1) Più o meno cassa integrazione?; 2) Quanto può durare una trasferta; 3) Il reddito tra critiche e plausi; 4) Il “no deal” e chi lavora in GB; 5) Trasferimenti secondo le regole

1) PIÙ O MENO CASSA INTEGRAZIONE?

D) Con tante imprese in difficoltà ho l’impressione che la cassa integrazione abbia fatto un bel salto in avanti. Per lo Stato è un’altra brutta notizia…
Giuseppe Santini - Per e-mail da Roma

R) La cassa integrazione guadagni, come è noto, è un ammortizzatore sociale che consente a un’azienda in crisi di tagliare il costo del lavoro per consentirle di riorganizzarsi, superare il momento difficile e recuperare il personale momentaneamente escluso dalla produzione.
Per essere concessa, l’azienda deve presentare un piano in cui si prevedono – appunto – i tempi e i modi per scavalcare la crisi e rimettersi in linea di galleggiamento.
Per essere ammessi alla cassa integrazione è necessario avere un rapporto di lavoro/anzianità di almeno 90 giorni. A pagare il sussidio è l’Inps o un’altra cassa previdenziale.
In realtà, nel gennaio 2019 la cassa integrazione è diminuita. Secondo l’Osservatorio che monitora questa situazione, infatti, le ore complessivamente autorizzate sono state 15.156.683 (-12,3% rispetto allo stesso periodo del 2018 quando hanno toccato quota 17.279.496). Questo il dettaglio.
Le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria Cigo sono state 7.176.293 (+5%); le ore di cassa integrazione guadagni straordinaria Cigs sono state 7.791.637 (-22%); le ore di cassa integrazione guadagno in deroga Cigd sono state 188.753 (-58,7%).

2) QUANTO PUÒ DURARE UNA TRASFERTA

D) Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

R) La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.
In genere, e salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il datore di lavoro può inviare il dipendente in missione o trasferta senza le limitazioni che regolano il trasferimento: vale a dire le imprescindibili ragioni tecniche, organizzative e produttive.

3) IL REDDITO TRA CRITICHE E PLAUSI

D) Prima di dire la mia ho aspettato fino all’ultimo per vedere le ultime novità sul reddito di cittadinanza (nonostante fosse stato dato per tutto già fatto da qualche settimana mentre invece non c’era ancora un testo definitivo).
Ebbene, oggi è il 26 febbraio e c’è molta confusione. Le norme del provvedimento hanno finalmente ricevuto dalla Camera l’ultimo via libera ma sono convinto che dal 6 marzo il caos regnerà sovrano: si potrà – è vero – cominciare a inviare la domanda da Poste Italiane però la rete che doveva essere messa in campo per facilitare il cammino burocratico delle persone non ci sarà. Mi riferisco, in particolare, al rafforzamento dei Centri per l’impiego e all’inserimento dei “navigator”.
E allora? Possibile che chi ha studiato una legge anti-povertà che ritengo giusta e sacrosanta non abbia pensato contemporaneamente alla fase attuativa?
Stefania L. - Per e-mail da Roma

D) Ho letto quanto hanno scritto i lettori, a proposito del reddito di cittadinanza, sull’ultimo numero di “Lavoro Facile”. Molte, troppe le critiche. Ma quando intascheranno i 780 euro che cosa diranno? Mai prima nessuno era riuscito a fare tanto. Quest’Italia è sempre più difficile da capire.
Marco Risi - Per e-mail da Roma

D) Il reddito di cittadinanza quanto ci costerà in termini di maggiori tasse? Ciò che serve al nostro Paese è più lavoro e più crescita e non un sussidio che se può risolvere qualche problema a chi è più in difficoltà non ci fa certo fare un passo avanti su tutti gli altri versanti.
Perché il governo non ha prima convocato tutte le parti sociali in modo da elaborare una linea largamente condivisa?
Cinzia Marini - Per e-mail da Roma

R) Gli aggiustamenti dell’ultimo minuto non sono stati pochi ma, nella sostanza, l’impianto della legge che introduce il reddito di cittadinanza non è stato stravolto. Anche se il numero di coloro che potranno beneficiarne si è via via ridotto per ragioni di bilancio. I soldi in cassa non ce ne sono a sufficienza è così si è sforbiciato qua e là. Si toccherà con mano questo aspetto del reddito di cittadinanza quando cominceranno ad essere respinte le richieste di chi è stato tagliato fuori in extremis.
Per quanto riguarda i famosi rinforzi destinati ai Centri per l’impiego bisognerà aspettare più del previsto: anche i “navigator”, che sembravano avere una corsia preferenziale perché l’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) li avrebbe potuti assumere direttamente senza passare attraverso i concorsi, in realtà può farlo ma deve avere il “previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano”.
Insomma, niente bandi ma un passaggio in più che se, da una parte, rende meno autonoma l’Anpal (c’è chi aveva criticato il metodo in quanto avrebbe potuto favorire gli amici degli amici) dall’altro allunga i tempi dell’entrata in servizio (forse entro maggio/giugno) dei “navigator” negli uffici dei Cpi.

D) Ormai ci siamo: il prossimo 29 marzo scatterà il cosiddetto “no deal” e la Gran Bretagna comincerà a staccarsi dall’Unione europea. Ho un figlio che ha trovato un buon lavoro a Londra ed è preoccupato per ciò che potrà accadergli. Gli ho detto di stare tranquillo ma lui tranquillo proprio non è. Che cosa accadrà?
Renato Colli - Per telefono da Firenze

R) Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare alla GB più del 10% del Pil in 15 anni, il che significa un colpo serio alla sua economia e al suo sviluppo con conseguenze che potrebbero ripercuotersi anche sull’occupazione.
Questo può essere un elemento di preoccupazione per tutti coloro che, provenienti da altri Paesi, lì hanno un impiego. Poi c’è il problema dello status, nel senso che sia i cittadini europei residenti nel Regno Unito sia quelli britannici residenti nell’Ue verrebbero a perdere le attuali tutele e garanzie.
Il governo italiano ha preparato e diffuso un documento destinato a tutti gli italiani che per ragioni professionali, di affari e personali hanno rapporti con la GB. Il documento si può leggere cliccando qui.
Il premier britannico, Theresa May, sta tentando di rinegoziare la Brexit e di rinviare il “no deal” per evitare i passaggi più traumatici del distacco dall’Ue. Ma il suo tentativo pare difficile. C’è poi il leader laburista Jeremy Corbyn che sembra essersi deciso a chiedere un secondo referendum che, stando ai sondaggi, stavolta dovrebbe premiare – seppure di poco – i favorevoli al “remain”. Quindi che cosa fare? Stare con gli occhi bene aperti e seguire le indicazioni che di volta in volta verranno date.

5) TRASFERIMENTI SECONDO LE REGOLE

D) Sono assunta da 4 anni con regolare contratto a tempo indeterminato come impiegata di V livello. Nei primi 2 anni, per affinare il mio profilo professionale, ho lavorato in varie filiali della mia azienda. Da novembre mi hanno trasferito presso la succursale di Latina, dove tra l'altro risiedo. La cosa, quindi, non mi è dispiaciuta affatto.
Adesso, però, l'azienda vorrebbe trasferirmi di nuovo in un'altra filiale che si trova a 70 km di distanza, sempre nel Lazio.
Mi chiedo: possono adottare un simile provvedimento senza motivazione e con la “mia” filiale che resterà comunque aperta? E, perlomeno, posso chiedere un rimborso per il viaggio e per le altre spese che dovrò sostenere?
Per altri colleghi che si sono trovati nella mia stessa situazione non c’è stato niente di tutto questo. Nemmeno una lettera o una comunicazione scritta, ma solo una telefonata con l’indicazione/ordine che dal tot giorno bisognava cominciare a lavorare da un’altra parte.
L. M. - Per e-mail da Latina

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Il datore di lavoro ha discrezionalità nel decidere unilateralmente il trasferimento del lavoratore a condizione che ciò avvenga da una unità produttiva ad un'altra della stessa azienda e che sia giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Tale accertamento deve riguardare ragioni oggettive sussistenti al momento del trasferimento e non dopo; deve poi essere evidente il rapporto di causalità tra le ragioni e il lavoratore trasferito, e il trasferimento deve essere finalizzato al migliore funzionamento dell'azienda.
In assenza di tali elementi il dipendente potrà rivolgersi al Giudice del Lavoro per ottenere la modifica del provevdimento del datore.

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1) Reddito di cittadinanza: quanti messaggi!; 2) Sembra facile aprire un ristorante…; 3) Dirigente over 40 e disoccupato; 4) Ti assumo però apri un conto corrente…

1) REDDITO DI CITTADINANZA: QUANTI MESSAGGI!

D) Ho letto con attenzione ciò che “Lavoro Facile” ha più volte scritto sul reddito di cittadinanza. Credevo di essere riuscito a farmi un’idea abbastanza precisa sul provvedimento. Ma adesso che si avvicina la data per inviare la domanda non sono più così certo di avere i requisiti in regola…
Stefano Rossi - Per e-mail da Roma

D) Sapete dirmi quante sono le persone che potranno beneficiare del reddito di cittadinanza? A questo punto sono convinto che nemmeno i promotori del Rdc lo sappiano. Come sempre in Italia, un’altra iniziativa pure meritoria rischia di finire in confusione.
Mara Cordiè - Per e-mail da Firenze

D) Ho sentito dire da Carlo Cottarelli nel corso del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, che una riforma strutturale come il reddito di cittadinanza fatta essenzialmente in debito avrà pesanti ricadute su diversi versanti: sullo spread, sul costo del denaro, sulle banche che avranno più difficoltà a finanziare l’economia reale.
Il professore è uno che se ne intende e non mi pare che sia iscritto a qualche partito di opposizione, nel senso che la sua analisi non è dovuta a considerazioni di appartenenza politica.
Penso che il Rdc sia una buona cosa: le persone in difficoltà sono davvero molte e hanno bisogno di un aiuto. Quello che però non ho ancora capito è se, in prospettiva, i soldi che stanno per arrivare nelle tasche di tanti italiani serviranno anche a rilanciare il Paese oppure se stiamo caricando sui nostri figli un altro pesante fardello.
Carla Corini - Per telefono da Roma

D) Ma questi 6.000 “navigator” chi li sceglierà e come? Avete scritto che non ci saranno concorsi e che le selezioni si svolgeranno per chiamata diretta. Nel passato, proprio attraverso questo metodo, sono stati favoriti gli amici degli amici. Temo che possa accadere anche stavolta.
Nedo Castelli - Per e-mail da Roma

D) Lunedì 11 febbraio mi sono recato al Caf più vicino alla mia abitazione per richiedere la documentazione necessaria per il reddito di cittadinanza. Ho trovato molta cortesia e disponibilità. Ma mi hanno anche detto che di ufficiale non avevano ancora ricevuto nulla: né una lettera di intenti né qualche comunicazione in relazione ai nuovi compiti di cui gli uffici sono stati gravati.
Forse tutto andrà a posto ma non si può sempre contare sulla pazienza e sulla buona volontà delle persone.
Roberto G. - Per e-mail da Roma

D) Non vorrei passare da menagramo ma dopo il brindisi per il varo del reddito di cittadinanza è ricominciato il solito balletto di voci, precisazioni e smentite. Non sarà facile portare avanti le pratiche per ottenerlo.
Stefano Carlucci - Per e-mail da Roma

D) Vorrei invitare chi di dovere a fare un salto in un Centro per l’impiego e chiedere lumi sul reddito di cittadinanza e, soprattutto, cercare di capire da dove arriveranno le offerte di lavoro da girare a chi intascherà il reddito di cittadinanza.
È stato annunciato che nel corso dei primi 18 mesi di durata del Rdc queste offerte dovrebbero essere tre. Ebbene così come i Centri sono messi oggi è una missione impossibile. Lo sanno coloro che hanno firmato e fatto approvare la legge?
Cinzia De Caro - Per e-mail da Roma

D) C’è chi ha lasciato intendere che, una volta fatta e approvata la domanda, la card sulla quale verrà caricato il reddito di cittadinanza arriverà probabilmente alla fine di aprile. Ma a quel punto fermi tutti perché – ecco che cosa si mormora – il Pin verrebbe assegnato dopo le elezioni europee del 26 maggio. Insomma, hai la card ma non puoi utilizzarla.
Non so se sia vero. Se lo fosse si tornerebbe agli anni Cinquanta quando il parlamentare di Piano di Sorrento, Achille Lauro, che ricoprì anche la carica di sindaco di Napoli nel 1952, distribuiva ai comizi centinaia di scarpe sinistre con le destre che arrivavano dopo il voto. A volte l’elargizione comprendeva anche banconote tagliate: una prima metà prima delle urne e la seconda a risultato acquisito.
Storie di un’Italia povera che tentava di uscire dal disastro della seconda guerra mondiale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio…
Natale S. - Per telefono da Caserta

D) Non smetterò mai di ringraziare il M5S per essersi battuto in favore del reddito di cittadinanza. Coloro che non hanno i problemi di chi è senza lavoro non possono capire che cosa significa vivere ai limiti della povertà quando non si possono pagare nemmeno le bollette del gas o della luce. Per me ricevere il sussidio è una boccata d’ossigeno che mi permetterà di guardare in giro con più fiducia.
Carlo Brini - Per e-mail da Roma

R) Tra lo scorso numero e questo che state sfogliando, le telefonate e le e-mail arrivate alla nostra redazione sono state numerosissime. Sarà perché ci siamo occupati più volte del reddito di cittadinanza, sin da quando è comparso nella campagna elettorale del Movimento 5 Stelle sia dopo, quando dalla proposta si è passati via via all’approvazione delle norme che lo hanno fatto diventare legge dello Stato. O sarà perché ormai ci siamo e cresce l’attesa per incassare quei 780 euro previsti come tetto massimo.
In verità, si sta ancora lavorando al decreto attuativo e qualcosa potrebbe cambiare all’ultimo momento ma non ci dovrebbero essere sostanziali novità. Che ci sono state, e non da poco. Si ricorderà, per esempio, che all’inizio i beneficiari dovevano essere più di 10 milioni poi diventati 7 milioni, quindi 5 milioni e – infine – poco meno di 3 milioni per 1,3 milioni di nuclei familiari. Fonti vicine a M5S continuano però a parlare di una platea sempre intorno a 5 milioni di persone e a 1,7 milioni di nuclei familiari.
Si vedrà. Intanto sul sito ufficiale www.redditodicittadinanza.gov.it si possono trovare tutte le informazioni utili per presentare la domanda che, ricordiamolo, si può fare a partire dal 6 marzo sia presso gli uffici di Poste Italiane che presso quelli dei Caf.
È anche vero che la macchina di sostegno che passa dai Centri per l’impiego sta girando ancora a vuoto: i 10.000 rinforzi (6.000 “navigator” e 4.000 addetti ai Cpi) entreranno in servizio più in là nel tempo, e comunque prima i “navigator” – che Anpal assumerà a chiamata diretta – e poi gli altri che le Regioni, a cui spetta il compito, sceglieranno attraverso una serie di bandi di concorso.
Interessante la vicenda che ci ha ricordato Natale S. con il riferimento ai “metodi” di Achille Lauro che gli consentirono di raccogliere consensi nelle urne poi mai più visti. Diceva Karl Marx che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Allora, con Achille Lauro, non si trattò di tragedia. Ma certo sarebbe una farsa se quei Pin per attivare le card del Rdc dovessero arrivare dopo le elezioni europee. Vogliamo sperare che non finirà così.

2) SEMBRA FACILE APRIRE UN RISTORANTE…

D) Sembra che la ristorazione sia il settore che più tira in Italia. Se, infatti, un negozio di qualsiasi genere chiude ecco che subito apre qualcosa che ha comunque a che fare con il mangiare.
Mi viene da dire: all’anima della crisi! Quando c’è da sedersi intorno a un tavolo pare che non si badi a spese. Sono quasi tentato di buttarmi anch’io nella mischia: con un localino al posto giusto può essere la svolta della vita.
Emanuela Battisti – Per e-mail da Roma

R) La tendenza è sotto gli occhi di tutti. Del resto, il 2018 è stato l’anno che ha fatto segnare il record dei consumi degli italiani nei ristoranti con 85 miliardi di euro. Il comparto gode, quindi, di buona salute anche grazie a menù che non hanno rivali nel mondo. Non a caso il cibo è tra ciò che i turisti in visita nel nostro Paese gradiscono di più.
Ma attenzione perché non è tutto oro ciò che luccica. Secondo una recente ricerca che riguarda gli ultimi 10 anni, il saldo tra aperture (13.620) e chiusure (26.073) è ampiamente negativo (-12.453), quasi il doppio rispetto al dato del 2008 (-6.796).
Sono cifre sulle quali meditare perché, evidentemente, al boom delle persone che pranzano o cenano fuori casa ha fatto riscontro una complessiva diminuzione dei posti dove mangiare.
Così se in apparenza il mercato sembra facile la realtà e poi tutta un’altra cosa. E non ci si può improvvisare. Come è stato sottolineato, molti ristoratori non sono stati in grado di leggere e interpretare i recenti cambiamenti economici, sociali e tecnologici e le nuove abitudini alimentari, rimettendoci anche un bel po’ di soldi.

3) DIRIGENTE OVER 40 E DISOCCUPATO

D) Dei dirigenti o dei quadri in difficoltà non si parla spesso, come se per queste categorie il problema della disoccupazione non esistesse.
Chi perde un lavoro, a qualsiasi livello, vive un dramma vero. Soprattutto quando si è raggiunta una certa età.
Giorgio Di Biase - Per telefono da Roma

R) Fino a non troppo tempo fa si riteneva che l’area dirigenziale fosse immune dai colpi negativi del mercato.
Poi il vento è cambiato, perché il prolungarsi delle difficoltà ha via via raggiunto anche quei posti considerati intoccabili. C’è poi il problema del reinserimento, che riguarda tutte le categorie e che è sempre più difficile da risolvere dal momento che proprio chi ha superato una certa soglia di età è considerato “vecchio”.
Una situazione allarmante, tanto che l’esclusione di persone mature dal mondo del lavoro è indicata come una vera e propria emergenza, così come la disoccupazione giovanile.
Che cosa fare? O meglio, che cosa si sta facendo? Molti studi, molte iniziative, molte promesse. Ma l’unica speranza è che possa intervenire al più presto un autentico mutamento di rotta: se il Paese riprenderà a crescere tornerà anche il bisogno di chi sa dove mettere le mani nel motore della macchina industriale.

4) TI ASSUMO PERÒ APRI UN CONTO CORRENTE…

D) Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.
Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molti dubbi…
A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di lavoro proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.
A maggior ragione, visti i presupposti, diffiderei di un preteso datore di lavoro che mi invitasse, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario a mie spese. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.

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1) Il lavoro che c’è ma che non si trova. Ora basta!; 2) Pensioni pagate in ritardo. Perché?; 3) Gli immigrati ci rubano il lavoro?; 4) Ditemi se si tratta di mobbing…; 5) Quali permessi per fare un concorso?

1) IL LAVORO CHE C’È MA CHE NON SI TROVA. BASTA!

D) Anche Ferruccio de Bortoli sul supplemento L’Economia del “Corriere della Sera” ha scritto dei tanti posti che restano vuoti. Secondo Confindustria le posizioni più qualificate a disposizione nel triennio 2019-2021 dovrebbero essere circa 200.000 ma si prevede che una su tre non andrà a buon fine.
Ma anche per i ruoli dove non occorre una laurea (per esempio, camerieri, cuochi e commessi) pare che la situazione sia la stessa. E allora? Perché chi di dovere non si è mai preoccupato di risolvere il problema? È un scandalo continuare a leggere del lavoro che c’è e, contemporaneamente, dei tanti che non riescono a trovarlo. Evviva il nostro Bel Paese!
Cesare Carli - Per e-mail da Firenze

R) Riuscire a incrociare domanda e offerta è stata finora un’impresa impossibile, nonostante sulla carta non è che manchino le strutture preposte. I Centri per l’impiego stanno lì apposta così come le agenzie per il lavoro. I primi sono riferimenti pubblici mentre le seconde sono gestite da privati.
I risultati sono impietosi. I Cpi servono a poco o nulla. Sono sottodimensionati, non hanno gli adeguati supporti informatici e i rapporti con il mondo delle imprese funzionano solo grazie alla buona volontà di qualche addetto. Meglio le agenzie che, siccome hanno il loro business proprio nell’intermediazione, provano a darsi più da fare.
Eppure tentativi di riforma ci sono stati. I Centri per l’impiego sono passati sotto la gestione delle Regioni e si è cercato di rivitalizzarli ma con esiti scarsi. Adesso, con il reddito di cittadinanza, molto dovrebbe cambiare: ci sono i soldi, c’è un programma di assunzioni, si è anche capito che l’informatizzazione è fondamentale per non restare tagliati fuori dal mondo e che non si può prescindere dai contatti gomito a gomito con la produzione, cioè con chi l’occupazione la crea.
Può essere la svolta. Però le perplessità non mancano, a cominciare dai tempi necessari per la “rivoluzione”. È un bel banco di prova. Anche per rispondere a chi vede nel reddito di cittadinanza non un incentivo verso l’impiego ma un incoraggiamento a restare sul divano. Tanto, se si hanno i diritti, il contributo arriva lo stesso.
Certo, ci sono le tre proposte di lavoro “congrue” che devono essere proposte a chi percepisce il Rdc e che, alla luce di quanto ha detto Ferruccio de Bortoli, dovrebbero non mancare. Ma qui torniamo al punto di partenza. I Cpi riusciranno ad essere all’altezza dei nuovi compiti? E, soprattutto, l’economia ce la farà a risvegliarsi e a produrre milioni di contratti per il popolo del reddito di cittadinanza?

2) PENSIONI PAGATE IN RITARDO. PERCHÉ?

D) A gennaio la pensione mi è stata pagata con ritardo. Alle Poste non hanno saputo darmi una spiegazione. Che cosa succede? Anche l’Inps è in difficoltà? Confesso che sono un po’ preoccupata.

Celeste G. - Per telefono da Viterbo

R) Di telefonate simili ce ne sono giunte parecchie. In realtà, per la concomitanza di una serie di giorni festivi e semifestivi (domenica 30 dicembre e lunedì 31 dicembre 2018, martedì 1° gennaio) le pensioni sono state pagate il 3 gennaio.
L’Istituto di previdenza deve essere stato sommerso di richieste di chiarimento se a metà gennaio ha pubblicato una nota in cui ha precisato che “i pagamenti di trattamenti pensionistici, assegni, pensioni e indennità di accompagnamento per invalidi civili, e rendite vitalizie dell'Inail vengono effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per gennaio, mese in cui l’erogazione viene eseguita il secondo giorno bancabile”.
In più ha pubblicato il calendario annuale di riscossione delle pensioni. Eccolo. Per quanto riguarda Poste Italiane: 3 gennaio, 1 febbraio, 1 marzo, 1 aprile, 2 maggio, 1 giugno, 1 luglio, 1 agosto, 2 settembre, 1 ottobre, 2 novembre, 2 dicembre. Per gli istituti di credito le sole variazioni si riferiscono ai mesi di giugno (3 giugno anziché 1 giugno) e di novembre (4 novembre anziché 2 novembre).

3) GLI IMMIGRATI CI RUBANO IL LAVORO?

D) Non voglio parlare di quei poveretti che s’imbarcano dalla Libia per raggiungere l’Italia. La polemica è troppo rovente e c’è il rischio di finire a insulti. Verrà il momento in cui si potrà ragionare a mente fredda.
Quello che desidero sapere è se gli immigrati, regolari o meno, ci stanno togliendo lavoro. Perché se fosse vero, con tanti ragazzi a spasso, sarebbe inaccettabile e non esiterei a fare mia la parola d’ordine “prima gli italiani”
Siamo eternamente in campagna elettorale e c’è chi soffia sul fuoco. A ragione oppure a torto?
Michele De Rossi - Per telefono da Roma

R) Sul terreno dell’immigrazione in generale, lo scontro – e non il confronto, come sarebbe più corretto – è al calore bianco. O da una parte o dall’altra. Così che spesso nemmeno i dati servono a dare più “qualità” alle parole che invece volano come pietre.
Comunque, che gli immigrati ci rubino il lavoro proprio non si dovrebbe dire. Almeno secondo alcune analisi che siamo andati a riguardare. L’ultimo “Dossier Statistico Immigrazione” che si riferisce al 2018 ha accertato che dei 2.423.000 occupati stranieri (il 10,5% di tutti gli occupati in Italia) i due terzi svolgono attività poco qualificate nei settori dei servizi, dell’industria o dell’agricoltura. In particolare è straniero il 71% dei collaboratori domestici o familiari, quasi il 50% dei venditori ambulanti, un terzo dei facchini, il 18,5% degli addetti nell’alberghiero e nella ristorazione (camerieri e addetti alle pulizie), un sesto della manovalanza edile.
Più problematico è calcolare che cosa si muove nel sommerso dove gli immigrati finiscono nelle mani dei caporali che li sfruttano a basso costo nelle campagne per i cosiddetti lavori stagionali.
Inoltre, a parità di impegno un dipendente italiano guadagna in media il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).
Anche il recente “Rapporto sull’economia dell’immigrazione” a cura della Fondazione Leone Moressa è più o meno sulla stessa linea.
E l’Inps, attraverso il suo presidente Tito Boeri, ha verificato che “laddove calano gli occupati italiani non aumentano i lavoratori stranieri. Per esempio, gli occupati italiani sono diminuiti nell’industria, nel commercio, nella pubblica amministrazione, nell’istruzione e nella sanità. Gli occupati stranieri sono aumentati nei servizi alle famiglie, negli alberghi e nella ristorazione, cioè in settori totalmente diversi. In agricoltura calano gli italiani e aumentano gli stranieri, in particolre tra i braccianti”.
Tutto ciò – ha poi sottolineato l’Inps – non significa che non ci siano problemi di degrado in zone ad alta concentrazione di immigrati, e ci sono problemi di crescita della criminalità che vanno affrontati e risolti nell’ottica dell’integrazione. Ma se smettessimo di crearci fantasmi e affrontassimo le cause reali della disoccupazion, che risiedono nella crisi economica e nella rivoluzione che sta attraversando la società globalizzata, faremmo già un bel passo in avanti”.
Infine, nel corso della terza edizione di “Teen Parade”, il festival del lavoro spiegato agli adolescenti che si è svolto nel settembre scorso a Bologna, 9 ragazzi su 10 hanno risposto ad un sondaggio che “gli immigrati non ci rubano il lavoro e che non vano necessariamente rimpatriati”.
Detto questo, di fronte alla bagarre che c’è sul tema, è come non avere detto niente. Ognuno, purtroppo, rimarrà convinto delle proprie opinioni.

4) DITEMI SE SI TRATTA DI MOBBING…

D) Da qualche tempo i rapporti nell’ufficio dove lavoro sono cambiati in peggio. In sostanza, se prima ero un punto di riferimento nell’ambito della mansione che mi è stata affidata (devo controllare la regolarità delle merci in entrata e in uscita, l’attività del magazzino e le relative pratiche amministrative) adesso questi compiti vengono spesso affidati a una collega che ha meno anzianità di me. Succede, così, che ci sono giorni durante i quali faccio poco o niente.
Ho chiesto spiegazioni ma mi hanno detto che non devo preoccuparmi. Io invece mi preoccupo perché se non sono più utile potrebbero pure licenziarmi. Adesso capisco chi parla di mobbing…
Elisabetta - Per telefono da Roma

R) Nonostante le maglie si siano allargate, non è che dall’oggi al domani si possono mettere alla porta i dipendenti senza una motivazione valida. Da questo punto di vista – almeno alla luce degli elementi noti – non sembrano esserci pericoli.
Da valutare con più attenzione, invece, l’aspetto del mobbing in quanto non c’è dubbio che perdurando il clima di esclusione dagli impegni stabiliti dal contratto ciò potrebbe alla lunga creare problemi psicologici e incidere sulla salute. In proposito ci sono sentenze che ormai hanno fatto giurisprudenza e che possono, nell’eventualità, sostenere l’avvio di una vertenza.
Da tenere presente che proprio di recente la Corte di Cassazione ha stabilito, riconoscendo il mobbing come pratica persecutoria, che i “fatti ostili” per essere presi in considerazione debbano essere ripetuti per un “congruo periodo di tempo”.
Vale a dire? Secondo il tribunale di Palermo, che si è pronunciato su una causa di lavoro, questo periodo può essere ragionevolmente stabilito in circa sei mesi.
Va ricordato che il mobbing si manifesta quando viene ridotta la possibilità di comunicare per quanto riguarda i contatti umani, si ricorre al demansionamento, si diffondono maldicenze, si insiste nella critica sistematica, si lanciano minacce, si mettono in pratica altri atteggiamenti vessatori.

5) QUALI PERMESSI PER FARE UN CONCORSO?

D) Lavoro presso uno studio come addetta alla segreteria. Ho un contratto a tempo indeterminato, part time. Prossimamente dovrò effettuare 3 prove preselettive per altrettanti concorsi pubblici.
I giorni che mi servono per effettuare queste prove verranno considerati come permessi oppure, portando l'attestazione di presenza che mi verrà rilasciata, mi verranno scalati come ferie? Ho dato un'occhiata al Ccnl (dipendenti studi professionali) ma vi viene menzionato solo il caso di esami universitari.
V. P. - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro usufruendo di permessi e – al riguardo – i contratti collettivi possono integrare le previsioni legali.
Ciò detto, i permessi possono essere di diverso tipo, e in particolare: 1) per la formazione del lavoratore; 2) connessi ai diritti sindacali; 3) legati alla maternità; 4) le cosiddette ex festività abolite, per complessive 32 ore.
Nella fattispecie sottoposta dalla lettrice, poichè non si tratta di permessi usufruibili per la formazione, trattandosi di concorsi per esami, converrà utilizzare i permessi per le ex festività, dal momento che in base a molti Ccnl ogni mese si matura 1/12 delle 32 ore.

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1) Ma che diavolo è la gig economy?; 2) Il nuovo contratto riders/fattorini; 3) Asili nido: il contributo di 1.500 euro; 4) Dipendente malato e visite di controllo; 5) Le agenzie per il lavoro e i contratti

1) MA CHE DIAVOLO È LA GIG ECONOMY?

D) Ogni tanto si sente parlare di gig economy così che spesso chi non è addentro alle segrete stanze o non conosce l’inglese rischia di non rendersi conto a che cosa ci si riferisce. Forse è una strategia voluta, nel senso che meno si capisce e meno ci si può orientare sulle vicende italiane che non sono certo esaltanti.
Anche giornali e televisioni non aiutano a sbrogliare la matassa. Non è piacevole sentirsi emarginati quando lo si è già, magari perché si è perso il lavoro e non si sa come risolvere il problema…
Bruno Astolfi - Per telefono da Roma

R) Sull’eccessivo uso di termini stranieri il confronto è aperto da tempo tra chi denuncia la progressiva scomparsa dell’italiano e chi sostiene che, in una società sempre più globalizzata e tecnologica, l’uso dell’inglese non dovrebbe meravigliare. Ma non c’è dubbio che la tendenza a ricorrere a vocaboli stranieri sia a volte eccessiva e nemmeno legata a necessità di chiarezza.
Com’è il caso della gig economy che, in sostanza, si riferisce a quelle attività slegate dai contratti nazionali e che si fanno senza orari precisi e senza impegni di natura subordinata. La traduzione in italiano è economia del lavoretti, che rende più immediatamente e meglio l’idea di che cosa si tratta.
Il termine, è stato ricordato, proviene probabilmente dalla musica jazz dove era usato fin dall’inizio del ‘900 per indicare l’ingaggio per una serata, forse come contrazione della parola “engagement”. In Italia l’economia del lavoretti ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2010 vi erano coinvolte meno di 100.00 persone diventate, dieci anni dopo, più di 215.000. Nel 2016 l’Istat, che preferisce parlare di lavoro accessorio, ne ha calcolate 800.000.

2) IL NUOVO CONTRATTO RIDERS/FATTORINI

D) È vero che il lavoro dei riders, cioè dei fattorini che portano a domicilio soprattutto pranzi e cene (ma anche gli acquisti fatti online nei supermercati e centri commerciali), sta per essere regolamentato da un contratto con maggiori tutele?
Io li vedo spesso questi ragazzi che, in bicicletta o su motorini e con i borsoni sulle spalle, corrono per raggiungere le case dei clienti. Per pochi soldi e correndo i rischi di chi si muove in mezzo al traffico.
Luigi P. - Per e-mail da Roma

R) Lo scorso mese di luglio, le associazioni datoriali e i sindacati di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti) hanno firmato un accordo che per la prima volta prevede anche per i lavoratori del settore le tutele salariali, assicurative e previdenziali tipiche del rapporto subordinato.
Ma evidentemente non tutto deve essere stato chiarito se si continua a chiedere un contratto specifico per chi svolge un tipo di attività non continuativa e non subordinata ma on demand, cioè gestita da una applicazione che si attiva sulla base delle richieste della clientela.
Questo tipo di contratto – così ci riallacciamo alla telefonata riportata qui sopra – è stato ribattezzato Jobs App ma deve essere ancora definito nei contenuti. Il che, si spera, dovrebbe avvenire tra non molto, dopo l’impegno preso nel corso di un incontro tra il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e alcuni rappresentanti dei riders/fattorini durante il quale, di fronte a impostazioni diverse, il Mise si è incaricato di elaborare “una proposta in grado di sintetizzare le diverse posizioni emerse, valorizzando il confronto tra i rappresentanti delle aziende, i riders e le parti sociali”.
Nel frattempo c’è stata una sentenza della Corte d’appello di Torino che, accogliendo il ricorso di 5 riders licenziati, ha stabilito che ai lavoratori debba essere riconosciuta la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e giorni di malattia pagati.

3) ASILI NIDO: IL CONTRIBUTO DI 1.500 EURO

D) Credo di avere diritto al bonus asilo nido ma vorrei saperne di più. Pe esempio: quali sono i requisiti principali per incassare l’assegno, quant’è l’ammontare del contributo, a chi fare domanda e se ci sono tempi da rispettare?
Cristina Ciacci - Per e-mail da Roma

R) L’importo massimo è di 1.500 euro l’anno. Spetta ai genitori di bambini nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016, e serve come contributo al pagamento delle rette degli asili nido pubblici o privati autorizzati in favore dei piccoli di età inferiore ai 3 anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche per le quali le famiglie si avvalgono di servizi assistenziali domiciliari.
La domanda, alla quale si deve allegare la documentazione comprovante il pagamento della retta relativa al primo mese di frequenza, si può inoltrare on line a partire dal 28 gennaio. Il contributo è corrisposto direttamente dall’Inps.
Per tutti i dettagli relativi al bonus clicca qui.

4) DIPENDENTE MALATO E VISITE DI CONTROLLO

D) A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

R) La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

5) LE AGENZIE PER IL LAVORO E I CONTRATTI

D) L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma

R) L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico.

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1) A chi e come il reddito di cittadinanza; 2) Lavorare fino al nono mese di gravidanza; 3) Gli incidenti mentre ci si reca al lavoro; 4) La Brexit e i nostri studenti in GB; 5) Roma è sporca eppure il turismo va

1) A CHI E COME IL REDDITO DI CITTADINANZA

D) Nello scorso numero di “Lavoro Facile”, proprio in questa rubrica, si è parlato del reddito di cittadinanza. Il governo stava aggiornando la Manovra e ad un lettore che chiedeva spiegazioni e dettagli non siete stati in grado di dare una risposta.
Adesso, però, ci siamo. Chi è che ha diritto al contributo? Come e a chi fare domanda? Quando arriverà il primo assegno? E per quanto tempo?
Franco Bernini - Per e-mail da Firenze

R) Andiamo per ordine. 1) il reddito di cittadinanza, pari a 780 euro mensili, spetta a chi non ha un lavoro o, comunque, ha un reddito Isee inferiore a 9.000 euro. Chi ha una casa di proprietà avrà il reddito di cittadinanza ridotto di circa 280 euro. Chi ha una seconda casa di proprietà o ha depositati in banca o alla posta più di 5.000 euro non ha diritto al reddito di cittadinanza; 2) La domanda va fatta attraverso i Centri per l’impiego anche con l’ausilio dei Caf; 3) Il primo assegno dovrebbe arrivare tra la fine di marzo o i primi giorni di aprile; 4) l’accredito verrà effettuato su apposite carte elettroniche che saranno spedite a coloro che avranno tutti i requisiti in regola; 5) La durata sarà di 18 mesi più altri 18 mesi.
Nell’ultima versione della misura verrebbero inserite importanti novità. Per esempio, oltre ai Centri per l’impiego anche le Agenzie per il lavoro potranno intervenire per dare concretezza a uno dei cardini del provvedimento: vale a dire le tre offerte di impiego da proporre durante il corso del reddito di cittadinanza. Nel momento in cui un’azienda accoglie e contrattualizza una figura proveniente dal bacino del reddito di cittadinanza avrà un incentivo pari allo stesso reddito di cittadinanza.
In più, nell’ambito dei Centri per l’impiego, verrà istituita una figura destinata ad ampliare la platea dei posti disponibili e a convogliarvi chi è alla ricerca di un lavoro. A questa figura è stato dato il nome di “navigator” ed è tra quelle che dovranno entrare rapidamente in servizio nei Cpi per rafforzarne l’attività. Per ogni assunzione gestita, al “navigator” spetterà un premio salariale.
Per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro (all’inizio, come si ricorderà, si era parlato di 17 miliardi, poi scesi a 12 e quindi a 10). Le persone alle quali spetterà l’assegno pieno di 780 euro non dovrebbe superare quota 450.000.

2) LAVORARE FINO AL NONO MESE DI GRAVIDANZA

D) Non credo che dare la possibilità alle donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza possa essere considerata una conquista. È vero che l’ultima decisione spetta al medico ma ho l’impressione che si metta nelle mani delle aziende un’arma in più di pressione…
Daniela Massari - Per e-mail da Roma

R) La precedente normativa prevedeva che le donne in gravidanza potevano astenersi dal lavoro due mesi prima del parto e tre mesi dopo. Adesso i cinque mesi di congedo obbligatorio, se si lavora fino al nono mese, possono essere cumulati dopo il parto. Naturalmente il medico deve certificare che non sussistono rischi per la salute della madre e del bambino che sta per nascere.
L’emendamento della Lega, inserito nella Legge di Bilancio, dice testualmente: “È riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.
Un’arma di pressione in più in mano agli uffici del personale in relazione alle necessità operative? C’è chi lo sostiene ma il parere decisivo, oltre che alla lavoratrice, spetta ai medici competenti (sulla base della salute della donna) che difficilmente vorranno prestarsi a firmare certificati non veritieri.

3) GLI INCIDENTI MENTRE CI SI RECA AL LAVORO

D) È vero che se dovesse capitarmi un incidente mentre mi sto recando in ufficio sono “coperto” dall’Inail come se l’evento mi fosse capitato all’interno del luogo di lavoro?
Riccardo Amici - Per e-mail da Latina

R) L’ipotesi è stata a lungo oggetto di dibattiti e di ricorsi davanti ai giudici. Ma oggi “l’Inail tutela i lavoratori nel caso di infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Il cosiddetto infortunio in itinere può verificarsi, inoltre, durante il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure durante il tragitto abituale per la consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. È stata riconosciuta l'indennizzabilità anche per l'infortunio occorso al lavoratore durante la deviazione del tragitto casa-lavoro dovuta all'accompagnamento dei figli a scuola. Qualsiasi modalità di spostamento è ricompresa nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, e così via) a patto che siano verificate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato”.
L’Istituto precisa, inoltre, che “le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro”. Esistono, tuttavia, alcune eccezioni. Ad esempio: 1) interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro; 2) interruzioni/deviazioni necessitate, ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell'adempimento di obblighi penalmente rilevanti (ad esempio prestare soccorso a vittime di incidente stradale); 3) interruzioni/deviazioni necessarie per l'accompagnamento dei figli a scuola; 4) brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.
Sono esclusi dall'indennizzo gli infortuni direttamente causati dall'abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall'uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, nonché dalla mancanza della patente di guida da parte del conducente.

4) LA BREXIT E I NOSTRI STUDENTI IN GB

D) Mio figlio ha intenzione di iscriversi presso una prestigiosa università britannica. Io lo incoraggio perché questa scelta potrebbe favorire il suo futuro professionale. Ciò che adesso mi sta tenendo sulle spine è la Brexit che potrebbe rendere tutto più difficile. Insomma, che cosa accadrà?
Manuela Cortese - Per e-mail da Roma

R) Il primo ministro Theresa May ha annunciato che niente cambierà – anche a Brexit avvenuta – per gli studenti dei Paesi dell’Unione europea che vogliono frequentare i corsi delle università della Gran Bretagna. In sostanza, non c’è intenzione di limitare i visti.
Ciò che non si è ancora capito bene è se questi ragazzi continueranno ad essere considerati “home students” e quindi equiparati, per quanto riguarda le tasse universitarie, agli studenti di casa. Oppure saranno equiparati agli studenti cosiddetti internazionali, cioè provenienti dal resto del mondo, che invece pagano tasse decisamente superiori.
Di sicuro nulla accadrà per l’anno accademico 2019-2020. Ma sul futuro appena più lontano non è stata ancora detta una parola definitiva.

5) ROMA È SPORCA EPPURE IL TURISMO VA

D) L’idea del Comune di Roma di risolvere il problema delle buche facendo intervenire l’esercito è stata subito accolta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, che prima l’ha definita “straordinaria” e poi si è complimentato con la sindaca Virginia Raggi.
Alla fine si è deciso di ricorrere ai militari solo in caso di emergenze conclamate e non per la normale manutenzione. Credo che sia giusto così anche se, vista la confusione che regna in Campidoglio, con l’esercito anti-voragini in strada il problema probabilmente sarebbe stato avviato a soluzione.
Tra l’altro, già che ci siamo, perché non chiamare i soldati anche per togliere di mezzo le montagne di rifiuti che ci stanno sommergendo? O metterli a dirigere il traffico al posto dei vigili urbani che poco si vedono? Oppure a guidare gli autobus quando mancano gli autisti? E così via.
Sarebbe eccessivo? Sono compiti che non spettano all’esercito? Può darsi. Ma ormai in Italia, con l’incompetenza al potere, niente più dovrebbe meravigliarci. E già che ci siamo, mi piacerebbe conoscere il pensiero del ministro Toninelli sull’ampliamento del raggio d’azione dei militari (come da me suggerito).
Stefano R. - Per telefono da Roma

D) Oggi, 26 dicembre, all’altezza del numero 10 di via Sambucuccio D’Alando, a ridosso di piazza Bologna, una montagna di rifiuti copre l’intero marciapiede per una lunghezza di una decina di metri. Il mio nipotino, che tenevo per mano, si è messo a correre per sfuggire ai cattivi odori. Alcune persone, di fronte allo “spettacolo”, dicevano: “Mettiamo tutta ‘sta roba in mezzo alla strada poi vedi come corrono”.
In giro l’indignazione è tanta. In Francia c’è stata la mobilitazione dei gilet gialli. Che cosa si aspetta? Che anche a Roma scoppi la rivolta?
Celeste Rocchi - Per telefono da Roma

D) Ho letto sui giornali dove Roma spedisce ogni giorno i suoi rifiuti di qualsiasi genere. Non solo in Italia ma addirittura all’estero. Il tutto sborsando un bel po’ di quattrini.
Sono rimasto sbalordito. La responsabilità è di chi, in tutti questi anni, non si è preoccupato di trovare una via d’uscita praticabile. Si dice che dietro lo smaltimento c’è lo zampino della malavita organizzata che così come stanno le cose riesce a guadagnarci.
E allora? Che cosa fanno coloro che dovrebbero indagare, scoprire e fermare i traffici illegali? E perché non si costruiscono gli impianti idonei al fabbisogno? È un altro dei tanti misteri italiani.
R. M. - Per e-mail da Roma

D) In questo 2018 il turismo a Roma è andato particolarmente bene: boom di arrivi e buoni affari per l’intera filiera dell’accoglienza. Mi fa piacere perché tra tante notizie negative ecco che ne spuntano anche di positive.
Non capisco, però, perché la politica – leggi il partito che governa la Capitale – abbia voluto mettere il cappello su questi dati. Il Colosseo, che è risultato il monumento più visitato al mondo, non l’hanno costruito mica loro e così le tante bellezze storiche e culturali della mia città.
Mi verrebbe da dire che gli arrivi sono cresciuti nonostante tutto. Ma meglio così. Certo fanno sorridere quegli amministratori, non solo di oggi ma anche quelli di ieri, che per farsi belli si intestano meriti che poco gli competono.
Rosalba Tirelli - Per e-mail da Roma

R) Di messaggi sullo stato di salute di Roma ne sono arrivati tanti durante il periodo a cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Messaggi in gran parte di critica per la mancata raccolta dei rifiuti che, in alcuni quartieri, ha superato i livelli di guardia.
Certo, l’incendio che all’inizio di dicembre ha messo fuori uso il Tmb di via Salaria ha peggiorato la situazione e reso ancora più evidente la fragilità dell’intero sistema. Come se ne esce? A parole i responsabili sostengono di avere individuato la soluzione. Vedremo.
In effetti, e qui passiamo all’argomento del turismo, le notevoli presenze sono il segnale più evidente del fascino che la Capitale continua ad esercitare ai quattro angoli della terra. Purtroppo – come ha sottolineato il presidente di Federalberghi, Giuseppe Roscioli – “i turisti arrivano ma non spendono, tanto è vero che negli ultimi anni la spesa media è scesa fino a toccare il 20%”. Comunque, le strutture ricettive romane hanno ottenuto giudizi lusinghieri, meglio di quelle di Milano.

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1) Reddito di cittadinanza: e allora?; 2) Ecco i numeri telefonici dell’Inps; 3) La pausa caffè e il bancario licenziato; 4) Chi cerca e chi offre: c’è da vergognarsi; 5) Comprare un’auto con i “vizi occulti”.

1) REDDITO DI CITTADINANZA: È ALLORA?

D) Anch’io, come tanti che si trovano in difficoltà, spero che il reddito di cittadinanza diventi al più presto operativo. E spero che ci possano davvero proporre anche le tre possibilità di lavoro.
Ma nel momento in cui invio questo messaggio (è il 2 dicembre) vedo che la confusione è tanta. Non si sa ancora esattamente chi potrà beneficiarne e da quando ci si potrà fare conto (da febbraio o da aprile?).
Prima di dire le cose non sarebbe meglio pensarci un po’ sopra? Sono mesi che si parla di questo reddito e ogni volta sembra la volta buona. Poi ci si ripensa e ricomincia la giostra. Capisco che non è semplice perché i soldi nelle casse dello Stato non abbondano. Però questo si sapeva. Ho l’impressione che in giro ci siano un po’ troppi dilettanti allo sbaraglio…
Carlo F. - Per telefono da Roma

R) Non sono pochi i lettori che, nelle ultime settimane, ci hanno chiamato per sapere a che punto è il reddito di cittadinanza. A oggi una risposta precisa è praticamente impossibile in quanto si stanno facendo e rifacendo i calcoli all’interno di una manovra che – com’è noto – è risultata eccessivamente sbilanciata sul versante del debito, come ha fatto notare anche l’Unione europea.
Insomma, bisogna rimetterci le mani ed è ciò che si sta facendo. L’incertezza sta qui. Comunque, tutto dovrà concludersi tra pochi giorni: il Bilancio 2019 va approvato entro il prossimo 31 dicembre e allora tutto sarà chiaro.
Il 5 dicembre, in Parlamento, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto che “qualunque accordo si dovesse trovare con l’Europa è subordinato al fatto che non si toccano le priorità del governo”. Vale a dire, essenzialmente, reddito di cittadinanza, flat tax e quota 100, cioè la riforma delle pensioni.
Lo stesso Tria ha poi aggiunto che una possibile intesa con l’Ue può essere trovata in una riconfigurazione del reddito di cittadinanza e di quota 100. In soldoni significa che adesso è difficile stabilire come si arriverà alla meta.

2) ECCO I NUMERI TELEFONICI DELL’INPS

D) Ho bisogno di parlare con l’Inps per avere notizie di una pratica avviata un paio di mesi fa. Il telefono squilla, e non risponde nessuno, o è sempre occupato.
Roberta Fini - Per telefono da Roma

R) L’Istituto fa sapere che sta per essere completata la “migrazione della numerazione telefonica” e che, anziché le singole sedi, è bene chiamare da rete fissa il contact center 803.164 o da telefonia mobile lo 06.164164. Si segnala che, per informazioni, è attivo anche il servizio internet (Voip o Skype).
La direzione regionale Lazio si trova n viale Regina Margherita 206. E-mail: direzione.lazio@inps.it.

3) LA PAUSA CAFFÈ E IL BANCARIO LICENZIATO

D) Capita a volte che dietro gli sportelli di un ufficio non ci sia nessuno, nonostante code lunghissime di chi deve pagare qualche bolletta, risolvere una pratica bancaria o spedire una raccomandata. Capita a volte, anzi capita spesso.
Una volta ho protestato con la direzione di un'importante struttura, ma mi è stato risposto che tutto era in regola e che i dipendenti che in quel momento dovevano essere al lavoro erano al loro posto. Può darsi: ma certo non è giusto costringere tante persone a fare file snervanti...
Tina Bellini - Per telefono da Roma

R) Sportelli chiusi e centralini che non rispondono: a pagare per la scarsa organizzazione, la troppa burocrazia e la poca duttilità sono sempre i cittadini che pure avrebbero diritto di usufruire di servizi snelli e veloci, come avviene in numerosi Paesi europei.
Comunque, come sempre, è sbagliato generalizzare. Anche perché la magistratura, quando interpellata, non è mai tenera con i dipendenti scorretti. Per esempio, una decisione della Cassazione ha confermato il licenziamento di un impiegato di banca che si era rifiutato di eseguire un'operazione richiesta da un cliente perché stava per cominciare la pausa caffè. L'impiegato, allontanandosi, aveva anche lasciato aperta la cassa chiedendo ai colleghi di occuparsene.
Dopo vari giudizi (primo grado e appello), il fascicolo è finito in Cassazione che con la sentenza n. 7829 ha stabilito che "la gravità dei comportamenti tenuti dal dipendente deve essere valutata non solo rispetto all'interesse patrimoniale del datore, ma anche con riferimento alla possibile lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".

4) CHI CERCA E CHI OFFRE: C’È DA VERGOGNARSI

D) Ho letto per l’ennesima volta di aziende che cercano personale ma non riescono a trovarlo, e spesso non si tratta di figure di grande specializzazione. O è una balla o c’è qualcosa che non quadra. In quest’ultimo caso bisognerebbe vergognarsi.
Lello Romeo - Per e-mail da Roma

R) Secondo Federmeccanica, quest’anno il 48% delle imprese del settore ha avuto difficoltà a trovare personale qualificato. Percentuali alte anche quando ci si riferisce a mansioni tecnologicamente avanzate.
Lasciamo stare i lavori che generalmente gli italiani non vogliono più fare (badanti, colf, muratori, mungitori, contadini) ma persino nel campo della ristorazione chi è a caccia di rinforzi comincia ad avere problemi.
Il nodo da districare è quello dell’incrocio tra domanda e offerta. E c’è davvero da vergognarsi che in tanti anni non si sia riusciti a trovare una soluzione.

5) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

D) Non c’entra con il lavoro ma l’argomento è di interesse generale in quanto c’è di mezzo la tutela di noi consumatori. È vero che una sentenza della Corte di Cassazione ha dato ragione a chi ha acquistato un’auto usata trovandosi quasi subito nei pasticci per una serie di guai meccanici?
Siccome una cosa analoga è capitata anche me, mi piacerebbe avere maggiori ragguagli.
Stefano Roberti - Per e-mail da Roma

R) La sentenza è la 21204/16. Ha stabilito che la clausola “vista e piaciuta” che di solito accompagna i contratti di acquisto non può avere la meglio sui “vizi occulti”, anche se questi non sono imputabili al venditore ma al costruttore.
In sostanza, è stata respinta l’impostazione secondo la quale con il termine “vista e piaciuta” si accetta il bene comprato così com’è, punto e basta. Invece, di fronte ai “vizi occulti” c’è chi ne deve rispondere. Il venditore oppure il costruttore.

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1) Se chi è in malattia va a fare jogging; 2) Quando si rifiuta il lavoro nei festivi; 3) Quelle aziende che cercano ma non trovano; 4) Povera Roma, finita così in basso

1) SE CHI È IN MALATTIA VA A FARE JOGGING

D) Si legge spesso di dipendenti che non si presentano al lavoro e che poi vengono sorpresi a spasso o a svolgere un altro impiego. Ma è mai possibile che non si riesca a porre un freno a questo deprecabile fenomeno? Ci vorrebbero più controlli e maggiore severità. L’Italia dei furbi e dei furbetti non può continuare ad avere vita facile.

Cesare Antoni - Per e-mail da Roma

R) In effetti, le cronache continuano a dare notizia di malati immaginari e, anche, di non vedenti che invece ci vedono benissimo e di invalidi sopresi a fare jogging. Il problema è quello delle verifiche: se si fanno di rado è un incoraggiamento a chi non ci pensa due volte a violare leggi e regolamenti. Come il biglietto dl tram e bus: se il controllore non passa perché acquistarlo?
Si dirà: dove è andato a finire il senso civico di utenti e cittadini? Di certo non è la nostra stella polare e per questo, finché non ci rimettiamo in carreggiata, la vigilanza serrata è più che necessaria.
Per quanto riguarda le malattie-non malattie ci sono regole precise che dovrebbero scoraggiarle. Per esempio, le visite mediche di controllo che possono essere disposte d’ufficio dall’Inps o su richiesta dei datori di lavoro.
Comunque, le fasce di reperibilità cambiano tra settore privato e settore pubblico. I lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19 quelli privati nelle fasce 9-13 e 15-18.
Se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Qui deve presentare una giustificazione valida per l’assenza altrimenti può incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte dell’azienda o dell’ente di cui è dipendente. Ma, appunto, ci vuole il personale necessario per effettuare controlli a tappeto. Il che, oggi, non è possibile.
Anche se qualche miglioramento c’è stato. Per esempio, nel terzo trimestre di quest’anno l’Inps ha effettuato 129.000 visite di controllo a lavoratori privati e a 84.000 lavoratori pubblici, cioè il 20% del totale dei lavoratori interessati. In più si è registrato un forte calo delle assenze per malattia nella pubblica amministrazione che, sempre nel terzo trimestre, si sono ridotte del 7,3% (ma sono aumentate del 4,9% quelle dei dipendenti privati).

Può darsi che l’entrata in vigore del Polo unico delle visite fiscali, che ha assegnato all’Inps la competenza esclusiva dei controlli sui lavoratori in malattia, cominci a scoraggiare i furbi e i furbetti ai quali faceva riferimento il sig. Cesare Antoni.

2) QUANDO SI RIFIUTA IL LAVORO NEI FESTIVI

D) Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?

Carla Sartori - Per telefono da Roma

R) Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.

Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 21209/2016 che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

3) QUELLE AZIENDE CHE CERCANO MA NON TROVANO

D) Fino a quando saremo costretti a leggere di aziende che cercano determinate figure professionali ma non riescono a trovarle? Può capitare per profili particolari e di grande specializzazione, però spesso si parla di tecnici, operai anche con un minimo di esperienza, personale alberghiero e di cucina…

Marcella Latini - Per e-mail da Roma

R) Eppure è così. Qualche tempo fa, l’ufficio studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia ha sottolineato come “le trasformazioni delle imprese sono strutturalmente più veloci di quelle della scuola. Il mercato corre e le istituzioni arrancano”.
Può essere una spiegazione. Però se tra le figure difficili da reperire ci sono persino gli autisti, i camerieri, i cassieri e le estetiste allora c’è qualcosa che non funziona nel meccanismo che deve incrociare la domande con l’offerta.
Il dibattito sui Centri per l’impiego viene da lontano, ma se queste strutture riescono solo in minima parte a svolgere l’impegno per il quale sono nati c’è poco da stare allegri. E che cosa accadrà quando i Cpi dovranno gestire la mole di lavoro legata al reddito di cittadinanza?

È previsto l’arrivo di rinforzi (circa 1.600) ma per ora tutto è sulla carta. Speriamo bene. Certo è che ovunque si volga lo sguardo il mondo che dovrebbe avviare al lavoro continua ad essere pieno di contraddizioni e di inefficienze.

4) POVERA ROMA, FINITA COSÌ IN BASSO

D) Sarebbe facile fare battutine sulle grandi città dove si vive sempre peggio e sui piccoli centri dove si vive sempre meglio. Roma e Milano sono scivolate indietro. La Capitale è finita addirittura all’85° posto (dal 67°) su 110 città di una classifica stilata sulla base di indicatori come affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.
Io vivo a Roma da quando sono nato e mi sto quasi abituando al degrado tanto che buche, sporcizia, ritardi ovunque e comunque cominciano a non farmi più impressione. Il che mi preoccupa: significa che sto perdendo qualsiasi speranza in un futuro migliore. Tra l’altro, mi sto convincendo che i giovani, se vorranno un lavoro, dovranno andarsene e lasciare questa città agli anziani e ai turisti che, dopo un’occhiata alla storia, poi se ne tornano tranquilli a casa loro lasciandosi dietro una città bellissima ma in drammatico declino.

Achille Fortini - Per telefono da Roma

R) La classifica è quella elaborata da Italia Oggi-La Sapienza secondo cui ai primi 5 posti ci sono, nell’ordine, Bolzano, Trento, Belluno, Siena e Pordenone, e agli ultimi 5 Palermo, Siracusa, Napoli, Catania e Vibo Valentia.
Pochi giorni fa la sindaca Virginia Raggi ha annunciato un piano, già finanziato, per risolvere i problemi più urgenti e rilanciare l’immagine della Capitale. A chi non ha perso del tutto la fiducia, non resta altro da fare che aspettare.  
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1) Reddito di cittadinanza: cosa succede?; 2) Ecco il significato dell’isee; 3) Quella pista ciclabile fino a Porta Pia; 4) Se faccio concorrenza alla mia azienda; 5) E al curriculum nessuno risponde

1) REDDITO DI CITTADINANZA: COSA SUCCEDE?

D) Ho letto i servizi che negli ultimi due numeri “Lavoro Facile” ha dedicato al reddito di cittadinanza e alle assunzioni nei Centri per l’impiego per fronteggiare i nuovi impegni. Mi pare, però, che nel concreto si sia ancora in alto mare.
Credo di avere i requisiti per richiedere i 780 euro inseriti nell’iniziativa promossa dal M5S e mi sono recato al Cpi che ho proprio sotto casa: qui mi hanno risposto che non possono fare nulla in quanto finché il provvedimento non esce sulla “Gazzetta Ufficiale” è come se non esistesse. Poi mi hanno anche detto di sperare ardentemente nell’arrivo di rinforzi perché altrimenti non saprebbero come fronteggiare la mole di lavoro che gli arriverebbe addosso con l’okay definitivo alla legge.
Mi chiedo: non sarebbe meglio mettere la sordina alla politica degli annunci e parlare solo quando si è davvero vicini al traguardo?
Marta De Luca - Per telefono da Roma

R) Con la Legge di Bilancio il governo in carica è impegnato in un serrato confronto con l’Unione europea. La decisione di portare il deficit al 2,4% potrebbe indurre Bruxelles a metterci dietro la lavagna: per questo la Manovra potrebbe subire qualche aggiustamento in corso d’opera.
Tra l’altro, si è aperto un braccio di ferro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini proprio sul reddito di cittadinanza che si è poi allargato a quasi tutte le questioni qualificanti portate avanti dalla maggioranza (rottamazione delle cartelle esattoriali, condono dei debiti con lo Stato, sanatoria edilizia, prescrizione…).
La convinzione generale è che i nodi si scioglieranno perché non converrebbe né a M5S né alla Lega avviare una crisi prima delle elezioni europee di maggio. Restano comunque in ballo le somme necessarie per finanziare il reddito di cittadinanza che se da una parte si sostiene che sono state trovate dall’altra c’è il timore che possano essere ben più alte di quelle previste.
Qualche aggiustamento potrebbe quindi essere necessario, ed è per questo che non si sa ancora con precisione quando si potranno cominciare a incassare i 780 euro (anche se la data di inizio aprile sembra la più probabile) e quanti ne saranno i beneficiari.
Lo stesso discorso vale per i Centri per l’impiego. Le assunzioni dovrebbero essere 1.600 ma per i sindacati ne servirebbero molte di più. Per evitare che i Cpi finiscano travolti da pratiche e richieste, il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli, pochi giorni fa ha avvertito che potrebbero scendere in campo anche i Caf e i patronati. Il responsabile dei Caf Acli, Paolo Canti, ha commentato: “Noi siamo a disposizione però per il momento nessuno ci ha convocato”.
Le cose stanno così e bisogna avere pazienza. Comunque tutto si chiarirà entro il 31 dicembre quando la Legge di Bilancio dovrà essere approvata in via definitiva. Lì saranno indicate tutte le poste di spesa e si capirà, finalmente, chi potrà usufruire del reddito di cittadinanza, da quando, e che cosa accadrà ai Centri per l’impiego.

2) ECCO IL SIGNIFICATO DELL’ISEE

D) Con la discussione sul reddito di cittadinanza è di nuovo tornato fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

R)  sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

3) QUELLA PISTA CICLABILE FINO A PORTA PIA

D) Ogni giorno percorro la via Nomentana da piazza Sempione fino a Porta Pia. Da mesi sono in corso (sic) i lavori per realizzare una pista ciclabile di quasi 4 chilometri che da via Valdarno dovrebbe raggiungere proprio la piazza con la statua del bersagliere.
All’inizio di agosto la sindaca Virginia Raggi ne ha inaugurato il primo tratto con grande dispiegamento di operai e addetti alle pulizie. L’opera, dal costo di circa 2 milioni di euro, dovrebbe essere terminata, così ho letto da qualche parte, entro il prossimo mese di febbraio.
Un’illusione. Posso essere testimone di come si proceda a passo di lumaca. Lungo il percorso è un gran proliferare degli ormai famosi graticci di plastica rossa, qualche sacco di cemento qua e là, rarissimi gli operai.
È l’ennesima immagine di Roma dove ormai non succede più nulla. Tutto è fermo. Tutto si sbriciola. Tutto va alla malora. A febbraio vi farò sapere che cosa è successo alla pista ciclabile. Spero di essere smentito.
Leo Veroli - Per telefono da Roma

R) Anche noi, per il bene di Roma, speriamo che il sig. Leo Veroli possa essere smentito dai fatti, ma non ne siamo così sicuri. A febbraio aspettiamo il suo rapporto sullo stato dell’arte.

4) SE FACCIO CONCORRENZA ALLA MIA AZIENDA

D) Abbiamo bisogno di alcune delucidazioni in merito all'eventuale apertura di una nostra nuova attività. Premesso che non abbiamo firmato alcun patto di non concorrenza con la società presso la quale tuttora lavoriamo, ciò che desideriamo sapere è se sia possibile avviare un'iniziativa imprenditoriale che può entrare in conflitto commerciale con quella attuale dove siamo dipendenti.
Insomma, vogliamo essere sicuri di non essere perseguibili legalmente. Le domande sono diverse: 1) è possibile costituire la nuova società anche se qui siamo ancora in servizio a tutti gli effetti? E durante il preavviso post-dimissioni?; 2) è possibile avviare la nuova società durante il periodo di preavviso?; 3) è un problema agganciare molti dei clienti dell'azienda presso la quale lavoriamo?; 4) è un problema contattare molti degli agenti che fanno parte dello staff?

Per e-mail da Roma

R) Risponde l'avv. Valerio A. Di Rosa. La questione che viene prospettata trova soluzione entro le maglie del codice civile.
Il lettore esordisce specificando che non è assoggettato ad alcun patto di non concorrenza, la cui disciplina è rinvenibile nell'art. 2125 c.c., e che prevede che il patto limitativo della concorrenza debba essere provato per iscritto, stabilendo limiti alla stessa per una durata non inferiore ai 5 anni.
Venuta meno tale eventualità, rimane da considerare la disciplina dell'art. 2105 c.c., in cui si esplicita che il prestatore di lavoro non debba trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter arrecare ad essa pregiudizio.
Tenga presente che la giurisprudenza di Cassazione è giunta a ritenere, in violazione del citato articolo, la sola costituzione della società da parte di un lavoratore dipendente, ma è questione da valutare caso per caso in ragione delle vicende accadute in ogni diversa fattispecie.
Il periodo di preavviso alle dimissioni è ancora da considerarsi facente parte del rapporto lavorativo, quindi certamente ricadente sotto la disciplina dell'art. 2105 c.c., che imporrebbe di astenersi dal compiere attività in concorrenza con il datore di lavoro.
Allo stesso modo, contattare clienti o agenti per sottrarli all'azienda cui si è dipendenti potrebbe essere considerata una modalità per arrecare pregiudizio all'azienda stessa e porsi in diretta concorrenza con essa.

5) E AL CURRICULUM NESSUNO RISPONDE

D) Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?
M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio

R) Spesso è proprio così. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...

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1) Uno in pensione e un giovane al lavoro; 2) Se vale la pena utilizzare il franchising; 3) Bene quei 780 euro. Il futuro sindaco? Io; 4) Cari Salvini e Di Maio, non sono d’accordo…

1) UNO IN PENSIONE E UN GIOVANE AL LAVORO

D) La quota 100 per andare in pensione dovrebbe liberare – così ho letto – 400.000 posti. Sarebbe un bel ricambio generazionale se, effettivamente, per ognuno che smette di lavorare un giovane potrebbe prenderne il posto.
Ma dubito che possa essere così. Primo perché le assunzioni le fanno le aziende e in una fase di bassa crescita queste non vedono l’ora di ridurre il personale, e poi perché se non si interviene con gli incentivi da destinare a chi assume ci sarà poco da fare.
Marisa F. - Per e-mail da Roma

R) Di numeri su chi non aspetta altro che la fine della Legge Fornero per andare in pensione ne sono stati fatti parecchi. Fermo restando che un conto è chi potrebbe cogliere l’occasione e un altro è chi poi la vuole cogliere sul serio.
Per esempio, Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, in una recente intervista al “Corriere della Sera” ha detto “può anche darsi che per ogni 10 uscite si creino, anziché 10, solo 5 nuovi posti di lavoro. Ma per le aziende è comunque un’opportunità per ristrutturarsi, investendo su nuove risorse umane”.
Il problema è tutto all’interno di quel “può darsi”. Che, pare di capire, smorza gli entusiasmi della prima ora quando si è parlato di uno fuori e uno dentro. Vedremo come andrà a finire.

2) SE VALE LA PENA UTILIZZARE IL FRANCHISING

D) Sono intenzionato a mettermi in proprio ma le notizie che arrivano dal fronte del commercio non mi sembrano particolarmente incoraggianti. Sto pensando di ricorrere alla formula del franchsing che, da quello che ho potuto capire, lascerebbe meno scoperti i nuovi imprenditori. Tuttavia i dubbi permangono. Che cosa mi consigliate?
Loris Annichiarico - Per telefono da Roma

R) Nelle grandi città sono molti i negozi che sono stati costretti a chiudere, tanto che a Roma alcune strade non sembrano più le stesse: saracinesche abbassate e luci spente. Di mezzo c’è senz’altro la crisi dei consumi ma spesso c’è anche il forte rialzo degli affitti che gli artigiani e le piccole strutture non ce la fanno a pagare. Il franchising può essere una risposta a patto di non dare per scontato la riuscita dell’impegno. Nel commercio non basta la volontà: ci sono altri fattori che vanno ponderati con cura compresa la predisposizione personale verso un determinato settore.
Il franchising può essere d’aiuto. Le aziende proprietarie del marchio hanno generalmente alle spalle una buona esperienza e sanno come, dove e che cosa vale la pena fare. Quindi può essere una soluzione. A patto di avere le idee chiare.
I dati sono confortanti. Le previsioni dicono che si potrebbe registrare una consistente crescita degli affari e l’inaugurazione di centinaia negozi, il che darebbe lavoro a circa 3.000 persone.
L’insediamento preferito è all’interno dei centri commerciali che, se assicura buoni guadagni, richiede però investimenti maggiori rispetto ad altre location. Comunque, se non si ha una grande esperienza e ci si vuole affacciare per la prima volta nel mondo del commercio, il ricorso al franchising può essere valutato con attenzione.
Proprio pochi giorni fa, dal 25 al 27 ottobre, si è svolto a Milano il 33° Salone del Franchising dal titolo: “Un evento per la nuova imprenditorialità giovanile”. Sul sito: https://www.salonefranchisingmilano.com/it/Home chi vuole mettersi in proprio può trovare informazioni utili.

3) BENE QUEI 780 EURO. IL FUTURO SINDACO? IO

D) Ho perso il lavoro poco più di un anno fa (ero impiegato in un’azienda che, dopo qualche mese di difficoltà, ha mandato tutti a casa) e recentemente mi sono iscritto al Centro impiego di riferimento.
L’ho fatto dopo avere letto che per ottenere il reddito di cittadinanza occorre figurare negli elenchi dei Cpi. Adesso spero che a nessuno venga in mente di toccare quei 780 euro già inseriti nella Legge di Bilancio. Non sono moti ma vi assicuro che nelle mie condizioni possono fare davvero comodo.
E spero anche che ci si dia una mossa per favorire l’occupazione perché non si può vivere in eterno della carità dello Stato.
Comunque, mi è venuta un’idea: se un lavoro non dovesse saltare fuori potrei candidarmi a fare il sindaco di Roma. Non ho nessunissima esperienza ma siccome questa città ormai va avanti solo grazie alla buona volontà di chi ci abita (le strade e i parchi vengono puliti da gente che si arma di scope e rastrelli, persino le buche stradali sono segnalate da mani pietose, molti atti amministrativi finiscono regolarmente nel cestino o perché sbagliati o perché nessuno se li fila, e il tira a campare è diventata la regola più in voga) credo di essere la persona più adatta al ruolo. Peggio di così non potrei fare.
Roberto Sarti - Per telefono da Roma

R) Forte è l’attenzione sul reddito di cittadinanza che dovrebbe cominciare ad essere erogato nei primi giorni di aprile. All’argomento abbiamo dedicato un capitolo dello scorso numero della nostra rivista online con tutte le informazioni utili.

4) CARI SALVINI E DI MAIO, NON SONO D’ACCORDO…

D) Alcune considerazione su Salvini e Di Maio. Caro Salvini, prima del voto del 4 marzo 2018, in campagna elettorale, hai giurato sul Vangelo con la corona del rosario in mano. Ora ti chiedo: lo hai letto il Vangelo? Lì non c’è scritto di respingere o bloccare le navi che trasportano immigrati come non c’è scritto di essere contro i fratelli che fuggono da fame, guerre e orrori. Poi ti chiedo quante sono le persone morte annegate in mare o nei lager libici? Caro Salvini, salvarle è un fatto umanitario, ancora prima della legge universale del mare…
Caro Salvini, la lega ha 49 milioni di euro da restituire allo Stato italiano, soldi dei cittadini italiani, ma sei riuscito a concordare che puoi restituirli in 76 anni a tasso d'interesse zero: allora ti chiedo: visto che sei al governo del Paese, perché non estendi a tutti i cittadini italiani la possibilità di godere delle stesse condizioni? Di fronte alla legge non siamo forse tutti uguali?
E poi, anziché armare gli italiani nel nome della legittima difesa perché – per prevenire furti e violenze – non investire in una cultura-educazione che guarda alla legalità e ai valori umani e della vita?
Per ultimo, nel governo ci mancava un ministro del Lavoro che non ha mai lavorato ma che è molto bravo a insultare gli avversari politici, invece di impegnarsi per creare più occupazione.
Un gentile invito a Salvini e Di Maio: fate un bel bagno nei valori umani e della vita, di uguaglianza, giustizia sociale, unità, libertà, onestà, sincerità, dignità, solidarietà, trasparenza, ospitalità, rispetto. Vi farà molto bene.
Francesco Lena, Cenate Sopra (Bergamo) - Per e-mail

R) Per ragioni di spazio siamo stati costretti a “tagliare” l’e-mail di Francesco Lena che affrontava anche altri temi tra cui quello dell’Europa che “nei suoi limiti ha garantito 70 anni di pace”.
Questa rubrica, come è noto, è aperta al contributo di tutti e il confronto è sempre benvenuto. Eventuali considerazioni sugli argomenti trattati dal nostro lettore saranno pubblicati nel prossimo numero di “Lavoro Facile”.

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1) Ogni pensionato un posto di lavoro?; 2) La (s)fiducia tra istituzioni e cittadini; 3) La Germania e i giovani apprendisti; 4) Gli infortuni sul lavoro e i tirocini; 5) Gli annunci di ricerca in inglese

1) OGNI PENSIONATO UN POSTO DI LAVORO?

D) Se dovesse andare in porto la riforma della cosiddetta legge Fornero ogni anno potrebbero andare in pensionamento anticipato circa 400.000 persone. Ciò significa che si potrebbero liberare altrettanti posti di lavoro.
Il ragionamento è corretto? Se così fosse sarebbe una manna per chi è alla ricerca di un impiego...

Mirko Cesari - Per e-mail da Roma

R) Al momento, cioè mentre scriviamo, non c’è un testo definitivo che consenta di fare dei calcoli. Sembra restare ferma “quota 100” (la somma tra l’età e gli anni di contribuzione) ma è sul meccanismo attuativo che ci sono ancora continue limature e aggiustamenti.
Quello che pare certo – almeno stando al parere degli esperti – è che l’equazione 1 pensionato uguale 1 nuovo occupato non regge, a meno di non pesare ulteriormente sulle casse dello Stato. Nel senso che il valore del totale dei contributi versato da chi esce dal lavoro è sensibilmente più alto di quelli dei neoassunti, e ciò creerebbe un ulteriore disavanzo
nel già precario bilancio nazionale.

Di più, in una situazione di bassa crescita e di forti incertezze è difficile pensare che le aziende che si alleggeriscono di personale vogliano subito recuperarlo. In questi mesi e nei prossimi l’Italia si gioca molto del suo futuro.

2) LA (S)FIDUCIA TRA ISTITUZIONI E CITTADINI

D) Il reddito di cittadinanza non verrà messo materialmente nelle tasche di chi ne ha diritto ma su una card che consentirà la tracciabilità degli acquisti. Per evitare “spese immorali”, ha detto il vice-primo ministro e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.
Mi può pure andare bene, però è l’ennesima conferma del fatto che viviamo in un Paese di furbi e di furbetti. Sarebbe bello se ci si dedicasse di più alla lotta contro chi si approfitta di qualsiasi provvedimento per trarne il massimo beneficio, contro chi continua a non pagare le tasse, contro la criminalità organizzata, contro i prepotenti, contro chi non fa il proprio dovere.
Capisco che è più semplice mettere sotto la lente d’ingrandimento chi già ci si trova (come il fisco che è inesorabile solo con le buste paga), ma così facendo anch’io posso fare il capo del governo o guidare un dicastero.

Stefano M. - Per telefono da Roma

R) Il colloquio con Stefano M. è stato lunghissimo e ricco di spunti. Speriamo di averlo riassunto senza incorrere in errori.
Il punto è quello del rapporto tra istituzioni e cittadini. Che in Italia è fatto di reciproche diffidenze e omissioni A volte, da una parte, per ragioni elettorali (io chiudo un occhio e tu mi dai il voto), dall’altra per motivi di autodifesa ((se mi tartassate io mi prendo la rivincita come posso). E così via.

Insomma, se questo è l’ambito in cui viviamo è la fiducia che va a farsi benedire. E forse è pure giusto. Il problema è che lo Stato deve essere in grado di fare lo Stato: massima severità con chi sgarra e applausi a chi fa il proprio dovere. Sarebbe bello...

3) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

D) Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.

Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

R) In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi.

Però è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

4) GLI INFORTUNI SUL LAVORO E I TIROCINI

D) La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?

Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

R) Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html.

Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 600 euro mensili.

5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

D) I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?

M. - Per fax da Roma

R) Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle aziende e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.
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