1) Ognuno fa come gli pare: cosa è successo alla mia Italia? 2) Fermare le morti sul lavoro: l’indignazione non basta. 3) Il contratto di rioccupazione: come funziona, chi può utilizzarlo. 4) Ecco perché va trovata l’intesa sulle delocalizzazioni. 5) In arrivo il bonus terme per rilanciare l’occupazione. 6) Un'attività di acconciatore: qui tutti i requisiti che servono. 7) Offerte di lavoro in Europa: quelle di eures sono affidabili?

1) OGNUNO FA COME GLI PARE: COSA È SUCCESSO ALLA MIA ITALIA?

L’anno scolastico è ripreso non senza polemiche su studenti che si sono vaccinati e studenti che si devono ancora vaccinare, prof no vax, aule non tutte in regola, personale da assumere, mezzi di trasporto non all’altezza, e così via. Giuste le denunce e giusta l‘attenzione che si pone sulle misure di sicurezza perché c’è chi teme l’arrivo di un’altra ondata di contagi favorita dalla facilità con cui si propaga la variante Delta.
Quello che trovo particolarmente scandaloso è che mentre si cerca di tenere sotto controllo ciò che orbita intorno al settore pubblico, il privato è lasciato allo sbaraglio. Basta guardare la folla che è tornata sugli spalti degli stadi (ammassata e senza mascherine), la gente che ha ripreso a frequentare i ristoranti (niente controlli, distanze non rispettate), i giovani che si ritrovano nei luoghi della movida e si comportano senza un minimo di protezione. Anzi, chi lo fa viene considerato uno “sfigato”. Poi pochi giorni fa un paio di giornalisti sono stati insultati e spintonati da manifestanti anti-vaccini che nel nome di una invocata libertà non solo la negano agli altri ma mettono in pericolo la vita dei più fragili. A Genova anche il noto infettivologo Matteo Bassetti è stato inseguito e minacciato.
È un mondo nel quale ormai faccio sempre più fatica a ritrovarmi. Che cosa è successo nel profondo del nostro Paese? È vero che la stragrande maggioranza non la pensa così ma è pure vero che ci sono movimenti politici che soffiano sul fuoco tentando di appiccare un incendio.
Perché dobbiamo assistere a tutto questo? Perché chi deve intervenire non interviene? Perché non si impedisce ai social di spargere false notizie a valanga?
Marcella Mauri - Per telefono da Roma

C’è chi è convinto che quei gruppi che scendono in piazza per rivendicare una libertà che gli verrebbe negata dal “green pass” sarebbero poi i primi a toglierla a chi non la pensa come loro, se mai ne avessero la facoltà. Più nel particolare, con la salute non si può scherzare e non ci si può improvvisare esperti in Covid navigando sulle onde di internet.
Fermo restando che il diritto a manifestare non può essere messo in discussione, per il resto siamo d’accordo con Marcella Mauri. Forse l’insegnamento dell’educazione civica a scuola andrebbe ripristinato. Il senso di come si vive in una società dove la libertà di uno finisce dove comincia la libertà di un altro va recuperato e rilanciato. È il caposaldo della civiltà.

2) FERMARE LE MORTI SUL LAVORO: L’INDIGNAZIONE NON BASTA

Ogni giorno ci sono persone che escono di casa per andare al lavoro ma lì vi trovano la morte. Questi incidenti sono ormai una strage che nessuno riesce a fermare. Di tanto in tanto ci si indigna, si dice che così non si può andare avanti, che un Paese civile non può tollerare tanti lutti.
Poi scende il silenzio. Il presidente Sergio Mattarella ha più volte denunciato questo stato di cose. Ma nulla accade. Lo scandalo continua. Sono indignato.
Giorgio Collini - Per e-mail da Roma

Di fronte al lungo elenco di morti sul lavoro, Mattarella ha parlato di “ferita sociale che lacera l’Italia” e della necessità di “trovare soluzioni condivise ed efficaci in termini di prevenzione”.
Ma poco è successo. Solo di recente il ministero del Lavoro e l’Inail hanno indetto un concorso per 1.514 rinforzi e un altro per 691 ispettori. Se andrà bene, entreranno in servizio a metà del 2022.
Nei primi 5 mesi di quest’anno le denunce di infortunio sono state 375.238 con 799 decessi (705 durante l’intero 2020). Se la tendenza dovesse confermarsi, alla fine dell’anno si potrebbe arrivare a più di 1.000 morti e a mezzo milione di infortuni.
Lo stesso presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha detto che “non si fa ancora abbastanza. Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire. Le norme ci sono e vanno fatte rispettare”. Giusto. E allora?

3) L CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE: COME FUNZIONA, CHI PUÒ UTILIZZARLO

Ho sentito parlare di un “contratto di rioccupazione” che dovrebbe favorire le nuove assunzioni. Ho cercato di saperne di più ma non è facile. Vi invio anche il mio curriculum. Posso sperare di essere chiamato da qualche azienda?
Carlo Franceschi - Per e-mail da Roma

Il “contratto di rioccupazione” dà alle imprese la possibilità di assumere a tempo indeterminato chi ha perso il lavoro per l’emergenza epidemiologica beneficiando dell’esonero del versamento del 100% dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 6 mesi e per un importo fino a 6.000 euro l’anno.
Il nuovo contratto va stipulato entro il 31 ottobre. Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, ad esclusione del settore agricolo e delle attività domestiche. È esclusa anche la pubblica amministrazione.
Le misure fanno riferimento al decreto legge n. 73 del 25 maggio 2021 convertito, con modificazioni, dalla legge dello scorso 31 luglio. In proposito, il 2 agosto l’Inps ha emesso una circolare, con tutte le indicazioni utili, che si può leggere cliccando su: https://servizi2.inps.it/servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?tipologia=circmess&idunivoco=11830.
Dall’esame del curriculum non ci sembra che Carlo Franceschi abbia i requisiti per rientrare tra coloro che possono firmare il “contratto di rioccupazione”.

4) ECCO PERCHÉ VA TROVATA L’INTESA SULLE DELOCALIZZAZIONI

Sono d’accordo con chi sostiene che occorre mettere un freno alle imprese che decidono di delocalizzare: cioè di trasferire la produzione dall’Italia in un altro Paese. In questi mesi ne abbiamo visto delle belle (anzi, delle brutte): dagli inglesi dalla Gkn di Campi Bisenzio che hanno messo alla porta più di 400 dipendenti con un messaggio whatsapp, alla Whirlpool di Napoli e alla multinazionale americana Timken, e avanti di questo passo.
Il lavoro va difeso e le regole contrattuali vanno rispettate. A quanto ne so, molte delle aziende che ci hanno salutato erano tutt’altro che in difficoltà.
Sandro Villa - Per e-mail da Roma

Il tema ha agitato le acque della politica nel mese di agosto e un provvedimento è sui tavoli del ministero del Lavoro e del ministero dello Sviluppo economico. Potrebbe vedere la luce tra la fine di questo mese e l’inizio di ottobre, se si riuscirà a trovare un accordo dal momento che le posizioni sono ancora abbastanza distanti.
In sostanza, c’è chi afferma – come Confindustria – che “dobbiamo attrarre e non punire chi vuole investire da noi”, e chi – come i sindacati e il responsabile del dicastero di via Vittorio Veneto, Andrea Orlando – è dell’opinione che le aziende che abbiano beneficiato di contributi pubblici negli ultimi 3-5 anni e siano inadempienti rispetto agli obblighi sociali non possano salutare e andarsene senza un giustificato motivo. Soprattutto se i bilanci sono in ordine e si continuano a macinare utili.
L’argomento è delicato ma è chiaro che occorre rimodulare le regole alla luce di ciò che sta cambiando nel mondo globale della produzione. Per questo ci si sta dando da fare per un compromesso.
Certo è che ancora oggi ci si può ritrovare d’improvviso senza il posto di lavoro e non perché la fabbrica sia in difficoltà ma perché i proprietari hanno deciso di andare a cercare più utili spostandosi in Paesi dove gli stipendi sono più bassi e i contratti meno garantiti.
Se la libertà d’impresa non può essere messa in discussione è però altrettanto evidente che non può esserci la libertà di licenziare.

5) IN ARRIVO IL BONUS TERME PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE

Il settore nel quale lavoro/lavoravo non solo è stato tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus ma continua a soffrire. Mi riferisco alle terme e ai centri benessere (nell’ambito del turismo e della cura del corpo riuscivano a realizzare fatturati piuttosto importanti) che sono prima scomparsi e solo adesso stanno provando a rialzarsi con grande difficoltà.
Fortunatamente sto per essere richiamato in servizio ma la società presso la quale ero impiegato sta aspettando l’approvazione di una norma che dovrebbe agevolare la ripresa dell’occupazione. Di che cosa si tratta? È una cosa seria oppure è il solito annuncio senza niente dietro? Dopo tanti mesi a spasso non vorrei continuare a girarmi i pollici…
Carla Borrelli - Per e-mail da Firenze

Per rilanciare il comparto, il governo sta per varare il cosiddetto “bonus terme” che ha per obiettivo proprio quello di agevolare l’utilizzo dei servizi delle terme e dei centri benessere mettendo a disposizione dei clienti un bonus di 200 euro da spendere in queste strutture. Se si va al di sopra dell’importo il cliente dovrà mettersi le mani in tasca e saldare la parte in eccedenza.
Lo stanziamento previsto è di 53 milioni di euro. Insomma, i clienti dovrebbero aumentare e di conseguenza ci sarà bisogno del personale adatto e di nuove assunzioni.
Per attivare il bonus ci si dovrà prenotare presso gli stabilimenti accreditati che provvederanno a rilasciare il relativo attestato che rimarrà valido per 60 giorni.
L’elenco degli stabilimenti accreditati comparirà sui siti del ministero dello Sviluppo economico (www.mise.gov.it) e di Invitalia (www.invitalia.it).
L’agevolazione non è ancora attiva. L’entrata in vigore del bonus è in calendario per la fine di ottobre.

6) UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE: QUI TUTTI I REQUISITI CHE SERVONO

Desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma

In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso professionale della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di uno specifico esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia. La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Inoltre, da una decina di anni le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Quindi, i soggetti che intendono impegnarsi in questo lavoro devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.

7) OFFERTE DI LAVORO IN EUROPA: QUELLE DI EURES SONO AFFIDABILI?

Ogni tanto leggo di offerte di lavoro targate Eures. Di solito si riferiscono a chance al di fuori dei confini italiani. Ne sto esaminando un paio. Due cose voglio chiedere: che cos’è Eures e se ci si può fidare delle sue proposte?
Marta Filippi - Per e-mail da Roma

Come si legge nel sito di questa agenzia, Eures (European employment services) è una rete di cooperazione creata per agevolare il libero movimento dei lavoratori nei Paesi dell’Unione europea, in Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Fanno parte della rete i servizi pubblici e privati per l’impiego, i sindacati, le imprese e altri importanti soggetti del mondo dell’occupazione. Eures dispone di circa 1.000 consulenti che sono in contatto giornaliero sia con chi è alla ricerca di un impiego sia con i datori di lavoro del Vecchio Continente.
Tra altro, l’Ente fornisce informazioni sulle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi dell’Ue (contratti, tasse, pensioni, assicurazioni malattia e sicurezza sociale). Di Eures, quindi, ci si può fidare anche se non sarebbe male che alle iniziative che passano sui suoi tavoli venisse data più visibilità.
In Italia i suoi consulenti si appoggiano spesso ai Centri per l’impiego. Nella Regione Lazio la sede Eures si trova a Roma in via Rosa Raimondi Garibaldi 7. Tel. 06.51683427. E-mail: lricci@regione.lazio.it o eures@regione.lazio.it.
All’argomento “Lavoro Facile” ha dedicato uno speciale che è uscito sul numero 15 del dicembre dello scorso anno dove, tra l’altro, c’è un’intervista a Lucilla Ricci, Eures Advisor presso la Regione Lazio. Il servizio si può leggere aprendo la pagina: https://www.lavorofacile.info/rivista/2020/2020_n15/#p=64.

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1) Perché nel Sud ha fatto flop il concorso per 2.800 posti. 2) Cerco lavoro e mi arrivano false telefonate: attenzione… 3) I navigator nei centri impiego: cambierà il collocamento. 4) Il monito della variante Delta: attenzione al liberi tutti. 5) Un invito: qualcuno rilanci il programma Garanzia Giovani.

1) PERCHÉ NEL SUD HA FATTO FLOP IL CONCORSO PER 2.800 POSTI

Il lavoro scarseggia ed è difficile trovarlo. Poi però si scopre che dei 2.800 posti messi a concorso dalla pubblica amministrazione per alcune regioni del Sud ne sono stati assegnati 821. E c’era pure stato il prolungamento del tempo per l’invio delle domande.
Non riesco a spiegarmi tanta indifferenza di fronte a un’opportunità di questo tipo. Il mondo si è capovolto oppure sono io che non lo capisco più.
Piero Altieri - Per e-mail da Roma

La pubblica amministrazione e il Mezzogiorno, da sempre un matrimonio che ha resistito a tutte le intemperie, improvvisamente è andato in crisi. Ed è tutto dire in un’Italia che ha il più alto indice di disoccupazione in Europa e che vede il Sud in testa alla classifica di chi non riesce a trovare un lavoro.
Mi riferisco al concorso indetto per trovare amministrativi, esperti gestionali, funzionari, e così via, e che è andato quasi deserto. Che cosa sta succedendo al nostro Paese?
Marianna Contini - Per e-mail da Roma

I posti messi a concorso, nell’ambito di attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, riguardavano 1.412 funzionari tecnici; 918 funzionari in gestione, rendicontazione e controllo; 177 esperti in progettazione e animazione territoriale; 169 funzionari amministrativo-giuridici; 124 analisti informatici. Contratto a tempo determinato di 36 mesi.
Otto le regioni interessate: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Le domande arrivate sono state 102.000. A presentarsi sono stati in 37.009. I posti rimasti scoperti riguardano parte dei 1.412 funzionari tecnici, parte dei 918 funzionari in gestione, rendicontazione e controllo e parte dei 124 analisti informatici. In sostanza – è stato fatto notare – quelli a più elevata specializzazione che sono proprio quelli che più servono a una pubblica amministrazione che punta a rinnovarsi.
Perché è successo? Una spiegazione ha provato a darla il ministro della Pa, Renato Brunetta, secondo il quale “ha pagato l’impianto originario del concorso, impostato dal precedente governo per reclutare esperti con contratto a tempo determinato e retribuzioni standard molto basse”. In altre parole: se si cercano professionisti in gamba non si possono chiamare e poi licenziare e per di più offrire stipendi non in linea con quelli del mercato.
È quindi possibile che neolaureati privi dei titoli richiesti siano stati subito messi fuori gioco mentre profili all’altezza abbiano ritenuto l’offerta poco appetibile e magari, dopo l’invio della domanda, hanno preferito fare marcia indietro.
Da qualunque punto la si guardi, la vicenda non è certo un bell’esempio. Brunetta assicura che la riforma della pubblica amministrazione sta camminando veloce e che per i prossimi concorsi si farà più attenzione. A questo tema “Lavoro Facile” ha dedicato una “speciale” comparso sullo scorso numero 8.

2) CERCO LAVORO E MI ARRIVANO FALSE TELEFONATE: ATTENZIONE…

Spesso mi è capitato di ricevere telefonate con l’interlocutore che si presenta in questo modo: “Salve, la contattiamo in seguito ad una sua richiesta di colloquio”. Oppure, dicendo di avere ricevuto un curriculum quando invece non è la verità. Non so dove trovano i contatti e mi piacerebbe che questo argomento venisse approfondito.
Dopo ti cominciano ad elencare quello che cercano che spesso consiste in personale addetto all’ufficio, addetti alle relazioni con il pubblico. E così via.
Il più delle volte sono indirizzi fasulli, senza numero civico o senza alcun nome sul citofono. L’ultimo che mi è capitato era un palazzo anonimo senza civico, o meglio non quello che mi era stato indicato e senza riferimenti.
A volte ti contattano attraverso numeri privati.
L’ultimo recapito che ho dovuto verificare era in una via di Roma. Il numero civico non era quello.
Non so se la polizia postale possa prendere in considerazione la mia lamentela. Comunque vi ringrazio per ciò che potrete fare. Sono una persona che è alla ricerca di un lavoro da molto tempo e che non gradisce essere presa in giro da questi signori.
Lucilla Forti - Per e-mail da Roma

La lettrice fornisce anche l’indirizzo dell’episodio descritto che mettiamo a disposizione nell’eventualità di iniziative della Polizia Postale. Pubblichiamo volentieri questa denuncia perché casi del genere sono abbastanza frequenti. Quindi chi riceve questo tipo di telefonate stia in guardia e, se possibile, non le lasci passare sotto silenzio. Ha ragione Lucilla Forti: chi cerca lavoro non può essere preso in giro.

3) I NAVIGATOR NEI CENTRI IMPIEGO: CAMBIERÀ IL COLLOCAMENTO

Cosa ne è dei navigator? Ricordo ancora l’entusiasmo con cui venne presentata questa figura che avrebbe dovuto accrescere le opportunità di lavoro in parallelo con l’istituzione del reddito di cittadinanza.
Se non sbaglio, per lanciare il meccanismo venne fatto rientrare dagli Stati Uniti un professore italiano che nel frattempo era diventato un esperto del campo.
I risultati (deludenti) sono sotto gli occhi di tutti. Adesso dei navigator non parla più nessuno. Dove sono finiti?
Andrea Romani - Per e-mail da Roma

Sono in attesa della riorganizzazione del Centri per l’impiego dove dovrebbero essere ricollocati. È probabile che tutto ciò possa avvenire entro quest’anno perché è proprio fino al 31 dicembre che si è deciso di prolungare il contratto dei navigator scaduto lo scorso 30 aprile.
Restano però da definire un bel po’ di cose. Come verranno ristrutturati i Cpi? Come cambieranno le politiche attive e, soprattutto, come incrociare finalmente in maniera propositiva le offerte con le domande di lavoro? Chi guiderà il processo di transizione tra il vecchio e il nuovo sistema?
Intanto, per il potenziamento dei Centri per l’impiego serviranno assunzioni (i circa 9.000 addetti attuali dovranno diventare 12.000. In Germania sono più di 100.000) e quella rivoluzione tecnologica spesso annunciata ma mai portata a termine.
I 2.850 navigator non dovrebbero incontrare difficoltà ad essere inseriti nei meccanismi che si stanno studiando. Hanno un’età media di 35 anni e la gran parte ha una laurea in materie giuridiche o scienze sociali. L’obiettivo per il quale erano stati selezionati è stato mancato ma certo non per loro esclusiva responsabilità.
Potranno essere recuperati per decreto? È probabile che dovranno passare attraverso un concorso di convalida dell’operazione, dal momento che il loro contratto è sostanzialmente scaduto. Si attendono chiarimenti.
Il professore al quale il lettore ha fatto riferimento è Domenico Mimmo Parisi, chiamato nel 2019 da Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, alla presidenza dell’Anpal. Nel maggio scorso ha lasciato l’incarico. Anche per quanto riguarda l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro sta per aprirsi una nuova fase: il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha più volte lasciato capire che bisogna rimetterci le mani in maniera profonda in quanto è anche qui che deve passare la locomotiva che del collocamento/ricollocamento.

4) IL MONITO DELLA VARIANTE DELTA: ATTENZIONE AL LIBERI TUTTI

Siamo sicuri che, finita l’estate, non dovremo ricominciare a fare i conti con il Covid? Ciò che in questi giorni si vede in giro per l’Italia non lascia sperare bene: ci si ammassa sugli autobus, nei ristoranti non si rispettano le distanze di sicurezza, di notte le piazze si riempiono di giovani che non osservano nessuna precauzione. Per non parlare di ciò che è accaduto sugli spalti degli stadi durante le partire dell’Europeo.
Ci si raccomanda al senso di responsabilità della gente. Abbiamo già visto lo scorso anno che, purtroppo, senza controlli il senso di responsabilità non basta. Stavolta le vaccinazioni dovrebbero fare da argine. Ma temo per l’autunno.
Chiara Martini - Per e-mail da Roma

Qualcuno è mai andato a vedere che cosa succede su certe linee di bus nelle ore di punta? Nonostante l’inizio delle ferie, si sta pigiati come sardine in scatola. Molti con la mascherina, alcuni senza. Inutili i cartelli che invitano al rispetto delle distanze e a non sedersi in determinati posti.
Con la variante Delta che si diffonde con più rapidità ci sono tutti i presupposti per una nuova ondata. Facciamo gli scongiuri.
Rahmat S. - Per telefono da Roma

I contagi legati alla variante Delta sono in veloce diffusione. I bollettini dell’Istituto superiore di sanità parlano chiaro. Per questo è importante completare il ciclo vaccinale il più velocemente possibile.
Il virologo Andrea Crisanti ha detto che siamo di fronte a una sorpresa e anche chi ha fatto una sola dose di vaccino non si può considerare del tutto al sicuro. Tanto che c’è preoccupazione per l’inizio del prossimo anno scolastico e si riparla di Dad.
Ci vogliono sempre prudenza e attenzione quando ci si ritrova in più persone in spazi ristretti. L’Italia in zona bianca non è un liberi tutti. “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”, diceva un filosofo francese. Appunto.

5) UN INVITO: QUALCUNO RILANCI IL PROGRAMMA GARANZIA GIOVANI

Esiste ancora il programma Garanzia Giovani? Se sì, perché nessuno ne parla? Non doveva servire per agevolare l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro? Già, ma oggi chi è che offre un impiego a chi ha meno di 30 anni?
Carlo Rivolta - Per e-mail da Roma

In effetti il mercato del lavoro che fa riferimento a Garanzia Giovani non è tra i più movimentati. Non era così prima della pandemia, adesso c’è da rilanciarlo. Ma non c’è dubbio che se non riparte l’economia il basso profilo è destinato a durare. Del resto, la disoccupazione giovanile in Italia è la più alta dopo la Spagna.
Comunque, nel sito della Regione Lazio c’è uno spazio dedicato dove si possono avere tutte le notizie utili e dove ci si può anche iscrivere al programma. Il sito è: www.regione.lazio.it/garanziagiovani.

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1) La tessera sanitaria scaduta e il rebus vaccinazione. 2) Il portale del reclutamento non è operativo. Perché? 3) Le tante offerte di lavoro senza risposta: non ci credo. 4) Al Comune di Roma mandiamo qualcuno che ci capisce. 5) Licenziare il portiere si può ma rispettando le regole. 6) Cosa significa job sharing? Un posto e due addetti. 7) Che roba! mando il curriculum ma nessuno mi risponde. 8) Il mio dramma da dirigente over 40 e disoccupato.

1) LA TESSERA SANITARIA SCADUTA E IL REBUS VACCINAZIONE

Mi è scaduta la tessera sanitaria e quindi non ho potuto prenotare il mio turno per la vaccinazione anti-Covid. Sono dovuto andare alla Asl, fare la fila, e chiedere il rinnovo. Dopo una ventina di giorni mi è arrivata a casa.

Alla fine, quindi, tutto bene. Ma, a parte il disagio e una mattinata persa, perché non è stato previsto di prorogare la validità della tessera proprio quando si invita tutta la popolazione a immunizzarsi? In particolare quando ci sono di mezzo le persone più anziane…
C. F. - Per e-mail da Roma

Ma che delitto ha commesso chi si è ritrovato con la tessera sanitaria scaduta in presenza della pandemia Covid-19? Dico questo perché senza quel documento in regola il sito della Regione Lazio adibito alle vaccinazioni non accetta prenotazioni.
Poi in qualche modo tutto si risolve. Ma per chi non sa cavarsela con il computer (penso a tante persone anziane) venirne fuori non è semplice. Evviva la burocrazia!
Marta Livolsi - Per telefono da Roma

Sì, in effetti il problema non è insormontabile. Ma c’è da perdere un po’ di tempo. Prorogare la validità delle tessera sanitaria sarebbe stato un provvedimento di buon senso, pensando soprattutto – come ha sottolineato Marta Livolsi – a chi è più in là con gli anni.

2) IL PORTALE DEL RECLUTAMENTO NON È OPERATIVO. PERCHÉ?

Ho letto anche su “Lavoro Facile” del nuovo sistema di assunzioni nella pubblica amministrazione che passa attraverso il Portale del Reclutamento. L’obiettivo è di rendere i concorsi più veloci e trasparenti.
Sono interessato a uno dei 24.000 posti di cui si è parlato in occasione della riforma. Ho provato a candidarmi ma mi pare che il Portale non sia ancora in funzione. E allora? È un altro esempio della solita Italia degli annunci?
Carlo Filippi - Per e-mail da Roma

Per quanto riguarda il Portale Reclutamento, il testo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 4 giugno dice che: “Per le alte specializzazioni – come i dottori di ricerca e le persone con esperienze documentate di almeno 2 anni in organizzazioni internazionali e dell’Unione europea – è prevista l’iscrizione in un apposito elenco sul Portale del Reclutamento, a seguito di una procedura di selezione organizzata dal Dipartimento della funzione pubblica e basata anch’essa sulla valutazione dei titoli e su un esame scritto. Le amministrazioni potranno quindi procedere alle assunzioni sulla base della graduatoria, mantenendo comunque la facoltà di indire proprie procedure concorsuali”.
Inoltre: “Per i professionisti e gli esperti iscritti agli Albi, si prevede l’inserimento sul Portale del reclutamento in un apposito elenco vincolato al possesso di determinati titoli di qualificazione professionale. Ai fini dell’attribuzione degli incarichi di collaborazione, le amministrazioni dovranno chiamare almeno tre professionisti in ordine di graduatoria e scegliere a chi attribuire l’incarico sulla base di un colloquio. I criteri seguiti dovranno essere pubblicati sul sito internet delle amministrazioni competenti”.
Il Portale dovrebbe diventare operativo entro il mese di agosto. Vi si potranno leggere anche i bandi promossi dalla PA e registrarsi utilizzando Spid, Cie o la Carta nazionale dei servizi. Il passo in avanti è innegabile (si farà ricorso anche a Linkedin): non resta che attendere qualche altra settimana e vedere il nuovo meccanismo alla prova.

3) LE TANTE OFFERTE DI LAVORO SENZA RISPOSTA: NON CI CREDO

Ci risiamo con questa storia delle aziende che cercano personale ma non riescono a trovarlo. Non è possibile, non ci credo. Accadeva anche prima della pandemia. Se fosse vero, perché non ci si è dati da fare?
Personalmente mi sento preso in giro. Faccio il falegname e vi assicuro che ho mandato decine di domande e bussato a tante porte ma di lavoro niente. Però si sostiene che di falegnami c’è grande bisogno. Ma per favore…
Antonio Rivolta - Per telefono da Roma

È stata una lunga telefonata-testimonianza quella di Antonio Rivolta, nella quale altri potranno riconoscersi. Il fatto è che non poche associazioni di categoria, proprio in questi giorni, hanno affermato che la necessità di figure professionali è ripartita ma che non sempre si riesce a soddisfarla.
Per esempio, con l’ecobonus è cresciuta la richiesta di geometri di cantiere, muratori, ponteggiatori, cappottisti e ingegneri. Dal canto suo Confimi, la Confederazione dell’industria manifatturiera, è alle prese con la carenza di tornitori, saldatori, manutentori, idraulici e falegnami. E nel settore dell’accoglienza scarseggiano cuochi e aiuto-cuochi, addetti sala, receptionist, e così via. La Coldiretti, infine, ha denunciato che nelle campagne rischiano di mancare 50.000 addetti.
È vero o non è vero? Probabilmente è vero ma occorre fare alcune considerazioni. La prima è che il famoso incrocio domanda/offerta continua a non funzionare, nonostante la ripetuta promessa di interventi risolutori. La seconda è che non di rado per quei posti si propongono stipendi sensibilmente più bassi dei contratti nazionali e, proprio per questo, vengono offerti in nero (in sostanza, si sgobba ma per le statistiche non si viene calcolati). La terza è che chi percepisce il reddito di cittadinanza è tentato dal nero in modo da mettersi in tasca due entrate. La quarta è che, di fronte a un mercato del lavoro poco limpido, gli “scoraggiati” (circa 3 milioni) sono poco “incoraggiati”.
Si potrebbe continuare, ma non c’è dubbio che se chi ha necessità di rinforzi non riesce a intercettarli siamo sempre da capo a dodici. Da qui l’impegno di dare una scossa all’insieme dei meccanismi che sono alla base del recruitment, compresa la rivitalizzazione del Centri per l’impiego.

4) AL COMUNE DI ROMA MANDIAMO QUALCUNO CHE CI CAPISCE

Sono d’accordo con Corrado Micheli che sullo scorso numero di “Lavoro Facile” ha auspicato che a Roma, alla luce dell’improvviso attivismo della sindaca Virginia Raggi, si possa votare per l’elezione del primo cittadino una volta l’anno, almeno così – potenza delle urne – una sistemata alle cose si riuscirebbe a darla.
Io, però, ho un’idea migliore: quando andremo a votare proviamo a scegliere uno che ci capisce. Gli esperimenti possono andare bene per un paesino, dove forse può bastare la buona volontà. Ma Roma è Roma ed è ora di finirla con chi non ha mai gestito nemmeno un condominio.
Carla Cerioni - Per e-mail da Roma

Bisognerebbe girare per Roma muniti di un quaderno dove annotare i tanti interventi richiesti dai cittadini e sempre ignorati e che invece adesso sono all’ordine del giorno.
Meglio tardi che mai. Tra le ultime iniziative c’è l’acquisto di 14 trattori completi di trinciatrici per la rasatura dei prati, almeno laddove l’erbetta è riuscita a sopravvivere all’incuria e alla mancanza di irrigazione. Qualcuno ricorderà che la sindaca – si era agli inizi del mandato – pensò di risolvere il problema ingaggiando un centinaio di pecore da mandare a brucare nei prati.
I trattori sono costati 500.000 euro mentre per la manutenzione del verde il Comune ha deciso di investire più di 2 milioni di euro “per equipaggiare il Servizio giardini con una dotazione mai avuta prima”.
Solo che il Servizio giardini deve darsi una mossa. Villa Torlonia, per esempio, ha bisogno di una bella sistemata e così tanti altri parchi. Poi c’è la qualità degli interventi. Di fronte al teatro Italia, in via Bari, l’asfalto ha cominciato a sfaldarsi alcuni mesi fa per poi trasformarsi in un pericoloso campionario di crepe.
Ebbene, il 14 giugno è comparso un furgoncino con a bordo una certa quantità di catrame pronto che è stato sparso sulle buche più profonde. Il resto è rimasto tale e quale, cioè un reticolo di fessure che, con l’incessante passaggio di auto e autobus, presto renderà questo tratto di strada ancora più rischioso per tutti. Era questo il lavoro previsto? Un responsabile è poi passato a dare un’occhiata?
Certo, a Virginia Raggi non può essere imputato di tutto e di più. Ma così come per la targa della via dedicata ad Azeglio Ciampi, dove al posto di Azeglio è stato scritto Azelio, la sindaca non può girare la testa dall’altra parte.
Alla fine ha ragione Carla Cerioni. In Campidoglio mandiamoci qualcuno/a che ci capisce. Sennò un po’ di colpa è anche nostra.

5) LICENZIARE IL PORTIERE SI PUÒ MA RISPETTANDO LE REGOLE

Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto. È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?
F. B. - Per telefono da Roma

Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiedere i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.
In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.

6) COSA SIGNIFICA JOB SHARING? UN POSTO E DUE ADDETTI

Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

7) CHE ROBA! MANDO IL CURRICULUM MA NESSUNO MI RISPONDE

Come mai le aziende alle quali si inviano i curricula non si degnano mai di un cenno di risposta? È davvero una scortesia che non tiene conto delle aspettative di chi è senza lavoro… I tempi sono quelli che sono, e sono tante le persone alla ricerca di un posto.
Ma, appunto, sono persone e non numeri. Quando diventeremo un Paese normale con diritti e doveri equamente ripartiti? Chi pubblica un annuncio di ricerca del personale dovrebbe poi sentire l’obbligo di farsi vivo con chi a quell’annuncio ha deciso di rispondere. O no?
M. S. e altri - Per e-mail e per telefono da diverse località del Lazio

Spesso è proprio così e molti lettori hanno spesso scritto per denunciare questa pratica. Gli uffici del personale o delle risorse umane di aziende anche importanti e strutturate hanno l’abitudine di rispondere solo ai curricula più in linea con i profili di cui c'è bisogno. Davvero una brutta tendenza che, purtroppo, sembra resistere a qualsiasi critica. Perché inviare un messaggio di presa visione con, magari, una valutazione della domanda dovrebbe essere scontato. Invece...

8) IL MIO DRAMMA DA DIRIGENTE OVER 40 E DISOCCUPATO

Dei dirigenti o dei quadri in difficoltà non si parla spesso, come se per queste categorie il problema della disoccupazione non esistesse.
Chi perde un lavoro, a qualsiasi livello, vive un dramma vero. Soprattutto quando si è raggiunta una certa età.
Giorgio Di Biase - Per telefono da Roma

Fino a non troppo tempo fa si riteneva che l’area dirigenziale fosse immune dai colpi negativi del mercato.
Poi il vento è cambiato, perché il prolungarsi delle difficoltà dovute alla pandemia ha raggiunto anche quei posti considerati intoccabili. C’è poi il problema del reinserimento, che riguarda tutte le categorie e che è sempre più difficile da risolvere dal momento che proprio chi ha superato una certa soglia di età è considerato “vecchio”.
Una situazione allarmante, tanto che l’esclusione di persone mature dal mondo del lavoro è indicata come una vera e propria emergenza, così come la disoccupazione giovanile.
Che cosa fare? O meglio, che cosa si sta facendo? Molti studi, molte iniziative, molte promesse. Ma l’unica speranza è che possa intervenire al più presto un autentico mutamento di rotta: se il Paese riprenderà a crescere tornerà anche il bisogno di chi sa dove mettere le mani nel motore della macchina industriale.

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1) Blocco dei licenziamenti: nessuna proroga. e adesso? 2) Se vogliamo sistemare Roma votiamo un sindaco l’anno. 3) Il pianto del coccodrillo dopo la strage della funivia. 4) Se tra i requisiti ti chiedono il possesso di un’auto… 5) Ecco i miei dati: posso avere il Reddito di Emergenza? 6) Tassa-eredità: a prevalere è il gioco delle bandierine. 7) Dopo il periodo di prova il licenziamento: è giusto?

1) BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: NESSUNA PROROGA. E ADESSO?

Che fine ha fatto il blocco dei licenziamenti? Doveva scadere nei prossimi giorni. Poi c’è stata la proposta di prolungarlo al 28 agosto. Quindi un’infinità di polemiche. Infine il governo ha chiesto e ottenuto la riscrittura delle norme.
Siccome siamo in molti a temere di perdere il posto di lavoro, si può capire di cosa parla il compromesso che è stato raggiunto? E quali garanzie ci sono per chi fa ancora parte di aziende che, ormai si sa, hanno preannunciato che appena possibile procederanno alla riduzione del personale?
Luisella Serini - Per e-mail da Roma

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva proposto di prolungare al 28 agosto il blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno. Ma l’iniziativa, anche su pressione di Confindustria e Lega, è stata accantonata.
Il compromesso è stato raggiunto su tre punti: 1) il blocco scade il 30 giugno per le grandi imprese e il 31 ottobre per le piccole imprese; 2) se il 1° luglio le grandi imprese, anziché licenziare, faranno ricorso alla Cassa integrazione ordinaria non pagheranno addizionali fino alla fine dell’anno; 3) comunque, chi non ricorrerà alla Cassa integrazione potrà procedere con i licenziamenti.
Banca d’Italia ritiene possibili, dopo la fine del blocco, 577.000 licenziamenti. Per questo nel “pacchetto lavoro” inserito nel decreto Sostegno bis sono state considerate alcune misure come il contratto di ricollocazione e il contratto di espansione che dovrebbero agevolare la ricerca di nuovo impiego da parte di chi è stato espulso dal ciclo produttivo.
Ma sono in molti a dubitare della loro efficacia. In sostanza, se l’economia non riparte e in assenza di un welfare compiuto che si faccia carico di tutte le situazioni di emergenza ci sarà da penare. La proposta del ministro Orlando puntava anche a guadagnare tempo puntando sul risveglio di interi settori dell’industria grazie al successo delle vaccinazioni, alle riaperture e alla probabile ripresa dei consumi.
Così non è stato. Adesso non resta che attendere il 1° luglio e vedere che cosa accadrà. Il governo, comunque, ha sempre l’arma dei decreti per intervenire e scongiurare che la rabbia sociale possa raggiungere e superare i livelli di guardia.

2) SE VOGLIAMO SISTEMARE ROMA VOTIAMO UN SINDACO L’ANNO

Mi piacerebbe che a Roma le elezioni comunali si svolgessero ogni anno perché forse così si riuscirebbero a risolvere un po’ dei problemi che ci assillano. Dico questo perché da qualche settimana si è ricominciato ad asfaltare le strade, è persino riapparso il servizio giardini e a qualche lampione sono state cambiate le lampadine fulminate.
Certo, in qualche zona i cassonetti sono ancora strapieni, i cinghiali passeggiano indisturbati e gli ambulanti continuano a occupare strade e marciapiedi. Ma non si può avere tutto dalla vita.
Virginia Raggi, che così spera di essere rieletta, ha rotto gli indugi dopo anni di immobilismo e di progetti strampalati (vedi le funivie Casalotti-Battistini e Magliana-Villa Bonelli). Sono convinto che da qui a ottobre, quando si andrà alle urne per il nuovo sindaco, ne vedremo delle belle. E la città ne trarrà giovamento. Di conseguenza: se vogliamo che le cose si sistemino chiediamo a gran voce di votare il più spesso possibile…
Corrado Micheli - Per e-mail da Roma

Le elezioni hanno spesso scatenato la fantasia dei candidati. Quando Achille Lauro decise di diventare sindaco di Napoli fece distribuire pacchi di pasta, zucchero, farina e persino scarpe spaiate da “riunire” dopo la vittoria. Comprò anche la squadra di calcio. Era il 1952. Ottenne 117.000 preferenze e vinse a mani basse.
Di episodi simili, ma via via più raffinati con il passare del tempo, sono piene le cronache delle competizioni locali. Per non parlare delle promesse. Così vanno le cose. Alla fine, però, la scheda nell’urna la depositano gli elettori. Spetta a loro non scambiare lucciole per lanterne.

3) IL PIANTO DEL COCCODRILLO DOPO LA STRAGE DELLA FUNIVIA

All’indomani della strage provocata dal cedimento della funivia Stresa-Mottarone è ripartita la richiesta di maggiori controlli su impianti simili o, comunque, dove c’è in ballo la vita delle persone. È successo anche quando è venuto giù il ponte Morandi a Genova e ogni volta che si sono verificati incidenti mortali.
È un po’ il pianto del coccodrillo. Bisogna prevenire e non dire dopo che bisogna correre ai ripari. Siamo il Paese degli annunci e dei buoni propositi, solo che poi non succede niente di niente.
Corrado Rivolta - Per e-mail da Roma

È così. Si sa da anni che il personale a disposizione per svolgere questi compiti scarseggia ma non sono mai stati presi provvedimenti per risolvere davvero il problema. Adesso si aspetta il concorso annunciato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per 2.100 ispettori anti-infortuni. Un passo in avanti ma c’è molto altro da fare.

4) SE TRA I REQUISITI TI CHIEDONO IL POSSESSO DI UN’AUTO…

Tra i requisiti spesso le aziende chiedono età e studi, e lo trovo corretto. Invece non sono d’accordo quando ci mettono anche il possesso di un’auto. Se io non la possiedo o non posso mantenerla perché ho perso il lavoro, perché discriminarmi? Non esistono i mezzi pubblici?
Forse dovrei scrivere a Virginia Raggi per farle sapere che a volte chi ti offre un impiego ritiene che l’inaffidabilità del servizio dei trasporti sia un ostacolo insuperabile…
Lo trovo imbarazzante e paradossale.
Giuseppe Minniti - Per a-mail da Roma

È vero. A volte negli annunci di ricerca del personale tra i requisiti figura l’auto propria. Perché, viene precisato, la sede non è raggiungibile con bus o metro. O perché l’auto può essere uno strumento di lavoro, come nel caso degli agenti di commercio o dei rappresentanti.
Ma tante altre volte non c’entra niente. C’è il servizio pubblico che, anzi, dovrebbe essere utilizzato di più per evitare che le città si trasformino, nelle ore di punta, in serpentoni di metallo con i motori accesi.

5) ECCO I MIEI DATI: POSSO AVERE IL REDDITO DI EMERGENZA?

Credo di avere i requisiti per richiedere il reddito di emergenza. Ve li sottopongo e resto in attesa di sapere che cosa devo fare per ottenere il sussidio.
Bruna N. – Per e-mail da Latina

Il reddito di emergenza è una misura di sostegno in favore dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il beneficiario non è quindi il singolo richiedente ma – appunto – l’intero nucleo familiare.
L’importo non può comunque essere superiore a 800 euro mensili, elevabili a 840 in presenza di disabili gravi o non autosufficienti.
Per i mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno i termini sono scaduti lo scorso 30 aprile. Quindi, nel caso specifico, occorre attendere l’indicazione delle nuove modalità. Per maggiori informazioni clicca qui.

6) TASSA-EREDITÀ: A PREVALERE È IL GIOCO DELLE BANDIERINE

I partiti, in vista delle elezioni, hanno accentuato il ricorso allo sport delle bandierine. In sostanza devono piantarne il più possibile per dimostrare la loro esistenza. L’interesse del Paese passa in secondo piano perché prima viene il loro.
Si può anche capire: se non prendono voti rischiano di chiudere bottega o di finire ai margini della scena politica. Ma c’è un limite a tutto. L’aumento della tassa di successione proposta dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta, a me pare più che giusta. Anzi, mi sono meravigliato nello scoprire che qui in Italia l’aliquota sia tra le più basse tra i Paesi ad economia avanzata.
In più, anche la finalità è ragionevole: destinare i maggiori introiti in favore dei giovani per studio, lavoro o casa.
Lorenzo Lorenzi - Per e-mail da Roma

Ha ragione Mario Draghi: “Questo è il momento di dare e non di prendere”. Tradotto: chi parla di nuove tasse ha sbagliato indirizzo. Sono d’accordo con il nostro presidente del Consiglio e contrario a chi pensa di mettere ancora di più le mani nelle nostre tasche e di continuare a spremerci come limoni.
Siamo il Paese dove si pagano più imposte con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ci mancava Enrico Letta a sollevare la tassa sull’eredità come se non ci fossero problemi ben più gravi e urgenti da risolvere. È un’arma di distrazione di massa. Meno male che c’è chi l’ha capito subito.
Michele Sforza - Per e-mail da Roma

Su questo tema di messaggi ne sono arrivati parecchi. Ricapitoliamo. Il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, ha proposto di tassare di più le eredità superiori a 5 milioni di euro. È stato calcolato che l’iniziativa coinvolgerebbe meno dell’1% degli italiani e che il gettito che se ne ricaverebbe oscillerebbe intorno ai 3 milioni di euro.
Attualmente la tassa di successione consente al fisco di incassare circa 430 milioni di euro. I dati sono questi. Il tema richiederebbe una riflessione serena anche alla luce di ciò che hanno deciso gli altri Paesi europei. Per poi promuovere oppure bocciare. Ma se prevale lo sport delle bandierine c’è poco da ragionare.

7) DOPO IL PERIODO DI PROVA IL LICENZIAMENTO: È GIUSTO?

Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.
Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi. Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

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1) Troppe morti sul lavoro: nel nome di Luana diciamo basta!; 2) Resilienza: perché Draghi ha scelto questo termine?; 3) Sei giovane e vuoi comprare casa? Ti facilito. Ma io dico…; 4) Posso chiedere di farmi pagare le ferie che non ho fatto?; 5) Ancora tentativi di truffa attraverso false e-mail; 6) Quanto mi spetta se mi fanno lavorare nei giorni festivi?

1) TROPPE MORTI SUL LAVORO: NEL NOME DI LUANA DICIAMO BASTA!

Mi ha colpito molto la morte sul lavoro di Luana D’Orazio, una ragazza di soli 22 anni uccisa da un gigantesco rullo in una fabbrica tessile nella zona di Montemurlo, in provincia di Prato. Mi ha colpito per la sua giovane età e perché se n’è andata senza un grido, senza cercare aiuto, strappata alla vita da un macchinario pericoloso. Era mamma di un bambino di 5 anni.
Cgil, Cisl e Uil hanno denunciato che “ancora oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa”. Ciò mentre si parla di smart working, di mestieri che scompaiono e altri che si impongono, di robot nelle catene di montaggio, di intelligenza artificiale.
Che almeno il volto sorridente di Luana pubblicato da tutti i giornali rimanga nella nostra memoria e imponga il tema della sicurezza come una priorità da perseguire con forza e senza distrazioni.
Marcella Bardi - Per telefono da Latina

Ogni volta che si verificano tragedie come questa, indignazione, rabbia e dolore si mescolano ai buoni propositi di mettere fine alla strage. Poi succede poco o niente. Nella stessa zona, appena tre mesi fa un altro ragazzo di origine tunisina della stessa età di Luana, Sabri Jaballah, ha perso la vita schiacciato da una pressa. E ancora e ancora.
Nel primo trimestre di quest’anno, cioè dal 1° gennaio al 31 marzo, gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro sono passati da 114 a 154. Si muore di più nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, quindi nel Sud e nelle regioni del Centro Italia.
Quando si passa alle statistiche, queste tragedie sembrano fare meno impressione. I numeri non hanno un volto. Ma mettiamo in fila per 154 volte quello di Luana e capiremo meglio la portata di questa guerra strisciante che si combatte ora per ora nelle fabbriche, in campagna, negli uffici.
L’impegno forte è chiedere di non allentare la pressione affinché non succeda mai più. Ma una volta che lo abbiamo chiesto che cosa cambia? La media delle “morti bianche” è di poco più di 50 al mese, poco meno di 2 al giorno.
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha parlato di “incidenti inaccettabili” e della necessità di “trovare risposte sempre più attente a questo genere di drammi”. I sindacati hanno aggiunto che “bisogna investire sul futuro dei giovani offrendo loro la possibilità di un posto di lavoro dignitoso e sicuro. Con la tecnologia che ha fatto passi da gigante dobbiamo essere in grado di garantire standard minimi di sicurezza. È un impegno che ci chiama tutti al più alto senso di responsabilità”.
Qualche mese fa, anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto sull’argomento: “La sicurezza di chi lavora è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte… Sono stati compiuti importanti passi in avanti… ma tanto resta da fare per colmare lacune, per contrastare inerzie e illegalità, per sconfiggere opportunismi… l’applicazione e il rispetto delle norme va accompagnata a una concreta attività di vigilanza, cui devono essere assicurate le forze e le risorse necessarie”.
Intanto, ogni giorno 2 persone continuano a uscire di casa, ad andare in fabbrica, a timbrare il cartellino. E a tornare dentro una bara.

2) RESILIENZA: PERCHÉ DRAGHI HA SCELTO QUESTO TERMINE?

Adesso non resta che aspettare i soldi dall’Europa per mettere mano al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Da quello che si legge per l’Italia è un’occasione unica. C’è chi ha fatto riferimento al Piano Marshall e al dopoguerra, e in effetti la pandemia ha provocato ovunque, oltre a milioni di morti, la crisi delle economie.
Speriamo bene. Devo però sottolineare che per capire esattamente la parola “resilienza” ho dovuto sfogliare il vocabolario. Perché non usare termini comprensibili ai più e non soltanto agli addetti ai lavori? È un po’ come la diffusione dei riferimenti in inglese. Non tutti hanno una laurea in tasca e non tutti conoscono le lingue…
Carlo Filippi - Per e-mail da Roma

Il termine resilienza è emerso proprio in relazione al programma che dovrà dare attuazione al Recovery Fund-Next Generation Ue e che – com’è noto – comprende sei obiettivi strategici: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) inclusione e coesione; 6) salute.
Alla fine il nostro Paese potrebbe davvero avere un volto nuovo, più moderno, più pronto ad affrontare le trasformazioni dei prossimi anni.
Ed eccoci all’argomento resilienza. Abbiamo provato a fare ciò che molti avranno fatto: cioè sfogliare enciclopedie e vocabolari. Questo il risultato.
Sulla Piccola Treccani c’è scritto: “Nella tecnologia dei materiali, è la resistenza a rottura dinamica, determinata con apposita prova d’urto; nella tecnologia dei filati e dei tessuti è l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale”.
Sul Vocabolario Treccani: “Resistenza alla rottura per sollecitazione dinamica di un materiale, determinata con un’apposita prova d’urto; capacità di un individuo di affrontare e superare difficoltà o traumi”.
Sul Vocabolario della lingua italiana Zanichelli: “Saltare indietro, rimbalzare, salire; capacità di un materiale di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi”.
Sulle Garzantine: “Proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi; reciproco della resilienza è l’indice di fragilità”.“
Nel Nuovo De Mauro: “In psicologia è la capacità di riemergere da esperienze difficili, avversità, traumi, tragedie, minacce o significative fonti di stress, mantenendo un’attitudine sufficientemente positiva nei confronti dell’esistenza”.
Quest’ultima definizione ci sembra quella che si collega più immediatamente alla sostanza del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

3) SEI GIOVANE E VUOI COMPRARE CASA? TI FACILITO. MA IO DICO…

Ho 29 anni, mi sono laureato in economia nel 2019 e da allora sono riuscito a trovare solo impieghi di breve durata. Forse tra un paio di mesi potrei firmare un contratto che mi garantisce di più, anche se il lavoro non è proprio quello per il quale ho studiato. Ma per il momento è meglio accontentarsi.
Invece, quello che mi ha sorpreso delle iniziative messe in campo dal governo per stimolare la crescita e sostenere chi ha bisogno di aiuto è la decisione di agevolare chi ha fino a 36 anni ad acquistare casa. Mi domando e vi domando: le risorse messe nel provvedimento non era meglio spenderle per favorire l’occupazione giovanile? Insomma, se non hai uno stipendio, la casa con che cosa la compri?
Cristiano M. - Per e-mail da Roma

Le agevolazioni, che rientrano nel decreto Sostegni-bis approvato pochi giorni fa, riguardano il pagamento delle imposte di registro, delle imposte ipotecarie e catastali. Più la riduzione del 50% degli oneri notarili. Lo stanziamento è di circa 250 milioni di euro.
L’osservazione di Cristiano, dal suo punto di vista, non è campata in aria. Meno tasse si pagano e meglio è ma, nello specifico, se non si hanno i soldi per diventare proprietari di un’abitazione non è che tagliando le imposte la sostanza cambia.
Comunque, vista anche l’entità dello stanziamento, non si tratta di un’operazione di massa quanto il tentativo di dare una mano a quei giovani – certo occupati, sennò addio mutuo – che sono sul punto di fare il grande passo.
Le facilitazioni resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2022. Meglio sarebbe stato spostare quei quasi 250 milioni di euro sulle politiche attive del lavoro? Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono risorse per favorire l’occupazione giovanile, l’imprenditoria femminile, la formazione, la ricollocazione, la riforma delle strutture chiamate a gestire l’incontro tra domanda e offerta. Il punto è: si riuscirà a passare dai propositi alla concretezza del fare? Lo vedremo presto.

4) POSSO CHIEDERE DI FARMI PAGARE LE FERIE CHE NON HO FATTO?

Sono addetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Ho 50 giorni di ferie non ancora utilizzate. Posso chiedere un aumento dello stipendio?
F. P. - Formia (Lt)

Le ferie sono riconosciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ai quali spetta un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.
Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.

5) ANCORA TENTATIVI DI TRUFFA ATTRAVERSO FALSE E-MAIL

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto delle truffe che girano attraverso internet. Per questo quando ho ricevuto una e-mail da parte dell’Inps che mi comunicava che avevo versato più contributi del dovuto e che quindi me li stavano per restituire, mi sono insospettito. Prima perché, riguardando i versamenti dell’ultimo anno, mi sono sembrati tutti in regola, e poi perché mi si chiedeva di riempire delle schede precompilate dove avrei dovuto indicare i dati relativi alla mia carta di credito.
Non ho abboccato e ho telefonato alla Polizia Postale che mi ha messo in guardia: mai mettere online informazioni sensibili.
Sono andato a rileggermi il messaggio di Manuela Rossetti che avete pubblicato e mi ci sono ritrovato in pieno. Ma perché questi raggiri continuano impunemente?
Dario Basili - Per e-mail da Roma

Alla fine del mese scorso, l’Istituto di previdenza ha ritenuto necessario intervenire di nuovo sul tema delle truffe proprio in relazione all’argomento “rimborso contributi” invitando aziende e contribuenti a diffidare di comunicazioni che propongono di scaricare eventuali allegati, in quanto sono finalizzate a sottrarre fraudolentemente dati anagrafici oppure dati relativi a conti correnti o a carte di credito.
L’Inps ricorda che le notizie sulle posizioni contributive sono consultabili accedendo direttamente al suo sito (www.inps.it) e che l’Istituto, per motivi di sicurezza, non invia mai comunicazioni di posta elettronica contenenti allegati da scaricare o link cliccabili.
Nel numero di “Lavoro Facile” al quale ha fatto riferimento Dario Basile (è il numero 2 di quest’anno), sempre a proposito di raggiri, si citava anche quello che, con la scusa dell’invio di un bonus di 600 euro o di altre indennità Covid-19, si chiedevano i riferimenti della carta di credito.

6) QUANTO MI SPETTA SE MI FANNO LAVORARE NEI GIORNI FESTIVI?

Sono una commessa di un importante negozio di pelletteria di Roma. A volte mi viene richiesto di lavorare nei giorni festivi: a fronte di questo impegno mi viene corrisposta una maggiorazione in busta paga. Quello che vorrei sapere è se esistono dei parametri per calcolare questa maggiorazione e, se sì, come quantificare l'importo?
Rosalba C. - Per telefono da Roma

I contratti nazionali di lavoro di categoria prevedono sempre la possibilità che si possa lavorare nei giorni festivi o domenicali oppure di sabato (che è considerato un extra quando l'orario è concentrato dal lunedì al venerdì). Naturalmente dietro una maggiorazione in busta paga che non può essere lasciata alla discrezionalità dell'azienda in quanto è definita dai rispettivi Ccnl.
Per quanto riguarda il contratto del commercio, questo prevede la maggiorazione del 30% della retribuzione giornaliera.
Ci si può rifiutare? Secondo le norme, questo tipo di attività non può essere chiesta alle madri o ai padri affidatari di bambini di età fino a 3 anni, a chi assiste portatori di handicap o a persone non autosufficienti. Se, però, il lavoratore è d'accordo allora nulla o

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1) Tante assunzioni nella P.A. ma noi giovani siamo penalizzati; 2) Hanno tentato di truffarmi via internet: sempre occhi aperti; 3) Firmo il contratto e mi dicono che c’è da pagare…; 4) Le pezze del Comune di Roma sono peggio del buco; 5) Presa e subito licenziata: possono farlo?; 6) Se nella busta paga c’è uno sbaglio e soldi in meno.

1) TANTE ASSUNZIONI NELLA P.A. MA NOI GIOVANI SIAMO PENALIZZATI

Secondo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ogni anno lo Stato dovrebbe assumere 150.000 figure professionali. Dopo tanti anni di vacche magre, mi sembra una svolta importante. Anche il proposito di snellire le procedure dei concorsi è positiva.
Ma quando si comincia con i rinforzi? Quando entreranno in vigore le nuove prove seletttive? Confesso che tra tanti annunci non ci capisco più niente.
Giorgio Moretti - Per e-mail da Roma

Se davvero nei concorsi pubblici verranno inserite norme come la valutazione dei titoli e l’esperienza, per i giovani non è una buona notizia. Chi ha da poco terminato gli studi e ha un diploma o una laurea quale esperienza può mettere in campo? E chi non ha i soldi per pagarsi un master da indicare nei titoli come potrà spuntarla con i candidati che provengono da famiglie con il conto in banca?
Caro ministro Renato Brunetta, occhio a non ricreare i nobili e i servi della gleba…
Marcello Torres - Per e-mail da Roma

Lo Stato riapre le assunzioni. È un’iniezione di fiducia e di speranze nel futuro e, soprattutto, così a Pubblica amministrazione dovrebbe ricominciare a funzionare. Per esempio, non riesco a capacitarmi come per una semplice carta di identità bisogna scalare una montagna di giorni, e come per prendere un appuntamento per effettuare un’analisi presso la mia Asl mi devo mettere in fila sin dal primo mattino.
Bella Lamberti - Per e-mail da Roma

Sulla “riforma Brunetta” sono arrivati numerosi commenti: positivi per la parte che riguarda le nuove assunzioni, a volte critici per le modalità di reclutamento.
Vediamo meglio. Le acque sono state mosse dal Decreto legge n. 44, articolo 10, dello scorso 1° aprile laddove, per agevolare e accelerare l’ingresso nella P.A. si dice che la prova preselettiva può essere sostituita dalla valutazione dei titoli “legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali… I titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi nei titoli di servizio, possono concorrere alla formazione del punteggio finale”.
Inoltre, il Decreto stabilisce che per la selezione del personale non dirigenziale a tempo indeterminato possono essere sufficienti una sola prova scritta e una sola prova orale. Per le assunzioni a tempo determinato si può procedere con una sola prova scritta mediante quesiti a risposta multipla e senza la prova orale. Anche in questo caso conta la valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale (il teso integrale del Dl è al link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/04/01/21G00056/sg).
Siccome la nuova procedura è stata immediatamente recepita nel concorso indetto per trovare 2.800 tecnici qualificati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, la preoccupazione dei candidati più giovani di vedersi sfilare davanti quelli con la “corsia preferenziale” dei titoli e dell’esperienza si è subito fatta sentire.
Vedremo che cosa accadrà in seguito. Per i 2.800 i tempi per la domanda sono scaduti il 21 aprile. La sola prova scritta si terrà a giugno e nel giro di poche settimane i vincitori entreranno in servizio con contratto a tempo determinato di 36 mesi con possibilità di proroghe.

2) HANNO TENTATO DI TRUFFARMI VIA INTERNET: SEMPRE OCCHI APERTI

L’altro giorno sul mio pc è arrivata una e-mail dove l’Inps mi comunicava che stava per versarmi 750 euro e che per farlo aveva bisogno dei dati della mia carta di credito. Dal momento che non ho conti in sospeso con l’Istituto di previdenza ho cercato di saperne di più.
Ho telefonato al centralino e mi hanno fatto parlare con un funzionario che cortesemente, e dopo un rapido controllo, mi ha detto che non era stata spedita nessuna e-mail. Poi mi ha messo in guardia perché di truffe tentate a nome dell’Inps in giro, attraverso internet, ne circolano parecchie.
Vi scrivo per evitare che qualcuno, cadendo in trappola, possa rimetterci dei soldi. Di questi tempi…
Lorenzo Danieli - Per e-mail da Roma

Con la pandemia Covid-19 le truffe che circolano sul web sono cresciute considerevolmente. Secondo la Polizia Postale, lo scorso anno c’è stato un aumento del 600%. I casi trattati sono stati quasi 100.000. A cadere nella rete non sono solo i singoli cittadini ma anche grandi e medie imprese.
Per quanto riguarda l’Inps, l’Istituto avverte che non chiede mai, sia telefonicamente sia via e-mail, le coordinate bancarie o altri dati che permettano di “entrare” nei conti/depositi delle persone. Quindi è necessario: non dare seguito a questi inviti; diffidare di chiunque dichiari di essere un incaricato o funzionario dell’Inps e sostenga di essere stato incaricato di effettuare accertamenti di varia natura; prestare la massima attenzione alle comunicazioni che si ricevono, non cliccare mai sui link di e-mail di origine dubbia e verificare sempre l’indirizzo di provenienza.
Dal canto suo, la Polizia Postale invita a stare in guardia in quanto sono in corso campagne fraudolente che, a nome di istituti di credito, chiedono di inserire dati bancari personali in falsi siti internet. Viene citata una falsa comunicazione di Intesa Sanpaolo in cui c’è scritto: “La sua utenza è stato bloccata per mancata sicurezza web. Per informazioni proseguire tramite il portale indicato…”. Se si prosegue il rischio è di mettersi nelle mani dei truffatori.
Si ricorda che le banche non inviano mai e-mail, sms o chiamate telefoniche per chiedere le credenziali di accesso all’home banking, i dati delle carte di credito o la variazione dei dati personali. Nel caso, chiamare immediatamente la banca e rivolgersi alla Polizia Postale.
Per approfondimenti e segnalazioni su eventuali casi sospetti collegarsi con il sito: https://www.commissariatodips.it.

3) FIRMO IL CONTRATTO E MI DICONO CHE C’È DA PAGARE…

Mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere il pagamento di una somma per cominciare a lavorare. In questi casi, come ci si deve comportare?
Lina Sabelli - Per telefono da Roma

Accade a volte che o per l’invio del materiale a casa oppure per seguire corsi di formazione, arrivi la richiesta di sborsare una certa cifra. In cambio, c’è quasi sempre la promessa di guadagni oppure la possibilità di un’assunzione.
Di solito, il consiglio è di non firmare nulla al momento della proposta e di prendersi – come si dice – una pausa di riflessione, per valutare l’offerta con più calma.
Insomma, prima di mettere mano al portafoglio è bene capire quali garanzie ci vengono messe a disposizione. Sennò è meglio girare alla larga.

4) LE PEZZE DEL COMUNE DI ROMA SONO PEGGIO DEL BUCO

Ho letto nel “Botta e Risposta” dello scorso numero l’e-mail inviata da Monica Carli sui servizi (o disservizi) di manutenzione delle strade e dei giardini di Roma. Non si può non concordare. Di storie simili ogni quartiere ne avrebbe da raccontare parecchie: basta sfogliare i giornali per rendersi conto di come si vive (o non si vive) nella Capitale!
L’ultima svista è poi clamorosa: confondere in un clip promozionale della Ryder Cup il Colosseo con l’anfiteatro di Nimes è da parte del Comune il massimo dei massimi. Giustamente sui social si è scatenata una sarabanda di battute che hanno obbligato gli autori della svista, cioè lo staff della comunicazione del Campidoglio, a chiedere scusa.
Una doverosa ammissione di responsabilità. Ma la pezza, a mio avviso, è peggiore del buco perché lo staff ha voluto buttarla in politica: “Ogni pretesto è valido per buttare fango su Virginia Raggi”.
Ora è evidente che quel breve video con quell’errore clamoroso non è stato confezionato dalla sindaca. Però almeno un’occhiata avrebbe dovuto darla. Oppure avrebbe dovuto subito chiedere scusa e prendere qualche provvedimento nei confronti di chi ha sbagliato. Avrebbe così smorzato polemiche e ilarità. Non l’ha fatto ma ha chiesto agli autori di uscire allo scoperto e di cospargersi la testa di cenere.
Nelle strutture pubbliche, ma anche in quelle private, è doveroso che chi ha il comando delle operazioni ci metta sempre la faccia. Nel bene come nel male. Non è successo e non è una bella cosa.
Roma merita ben altro. Non ho perso la speranza di vedere la mia città tornare protagonista di progetti e iniziative da grande metropoli.
Cecilia F. - Per telefono da Roma

Molti parlano della necessità che l’Italia torni ad avere una “visione”. Lo ha affermato di recente anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E in questa prospettiva Roma dovrebbe mettersi alla testa della rinascita con idee e propositi di grande respiro capaci di attirare l’attenzione e l’interesse del mondo.
Sono anni che si sono tirati i remi in barca. Ma per tornare ai nostri giorni – e se si vuole essere buoni – si può dire che Virginia Raggi si sia trovata ad amministrare la Capitale forse in uno dei momenti più difficili. Però non uno dei problemi che l‘affliggono sono stati risolti.
È sufficiente dare uno sguardo al sito del Comune (www.comune.roma.it) per rendersi conto del livello progettuale del Campidoglio. Piccolo cabotaggio: la chiusura di qualche buca segnalata come “capacità del fare” così come la riverniciatura di qualche striscia pedonale o la pulizia di qualche caditoia. Anche il rifacimento di tratti del manto stradale viene fatto passare per una successo della capacità amministrativa.
Si potrebbe parlare a lungo di ciò che non va ma sarebbe fare un elenco che tutti conoscono. Chi abita a Roma aspetta solo delle soluzioni. E una “visione” finalmente degna della Città Eterna.

5) PRESA E SUBITO LICENZIATA: POSSONO FARLO?

Ho risposto ad un annuncio, ho superato il colloquio e ho firmato un contratto a progetto della durata di un mese. Questo la mattina. La sera mi chiamano e mi comunicano che non se ne fa niente. Tutto annullato. Come è possible? È una procedura corretta?
M. B. - Per telefono da Roma

L’irregolarità è palese. Se l’impegno è stato sottoscritto dalle parti – quindi, anche dall’azienda – esso è valido ad ogni effetto. L’unica possibilità di annullamento può essere legata a qualche “giusta causa”, ma non pare che qui sia stata invocata.
Di conseguenza si può chiedere il risarcimento per mancato guadagno, attraverso l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale deve essere acclusa anche una copia del contratto. Nell’eventualità di una risposta negativa, si può fare ricorso davanti al Giudice del Lavoro.

6) SE NELLA BUSTA PAGA C’È UNO SBAGLIO E SOLDI IN MENO

Nel riordinare il cassetto dove conservo documenti e buste paga, mi sono accorto che nel settembre scorso la società per la quale lavoro si è “dimenticata” di inserire un paio di voci. In tutto si tratta di circa 100 euro che dovevo avere e che non ho avuto. Che cosa posso fare? Non è tanto per la cifra, che pure di questi tempi può tornare utile, quanto per non passare per fesso…
N. O. - Per fax da Monterotondo

Si può intervenire nel merito della busta paga ma nel rispetto di tempi ben precisi. Vale a dire entro un anno per gli eventuali errori di calcolo, ed entro cinque anni per le interpretazioni delle norme contrattuali e di legge.
Se si vuole iniziare un’azione di risarcimento, occorre inviare una comunicazione formale al datore di lavoro attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, specificando i dati retributivi che si ritengono non percepiti o non corretti. A volte, però, se si tratta di una svista, può essere sufficiente parlare con l’ufficio amministrazione per risolvere il problema

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1) La svolta “green” dell’Italia: quando vedremo i nuovi posti? 2) Nuovo blocco dei licenziamenti: come funziona, quanto dura. 3) I ristori ai ristoratori: qualcosa è arrivato ma è poco. 4) Sono in cassa integrazione ma l’assegno tarda: che fare? 5) In vista delle elezioni a Roma si rivede il Servizio Giardini… 6) Mesi di mobbing in ufficio però il datore di lavoro nega.

1) LA SVOLTA “GREEN” DELL’ITALIA: QUANDO VEDREMO I NUOVI POSTI?

Nel governo guidato da Mario Draghi c’è un nuovo ministero: quello della Transizione ecologica che ha al vertice Roberto Cingolani. Un dicastero di “peso”, nel senso che dovrebbe guidare l’Italia verso l’energia pulita. Le attese sono molte in quanto c’è di mezzo la trasformazione del Paese perché questo significa la svolta “green”.
Una svolta che dovrebbe creare anche numerosi posti di lavoro. Finora, però, nulla è successo. È vero che sono passate pochissime settimane dall’insediamento e può darsi che tutto stia per mettersi in moto. Ma, sinceramente, mi aspettavo un tuffo diverso e più operativo nella realtà. Dobbiamo sperare o preoccuparci?
Linda Costanzi - Per e-mail da Roma

In Italia la “green economy” non è una Cenerentola. Le oltre 430.000 imprese che operano nel settore hanno spinto il nostro Paese ai vertici della sostenibilità in Europa. Siamo più efficienti nella riduzione dei rifiuti e sull’emissione di sostanze che avvelenano l’aria (però con differenze sensibili tra Regione e Regione). In più, le imprese del comparto sono in gran parte guidate da Under 25.
In sostanza, non siamo proprio agli albori. Ma le aspettative legate al nuovo ministero sono tante. Per ora è stata creata la struttura, intorno alla quale tutto dovrà muoversi, con una serie di dipartimenti e di direzioni. E poi c’è ancora da precisare meglio gli indirizzi e le filosofie che sono alla base di questo ministero per evitare sovrapposizioni con altri (agricoltura, infrastrutture e trasporti).
Da sottolineare che ai piani relativi alla transizione ecologica, che rientrano nel Recovery Fund, dovrebbero andare più di 60 miliardi di euro dei quasi 200 miliardi d euro che l’Unione europea ha messo in bilancio per l’Italia. Una somma consistente che dovrà essere spesa tra quest’anno e il 2023.
Da qui dovranno uscire – appunto – migliaia di posti di lavoro. È quindi probabile che prima dell’estate cominceranno ad apparire i bandi di ricerca del personale sulla “Gazzetta Ufficiale” (www.gazzettaufficiale.it, sezione Concorsi ed Esami) e sul sito del ministero (https://www.minambiente.it/pagina/bandi-di-concorso). A ciò andranno aggiunte le opportunità delle aziende private.

2) NUOVO BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: COME FUNZIONA, QUANTO DURA

Okay, il blocco dei licenziamenti non è svanito con il 31 marzo ma confesso di non avere capito che cosa accadrà nei prossimi mesi. Comunque, sono d’accordo con quel vostro lettore che, in risposta al Sondaggione che avete dedicato all’argomento, ha detto che se non ci sarà una ripresa della nostra economia saranno guai seri. Con o senza blocco dei licenziamenti.
Personalmente lavoro nella pubblica amministrazione e mi sento abbastanza al sicuro. Ma ho molti amici impiegati nel settore privato che sono molto preoccupati: perdere il posto oggi significa davvero non sapere più dove battere la testa.
Camilla Ricci - Per e-mail da Roma

Basta dare un’occhiata ai dati sull’andamento dell’occupazione per capire l’ampiezza del terremoto che ha sconvolto il mondo dell’occupazione: centinaia di migliaia di posti perduti con le donne e i giovani tra i più penalizzati. E chi esce dalla produzione si trova sul serio senza appigli ai quali aggrapparsi.
Per questo è stato importante rinnovare il blocco dei licenziamenti: l’economia è ancora in sofferenza, il coronavirus non è stato domato e i primi soldi del Recovery Fund non entreranno in circolazione prima di 3-4 mesi. Insomma, consentire la fine dei rapporti di lavoro avrebbe innalzato pericolosamente il livello della protesta sociale.
La proroga del blocco è limitata nel tempo: fino al 30 giugno per tutte le aziende indipendentemente dal numero dei dipendenti, dal 1° luglio al 31 ottobre solo per le imprese piccole e del terziario coperte dalla cassa integrazione in deroga e quelle che operano nel comparto agricolo.
Invariate le tre deroghe al divieto: 1) cessazione definitiva dell’impresa; 2) fallimento: 3) accordo collettivo di incentivo all’esodo.

3) I RISTORI AI RISTORATORI: QUALCOSA È ARRIVATO MA È POCO

Sono il proprietario di un ristorante che andava abbastanza bene. Poi è arrivato il Covid e ora non so più come tirare avanti. Con la “zona rossa” ho provato a tenere aperto il servizio per l’asporto ma gli incassi sono precipitati e ho preferito chiudere. Non mi voglio arrendere e spero che i vaccini diano una scossa positiva. Se così sarà l’estate potrebbe segnare una svolta importante, forse decisiva.
La mia è un’impresa familiare e con i ristori qualcosa mi è arrivato. Poca roba rispetto a ciò che sarei riuscito a guadagnare in tempi normali. Il nuovo governo mi sembra più attento verso la nostra categoria però non è che si può continuare a vivere di contributi (tra l’altro, a tanti miei colleghi non è mai arrivato niente).
Mi rendo conto che la facilità di diffusione del virus abbia imposto le restrizioni che sappiamo. Per questo dobbiamo collaborare. Chi non usa le mascherine e non rispetta le regole danneggia l’intera comunità. Il rigore è necessario ma chi di dovere deve essere più severo con chi se ne infischia delle norme e finisce per danneggiare tutti.
Chi sta nelle stanze dei bottoni deve ascoltare la gente che lavora, e battere un colpo.
Mario Franchi - Per e-mail da Roma

È una storia comune a tanti ristoratori quella del sig. Franchi, e si sa che non sono pochi coloro che hanno già gettato la spugna. Sul versante dei ristori qualcosa si è mosso. Per esempio, dall’8 aprile sono cominciati i pagamenti da parte dell’Agenzia delle entrate destinati a quanti hanno compilato l’autocertificazione attraverso la piattaforma gestita da Sogei.
I beneficiari possono scegliere tra il bonifico e il credito d’imposta. L’indennizzo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per le persone giuridiche. L’obiettivo è di erogare entro la fine di aprile gli 11 miliardi di euro stanziati. Ai contributi a fondo perduto possono accedere anche le attività e le start up nate nel 2019 e nel 2020.
Alle partite Iva che l’anno scorso hanno visto ridursi il volume d’affari di almeno il 30% va un aiuto che può andare dall’1,7% per i soggetti più grandi (da 5 a 10 milioni di euro di ricavi) al 5% per i più piccoli (fino a 100.000 euro).
Altre informazioni si possono leggere al link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/03/22/21G00049/SG.

4) SONO IN CASSA INTEGRAZIONE MA L’ASSEGNO TARDA: CHE FARE?

Insieme ad altri colleghi sono stato posto in cassa integrazione: l’azienda è in difficoltà e ha deciso di fare ricorso alle norme legate all’emergenza Covid-19. Poi – così ci è stato detto – tutto dovrebbe tornare nella normalità.
È passato un po’ di tempo e ancora non ho ricevuto l’assegno. L’ufficio del personale assicura che tutte le procedure sono state effettuate regolarmente. Fatto sta che il ritardo del versamento comincia a crearmi serie difficoltà…
Gianni F. - Per e-mail da Latina

L’Inps avverte che i trattamenti di cassa integrazione (ordinaria e in deroga), di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale previsti per fronteggiare la pandemia sono erogati su domanda del datore di lavoro o degli intermediari delegati.
Per consentire agli interessati di controllare lo stato della pratica, dall’arrivo della richiesta fino al pagamento, è a disposizione una nuova sezione “integrazioni salariali” che si attiva attraverso il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b54511%3b&lastMenu=54511&iMenu=1&itemDir=53212. Qui si può verificare: la tipologia della prestazione, il protocollo della domanda presentata dal datore di lavoro, la data di ricezione, l’esito, lo stato e la data del pagamento.

5) IN VISTA DELLE ELEZIONI A ROMA SI RIVEDE IL SERVIZIO GIARDINI…

Ogni tanto in questa rubrica ci sono interventi che poco riguardano il lavoro e molto ciò che succede a Roma, la città in cui vivo ormai da più di trent’anni. Così ho deciso di prendere… carta e penna e di segnalare ciò che mi capita di vedere ogni giorno.
Intanto l’improvviso risveglio di alcune attività che sembravano scomparse. Per esempio, nella zona intorno a piazza Bologna, dove gli alberi sono stati lasciati cadere e l’erba crescere a dismisura, è improvvisamente comparso il servizio giardini che ha collocato nuove piante e tagliato i ciuffi di ortiche. Pochi giorni dopo sono state ridipinte le strisce bianche e blu dei posti parcheggio, e accanto alla chiesa di S. Ippolito è stata persino riasfaltata un’intera strada.
Roba da stropicciarsi gli occhi. Solo che, a poca distanza, in via Chieti una buca in mezzo alla strada, coperta con un po’ di bitume e recintata con il classico pollaio, ha “resistito” per un bel po’ di settimane e forse è ancora lì. Per non parlare del cassonetto all’angolo tra via Spallanzani e via Nomentana il cui contenuto è rimasto sparpagliato sul marciapiede per non so quanti giorni.
Non voglio fare il maligno e pensare che i lavori di cui ho detto siano legati alle elezioni per il rinnovo del sindaco, che sono slittate a ottobre. Meno male, così abbiano altri 7 mesi durante i quali sistemare ciò che è stato lasciato andare nel disinteresse più totale. Vuoi vedere che pianteranno anche i piloni per la funivia Battistini-Casalotti che – ha precisato la sindaca Virginia Raggi – se non dovesse funzionare, si può sempre smontare e rimontare da un’altra parte?
Monca Carli - Per e-mail da Roma

Secondo gli ultimi sondaggi, Virginia Raggi al primo turno si piazzerebbe in testa precedendo Guido Bertolaso, Roberto Gualtieri, Carlo Calenda e Vittorio Sgarbi. Al ballottaggio, però, secondo chi sarà lo sfidante dell’attuale responsabile del Campidoglio, le cose potrebbero cambiare.

6) MESI DI MOBBING IN UFFICIO PERÒ IL DATORE DI LAVORO NEGA

Dopo alcuni mesi d’inferno trascorsi in ufficio, ho deciso di aprire una vertenza per mobbing. Ne ho parlato direttamente anche con il responsabile della società presso la quale lavoro il quale, cadendo dalle nuvole, mi ha detto: “Qui siete in molti e non posso sapere vita, morte e miracoli di ciascuno”. Quindi ha aggiunto che, comunque, avrebbe chiamato il capo del mio reparto per capire meglio la situazione.
L’incontro c’è stato ma non è successo niente. Il mio caso è finito anche sul tavolo del nostro rappresentante sindacale che ha invitato chi di dovere (cioè il responsabile dell’azienda, il quale – quindi – mi ha mentito quando ha detto di non sapere) ad intervenire.
Ho l’impressione che ci si voglia trincerare dietro a “quell’io non sapevo” per evitare grane. Questo mi sta facendo venire dei dubbi: non è che con questi presupposti la mia vertenza si può considerare già persa?
M. S. - Per telefono da Frosinone

È vero che le vicende di mobbing, per lunghi anni, non hanno avuto vita facile nelle aule dei tribunali. Il fenomeno era controverso, non ancora scientificamente e ampiamente conosciuto e il lavoratore difficilmente riusciva a farsi riconoscere i diritti violati.
Ma le cose nel frattempo sono cambiate, tant’è che la Cassazione ha fatto chiarezza proprio su alcune questioni controverse, in particolare sul ruolo/funzione del datore di lavoro.
I giudici hanno infatti stabilito che ha “natura contrattuale la responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza” che gli impone – appunto – l’adozione di misure di sicurezza e prevenzione che, secondo la particolarità dell’impiego, l’esperienza e la tecnica, “sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Il datore di lavoro è altresì “responsabile dei danni subiti dal proprio dipendente… anche quando ometta di controllare e vigilare che di tali misure sia stato fatto effettivamente uso”. Unica eccezione, allorché “il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità e dell’assoluta imprevedibilità”.
Alla luce di tutto questo, le preoccupazioni di M. S. sembrano quindi infondate.

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1) I posti delle grandi opere? Uno dei misteri buffi dell’Italia. 2) I soldi del Recovery Fund e le crisi in attesa di risposte. 3) Draghi e ancora Draghi: il l lavoro attende le prime mosse. 4) L’assegno di maternità: 348,12 € al mese per 5 mensilità. 5) Messo alla porta dopo il periodo di prova: è giusto? 6) Se appartieni al pianeta degli “anta” vieni discriminato.

I POSTI DELLE GRANDI OPERE? UNO DEI MISTERI BUFFI DELL’ITALIA

Tante grandi opere sono pronte a partire però manca sempre l’ultimo via libera. Ne avete parlato anche su “Lavoro Facile” mettendo in evidenza le numerose opportunità di lavoro che si aprirebbero.
Ma che cosa si aspetta? Mi pare che siano state stanziate anche le risorse per rendere esecutivi i progetti approvati. E allora? Forza e coraggio.
Roberto Macchi - Per e-mail da Roma

Le grandi opere sono un altro dei misteri italiani. I soldi ci sono (una sessantina di miliardi di euro) ma c’è bisogno di semplificare le norme sugli appalti e insediare i commissari che dovranno gestire la fase operativa. Poi ci sono da definire anche i contenziosi tra società proponenti e governo, come nel caso della Gronda di Genova e non solo.
Sul “Corriere della Sera” se n’è occupata anche Milena Gabanelli: “Tutto questo – ha scritto – trascina inqualificabili costi occulti con il risultato che le grosse imprese del settore stanno andando fuori mercato, 418.000 potenziali posti di lavoro sono saltati e 120.000 aziende sono fallite”.
Ogni tanto questa contabilità viene aggiornata. Per esempio, “Il Sole-24 Ore” del 2 marzo ha ricordato che le città hanno presentato progetti per metropolitane e tranvie per 11 miliardi di euro che in gran parte fanno riferimento al “pacchetto” del Recovery Plan.
I progetti sono sul tavolo del nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini, che adesso deve dare seguito al bando scaduto lo scorso 15 gennaio.
Insomma, un’altra patata bollente per Mario Draghi chiamato a rimuovere gli ostacoli (anche burocratici) che finora hanno fatto delle grandi opere le grandi incompiute.

I SOLDI DEL RECOVERY FUND E LE CRISI IN ATTESA DI RISPOSTE

Se non si rinnova il blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo a rischio ci sono 250.000 posti di lavoro. Ma sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, i precedenti governi hanno lasciato un’infinità di vertenze che coinvolgono un vero e proprio esercito di dipendenti.
Voglio ricordare la crisi dell’Alitalia, quella della Whirpool, le incertezze intorno al destino dell’ex Ilva, per un totale di circa 150 aziende in attesa di qualche salvagente.
Ho l’impressione, con la pandemia sempre galoppante, che non sarà facile tutelare l’occupazione.
Silvia Manni - Per e-mail da Roma

La lotta alla pandemia e la salvaguardia del mondo della produzione sono i temi principali sui quali è chiamato a misurarsi il nuovo governo. La svolta è legata a ciò che avverrà quando si cominceranno a utilizzare i finanziamenti (oltre 200 miliardi di euro) del Recovery Fund-Next Generation Ue.
È una corsa contro il tempo. L’Italia deve presentare il documento di spesa entro il prossimo aprile che poi dovrà essere valutato dalla Commissione europea. Prima dell’estate si potrà contare sulle anticipazioni previste ma il grosso sarà a disposizione non prima della fine dell’anno.
È da ricordare che le sovvenzioni non possono essere utilizzate per fronteggiare vecchie situazioni di crisi ma per obiettivi in grado di disegnare il Paese del futuro. In particolare i punti di intervento devono riguardare: 1) digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 2) rivoluzione verde e transizione ecologica: 3) infrastrutture per la mobilità; 4) istruzione, formazione, ricerca e cultura; 5) equità sociale, di genere e territoriale; 6) salute.
Insomma, c’è costruire il domani senza che l’oggi vada in mille pezzi. Una sfida dalla quale dipende anche la sopravvivenza di quei posti di lavoro.

DRAGHI E ANCORA DRAGHI: IL LAVORO ATTENDE LE PRIME MOSSE

Non so se Mario Draghi riuscirà a risolvere i tanti problemi che ci affliggono ma di una cosa sono già contento: non compare quasi mai in tv, non manda messaggini ogni cinque minuti, non si lascia intervistare.
Tutt’altra musica rispetto al passato più o meno recente. Meno male perché non se ne poteva più. I partiti, invece, non hanno smesso di fare propaganda. Le dichiarazioni che passano durante i tg non sono solo banali, sono peggio.
Spero che il comportamento del presidente del Consiglio possa diventare un esempio per tutti. Ne guadagnerebbero l’Italia e le nostre… orecchie.
Celeste Palermo - Per e-mail da Roma

Ho letto ciò che i lettori hanno scritto in questa rubrica dello scorso numero a proposito del nuovo governo. Sono abbastanza d’accordo con tutti: a Mario Draghi va lasciato il tempo necessario per capire dove cominciare a mettere le mani.
Però ci sono un paio di priorità che richiedono interventi immediati: la lotta alla pandemia e il rilancio del lavoro. Forse è ancora presto ma, sul secondo argomento, non ho letto niente di decisivo. Sulle vaccinazioni, invece, l’accelerazione mi sembra evidente con indicazioni che potrebbero migliorare la situazione.
Ma a chi si ritrova senza un’occupazione il governo che cosa dice? Confesso di non averlo capito. Colpa mia oppure è davvero difficile individuare il cammino da percorrere? Caro Draghi, datti da fare.
Michele Rosi - Per e-mail da Roma

La sostituzione di Domenico Arcuri da Commissario per l’emergenza Covid con il generale Francesco Paolo Figliuolo fa capire di che pasta è fatto Mario Draghi. Dovranno tenerne conto tutti coloro che hanno incarichi di responsabilità.
Gestire la cosa pubblica è roba seria. Finalmente qualcuno fa sapere che la ricreazione è finita.
Giorgio Magrelli - Per telefono da Roma

Il 31 di questo mese scade il blocco dei licenziamenti. Mentre invio questa mail è il 2 marzo e non sono uscite proposte risolutive. Sono convinto che il blocco sarà rinnovato ma a certe condizioni. Quali? Attenzione, perché se altre persone dovessero finire in mezzo alla strada la rabbia sociale potrebbe dilagare.
Filippo G. - Per e-mail da Tivoli

A Mario Draghi ho un rimprovero da fare: ma come diavolo ha fatto ad accettare quei sottosegretari che difficilmente saprebbero amministrare un condominio?
Si dice che tanto sarà lui a decidere e che i vice-ministri non toccheranno palla. Ma allora perché nominarli?
Carla Livolsi - Per e-mail da Roma

Voglio augurare a Mario Draghi il massimo successo. È l’unico in grado di parlare da pari a pari con gli altri esponenti europei i quali sanno che finalmente hanno di fronte un leader credibile e autorevole.
Quando l’Italia si trova con le spalle al muro riesce quasi sempre a scoprire persone in gamba capaci di portarci fuori dalle sabbie mobili. La mia domanda è: perché così spesso, e sempre più frequentemente, ci troviamo sull’orlo del baratro?
Lino B. - Per e-mail da Roma

Mario Draghi si merita le lodi che lo stanno accompagnando da quando è entrato a Palazzo Chigi. Fin qui va bene. Adesso però vogliamo vedere qualcosa di concreto. L’Italia non è un Paese facile e ormai tutti i nodi sono venuti al pettine.
Certo che se dovesse fallire pure lui poi non ci sono più santi da chiamare sulla terra...
Pietro Carli - Per e-mail da Roma

Il nuovo governo e le attese che ha suscitato continuano ad appassionare i nostri lettori. Giustamente. Con la pandemia da battere e l’economia da rilanciare l’Italia si è affidata alle capacità di Mario Draghi.
In giro c’è molta speranza. Forse persino troppa, considerando le difficili condizioni di partenza. Ma il presidente del Consiglio, com’è sua collaudata abitudine, si è messo subito al lavoro mettendo in campo esperienza e capacità di prim’ordine.
Ora si attendono i primi provvedimenti strategici. Il lavoro è tra questi. Avremo modo di riparlarne.

L’ASSEGNO DI MATERNITÀ: 348,12 € AL MESE PER 5 MENSILITÀ

Sono una neomamma e credo di avere diritto all’assegno di maternità. Che cosa devo fare per averlo?
B. D. - Per e-mail da Roma

L’assegno di maternità è un contributo economico erogato dall’Inps alle madri che hanno partorito, adottato o ricevuto in affidamento preadottivo un bambino. Può essere richiesto dalle cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie (in possesso della carta di soggiorno) entro 6 mesi dalla data del parto. Inoltre, il reddito complessivo non deve essere superiore al valore Isee di 17.416,66 euro.
L’assegno è pari a 348,12 euro per 5 mensilità per complessivi 1.740,60 euro.
La domanda va presenta al Comune di residenza oppure attraverso i Caf convenzionati.
Per maggiori informazioni clicca qui.

MESSO ALLA PORTA DOPO IL PERIODO DI PROVA: È GIUSTO?

Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.

Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro, ma soprattutto a quest’ultimo – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

SE APPARTIENI AL PIANETA DEGLI “ANTA” VIENI DISCRIMINATO

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni obbligano a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e per andare in pensione…
Vorrei che si dedicasse più attenzione a questo argomento che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. E, anzi, le statistiche dicono che sono i giovani i più penalizzati con una percentuale di senza lavoro che è tra le più alte in Europa.
In quest'ambito resta quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali ci sono meno misure di sostegno. E forse, proprio per questo, le aziende preferiscono puntare su coloro che hanno un’età in grado di consentire varie agevolazioni.
In più c'è a volte la poca chiarezza delle ricerche di personale che, per quello che è nelle nostre possibilità, cerchiamo di evitare. Comunque, accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento che, in effetti, rappresenta un'evidente discriminazione.

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1) Lavoro, imprese, riforme: una speranza chiamata Draghi. 2) Agevolazioni per le aziende che assumono giovani. 3) Non c’è dubbio: con la laurea più chance di lavoro. 4) A Roma arrivano le elezioni e c’è chi scopre… la cipria. 5) Si può vincere un concorso e poi non essere assunti? 6) Il dipendente pubblico non può lavorare per altri

1) LAVORO, IMPRESE, RIFORME: UNA SPERANZA CHIAMATA DRAGHI

Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ha messo il lavoro tra i punti qualificanti. Meno male, ma non ci voleva un genio per capire che o si va all’assalto della disoccupazione oppure la disoccupazione va all’assalto di quel poco che è rimasto in piedi del nostro Paese.
Mario Draghi è un personaggio che non si discute e sono sicuro che farà bene. Però come farà a moltiplicare i posti? Nell’ultimo numero di “Lavoro Facile” avete scritto che ci sono 800.000 possibilità di impiego pronte se partono le grandi opere. Allora cosa si aspetta a dare il via libera?
Mi pare che proprio Draghi abbia detto che non ci dobbiamo aspettare partenze a razzo e che la ripresa economica sarà lenta e graduale. Chi è senza lavoro dovrà continuare a girarsi i pollici?
Simone Lori - Per e-mail da Firenze

Di fronte ai tanti problemi che si è ritrovato sulla scrivania a Mario Draghi staranno tremando le vene dei polsi. Ma lui è abituato a gestire le situazioni difficili: quando era a capo della Bce, l’Unione europea era a un passo dallo scollamento e non tutti erano d’accordo con la sua strategia monetaria. Ha avuto ragione e dobbiamo ringraziarlo.
Quindi: o l’Italia risorge sotto la sua guida oppure… meglio non pensarci.
Mirella Bassi - Per e-mail da Roma

Prima dell’arrivo di Mario Draghi la politica ha forse mostrato il suo lato peggiore. Ma la politica e i partiti che la rappresentano sono il sale della democrazia. Spero che, approfittando della “tregua” assicurata dal nuovo governo, sappiano ritrovarsi e rigenerarsi. Si tornerà a votare nel 2023: ci sono due anni di tempo per rimetterci in carreggiata.
Marco Massimi - Per e-mail da Roma

Finalmente un primo ministro che non passa le ore in televisione, non usa i social, non promette mari e monti per rimangiarsi tutto il giorno dopo, non manda veline ai giornali. Siamo su un pianeta sconosciuto. O meglio: siamo tornati sulla terra. Un applauso a Mario Draghi.
Cesare Mari - Per e-mail da Roma

È tanta l’attesa per ciò che potrà fare il governo di Mario Draghi. C’è chi dice che non bisogna cullare eccessive illusioni perché si tratta di restituire all’Italia la speranza e una visione in grado di allontanarla dal declino sapendo che nel tempo che gli è concesso il nuovo governo non potrà dare una risposta a tutti e a tutto.
Ma la forte certezza è che nessuno meglio di Draghi. Aspettiamo e vediamo. Le priorità (lavoro, imprese, lotta al Covid-19, riforma della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia, la scuola, l’ambiente) sono quelle giuste e i soldi del Recovery Fund lo aiuteranno a centrare gli obiettivi principali.

2) AGEVOLAZIONI PER LE AZIENDE CHE ASSUMONO GIOVANI

Nell’azienda dove lavoro, la crisi si è fatta sentire solo marginalmente (qualche contratto congelato, qualche fornitura in ritardo) tanto che adesso, in vista della ripresa e dell’arrivo delle risorse del Recovery Fund, si stanno programmando anche alcune assunzioni. Inoltre, tre contratti a tempo determinato, tra cui il mio, passeranno a tempo indeterminato.
Di questi tempi è una bella notizia. Tra l’altro so che l’operazione consente al mio datore di usufruire di agevolazioni che riducono sensibilmente il costo del lavoro. Insomma, ci guadagniamo un po’ tutti. Spero che il mio esempio possa essere seguito anche da altre imprese.
Marcello Lolli - Per e-mail da Roma

A pochi giorni dalla fine di marzo, quando potrebbero riprendere i licenziamenti, ecco un’azienda che va nel senso che molti auspicano: nessuna riduzione del personale, anzi. Il tessuto imprenditoriale italiano, però, sta attraversando una fase difficile e interi settori hanno subito colpi pesanti: si pensi al turismo, allo spettacolo, alla ristorazione, all’artigianato, e così via.
C’è preoccupazione per ciò che potrà accadere alla fine di marzo. Sono numerose le aziende che stanno per gettare la spugna e altre che, senza il rinnovo della cassa integrazione che ha bloccato i licenziamenti, hanno già dichiarato che non potranno confermare gli organici com’erano prima della pandemia.
È un momento delicato che spetta al nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, gestire al meglio. Intanto è vero che ci sono incentivi che le imprese possono sfruttare, come quello indicato da Marcello Lolli. Che – ricordiamo – vale sia per la trasformazione di contratti dal tempo determinato a quello determinato ma anche per l’assunzione di giovani under 36.
Questa agevolazione ha una durata massima di 36 mesi ed è pari al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro l’anno. Ciò vale per il Centro-Nord. Per il Sud, invece, la durata massima dell’incentivo può arrivare fino a 48 mesi.
Tra le condizioni più importanti da rispettare: 1) l’azienda non può violare gli eventuali diritti di precedenza; 2) non devono essere in atto sospensioni dal lavoro connesse a crisi o riorganizzazioni; 3) occorre essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale.

3) NON C’È DUBBIO: CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è davvero una carta decisiva per trovare un impiego? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.
Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile, in particolare per i giovani e in particolare adesso che la pandemia ha stravolto tutti i parametri. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.
In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro colleghi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce notevolmente.
Insomma studiare rende, come ha detto più volte anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono i tirocini, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.
Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male dare un’occhiata al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

4) A ROMA ARRIVANO LE ELEZIONI E C’È CHI SCOPRE… LA CIPRIA

Si vede proprio che a Roma le elezioni per la nuova amministrazione comunale si stanno avvicinando. Dopo mesi e mesi di immobilismo, d’improvviso ecco gli operai al lavoro per il rifacimento di strade in dissesto, altri che piantano alberi, un po’ di autobus (privati) sono arrivati in aiuto lungo le linee più frequentate, il ritiro dei rifiuti è diventato più puntuale, qualche progetto è stato ritirato fuori come quello delle teleferiche, e così via.
È vero che gli elettori hanno spesso la memoria corta, ma una grande città come quella dove abito non merita di essere presa continuamente in giro.
Marcella Rossi - Per e-mail da Roma

È accaduto spesso, e non soltanto a Roma, che nell’imminenza delle urne chi va alla ricerca di voti e di conferme cerchi di presentarsi con il volto migliore. Spetta poi a chi deve promuovere o bocciare tirare le somme.
Certo, la Capitale ha vissuto – e vive – un periodo complicatissimo. Il Covide-19 ha lasciato segni crudeli. Ma è un fatto che la città è nel frattempo scivolata indietro in tutte le classifiche. E non basta qualche colpo di cipria per risalire la corrente.

5) SI PUÒ VINCERE UN CONCORSO E POI NON ESSERE ASSUNTI?

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria conclusiva, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche essere rinviata.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

L’ABBIGLIAMENTO LANCIA L’SOS: “NON CE LA FACCIAMO PIÙ”

Ho un negozio di abbigliamento da quasi vent’anni e, dopo le chiusure e le aperture dettate prima dal lockdown generalizzato e poi dalle zone rosse e arancioni, vedo il futuro piuttosto nero. I saldi hanno dato un po’ di respiro e anche i ristori hanno contribuito a tenerci a galla. Ma se l’economia non riprende e la gente non torna a spendere la vedo durissima. Ho dovuto mettere una dipendente in cassa integrazione e adesso mi aggrappo alla speranza che Mario Draghi possa dare al Paese la scossa giusta.
Il nostro settore è davvero in ginocchio e tanti di noi non ce la fanno più. Date un’occhiata alle attività che già hanno chiuso. A Roma il centro è ormai un deserto…
Carlo G. - Per telefono da Roma

L’abbigliamento è uno dei comparti più in sofferenza. Secondo Federmoda, anche i saldi non sono andati bene (da meno 30% a meno 40%). Oltre alla pandemia, che ha fatto sparire i turisti, anche l’e-commerce sta incidendo negativamente sul giro d’affari.
Alla fine dello scorso anno i mancati incassi hanno superato i 20 miliardi di euro e 50.000 addetti hanno perso il lavoro. “Per ripartire – ha affermato Renato Borghi, presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio – occorre che il governo accompagni le imprese con sostegni calcolati sulla base delle perdite effettive”.
Giusto per dirne una, Zara, uno dei colossi del fashion ha chiuso 1.200 negozi nel mondo. Secondo un’indagine della Cna della Capitale, c’è stato un crollo del business di circa il 50% rispetto allo scorso anno. Come se ne può uscire? Per Stefano Di Niola, segretario della Confederazione nazionale dell’artigianato di Roma, “per gli imprenditori ci vogliono la pace fiscale e un allungamento dei periodi di pre-ammortamento sui prestiti bancari”.

6) IL DIPENDENTE PUBBLICO NON PUÒ LAVORARE PER ALTRI

Sono occupato presso un ente pubblico. Pochi giorni fa mi è arrivata da una struttura privata un’offerta di collaborazione della durata di circa tre mesi. Siccome si tratta di un impegno che ricade nell’ambito della mia professionalità, penso di poterlo svolgere nel tempo libero. Però mi è stato fatto notare che, in quanto dipendente di una pubblica amministrazione, ciò mi sarebbe proibito. Come stanno le cose?
M. F. - Per e-mail da Roma

In effetti, un dipendente pubblico non può, contemporaneamente, lavorare per un’azienda privata. A meno che non si sia chiesta l’autorizzazione e questa sia stata regolarmente data: ma ciò vale solo per società che comunque fanno parte dello Stato o che ad esso fanno riferimento.
In questo senso il Testo unico del pubblico impiego (articolo 60 del Decreto legge del 30 marzo 165/2001) è chiaro laddove dice che: “L’impiegato non può esercitare il commercio, l’industria né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro”.

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1) È meglio la pioggia di bonus o il rilancio del lavoro?; 2) Il congedo di paternità: come chiederlo, quanto dura; 3) Code infinite alle poste e quelle app per il salta-fila; 4) Le strade del mio quartiere a rischio osso del collo; 5) La retribuzione del Ccnl non può essere ridotta; 6) Quei i controlli elettronci violano la privacy in ufficio; 7) chi sono e cosa fanno i mediatori culturali

1 È MEGLIO LA PIOGGIA DI BONUS O IL RILANCIO DEL LAVORO?

I sodi non si buttano mai dalla finestra e così se te li danno uno li prende e ringrazia. Trovo però che le risorse destinate alla pioggia di bonus che riguardano la casa potevano essere più utili se messe sul piatto dell’occupazione. Per i giovani non c’è lavoro ma ci sono contributi per chi cambia un rubinetto…
Massimo Fabbri - Per e-mail da Roma

In effetti, di aiuti che riguardano l’abitazione ce ne sono un bel po’. Dal bonus idrico (1.000 euro per la sostituzione di vasi sanitari in ceramica e l’installazione di apparecchi a scarico ridotto e a limitazione di flusso di acqua, soffioni doccia) al bonus mobili ((detrazione del 50% per le spese sostenute per l’acquisto di mobili e elettrodomestici), dal bonus smartphone (apparecchio in comodato gratuito e connettività per la durata di 1 anno per chi ha un reddito Isee non superiore ai 20.000 euro l’anno) al bonus tv (sconto di 50 euro per l’acquisto di un televisore o di un decoder) e al bonus occhiali (voucher di 50 euro per l’acquisto di occhiali da visata o lenti a contatto per chi ha un reddito Isee non superiore a 10.000 euro).
Ci sono anche contributi a fondo perduto (fino ad un massimo annuo di 1.200 euro) per i proprietari di case che riducono il canone d’affitto e incentivi auto per favorire l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi (2.000 euro che si aggiungono alle facilitazioni già esistenti).
Così come il bonus condomini per la “ristrutturazione ecologica” delle parti comuni, l’obiettivo di queste iniziative è anche quello di rimettere in moto settori colpiti dalla crisi (edilizia, artigianato, impiantistica…). Ma resta il punto: non era meglio puntare tutto sul rilancio del lavoro?

2 IL CONGEDO DI PATERNITÀ: COME CHIEDERLO, QUANTO DURA

Sono papà da poco più di un mese e voglio utilizzare il cosiddetto congedo di paternità di 7 giorni. Che cosa devo fare? E quali effetti ha sullo stipendio?
Roberto Massimi - Per e-mail da Roma

Con l’ultima Legge di Bilancio il congedo di paternità non è più di 7 giorni ma di 10. Va chiesto entro i primi 5 mesi dalla nascita e non ci sono ricadute sulla busta paga in quanto è l’Inps che si fa carico al 100% della relativa indennità. È un diritto che vale anche in caso di adozione o affidamento.
Naturalmente, si deve essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente. Per usufruirne bisogna dare comunicazione scritta al proprio datore almeno 15 giorni prima indicando le date di interesse. Nell’eventualità di pagamento diretto dell’indennità da parte dell’Inps la domanda va presentata online allo stesso Istituto attraverso il link:https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50584#h3heading2. O utilizzando il contact center 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure il riferimento telefonico 06.164164 (da rete mobile)

3 CODE INFINITE ALLE POSTE E QUELLE APP PER IL SALTA-FILA

Non capisco perché da un po’ di tempo si sono allungate in maniera spropositata le code per entrare in un ufficio postale. Per gli anziani, specie con il brutto tempo, è davvero una sofferenza. Mi è capitato più volte di sostare anche più di un’ora di fronte alla sede di via Padova, a Roma.
Passi per i giorni previsti per i ritiro delle pensioni ma ormai è sempre così. Poi succede sempre più spesso che, mentre sei lì in attesa, ti passano avanti persone con il telefonino in mano che, quasi scusandosi, ti dicono di avere la prenotazione e che quindi…
Ma che diavoleria è questa? Ho chiesto chiarimenti alla responsabile che, cortesemente, mi ha detto che è un servizio che l’azienda mette a disposizione proprio per evitare le file. Ma evidentemente lo sanno in pochi, almeno a giudicare da ciò che succede tutti i giorni.
Okay, ma allora si dovrebbe dedicare a questo servizio uno sportelo dedicato in modo che tutti gli altri non si sentano dei fessi, oltre che avvertire gli utenti della novità. In quell’ufficio le sole comunicazioni che si possono leggere riguardano gli orari di apertura e chiusura.
Carla G. - Per telefono da Roma

Siamo andati a vedere in orari e giorni diversi e, in effetti, la situazione è quella descritta: la coda comincia davanti alla porta d’ingresso di via Padova e si allunga a gomito fino a viale delle Province. Lo stesso accade agli uffici di piazza Bologna: qui le persone occupano l’ampia scalinata e giù giù fino alla fermata degli autobus che si trova a ridosso dell’ingresso della metropolitana.
Nell’un caso come nell’altro, prima della pandemia si attendeva il turno all’interno delle strutture. Adesso, per evitare affollamenti al chiuso, tutti all’aria aperta. Proprio per questo Poste Italiane dovrebbe fare in modo di accelerare le operazioni. Cosa che, a quello che abbiamo potuto constatare, non accade.
La pratica della prenotazione è una novità recente pensata per snellire le procedure ed evitare le code. Però funziona a metà, nel senso che si può scegliere, entro le 48 ore, l’orario che si preferisce e 15 minuti prima arriva l’avviso di presentarsi allo sportello.
Bene se lo fanno tutti. Ma se lo fanno tutti il problema dell’affollamento si ripresenta. E non tutti hanno un telefonino di ultima generazione per utilizzare questa opportunità e scaricare l’App necessaria per il salta-code. Per ora il risultato è quello segnalato: soddisfatti coloro che entrano senza attese, sconcertati quelli che stanno in fila da tempo. Forse l’idea di adottare uno sportello dedicato potrebbe funzionare. Ma si tratterebbe di aggiungere personale. Passiamo il suggerimento a Poste Italiane.

4 LE STRADE DEL MIO QUARTIERE A RISCHIO OSSO DEL COLLO

A proposito di come (non) viene gestita la nostra città dall’amministrazione che la governa ho scritto a diversi giornali ma senza grandi risultati. Ci riprovo sperando che possa accadere qualcosa prima che succeda il peggio.

La sindaca Virginia Raggi ha sempre detto di avere trovato una situazione disastrosa e che sta facendo il possibile per migliorarla. A me non sembra. Parlo, per esempio, delle strade che di solito percorro per recarmi al lavoro. In via Volsinio, poco prima di arrivare in via Chiana, più volte hanno rappezzato l’asfalto con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: sconnessioni e crepe più di prima e peggio di prima.
A poche centinaia di metri, nell’ultimo tratto di corso Trieste prima dell’incrocio con via Nomentana, proprio di fronte a un noto ristorante, le radici dei pini hanno creato dei rigonfiamenti che mettono a rischio non solo i motociclisti ma anche le automobili che debbono fare attenzione se non vogliono correre dal meccanico. Che cosa si aspetta? Che accada ciò che è capitato poco più avanti dove hanno già perso la vita un paio di persone (un giovane e una mamma) e dove era stata promessa l’installazione di una telecamera che mai si è vista?
E che dire dell’albero caduto in via Agrigento subito circondato con il nastro giallo del Comune ma che è lì da mesi? E in via Bari e in via Catania dove la sede stradale è ormai ridotta a una groviera?
Potrei continuare con l’abbandono della Casina dei Pini a Villa Massimo ma mi fermo qui. A che santo dobbiamo votarci affinché una mano… benedetta sistemi le cose?
M. R. - Per e-mail da Roma

Se non ricordiamo male, già un’altra volta un lettore aveva affrontato gli stessi problemi. Segno che il tempo è passato invano, nel senso che chi doveva intervenire non l’ha fatto o l’ha fatto male.
Che dire? Roma, alle prese con una pandemia che ha sconvolto interi settori e che ha messo in ginocchio migliaia di lavoratori, ha di fronte una situazione difficilissima e complicata. Ma chi ci amministra sta lì per trovare le risposte giuste e provare a risolvere ciò che non va. Se lo ha fatto in molti non se ne sono accorti.

5 LA RETRIBUZIONE DEL CCNL NON PUÒ ESSERE RIDOTTA

Una volta firmato il contratto, e stabilite mansioni e retribuzione, è possibile, dopo un certo periodo di tempo, che l’azienda possa modificare al ribasso sia l’una che l’altra voce?
Rinaldo Fassi - Per e-mail da Roma

In via unilaterale il datore di lavoro non può procedere a cambi di mansione né a riduzioni di salario. Il diritto alla retribuzione nasce dal contratto di lavoro e ha garanzia costituzionale nei limiti dell’art. 36 della Costituzione. Tra l’altro, la Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11362, ha accolto il ricorso di un dirigente che, a causa dell’applicazione forzata di un diverso Ccnl rispetto a quello iniziale, si era visto decurtare lo stipendio.
La Corte, in sostanza, richiamandosi all’art. 2103 del Codice civile, ha stabilito che “la retribuzione concordata al momento dell’assunzione non è riducibile neppure a seguito di accordo tra datore e prestatore di lavoro, e ogni patto contrario è nullo in ogni caso in cui il compenso, pattuito anche in sede di contratto, venga ridotto”.
In realtà, l’orientamento giurisprudenziale non ha mai eletto a dogma l’intangibilità della retribuzione ma ha costantemente bocciato il mutamento delle mansioni del lavoratore stabilite dal contratto, mutamento che poi costituisce l’appiglio in seguito al quale si fa scattare la variazione in busta paga.

6 QUEI CONTROLLI ELETTRONCI VIOLANO LA PRIVACY IN UFFICIO

I tempi sono quelli che sono, e mi rendo conto che la sicurezza richiede a volte il ricorso a misure straordinarie.
Ma è possibile, dall’oggi al domani, trovarsi di fronte, in ufficio, all’installazione di telecamere a circuito chiuso che, secondo me, riducono la privacy del personale?
L. R. - Per telefono da Roma

Le aziende, in materia, non possono non tenere conto del parere dei dipendenti. Lo ha ribadito una sentenza della Corte d’Appello di Catania secondo la quale “l’installazione di apparati di controllo elettronico va concordata con tutte le rappresentanze sindacali presenti nell’impresa”.
In mancanza di questo accordo si può ricorrere all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, così come previsto dall’articolo 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori. È da tenere presente che qualora l’azienda non raggiunga l’intesa con i sindacati, si espone – oltre che al ricorso del singolo lavoratore sottoposto ai controlli – anche al ricorso per condotta antisindacale.

7 CHI SONO E COSA FANNO I MEDIATORI CULTURALI

Che cos’è il mediatore culturale? Conosco tre lingue e vorrei farmi avanti…
Roberta Di Mauro - Per e-mail da Ardea

Il mediatore culturale è tra le figure emergenti, soprattutto in città dove la presenza di stranieri è sempre più rilevante e importante. Si tratta di una figura che è chiamata a svolgere un ruolo di raccordo tra gli immigrati e la popolazione residente, comprese le strutture istituzionali (ospedali, tribunali, comuni)
La sua collocazione è quindi propria nell’ambito pubblico, ma può dipendere o appartenere anche a organizzazioni no profit. È ovvio che la conoscenza delle lingue è l’elemento fondamentale per proporsi nel ruolo.

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