli dei Caf.
È anche vero che la macchina di sostegno che passa dai Centri per l’impiego sta girando ancora a vuoto: i 10.000 rinforzi (6.000 “navigator” e 4.000 addetti ai Cpi) entreranno in servizio più in là nel tempo, e comunque prima i “navigator” – che Anpal assumerà a chiamata diretta – e poi gli altri che le Regioni, a cui spetta il compito, sceglieranno attraverso una serie di bandi di concorso.
Interessante la vicenda che ci ha ricordato Natale S. con il riferimento ai “metodi” di Achille Lauro che gli consentirono di raccogliere consensi nelle urne poi mai più visti. Diceva Karl Marx che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Allora, con Achille Lauro, non si trattò di tragedia. Ma certo sarebbe una farsa se quei Pin per attivare le card del Rdc dovessero arrivare dopo le elezioni europee. Vogliamo sperare che non finirà così.

2) SEMBRA FACILE APRIRE UN RISTORANTE…

D) Sembra che la ristorazione sia il settore che più tira in Italia. Se, infatti, un negozio di qualsiasi genere chiude ecco che subito apre qualcosa che ha comunque a che fare con il mangiare.
Mi viene da dire: all’anima della crisi! Quando c’è da sedersi intorno a un tavolo pare che non si badi a spese. Sono quasi tentato di buttarmi anch’io nella mischia: con un localino al posto giusto può essere la svolta della vita.
Emanuela Battisti – Per e-mail da Roma

R) La tendenza è sotto gli occhi di tutti. Del resto, il 2018 è stato l’anno che ha fatto segnare il record dei consumi degli italiani nei ristoranti con 85 miliardi di euro. Il comparto gode, quindi, di buona salute anche grazie a menù che non hanno rivali nel mondo. Non a caso il cibo è tra ciò che i turisti in visita nel nostro Paese gradiscono di più.
Ma attenzione perché non è tutto oro ciò che luccica. Secondo una recente ricerca che riguarda gli ultimi 10 anni, il saldo tra aperture (13.620) e chiusure (26.073) è ampiamente negativo (-12.453), quasi il doppio rispetto al dato del 2008 (-6.796).
Sono cifre sulle quali meditare perché, evidentemente, al boom delle persone che pranzano o cenano fuori casa ha fatto riscontro una complessiva diminuzione dei posti dove mangiare.
Così se in apparenza il mercato sembra facile la realtà e poi tutta un’altra cosa. E non ci si può improvvisare. Come è stato sottolineato, molti ristoratori non sono stati in grado di leggere e interpretare i recenti cambiamenti economici, sociali e tecnologici e le nuove abitudini alimentari, rimettendoci anche un bel po’ di soldi.

3) DIRIGENTE OVER 40 E DISOCCUPATO

D) Dei dirigenti o dei quadri in difficoltà non si parla spesso, come se per queste categorie il problema della disoccupazione non esistesse.
Chi perde un lavoro, a qualsiasi livello, vive un dramma vero. Soprattutto quando si è raggiunta una certa età.
Giorgio Di Biase - Per telefono da Roma

R) Fino a non troppo tempo fa si riteneva che l’area dirigenziale fosse immune dai colpi negativi del mercato.
Poi il vento è cambiato, perché il prolungarsi delle difficoltà ha via via raggiunto anche quei posti considerati intoccabili. C’è poi il problema del reinserimento, che riguarda tutte le categorie e che è sempre più difficile da risolvere dal momento che proprio chi ha superato una certa soglia di età è considerato “vecchio”.
Una situazione allarmante, tanto che l’esclusione di persone mature dal mondo del lavoro è indicata come una vera e propria emergenza, così come la disoccupazione giovanile.
Che cosa fare? O meglio, che cosa si sta facendo? Molti studi, molte iniziative, molte promesse. Ma l’unica speranza è che possa intervenire al più presto un autentico mutamento di rotta: se il Paese riprenderà a crescere tornerà anche il bisogno di chi sa dove mettere le mani nel motore della macchina industriale.

4) TI ASSUMO PERÒ APRI UN CONTO CORRENTE…

D) Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.
Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molti dubbi…
A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di lavoro proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.
A maggior ragione, visti i presupposti, diffiderei di un preteso datore di lavoro che mi invitasse, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario a mie spese. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.

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1) Il lavoro che c’è ma che non si trova. Ora basta!; 2) Pensioni pagate in ritardo. Perché?; 3) Gli immigrati ci rubano il lavoro?; 4) Ditemi se si tratta di mobbing…; 5) Quali permessi per fare un concorso?

1) IL LAVORO CHE C’È MA CHE NON SI TROVA. BASTA!

D) Anche Ferruccio de Bortoli sul supplemento L’Economia del “Corriere della Sera” ha scritto dei tanti posti che restano vuoti. Secondo Confindustria le posizioni più qualificate a disposizione nel triennio 2019-2021 dovrebbero essere circa 200.000 ma si prevede che una su tre non andrà a buon fine.
Ma anche per i ruoli dove non occorre una laurea (per esempio, camerieri, cuochi e commessi) pare che la situazione sia la stessa. E allora? Perché chi di dovere non si è mai preoccupato di risolvere il problema? È un scandalo continuare a leggere del lavoro che c’è e, contemporaneamente, dei tanti che non riescono a trovarlo. Evviva il nostro Bel Paese!
Cesare Carli - Per e-mail da Firenze

R) Riuscire a incrociare domanda e offerta è stata finora un’impresa impossibile, nonostante sulla carta non è che manchino le strutture preposte. I Centri per l’impiego stanno lì apposta così come le agenzie per il lavoro. I primi sono riferimenti pubblici mentre le seconde sono gestite da privati.
I risultati sono impietosi. I Cpi servono a poco o nulla. Sono sottodimensionati, non hanno gli adeguati supporti informatici e i rapporti con il mondo delle imprese funzionano solo grazie alla buona volontà di qualche addetto. Meglio le agenzie che, siccome hanno il loro business proprio nell’intermediazione, provano a darsi più da fare.
Eppure tentativi di riforma ci sono stati. I Centri per l’impiego sono passati sotto la gestione delle Regioni e si è cercato di rivitalizzarli ma con esiti scarsi. Adesso, con il reddito di cittadinanza, molto dovrebbe cambiare: ci sono i soldi, c’è un programma di assunzioni, si è anche capito che l’informatizzazione è fondamentale per non restare tagliati fuori dal mondo e che non si può prescindere dai contatti gomito a gomito con la produzione, cioè con chi l’occupazione la crea.
Può essere la svolta. Però le perplessità non mancano, a cominciare dai tempi necessari per la “rivoluzione”. È un bel banco di prova. Anche per rispondere a chi vede nel reddito di cittadinanza non un incentivo verso l’impiego ma un incoraggiamento a restare sul divano. Tanto, se si hanno i diritti, il contributo arriva lo stesso.
Certo, ci sono le tre proposte di lavoro “congrue” che devono essere proposte a chi percepisce il Rdc e che, alla luce di quanto ha detto Ferruccio de Bortoli, dovrebbero non mancare. Ma qui torniamo al punto di partenza. I Cpi riusciranno ad essere all’altezza dei nuovi compiti? E, soprattutto, l’economia ce la farà a risvegliarsi e a produrre milioni di contratti per il popolo del reddito di cittadinanza?

2) PENSIONI PAGATE IN RITARDO. PERCHÉ?

D) A gennaio la pensione mi è stata pagata con ritardo. Alle Poste non hanno saputo darmi una spiegazione. Che cosa succede? Anche l’Inps è in difficoltà? Confesso che sono un po’ preoccupata.

Celeste G. - Per telefono da Viterbo

R) Di telefonate simili ce ne sono giunte parecchie. In realtà, per la concomitanza di una serie di giorni festivi e semifestivi (domenica 30 dicembre e lunedì 31 dicembre 2018, martedì 1° gennaio) le pensioni sono state pagate il 3 gennaio.
L’Istituto di previdenza deve essere stato sommerso di richieste di chiarimento se a metà gennaio ha pubblicato una nota in cui ha precisato che “i pagamenti di trattamenti pensionistici, assegni, pensioni e indennità di accompagnamento per invalidi civili, e rendite vitalizie dell'Inail vengono effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per gennaio, mese in cui l’erogazione viene eseguita il secondo giorno bancabile”.
In più ha pubblicato il calendario annuale di riscossione delle pensioni. Eccolo. Per quanto riguarda Poste Italiane: 3 gennaio, 1 febbraio, 1 marzo, 1 aprile, 2 maggio, 1 giugno, 1 luglio, 1 agosto, 2 settembre, 1 ottobre, 2 novembre, 2 dicembre. Per gli istituti di credito le sole variazioni si riferiscono ai mesi di giugno (3 giugno anziché 1 giugno) e di novembre (4 novembre anziché 2 novembre).

3) GLI IMMIGRATI CI RUBANO IL LAVORO?

D) Non voglio parlare di quei poveretti che s’imbarcano dalla Libia per raggiungere l’Italia. La polemica è troppo rovente e c’è il rischio di finire a insulti. Verrà il momento in cui si potrà ragionare a mente fredda.
Quello che desidero sapere è se gli immigrati, regolari o meno, ci stanno togliendo lavoro. Perché se fosse vero, con tanti ragazzi a spasso, sarebbe inaccettabile e non esiterei a fare mia la parola d’ordine “prima gli italiani”
Siamo eternamente in campagna elettorale e c’è chi soffia sul fuoco. A ragione oppure a torto?
Michele De Rossi - Per telefono da Roma

R) Sul terreno dell’immigrazione in generale, lo scontro – e non il confronto, come sarebbe più corretto – è al calore bianco. O da una parte o dall’altra. Così che spesso nemmeno i dati servono a dare più “qualità” alle parole che invece volano come pietre.
Comunque, che gli immigrati ci rubino il lavoro proprio non si dovrebbe dire. Almeno secondo alcune analisi che siamo andati a riguardare. L’ultimo “Dossier Statistico Immigrazione” che si riferisce al 2018 ha accertato che dei 2.423.000 occupati stranieri (il 10,5% di tutti gli occupati in Italia) i due terzi svolgono attività poco qualificate nei settori dei servizi, dell’industria o dell’agricoltura. In particolare è straniero il 71% dei collaboratori domestici o familiari, quasi il 50% dei venditori ambulanti, un terzo dei facchini, il 18,5% degli addetti nell’alberghiero e nella ristorazione (camerieri e addetti alle pulizie), un sesto della manovalanza edile.
Più problematico è calcolare che cosa si muove nel sommerso dove gli immigrati finiscono nelle mani dei caporali che li sfruttano a basso costo nelle campagne per i cosiddetti lavori stagionali.
Inoltre, a parità di impegno un dipendente italiano guadagna in media il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).
Anche il recente “Rapporto sull’economia dell’immigrazione” a cura della Fondazione Leone Moressa è più o meno sulla stessa linea.
E l’Inps, attraverso il suo presidente Tito Boeri, ha verificato che “laddove calano gli occupati italiani non aumentano i lavoratori stranieri. Per esempio, gli occupati italiani sono diminuiti nell’industria, nel commercio, nella pubblica amministrazione, nell’istruzione e nella sanità. Gli occupati stranieri sono aumentati nei servizi alle famiglie, negli alberghi e nella ristorazione, cioè in settori totalmente diversi. In agricoltura calano gli italiani e aumentano gli stranieri, in particolre tra i braccianti”.
Tutto ciò – ha poi sottolineato l’Inps – non significa che non ci siano problemi di degrado in zone ad alta concentrazione di immigrati, e ci sono problemi di crescita della criminalità che vanno affrontati e risolti nell’ottica dell’integrazione. Ma se smettessimo di crearci fantasmi e affrontassimo le cause reali della disoccupazion, che risiedono nella crisi economica e nella rivoluzione che sta attraversando la società globalizzata, faremmo già un bel passo in avanti”.
Infine, nel corso della terza edizione di “Teen Parade”, il festival del lavoro spiegato agli adolescenti che si è svolto nel settembre scorso a Bologna, 9 ragazzi su 10 hanno risposto ad un sondaggio che “gli immigrati non ci rubano il lavoro e che non vano necessariamente rimpatriati”.
Detto questo, di fronte alla bagarre che c’è sul tema, è come non avere detto niente. Ognuno, purtroppo, rimarrà convinto delle proprie opinioni.

4) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…

D) Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…
Elisabetta - Per telefono da Roma

R) Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi.
Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.

5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

D) Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.
V. P. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore.

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1) Ma che diavolo è la gig economy?; 2) Il nuovo contratto riders/fattorini; 3) Asili nido: il contributo di 1.500 euro; 4) Dipendente malato e visite di controllo; 5) Le agenzie per il lavoro e i contratti

1) MA CHE DIAVOLO È LA GIG ECONOMY?

D) Ogni tanto si sente parlare di gig economy così che spesso chi non è addentro alle segrete stanze o non conosce l’inglese rischia di non rendersi conto a che cosa ci si riferisce. Forse è una strategia voluta, nel senso che meno si capisce e meno ci si può orientare sulle vicende italiane che non sono certo esaltanti.
Anche giornali e televisioni non aiutano a sbrogliare la matassa. Non è piacevole sentirsi emarginati quando lo si è già, magari perché si è perso il lavoro e non si sa come risolvere il problema…
Bruno Astolfi - Per telefono da Roma

R) Sull’eccessivo uso di termini stranieri il confronto è aperto da tempo tra chi denuncia la progressiva scomparsa dell’italiano e chi sostiene che, in una società sempre più globalizzata e tecnologica, l’uso dell’inglese non dovrebbe meravigliare. Ma non c’è dubbio che la tendenza a ricorrere a vocaboli stranieri sia a volte eccessiva e nemmeno legata a necessità di chiarezza.
Com’è il caso della gig economy che, in sostanza, si riferisce a quelle attività slegate dai contratti nazionali e che si fanno senza orari precisi e senza impegni di natura subordinata. La traduzione in italiano è economia del lavoretti, che rende più immediatamente e meglio l’idea di che cosa si tratta.
Il termine, è stato ricordato, proviene probabilmente dalla musica jazz dove era usato fin dall’inizio del ‘900 per indicare l’ingaggio per una serata, forse come contrazione della parola “engagement”. In Italia l’economia del lavoretti ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2010 vi erano coinvolte meno di 100.00 persone diventate, dieci anni dopo, più di 215.000. Nel 2016 l’Istat, che preferisce parlare di lavoro accessorio, ne ha calcolate 800.000.

2) IL NUOVO CONTRATTO RIDERS/FATTORINI

D) È vero che il lavoro dei riders, cioè dei fattorini che portano a domicilio soprattutto pranzi e cene (ma anche gli acquisti fatti online nei supermercati e centri commerciali), sta per essere regolamentato da un contratto con maggiori tutele?
Io li vedo spesso questi ragazzi che, in bicicletta o su motorini e con i borsoni sulle spalle, corrono per raggiungere le case dei clienti. Per pochi soldi e correndo i rischi di chi si muove in mezzo al traffico.
Luigi P. - Per e-mail da Roma

R) Lo scorso mese di luglio, le associazioni datoriali e i sindacati di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti) hanno firmato un accordo che per la prima volta prevede anche per i lavoratori del settore le tutele salariali, assicurative e previdenziali tipiche del rapporto subordinato.
Ma evidentemente non tutto deve essere stato chiarito se si continua a chiedere un contratto specifico per chi svolge un tipo di attività non continuativa e non subordinata ma on demand, cioè gestita da una applicazione che si attiva sulla base delle richieste della clientela.
Questo tipo di contratto – così ci riallacciamo alla telefonata riportata qui sopra – è stato ribattezzato Jobs App ma deve essere ancora definito nei contenuti. Il che, si spera, dovrebbe avvenire tra non molto, dopo l’impegno preso nel corso di un incontro tra il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e alcuni rappresentanti dei riders/fattorini durante il quale, di fronte a impostazioni diverse, il Mise si è incaricato di elaborare “una proposta in grado di sintetizzare le diverse posizioni emerse, valorizzando il confronto tra i rappresentanti delle aziende, i riders e le parti sociali”.
Nel frattempo c’è stata una sentenza della Corte d’appello di Torino che, accogliendo il ricorso di 5 riders licenziati, ha stabilito che ai lavoratori debba essere riconosciuta la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e giorni di malattia pagati.

3) ASILI NIDO: IL CONTRIBUTO DI 1.500 EURO

D) Credo di avere diritto al bonus asilo nido ma vorrei saperne di più. Pe esempio: quali sono i requisiti principali per incassare l’assegno, quant’è l’ammontare del contributo, a chi fare domanda e se ci sono tempi da rispettare?
Cristina Ciacci - Per e-mail da Roma

R) L’importo massimo è di 1.500 euro l’anno. Spetta ai genitori di bambini nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016, e serve come contributo al pagamento delle rette degli asili nido pubblici o privati autorizzati in favore dei piccoli di età inferiore ai 3 anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche per le quali le famiglie si avvalgono di servizi assistenziali domiciliari.
La domanda, alla quale si deve allegare la documentazione comprovante il pagamento della retta relativa al primo mese di frequenza, si può inoltrare on line a partire dal 28 gennaio. Il contributo è corrisposto direttamente dall’Inps.
Per tutti i dettagli relativi al bonus clicca qui.

4) DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO

D) A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

R) La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

5) LE AGENZIE PER IL LAVORO E I CONTRATTI

D) L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma

R) L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.

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