1) Coronavirus, chiusure e aperture: ora ci stiamo giocando l’Italia; 2) Mancano 9.000 medici e infermieri e trovarli non sarà semplice; 3) Lavoravo in un albergo di Roma: mi spetta qualche indennità?; 4) Se il call center non paga rivolgersi al giudice del lavoro; 5) La laurea si può riscattare ecco cosa si deve fare; 6) Il part time può essere anche a tempo indeterminato.

1) CORONAVIRUS, CHIUSURE E APERTURE: ORA CI STIAMO GIOCANDO L’ITALIA

C’è chi esagera e c’è chi soffia sul fuoco ma chiudere ristoranti e bar alle 18 significa assestare un colpo duro alla categoria, che poi è anche la mia. Ho aperto una decina di anni fa e con grandi sacrifici sono riuscito a tirare avanti. Adesso senza l’incasso della cena non so se ce la farò.
Mi rendo conto che per battere il coronavirus ci vogliono misure severe ma così si mandano a picco tante persone. I turisti sono spariti con il primo lockdown e non li abbiamo più visti. Ho una moglie, due figli e due collaboratori. Mi viene da piangere…
Stefano G. - Per telefono da Roma

Sto mandando e-mail un po’ a tutti per farmi spiegare – e per capire – perché la chiusura di bar e ristoranti è stata fissata alle ore 18. Per tanti bar, quelli almeno che non lavorano fino a tarda ora (e sono la maggioranza), il danno c’è ma non è poi così devastante. Ma i ristoranti? Perché le ore 18 e non le ore 15-16, cioè dopo che è terminato il servizio per il pranzo?
Per me dovevano restare aperti ma dal momento che è stata presa una decisione qual è il motivo che ha spinto a fissare quel paletto? Boh. Grande è la confusione dalle parti di Palazzo Chigi.
Manuela Ricci - Per e-mail da Roma

Lavoro come cameriere in un ristorante del centro di Firenze. Lunedì 26 ottobre il proprietario mi ha detto che il mio turno non c’era più a causa del Dpcm varato il giorno prima e che, di conseguenza, dovevo restare casa in attesa di novità.
Forse mi chiamerà per qualche sostituzione ma la mia vita non è più la stessa. Spero nei contributi promessi dal governo e spero che arrivino rapidamente. Ma un giovane come me che fiducia può avere nel futuro?
S. R. - Per e-mail da Firenze

Per cortesia c’è chi può dirmi perché ci si può assembrare nelle chiese mentre è stata decretata la chiusura di cinema e teatri? Le chiese non sono luoghi di contagio ma non lo sono nemmeno i cinema e i teatri. I dati parlano chiaro. E allora?
Carla Micheli - Per e-mail da Roma

Con il coronavirus non si può e non si deve scherzare. Ogni giorno il numero dei contagiati è un bollettino di guerra. Se continua così gli ospedali rischiano di andare il tilt e allora sarebbe davvero un drammatico si salvi chi può.
Secondo me la stretta del governo doveva essere ancora più rigorosa salvaguardando i cardini della nostra economia. Spero che abbiano fatto bene i calcoli sennò altro che Natale fuori dall’incubo.
Berto Furi - Per e-mail da Roma

Non so se dietro le proteste di piazza ci siano movimenti di estrema destra, camorra e altri agitatori di professione. Ma se così fosse perché polizia e carabinieri non intervengono con più decisione?
Sui giornali si leggono nomi e cognomi e in televisione si sono viste scene di violenza contro le forze dell’ordine, incendi di cassonetti e quant’altro. E c’è chi, con il volto coperto, ha avuto persino il coraggio di sventolare il tricolore.
La ministra dell’interno, Luciana Lamorgese, mi piace per come svolge il suo ruolo. Coraggio, chi mesta nel torbido non può muoversi indisturbato.
Camillo Stefani - Per e-mail da Roma

È scandaloso che per fare un tampone si debbano passere ore e ore in automobile. Più che protestare per la chiusura parziale di bar e ristoranti ci si dovrebbe indignare per questo modo di gestire la sanità.
Anch’io ho affrontato al San Giovanni una fila di 5 ore (e mi hanno detto che è andata pure bene). Ho visto mamme con i figli piangenti, anziani in difficoltà, persone che avevano da fare ma che erano costrette a restare lì per non perdere il posto.
Di questo si è parlato troppo poco. Per me è uno scandalo.
Mario E. - Per telefono da Roma

A quelli che protestano contro le misure decise dal governo vorrei dire: ma voi che cosa avreste fatto? Ho sentito politici dire tutto e il contrario di tutto, e ho sentito pure chi vorrebbe usare contro il coronavirus un medicinale ritenuto non idoneo dall’Istituto superiore di sanità.
Per carità, il governo ha le sue colpe: per esempio, già in estate si sarebbero potuti prendere provvedimenti perché la seconda ondata della pandemia era ampiamente prevista. Ma questo ininterrotto bla-bla-bla di chi la vuole cotta e di chi la vuole cruda è insopportabile.
Piero Giani - Per e-mail da Roma

Siamo stati costretti a riassumere alcuni messaggi per dare spazio a tutti. Ma non c’è dubbio che le misure adottate dal governo di Giuseppe Conte per arginare il coronavirus sono uno dei passaggi cruciali per il nostro Paese.
I risultati li vedremo tra pochi giorni: il Dpcm scade, infatti, il 24 novembre. Soprattutto vedremo a che punto sono gli indennizzi dal momento che è stato detto che a metà novembre dovrebbero essere a disposizione proprio di bar e ristoranti (almeno quelli che hanno un fatturato fino ai 5 milioni di euro in quanto i loro dati sono già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate mentre per gli altri il contributo arriverà entro la fine dell’anno).
Per le attività in crisi (circa 350.000) sono stati stanziati circa 5 miliardi di euro tra: 1) indennizzi a fondo perduto; 2) stop al versamento della seconda rata dell’Imposta municipale unica-Imu; 3) credito d’imposta sugli affitti per i mesi di ottobre, novembre e dicembre; 4) proroga della cassa integrazione; 5) indennità di 1.000 euro per gli stagionali del turismo, dello spettacolo e dei centri sportivi; 6) proroga di 1 mese del reddito di emergenza.
È stato calcolato che per un bar l’indennizzo minimo dovrebbe essere di 2.000 euro.
Inoltre sono stati stanziati 60 milioni di euro per le forze dell’ordine impegnate nei controlli sul rispetto delle regole e 300 milioni di euro per compensare le fiere che hanno dovuto sospendere ogni iniziativa.
Complessivamente per lo spettacolo e il turismo c’è una dote di 1,2 miliardi di euro.
Questi provvedimenti basteranno a frenare le proteste di chi non ha più un lavoro e non sa se e quando potrà riprenderlo? È una sfida in cui tutti sono in gioco: il governo che deve dimostrare di essere sulla strada giusta, la sanità che è alla prese con un virus che sembra avere rotto gli argini, migliaia di persone che di colpo si sono ritrovare sulla soglia della povertà e alle quali non possono più essere date solo parole e buone intenzioni. L’Italia che si annuncia dietro l’angolo prenderà forma in questi giorni convulsi.
Tutte le misure adottate dal governo si possono scaricare dal sito: http://www.governo.it/it/coronavirus.

2) MANCANO 9.000 MEDICI E INFERMIERI E TROVARLI NON SARÀ SEMPLICE

Durante il primo lockdown medici e infermieri erano diventati i nostri eroi. Adesso di fronte agli ospedali più nessuno lascia messaggi di solidarietà e di incoraggiamento. Eppure, così come allora, la loro battaglia non è meno dura. Certo, il virus si conosce meglio e si sa come ci si deve comportare ma intanto, in attesa del vaccino, le vittime stanno raggiungendo numeri crudeli.
Credo che continuerà così ancora per un bel po’. Proprio per questo non riesco a comprendere come mai i nostri ospedali si ritrovino scoperti di personale. Se tutto era ampiamente previsto, se la seconda ondata è sempre stata data per certa, perché non si è fatto nulla?
Il nostro sistema sanitario ci viene invidiato da molti Paesi però lasciarlo andare a picco è una colpa grave.
Cristina Vescovi - Per e-mail da Roma

Non è semplice combattere il coronavirus che ha una capacità di penetrazione come nessun altro agente patogeno prima d’ora. In Europa tutti sono in difficoltà e tutti sono alle prese con un’emergenza sanitaria che sembra sul punto di travolgere qualsiasi linea difensiva.
Sì, è vero, in Italia mancano medici e infermieri: per l’esattezza 2.000-2.500 medici e 6.000-7.000 infermieri da destinare alle terapie intensive. Personale che non si trova sul mercato perché per formare uno specialista ci vogliono almeno 10 anni di esperienza.
Si sta pensando di ricorrere agli specializzandi da assumere con procedure facilitate e con contratti a tempo determinato e di richiamare in servizio i pensionati anche perché nel frattempo, per ampliare la disponibilità di posti Covid-19, si sono sguarniti altri reparti.
A dimostrazione della delicatezza del momento, lo scorso 24 ottobre la Protezione Civile ha avviato una procedura per l’individuazione di 300 medici abilitati non specializzati, 1.000 tra infermieri, assistenti sanitari a tecnici della prevenzione e 200 studenti iscritti al terzo anno dei corsi di laurea triennali in infermieristica, assistenza sanitaria e tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.
Per leggere il bando integrale clicca qui.

3) LAVORAVO IN UN ALBERGO DI ROMA: MI SPETTA QUALCHE INDENNITÀ?

Sono un dipendente stagionale di una struttura alberghiera. Sono stato “tagliato” dopo i recenti provvedimenti decisi dal governo per frenare il coronavirus. Vi invio l’ultima busta paga e il mio curriculum per sapere se posso accedere a qualche indennità, e se sì che cosa devo fare.
E. G. -s Per e-mail da Roma

Lei rientra senz’altro tra coloro che possono richiedere il contributo di 1.000 euro secondo il decreto legge 104/2020. Che, ricordiamolo, spetta ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, agli intermittenti, agli autonomi occasionali, agli incaricati di vendita a domicilio, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 35.000 euro, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 50.000 euro.
Per l’invio della domanda occorre fare riferimento al link: https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/AllegatiNews/Tutorial_Domanda_Indennita_COVID19.pdf.

4) SE IL CALL CENTER NON PAGA RIVOLGERSI AL GIUDICE DEL LAVORO

Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

5) LA LAUREA SI PUÒ RISCATTARE: ECCO COSA SI DEVE FARE

La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.
Marco Gasperini - Per telefono da Roma

Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.

6) IL PART TIME PUÒ ESSERE ANCHE A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

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1) Figli a casa e il congedo Covid-19; 2) Non abolite il reddito di cittadinanza; 3) Covid-19: storie di vita belle e brutte; 4) Caro Papa Francesco, parla del lavoro; 5) Ecco il significato dell’Isee; 6) la Germania e i giovani apprendisti

1) FIGLI A CASA E IL CONGEDO COVID-19

Ho un figlio di 12 anni che tutte le mattine accompagno a scuola. Nell’istituto si è verificato un caso sospetto di Covid-19 e per qualche giorno siamo stati tutti in ansia. Poi per fortuna l’allarme è passato.
Ma in quei giorni mi è venuto spontaneo pensare che cosa accadrebbe nell’eventualità di una chiusura totale o parziale dell’istituto. Io e mi marito lavoriamo e, in quel caso, uno di noi due dovrebbe rimane in casa.
Ma con l’ufficio come la mettiamo? Possiamo chiedere un permesso? E come ciò può incidere sullo stipendio? Abbiamo chiesto un po’ in giro ma le idee non sono troppo chiare…
Silvia Crivelli - Per e-mail da Roma

In verità, c’è un decreto legge dello scorso 8 settembre che ha preso in esame il caso dei genitori dipendenti del settore pubblico e privato di fronte alla necessità di un congedo per affrontare la quarantena scolastica dei figli per Covid-19.
Il decreto, che resterà in vigore fino al 31 dicembre, è stato recepito dall’Inps con la circolare n. 116 del 2 ottobre. Che, tra l’altro, fissa alcuni punti: 1) il figlio deve avere meno di 14 anni; 2) il congedo si può chiedere in caso di quarantena; 3) per i giorni di congedo è riconosciuta al genitore un’indennità pari al 50% della retribuzione; 4) il congedo non può essere fruito negli stessi giorni da entrambi i genitori, che possono però alternarsi; 5) il congedo non spetta a chi lavora da casa in modalità smart working o agile.
La domanda va presentata esclusivamente per via telematica attraverso il portale web dell’Inps, tramite il contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164, oppure tramite i Patronati utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Per maggiori dettagli clicca qui.

2) NON ABOLITE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Leggo e sento che si vorrebbe rivedere il reddito di cittadinanza. Se è per migliorarlo, bene. Altrimenti è meglio lasciare le cose come stanno. Ci sono tante persone che riescono a tirare e avanti solo grazie a questo sostegno e che ripiomberebbero nella disperazione se venisse tolto o ridotto.
Certo, va fatta pulizia dei tanti furbetti che se ne sono approfittati e se ne approfittano. Ma è una piccola minoranza. Semmai va migliorato il meccanismo che è alla base del provvedimento. Vale a dire: io Stato ti vengo in aiuto in attesa che tu possa trovare un’occupazione.
Perché la filosofia del reddito di cittadinanza – così è stato sempre detto – è quella di fare da ponte in momenti di difficoltà. Quindi, più che abolirlo o limitarlo bisognerebbe rilanciare forte sul versante del lavoro.
Mi rendo conto che il quadro generale non è dei più favorevoli ma spetta al governo trovare la soluzione. Magari, contemporaneamente, intensificando i controlli incrociati per smascherare chi non ha diritto al contributo.
Carolina Rossi - Per e-mail da Roma

Più che limitarlo, il reddito di cittadinanza deve tornare ad essere quello per cui è nato: un aiuto momentaneo in vista dell’inserimento nel mondo della produzione. E, nell’attesa, più formazione e riqualificazione e maggiore impegno da parte dei Centri per l’impiego.
In questa direzione pare muoversi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha avviato una serie di incontri con i ministri competenti. Insomma, il reddito di cittadinanza non può essere una misura di puro assistenzialismo ma la via maestra che deve portare verso l’occupazione.
Secondo un recente sondaggio, il 58,6% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’introduzione di modifiche al reddito di cittadinanza così com’è, mentre il 23% ha auspicato che si proceda ad un “tagliando” dopo circa un anno dalla sua entrata in vigore.

3) COVID-19: STORIE DI VITA BELLE E BRUTTE

Abito a Roma da sempre e sono piacevolmente sorpresa da come la mia città ha deciso di accogliere l’invito del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di indossare la mascherina anche quando si cammina per strada.
Tutti la portano e io mi sento più sicura. Non sempre è stato così perché alcune disposizioni sono spesso passate in cavalleria oppure poco osservate (per esempio, tanti divieti di sosta e persino qualche senso unico). Speriamo che duri almeno finché non si trova il vaccino.
Mariapia Cherubini - Per e-mail da Roma

È passata la prima settimana di ottobre e, a parte qualche caso, mi pare che il mondo della scuola stia resistendo piuttosto bene al coronavirus. Se andrà avanti così forse si riuscirà a portare a termine l’anno con buona regolarità.
Un ringraziamento va ai presidi, agli insegnanti e a tutti quanti si sono dati da fare perché ciò accadesse. All’inizio di settembre il clima era tutt’altro. In Italia siamo abituati a criticare sempre e comunque, e non è un spettacolo decoroso. Meno male che c’è chi, nonostante tutto, lavora in silenzio. E bene.
Giorgio Micheli - Per e-mai da Roma

Sono salito a piazza Bologna sul bus 168. A bordo un po’ di gente ma niente ressa. Alla fermata successiva, quella a metà di via XXI Aprile, si è fatto avanti un uomo sui 40 anni senza mascherina.
Ho provato a farglielo notare ma mi ha risposto di farmi gli affari miei perché ognuno è libero di comportarsi come vuole. Allora mi sono rivolto all’autista. Infastidito, mi ha risposto di non poterci fare nulla. Così quel signore è sceso dopo una decina di minuti. A quel punto molti altri si sono lamentati.
Li ho guardati male. Perché non si sono fatti sentire prima? E perché “ognuno può comportarsi come vuole” quando si sa che con il Covid-19 in giro questo non è proprio vero?
Gianni Franco - Per e-mail da Roma

Ho notato che all’ingresso di alcuni supermercati ti misurano la febbre con il termoscanner, in altri ti lasciano entrare senza controlli. Inoltre, non sempre ci sono i guanti per toccare la merce e spesso le persone non rispettano la distanza minima.
Dal momento che i contagi sono in aumento e che le misure restrittive sono state prorogate dal governo, perché non si impone alle grandi strutture commerciali di comportarsi come hanno fatto lodevolmente durante il lockdown?
Lo stesso vale per i mercati rionali dove, in particolare nella giornata di sabato, la gente si ammassa irresponsabilmente intorno ai banchi.
Cinzia Fiori - Per telefono da Roma

Sono quattro testimonianza di vita vissuta ai tempi del Covid-19. Alcune sono positive, altre non possono non suscitare preoccupazione.
La diffusione del virus – come gli esperti non si stancano di ricordare – si combatte se si rispettano tre semplici regole: 1) rispettare il distanziamento sociale; 2) indossare la mascherina; 3) lavarsi spesso le mani.
Non sarebbe male se le grandi strutture commerciali ricominciassero a controllare e regolare il flusso della clientela. Impedire alla pandemia una nuova ondata significa consentire alla vita di tutti noi e all’economia di andare avanti senza brusche fermate.
La maggioranza rispetta le regole ma è fondamentale che tutti lo facciano. Abbiamo imparato a nostre spese che basta poco per rilanciare i focolai. La prudenza non è mai troppa e “ognuno può comportarsi come vuole” solo se non mette a rischio la salute degli altri.

4) CARO PAPA FRANCESCO, PARLA DEL LAVORO

Papa Francesco mi piace anche se non sempre sono d’accordo. Per esempio, nell’ultima enciclica “Fratelli tutti” si parla di popolo e populismo e persino di libertà e uguaglianza, cosa che mi ha fatto ricordare la rivoluzione francese.
Però non mi pare che la stessa attenzione, e qui sta la mia sorpresa, sia stata posta sul tema del lavoro che è l’elemento senza il quale non c’è speranza per l’uomo.
Perché questa dimenticanza?
Silvio C. - Per telefono da Roma

In “Fratelli tutti” ci sono riferimenti molto netti sul lavoro, così come Papa Francesco ha già fatto nel corso degli anni. Ad un certo momento, nell’enciclica afferma che “non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro” e che “aiutare i poveri con il denaro deve essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte alle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro”.
Nel libro “Il lavoro è dignità”, curato da Giacomo Costa e Paolo Foglizzo e che raccoglie alcuni interventi del Papa proprio su questo tema, i due autori ricordano come Francesco non sia d’accordo con chi interpreta il lavoro unicamente come una necessità economica e quindi come uno strumento per ottenere un reddito che permetta poi di consumare. Il lavoro, secondo il Pontefice, è molto di più. Il lavoro è soprattutto un ambito in cui la persona può diventare più persona. Per questo il lavoro è un’esperienza umana fondamentale.
Tra l’altro, nel numero 11 del 2017, “Lavoro Facile” ha pubblicato quanto Papa Francesco ha detto a Genova il 27 maggio di fronte agli operai dello stabilimento llva: “Il vero obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti. L’articolo 1 della Costituzione è molto bello: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Quel servizio si può rileggere cliccando sul link: https://www.lavorofacile.info/rivista/2017_n11/#p=30.

5) ECCO IL SIGNIFICATO DELL’ISEE

Ogni tanto, quando c’è da compilare la domanda per avere qualche sussidio, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

6) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un impiego. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando spesso sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi. Però di fronte alla pandemia del coronavirus a Berlino hanno capito che o se ne esce tutti insieme oppure anche loro rischiano di subire colpi pesanti.
Comunque è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

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1) Appello a Conte di una pensionata. 2) Contratto rider: verità e bugie. 3) La strada per trovare un posto. 4) Mi hanno negato l’indennità di cassa. 5) Fate pagare le tasse ai big del web. 6) Le buche di Roma: battaglia vinta?. 7) Quelle raccomandate non consegnate

1) APPELLO A CONTE DI UNA PENSIONATA

Sono una pensionata al minimo di 81 anni e vorrei far presente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in Italia esiste una categoria di lavoratori operai che hanno versato i contributi per avere una pensione che consenta loro di vivere e non di morire di fame. Perché è ciò che succede con poco più di 600 euro al mese, che da più di 20 anni sono rimasti gli stessi. Noi siamo sempre più vecchi e con le ossa malridotte, e non ci possiamo permettere neppure gli antidolorifici.
Abbiamo sentito tanto parlare in televisione e letto sulla stampa di aiuti economici dati a tanti (pensioni sociali, reddito di cittadinanza, eccetera) ma non abbiamo mai sentito fino ad oggi nominare i pensionati lavoratori pagati con la pensione al minimo di 630 euro. E mai abbiamo visto qualcuno cercare di fare qualcosa per riparare a questa inumana ingiustizia.
Siamo stati completamente dimenticati, come se non esistessimo.
Vorrei sperare che per un momento la Sua mente possa rivolgersi a questi circa 5 milioni di poveri vecchi lavoratori che hanno diritto ad una pensione decente in grado di sostenerli negli ultimi tempi della loro vita.
Lettera da Roma - Tel. 339.376XXXX

La condizione di chi ha versato anni di contributi ma non ha raggiunto la soglia minima e che, quindi, raggiunta l’età pensionabile, non può che ricorrere alla pensione minima, è tra le più crudeli. Perché si tratta di lavoratori che hanno versato all’Inps un bel po’ di quattrini ma che è come se non lo avessero fatto.
Con 630 euro si vive male, e queste persone meriterebbero davvero che le loro ragioni venissero ascoltate.
L’appello al Presidente del Consiglio di questa pensionata scuote ancora di più le coscienze se si pensa a quanti, pur non avendone diritto, usufruiscono del reddito di cittadinanza o di altri sostegni. Chissà se con il Recovery fund possa saltare fuori qualche buona notizia?

2) CONTRATTO RIDER: VERITÀ E BUGIE

Finalmente anche per i “rider” è arrivata un po’ di giustizia. Dopo tanto sfruttamento adesso ci sono regole e compensi più precisi. È un risultato che potrebbe porre fine allo “schiavismo della ristorazione”. Come stanno le cose?
Claudio S. - Per e-mail da Roma

Quello che è stato definito come il primo contratto dei “rider”, cioè i ciclo-moto fattorini che portano pranzi e cene a domicilio, si fonda su alcuni punti base: 1) compenso minimo di 10 euro lordi per ogni ora lavorata; 2) indennità integrativa tra il 10% e il 20% per lavoro notturno, festività e maltempo; 3) premi una tantum di 600 euro ogni 2.000 consegne effettuate; 4) formazione; 5) fornitura gratuita delle dotazioni di sicurezza tipo giacca ad alta visibilità, casco, e così via; 5) copertura assicurativa contro gli infortuni e per danni contro terzi.
L’accordo è stato sottoscritto da Assodelivery (l’associazione di categoria che rappresenta i gruppi più importanti del comparto tra cui Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats) e da Ugl.
Quello che non viene previsto è l’inquadramento dei “rider” come lavoratori dipendenti che quindi restano autonomi e di conseguenza senza ferie o malattie pagate.
Ed è proprio questo il punto che viene utilizzato da gran parte delle sigle nate spontaneamente tra i lavoratori (Deliverance Milano, #RiderXiDiritti, Riders Union Bologna, Riders Union Roma) per contestare l’intesa definita un “accordo pirata con un sindacato di comodo”. Tra l’altro l’Ugl viene definita una “sigla datoriale che non ha alcuna rappresentatività nel settore”.
Anche Cgil, Cisl e Uil hanno preso le distanze accusando Assodelivery di continuare a volere una manodopera “potenzialmente infinita e facilmente sostituibile” alla quale non vengono riconosciuti i diritti fondamentali. In sostanza, è stata “portata a termine un’operazione che prevede salari bassi e maggiore precarietà”.
Per questo è stata chiesta la convocazione del tavolo aperto da tempo al ministero del Lavoro per provare a portare a termine i colloqui già avviati. Su quel tavolo i sindacati hanno posto la questione dell’inquadramento dei ciclo-moto fattorini come dipendenti subordinati. Si era manifestata la possibilità di un compromesso che l’accordo Assodelivery-Ugl non rende certo più facile.

3) LA STRADA PER TROVARE UN POSTO

Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per confermare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo ma adesso in leggera ripresa), dalle agenzie per il lavoro (in crescita) e dai Centri per l'impiego (scarsamente utili ma in fase di rilancio). Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si parla di una profonda riforma in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.

4) MI HANNO NEGATO L’INDENNITÀ DI CASSA

Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma

Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via, se ed in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria, sono cioè tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito proprio dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.

5) FATE PAGARE LE TASSE AI BIG DEL WEB

Non sono un esperto in materia ma non riesco a capire come mai i colossi del web che operano in Italia continuino a versare al nostro fisco molto meno di quanto dovrebbero. Ogni tanto qualcuno ritira fuori l’argomento ma senza risultati apprezzabili.
Visto che l’erario è sempre a caccia di soldi, come possibile che ciò possa accadere? Insomma: o hanno ragione loro, e allora è inutile indignarsi, oppure chi dovrebbe far valere i nostri interessi non lo fa con il dovuto rigore.
Leo Sestini - Per telefono da Firenze

In verità, l’Italia e gli altri Paesi europei che hanno i nostri stessi problemi si sono mossi su diversi tavoli. Per esempio, l’intervento della procura ha recentemente “convinto” Airbnb, Amazon, Facebook, Google a versare 42 milioni di euro a fronte di un arretrato di quasi 1 miliardo di euro.
Però sul filo della legalità, almeno finché non si riuscirà a cambiare le regole, i colossi del web sono abbastanza al sicuro. Perché, oggi, possono pagare le tasse là dove hanno stabilito la loro sede e non nei Paesi dove generano profitti. L’Ocse, l’Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, sta cercando un compromesso che riduca il fenomeno in attesa di una rimodulazione generale della questione.
Ma non sarà semplice. Il presidente americano, Donald Trump, si è decisamente schierato con le compagnie e qui in Europa, Irlanda, Lussemburgo e Olanda – cioè i Paesi che ospitano i colossi del web e che da questo meccanismo incassano somme non indifferenti – già hanno fatto sapere di essere contrari a qualsiasi riforma.

6) LE BUCHE DI ROMA: BATTAGLIA VINTA?

Non so come a Roma vengano coperte le buche con l’asfalto. O meglio: lo so benissimo. L’altro giorno, in una strada nelle vicinanze di piazza Istria, un camioncino con il bitume e alcuni operai erano all’opera per riparare crepe e piccole voragini. Finalmente, mi sono detto. Solo che, ripassando qualche ora dopo, ho visto che sì tutto era stato ricoperto ma lasciando uno scalino di almeno 2-3 centimetri!
Se questo è un lavoro a regola d’arte mi piacerebbe conoscere chi è che lo autorizza: insomma, se gli operai non fanno altro che eseguire delle precise disposizioni. Perché a me sembrano robe da matti: da una parte si tappano le buche e dall’altra si alzano scalini.
Recentemente la sindaca, Virginia Raggi, ha annunciato che la battaglia delle buche è stata vinta. A me non pare proprio…
Carlo Pesenti - Per telefono da Roma

La segnalazione non è l’unica arrivata alla nostra redazione. Le buche, così come la deficitaria raccolta dei rifiuti, fanno ormai parte del panorama di Roma. I consiglieri più vicini alla prima cittadina sostengono che il problema, se non del tutto risolto, è in via di soluzione.
Siccome non si tratta di dispute filosofiche ma di cose che di più “terrene” non potrebbero essere, non è difficile capire come stiano realmente le cose. Basta girare un po’ per farsi un’idea. Come sempre, le parole sono una cosa, i fatti un’altra.

7) QUELLE RACCOMANDATE NON CONSEGNATE

Lo scorso 10 settembre, uscendo da casa, ho trovato un avviso di Poste italiane dove mi si invitava a ritirare una raccomandata presso l’ufficio centrale della mia città perché il postino, pure avendo suonato, non aveva trovato nessuno e quindi non aveva potuto effettuare il recapito.
Il fatto è che io a casa c’ero e non ho sentito suonare né il citofono né il campanello. Per recuperare la lettera ho dovuto rinviare un paio di impegni e fare una piccola fila davanti allo sportello. Alle mie rimostranze l’impiegato non è sembrato convinto delle mie ragioni ma, comunque, mi ha invitato a segnalare l’accaduto alla direzione.
Non è così che si fa un buon servizio agli utenti da parte di una delle nostre più importanti aziende.
Corrado M. – Per telefono da Roma

Il problema deve essere, evidentemente, piuttosto diffuso se lo scorso 15 settembre l’Antitrust ha multato Poste italiane per 5 milioni di euro in quanto l’azienda “anche quando sarebbe stato possibile effettuare la consegna nelle mani del destinatario” preferisce lasciare un avviso per il ritiro nei depositi postali il che obbliga a “un inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”.
L’Antitrust ha poi criticato la circostanza che il recapito “non sempre viene esperito con la tempistica e la certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari”.
Poste italiane, che ha annunciato il ricorso al Tar contro la sanzione, ha risposto definendo “priva di fondamento l’ipotesi secondo la quale l’azienda avrebbe posto in essere azioni che ingannino i clienti in merito alle caratteristiche del prodotto raccomandata”.
Poste ha anche fornito i dati del servizio: “Nel 2019 sono stati consegnati oltre 120 milioni di pezzi, ricevendo nel medesimo periodo, meno di 1.000 reclami relativi agli avvisi di giacenza, pari allo 0,0008% del totale delle raccomandate regolarmente gestite”.
Vedremo come andrà a finire il confronto Antitrust-Poste italiane. Certo è che coloro che fanno parte di quello 0,00008% hanno tutto il diritto di lagnarsi.

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1) Nuove regole per lo smart working; 2) Alunni prigionieri delle mascherine?; 3) L’America, le elezioni e i nostri politici; 4) Tra agenzie, aziende e contratti; 5) Quanto può durare una trasferta?; 6) Gli annunci di ricerca in inglese; 7) Quali i compiti dell’inserviente.

1) NUOVE REGOLE PER LO SMART WORKING

Il coronavirus ha rilanciato lo smart working. Se non si riuscirà a mettere il virus sotto controllo, è previsto che in autunno ci sarà un ulteriore balzo in avanti delle attività svolte da casa. In apparenza niente di male. Tutt’altro. Ma io non ne sono convinto.
C’è il rischio concreto della perdita di quei rapporti sociali che solo lo stare insieme nel posto di lavoro è in grado di favorire. E poi tra un po’ qualcuno proporrà di rivedere al ribasso gli stipendi con la scusa che i dipendenti hanno meno spese per gli spostamenti o altro.
Martino Ranucci - Per e-mail da Roma

Quando l’Italia è stata chiusa per frenare la pandemia, le aziende che hanno potuto hanno favorito il ricorso allo smart working che, ricordiamo, significa svolgere lo stesso impegno da remoto (cioè presso la propria abitazione o in un altro luogo) restando in collegamento con il vecchio ufficio.
La necessità di dare regole più precise a questa formula è ben presente tanto che la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato per il 24 settembre le parti sociali per regolamentare i contratti alla luce della massiccia diffusione dello smart working. Insomma si avverte la necessità di passare dalle modalità imposte dall’emergenza ad un sistema di relazioni sulle quali trovino l’accordo imprenditori e lavoratori “all’interno di un più ampio e sistematico piano di incentivi e investimenti in grado di facilitare la transizione tecnologica del nostro sistema produttivo. La leva fiscale è certamente uno dei primi strumenti da mettere in campo”.
In italiano smart working vuol dire “lavoro intelligente”. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano si tratta di “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.
Adesso, però, visto che dalla teoria si è passati ampiamente ai fatti non si può lasciare che tutto scorra senza punti di riferimento. Bene, quindi, l’iniziativa della ministra del Lavoro.

2) ALUNNI PRIGIONIERI DELLE MASCHERINE?

Spero che l’anno scolastico possa scorrere più o meno regolarmente. Ma penso anche che non sarà facile. Il Covid-19 è ancora in mezzo a noi e finché non arriverà il vaccino saremo costretti a farci i conti.
Comunque, e finalmente, ci siamo resi conto di come negli anni la scuola sia stata abbandonata: classi pollaio, strutture inadeguate, precariato ovunque. Comunque, e finalmente, si sente dire che la scuola è il cuore pulsante del Paese da cui dipende il nostro futuro. Comunque, e finalmente, si è deciso di ripartire coinvolgendo più ministeri e mettendo in campo più risorse finanziarie.
È una sfida che non possiamo perdere. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha affermato che la riapertura delle scuole è stato sempre considerato un “dovere morale” da parte del governo. Auriamoci che tutti i calcoli siano stati fatti bene.
Marta Corsini - Per e-mail da Roma

Ho appena letto che un noto esponente politico ha detto: “Io, mia figlia di 7 anni a scuola a settembre in un’aula buia e con la mascherina, non ce la mando. In Europa i bambini stanno andando scuola senza distanze e senza mascherine. Perché qui in Italia no? È una follia”.
Oggi è il 21 agosto. Anch’io ho una bambina di 8 anni e sono preoccupata per la diffusione del coronavirus che ha ripreso a circolare con forza. Ciò che voglio è che quando l’accompagnerò a scuola mi si assicuri che è stato fatto il massimo per garantire la sua sicurezza e quella di tutti gli altri.
Tenere la mascherina in aula non è il massimo, anzi meglio sarebbe farne a meno. Ma spetta agli esperti decidere.
Carla Setti - Per telefono da Roma

Mai il ministero dell’Istruzione si è trovato a gestire un problema come quello del coronavirus. È capitato alla ministra Azzolina, per di più in mezzo ad una bagarre politica che ormai non risparmia nulla e nessuno.
Detto questo, non mi pare che la responsabile del dicastero di viale Trastevere si stia comportando peggio di chi l’ha preceduta. Basta ricordare il lungo elenco di provvedimenti che hanno via via trasformato la scuola in una fabbrica di precari.
Un Paese che non è mai riuscito a darsi una seria strategia dell’apprendimento in linea con le necessità di un mondo in rapida trasformazione, non può che recitare il mea culpa. E magari provare – senza rovesciare di continuo i tavoli e mettendo da parte le facili demagogie – a costruire qualcosa di sensato. Beh, forse sto sognando ad occhi aperti…
Nello Brancati - Per telefono da Napoli

Il 20 e il 21 settembre si vota per il referendum sul taglio dei parlamentari e per il rinnovo dei governatori di 7 Regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto, dove sono chiamati alle urne 18 milioni di elettori.
Dopo questo, il nuovo numero di “Lavoro Facile” uscirà venerdì 2 ottobre quando i risultati delle elezioni saranno già noti.
Mentre scriviamo, quindi, siamo ancora nel pieno del confronto tra i partiti e tra gli schieramenti, e l’argomento della scuola non può non sottrarsi alle polemiche. Sia perché è particolarmente ricco di implicazioni, sia perché coinvolge milioni di persone tra studenti, famiglie, personale docente e amministrativo.
Chi sarà riuscito meglio a fare breccia nelle convinzioni dell’opinione pubblica sarà sotto gli occhi dei lettori a partire dalla sera del 22 settembre. In questo momento non possiamo che prendere atto della situazione che abbiamo di fronte e che è in parte quella descritta dai messaggi qui sopra riportati.
Per chiarezza va detto che il noto esponente politico al quale fa riferimento Carla Setti à Matteo Salvini e che quelle parole sono state pronunciate dal leader della Lega durante una manifestazione di protesta organizzata davanti al ministero dell’Istruzione al grido di “Azzolina bocciata”.
Siamo d’accordo sul fatto che, nel decidere come ci si debba comportare all’interno delle scuole e delle aule, non si possa prescindere dal parere degli esperti, cioè dei virologi che stanno monitorando il cammino del coronavirus. E meglio sarebbe se riuscissero a parlare con una sola voce.
Del resto, non è che a proposito di Covid-19 i politici non abbiano più volte capovolto le loro posizioni: dalla richiesta di immediate chiusure alla richiesta di immediate riaperture, dal via libera alle discoteche al perché quel via libera sia stato dato, dal virus che non fa più paura alla necessità di mantenere la massima attenzione. E così via.

3) L’AMERICA, LE ELEZIONI E I NOSTRI POLITICI

Mi è capitato di seguire in diretta tv dagli Stati Uniti alcune fasi della Convention del partito democratico che ha candidato Joe Biden come sfidante di Donald Trump. Ho ascoltato molti interventi tra i quali quelli di Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Barack Obama, Kamala Harris e dello stesso Biden.
Mi è venuto spontaneo fare un paragone con ciò che dicono i nostri politici eternamente a caccia di voti. Che differenza! Là si prova a volare alto, a cercare risposte concrete, a sentirsi parte di un Paese che è stato fatto, e che è fatto, da gente proveniente da ogni parte del mondo. Dove nessuno rinnega le proprie origini, anzi le ribadisce con orgoglio. Ma poi tutti si sentono americani.
Così Kamala Harris, vice di Biden, ha ricordato la madre di origini indiane e il padre di origini giamaicane. Così la stessa moglie di Biden, Jill, non ha trascurato di rendere omaggio ai nonni provenienti dall’Italia. E Ocasio-Cortez ha sempre messo in luce come le sue radici siano portoricane.
Più “italiano”, invece, mi è sembrato il linguaggio di Trump con le accuse a chi non la pensa come lui, con gli avvertimenti a chi non accetta la sua visione del mondo, con l’esplicito e l’implicito sostegno a coloro che ritengono che chi ha il potere deve usare il bastone nei confronti di coloro che non sono d’accordo.
Saranno gli elettori, il 3 novembre, a decidere se confermare l’attuale capo della Casa Bianca o cambiarlo. Una scelta che, alla fine, avrà ripercussioni su tutti noi perché sono in ballo due visioni del mondo. Ma intanto, grazie alle trasmissioni notturne (a causa del fuso orario) della Rai, ho potuto capire meglio che cosa in America si pensa di fare.
Cesare Rocchi - Per e-mail da Roma

4) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma

L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico. Il contratto può essere anche a tempo indeterminato.

5) QUANTO PUÒ DURARE UNA TRASFERTA?

Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.
In genere, e salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il datore di lavoro può inviare il dipendente in missione o trasferta senza le limitazioni che regolano il trasferimento: vale a dire le imprescindibili ragioni tecniche, organizzative e produttive.

6) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?
I. M. - Per fax da Roma

Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle imprese e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.

7) QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE

Un contratto di inserviente quali mansioni comprende?
Flora Di Carlo - Per Google+

Quella dell’inserviente è una figura che si trova in quasi tutti gli ambienti di lavoro: dal turismo alla ristorazione, dall’ospedaliero al turismo, dagli uffici alle scuole, e così via. Di solito svolge compiti esecutivi che, comunque, richiedono una certa preparazione.
Il livello contrattuale oscilla tra il V e il VII livello. Il V livello e il VI prevedono che si debba svolgere un’attività di normale complessità (per esempio commis di cucina, addetto ai servizi mensa, caffettiere ma non barista, cucitrice, facchino ai piani).
Il VII livello (che dopo 1 anno di anzianità si trasforma automaticamente in VI livello) si riferisce a guardarobieri, magazzinieri, autisti con patente B, addetti vigilanza, garagisti, addetti portineria, fattorini, maschere, e così via.
Naturalmente ogni livello ha una retribuzione specifica stabilita dai contratti nazionali di lavoro.

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1) La scuola? Accidenti che rebus; 2) Laurearsi in GB sarà quasi impossibile; 3) Dei clan si sa già tutto. E allora?; 4) Noi “anta” siamo discriminati; 5) Assunzione col conto corrente…; 6) Ancora sulla giungla call center; 7) Le mie otto proposte per la sanità

1) LA SCUOLA? ACCIDENTI CHE REBUS

Alla fine una soluzione riusciranno a trovarla ma che angoscia: la scuola italiana da troppo tempo viene bistrattata e mai considerata come dovrebbe. Se il futuro si costruisce tra aule e docenti c’è poco da stare allegri. E non per colpa dei prof che continuano a mettercela tutta per impedirne il definitivo naufragio.
Marta Semprini - Per e-mail da Roma

Ogni ministro che arriva in viale Trastevere prova a cambiare tutto e, soprattutto, a spazzare via ciò che ha fatto il suo predecessore. Ma è mai possibile? A memoria non ricordo un responsabile del dicastero della pubblica istruzione che sia riuscito a lasciare il segno. Vorrei sbagliarmi, però…
Stefania Ricci - Per e-mail da Roma

Lavoro da anni nella scuola come amministrativo e ne ho viste di tutti i colori. Quando è stato deciso di dare più responsabilità ai dirigenti scolastici credevo che fosse una scelta azzeccata: solo chi vive giorno per giorno i problemi di un istituto può risolverli sapendo dove mettere le mani.
Ma poi i soldi da spendere si sono inesorabilmente ridotti tanto che non pochi genitori sono stati costretti a comprare materiali di prima necessità (prodotti per la pulizia, carta igienica) o a mettersi a disposizione per qualche lavoretto urgente.
Insomma, se lo Stato doveva risparmiare i primi a finire sotto le forbici sono sempre stati la scuola e la sanità. Il risultato è davanti agli occhi di tutti.
Per questo dico che le responsabilità della ministra Azzolina, che pure ci sono, andrebbero perlomeno ripartite con chi l’ha preceduta.
Carlo S. - Per telefono da Roma

Oltre ai soliti nodi irrisolti, anche la scuola ha dovuto misurarsi con il coronavirus. Una tempesta quasi perfetta. È facile sparare a zero sul ministero dell’Istruzione, anche perché la ministra Azzolina ci ha messo del suo con indecisioni, gaffe, mosse e contromosse.
Mi vengono i brividi pensando a che cosa potrà accadere il 14 settembre quando partirà l’anno scolastico 2020-2021. Non resta che sperare nello stellone italiano. E pregare.
Fabiola Masi - Per e-mail da Roma

Cara ministra Lucia Azzolina se, come dice, l’hanno messa in mezzo lasciando che diventasse il bersaglio di tutte le critiche, perché non si dimette? Sarebbe un bel gesto di responsabilità. Però in Italia le dimissioni sono un evento rarissimo: la poltrona ha sempre la meglio e il rimpallo delle responsabilità consente di salvare (più o meno) la faccia.
Non sono scenebelle da vedere, ma ci siamo abituati. Tra qualche settimana, nel pieno delle ferie, le polemiche scenderanno di tono. Però la brace cova sotto la cenere e, c’è da scommettere, alla vigilia del primo suono di campanella il fuoco tornerà a divampare. Figuriamoci che cosa potrebbe accadere se anche Covid-19 dovesse farsi vivo con una seconda ondata: facciamo gli scongiuri!
F. T. - Per e-mail da Roma

La scuola è l’immagine di un Paese. E l’Italia è da tempo che non riesce a dare il meglio di sè. Del resto siamo tra chi destina meno soldi all’educazione: così se la spesa media dei partner dell’Unione europea è del 10,2% della spesa pubblica totale, noi ci fermiamo al 7,9%.
L’Inghilterra spende l’11,3%, la Francia il 9,6%, la Germania il 9,3%, la Romania l’8,4%, la Grecia l’8,2%. In testa troviamo Cipro con il 15,3% e i Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) con il 15%.
È un problema che, come ha scritto un lettore, viene da lontano. E che adesso potrebbe essere avviato a soluzione grazie ai contributi che l’Europa si appresta a versare all’Italia.
Però a Bruxelles si aspettano, prima di darci gli euro, che il governo presenti un piano circostanziato relativo a come intendiamo spenderli. Lì la scuola deve ritrovare la dignità che merita.
Al tema abbiamo dedicato il Primo piano di questo numero (da pagina 20). Dove si possono trovare i punti salienti della riforma della ministra Azzolina e le opportunità di formazione offerte dal mercato. Insomma, proviamo anche a rispondere alla domanda: che cosa conviene imparare per trovare subito e meglio un posto di lavoro?

2) LAUREARSI IN GB SARÀ QUASI IMPOSSIBILE

Il prossimo anno mio figlio prenderà la maturità e, come d’accordo in famiglia, proseguirà gli studi in Gran Bretagna. Il fatto è che la Brexit potrebbe cambiare i nostri calcoli, e non di poco perché leggo che, una volta scattata la separazione tra Londra e il resto dell’Unione europea, frequentare una università costerà un bel po’ di più.
Stiamo cercando di informarci ma pare proprio che così sarà. La mia preoccupazione è che potrei non essere in grado di sostenere la spesa. Rinunciare sarebbe un brutto colpo. Continuiamo a sperare in un cambiamento di rotta, in qualche accordo che almeno lasci intatte le norme che regolano gli scambi culturali. Sarà possibile?
Corrado D’Amico - Per telefono da Roma

L’uscita del Regno Unito dalla Ue – sancita da un referendum e poi sempre ribadita dal premier Boris Johnson – avverrà alla fine di quest’anno. Sono in corso negoziati per scongiurare una separazione dura, cioè senza intese capaci di limitare i danni.
All’inizio di giugno, Johnson e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno provato a trovare un punto di incontro. Invano. Le posizioni sono rimaste distanti e non si intravedono spiragli.
C’è chi ha provato a suggerire di prendere tempo, rinviando più avanti la data limite. Ma Londra ha tagliato corto: “Il periodo di transizione scade il 31 prossimo dicembre”.
Saranno problemi per tutti. È stato calcolato che il Regno Unito dovrà mettere in conto un calo del Pil di oltre il 10% e 6 milioni di posti bruciati. Al numero 10 di Downing Street confidano nell’aiuto del presidente americano, Donald Trump, che non vede l’ora di stringere ancora di più i rapporti con il Paese di Sua Maestà per creare ulteriori difficoltà all’Unione europea.
Per ciò che riguarda la presenza degli studenti provenienti dalla Ue nelle università britanniche, nulla cambierà fino a quel fatidico 31 dicembre. Poi le novità faranno piazza pulita di ciò che è stato.
Un po’ di cifre. Adesso la tassa d’iscrizione è di 9.000 sterline l’anno. In più gli studenti possono ottenere prestiti da restituire dopo la laurea e dopo avere trovato un posto di lavoro. In sostanza, ci si può mantenere senza pesare sulle famiglie.
Ma con l’anno accademico 2021-2022 i ragazzi provenienti dalla Ue saranno equiparati agli extracomunitari. Quindi le 9.000 sterline saliranno a 25.000 e spariranno pure gli incentivi.
Così, per coprire i 4 anni necessari per arrivare alla laurea bisognerà sborsare 100.000 sterline (115.000 euro). Più le spese di soggiorno.
Non molti potranno permetterselo, e i flussi dall’Italia sono destinati a ridursi drasticamente. Oggi, tra gli studenti europei i nostri giovani sono i più numerosi: 14.000 contro i 13.600 francesi, i 13.400 tedeschi e i 10.300 spagnoli.

3) DEI CLAN SI SA GIÀ TUTTO. E ALLORA?

Se davvero la criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà provocate dal coronavirus a tanti imprenditori, sta tendando di “subentrare” negli affari, perché le autorità competenti non intervengono per stroncare questi tentativi?
Ciò che mi sorprende è che spesso si sa già tutto: che la cosca tal dei tali controlla interi quartieri, che l’organizzazione pinco palla smercia stupefacenti, che i clan ypsilon e zeta sono formati da colletti bianchi che riciclano i proventi del malaffare. Eccetera, eccetera.
Si fanno pure nomi e cognomi. Che si aspetta ad esercitare la legge? Boh, è un mistero gaudioso.
T. P. - Per e-mail da Frosinone

In effetti, si pubblicano pure organigrammi con spicchi di città controllati da gruppi ben identificati. Allora perché non si interviene? In verità, si interviene. Le operazioni di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono quotidiane, e lo smantellamento delle reti criminali è costante.
Certo, si dovrebbe e si potrebbe fare di più. Anche perché è notevole la capacità delle mafie di parare i colpi e rimediare agli arresti. Il giudice Giovanni Falcone parlò di “menti raffinatissime”. Lo Stato deve tenere sempre la guardia alta.

4) NOI “ANTA” SIAMO DISCRIMINATI

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni OBBLIGANO a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e la pensione è ancora lontana. Non ci sono parole...
Vorrei che prendeste sul serio questo argomento – magari dedicandogli uno dei prossimi articoli – che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. Per di più in un periodo come quello attuale terremotato dal lockdown.
In quest'ambito si conferma quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali le misure di sostegno lasciano a desiderare.
Accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento.

5) ASSUNZIONE COL CONTO CORRENTE…

Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.
Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molti dubbi…
A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di lavoro proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.
A maggior ragione, visti i presupposti, diffiderei di un preteso datore di lavoro che mi invitasse, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario a mie spese. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.

6) ANCORA SULLA GIUNGLA CALL CENTER

Ho letto in questa rubrica la denuncia di chi ha lavorato in un call center senza ricevere lo stipendio pattuito. Posso testimoniare che non si tratta di un caso isolato. Anch’io ho vissuto una situazione simile, anche se poi tutto si è risolto per il meglio.
Il fatto è che, accanto a strutture serie, ce ne sono altre che non hanno un rapporto corretto con i collaboratori. Sarebbe bene che si continuasse a fare luce su un settore nel quale lavorano centinaia di giovani e dove impera la legge della giungla.
G. R. - Per telefono da Frosinone

Rispetto alla stagione pioneristica, quando di regole non c’era nemmeno l’ombra, l’intero comparto non è più abbandonato a se stesso, tanto che i contratti in essere garantiscono di più e meglio i lavoratori.
Ma di strada ne resta ancora da fare, tanto più che il settore non ha ancora risolto il problema delle delocalizzazioni e quello del cosiddetto “massimo ribasso” che consente a società piuttosto disinvolte di subentrare ad altre con tariffe superscontate e spesso al di sotto dei prezzi di mercato.
Com’è possibile? È possibile – sostengono dipendenti, sindacati e strutture più serie – perché la differenza viene scaricata sui lavoratori, sforbiciando le retribuzioni. Pertanto, quando si è sul punto di cominciare un’attività con un call center è bene sapere chi si ha di fronte. E poi, in caso di inadempienze, non rassegnarsi ma individuare la strada migliore per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti maturati.

7) LE MIE OTTO PROPOSTE PER LA SANITÀ
Si continua a parlare della Sanità in Italia. E si discute di che cosa non ha funzionato. Sicuramente ci sono state carenze e errori, ma nel complesso il nostro Servizio sanitario nazionale ha retto abbastanza bene e rimane uno dei migliori del mondo.
L’arrivo inaspettato del coronavirus ci ha trovati impreparati, con strutture non all’altezza per affrontare la grave situazione: carenza di posti letto per la rianimazione, carenza di materiale sanitario, carenza di medici e infermieri, carenza di servizi e presidi sanitari sul territorio. E poi, lasciatemelo dire, in alcune regioni i governatori non sono stati altezza dell’emergenza e tanti direttori generali si sono rivelati impreparati. E che dire di chi ha portato avanti una politica di privatizzazione della Sanità con continui finanziamenti e tagliando risorse e depotenziando le strutture pubbliche?
Io sostengo, invece, che c’è bisogno urgente di investire di più e meglio proprio nella sanità pubblica: la salute deve essere messa al primo posto nelle scelte culturali, economiche, sociali e politiche del nostro Paese.
Ecco alcune mie semplici proposte da rivolgere alle istituzioni e ai responsabili della sanità: 1) potenziare il Servizio sanitario nazionale con più risorse economiche, più strutture, più posti letto per la rianimazione, più medici e infermieri; 2) negli ospedali creare percorsi di sicurezza per evitare il contagio da coronavirus; 3) nell’ambito del piano sanitario locale potenziare velocemente le strutture sul territorio; 4) i dirigenti delle Agenzie territoriali della salute e delle Aziende socio-sanitarie territoriali siano nominati con concorsi pubblici, possibilmente internazionali (europei), secondo criteri di preparazione, competenza, capacità e onestà; 5) siano superate tra le regioni le disparità di trattamento; 6) appena pronto il vaccino anti Covid-16 sia messo a disposizione del Servizio sanitario nazionale in quantità sufficienti per la vaccinazione di tutti i cittadini; 7) che sia applicata appieno la legge 833, quella che ha istituito il nostro Servizio sanitario nazionale universalistico, con i suoi principi e gli obiettivi di prevenzione, cura e riabilitazione; 8) applicare su tutto il territorio nazionale l’articolo 32 della nostra bella costituzione in cui si stabilisce che il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini e in eguale misura.
Per ultimo, un ringraziamento speciale a tutti gli operatori sanitari per il grande impegno e l’immenso sacrificio che ha consentito di salvare tante persone mettendo a rischio la loro vita.
Francesco Lena - Per e-mail da Cenate Sopra (Bergamo)

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1) Cara Inps, paga la cassa integrazione; 2) Il governo riuscirà a restare in sella?; 3) Se ci si rifiuta di lavorare nei festivi; 4) Il posto in banca non è più sicuro; 5) Pochi controlli sui bus di Roma; 6) Comprare un’auto con i “vizi occulti”

1) CARA INPS, PAGA LA CASSA INTEGRAZIONE

Sono tra coloro che hanno diritto all’assegno di cassa integrazione in deroga. I passaggi burocratici si sono conclusi lo scorso 8 aprile ma ancora non ho visto un euro. I tempi sono duri per tutti, ma ancora di più lo sono per chi ha perso un lavoro precario spesso poco retribuito.
Adesso vedo che con sempre maggiore frequenza si parla di rabbia sociale pronta ad esplodere. Chi ci governa deve prestare attenzione a quei cittadini che la crisi provocata dal coronavurs ha spinto oltre la soglia di povertà e che senza aiuto rischiano di non farcela.
A me sembra la solita Italia: a parole molto si promette ma poi nei fatti succede poco. In queste condizioni basta poco per accendere la miccia del risentimento…
Marco G. - Per e-mail da Roma

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, sostiene che ormai non ci sono ritardi nei pagamenti in quanto la macchina dell’Istituto di previdenza, dopo qualche settimana difficile, ha preso il ritmo giusto. Anche per quanto riguarda il pagamento della cassa integrazione in deroga (Cigd).
Secondo Tridico, con la fine di maggio non dovrebbero più esserci pratiche arretrate. L’e-mail di Marco G. è giunta in redazione all’inizio di giugno e può darsi che, nel frattempo, la situazione si sia risolta per il meglio.
Certo è che l’Inps si è trovata a gestire una situazione come mai prima, con tanti fronti aperti dalla pandemia. La riorganizzazione degli uffici ha richiesto qualche settimana e ciò ha innescato un’esasperazione diffusa. Che in verità, nonostante le rassicurazioni, non è stata del tutto riassorbita.
Ricordiamo che la cassa integrazione in deroga spetta ai lavoratori subordinati con la qualifica di operai, impiegati e quadri, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, con un’anzianità lavorativa presso un’impresa di almeno 12 mesi. L’indennità è pari all’80% della retribuzione. La domanda deve essere presentata dall’azienda direttamente all’Inps.
Per maggiori informazioni clicca qui

2) IL GOVERNO RIUSCIRÀ A RESTARE IN SELLA?

Intorno agli esami di maturità in tempi di Covid-19 c’è stato prima il balletto del si fa-non si fa, poi del come-si-fa e, infine, della loro organizzazione da parte degli uffici scolastici regionali. Ebbene, una volta dato il via libera è saltato fuori il problema della mancanza dei presidenti di commissione.
Con un’ordinanza è stato deciso, in fretta e furia, che per la nomina non era più necessaria un’anzianità di docenza di 10 anni e che, quindi, su questa base si poteva procedere alle nomine d’ufficio.
È questo l’ultimo inconveniente che vede la scuola in pieno marasma. Anche sui concorsi per la stabilizzazione degli insegnanti c’è stata un bel po’ di confusione e ancora non è ben chiaro in che modo comincerà l’anno scolastico 2020-2021. Che la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, non sia all’altezza?
Claudia Mauri - Per telefono da Roma

Il decreto Rilancio di 55 miliardi di euro dovrebbe rimettere in moto l’economia. A giudicare da ciò che si vede non so se ci si riuscirà. Nel governo ognuno marcia in ordine sparso e manca una visione strategica.
Se è vero che serve un impegno come quello messo in campo dopo la fine della seconda guerra mondiale, c’è da tremare.
Giuliana Marchi - Per e-mail da Roma

I soldi del Mes più i 172 miliardi di euro del recovery fund dovrebbero consentire all’Italia di uscire dalle sabbie mobili. L’Europa ha finalmente ha battuto un colpo, e che colpo. Sono più ottimista sul nostro futuro.
Lorenzo Milani - Per e-mail da Roma

Leggo che il governo di Giuseppe Conte avrebbe i mesi contati. Dopo l’estate e con l’economia ancora in panne pare che il nostro primo ministro sarà costretto a gettare la spugna.
Aumentano coloro che fanno il tifo per questa conclusione. Il nostro Paese ne trarrà giovamento? Non ne sono tanto sicuro visto ciò che passa il convento della politica.
Pino B. - Per e-mail da Napoli

Di messaggi sulle prospettive dell’Italia ne sono arrivati altri ma questi che pubblichiamo li riassumono bene.
Che cosa dire? Occorrerà vedere ciò che accadrà nelle prossime settimane e, soprattutto, su quando si potrà contare sul sostegno concreto dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di risorse perché le casse dello Stato si sono prosciugate.
Il nostro primo ministro sa che non può tirarla per le lunghe senza mettere quattrini freschi sul piatto. Se ciò avverrà abbastanza rapidamente potrà tirare un sospiro di sollievo. Sennò sarà complicato tenere in piedi la coalizione che lo sorregge.

3) SE CI SI RIFIUTA DI LAVORARE NEI FESTIVI

Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?
Carla Sartori - Per telefono da Roma

Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.
In questo senso si è espressa la Cassazione (sentenza 21209/2016) che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

4) IL POSTO IN BANCA NON È PIÙ SICURO

Una volta il posto in banca era tra i più ambiti e sicuri. Da un paio d’anni il panorama è cambiato. Chiusura di filiali e licenziamenti. È un altro mito che crolla…
Mimmo Moretti - Per e-mail da Roma

È proprio così. Secondo fonti del settore, per esempio, se Intesa Sanpaolo dovesse riuscire ad acquistare Ubi Banca i dipendenti in uscita sarebbe 5.000. Naturalmente si tratterebbe di uscite volontarie garantite dal Fondo di solidarietà del settore.
Ci sono da calcolare, inoltre, i 6.000 esuberi di UniCredit e la riduzione del personale, in parte già effettuata, di Bnl, Mps, Bper e altri istituti di credito.
C’è da dire che, di solito, gli accordi con i sindacati prevedono che ogni due addetti in uscita ce ne sia uno in entrata. È un modo per tagliare i bilanci e accelerare il ricambio generazionale favorito dalla progressiva introduzione delle nuove tecnologie.

5) POCHI CONTROLLI SUI BUS DI ROMA

Meno male che siamo tornati alla normalità dopo le restrizioni del lockdown. Ormai non ci sono più chiusure e, dal 3 giugno, ci si può spostare liberamente in tutta Italia. Restano, però, in vigore le misure per contenere la diffusione del Covid-19 come le sanificazioni, il distanziamento, le mascherine e, dove previsto, l’uso dei guanti.
Io vivo a Roma e per ragioni di lavoro ogni mattina utilizzo i mezzi pubblici. Posso testimoniare che qui le cose non vanno come dovrebbero. Gli autobus, soprattutto nelle ore di punta, sono affollati come prima e tutti fanno finta di niente.
Ma non si è detto che, in questi casi, gli autisti dovrebbero intervenire saltando persino le fermate? E che ci sarebbe stata più sorveglianza? La sindaca, Virginia Raggi, non può limitarsi a firmare ordinanze con le quali si appioppano multe a pioggia e insistere per l’inutile costruzione della funivia Casalotti-Battistini che dovrebbe costare più di 100 milioni di euro.
Non voglio mischiare capre e cavoli, ma rendere più sicuri i viaggi su bus e metro dovrebbe venire prima di tutto: non possiamo permetterci un ritorno in forze del coronavirus. L’occupazione ha subito colpi durissimi. Il rischio è che, nonostante tanti sacrifici, possa finire definitivamente fuori combattimento.
Paolo Comi - Per e-mail da Roma

In effetti, nelle ore di punta e su alcune linee succede ciò che il lettore ha descritto. E oggi, tra l’altro, le scuole sono chiuse. Che cosa accadrà a settembre?
Speriamo che la sindaca Raggi riesca a mettere in campo – e per tempo – idee utili e praticabili. Intanto, qualche controllo in più sui mezzi pubblici non guasterebbe.

6) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

Non c’entra con il lavoro ma l’argomento è di interesse generale in quanto c’è di mezzo la tutela di noi consumatori.
Per esempio, che cosa succede (e che cosa può fare) chi ha acquistato un’auto usata trovandosi quasi subito nei guai per una serie di guai meccanici?
Siccome una cosa analoga è capitata anche me, mi piacerebbe avere maggiori ragguagli.
Stefano Roberti - Per e-mail da Roma

Anche in questo caso, c’è una lontana sentenza (21204/2016) della Corte di Cassazione secondo la quale la clausola “vista e piaciuta” che di solito accompagna i contratti di acquisto non può avere la meglio sui “vizi occulti”, anche se questi non sono imputabili al venditore ma al costruttore.
In sostanza, è stata respinta l’impostazione secondo la quale con il termine “vista e piaciuta” si accetta il bene comprato così com’è, punto e basta. Invece, di fronte ai “vizi occulti” c’è chi ne deve rispondere. Il venditore oppure il costruttore.

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1) La scuola, gli esami e i dubbi sul futuro. 2) Occhio, c’è chi truffa utilizzando l’Inps. 3) Maternità e blocco dei licenziamenti. 4) Stalking: violenza fisica e morale. 5) Insegno l’inglese però… gratis

1) LA SCUOLA, GLI ESAMI E I DUBBI SUL FUTURO

D) Dopo un lungo tira e molla è stato deciso che gli esami di maturità cominceranno il 17 giugno. Si svolgeranno in aula e la prova dovrebbe durare un’ora. Visto come ci si è arrivati, credo che nessuno verrà bocciato. Del resto, la percentuale dei promossi era già altissima negli scorsi anni, figuriamoci se con la situazione che si è creata i prof vorranno usare il pugno duro.
Capisco che diplomare tutti senza un minimo di confronto avrebbe potuto suscitare polemiche, ma così non è la stessa cosa? La scuola, come il Paese, ha attraversato e sta attraversando un periodo difficile. La speranza è che quando a settembre le aule torneranno a riempirsi sia già cominciata una nuova era. Auguri a tutti i ragazzi.
Carla Massei - Per e-mail da Roma

D) Non mi va di fare quello al quale non va bene niente, però quest’anno l’esame di maturità rischia di diventare un pro forma. Tra l’altro sarà un problema nominare anche i presidenti delle commissioni perché mancano i candidati.
La ministra Lucia Azzolina ha voluto mandare un segnale di ritorno alla normalità insistendo per lo svolgimento degli esami. Forse qualche ragione ce l’ha però, come al solito, si è arrivati alla decisione tra mille giravolte.
La scuola ha bisogno di un salto di qualità che la presenza del coronavirus sta rendendo più complicato. Il futuro dell’Italia è legato anche alle risposte che saremo in grado di dare a questo problema.
Filippo R. - Per e-mail da Roma

D) Mio figlio ha provato a seguire le lezioni stando seduto davanti al computer. Certo, non tutto è filato liscio ma è stata un’esperienza utile. So però di altri ragazzi che hanno avuto difficoltà con i collegamenti e che, quindi, solo in parte hanno potuto sfruttare la didattica a distanza.
È un peccato perché se la decisione di chiudere le scuole per arginare la diffusione del coronavirus è stata giusta forse si poteva fare uno sforzo in più per mettere tutti nella condizione di mantenere online un contatto costante e proficuo con i professori.
Gianni Orazi - Per e-mail da Roma

D) In un modo o nell’altro l’anno scolastico 2019-2020 si avvia alla conclusione. Ciò che mi preoccupa è che cosa accadrà a settembre quando riprenderanno le lezioni. Per esempio: le aule non potranno essere affollate come prima e quindi ce ne vorranno di più. Ma gli insegnanti di cui ci sarà bisogno da dove salteranno fuori? E il personale amministrativo e di servizio?
È vero che sono stati indetti concorsi per mettere fine al precariato, ma ciò non significa aumentare il numero dei docenti quanto dare una giusta sistemazione a chi già aveva una cattedra. E allora? Si ricomincerà con i contratti a tempo e con nuove graduatorie?
La scuola italiana è riuscita finora ad andare avanti grazie all’abnegazione e alla professionalità del corpo insegnante. Cogliendo l’occasione delle risorse messe a disposizione dall’ultimo decreto del governo si dovrebbe provare a dare una bella sistemata al nostro mondo dell’istruzione. Sul serio e senza troppe furbizie.
Paola Piccinini - Per e-mail da Viterbo

D) La ministra Azzolina non si è comportata male. Si è barcamenata tra ipotesi diverse e ha poi deciso che gli esami di maturità e quelli di terza media andavano fatti. D’accordo, niente di impegnativo però così i ragazzi hanno sentito il dovere di continuare a impegnarsi.
E adesso? Che cosa accadrà con il nuovo anno scolastico? È bene sperare in una sensibile ritirata del coronavirus, altrimenti…
Marina Grosso - Per e-mail da Roma

D) Questo affare della didattica a distanza ha scavato ancora di più il fossato tra i ceti sociali. Non in tutte le famiglie, infatti, sono diffusi pc, tablet, smartphone e quant’altro, e non tutti sanno usarli al meglio. L’accesso all’istruzione è un diritto universale. Mi pare che si cominci a metterlo in dubbio.
Carlo Maselli - Per e-mail da Roma

R) I collegamenti online hanno dato una grossa mano a tenere comunque acceso il rapporto tra studenti e insegnanti. Sennò tutto si sarebbe spento e riacceso solo con l’avvio del prossimo anno scolastico.
L’emergenza Covid-19 ha costretto ad accelerare sul versante della digitalizzazione. La scuola e il mondo della produzione si sono trovati a fare i conti con una situazione che ha imposto scelte impensabili fino a qualche mese fa. Si pensi allo smart working, cioè al cosiddetto lavoro agile, che ha cambiato il modo di concepire il rapporto tra ufficio e dipendenti. E si pensi, a proposito della scuola, alla possibilità che tanti giovani hanno avuto di laurearsi dialogando con i professori attraverso internet.
Ma non tutto è stato un successo. Lo smart working – al di là dell’uso che ne è stato fatto sotto la spinta della necessità – ha bisogno di essere rivisto per trovare il corretto punto di equilibrio tra esigenze aziendali e operatività. Così come il “professore in video” non sempre ha risolto i diversi aspetti della didattica.
Un’indagine promossa dalla comunità di Sant’Egidio su 800 bambini di 44 scuole primarie di Roma del centro e della periferia, ha accertato che il 61% degli alunni non ha mai seguito una lezione online. All’interno di una quota del 31%, invece, il 49% ha assistito a un paio di lezioni a settimana, l’11% a una sola lezione, e il 2% a cinque lezioni. Il restante 8% non ha più avuto contatti con la scuola dal giorno della chiusura.
Inoltre, appena il 5% ha avuto l’opportunità di ricevere dalla scuola un pc o un tablet.
Diversi e più incoraggianti sono i dati che chiamano in causa i ragazzi delle medie, degli istituti tecnici, dei licei e delle università. Ma anche qui c’è molta strada da fare.
Per la riapertura delle scuole e per la didattica a distanza nel “decreto rilancio” sono stati stanziati 331 milioni di euro che serviranno anche per la sanificazione degli ambienti, il potenziamento delle misure di protezione e dell’assistenza medica.
La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha annunciato, se il coronavirus tornerà a sfiorare i livelli di guardia, “una scuola più aperta, diversa, che esca dagli edifici scolastici: utilizzeremo di più tutti gli ‘stake holders’ della scuola, cioè oltre agli enti locali, le associazioni di volontariato che già collaborano con le istituzioni”.

2) OCCHIO, C’È CHI TRUFFA UTILIZZANDO L’INPS

D) Ho ricevuto sul mio pc l’invito a fornire il numero della mia carta di credito per ottenere un rimborso da parte dell’Inps. Il tutto con il classico logo dell’Istituto di previdenza. Molta è stata la meraviglia perché non ho in corso nessuna pratica di questo tipo.
Poi, leggendo meglio, mi sono accorto che il testo conteneva pure alcuni strani riferimenti. Allora ho pensato a un tentativo di raggiro. Ho telefonato all’Inps che ha confermato i miei sospetti.
Questo per mettere in guardia i vostri lettori. Occorre tenere sempre gli occhi aperti e cercare conferme alle e-mail che si ricevono.
Massimo M. - Per telefono da Roma

R) In effetti, l’Inps avverte che sono in corso tentativi di truffa tramite e-mail di “phishing” finalizzate a sottrarre fraudolentemente il numero della carta di credito, con la falsa motivazione che servirebbe a ottenere un rimborso o il pagamento del bonus di 600 euro previsto dal decreto “cura Italia”.
L’Istituto, nell’invitare a ignorare queste e-mail che propongono di cliccare su un link per ottenere i quattrini, ricorda che le informazioni sulle sue prestazioni sono consultabili esclusivamente accedendo direttamente dal portale www.inps.it e che, per motivi di sicurezza, non invia mai e-mail contenti link cliccabili.
Il fenomeno del “phishing” non è nuovo. La Polizia postale avverte che si tratta di e-mail, solo apparentemente provenienti da banche, società, istituti pubblici e privati, che riferendo problemi di registrazione o di altra natura, invitano a fornire i propri dati riservati.
Solitamente nel messaggio, per rassicurare falsamente l’utente, viene indicato un collegamento (link) che rimanda solo apparentemente al sito web della banca, della società o dell’istituto. In realtà il sito al quale ci si collega è stato artatamente allestito identico a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi entrano nella disponibilità dei truffatori telematici che li utilizzano per prosciugare i conti.

3) MATERNITÀ E BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

D) Otto mesi fa sono diventata mamma per la seconda volta. Pochi giorni fa ho ricevuto, insieme a un’altra decina di persone, la lettera di licenziamento. L’azienda presso la quale lavoro è sicuramente in difficoltà ma credo che il provvedimento preso nei miei confronti non sia del tutto regolare. Ne ho parlato con il mio rappresentante sindacale ma vorrei anche il vostro parere.
M. R. - Per telefono da Roma

R) In materia di maternità e tutela delle donne lavoratrici la legge è chiara. La lavoratrice madre, infatti, non può essere licenziata (tranne che per giusta causa, cessazione dell’azienda o scadenza del termine in caso di rapporto di lavoro a tempo determinato) dall’inizio della gestazione e fino al compimento di un anno di vita del bambino.
Durante lo stesso periodo non può esserci neppure la sospensione dal lavoro, a meno che non si tratti di sospensione dell’intera azienda o di un intero reparto.
In caso di licenziamento entro il periodo protetto, si ha diritto a ottenere il ripristino del rapporto di lavoro, presentando – entro 90 giorni – la documentazione comprovante lo stato di gravidanza o di puerperio. In sostanza, il licenziamento è da considerare nullo, cioè come mai avvenuto (sentenza della Corte Costituzionale) e la lavoratrice ha diritto al risarcimento dei danni (sentenza della Corte di Cassazione).
Comunque, il “decreto rilancio” ha stabilito che i licenziamenti sono sospesi per 5 mesi, anche per giustificato motivo. Quindi ci sono tutti gli estremi per impugnare l’iniziativa presa dall’azienda.

4) STALKING: VIOLENZA FISICA E MORALE

D) È vero che nello stalking, oltre alla "violenza fisica", si può leggere anche la "violenza morale"? Se così fosse, la responsabilità di chi commette questo tipo di violazione sarebbe decisamente più pesante.
Dal momento che nei luoghi di lavoro le discriminazioni non accennano a diminuire, mi sembra opportuno – se così fosse – farlo sapere in modo che tutti i protagonisti di episodi spiacevoli in fabbrica o in ufficio siano avvertiti.
s. m. - per telefono da ceccano

R) In effetti, la Cassazione (sentenza 10959) ha stabilito che, a proposito di stalking, la violenza fisica può comprendere anche la violenza morale, in ragione di una più attenta lettura delle normative interne e di quelle dell'Unione europea.
Più nel dettaglio, le sezioni unite della Corte hanno ritenuto doverosa un'interpretazione estensiva del concetto di stalking che comprenda – appunto – non solo le aggressioni fisiche, ma anche quelle morali e psicologiche. Pertanto, lo stalking rientra tra le ipotesi significative di violenza di genere che "richiedono particolari forme d protezione a favore delle vittime".

5) INSEGNO L’INGLESE PERÒ… GRATIS

D) Tempo fa sono stato assunto da una società privata che organizza corsi di inglese (io sono insegnante di questa lingua) con un contratto a progetto. Ho portato avanti tre corsi nell'arco di due anni ma sono stato pagato solamente per uno, e nemmeno per intero.
Il primo anno non ho firmato contratti perché mi sono fidato della parola data. Ebbene, non sono stato retribuito ma, se non altro, sono riuscito ad ottenere la regolarizzazione della mia posizione e, insieme, la promessa di "tanti" impegni futuri.
Per il secondo corso mi è stato corrisposto gran parte del compenso dovuto. Ma con il terzo riecco i problemi: lezioni sì, quattrini niente. Per non turbare gli allievi, che avevano pagato e che quindi avevano diritto al servizio, sono comunque andato avanti sollecitando la titolare a darmi quello che mi spettava.
Tutto questo prima del coronavirus. Ora che tutto sta riprendendo non voglio che la cosa passi sotto silenzio. È legale tutto ciò? In che modo la legge può tutelarmi? A chi posso rivolgermi?
F. P. - Per e-mail da Roma

R) Il lavoro deve essere sempre retribuito, al di là della configurazione che si dà ad un determinato tipo di rapporto, sia esso dipendente, autonomo, a tempo determinato o indeterminato o a progetto.
Nel caso lamentato, il lettore ben avrebbe potuto o potrebbe ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere quanto non corrisposto. Se si ha un documento comprovante il totale degli importi, si potrà anche ottenere l’ingiunzione di pagamento.
Diversamente occorrerà presentare un ricorso ordinario nel quale si dovrà provare con mezzi di prova testimoniali le prestazioni svolte e, per l'effetto, ottenere la condanna del datore a pagare il dovuto.

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1) Ancora Alitalia. Veri i 2.000 esuberi? 2) Coronavirus, le norme e i… giardini. 3) Quel lavoro nei campi a 3,50 € l’ora. 4) Smart working: come dopo la crisi? 5) 3 al curriculum nessuno risponde. 6) Quando si rifiuta il lavoro nei festivi

1) ANCORA ALITALIA. VERI I 2.000 ESUBERI?

D) Nello scorso numero un dipendente di Alitalia – almeno così mi è sembrato – ha scritto per esprimere la sua preoccupazione sul futuro della compagnia. Io lavoro in quello che viene definito indotto e sono ugualmente in ansia perché se per gli interni ci sono le tutele sociali, a cominciare dalla cassa integrazione, per molti di noi in caso di licenziamento la situazione sarebbe ben più dura in quanto i nostri contratti spesso non sono così garantiti.
Ho letto che il governo, dopo tanti tentativi, avrebbe trovato una soluzione. Come stanno le cose? Che cosa ci prepara il futuro?
Marco S. - Per e-mail da Roma

R) Il 22 aprile il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando davanti alla commissione Trasporti della Camera ha delineato come Alitalia proverà a uscire dalla crisi. Questi i punti principali: 1) all’inizio di giugno si costituirà una Newco pubblica nella quale, al posto di Delta e SkyTeam, subentreranno i tedeschi di Lufthansa; 2) il passaggio delle consegne è legato al fatto che il 21 maggio scade la joint venture transatlantica con Delta e, siccome gli americani hanno firmato un accordo con Virgin Atlantic e con Air France-Klm, di fatto l’alleanza non ha più ragione di essere; 3) in un primo momento, comunque, per accelerare i tempi, la Newco sarà al 100% in mano pubblica; 4) anche perché, a causa del coronavirus che ha colpito l’insieme del trasporto aereo, Alitalia ha subito un calo del fatturato dell’87,5% e senza l’intervento del governo gli effetti potrebbero essere “dirompenti e devastanti”; 5) gli aerei in servizio passeranno dai 113 dell’attuale flotta a 90; 6) nel consiglio di amministrazione potrebbero entrare anche i sindacati “secondo un modello che funziona in altri Paesi”; 7) nel piano industriale il 30% dei collegamenti dovrebbe riguardare il lungo raggio che è stato uno dei punti deboli della compagnia.
A parte le tecnicità strutturali, che cosa accadrà al personale? Patuanelli ha detto che “parlare di esuberi zero è molto difficile”. Qualcuno ha ipotizzato la cifra di 2.000 esuberi. Certo è che davanti al comparto si prospettano mesi difficili. I gestori aeroportuali hanno calcolato per il 2020 una contrazione del fatturato di 1,6 miliardi di euro.
Anche l’indotto non riuscirà ad evitare contraccolpi. I sindacati sono in allarme. Le tutele e le garanzie sociali debbono essere estese a tutti.

2) CORONAVIRUS, LE NORME E I… GIARDINI

D) Il 4 maggio l’Italia è tornata a muoversi. Lo aveva già fatto nelle settimane precedenti ma da qualche giorno gran parte delle fabbriche e degli uffici hanno ripreso l’attività. In giro, ovviamente, c’è molta più gente e seppure le regole del distanziamento mi pare che vengano abbastanza rispettate il vero rischio è per i cittadini che devono utilizzare i mezzi pubblici.
A Roma, in certe fermate e in certe ore, la gente si accalca e, nonostante gli avvertimenti, a bordo non sempre tutto funziona come dovrebbe. Non possiamo permetterci il ritorno del coronavirus. Attenzione.
Clara Manzini - Per telefono da Roma

D) Dopo un bel po’ di tempo i parchi di Roma sono di nuovo a disposizione. Meno male ma che tristezza: i prati sono rinseccoliti e arbusti e alberi avrebbero bisogno di manutenzione.
Perché non si è approfittato della chiusura per dare una sistemata? Magari assumendo il personale necessario visto che il servizio giardini del Comune è ridotto ai minimi termini? È così difficile programmare certi lavori?
Leandro Furi - Per e-mail da Roma

D) Covid-19 ha terremotato tutto e tutti e ci ha costretto a cambiare abitudini e stile di vita. Anche nelle fabbriche e negli uffici nulla è più come prima se non altro per ragioni di sicurezza. Il ritorno alla progressiva normalità continua a preoccupare i virologi e gli addetti alla sanità. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato che “dobbiamo imparare a convivere con il coronavirus”. Cioè a rispettare le norme destinate a impedirne la diffusione.

R) Vedremo tra un paio di settimane il bilancio della ripartenza. Invece non dobbiamo aspettare per dire che il verde pubblico della Capitale era ed è rimasto abbandonato a se stesso.

3) QUEL LAVORO NEI CAMPI A 3,50 € L’ORA

D) Tra le cose che in Italia si fa fatica a capire c’è quella dello sfruttamento di chi lavora nei campi. Ogni anno, in occasione dei raccolti, escono fuori puntualmente i racconti di chi per pochi euro è costretto a stare fino a 10-11 ore a riempire cassette di pomodori, di ortaggi, di frutta, di uva e quant’altro.
Pochi giorni fa un quotidiano ha pubblicato un reportage da Cerignola, Foggia e San Severo dove per 3,50 euro l’ora un esercito di rumeni, bulgari, polacchi e africani viene scelto e ingaggiato dai caporali.
Ciò che mi meraviglia è che di questo traffico umano si sa tutto: come si svolge, chi sono coloro che lo gestiscono e chi ne beneficia, cioè i proprietari di grandi appezzamenti di terreno.
Ma non succede niente. Perché? Come si può avere fiducia in un Paese che sa ma che preferisce chiudere gli occhi?
Mattia Perini - Per e-mail da Latina

R) Forse il lettore si riferisce all’articolo di Giuliano Foschini uscito su “Repubblica” il 27 aprile dal titolo: “Tra i braccianti di Foggia sequestrati dai caporali”. Ebbene sì, le vicende si ripetono con crudele puntualità nonostante – come è stato scritto – “il grande sforzo degli ultimi tempi di Prefettura, Polizia e Procura distrettuale antimafia”.
Ma c’è una novità: gli africani, via via, si sono sindacalizzati e sono meno propensi a lasciarsi prendere per il collo, e così si è dato il via libera alla manodopera proveniente dai Paesi dell’Est Europa. Lo ha riconosciuto anche Raffaele Falcone della Flai-Cgil.
Tra l’altro, le organizzazioni criminali utilizzano il movimento delle merci anche per il traffico della droga. Ma c’è da dire che gli “stipendi” così bassi derivano dalla logica di un mercato, dominato dalla grande distribuzione, che richiede prezzi sempre più bassi.
Il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Rao, ha dichiarato che “se si regolarizzassero i lavoratori i mafiosi perderebbero la loro capacità di ricatto”. Lo stesso è stato chiesto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ai ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, del Lavoro, Nunzia Catalfo, degli Interni, Luciana Lamorgese, e del Sud, Giuseppe Provenzano, da una proposta sottoscritta da tante associazioni, tra cui Slow Food Italia. Secondo cui “regolarizzare chi è costretto a vivere in queste condizioni significherebbe agire a tutela dell’interesse nazionale e di un settore oggi più che mai strategico come quello della filiera agricola, facendo dell’emergenza coronavirus e delle sue disastrose conseguenze un’occasione per alzare l’asticella dell’equità, significherebbe rifiutare un sistema di compromessi al ribasso che si paga sulla pelle di chi è più fragile, e fare un passo in più verso un futuro in grado di garantire un cibo buono, pulito, giusto e sano per tutti”.
Come non essere d’accordo? Eppure la parola “regolarizzazione” continua a dividere il nostro Paese.

4) SMART WORKING: COME DOPO LA CRISI?

D) D’accordo con l’azienda presso la quale lavoro io e qualche altro collega abbiamo provato a sperimentare lo smart working. Più che altro per necessità viste le restrizioni imposte dal coronavirus. Adesso che l’emergenza è in parte rientrata siamo tornati in ufficio.
Cosa dire? Per certi aspetti l’esperimento ha funzionato: per esempio, niente più auto per andare e tornare con risparmio di tempo e di… benzina. Ma è mancato un vero rapporto con i responsabili e il tutto mi è sembrato un po’ rarefatto. A parte problemini tecnici di varia natura.
Insomma, in questo modo siamo riusciti a continuare gli impegni senza interruzione, però non mi è sembrata una soluzione ideale.
Vittorio C. - Per e-mail da Roma

R) In queste settimane si è parlato molto di smart working. Lo ha fatto anche “Lavoro Facile” con un paio di speciali usciti negli ultimi numeri. L’impressione è che la necessità di frenare la pandemia abbia incoraggiato il ricorso al lavoro a distanza che, negli altri Paesi, è ben più consolidato.
I risultati sono in chiaroscuro: bene per certi aspetti, meno bene per altri. Anche perché siamo stati presi alla sprovvista e il ritardo dello sviluppo tecnologico (leggi, per esempio, fibra ottica) non è stato d’aiuto.
Il Centro Studi Confindustria, sottolineando come chi utilizza il lavoro agile incrementi la produttività, rafforzi il legame con la propria impresa e, contemporaneamente, contribuisca a ridurre i costi logistici aziendali oltre che il traffico e l’inquinamento, ha però precisato che per massificarne diffusione e vantaggi anche dopo la crisi “sono necessari una semplificazione permanente delle regole e un nuovo approccio alla gestione del personale che privilegi un’organizzazione del lavoro per fasi, cicli e obiettivi”.
Dal canto suo, il Comune di Roma ha cominciato a diffondere nei luoghi di lavoro un questionario sulle tendenze in materia di spostamenti, orari e uso di bus e metro da parte dei lavoratori così da capire meglio come lo smart working possa incidere sulla vita delle persone, delle imprese e della stessa città. Ad essere interpellati sono 350.000 dipendenti di ditte pubbliche e private.

5) E AL CURRICULUM NESSUNO RISPONDE

D) Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?
M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio

R) Spesso è proprio così. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...

6) QUANDO SI RIFIUTA IL LAVORO NEI FESTIVI

D) Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?
Carla Sartori - Per telefono da Roma

R) Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.
Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 21209/2016 che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

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1) Coronavirus. noi diciamo che…; 2) Il futuro dei dipendenti ali'Alitalia; 3) Ancora sul bonus baby sitting; 4) Aprire un'attività di acconciatore; ) Infortuni sul lavoro e tirocini

1) CORONAVIRUS. NOI DICIAMO CHE…

Voglio ringraziare tutti gli operatori sanitari che stanno combattendo con grande coraggio contro il coronavirus. Sono il volto migliore dell’Italia, quello che ci consente di sperare in un futuro migliore.
Renato Cappellini - Per e-mail da Roma

Ormai è evidente che medici e infermieri, soprattutto all’inizio della pandemia, sono stati lasciati senza le necessarie protezioni. Una mancanza che in troppi hanno pagato a prezzo della vita.
Sono d’accordo con quello che ha scritto un lettore nello scorso numero: ci vorrebbe qualcuno che prendesse nota di tutto ciò che è accaduto e sta accadendo in questi giorni per poi tirarne le somme. Non per gettare la croce addosso a nessuno ma per fare la storia di come sono andate davvero le cose. Sono convinto che in giro non ci siano solo eroi.
Michele Giorgi - Per e-mail da Roma

Ma come è possibile che dopo tanti appelli ci siano ancora persone che se ne fregano dei divieti, non rispettano le distanze e continuano ad andare in giro come se niente fosse? Così facendo non mettono a rischio solo la loro vita ma quella di tutti noi.
È una prova di inciviltà che, fortunatamente, riguarda una minoranza che però rischia di vanificare i sacrifici che tutti stiamo facendo per venire fuori da una crisi senza precedenti. L’Italia dei furbetti non manca mai di mettersi in mostra…
Roberta Fassi - Per e-mai da Roma

Mascherine sì, mascherine no. Guanti sì, guanti no. Bambini a spasso sì, bambini a spasso no. E così via. Perché di fronte a Covid-16 non si è scelta per le informazioni una sola fonte autorevole e riconosciuta? E poi che cosa pensare di quei politici che, con l’occhio rivolto ai voti e sfruttando la situazione drammatica del Paese, hanno detto tutto e il contrario di tutto?
Adesso le polemiche non servono. Serve battere il coronavirus. Ma quando sarà tutto finito non sarà male ricordare chi e come.
Stefano Amoroso - Per e-mail da Napoli

Apprendo oggi che non si sa ancora come si diffonde Covid-19. È vero che la scienza avanza passo dopo passo e che questo virus è esploso all’improvviso ma un po’ più di cautela forse ci avrebbe reso tutti più guardinghi. Vi ricordate quando ci assicuravano che le mascherine non servivano?
Tina Maurizi - Per e-mail da Roma

Quando torneremo alla normalità? Ho l’impressione che ci vorranno mesi. Questo virus non sparisce di fronte al cosiddetto “distanziamento sociale”. Quindi, in attesa della scoperta del vaccino, bisognerà conviverci. In Cina continuano a temere una contaminazione di ritorno e lo stesso varrà anche per noi.
L’economia dovrà tenerne conto perché se anche le industrie riprenderanno via via l’attività c’è un problema di quattrini da immettere nel sistema: se i consumatori, nonostante i sostegni al reddito, non hanno più soldi da spendere c’è poco da stare allegri. Almeno nel breve tempo. Per questo l’unica salvezza può venire da un’Europa finalmente unita e consapevole che o ci si salva tutti insieme o tutti finiremo per pagarne le conseguenze.

Mi pare che di fronte alla tragedia del coronavirus il governo si stia comportando con dignità. Poche parole fuori posto, concretezza, decisioni in linea con le urgenze.
Certo Giuseppe Conte non può fare come Donald Trump e ordinare di stampare soldi in quantità: la Bce non è la Fed e ci sono regole da seguire. Ma la pressione verso l’Unione europea per una fase nuova è stata portata avanti con una certa abilità diplomatica e strategica.
Maurizio Colussi - Per e-mail da Roma

Tra i tanti ringraziamenti a chi ci consente di tirare avanti ne voglio rivolgere uno ai giornalai che sono rimasti aperti consentendoci così di leggere informazioni vere e controllate. Almeno i seminatori di fake news attraverso il web stanno avendo una vita più difficile.
Certo che occorre essere del tutto irresponsabili per confondere le idee e seminare balle da cui non tutti sanno difendersi in un momento in cui siamo costretti a stare a casa e a utilizzare di più i collegamenti internet. Per questo il ringraziamento ai giornalai e alla loro abnegazione. Mai come adesso si scopre il valore sociale del loro impegno.
Mariella Causi - Per e-mail da Roma

Questi messaggi inviati alla rubrica “Botta & Risposta” riflettono il pensiero di chi ogni giorno deve misurarsi con i problemi creati dal coronavirus. Considerazioni ad ampio raggio con i ringraziamenti al personale sanitario e i rilievi anche critici per certi aspetti della gestione della pandemia.
Verrà il tempo dei bilanci e delle valutazioni complessive. Oggi, come scrive Stefano Amoroso, non è il tempo delle polemiche. La situazione è ancora difficile e le prove da superare sono tante. C’è un quadro economico che richiede il massimo degli sforzi per scongiurare il declino del Paese e c’è da rimettere in moto il ciclo produttivo con il conseguente recupero dell’occupazione. Impegni che richiedono il massimo dell’unità. Poi, a mente fredda, si potranno individuare meglio meriti e demeriti.

2) IL FUTURO DEI DIPENDENTI ALITALIA

Che succede all’Alitalia? Il coronavirus ha sostanzialmente messo a terra la flotta e tra i dipendenti c’è preoccupazione. La nostra compagnia tornerà a volare? Che ne sarà dei piloti e di tutto il personale?
Sono tra coloro che vivono questi giorni con angoscia. C’è il nostro Paese alle prese con una crisi mai vista e c’è la mia azienda – sì, vi lavoro da oltre un decennio – che è ormai alla resa dei conti. Speriamo bene ma c’è da tremare.
J. S. - Per e-mail da Roma

I dipendenti di Alitalia sono circa 11.500. In cassa integrazione ce ne sono 5.000. Quale sarà il loro destino? Mentre fino allo scorso dicembre erano in corso trattative per mettere in piedi un Gruppo in grado di rilevarne la gestione, ora il salvataggio dovrebbe passare attraverso una sostanziale nazionalizzazione.
Nei fatti dovrebbe nascere una Nuova Alitalia nelle mani del ministero del Tesoro con la partecipazione in qualità di esperti strategici come Lufthansa e United.
È noto che dal 2017, dopo vari passaggi di mano (dai “capitani coraggiosi” chiamati in causa dal governo di Silivio Berlusconi fino a Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti) lo Stato ha versato nelle casse del vettore quasi 2 miliardi di euro.
Un intervento che non è mai stato preso bene dall’Unione europea. Però proprio in queste settimane l’Ue sembra avere cambiato atteggiamento: in sostanza okay al superamento delle rigide regole relative agli aiuti di Stato e, di conseguenza, alla nazionalizzazione. Il governo, quindi, può andare avanti e assicurare un futuro alla compagnia.
Un futuro che però è tutto da costruire. Dalla rete dei collegamenti alla forza lavoro. Alitalia, insomma, tornerà a solcare i cieli. Ma verso quali scali, con quali e quanti aerei, e con quanti dipendenti? Su questi versanti la partita è ancora aperta.

3) ANCORA SUL BONUS BABY SITTING

Credo di essere nelle condizioni per richiedere i 600 euro previsti dal bonus baby sitting. Allego la mia situazione lavorativa. Ne ho diritto?
Lucia A. - Per e-mail da Roma

Sì, ne ha diritto. Ricordiamo che il provvedimento (ne abbiamo già parlato nel numero scorso di “Lavoro Facile”) rientra nel decreto “Cura Italia” legato all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus. In particolare, il decreto – che vale per uno solo dei genitori che hanno figli di età non superiore ai 12 anni – si articola in due punti.
Il primo prevede un congedo indennizzato per un periodo massimo di 15 giorni a partire dal 5 marzo 2020. Possono beneficiarne i dipendenti pubblici e i genitori che lavorano in strutture private, gli iscritti alla gestione separata e gli autonomi iscritti all’Inps.
Il secondo riguarda, in alternativa, un bonus per l’acquisto di servizi di baby sitting nel limite massimo di 600 euro.
Per leggere il testo integrale del provvedimento con le modalità da seguire clicca qui.

4) APRIRE UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE

Passata la tempesta coronavirus desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma

In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso di qualificazione della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di un apposito esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un apposito corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Dal 14 settembre 2012, in base al Decreto legislativo 6 agosto 2012 n. 147 (art. 15), le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Da tale data, quindi, i soggetti che intendono svolgere l'attività di acconciatore devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.

5) INFORTUNI SUL LAVORO E TIROCINI

La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?
Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html
Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 800 euro mensili per un periodo massim0 di 6 mesi.

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1) Coronavirus. la voce dei lettori; 2) Covid-19. Grazie ai medici e infermieri; 3) Come ottenere il bonus baby sitter; 4) Dal piccolo furto al licenziamento; 5) Il costo dell’abbandono scolastico

1) CORONAVIRUS. LA VOCE DEI LETTORI

D) Forse il coronavirus all’inizio è stato preso alla leggera. Poi siamo corsi ai ripari e le misure che abbiamo adottato sono state prese da esempio. Mi pare che, tutto sommato, ci stiamo comportando bene. Una bella prova dell’Italia in un momento davvero drammatico.
Carlo Leoni - Per email da Roma

D) Ma non ci avevano detto che il Covid-19 era poco più di un’influenza? Probabilmente è stato anche questo a non suscitare subito quell’allarme che sarebbe stato doveroso. Eppure non ho sentito nessuno fare autocritica.
Cinzia Montini - Per e-mail da Roma

D) Leggo che sono decine di migliaia i controlli di polizia e carabinieri e che sono tanti coloro trovati in strada senza un motivo valido. C’è sempre gente che se ne frega delle regole nonostante il rischio di dare un’ulteriore spinta al contagio. Spero che vangano punti con severità.
Roberta F- Per e-mail da Firenze

D) L’incalzare degli eventi, il susseguirsi dei contagiati e dei morti, la ricerca delle apparecchiature sanitarie per arginare la corsa dell’epidemia e le misure da mettere in campo per salvare la nostra economia, ci hanno fatto rapidamente scordare le dichiarazioni rilasciate via via da importanti esponenti politici.
A questo punto è inutile rilanciare la polemica. Ma quando tutto sarà passato non sarà male rileggere un po’ la storia del coronavirus in Italia. Ricordo al volo che ci sono stati personaggi di primo piano che hanno bollato le prime misure restrittive come un attentato alla libera circolazione e all’economia. Salvo poi invertire la rotta e auspicare un bocco totale e impenetrabile.
Un consiglio a qualche giornalista di buona volontà: perché non prendere nota di tutto e poi scrivere un libro? Così, giusto per non dimenticare.
Claudio Sforza - Per telefono da Roma

D) Un applauso convinto al primo ministro Giuseppe Conte. Un paio di anni fa era sostanzialmente uno sconosciuto. Oggi, di fronte al cataclisma coronavirus, ha dimostrato di saperci fare riuscendo a mediare tra posizioni all’inizio anche contrastanti.
Non so quando e come finirà la sua avventura a Palazzo Chigi. Ma di sicuro si è guadagnato sul campo meriti e consensi. Tutto propellente per una futura carriera di leader politico.
Cesare Fiorini - Per e-mail da Roma

D) Un primo piano da 25 miliardi contro i danni provocati coronavirus e un altro è in arrivo. Giusto. Del resto non si poteva fare altrimenti. Anche gli altri Paesi hanno fatto lo stesso. Il punto è che sono soldi che vanno ad accrescere il nostro debito che è già astronomico.
Come e quando potremo rimetterci in carreggiata? La speranza è che siccome i problemi non sono soltanto nostri, l’Europa nel suo insieme possa adottare programmi di rilancio dell’economia che non tengano più conto dei vecchi parametri. Insomma, dalla crisi potrebbe uscire fuori un’Unione non più dominata dalle banche ma dalla politica. Utopia?
Gianni Di Bella - Per telefono da Roma

D) È anche grazie ai giornali e ai loro approfondimenti se siamo riusciti a non cadere preda delle fake news che pure in questa triste circostanza non hanno mancato di confondere e di rompere le scatole. La stampa libera resta sempre un pilastro della nostra democrazia.
Michele Filzi - Per e-mail da Roma

R) Sono molti i messaggi arrivati in redazione sul coronavirus. Li abbiamo divisi in due blocchi. Il primo, questo, comprende quelli di carattere più generale che prendono in considerazione aspetti diversi. Il secondo fa riferimento al lavoro del personale sanitario che costituisce davvero la prima linea contro la diffusione dell’epidemia.
Ci piace ricordare ciò che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto lo scorso 5 marzo: “Desidero esprimere sincera vicinanza alle persone ammalate e grande solidarietà ai familiari delle vittime. Il momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno di sconfiggere il virus: nelle istituzioni, nella politica, nella vita quotidiana della società, nei mezzi di informazione. Alla cabina di regia costituita dal governo spessa assumere – in maniera univoca – le necessarie decisioni di collaborazione con le Regini, coordinando le varie competenze e responsabilità… Dobbiamo e possiamo avere fiducia nell’Italia”.

2) COVID-19. GRAZIE AI MEDICI E INFERMIERI

- Medici, infermieri e tutti coloro che da settimane combattono sul fronte del coronavirus sono il volto migliore dell’Italia.
Loretta Spini - Per e-mail da Roma

- Il coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario. Però meno male che ce l’abbiamo. Provo un brivido pensando a quei cittadini americani che non possono pagarsi l’assicurazione e che per una semplice visita al pronto soccorso devono sborsare fino a 3.000 dollari. Difendiamo ciò che abbiamo. Anzi, se possibile, miglioriamolo.
Marcello Vietti - Per e-mail da Roma

- A chi sta operando nei nostri ospedali va tutto il mio ringraziamento. L’Italia non è tutta da buttare via. Coraggio.
R. B. - Per e-mail da Frosinone

- Infermiere stremate dalla fatica, medici che non vanno nemmeno a casa per non lasciare le corsie, volontari che si prodigano come non mai per dare una mano a chi ne ha più bisogno. È proprio bella quest’Italia dell’abnegazione e del dovere.
Marco Bucci - Per e-mail da Roma

- Grazie a tutti quanti stanno lavorando negli ospedali. Senza di loro non so che cosa sarebbe successo. Confido che i nostri ricercatori sappiano trovare il vaccino contro il coronavirus. Viva l’Italia.
Stefania Corsi - Per e-mail da Roma

- Non vanno in televisione a gonfiare il petto, non rilasciano interviste se non quando è necessario, i loro nomi sono sconosciuti ai più: eppure sono loro, i nostri medici e i nostri infermieri, che stanno salvando l’Italia. Serietà e professionalità. Tanti politici dovrebbero prendere esempio.
Ettore Marchi - Per e-mail da Roma

- Un applauso a medici e infermieri. Ricordiamoci di loro anche quando sarà passata l’emergenza del coronavirus.
Paola Mantovani - Per e-mail da Latina

- Se penso al premier britannico, Boris Johnson, che per contrastare il coronavirus ha parlato di “immunità di gregge” correndo il rischio di 250.000 morti, mi vengono i brividi. Ma in Inghilterra non ci sono scienziati capaci di mettergli il bavaglio? Una volta tanto l’Italia non deve vergognarsi.
Sandro J. - Per e-mail da Roma

- Il nostro sistema sanitario ha barcollato ma ha retto. Sono orgogliosa di essere italiana. E di avere i medici e gli infermieri che in queste settimane hanno evitato che il coronavirus spegnesse il Paese.
Claudia Ricci - Per e-mail da Roma

3) COME OTTENERE IL BONUS BABY SITTER

D) Mia moglie ed io, fortunatamente, stiamo bene e continuiamo a lavorare. I provvedimenti adottati dal governo non sono male ma si poteva fare qualcosa di più. Abbiamo un figlio di 9 anni e siamo interessati al bonus baby sitter.
Abbiamo letto il testo del decreto ma questa parte non viene spiegata nei dettagli. Che cosa si deve fare per ottenere il sussidio?
Antonio Bacci - Per e-mail da Roma

R) In effetti per ottenere il bonus baby sitter ci vuole qualche passaggio burocratico. Per esempio, siccome il versamento – dopo averne fatto richiesta al datore di lavoro – viene effettuato dall’Inps sul “libretto di famiglia” è chiaro che bisogna esserne in possesso. Si tratta di un “libretto” nominativo prefinanziato composto di titoli di pagamento il cui valore nominale è pari a 10 euro, utilizzato per compensare le attività lavorative sporadiche e saltuarie di durata non superiore a un’ora. Chi non ce l’ha può acquistarlo tramite il “portale dei pagamenti” dell’Istituto di previdenza.
In più, sia la famiglia che la baby sitter dovranno registrarsi al servizio online dedicato: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51098.
Il bonus, che può essere utilizzato dalle famiglie che hanno figli fino a 12 anni e che è un’alternativa al congedo straordinario, ha un valore di 600 euro che sale a 1.000 euro se i genitori fanno parte del personale della sanità (medici, infermieri, ricercatori e tecnici di laboratorio).

4) DAL PICCOLO FURTO AL LICENZIAMENTO

D) È vero che un dipendente, sorpreso a commettere un piccolo furto all’interno dell’azienda presso la quale lavora, può essere licenziato in tronco?
L. M. - Per e-mail da Roma

R) A mettere fine a interpretazioni spesso divergenti è intervenuta tempo fa la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20527/08, ha stabilito – entrando nel merito della vicenda di un dipendente sorpreso a rubare un profumo del valore di pochi euro e per questo messo alla porta – che il licenziamento è nelle circostanze legittimo, in quanto non è rilevante il valore economico del bene quando il fatto in se stesso, che è tale da compromettere il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore.
In sostanza – ha detto la Suprema Corte – il recesso per giusta causa adottato dall’azienda è fondato, rigettando con ciò le eccezioni presentate dalla difesa del dipendente nel tentativo di correggere l’analoga decisione contenuta nei precedenti gradi di giudizio.

5) IL COSTO DELL’ABBANDONO SCOLASTICO

D) Se è vero – come è vero – che l’ascensore sociale si è fermato ciò è dovuto, secondo me, al fatto che la scuola non è più in grado di preparare i giovani alle necessità del mondo della produzione. Fino a qualche anno fa un diploma o una laurea erano dei passaporti più che validi. Oggi se non si ha quel diploma o quella laurea si è tagliati fuori.
Per questo tanti ragazzi non riescono a trovare lavoro. La responsabilità è di chi dovrebbe fare orientamento e non lo fa (o lo fa male) e della scuola che si preoccupa solo di riempire le aule e poi che ognuno si arrangi.
Carla Simoni - Per e-mail da Roma.

R) L’ascensore sociale si è fermato perché, come è stato rilevato più volte, i giovani che provengono da famiglie ricche o comunque senza problemi di portafoglio, hanno potuto continuare a frequentare percorsi scolastici migliori e costosi in grado di garantire, al termine, una via preferenziale all’occupazione. Non è una novità però le crisi che si sono succedute hanno senza dubbio accentuato il fenomeno.
Ma c’è di più. Per esempio, negli ultimi 5 anni l’abbandono scolastico ha subito una notevole impennata tanto che dei 6.114.644 iscritti al primo anno delle superiori ben 1.744.142 non hanno concluso gli studi.
Siccome per ogni studente delle secondarie superiori lo Stato spende ogni anno circa 7.000 euro, il costo della dispersione scolastica si aggira intorno ai 27,44 miliardi di euro.
Da aggiungere il costo a perdere di chi ce l’ha fatta a prendersi una laurea ma poi si è visto costretto, per trovare lavoro, a portare le sue conoscenze in un altro Paese.

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