1) Tante assunzioni nella P.A. ma noi giovani siamo penalizzati; 2) Hanno tentato di truffarmi via internet: sempre occhi aperti; 3) Firmo il contratto e mi dicono che c’è da pagare…; 4) Le pezze del Comune di Roma sono peggio del buco; 5) Presa e subito licenziata: possono farlo?; 6) Se nella busta paga c’è uno sbaglio e soldi in meno.

1) TANTE ASSUNZIONI NELLA P.A. MA NOI GIOVANI SIAMO PENALIZZATI

Secondo il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ogni anno lo Stato dovrebbe assumere 150.000 figure professionali. Dopo tanti anni di vacche magre, mi sembra una svolta importante. Anche il proposito di snellire le procedure dei concorsi è positiva.
Ma quando si comincia con i rinforzi? Quando entreranno in vigore le nuove prove seletttive? Confesso che tra tanti annunci non ci capisco più niente.
Giorgio Moretti - Per e-mail da Roma

Se davvero nei concorsi pubblici verranno inserite norme come la valutazione dei titoli e l’esperienza, per i giovani non è una buona notizia. Chi ha da poco terminato gli studi e ha un diploma o una laurea quale esperienza può mettere in campo? E chi non ha i soldi per pagarsi un master da indicare nei titoli come potrà spuntarla con i candidati che provengono da famiglie con il conto in banca?
Caro ministro Renato Brunetta, occhio a non ricreare i nobili e i servi della gleba…
Marcello Torres - Per e-mail da Roma

Lo Stato riapre le assunzioni. È un’iniezione di fiducia e di speranze nel futuro e, soprattutto, così a Pubblica amministrazione dovrebbe ricominciare a funzionare. Per esempio, non riesco a capacitarmi come per una semplice carta di identità bisogna scalare una montagna di giorni, e come per prendere un appuntamento per effettuare un’analisi presso la mia Asl mi devo mettere in fila sin dal primo mattino.
Bella Lamberti - Per e-mail da Roma

Sulla “riforma Brunetta” sono arrivati numerosi commenti: positivi per la parte che riguarda le nuove assunzioni, a volte critici per le modalità di reclutamento.
Vediamo meglio. Le acque sono state mosse dal Decreto legge n. 44, articolo 10, dello scorso 1° aprile laddove, per agevolare e accelerare l’ingresso nella P.A. si dice che la prova preselettiva può essere sostituita dalla valutazione dei titoli “legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali… I titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi nei titoli di servizio, possono concorrere alla formazione del punteggio finale”.
Inoltre, il Decreto stabilisce che per la selezione del personale non dirigenziale a tempo indeterminato possono essere sufficienti una sola prova scritta e una sola prova orale. Per le assunzioni a tempo determinato si può procedere con una sola prova scritta mediante quesiti a risposta multipla e senza la prova orale. Anche in questo caso conta la valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale (il teso integrale del Dl è al link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/04/01/21G00056/sg).
Siccome la nuova procedura è stata immediatamente recepita nel concorso indetto per trovare 2.800 tecnici qualificati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, la preoccupazione dei candidati più giovani di vedersi sfilare davanti quelli con la “corsia preferenziale” dei titoli e dell’esperienza si è subito fatta sentire.
Vedremo che cosa accadrà in seguito. Per i 2.800 i tempi per la domanda sono scaduti il 21 aprile. La sola prova scritta si terrà a giugno e nel giro di poche settimane i vincitori entreranno in servizio con contratto a tempo determinato di 36 mesi con possibilità di proroghe.

2) HANNO TENTATO DI TRUFFARMI VIA INTERNET: SEMPRE OCCHI APERTI

L’altro giorno sul mio pc è arrivata una e-mail dove l’Inps mi comunicava che stava per versarmi 750 euro e che per farlo aveva bisogno dei dati della mia carta di credito. Dal momento che non ho conti in sospeso con l’Istituto di previdenza ho cercato di saperne di più.
Ho telefonato al centralino e mi hanno fatto parlare con un funzionario che cortesemente, e dopo un rapido controllo, mi ha detto che non era stata spedita nessuna e-mail. Poi mi ha messo in guardia perché di truffe tentate a nome dell’Inps in giro, attraverso internet, ne circolano parecchie.
Vi scrivo per evitare che qualcuno, cadendo in trappola, possa rimetterci dei soldi. Di questi tempi…
Lorenzo Danieli - Per e-mail da Roma

Con la pandemia Covid-19 le truffe che circolano sul web sono cresciute considerevolmente. Secondo la Polizia Postale, lo scorso anno c’è stato un aumento del 600%. I casi trattati sono stati quasi 100.000. A cadere nella rete non sono solo i singoli cittadini ma anche grandi e medie imprese.
Per quanto riguarda l’Inps, l’Istituto avverte che non chiede mai, sia telefonicamente sia via e-mail, le coordinate bancarie o altri dati che permettano di “entrare” nei conti/depositi delle persone. Quindi è necessario: non dare seguito a questi inviti; diffidare di chiunque dichiari di essere un incaricato o funzionario dell’Inps e sostenga di essere stato incaricato di effettuare accertamenti di varia natura; prestare la massima attenzione alle comunicazioni che si ricevono, non cliccare mai sui link di e-mail di origine dubbia e verificare sempre l’indirizzo di provenienza.
Dal canto suo, la Polizia Postale invita a stare in guardia in quanto sono in corso campagne fraudolente che, a nome di istituti di credito, chiedono di inserire dati bancari personali in falsi siti internet. Viene citata una falsa comunicazione di Intesa Sanpaolo in cui c’è scritto: “La sua utenza è stato bloccata per mancata sicurezza web. Per informazioni proseguire tramite il portale indicato…”. Se si prosegue il rischio è di mettersi nelle mani dei truffatori.
Si ricorda che le banche non inviano mai e-mail, sms o chiamate telefoniche per chiedere le credenziali di accesso all’home banking, i dati delle carte di credito o la variazione dei dati personali. Nel caso, chiamare immediatamente la banca e rivolgersi alla Polizia Postale.
Per approfondimenti e segnalazioni su eventuali casi sospetti collegarsi con il sito: https://www.commissariatodips.it.

3) FIRMO IL CONTRATTO E MI DICONO CHE C’È DA PAGARE…

Mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere il pagamento di una somma per cominciare a lavorare. In questi casi, come ci si deve comportare?
Lina Sabelli - Per telefono da Roma

Accade a volte che o per l’invio del materiale a casa oppure per seguire corsi di formazione, arrivi la richiesta di sborsare una certa cifra. In cambio, c’è quasi sempre la promessa di guadagni oppure la possibilità di un’assunzione.
Di solito, il consiglio è di non firmare nulla al momento della proposta e di prendersi – come si dice – una pausa di riflessione, per valutare l’offerta con più calma.
Insomma, prima di mettere mano al portafoglio è bene capire quali garanzie ci vengono messe a disposizione. Sennò è meglio girare alla larga.

4) LE PEZZE DEL COMUNE DI ROMA SONO PEGGIO DEL BUCO

Ho letto nel “Botta e Risposta” dello scorso numero l’e-mail inviata da Monica Carli sui servizi (o disservizi) di manutenzione delle strade e dei giardini di Roma. Non si può non concordare. Di storie simili ogni quartiere ne avrebbe da raccontare parecchie: basta sfogliare i giornali per rendersi conto di come si vive (o non si vive) nella Capitale!
L’ultima svista è poi clamorosa: confondere in un clip promozionale della Ryder Cup il Colosseo con l’anfiteatro di Nimes è da parte del Comune il massimo dei massimi. Giustamente sui social si è scatenata una sarabanda di battute che hanno obbligato gli autori della svista, cioè lo staff della comunicazione del Campidoglio, a chiedere scusa.
Una doverosa ammissione di responsabilità. Ma la pezza, a mio avviso, è peggiore del buco perché lo staff ha voluto buttarla in politica: “Ogni pretesto è valido per buttare fango su Virginia Raggi”.
Ora è evidente che quel breve video con quell’errore clamoroso non è stato confezionato dalla sindaca. Però almeno un’occhiata avrebbe dovuto darla. Oppure avrebbe dovuto subito chiedere scusa e prendere qualche provvedimento nei confronti di chi ha sbagliato. Avrebbe così smorzato polemiche e ilarità. Non l’ha fatto ma ha chiesto agli autori di uscire allo scoperto e di cospargersi la testa di cenere.
Nelle strutture pubbliche, ma anche in quelle private, è doveroso che chi ha il comando delle operazioni ci metta sempre la faccia. Nel bene come nel male. Non è successo e non è una bella cosa.
Roma merita ben altro. Non ho perso la speranza di vedere la mia città tornare protagonista di progetti e iniziative da grande metropoli.
Cecilia F. - Per telefono da Roma

Molti parlano della necessità che l’Italia torni ad avere una “visione”. Lo ha affermato di recente anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E in questa prospettiva Roma dovrebbe mettersi alla testa della rinascita con idee e propositi di grande respiro capaci di attirare l’attenzione e l’interesse del mondo.
Sono anni che si sono tirati i remi in barca. Ma per tornare ai nostri giorni – e se si vuole essere buoni – si può dire che Virginia Raggi si sia trovata ad amministrare la Capitale forse in uno dei momenti più difficili. Però non uno dei problemi che l‘affliggono sono stati risolti.
È sufficiente dare uno sguardo al sito del Comune (www.comune.roma.it) per rendersi conto del livello progettuale del Campidoglio. Piccolo cabotaggio: la chiusura di qualche buca segnalata come “capacità del fare” così come la riverniciatura di qualche striscia pedonale o la pulizia di qualche caditoia. Anche il rifacimento di tratti del manto stradale viene fatto passare per una successo della capacità amministrativa.
Si potrebbe parlare a lungo di ciò che non va ma sarebbe fare un elenco che tutti conoscono. Chi abita a Roma aspetta solo delle soluzioni. E una “visione” finalmente degna della Città Eterna.

5) PRESA E SUBITO LICENZIATA: POSSONO FARLO?

Ho risposto ad un annuncio, ho superato il colloquio e ho firmato un contratto a progetto della durata di un mese. Questo la mattina. La sera mi chiamano e mi comunicano che non se ne fa niente. Tutto annullato. Come è possible? È una procedura corretta?
M. B. - Per telefono da Roma

L’irregolarità è palese. Se l’impegno è stato sottoscritto dalle parti – quindi, anche dall’azienda – esso è valido ad ogni effetto. L’unica possibilità di annullamento può essere legata a qualche “giusta causa”, ma non pare che qui sia stata invocata.
Di conseguenza si può chiedere il risarcimento per mancato guadagno, attraverso l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale deve essere acclusa anche una copia del contratto. Nell’eventualità di una risposta negativa, si può fare ricorso davanti al Giudice del Lavoro.

6) SE NELLA BUSTA PAGA C’È UNO SBAGLIO E SOLDI IN MENO

Nel riordinare il cassetto dove conservo documenti e buste paga, mi sono accorto che nel settembre scorso la società per la quale lavoro si è “dimenticata” di inserire un paio di voci. In tutto si tratta di circa 100 euro che dovevo avere e che non ho avuto. Che cosa posso fare? Non è tanto per la cifra, che pure di questi tempi può tornare utile, quanto per non passare per fesso…
N. O. - Per fax da Monterotondo

Si può intervenire nel merito della busta paga ma nel rispetto di tempi ben precisi. Vale a dire entro un anno per gli eventuali errori di calcolo, ed entro cinque anni per le interpretazioni delle norme contrattuali e di legge.
Se si vuole iniziare un’azione di risarcimento, occorre inviare una comunicazione formale al datore di lavoro attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, specificando i dati retributivi che si ritengono non percepiti o non corretti. A volte, però, se si tratta di una svista, può essere sufficiente parlare con l’ufficio amministrazione per risolvere il problema

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1) La svolta “green” dell’Italia: quando vedremo i nuovi posti? 2) Nuovo blocco dei licenziamenti: come funziona, quanto dura. 3) I ristori ai ristoratori: qualcosa è arrivato ma è poco. 4) Sono in cassa integrazione ma l’assegno tarda: che fare? 5) In vista delle elezioni a Roma si rivede il Servizio Giardini… 6) Mesi di mobbing in ufficio però il datore di lavoro nega.

1) LA SVOLTA “GREEN” DELL’ITALIA: QUANDO VEDREMO I NUOVI POSTI?

Nel governo guidato da Mario Draghi c’è un nuovo ministero: quello della Transizione ecologica che ha al vertice Roberto Cingolani. Un dicastero di “peso”, nel senso che dovrebbe guidare l’Italia verso l’energia pulita. Le attese sono molte in quanto c’è di mezzo la trasformazione del Paese perché questo significa la svolta “green”.
Una svolta che dovrebbe creare anche numerosi posti di lavoro. Finora, però, nulla è successo. È vero che sono passate pochissime settimane dall’insediamento e può darsi che tutto stia per mettersi in moto. Ma, sinceramente, mi aspettavo un tuffo diverso e più operativo nella realtà. Dobbiamo sperare o preoccuparci?
Linda Costanzi - Per e-mail da Roma

In Italia la “green economy” non è una Cenerentola. Le oltre 430.000 imprese che operano nel settore hanno spinto il nostro Paese ai vertici della sostenibilità in Europa. Siamo più efficienti nella riduzione dei rifiuti e sull’emissione di sostanze che avvelenano l’aria (però con differenze sensibili tra Regione e Regione). In più, le imprese del comparto sono in gran parte guidate da Under 25.
In sostanza, non siamo proprio agli albori. Ma le aspettative legate al nuovo ministero sono tante. Per ora è stata creata la struttura, intorno alla quale tutto dovrà muoversi, con una serie di dipartimenti e di direzioni. E poi c’è ancora da precisare meglio gli indirizzi e le filosofie che sono alla base di questo ministero per evitare sovrapposizioni con altri (agricoltura, infrastrutture e trasporti).
Da sottolineare che ai piani relativi alla transizione ecologica, che rientrano nel Recovery Fund, dovrebbero andare più di 60 miliardi di euro dei quasi 200 miliardi d euro che l’Unione europea ha messo in bilancio per l’Italia. Una somma consistente che dovrà essere spesa tra quest’anno e il 2023.
Da qui dovranno uscire – appunto – migliaia di posti di lavoro. È quindi probabile che prima dell’estate cominceranno ad apparire i bandi di ricerca del personale sulla “Gazzetta Ufficiale” (www.gazzettaufficiale.it, sezione Concorsi ed Esami) e sul sito del ministero (https://www.minambiente.it/pagina/bandi-di-concorso). A ciò andranno aggiunte le opportunità delle aziende private.

2) NUOVO BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: COME FUNZIONA, QUANTO DURA

Okay, il blocco dei licenziamenti non è svanito con il 31 marzo ma confesso di non avere capito che cosa accadrà nei prossimi mesi. Comunque, sono d’accordo con quel vostro lettore che, in risposta al Sondaggione che avete dedicato all’argomento, ha detto che se non ci sarà una ripresa della nostra economia saranno guai seri. Con o senza blocco dei licenziamenti.
Personalmente lavoro nella pubblica amministrazione e mi sento abbastanza al sicuro. Ma ho molti amici impiegati nel settore privato che sono molto preoccupati: perdere il posto oggi significa davvero non sapere più dove battere la testa.
Camilla Ricci - Per e-mail da Roma

Basta dare un’occhiata ai dati sull’andamento dell’occupazione per capire l’ampiezza del terremoto che ha sconvolto il mondo dell’occupazione: centinaia di migliaia di posti perduti con le donne e i giovani tra i più penalizzati. E chi esce dalla produzione si trova sul serio senza appigli ai quali aggrapparsi.
Per questo è stato importante rinnovare il blocco dei licenziamenti: l’economia è ancora in sofferenza, il coronavirus non è stato domato e i primi soldi del Recovery Fund non entreranno in circolazione prima di 3-4 mesi. Insomma, consentire la fine dei rapporti di lavoro avrebbe innalzato pericolosamente il livello della protesta sociale.
La proroga del blocco è limitata nel tempo: fino al 30 giugno per tutte le aziende indipendentemente dal numero dei dipendenti, dal 1° luglio al 31 ottobre solo per le imprese piccole e del terziario coperte dalla cassa integrazione in deroga e quelle che operano nel comparto agricolo.
Invariate le tre deroghe al divieto: 1) cessazione definitiva dell’impresa; 2) fallimento: 3) accordo collettivo di incentivo all’esodo.

3) I RISTORI AI RISTORATORI: QUALCOSA È ARRIVATO MA È POCO

Sono il proprietario di un ristorante che andava abbastanza bene. Poi è arrivato il Covid e ora non so più come tirare avanti. Con la “zona rossa” ho provato a tenere aperto il servizio per l’asporto ma gli incassi sono precipitati e ho preferito chiudere. Non mi voglio arrendere e spero che i vaccini diano una scossa positiva. Se così sarà l’estate potrebbe segnare una svolta importante, forse decisiva.
La mia è un’impresa familiare e con i ristori qualcosa mi è arrivato. Poca roba rispetto a ciò che sarei riuscito a guadagnare in tempi normali. Il nuovo governo mi sembra più attento verso la nostra categoria però non è che si può continuare a vivere di contributi (tra l’altro, a tanti miei colleghi non è mai arrivato niente).
Mi rendo conto che la facilità di diffusione del virus abbia imposto le restrizioni che sappiamo. Per questo dobbiamo collaborare. Chi non usa le mascherine e non rispetta le regole danneggia l’intera comunità. Il rigore è necessario ma chi di dovere deve essere più severo con chi se ne infischia delle norme e finisce per danneggiare tutti.
Chi sta nelle stanze dei bottoni deve ascoltare la gente che lavora, e battere un colpo.
Mario Franchi - Per e-mail da Roma

È una storia comune a tanti ristoratori quella del sig. Franchi, e si sa che non sono pochi coloro che hanno già gettato la spugna. Sul versante dei ristori qualcosa si è mosso. Per esempio, dall’8 aprile sono cominciati i pagamenti da parte dell’Agenzia delle entrate destinati a quanti hanno compilato l’autocertificazione attraverso la piattaforma gestita da Sogei.
I beneficiari possono scegliere tra il bonifico e il credito d’imposta. L’indennizzo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per le persone giuridiche. L’obiettivo è di erogare entro la fine di aprile gli 11 miliardi di euro stanziati. Ai contributi a fondo perduto possono accedere anche le attività e le start up nate nel 2019 e nel 2020.
Alle partite Iva che l’anno scorso hanno visto ridursi il volume d’affari di almeno il 30% va un aiuto che può andare dall’1,7% per i soggetti più grandi (da 5 a 10 milioni di euro di ricavi) al 5% per i più piccoli (fino a 100.000 euro).
Altre informazioni si possono leggere al link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/03/22/21G00049/SG.

4) SONO IN CASSA INTEGRAZIONE MA L’ASSEGNO TARDA: CHE FARE?

Insieme ad altri colleghi sono stato posto in cassa integrazione: l’azienda è in difficoltà e ha deciso di fare ricorso alle norme legate all’emergenza Covid-19. Poi – così ci è stato detto – tutto dovrebbe tornare nella normalità.
È passato un po’ di tempo e ancora non ho ricevuto l’assegno. L’ufficio del personale assicura che tutte le procedure sono state effettuate regolarmente. Fatto sta che il ritardo del versamento comincia a crearmi serie difficoltà…
Gianni F. - Per e-mail da Latina

L’Inps avverte che i trattamenti di cassa integrazione (ordinaria e in deroga), di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale previsti per fronteggiare la pandemia sono erogati su domanda del datore di lavoro o degli intermediari delegati.
Per consentire agli interessati di controllare lo stato della pratica, dall’arrivo della richiesta fino al pagamento, è a disposizione una nuova sezione “integrazioni salariali” che si attiva attraverso il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b54511%3b&lastMenu=54511&iMenu=1&itemDir=53212. Qui si può verificare: la tipologia della prestazione, il protocollo della domanda presentata dal datore di lavoro, la data di ricezione, l’esito, lo stato e la data del pagamento.

5) IN VISTA DELLE ELEZIONI A ROMA SI RIVEDE IL SERVIZIO GIARDINI…

Ogni tanto in questa rubrica ci sono interventi che poco riguardano il lavoro e molto ciò che succede a Roma, la città in cui vivo ormai da più di trent’anni. Così ho deciso di prendere… carta e penna e di segnalare ciò che mi capita di vedere ogni giorno.
Intanto l’improvviso risveglio di alcune attività che sembravano scomparse. Per esempio, nella zona intorno a piazza Bologna, dove gli alberi sono stati lasciati cadere e l’erba crescere a dismisura, è improvvisamente comparso il servizio giardini che ha collocato nuove piante e tagliato i ciuffi di ortiche. Pochi giorni dopo sono state ridipinte le strisce bianche e blu dei posti parcheggio, e accanto alla chiesa di S. Ippolito è stata persino riasfaltata un’intera strada.
Roba da stropicciarsi gli occhi. Solo che, a poca distanza, in via Chieti una buca in mezzo alla strada, coperta con un po’ di bitume e recintata con il classico pollaio, ha “resistito” per un bel po’ di settimane e forse è ancora lì. Per non parlare del cassonetto all’angolo tra via Spallanzani e via Nomentana il cui contenuto è rimasto sparpagliato sul marciapiede per non so quanti giorni.
Non voglio fare il maligno e pensare che i lavori di cui ho detto siano legati alle elezioni per il rinnovo del sindaco, che sono slittate a ottobre. Meno male, così abbiano altri 7 mesi durante i quali sistemare ciò che è stato lasciato andare nel disinteresse più totale. Vuoi vedere che pianteranno anche i piloni per la funivia Battistini-Casalotti che – ha precisato la sindaca Virginia Raggi – se non dovesse funzionare, si può sempre smontare e rimontare da un’altra parte?
Monca Carli - Per e-mail da Roma

Secondo gli ultimi sondaggi, Virginia Raggi al primo turno si piazzerebbe in testa precedendo Guido Bertolaso, Roberto Gualtieri, Carlo Calenda e Vittorio Sgarbi. Al ballottaggio, però, secondo chi sarà lo sfidante dell’attuale responsabile del Campidoglio, le cose potrebbero cambiare.

6) MESI DI MOBBING IN UFFICIO PERÒ IL DATORE DI LAVORO NEGA

Dopo alcuni mesi d’inferno trascorsi in ufficio, ho deciso di aprire una vertenza per mobbing. Ne ho parlato direttamente anche con il responsabile della società presso la quale lavoro il quale, cadendo dalle nuvole, mi ha detto: “Qui siete in molti e non posso sapere vita, morte e miracoli di ciascuno”. Quindi ha aggiunto che, comunque, avrebbe chiamato il capo del mio reparto per capire meglio la situazione.
L’incontro c’è stato ma non è successo niente. Il mio caso è finito anche sul tavolo del nostro rappresentante sindacale che ha invitato chi di dovere (cioè il responsabile dell’azienda, il quale – quindi – mi ha mentito quando ha detto di non sapere) ad intervenire.
Ho l’impressione che ci si voglia trincerare dietro a “quell’io non sapevo” per evitare grane. Questo mi sta facendo venire dei dubbi: non è che con questi presupposti la mia vertenza si può considerare già persa?
M. S. - Per telefono da Frosinone

È vero che le vicende di mobbing, per lunghi anni, non hanno avuto vita facile nelle aule dei tribunali. Il fenomeno era controverso, non ancora scientificamente e ampiamente conosciuto e il lavoratore difficilmente riusciva a farsi riconoscere i diritti violati.
Ma le cose nel frattempo sono cambiate, tant’è che la Cassazione ha fatto chiarezza proprio su alcune questioni controverse, in particolare sul ruolo/funzione del datore di lavoro.
I giudici hanno infatti stabilito che ha “natura contrattuale la responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza” che gli impone – appunto – l’adozione di misure di sicurezza e prevenzione che, secondo la particolarità dell’impiego, l’esperienza e la tecnica, “sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Il datore di lavoro è altresì “responsabile dei danni subiti dal proprio dipendente… anche quando ometta di controllare e vigilare che di tali misure sia stato fatto effettivamente uso”. Unica eccezione, allorché “il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità e dell’assoluta imprevedibilità”.
Alla luce di tutto questo, le preoccupazioni di M. S. sembrano quindi infondate.

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1) I posti delle grandi opere? Uno dei misteri buffi dell’Italia. 2) I soldi del Recovery Fund e le crisi in attesa di risposte. 3) Draghi e ancora Draghi: il l lavoro attende le prime mosse. 4) L’assegno di maternità: 348,12 € al mese per 5 mensilità. 5) Messo alla porta dopo il periodo di prova: è giusto? 6) Se appartieni al pianeta degli “anta” vieni discriminato.

I POSTI DELLE GRANDI OPERE? UNO DEI MISTERI BUFFI DELL’ITALIA

Tante grandi opere sono pronte a partire però manca sempre l’ultimo via libera. Ne avete parlato anche su “Lavoro Facile” mettendo in evidenza le numerose opportunità di lavoro che si aprirebbero.
Ma che cosa si aspetta? Mi pare che siano state stanziate anche le risorse per rendere esecutivi i progetti approvati. E allora? Forza e coraggio.
Roberto Macchi - Per e-mail da Roma

Le grandi opere sono un altro dei misteri italiani. I soldi ci sono (una sessantina di miliardi di euro) ma c’è bisogno di semplificare le norme sugli appalti e insediare i commissari che dovranno gestire la fase operativa. Poi ci sono da definire anche i contenziosi tra società proponenti e governo, come nel caso della Gronda di Genova e non solo.
Sul “Corriere della Sera” se n’è occupata anche Milena Gabanelli: “Tutto questo – ha scritto – trascina inqualificabili costi occulti con il risultato che le grosse imprese del settore stanno andando fuori mercato, 418.000 potenziali posti di lavoro sono saltati e 120.000 aziende sono fallite”.
Ogni tanto questa contabilità viene aggiornata. Per esempio, “Il Sole-24 Ore” del 2 marzo ha ricordato che le città hanno presentato progetti per metropolitane e tranvie per 11 miliardi di euro che in gran parte fanno riferimento al “pacchetto” del Recovery Plan.
I progetti sono sul tavolo del nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini, che adesso deve dare seguito al bando scaduto lo scorso 15 gennaio.
Insomma, un’altra patata bollente per Mario Draghi chiamato a rimuovere gli ostacoli (anche burocratici) che finora hanno fatto delle grandi opere le grandi incompiute.

I SOLDI DEL RECOVERY FUND E LE CRISI IN ATTESA DI RISPOSTE

Se non si rinnova il blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo a rischio ci sono 250.000 posti di lavoro. Ma sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, i precedenti governi hanno lasciato un’infinità di vertenze che coinvolgono un vero e proprio esercito di dipendenti.
Voglio ricordare la crisi dell’Alitalia, quella della Whirpool, le incertezze intorno al destino dell’ex Ilva, per un totale di circa 150 aziende in attesa di qualche salvagente.
Ho l’impressione, con la pandemia sempre galoppante, che non sarà facile tutelare l’occupazione.
Silvia Manni - Per e-mail da Roma

La lotta alla pandemia e la salvaguardia del mondo della produzione sono i temi principali sui quali è chiamato a misurarsi il nuovo governo. La svolta è legata a ciò che avverrà quando si cominceranno a utilizzare i finanziamenti (oltre 200 miliardi di euro) del Recovery Fund-Next Generation Ue.
È una corsa contro il tempo. L’Italia deve presentare il documento di spesa entro il prossimo aprile che poi dovrà essere valutato dalla Commissione europea. Prima dell’estate si potrà contare sulle anticipazioni previste ma il grosso sarà a disposizione non prima della fine dell’anno.
È da ricordare che le sovvenzioni non possono essere utilizzate per fronteggiare vecchie situazioni di crisi ma per obiettivi in grado di disegnare il Paese del futuro. In particolare i punti di intervento devono riguardare: 1) digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 2) rivoluzione verde e transizione ecologica: 3) infrastrutture per la mobilità; 4) istruzione, formazione, ricerca e cultura; 5) equità sociale, di genere e territoriale; 6) salute.
Insomma, c’è costruire il domani senza che l’oggi vada in mille pezzi. Una sfida dalla quale dipende anche la sopravvivenza di quei posti di lavoro.

DRAGHI E ANCORA DRAGHI: IL LAVORO ATTENDE LE PRIME MOSSE

Non so se Mario Draghi riuscirà a risolvere i tanti problemi che ci affliggono ma di una cosa sono già contento: non compare quasi mai in tv, non manda messaggini ogni cinque minuti, non si lascia intervistare.
Tutt’altra musica rispetto al passato più o meno recente. Meno male perché non se ne poteva più. I partiti, invece, non hanno smesso di fare propaganda. Le dichiarazioni che passano durante i tg non sono solo banali, sono peggio.
Spero che il comportamento del presidente del Consiglio possa diventare un esempio per tutti. Ne guadagnerebbero l’Italia e le nostre… orecchie.
Celeste Palermo - Per e-mail da Roma

Ho letto ciò che i lettori hanno scritto in questa rubrica dello scorso numero a proposito del nuovo governo. Sono abbastanza d’accordo con tutti: a Mario Draghi va lasciato il tempo necessario per capire dove cominciare a mettere le mani.
Però ci sono un paio di priorità che richiedono interventi immediati: la lotta alla pandemia e il rilancio del lavoro. Forse è ancora presto ma, sul secondo argomento, non ho letto niente di decisivo. Sulle vaccinazioni, invece, l’accelerazione mi sembra evidente con indicazioni che potrebbero migliorare la situazione.
Ma a chi si ritrova senza un’occupazione il governo che cosa dice? Confesso di non averlo capito. Colpa mia oppure è davvero difficile individuare il cammino da percorrere? Caro Draghi, datti da fare.
Michele Rosi - Per e-mail da Roma

La sostituzione di Domenico Arcuri da Commissario per l’emergenza Covid con il generale Francesco Paolo Figliuolo fa capire di che pasta è fatto Mario Draghi. Dovranno tenerne conto tutti coloro che hanno incarichi di responsabilità.
Gestire la cosa pubblica è roba seria. Finalmente qualcuno fa sapere che la ricreazione è finita.
Giorgio Magrelli - Per telefono da Roma

Il 31 di questo mese scade il blocco dei licenziamenti. Mentre invio questa mail è il 2 marzo e non sono uscite proposte risolutive. Sono convinto che il blocco sarà rinnovato ma a certe condizioni. Quali? Attenzione, perché se altre persone dovessero finire in mezzo alla strada la rabbia sociale potrebbe dilagare.
Filippo G. - Per e-mail da Tivoli

A Mario Draghi ho un rimprovero da fare: ma come diavolo ha fatto ad accettare quei sottosegretari che difficilmente saprebbero amministrare un condominio?
Si dice che tanto sarà lui a decidere e che i vice-ministri non toccheranno palla. Ma allora perché nominarli?
Carla Livolsi - Per e-mail da Roma

Voglio augurare a Mario Draghi il massimo successo. È l’unico in grado di parlare da pari a pari con gli altri esponenti europei i quali sanno che finalmente hanno di fronte un leader credibile e autorevole.
Quando l’Italia si trova con le spalle al muro riesce quasi sempre a scoprire persone in gamba capaci di portarci fuori dalle sabbie mobili. La mia domanda è: perché così spesso, e sempre più frequentemente, ci troviamo sull’orlo del baratro?
Lino B. - Per e-mail da Roma

Mario Draghi si merita le lodi che lo stanno accompagnando da quando è entrato a Palazzo Chigi. Fin qui va bene. Adesso però vogliamo vedere qualcosa di concreto. L’Italia non è un Paese facile e ormai tutti i nodi sono venuti al pettine.
Certo che se dovesse fallire pure lui poi non ci sono più santi da chiamare sulla terra...
Pietro Carli - Per e-mail da Roma

Il nuovo governo e le attese che ha suscitato continuano ad appassionare i nostri lettori. Giustamente. Con la pandemia da battere e l’economia da rilanciare l’Italia si è affidata alle capacità di Mario Draghi.
In giro c’è molta speranza. Forse persino troppa, considerando le difficili condizioni di partenza. Ma il presidente del Consiglio, com’è sua collaudata abitudine, si è messo subito al lavoro mettendo in campo esperienza e capacità di prim’ordine.
Ora si attendono i primi provvedimenti strategici. Il lavoro è tra questi. Avremo modo di riparlarne.

L’ASSEGNO DI MATERNITÀ: 348,12 € AL MESE PER 5 MENSILITÀ

Sono una neomamma e credo di avere diritto all’assegno di maternità. Che cosa devo fare per averlo?
B. D. - Per e-mail da Roma

L’assegno di maternità è un contributo economico erogato dall’Inps alle madri che hanno partorito, adottato o ricevuto in affidamento preadottivo un bambino. Può essere richiesto dalle cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie (in possesso della carta di soggiorno) entro 6 mesi dalla data del parto. Inoltre, il reddito complessivo non deve essere superiore al valore Isee di 17.416,66 euro.
L’assegno è pari a 348,12 euro per 5 mensilità per complessivi 1.740,60 euro.
La domanda va presenta al Comune di residenza oppure attraverso i Caf convenzionati.
Per maggiori informazioni clicca qui.

MESSO ALLA PORTA DOPO IL PERIODO DI PROVA: È GIUSTO?

Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.

Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro, ma soprattutto a quest’ultimo – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

SE APPARTIENI AL PIANETA DEGLI “ANTA” VIENI DISCRIMINATO

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni obbligano a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e per andare in pensione…
Vorrei che si dedicasse più attenzione a questo argomento che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. E, anzi, le statistiche dicono che sono i giovani i più penalizzati con una percentuale di senza lavoro che è tra le più alte in Europa.
In quest'ambito resta quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali ci sono meno misure di sostegno. E forse, proprio per questo, le aziende preferiscono puntare su coloro che hanno un’età in grado di consentire varie agevolazioni.
In più c'è a volte la poca chiarezza delle ricerche di personale che, per quello che è nelle nostre possibilità, cerchiamo di evitare. Comunque, accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento che, in effetti, rappresenta un'evidente discriminazione.

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1) Lavoro, imprese, riforme: una speranza chiamata Draghi. 2) Agevolazioni per le aziende che assumono giovani. 3) Non c’è dubbio: con la laurea più chance di lavoro. 4) A Roma arrivano le elezioni e c’è chi scopre… la cipria. 5) Si può vincere un concorso e poi non essere assunti? 6) Il dipendente pubblico non può lavorare per altri

1) LAVORO, IMPRESE, RIFORME: UNA SPERANZA CHIAMATA DRAGHI

Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ha messo il lavoro tra i punti qualificanti. Meno male, ma non ci voleva un genio per capire che o si va all’assalto della disoccupazione oppure la disoccupazione va all’assalto di quel poco che è rimasto in piedi del nostro Paese.
Mario Draghi è un personaggio che non si discute e sono sicuro che farà bene. Però come farà a moltiplicare i posti? Nell’ultimo numero di “Lavoro Facile” avete scritto che ci sono 800.000 possibilità di impiego pronte se partono le grandi opere. Allora cosa si aspetta a dare il via libera?
Mi pare che proprio Draghi abbia detto che non ci dobbiamo aspettare partenze a razzo e che la ripresa economica sarà lenta e graduale. Chi è senza lavoro dovrà continuare a girarsi i pollici?
Simone Lori - Per e-mail da Firenze

Di fronte ai tanti problemi che si è ritrovato sulla scrivania a Mario Draghi staranno tremando le vene dei polsi. Ma lui è abituato a gestire le situazioni difficili: quando era a capo della Bce, l’Unione europea era a un passo dallo scollamento e non tutti erano d’accordo con la sua strategia monetaria. Ha avuto ragione e dobbiamo ringraziarlo.
Quindi: o l’Italia risorge sotto la sua guida oppure… meglio non pensarci.
Mirella Bassi - Per e-mail da Roma

Prima dell’arrivo di Mario Draghi la politica ha forse mostrato il suo lato peggiore. Ma la politica e i partiti che la rappresentano sono il sale della democrazia. Spero che, approfittando della “tregua” assicurata dal nuovo governo, sappiano ritrovarsi e rigenerarsi. Si tornerà a votare nel 2023: ci sono due anni di tempo per rimetterci in carreggiata.
Marco Massimi - Per e-mail da Roma

Finalmente un primo ministro che non passa le ore in televisione, non usa i social, non promette mari e monti per rimangiarsi tutto il giorno dopo, non manda veline ai giornali. Siamo su un pianeta sconosciuto. O meglio: siamo tornati sulla terra. Un applauso a Mario Draghi.
Cesare Mari - Per e-mail da Roma

È tanta l’attesa per ciò che potrà fare il governo di Mario Draghi. C’è chi dice che non bisogna cullare eccessive illusioni perché si tratta di restituire all’Italia la speranza e una visione in grado di allontanarla dal declino sapendo che nel tempo che gli è concesso il nuovo governo non potrà dare una risposta a tutti e a tutto.
Ma la forte certezza è che nessuno meglio di Draghi. Aspettiamo e vediamo. Le priorità (lavoro, imprese, lotta al Covid-19, riforma della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia, la scuola, l’ambiente) sono quelle giuste e i soldi del Recovery Fund lo aiuteranno a centrare gli obiettivi principali.

2) AGEVOLAZIONI PER LE AZIENDE CHE ASSUMONO GIOVANI

Nell’azienda dove lavoro, la crisi si è fatta sentire solo marginalmente (qualche contratto congelato, qualche fornitura in ritardo) tanto che adesso, in vista della ripresa e dell’arrivo delle risorse del Recovery Fund, si stanno programmando anche alcune assunzioni. Inoltre, tre contratti a tempo determinato, tra cui il mio, passeranno a tempo indeterminato.
Di questi tempi è una bella notizia. Tra l’altro so che l’operazione consente al mio datore di usufruire di agevolazioni che riducono sensibilmente il costo del lavoro. Insomma, ci guadagniamo un po’ tutti. Spero che il mio esempio possa essere seguito anche da altre imprese.
Marcello Lolli - Per e-mail da Roma

A pochi giorni dalla fine di marzo, quando potrebbero riprendere i licenziamenti, ecco un’azienda che va nel senso che molti auspicano: nessuna riduzione del personale, anzi. Il tessuto imprenditoriale italiano, però, sta attraversando una fase difficile e interi settori hanno subito colpi pesanti: si pensi al turismo, allo spettacolo, alla ristorazione, all’artigianato, e così via.
C’è preoccupazione per ciò che potrà accadere alla fine di marzo. Sono numerose le aziende che stanno per gettare la spugna e altre che, senza il rinnovo della cassa integrazione che ha bloccato i licenziamenti, hanno già dichiarato che non potranno confermare gli organici com’erano prima della pandemia.
È un momento delicato che spetta al nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, gestire al meglio. Intanto è vero che ci sono incentivi che le imprese possono sfruttare, come quello indicato da Marcello Lolli. Che – ricordiamo – vale sia per la trasformazione di contratti dal tempo determinato a quello determinato ma anche per l’assunzione di giovani under 36.
Questa agevolazione ha una durata massima di 36 mesi ed è pari al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro l’anno. Ciò vale per il Centro-Nord. Per il Sud, invece, la durata massima dell’incentivo può arrivare fino a 48 mesi.
Tra le condizioni più importanti da rispettare: 1) l’azienda non può violare gli eventuali diritti di precedenza; 2) non devono essere in atto sospensioni dal lavoro connesse a crisi o riorganizzazioni; 3) occorre essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale.

3) NON C’È DUBBIO: CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è davvero una carta decisiva per trovare un impiego? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.
Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile, in particolare per i giovani e in particolare adesso che la pandemia ha stravolto tutti i parametri. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.
In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro colleghi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce notevolmente.
Insomma studiare rende, come ha detto più volte anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono i tirocini, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.
Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male dare un’occhiata al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

4) A ROMA ARRIVANO LE ELEZIONI E C’È CHI SCOPRE… LA CIPRIA

Si vede proprio che a Roma le elezioni per la nuova amministrazione comunale si stanno avvicinando. Dopo mesi e mesi di immobilismo, d’improvviso ecco gli operai al lavoro per il rifacimento di strade in dissesto, altri che piantano alberi, un po’ di autobus (privati) sono arrivati in aiuto lungo le linee più frequentate, il ritiro dei rifiuti è diventato più puntuale, qualche progetto è stato ritirato fuori come quello delle teleferiche, e così via.
È vero che gli elettori hanno spesso la memoria corta, ma una grande città come quella dove abito non merita di essere presa continuamente in giro.
Marcella Rossi - Per e-mail da Roma

È accaduto spesso, e non soltanto a Roma, che nell’imminenza delle urne chi va alla ricerca di voti e di conferme cerchi di presentarsi con il volto migliore. Spetta poi a chi deve promuovere o bocciare tirare le somme.
Certo, la Capitale ha vissuto – e vive – un periodo complicatissimo. Il Covide-19 ha lasciato segni crudeli. Ma è un fatto che la città è nel frattempo scivolata indietro in tutte le classifiche. E non basta qualche colpo di cipria per risalire la corrente.

5) SI PUÒ VINCERE UN CONCORSO E POI NON ESSERE ASSUNTI?

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria conclusiva, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche essere rinviata.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

L’ABBIGLIAMENTO LANCIA L’SOS: “NON CE LA FACCIAMO PIÙ”

Ho un negozio di abbigliamento da quasi vent’anni e, dopo le chiusure e le aperture dettate prima dal lockdown generalizzato e poi dalle zone rosse e arancioni, vedo il futuro piuttosto nero. I saldi hanno dato un po’ di respiro e anche i ristori hanno contribuito a tenerci a galla. Ma se l’economia non riprende e la gente non torna a spendere la vedo durissima. Ho dovuto mettere una dipendente in cassa integrazione e adesso mi aggrappo alla speranza che Mario Draghi possa dare al Paese la scossa giusta.
Il nostro settore è davvero in ginocchio e tanti di noi non ce la fanno più. Date un’occhiata alle attività che già hanno chiuso. A Roma il centro è ormai un deserto…
Carlo G. - Per telefono da Roma

L’abbigliamento è uno dei comparti più in sofferenza. Secondo Federmoda, anche i saldi non sono andati bene (da meno 30% a meno 40%). Oltre alla pandemia, che ha fatto sparire i turisti, anche l’e-commerce sta incidendo negativamente sul giro d’affari.
Alla fine dello scorso anno i mancati incassi hanno superato i 20 miliardi di euro e 50.000 addetti hanno perso il lavoro. “Per ripartire – ha affermato Renato Borghi, presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio – occorre che il governo accompagni le imprese con sostegni calcolati sulla base delle perdite effettive”.
Giusto per dirne una, Zara, uno dei colossi del fashion ha chiuso 1.200 negozi nel mondo. Secondo un’indagine della Cna della Capitale, c’è stato un crollo del business di circa il 50% rispetto allo scorso anno. Come se ne può uscire? Per Stefano Di Niola, segretario della Confederazione nazionale dell’artigianato di Roma, “per gli imprenditori ci vogliono la pace fiscale e un allungamento dei periodi di pre-ammortamento sui prestiti bancari”.

6) IL DIPENDENTE PUBBLICO NON PUÒ LAVORARE PER ALTRI

Sono occupato presso un ente pubblico. Pochi giorni fa mi è arrivata da una struttura privata un’offerta di collaborazione della durata di circa tre mesi. Siccome si tratta di un impegno che ricade nell’ambito della mia professionalità, penso di poterlo svolgere nel tempo libero. Però mi è stato fatto notare che, in quanto dipendente di una pubblica amministrazione, ciò mi sarebbe proibito. Come stanno le cose?
M. F. - Per e-mail da Roma

In effetti, un dipendente pubblico non può, contemporaneamente, lavorare per un’azienda privata. A meno che non si sia chiesta l’autorizzazione e questa sia stata regolarmente data: ma ciò vale solo per società che comunque fanno parte dello Stato o che ad esso fanno riferimento.
In questo senso il Testo unico del pubblico impiego (articolo 60 del Decreto legge del 30 marzo 165/2001) è chiaro laddove dice che: “L’impiegato non può esercitare il commercio, l’industria né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro”.

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1) È meglio la pioggia di bonus o il rilancio del lavoro?; 2) Il congedo di paternità: come chiederlo, quanto dura; 3) Code infinite alle poste e quelle app per il salta-fila; 4) Le strade del mio quartiere a rischio osso del collo; 5) La retribuzione del Ccnl non può essere ridotta; 6) Quei i controlli elettronci violano la privacy in ufficio; 7) chi sono e cosa fanno i mediatori culturali

1 È MEGLIO LA PIOGGIA DI BONUS O IL RILANCIO DEL LAVORO?

I sodi non si buttano mai dalla finestra e così se te li danno uno li prende e ringrazia. Trovo però che le risorse destinate alla pioggia di bonus che riguardano la casa potevano essere più utili se messe sul piatto dell’occupazione. Per i giovani non c’è lavoro ma ci sono contributi per chi cambia un rubinetto…
Massimo Fabbri - Per e-mail da Roma

In effetti, di aiuti che riguardano l’abitazione ce ne sono un bel po’. Dal bonus idrico (1.000 euro per la sostituzione di vasi sanitari in ceramica e l’installazione di apparecchi a scarico ridotto e a limitazione di flusso di acqua, soffioni doccia) al bonus mobili ((detrazione del 50% per le spese sostenute per l’acquisto di mobili e elettrodomestici), dal bonus smartphone (apparecchio in comodato gratuito e connettività per la durata di 1 anno per chi ha un reddito Isee non superiore ai 20.000 euro l’anno) al bonus tv (sconto di 50 euro per l’acquisto di un televisore o di un decoder) e al bonus occhiali (voucher di 50 euro per l’acquisto di occhiali da visata o lenti a contatto per chi ha un reddito Isee non superiore a 10.000 euro).
Ci sono anche contributi a fondo perduto (fino ad un massimo annuo di 1.200 euro) per i proprietari di case che riducono il canone d’affitto e incentivi auto per favorire l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi (2.000 euro che si aggiungono alle facilitazioni già esistenti).
Così come il bonus condomini per la “ristrutturazione ecologica” delle parti comuni, l’obiettivo di queste iniziative è anche quello di rimettere in moto settori colpiti dalla crisi (edilizia, artigianato, impiantistica…). Ma resta il punto: non era meglio puntare tutto sul rilancio del lavoro?

2 IL CONGEDO DI PATERNITÀ: COME CHIEDERLO, QUANTO DURA

Sono papà da poco più di un mese e voglio utilizzare il cosiddetto congedo di paternità di 7 giorni. Che cosa devo fare? E quali effetti ha sullo stipendio?
Roberto Massimi - Per e-mail da Roma

Con l’ultima Legge di Bilancio il congedo di paternità non è più di 7 giorni ma di 10. Va chiesto entro i primi 5 mesi dalla nascita e non ci sono ricadute sulla busta paga in quanto è l’Inps che si fa carico al 100% della relativa indennità. È un diritto che vale anche in caso di adozione o affidamento.
Naturalmente, si deve essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente. Per usufruirne bisogna dare comunicazione scritta al proprio datore almeno 15 giorni prima indicando le date di interesse. Nell’eventualità di pagamento diretto dell’indennità da parte dell’Inps la domanda va presentata online allo stesso Istituto attraverso il link:https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50584#h3heading2. O utilizzando il contact center 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure il riferimento telefonico 06.164164 (da rete mobile)

3 CODE INFINITE ALLE POSTE E QUELLE APP PER IL SALTA-FILA

Non capisco perché da un po’ di tempo si sono allungate in maniera spropositata le code per entrare in un ufficio postale. Per gli anziani, specie con il brutto tempo, è davvero una sofferenza. Mi è capitato più volte di sostare anche più di un’ora di fronte alla sede di via Padova, a Roma.
Passi per i giorni previsti per i ritiro delle pensioni ma ormai è sempre così. Poi succede sempre più spesso che, mentre sei lì in attesa, ti passano avanti persone con il telefonino in mano che, quasi scusandosi, ti dicono di avere la prenotazione e che quindi…
Ma che diavoleria è questa? Ho chiesto chiarimenti alla responsabile che, cortesemente, mi ha detto che è un servizio che l’azienda mette a disposizione proprio per evitare le file. Ma evidentemente lo sanno in pochi, almeno a giudicare da ciò che succede tutti i giorni.
Okay, ma allora si dovrebbe dedicare a questo servizio uno sportelo dedicato in modo che tutti gli altri non si sentano dei fessi, oltre che avvertire gli utenti della novità. In quell’ufficio le sole comunicazioni che si possono leggere riguardano gli orari di apertura e chiusura.
Carla G. - Per telefono da Roma

Siamo andati a vedere in orari e giorni diversi e, in effetti, la situazione è quella descritta: la coda comincia davanti alla porta d’ingresso di via Padova e si allunga a gomito fino a viale delle Province. Lo stesso accade agli uffici di piazza Bologna: qui le persone occupano l’ampia scalinata e giù giù fino alla fermata degli autobus che si trova a ridosso dell’ingresso della metropolitana.
Nell’un caso come nell’altro, prima della pandemia si attendeva il turno all’interno delle strutture. Adesso, per evitare affollamenti al chiuso, tutti all’aria aperta. Proprio per questo Poste Italiane dovrebbe fare in modo di accelerare le operazioni. Cosa che, a quello che abbiamo potuto constatare, non accade.
La pratica della prenotazione è una novità recente pensata per snellire le procedure ed evitare le code. Però funziona a metà, nel senso che si può scegliere, entro le 48 ore, l’orario che si preferisce e 15 minuti prima arriva l’avviso di presentarsi allo sportello.
Bene se lo fanno tutti. Ma se lo fanno tutti il problema dell’affollamento si ripresenta. E non tutti hanno un telefonino di ultima generazione per utilizzare questa opportunità e scaricare l’App necessaria per il salta-code. Per ora il risultato è quello segnalato: soddisfatti coloro che entrano senza attese, sconcertati quelli che stanno in fila da tempo. Forse l’idea di adottare uno sportello dedicato potrebbe funzionare. Ma si tratterebbe di aggiungere personale. Passiamo il suggerimento a Poste Italiane.

4 LE STRADE DEL MIO QUARTIERE A RISCHIO OSSO DEL COLLO

A proposito di come (non) viene gestita la nostra città dall’amministrazione che la governa ho scritto a diversi giornali ma senza grandi risultati. Ci riprovo sperando che possa accadere qualcosa prima che succeda il peggio.

La sindaca Virginia Raggi ha sempre detto di avere trovato una situazione disastrosa e che sta facendo il possibile per migliorarla. A me non sembra. Parlo, per esempio, delle strade che di solito percorro per recarmi al lavoro. In via Volsinio, poco prima di arrivare in via Chiana, più volte hanno rappezzato l’asfalto con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: sconnessioni e crepe più di prima e peggio di prima.
A poche centinaia di metri, nell’ultimo tratto di corso Trieste prima dell’incrocio con via Nomentana, proprio di fronte a un noto ristorante, le radici dei pini hanno creato dei rigonfiamenti che mettono a rischio non solo i motociclisti ma anche le automobili che debbono fare attenzione se non vogliono correre dal meccanico. Che cosa si aspetta? Che accada ciò che è capitato poco più avanti dove hanno già perso la vita un paio di persone (un giovane e una mamma) e dove era stata promessa l’installazione di una telecamera che mai si è vista?
E che dire dell’albero caduto in via Agrigento subito circondato con il nastro giallo del Comune ma che è lì da mesi? E in via Bari e in via Catania dove la sede stradale è ormai ridotta a una groviera?
Potrei continuare con l’abbandono della Casina dei Pini a Villa Massimo ma mi fermo qui. A che santo dobbiamo votarci affinché una mano… benedetta sistemi le cose?
M. R. - Per e-mail da Roma

Se non ricordiamo male, già un’altra volta un lettore aveva affrontato gli stessi problemi. Segno che il tempo è passato invano, nel senso che chi doveva intervenire non l’ha fatto o l’ha fatto male.
Che dire? Roma, alle prese con una pandemia che ha sconvolto interi settori e che ha messo in ginocchio migliaia di lavoratori, ha di fronte una situazione difficilissima e complicata. Ma chi ci amministra sta lì per trovare le risposte giuste e provare a risolvere ciò che non va. Se lo ha fatto in molti non se ne sono accorti.

5 LA RETRIBUZIONE DEL CCNL NON PUÒ ESSERE RIDOTTA

Una volta firmato il contratto, e stabilite mansioni e retribuzione, è possibile, dopo un certo periodo di tempo, che l’azienda possa modificare al ribasso sia l’una che l’altra voce?
Rinaldo Fassi - Per e-mail da Roma

In via unilaterale il datore di lavoro non può procedere a cambi di mansione né a riduzioni di salario. Il diritto alla retribuzione nasce dal contratto di lavoro e ha garanzia costituzionale nei limiti dell’art. 36 della Costituzione. Tra l’altro, la Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11362, ha accolto il ricorso di un dirigente che, a causa dell’applicazione forzata di un diverso Ccnl rispetto a quello iniziale, si era visto decurtare lo stipendio.
La Corte, in sostanza, richiamandosi all’art. 2103 del Codice civile, ha stabilito che “la retribuzione concordata al momento dell’assunzione non è riducibile neppure a seguito di accordo tra datore e prestatore di lavoro, e ogni patto contrario è nullo in ogni caso in cui il compenso, pattuito anche in sede di contratto, venga ridotto”.
In realtà, l’orientamento giurisprudenziale non ha mai eletto a dogma l’intangibilità della retribuzione ma ha costantemente bocciato il mutamento delle mansioni del lavoratore stabilite dal contratto, mutamento che poi costituisce l’appiglio in seguito al quale si fa scattare la variazione in busta paga.

6 QUEI CONTROLLI ELETTRONCI VIOLANO LA PRIVACY IN UFFICIO

I tempi sono quelli che sono, e mi rendo conto che la sicurezza richiede a volte il ricorso a misure straordinarie.
Ma è possibile, dall’oggi al domani, trovarsi di fronte, in ufficio, all’installazione di telecamere a circuito chiuso che, secondo me, riducono la privacy del personale?
L. R. - Per telefono da Roma

Le aziende, in materia, non possono non tenere conto del parere dei dipendenti. Lo ha ribadito una sentenza della Corte d’Appello di Catania secondo la quale “l’installazione di apparati di controllo elettronico va concordata con tutte le rappresentanze sindacali presenti nell’impresa”.
In mancanza di questo accordo si può ricorrere all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, così come previsto dall’articolo 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori. È da tenere presente che qualora l’azienda non raggiunga l’intesa con i sindacati, si espone – oltre che al ricorso del singolo lavoratore sottoposto ai controlli – anche al ricorso per condotta antisindacale.

7 CHI SONO E COSA FANNO I MEDIATORI CULTURALI

Che cos’è il mediatore culturale? Conosco tre lingue e vorrei farmi avanti…
Roberta Di Mauro - Per e-mail da Ardea

Il mediatore culturale è tra le figure emergenti, soprattutto in città dove la presenza di stranieri è sempre più rilevante e importante. Si tratta di una figura che è chiamata a svolgere un ruolo di raccordo tra gli immigrati e la popolazione residente, comprese le strutture istituzionali (ospedali, tribunali, comuni)
La sua collocazione è quindi propria nell’ambito pubblico, ma può dipendere o appartenere anche a organizzazioni no profit. È ovvio che la conoscenza delle lingue è l’elemento fondamentale per proporsi nel ruolo.

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1) Il blocco dei licenziamenti: ansia per il dopo 31 marzo; 2) Una mamma e i turni di notte: vorrei rifiutarli ma posso?; 3) Meno chiacchiere e più fatti: l’Italia ha bisogno di lavoro; 4) Fate attenzione alle truffe tentate nel nome dell’Inps; 5) Voglio fare il portalettere ma non mi hanno mai chiamato; 6) Voi che fumate in strada ci mettete in pericolo

1) IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: ANSIA PER IL DOPO 31 MARZO

Il 31 marzo scade il blocco dei licenziamenti. Si sente dire in giro che sarebbero tantissime le persone che potrebbero perdere il lavoro. Per l’occupazione sarebbe un’altra mazzata. Che cosa si sta facendo per scongiurare questa eventualità?
Tra i dipendenti della mia azienda c’è molta preoccupazione. Abbiamo provato a informarci ma nessuno si sbilancia.
Corrado L. - Per e-mail da Roma

Con la Legge di Bilancio 2021 (articolo 54, commi 11, 12 e 13) sono stato sospesi fino al prossimo 31 marzo tutti i licenziamenti individuali e collettivi.
L’iniziativa, che risale al 30 ottobre scorso, è direttamente collegata all’estensione della cassa integrazione per un analogo periodo di tempo, secondo quanto richiesto dai sindacati.
Al tema “Lavoro Facile” ha dedicato un intervento della consulente del lavoro Caterina Calderoli pubblicato sul numero 14, pagina 56, del 3 dicembre dal titolo: “Licenziamenti sì o no? Se conosci i tuoi diritti puoi difenderti meglio. Ecco ciò che devi sapere”.
Resta da capire, mentre scriviamo, che cosa accadrà dopo. Il governo, che non sembra orientato a rinnovare la proroga del blocco, dovrà mettere in campo misure alternative come, per esempio, l’ampliamento dell’assegno di ricollocazione e altre norme a tutela del reddito di chi perderà l’impiego.
Ma il punto principale resta quello di una strategia politica in grado di rimettere l’Italia sui binari della ripresa economica e produttiva. I soldi del Recovery Fund dovranno servire anche a questo perché non si può andare avanti con i soli sussidi mentre cresce la zavorra del debito.

2) UNA MAMMA E I TURNI DI NOTTE: VORREI RIFIUTARLI MA POSSO?

Fortunatamente ho un posto a tempo indeterminato in una struttura privata che lavora a ciclo continuo. Tutto bene, ma dallo scorso mese, per ragioni familiari (ho una figlia di 4 anni), non posso più effettuare i turni di notte che, di volta in volta, mi vengono richiesti. Prima del divorzio da mio marito non c'erano problemi, invece adesso...
Lucia P. - Per telefono da Roma

Il ministero del Lavoro ha chiarito, rispondendo a una specifica richiesta, che la/il lavoratrice/lavoratore possono rifiutare la prestazione notturna in quanto "unico genitore affidatario" di un minore di 12 anni. Ciò in virtù di quanto stabilito dall'articolo 11, comma 1 del Dlgs 66/2003.
Quindi, in base alle indicazioni fornite, Lucia P. deve essere esclusa da qualsiasi impegno notturno. In caso contrario, l'azienda può andare incontro a sanzioni.

3) MENO CHIACCHIERE E PIÙ FATTI: L’ITALIA HA BISOGNO DI LAVORO

Ho trascorso le feste di fine anno rispettando le restrizioni decise dal governo. Mi è mancata la compagnia dei miei cari ma la salute prima di tutto. Quindi non capisco chi continua a parlare di libertà negate come se la pandemia che ci assedia sia uno scherzo.
Noi italiani siamo fatti così: se uno dice bianco subito c’è un altro cha è pronto a dire nero. Ho apprezzato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che di fronte al coronavirus dilagante e ai troppi morti non ha esitato a chiudere la Germania. Sì, qualcuno ha protestato ma niente a che vedere rispetto alle polemiche che hanno diviso, e stanno dividendo, il nostro Paese. Che sconforto!
Matilde Rocchi - Per e-mail da Roma

Sono un ristoratore e fino all’arrivo del coronavirus riuscivo a cavarmela abbastanza bene. Ma prima il lockdown di marzo, poi la decisione della chiusura alle ore 18 e, infine, la zona rossa che ha impedito di lavorare a Natale e Capodanno mi hanno assestato un brutto colpo.
I ristori aiutano ma non sono sufficienti a coprire le spese. Altri colleghi sono in difficoltà e se i vaccini non faranno il miracolo saranno guai seri.
Spero, e speriamo, in una ripresa in primavera magari anche grazie allo sblocco del turismo. Andrà così? Di mezzo ci sono tanti posti di lavoro perché l’industria dell’accoglienza è tra le principali del nostro Paese…
Giancarlo F. - Per telefono da Terracina

Leggo che gran parte degli alberghi sono in crisi, che molti ristoranti rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca e che un’infinità di bar non sanno come andare avanti. Credo che sia più o meno così in tutti i Paesi colpiti dalla pandemia.
È una vera e propria guerra che riusciremo a vincere se l’Europa si mostrerà unita e determinata. Una prima risposta c’è stata con il programma Next Generation Ue senza il quale povera Italia e povero Vecchio Continente.
Ciò che ancora manca è però una vera coscienza comunitaria. Che senso ha la fronda di Polonia, Ungheria e degli altri “frugali”? Solo una battaglia decisa e unitaria può sconfiggere il coronavirus e tutti coloro che ancora cavalcano spinte ormai superate dalla storia.
Mi riferisco al rispetto dei diritti, della legalità, della libertà di stampa, dell’indipendenza dei poteri, e così via. Chi non ci sta deve essere allontanato dall’Unione europea. Una volta superata la pandemia, l’Ue deve dimostrare di essere cresciuta sotto tutti i punti di vista. Se così sarà, allora questi giorni bui saranno serviti a farci fare un bel salto in avanti.
Marisa Corsini - Per e-mail da Roma

Non so se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riuscirà a terminare la legislatura. Da una parte me lo auguro ma dall’altra temo un flop per quanto riguarda la gestione dei duecento e passa miliardi di euro che ci stanno per arrivare dall’Europa.
Palazzo Chigi e il governo sapranno essere all’altezza? È un’occasione unica e irripetibile. Ci vogliono idee chiare e polso fermo. E un’esperienza che, purtroppo, pochi hanno tra coloro che ci governano.
Ci sono milioni di persone che sono in attesa di posti di lavoro che possono saltare fuori solo se l’economia riprende a tirare. I sussidi vanno bene per tamponare la situazione ma quello che occorre è un forte rilancio della produzione e dell’innovazione.
Auspico a Conte di riuscire nell’impresa perché se dovesse fallire le conseguenze negative ricadranno su di noi e sulle prossime generazioni.
Carlo Volpi - Per e-mail da Roma

Ma si può andare avanti così? Prima un annuncio, poi la smentita. Prima un impegno, poi l’esatto contrario. Prima tutti aperti, poi tutti chiusi. Prima scuole aperte, poi chissà. Prima “abbiamo i ministri più bravi”, poi porte aperte al rimpasto.
L’Italia si tiene a galla per miracolo. Altre settimane di questo caos e finiremo in fondo al mare.
Michele Signori - Per telefono da Roma

Lavoro, lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non mi pare che l’argomento sia in cima ai pensieri di chi ci governa. Bene gli aiuti, il reddito di cittadinanza, i ristori e quant’altro. Ma i posti?
Non sono ottimista. Non lo sono perché non vedo ai posti di comando gente che sappia padroneggiare la materia. Ognuno tira acqua al proprio mulino. Insomma, un’Italia piccola piccola di fronte a problemi enormi.
Annalisa C. - Per telefono da Latina

La cosa certa è che Bruxelles metterà a disposizione dell’Italia 209 miliardi di euro tra prestiti e risorse a fondo perduto. La somma stanziata per l’Europa intera è di 750 miliardi di euro (360 miliardi di euro sotto forma di prestiti e 390 miliardi di euro sotto forma di sussidi).
La prima tranche, circa 30 miliardi di euro, arriverà tra marzo e aprile. Per averli l’Italia dovrà presentare un piano nazionale di spesa in linea con le raccomandazioni indicate dalla Commissione tra cui lotta al Covid-19, contrasto all’evasione, alla corruzione e al lavoro sommerso, riduzione dei tempi della giustizia, riduzione della spesa pubblica, innovazione tecnologica.
Sul piano di spesa, tra i partiti della maggioranza, ci sono punti di vista non sempre coincidenti anche sul versante della gestione e della ripartizione dei fondi. Ma alla fine un documento compiuto e articolato dovrà essere recapitato alle istituzioni dell’Unione europea.
Hanno ragione quei lettori che lamentano una scarsa sensibilità verso il mondo dell’occupazione. Non c’è dubbio che la pandemia ha travolto tutto e tutti e che la principale difesa è stata quella di assicurare un sostegno a chi è stato messo all’angolo.
Ma con il Recovery Fund-Next Generation Ue una svolta si impone. Non ce lo chiede solo l’Europa ma ne ha bisogno urgente il Paese che è ormai al limite della sopportazione. Qui, almeno finora, i ritardi sono evidenti. L’Europa ci aiuta ma noi dobbiamo saperci aiutare.

4) FATE ATTENZIONE ALLE TRUFFE TENTATE NEL NOME DELL’INPS

Qualche giorno fa al portiere dello stabile dove abito si sono presentate due persone che, dichiarandosi alle dipendenze dell’Inps, hanno detto di avere appuntamento con dei condomini per comunicazioni urgenti.
Dopo alcune telefonate, si è scoperto che nessuno stava aspettando incaricati dell’Istituto di previdenza. Al che i due hanno detto che forse c’era stato un malinteso e se ne sono andati preannunciando che sarebbero ritornati.
La cosa ha insospettito il portiere che ha avvisato l’amministratore il quale, dopo una veloce verifica, ha dato disposizione di non consentire l’accesso a chiunque si presenti a nome dell’Inps.
Voglio segnalare questo episodio per mettere in guardia tutti i cittadini perché le truffe sono sempre più frequenti.
Manuela Rossetti - Per e-mail da Roma

È stato accertato che tra Natale e l’Epifania i raggiri crescono in maniera esponenziale soprattutto quelli che arrivano sul nostro pc sotto forma di richiesta di informazioni, di dati per l’emissione di contributi a favore, di aggiornamento carte di credito, e così via.
La Polizia postale (https://www.commissariatodips.it/profilo/contatti/index.html) invita a fare molta attenzione e così anche l’Inps (https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=54629) che proprio per il verificarsi di episodi come quelli appena segnalati ha emesso lo scorso 16 dicembre un vademecum con informazioni e notizie utili per non cadere in trappola.
Più nel dettaglio, si mette in evidenza come sia molto diffuso l’invio di false e-mail che invitano – appunto – ad aggiornare i propri dati personali o le proprie coordinate bancarie, tramite un link cliccabile, per ricevere l’accredito di fantomatici pagamenti e rimborsi da parte dell’Istituto.
Ci sono raggiri che sfruttano anche l’emergenza pandemia. In questo caso, con la scusa dell’invio di un bonus di 600 euro o di altre indennità Covid-19, si chiedono i riferimenti della carta di credito.
L’Istituto, inoltre, nel sottolineare che non invia mai incaricati presso il domicilio degli utenti o degli assistiti, avverte di: 1) non dare seguito a richieste che arrivano per e-mail non certificate, telefono o tramite il porta a porta; 2) diffidare di qualsiasi persona che dichiari di essere un incaricato o funzionario dell’Inps e sostenga di dovere effettuare accertamenti di varia natura; 3) prestare la massima attenzione alle comunicazioni che si ricevono, non cliccare sui link di e-mail di origine dubbia e verificare sempre l’indirizzo di provenienza.

5) VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA NON MI HANNO MAI CHIAMATO

A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle tante lamentele per la scarsa qualità del servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?
B. U. - Per e-mail da Roma

Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto d'estate e durante il periodo di fine anno, ci sono da coprire i vuoti che si aprono per la gestione delle ferie e una maggiore attività di consegna. Sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono sempre migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda, che contatta telefonicamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web e-Recruiting.
Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di una serie di documenti. Che sono: un documento di identità (la patente di guida valida, per chi effettuerà il lavoro di portalettere), il certificato penale di data non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, di cittadinanza, di residenza, lo stato di famiglia (l’interessato dovrà comunicare anche l’eventuale domicilio fiscale se diverso dalla residenza), la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.

6) VOI CHE FUMATE IN STRADA CI METTETE IN PERICOLO

Con i problemi del lavoro c’entra poco ma vi invio lo stesso questa e-mail. La stragrande maggioranza degli italiani rispetta le misure anti-Covid ma c’è anche chi se ne infischia tenendo la mascherina abbassata o non rispettando le misure di sicurezza. A me danno particolarmente fastidio quelli che fumano in strada lanciando in aria nuvolette di fumo ignorando chi gli sta passando accanto.
È una segno di maleducazione che può mettere a rischio la salute degli altri. Se proprio si vuole fumare che si faccia almeno attenzione e ci si preoccupi di evitare di incrociare gli altri. C’è chi scambia la libertà per fare ciò che gli pare…
Lina Costi - Per e-mail da Roma

La mia libertà finisce dove comincia la tua, diceva Martin Luther King. Una frase semplice ma ricca di significato. Nel caso specifico, la libertà di fumare non può penalizzare la libertà degli altri, specie con il coronavirus sempre così presente.

Pubblicato in Rubriche

1) Così 2 anni di incentivi per chi assume le donne; 2) l’Inps e i 165 informatici: che ne è del concorso?; 3) Uffa: la zuffa continua tra Stato e Regioni; 4) Se chi è in malattia viene sorpreso a fare joggin; 5) Pensione: cambiare la banca di accredito; 6) Posso fare concorrenza all’azienda dove lavoro?

1) COSÌ 2 ANNI DI INCENTIVI PER CHI ASSUME LE DONNE

Favorire le donne a entrare nel mondo del lavoro lo trovo giusto. Ma il problema è quello dei posti che non ci sono e che continueranno a non esserci se non ritroveremo un minimo di stabilità economica e di fiducia.
Ricordo che anche per i giovani sono state via via adottate misure per facilitarne l’assunzione ma mi pare senza risultati rilevanti. Insomma, non è con i contributi a pioggia che si esce dalla crisi… È sempre più urgente un grande piano di rilancio industriale.
Fabiana Curti - Per e-mail da Roma

Non c’è dubbio: se l’Italia resta ferma hai voglia a moltiplicare gli incentivi perché le aziende, se non hanno bisogno di personale, continueranno a non muoversi.
Il provvedimento, però, guarda a ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi quando il vaccino anti-Covid comincerà ad alleggerire la situazione e i primi contributi del Recovery Fund saranno entrati nelle casse dello Stato che così potrà accentuare gli investimenti nella ripresa.
In quel momento le norme per stimolare i nuovi contratti possono essere utili. Per quanto riguarda le donne, la Legge di Bilancio, approvata il 16 novembre dal Consiglio dei ministri, prevede l’esonero contributivo al 100% per le assunzioni di lavoratrici effettuate nel prossimo biennio, nel limite di 6.000 euro l’anno. Le assunzioni devono però comportare un aumento occupazionale netto: in sostanza, non si può diminuire il personale per poi procedere con i rinforzi ricorrendo agli incentivi.
C’è da dire che misure di facilitazione erano già in corso. Per esempio, per le donne disoccupate da oltre 12 mesi e con oltre 50 anni di età, il datore può usufruire di una riduzione dell’aliquota contributiva del 50% per un periodo di: a) 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato; b) 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato; c) 18 mesi complessivi in caso di assunzione a tempo determinato con trasformazione a tempo indeterminato.
Per favorire i giovani – e qui non c’è distinzione tra uomini e donne – la Legge di Bilancio prevede anche l’esonero totale dei contributi per 3 anni per l’assunzione di persone con meno di 36 anni (4 anni per le aziende localizzate nel Mezzogiorno).

2) L’INPS E I 165 INFORMATICI: CHE NE È DEL CONCORSO?

Ho inviato regolarmente la domanda per partecipare al concorso indetto dall’Inps per 165 informatici. Ero in attesa della convocazione per le prove d’esame ma non se n’è saputo più nulla. Forse il nostro Istituto di previdenza ci ha ripensato?
Massimo G. - Per telefono da Roma

Un ripensamento c’è stato, ma solo per quanto riguarda la pubblicazione della data di svolgimento della preselezione e poi degli altri test, alla luce delle disposizioni del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 3 novembre che ha ribadito la proibizione fino al 3 dicembre degli assembramenti e di tutte le occasioni pubbliche di possibile contagio.
Da quel giorno in poi le nuove disposizioni del concorso dovrebbero essere pubblicate sulla “Gazzetta Ufficiale” (il condizionale è d’obbligo in quanto lo sblocco è legato all’andamento della diffusione del coronavirus). È possibile, quindi, che nel momento in cui si leggono queste note ciò che chiede il lettore possa essere già avvenuto.
Comunque, i siti da consultare sono quelli dell’Inps: www.inps.it, sezione “Avvisi e bandi”, e dalla “Gazzetta Ufficiale”: www.gazzettaufficiale.it, sezione “Concorsi ed esami”.

3) UFFA: LA ZUFFA CONTINUA TRA STATO E REGIONI

Trovo perlomeno sconcertante il comportamento di certi presidenti di Regione che prima concordano con il governo le misure restrittive per arginare il coronavirus e poi ne prendono le distanze per evitare di diventare bersaglio delle critiche delle categorie colpite dai provvedimenti.
Così non si può andare avanti. Solo in Italia succedono certe cose. Negli altri Paesi a più forte federalismo, vedi la Germania, la bussola resta il bene comune e, seppure con qualche distinguo, la linea della cancelliera Angela Merkel è sempre stata seguita.
Allora mi domando: è il nostro sistema che è sbagliato o sono i nostri responsabili locali che dovrebbero cambiare mestiere?
Carla Biffi - Per e-mail da Roma

La nascita delle Regioni aveva uno scopo lodevole: rendere la pubblica amministrazione più vicina alla gente. Nel tempo tutto è cambiato, e le Regioni sono diventate un centro di potere spesso alternativo al governo centrale, alimentando confusione e spinte vicine al separatismo. Bisognerebbe correre ai ripari prima che l’Italia imploda.
Renato Giani - Per e-mail da Roma

L’Italia delle Regioni funziona solo dove le Regioni funzionano. Scusate il gioco di parole ma è proprio così. Il coronavirus ha messo a nudo le lacune del nostro Paese e rilanciato la legge del “a casa mia faccio quello che mi pare”.
Il governo è parso piuttosto timido di fronte a certe alzate di scudi e ho l’impressione che si andrà avanti con questo copione.
Antonio Ruberti - Per e-mail da Roma

La riforma varata nel 2001 del titolo V della Costituzione, dando piena attuazione al dettato della Carta, ha riconosciuto alle Regioni l’autonomia legislativa nel rispetto delle leggi dello Stato.
Alla luce dell’esperienza c’è chi vorrebbe apportarvi delle modifiche. Per esempio, il ministro degli Esteri ed esponente del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha detto che “quando usciremo da questa pandemia credo che dovremo rivedere alcuni equilibri di poteri tra Regioni e Stato centrale”.
Anche altri hanno espresso lo stesso proposito. Ma, vista la composizione dell’attuale Parlamento e delle diverse sensibilità sull’argomento, non sarà un’impresa facile.

4) SE CHI È IN MALATTIA VIENE SORPRESO A FARE JOGGING

Si legge spesso di dipendenti che non si presentano al lavoro e che poi vengono sorpresi a spasso o a svolgere un altro impiego. Ma è mai possibile che non si riesca a porre un freno a questo deprecabile fenomeno? Ci vorrebbero più controlli e maggiore severità. L’Italia dei furbi e dei furbetti non può continuare ad avere vita facile.
Cesare Antoni - Per e-mail da Roma

In effetti, le cronache continuano a dare notizia di malati immaginari e, anche, di non vedenti che invece ci vedono benissimo e di invalidi sopresi a fare jogging. Il problema è quello delle verifiche: se si fanno di rado è un incoraggiamento a chi non ci pensa due volte a violare leggi e regolamenti. Come il biglietto dl tram e bus: se il controllore non passa perché acquistarlo?
Si dirà: dove è andato a finire il senso civico di utenti e cittadini? Di certo non è la nostra stella polare e per questo, finché non ci rimettiamo in carreggiata, la vigilanza serrata è più che mai necessaria.
Per quanto riguarda le malattie-non malattie ci sono regole precise che dovrebbero scoraggiarle. Per esempio, le visite mediche di controllo che possono essere disposte d’ufficio dall’Inps o su richiesta dei datori di lavoro.
Comunque, le fasce di reperibilità cambiano tra settore privato e settore pubblico. I lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19 quelli privati nelle fasce 9-13 e 15-18.
Se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Qui deve presentare una giustificazione valida per l’assenza altrimenti può incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte dell’azienda o dell’ente di cui è dipendente. Ma, appunto, ci vuole il personale necessario per effettuare controlli a tappeto. Il che, oggi, non è possibile.

5) PENSIONE: CAMBIARE LA BANCA DI ACCREDITO

Sono un pensionato e per ragioni familiari mi sto trasferendo da Roma a Cassino. Di conseguenza devo cambiare anche l’indirizzo bancario presso il quale mi viene accreditata la pensione.
Ho provato a telefonare all’Inps per sapere che cosa devo fare perché vorrei evitare di recarmi in una sede dell’Istituto (di questi tempi è meglio evitare gli spostamenti) per risolvere il problema ma ho trovato le linee sempre occupate.
Cesare R. - Per e-mail da Roma

L’operazione si può fare seguendo le spiegazioni che si possono trovare sul portale dell’Inps e in particolare digitando il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50017. Qui si possono trovare tutte le notizie utili: 1) a chi è rivolto; 2) come funziona; 3) la domanda.
Per accedere al servizio è necessario avere un Pin rilasciato dall’Inps, una identità Spid almeno di livello 2, una Carta di identità elettronica 3.0 o una Carta nazionale dei servizi (Cns).

6) POSSO FARE CONCORRENZA ALL’AZIENDA DOVE LAVORO?

Abbiamo bisogno di alcune delucidazioni in merito all'eventuale apertura di una nostra nuova attività. Premesso che non abbiamo firmato alcun patto di non concorrenza con la società presso la quale tuttora lavoriamo, ciò che desideriamo sapere è se sia possibile avviare un'iniziativa imprenditoriale che può entrare in conflitto commerciale con quella attuale dove siamo dipendenti. Insomma, vogliamo essere sicuri di non essere perseguibili legalmente. Le domande sono diverse: 1) è possibile costituire la nuova società anche se qui siamo ancora in servizio a tutti gli effetti? E durante il preavviso post-dimissioni?; 2) è possibile avviare la nuova società durante il periodo di preavviso?; 3) è un problema agganciare molti dei clienti dell'azienda presso la quale lavoriamo?; 4) è un problema contattare molti degli agenti che fanno parte dello staff?

Per e-mail da Roma

Risponde l'avv. Valerio A. Di Rosa. La questione che viene prospettata trova soluzione entro le maglie del codice civile.
Il lettore esordisce specificando che non è assoggettato ad alcun patto di non concorrenza, la cui disciplina è rinvenibile nell'art. 2125 c.c., e che prevede che il patto limitativo della concorrenza debba essere provato per iscritto, stabilendo limiti alla stessa per una durata non inferire ai 5 anni.
Venuta meno tale eventualità, rimane da considerare la disciplina dell'art. 2105 c.c., in cui si esplicita che il prestatore di lavoro non debba trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter arrecare ad essa pregiudizio.
Tenga presente che la giurisprudenza di Cassazione è giunta a ritenere possibile, in violazione del citato articolo, la sola costituzione della società da parte di un lavoratore dipendente, ma è questione da valutare caso per caso in ragione delle vicende accadute in ogni diversa fattispecie.
Il periodo di preavviso alle dimissioni è ancora da considerarsi facente parte del rapporto lavorativo, quindi certamente ricadente sotto la disciplina dell'art. 2105 c.c., che imporrebbe di astenersi dal compiere attività in concorrenza con il datore di lavoro.
Allo stesso modo, contattare clienti o agenti per sottrarli all'azienda cui si è dipendenti potrebbe essere considerata una modalità per arrecare pregiudizio all'azienda stessa e porsi in diretta concorrenza con essa.

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1) Coronavirus, chiusure e aperture: ora ci stiamo giocando l’Italia; 2) Mancano 9.000 medici e infermieri e trovarli non sarà semplice; 3) Lavoravo in un albergo di Roma: mi spetta qualche indennità?; 4) Se il call center non paga rivolgersi al giudice del lavoro; 5) La laurea si può riscattare ecco cosa si deve fare; 6) Il part time può essere anche a tempo indeterminato.

1) CORONAVIRUS, CHIUSURE E APERTURE: ORA CI STIAMO GIOCANDO L’ITALIA

C’è chi esagera e c’è chi soffia sul fuoco ma chiudere ristoranti e bar alle 18 significa assestare un colpo duro alla categoria, che poi è anche la mia. Ho aperto una decina di anni fa e con grandi sacrifici sono riuscito a tirare avanti. Adesso senza l’incasso della cena non so se ce la farò.
Mi rendo conto che per battere il coronavirus ci vogliono misure severe ma così si mandano a picco tante persone. I turisti sono spariti con il primo lockdown e non li abbiamo più visti. Ho una moglie, due figli e due collaboratori. Mi viene da piangere…
Stefano G. - Per telefono da Roma

Sto mandando e-mail un po’ a tutti per farmi spiegare – e per capire – perché la chiusura di bar e ristoranti è stata fissata alle ore 18. Per tanti bar, quelli almeno che non lavorano fino a tarda ora (e sono la maggioranza), il danno c’è ma non è poi così devastante. Ma i ristoranti? Perché le ore 18 e non le ore 15-16, cioè dopo che è terminato il servizio per il pranzo?
Per me dovevano restare aperti ma dal momento che è stata presa una decisione qual è il motivo che ha spinto a fissare quel paletto? Boh. Grande è la confusione dalle parti di Palazzo Chigi.
Manuela Ricci - Per e-mail da Roma

Lavoro come cameriere in un ristorante del centro di Firenze. Lunedì 26 ottobre il proprietario mi ha detto che il mio turno non c’era più a causa del Dpcm varato il giorno prima e che, di conseguenza, dovevo restare casa in attesa di novità.
Forse mi chiamerà per qualche sostituzione ma la mia vita non è più la stessa. Spero nei contributi promessi dal governo e spero che arrivino rapidamente. Ma un giovane come me che fiducia può avere nel futuro?
S. R. - Per e-mail da Firenze

Per cortesia c’è chi può dirmi perché ci si può assembrare nelle chiese mentre è stata decretata la chiusura di cinema e teatri? Le chiese non sono luoghi di contagio ma non lo sono nemmeno i cinema e i teatri. I dati parlano chiaro. E allora?
Carla Micheli - Per e-mail da Roma

Con il coronavirus non si può e non si deve scherzare. Ogni giorno il numero dei contagiati è un bollettino di guerra. Se continua così gli ospedali rischiano di andare il tilt e allora sarebbe davvero un drammatico si salvi chi può.
Secondo me la stretta del governo doveva essere ancora più rigorosa salvaguardando i cardini della nostra economia. Spero che abbiano fatto bene i calcoli sennò altro che Natale fuori dall’incubo.
Berto Furi - Per e-mail da Roma

Non so se dietro le proteste di piazza ci siano movimenti di estrema destra, camorra e altri agitatori di professione. Ma se così fosse perché polizia e carabinieri non intervengono con più decisione?
Sui giornali si leggono nomi e cognomi e in televisione si sono viste scene di violenza contro le forze dell’ordine, incendi di cassonetti e quant’altro. E c’è chi, con il volto coperto, ha avuto persino il coraggio di sventolare il tricolore.
La ministra dell’interno, Luciana Lamorgese, mi piace per come svolge il suo ruolo. Coraggio, chi mesta nel torbido non può muoversi indisturbato.
Camillo Stefani - Per e-mail da Roma

È scandaloso che per fare un tampone si debbano passere ore e ore in automobile. Più che protestare per la chiusura parziale di bar e ristoranti ci si dovrebbe indignare per questo modo di gestire la sanità.
Anch’io ho affrontato al San Giovanni una fila di 5 ore (e mi hanno detto che è andata pure bene). Ho visto mamme con i figli piangenti, anziani in difficoltà, persone che avevano da fare ma che erano costrette a restare lì per non perdere il posto.
Di questo si è parlato troppo poco. Per me è uno scandalo.
Mario E. - Per telefono da Roma

A quelli che protestano contro le misure decise dal governo vorrei dire: ma voi che cosa avreste fatto? Ho sentito politici dire tutto e il contrario di tutto, e ho sentito pure chi vorrebbe usare contro il coronavirus un medicinale ritenuto non idoneo dall’Istituto superiore di sanità.
Per carità, il governo ha le sue colpe: per esempio, già in estate si sarebbero potuti prendere provvedimenti perché la seconda ondata della pandemia era ampiamente prevista. Ma questo ininterrotto bla-bla-bla di chi la vuole cotta e di chi la vuole cruda è insopportabile.
Piero Giani - Per e-mail da Roma

Siamo stati costretti a riassumere alcuni messaggi per dare spazio a tutti. Ma non c’è dubbio che le misure adottate dal governo di Giuseppe Conte per arginare il coronavirus sono uno dei passaggi cruciali per il nostro Paese.
I risultati li vedremo tra pochi giorni: il Dpcm scade, infatti, il 24 novembre. Soprattutto vedremo a che punto sono gli indennizzi dal momento che è stato detto che a metà novembre dovrebbero essere a disposizione proprio di bar e ristoranti (almeno quelli che hanno un fatturato fino ai 5 milioni di euro in quanto i loro dati sono già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate mentre per gli altri il contributo arriverà entro la fine dell’anno).
Per le attività in crisi (circa 350.000) sono stati stanziati circa 5 miliardi di euro tra: 1) indennizzi a fondo perduto; 2) stop al versamento della seconda rata dell’Imposta municipale unica-Imu; 3) credito d’imposta sugli affitti per i mesi di ottobre, novembre e dicembre; 4) proroga della cassa integrazione; 5) indennità di 1.000 euro per gli stagionali del turismo, dello spettacolo e dei centri sportivi; 6) proroga di 1 mese del reddito di emergenza.
È stato calcolato che per un bar l’indennizzo minimo dovrebbe essere di 2.000 euro.
Inoltre sono stati stanziati 60 milioni di euro per le forze dell’ordine impegnate nei controlli sul rispetto delle regole e 300 milioni di euro per compensare le fiere che hanno dovuto sospendere ogni iniziativa.
Complessivamente per lo spettacolo e il turismo c’è una dote di 1,2 miliardi di euro.
Questi provvedimenti basteranno a frenare le proteste di chi non ha più un lavoro e non sa se e quando potrà riprenderlo? È una sfida in cui tutti sono in gioco: il governo che deve dimostrare di essere sulla strada giusta, la sanità che è alla prese con un virus che sembra avere rotto gli argini, migliaia di persone che di colpo si sono ritrovare sulla soglia della povertà e alle quali non possono più essere date solo parole e buone intenzioni. L’Italia che si annuncia dietro l’angolo prenderà forma in questi giorni convulsi.
Tutte le misure adottate dal governo si possono scaricare dal sito: http://www.governo.it/it/coronavirus.

2) MANCANO 9.000 MEDICI E INFERMIERI E TROVARLI NON SARÀ SEMPLICE

Durante il primo lockdown medici e infermieri erano diventati i nostri eroi. Adesso di fronte agli ospedali più nessuno lascia messaggi di solidarietà e di incoraggiamento. Eppure, così come allora, la loro battaglia non è meno dura. Certo, il virus si conosce meglio e si sa come ci si deve comportare ma intanto, in attesa del vaccino, le vittime stanno raggiungendo numeri crudeli.
Credo che continuerà così ancora per un bel po’. Proprio per questo non riesco a comprendere come mai i nostri ospedali si ritrovino scoperti di personale. Se tutto era ampiamente previsto, se la seconda ondata è sempre stata data per certa, perché non si è fatto nulla?
Il nostro sistema sanitario ci viene invidiato da molti Paesi però lasciarlo andare a picco è una colpa grave.
Cristina Vescovi - Per e-mail da Roma

Non è semplice combattere il coronavirus che ha una capacità di penetrazione come nessun altro agente patogeno prima d’ora. In Europa tutti sono in difficoltà e tutti sono alle prese con un’emergenza sanitaria che sembra sul punto di travolgere qualsiasi linea difensiva.
Sì, è vero, in Italia mancano medici e infermieri: per l’esattezza 2.000-2.500 medici e 6.000-7.000 infermieri da destinare alle terapie intensive. Personale che non si trova sul mercato perché per formare uno specialista ci vogliono almeno 10 anni di esperienza.
Si sta pensando di ricorrere agli specializzandi da assumere con procedure facilitate e con contratti a tempo determinato e di richiamare in servizio i pensionati anche perché nel frattempo, per ampliare la disponibilità di posti Covid-19, si sono sguarniti altri reparti.
A dimostrazione della delicatezza del momento, lo scorso 24 ottobre la Protezione Civile ha avviato una procedura per l’individuazione di 300 medici abilitati non specializzati, 1.000 tra infermieri, assistenti sanitari a tecnici della prevenzione e 200 studenti iscritti al terzo anno dei corsi di laurea triennali in infermieristica, assistenza sanitaria e tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.
Per leggere il bando integrale clicca qui.

3) LAVORAVO IN UN ALBERGO DI ROMA: MI SPETTA QUALCHE INDENNITÀ?

Sono un dipendente stagionale di una struttura alberghiera. Sono stato “tagliato” dopo i recenti provvedimenti decisi dal governo per frenare il coronavirus. Vi invio l’ultima busta paga e il mio curriculum per sapere se posso accedere a qualche indennità, e se sì che cosa devo fare.
E. G. -s Per e-mail da Roma

Lei rientra senz’altro tra coloro che possono richiedere il contributo di 1.000 euro secondo il decreto legge 104/2020. Che, ricordiamolo, spetta ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, agli intermittenti, agli autonomi occasionali, agli incaricati di vendita a domicilio, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 35.000 euro, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 50.000 euro.
Per l’invio della domanda occorre fare riferimento al link: https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/AllegatiNews/Tutorial_Domanda_Indennita_COVID19.pdf.

4) SE IL CALL CENTER NON PAGA RIVOLGERSI AL GIUDICE DEL LAVORO

Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

5) LA LAUREA SI PUÒ RISCATTARE: ECCO COSA SI DEVE FARE

La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.
Marco Gasperini - Per telefono da Roma

Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.

6) IL PART TIME PUÒ ESSERE ANCHE A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

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1) Figli a casa e il congedo Covid-19; 2) Non abolite il reddito di cittadinanza; 3) Covid-19: storie di vita belle e brutte; 4) Caro Papa Francesco, parla del lavoro; 5) Ecco il significato dell’Isee; 6) la Germania e i giovani apprendisti

1) FIGLI A CASA E IL CONGEDO COVID-19

Ho un figlio di 12 anni che tutte le mattine accompagno a scuola. Nell’istituto si è verificato un caso sospetto di Covid-19 e per qualche giorno siamo stati tutti in ansia. Poi per fortuna l’allarme è passato.
Ma in quei giorni mi è venuto spontaneo pensare che cosa accadrebbe nell’eventualità di una chiusura totale o parziale dell’istituto. Io e mi marito lavoriamo e, in quel caso, uno di noi due dovrebbe rimane in casa.
Ma con l’ufficio come la mettiamo? Possiamo chiedere un permesso? E come ciò può incidere sullo stipendio? Abbiamo chiesto un po’ in giro ma le idee non sono troppo chiare…
Silvia Crivelli - Per e-mail da Roma

In verità, c’è un decreto legge dello scorso 8 settembre che ha preso in esame il caso dei genitori dipendenti del settore pubblico e privato di fronte alla necessità di un congedo per affrontare la quarantena scolastica dei figli per Covid-19.
Il decreto, che resterà in vigore fino al 31 dicembre, è stato recepito dall’Inps con la circolare n. 116 del 2 ottobre. Che, tra l’altro, fissa alcuni punti: 1) il figlio deve avere meno di 14 anni; 2) il congedo si può chiedere in caso di quarantena; 3) per i giorni di congedo è riconosciuta al genitore un’indennità pari al 50% della retribuzione; 4) il congedo non può essere fruito negli stessi giorni da entrambi i genitori, che possono però alternarsi; 5) il congedo non spetta a chi lavora da casa in modalità smart working o agile.
La domanda va presentata esclusivamente per via telematica attraverso il portale web dell’Inps, tramite il contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164, oppure tramite i Patronati utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Per maggiori dettagli clicca qui.

2) NON ABOLITE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Leggo e sento che si vorrebbe rivedere il reddito di cittadinanza. Se è per migliorarlo, bene. Altrimenti è meglio lasciare le cose come stanno. Ci sono tante persone che riescono a tirare e avanti solo grazie a questo sostegno e che ripiomberebbero nella disperazione se venisse tolto o ridotto.
Certo, va fatta pulizia dei tanti furbetti che se ne sono approfittati e se ne approfittano. Ma è una piccola minoranza. Semmai va migliorato il meccanismo che è alla base del provvedimento. Vale a dire: io Stato ti vengo in aiuto in attesa che tu possa trovare un’occupazione.
Perché la filosofia del reddito di cittadinanza – così è stato sempre detto – è quella di fare da ponte in momenti di difficoltà. Quindi, più che abolirlo o limitarlo bisognerebbe rilanciare forte sul versante del lavoro.
Mi rendo conto che il quadro generale non è dei più favorevoli ma spetta al governo trovare la soluzione. Magari, contemporaneamente, intensificando i controlli incrociati per smascherare chi non ha diritto al contributo.
Carolina Rossi - Per e-mail da Roma

Più che limitarlo, il reddito di cittadinanza deve tornare ad essere quello per cui è nato: un aiuto momentaneo in vista dell’inserimento nel mondo della produzione. E, nell’attesa, più formazione e riqualificazione e maggiore impegno da parte dei Centri per l’impiego.
In questa direzione pare muoversi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha avviato una serie di incontri con i ministri competenti. Insomma, il reddito di cittadinanza non può essere una misura di puro assistenzialismo ma la via maestra che deve portare verso l’occupazione.
Secondo un recente sondaggio, il 58,6% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’introduzione di modifiche al reddito di cittadinanza così com’è, mentre il 23% ha auspicato che si proceda ad un “tagliando” dopo circa un anno dalla sua entrata in vigore.

3) COVID-19: STORIE DI VITA BELLE E BRUTTE

Abito a Roma da sempre e sono piacevolmente sorpresa da come la mia città ha deciso di accogliere l’invito del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di indossare la mascherina anche quando si cammina per strada.
Tutti la portano e io mi sento più sicura. Non sempre è stato così perché alcune disposizioni sono spesso passate in cavalleria oppure poco osservate (per esempio, tanti divieti di sosta e persino qualche senso unico). Speriamo che duri almeno finché non si trova il vaccino.
Mariapia Cherubini - Per e-mail da Roma

È passata la prima settimana di ottobre e, a parte qualche caso, mi pare che il mondo della scuola stia resistendo piuttosto bene al coronavirus. Se andrà avanti così forse si riuscirà a portare a termine l’anno con buona regolarità.
Un ringraziamento va ai presidi, agli insegnanti e a tutti quanti si sono dati da fare perché ciò accadesse. All’inizio di settembre il clima era tutt’altro. In Italia siamo abituati a criticare sempre e comunque, e non è un spettacolo decoroso. Meno male che c’è chi, nonostante tutto, lavora in silenzio. E bene.
Giorgio Micheli - Per e-mai da Roma

Sono salito a piazza Bologna sul bus 168. A bordo un po’ di gente ma niente ressa. Alla fermata successiva, quella a metà di via XXI Aprile, si è fatto avanti un uomo sui 40 anni senza mascherina.
Ho provato a farglielo notare ma mi ha risposto di farmi gli affari miei perché ognuno è libero di comportarsi come vuole. Allora mi sono rivolto all’autista. Infastidito, mi ha risposto di non poterci fare nulla. Così quel signore è sceso dopo una decina di minuti. A quel punto molti altri si sono lamentati.
Li ho guardati male. Perché non si sono fatti sentire prima? E perché “ognuno può comportarsi come vuole” quando si sa che con il Covid-19 in giro questo non è proprio vero?
Gianni Franco - Per e-mail da Roma

Ho notato che all’ingresso di alcuni supermercati ti misurano la febbre con il termoscanner, in altri ti lasciano entrare senza controlli. Inoltre, non sempre ci sono i guanti per toccare la merce e spesso le persone non rispettano la distanza minima.
Dal momento che i contagi sono in aumento e che le misure restrittive sono state prorogate dal governo, perché non si impone alle grandi strutture commerciali di comportarsi come hanno fatto lodevolmente durante il lockdown?
Lo stesso vale per i mercati rionali dove, in particolare nella giornata di sabato, la gente si ammassa irresponsabilmente intorno ai banchi.
Cinzia Fiori - Per telefono da Roma

Sono quattro testimonianza di vita vissuta ai tempi del Covid-19. Alcune sono positive, altre non possono non suscitare preoccupazione.
La diffusione del virus – come gli esperti non si stancano di ricordare – si combatte se si rispettano tre semplici regole: 1) rispettare il distanziamento sociale; 2) indossare la mascherina; 3) lavarsi spesso le mani.
Non sarebbe male se le grandi strutture commerciali ricominciassero a controllare e regolare il flusso della clientela. Impedire alla pandemia una nuova ondata significa consentire alla vita di tutti noi e all’economia di andare avanti senza brusche fermate.
La maggioranza rispetta le regole ma è fondamentale che tutti lo facciano. Abbiamo imparato a nostre spese che basta poco per rilanciare i focolai. La prudenza non è mai troppa e “ognuno può comportarsi come vuole” solo se non mette a rischio la salute degli altri.

4) CARO PAPA FRANCESCO, PARLA DEL LAVORO

Papa Francesco mi piace anche se non sempre sono d’accordo. Per esempio, nell’ultima enciclica “Fratelli tutti” si parla di popolo e populismo e persino di libertà e uguaglianza, cosa che mi ha fatto ricordare la rivoluzione francese.
Però non mi pare che la stessa attenzione, e qui sta la mia sorpresa, sia stata posta sul tema del lavoro che è l’elemento senza il quale non c’è speranza per l’uomo.
Perché questa dimenticanza?
Silvio C. - Per telefono da Roma

In “Fratelli tutti” ci sono riferimenti molto netti sul lavoro, così come Papa Francesco ha già fatto nel corso degli anni. Ad un certo momento, nell’enciclica afferma che “non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro” e che “aiutare i poveri con il denaro deve essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte alle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro”.
Nel libro “Il lavoro è dignità”, curato da Giacomo Costa e Paolo Foglizzo e che raccoglie alcuni interventi del Papa proprio su questo tema, i due autori ricordano come Francesco non sia d’accordo con chi interpreta il lavoro unicamente come una necessità economica e quindi come uno strumento per ottenere un reddito che permetta poi di consumare. Il lavoro, secondo il Pontefice, è molto di più. Il lavoro è soprattutto un ambito in cui la persona può diventare più persona. Per questo il lavoro è un’esperienza umana fondamentale.
Tra l’altro, nel numero 11 del 2017, “Lavoro Facile” ha pubblicato quanto Papa Francesco ha detto a Genova il 27 maggio di fronte agli operai dello stabilimento llva: “Il vero obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti. L’articolo 1 della Costituzione è molto bello: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Quel servizio si può rileggere cliccando sul link: https://www.lavorofacile.info/rivista/2017_n11/#p=30.

5) ECCO IL SIGNIFICATO DELL’ISEE

Ogni tanto, quando c’è da compilare la domanda per avere qualche sussidio, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

6) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un impiego. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando spesso sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi. Però di fronte alla pandemia del coronavirus a Berlino hanno capito che o se ne esce tutti insieme oppure anche loro rischiano di subire colpi pesanti.
Comunque è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

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1) Appello a Conte di una pensionata. 2) Contratto rider: verità e bugie. 3) La strada per trovare un posto. 4) Mi hanno negato l’indennità di cassa. 5) Fate pagare le tasse ai big del web. 6) Le buche di Roma: battaglia vinta?. 7) Quelle raccomandate non consegnate

1) APPELLO A CONTE DI UNA PENSIONATA

Sono una pensionata al minimo di 81 anni e vorrei far presente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in Italia esiste una categoria di lavoratori operai che hanno versato i contributi per avere una pensione che consenta loro di vivere e non di morire di fame. Perché è ciò che succede con poco più di 600 euro al mese, che da più di 20 anni sono rimasti gli stessi. Noi siamo sempre più vecchi e con le ossa malridotte, e non ci possiamo permettere neppure gli antidolorifici.
Abbiamo sentito tanto parlare in televisione e letto sulla stampa di aiuti economici dati a tanti (pensioni sociali, reddito di cittadinanza, eccetera) ma non abbiamo mai sentito fino ad oggi nominare i pensionati lavoratori pagati con la pensione al minimo di 630 euro. E mai abbiamo visto qualcuno cercare di fare qualcosa per riparare a questa inumana ingiustizia.
Siamo stati completamente dimenticati, come se non esistessimo.
Vorrei sperare che per un momento la Sua mente possa rivolgersi a questi circa 5 milioni di poveri vecchi lavoratori che hanno diritto ad una pensione decente in grado di sostenerli negli ultimi tempi della loro vita.
Lettera da Roma - Tel. 339.376XXXX

La condizione di chi ha versato anni di contributi ma non ha raggiunto la soglia minima e che, quindi, raggiunta l’età pensionabile, non può che ricorrere alla pensione minima, è tra le più crudeli. Perché si tratta di lavoratori che hanno versato all’Inps un bel po’ di quattrini ma che è come se non lo avessero fatto.
Con 630 euro si vive male, e queste persone meriterebbero davvero che le loro ragioni venissero ascoltate.
L’appello al Presidente del Consiglio di questa pensionata scuote ancora di più le coscienze se si pensa a quanti, pur non avendone diritto, usufruiscono del reddito di cittadinanza o di altri sostegni. Chissà se con il Recovery fund possa saltare fuori qualche buona notizia?

2) CONTRATTO RIDER: VERITÀ E BUGIE

Finalmente anche per i “rider” è arrivata un po’ di giustizia. Dopo tanto sfruttamento adesso ci sono regole e compensi più precisi. È un risultato che potrebbe porre fine allo “schiavismo della ristorazione”. Come stanno le cose?
Claudio S. - Per e-mail da Roma

Quello che è stato definito come il primo contratto dei “rider”, cioè i ciclo-moto fattorini che portano pranzi e cene a domicilio, si fonda su alcuni punti base: 1) compenso minimo di 10 euro lordi per ogni ora lavorata; 2) indennità integrativa tra il 10% e il 20% per lavoro notturno, festività e maltempo; 3) premi una tantum di 600 euro ogni 2.000 consegne effettuate; 4) formazione; 5) fornitura gratuita delle dotazioni di sicurezza tipo giacca ad alta visibilità, casco, e così via; 5) copertura assicurativa contro gli infortuni e per danni contro terzi.
L’accordo è stato sottoscritto da Assodelivery (l’associazione di categoria che rappresenta i gruppi più importanti del comparto tra cui Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats) e da Ugl.
Quello che non viene previsto è l’inquadramento dei “rider” come lavoratori dipendenti che quindi restano autonomi e di conseguenza senza ferie o malattie pagate.
Ed è proprio questo il punto che viene utilizzato da gran parte delle sigle nate spontaneamente tra i lavoratori (Deliverance Milano, #RiderXiDiritti, Riders Union Bologna, Riders Union Roma) per contestare l’intesa definita un “accordo pirata con un sindacato di comodo”. Tra l’altro l’Ugl viene definita una “sigla datoriale che non ha alcuna rappresentatività nel settore”.
Anche Cgil, Cisl e Uil hanno preso le distanze accusando Assodelivery di continuare a volere una manodopera “potenzialmente infinita e facilmente sostituibile” alla quale non vengono riconosciuti i diritti fondamentali. In sostanza, è stata “portata a termine un’operazione che prevede salari bassi e maggiore precarietà”.
Per questo è stata chiesta la convocazione del tavolo aperto da tempo al ministero del Lavoro per provare a portare a termine i colloqui già avviati. Su quel tavolo i sindacati hanno posto la questione dell’inquadramento dei ciclo-moto fattorini come dipendenti subordinati. Si era manifestata la possibilità di un compromesso che l’accordo Assodelivery-Ugl non rende certo più facile.

3) LA STRADA PER TROVARE UN POSTO

Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per confermare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo ma adesso in leggera ripresa), dalle agenzie per il lavoro (in crescita) e dai Centri per l'impiego (scarsamente utili ma in fase di rilancio). Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si parla di una profonda riforma in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.

4) MI HANNO NEGATO L’INDENNITÀ DI CASSA

Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma

Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via, se ed in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria, sono cioè tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito proprio dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.

5) FATE PAGARE LE TASSE AI BIG DEL WEB

Non sono un esperto in materia ma non riesco a capire come mai i colossi del web che operano in Italia continuino a versare al nostro fisco molto meno di quanto dovrebbero. Ogni tanto qualcuno ritira fuori l’argomento ma senza risultati apprezzabili.
Visto che l’erario è sempre a caccia di soldi, come possibile che ciò possa accadere? Insomma: o hanno ragione loro, e allora è inutile indignarsi, oppure chi dovrebbe far valere i nostri interessi non lo fa con il dovuto rigore.
Leo Sestini - Per telefono da Firenze

In verità, l’Italia e gli altri Paesi europei che hanno i nostri stessi problemi si sono mossi su diversi tavoli. Per esempio, l’intervento della procura ha recentemente “convinto” Airbnb, Amazon, Facebook, Google a versare 42 milioni di euro a fronte di un arretrato di quasi 1 miliardo di euro.
Però sul filo della legalità, almeno finché non si riuscirà a cambiare le regole, i colossi del web sono abbastanza al sicuro. Perché, oggi, possono pagare le tasse là dove hanno stabilito la loro sede e non nei Paesi dove generano profitti. L’Ocse, l’Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, sta cercando un compromesso che riduca il fenomeno in attesa di una rimodulazione generale della questione.
Ma non sarà semplice. Il presidente americano, Donald Trump, si è decisamente schierato con le compagnie e qui in Europa, Irlanda, Lussemburgo e Olanda – cioè i Paesi che ospitano i colossi del web e che da questo meccanismo incassano somme non indifferenti – già hanno fatto sapere di essere contrari a qualsiasi riforma.

6) LE BUCHE DI ROMA: BATTAGLIA VINTA?

Non so come a Roma vengano coperte le buche con l’asfalto. O meglio: lo so benissimo. L’altro giorno, in una strada nelle vicinanze di piazza Istria, un camioncino con il bitume e alcuni operai erano all’opera per riparare crepe e piccole voragini. Finalmente, mi sono detto. Solo che, ripassando qualche ora dopo, ho visto che sì tutto era stato ricoperto ma lasciando uno scalino di almeno 2-3 centimetri!
Se questo è un lavoro a regola d’arte mi piacerebbe conoscere chi è che lo autorizza: insomma, se gli operai non fanno altro che eseguire delle precise disposizioni. Perché a me sembrano robe da matti: da una parte si tappano le buche e dall’altra si alzano scalini.
Recentemente la sindaca, Virginia Raggi, ha annunciato che la battaglia delle buche è stata vinta. A me non pare proprio…
Carlo Pesenti - Per telefono da Roma

La segnalazione non è l’unica arrivata alla nostra redazione. Le buche, così come la deficitaria raccolta dei rifiuti, fanno ormai parte del panorama di Roma. I consiglieri più vicini alla prima cittadina sostengono che il problema, se non del tutto risolto, è in via di soluzione.
Siccome non si tratta di dispute filosofiche ma di cose che di più “terrene” non potrebbero essere, non è difficile capire come stiano realmente le cose. Basta girare un po’ per farsi un’idea. Come sempre, le parole sono una cosa, i fatti un’altra.

7) QUELLE RACCOMANDATE NON CONSEGNATE

Lo scorso 10 settembre, uscendo da casa, ho trovato un avviso di Poste italiane dove mi si invitava a ritirare una raccomandata presso l’ufficio centrale della mia città perché il postino, pure avendo suonato, non aveva trovato nessuno e quindi non aveva potuto effettuare il recapito.
Il fatto è che io a casa c’ero e non ho sentito suonare né il citofono né il campanello. Per recuperare la lettera ho dovuto rinviare un paio di impegni e fare una piccola fila davanti allo sportello. Alle mie rimostranze l’impiegato non è sembrato convinto delle mie ragioni ma, comunque, mi ha invitato a segnalare l’accaduto alla direzione.
Non è così che si fa un buon servizio agli utenti da parte di una delle nostre più importanti aziende.
Corrado M. – Per telefono da Roma

Il problema deve essere, evidentemente, piuttosto diffuso se lo scorso 15 settembre l’Antitrust ha multato Poste italiane per 5 milioni di euro in quanto l’azienda “anche quando sarebbe stato possibile effettuare la consegna nelle mani del destinatario” preferisce lasciare un avviso per il ritiro nei depositi postali il che obbliga a “un inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”.
L’Antitrust ha poi criticato la circostanza che il recapito “non sempre viene esperito con la tempistica e la certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari”.
Poste italiane, che ha annunciato il ricorso al Tar contro la sanzione, ha risposto definendo “priva di fondamento l’ipotesi secondo la quale l’azienda avrebbe posto in essere azioni che ingannino i clienti in merito alle caratteristiche del prodotto raccomandata”.
Poste ha anche fornito i dati del servizio: “Nel 2019 sono stati consegnati oltre 120 milioni di pezzi, ricevendo nel medesimo periodo, meno di 1.000 reclami relativi agli avvisi di giacenza, pari allo 0,0008% del totale delle raccomandate regolarmente gestite”.
Vedremo come andrà a finire il confronto Antitrust-Poste italiane. Certo è che coloro che fanno parte di quello 0,00008% hanno tutto il diritto di lagnarsi.

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