Giovedì, 18 Maggio 2023

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 7/2023

1) DI quanto saranno gli aumenti in busta paga? Vediamo… 2) Così si fa crescere il precariato e non è una buona notizia. 3) Fate attenzione, c’è chi truffa con i falsi moduli dell’Inps. 4) Sono mamma e mi hanno licenziata: posso ricorrere al giudice? 5) Dei clan criminali si sa tutto: perchè non si interviene? 6) Sì, anche il part time può essere a tempo indeterminato.

1) DI QUANTO SARANNO GLI AUMENTI IN BUSTA PAGA? VEDIAMO…

Quanto troveremo di più in busta paga? E l’aumento quando comincia e quando finisce? Possibile che in Italia non si riesca (quasi) mai a sapere come stanno esattamente le cose? È proprio così difficile?
Cinzia Conti - Per telefono da Roma

Il testo del Decreto Lavoro, varato dal governo Meloni il 1° maggio, è stato modificato più volte prima della versione definitiva. Da qui la circolazione delle voci che via via sono state corrette alla luce delle reali risorse disponibili.
Alla fine, il taglio del cuneo fiscale dovrebbe comportare (il condizionale è ancora d’obbligo perché mentre scriviamo non si ha ancora sottomano il Decreto nella versione definitiva) un aumento di 96 euro al mese per i lavoratori con un reddito annuo lordo non superiore ai 25.000 auro, e di 99 euro al mese per i lavoratori con un reddito annuo lordo di 35.000 euro.
Secondo quanto hanno calcolato i sindacati, gli importi sarebbero però inferiori: tra i 50 e i 70 euro al mese. Insomma, bisognerà probabilmente aspettare le prime busta paga contenenti l’aumento per capire l’entità della misura adottata.
Il tutto resterà in vigore dal 1° luglio e fino al 31 dicembre (e non fino al 30 novembre come era stato ventilato). A quel punto il provvedimento dovrà essere rifinanziato ma si dovranno trovare le risorse necessarie.

2) COSÌ SI FA CRESCERE IL PRECARIATO E NON È UNA BUONA NOTIZIA

Perché c’è chi sostiene che si sta andando incontro ad una crescita del precariato? Quali sono le misure che andrebbero in questo senso? A me, invece, sembra che si stia facendo il possibile per aumentare l’occupazione…
Michele Sandri - Per telefono da Roma

Da quando il governo ha approvato il Decreto Lavoro, in redazione di telefonate e di messaggi ne sono arrivati parecchi. Quello qui sopra di Cinzia Conti e questo di Michele Sandri ne comprendono la gran parte in quanto chiamano in causa argomenti tra i più sentiti.
Riguardo al precariato, le misure che potrebbero favorirlo sono: 1) la possibilità per le aziende di rinnovare fino a 24 mesi i contratti a tempo determinato senza più indicare la causale. Confermata la possibilità di prorogarli di altri 12 mesi senza l’obbligo di motivare l’assunzione ma con una semplice stipula presso le direzioni territoriali competenti; 2) l’utilizzo dei voucher per chi opera nei settori dei “congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e dei parchi divertimento” il cui importo è stato innalzato a 15.000 euro l’anno dai precedenti 10.000; 3) è stato cancellato il limite di 29 anni per i contratti di apprendistato che adesso può arrivare fino a 40 anni ma a condizione che si tratti di lavoratori in disoccupazione.
Ricordiamo che con i voucher si può retribuire un’ora di lavoro con 10 euro lordi, vale a dire 7,50 euro netti.
Secondo l’Istat, entro lo scorso febbraio i precari erano 2.972.000 che, per i sindacati, sarebbero adesso destinati ad aumentare. Da parte del governo si sostiene, invece, che rendendo meno bloccato il mercato del lavoro si mira a creare più opportunità di impiego.
E anche se il Decreto Lavoro non era ancora entrato in vigore, gli ultimi dati sull’occupazione sono positivi: il tasso di occupazione è salito al 60,8% (+0,1 punti), il numero delle persone in cerca di un posto è diminuito su base mensile di 12.000 unità (-0,6%), la disoccupazione giovanile è scesa al 22,4% (-0,4 punti).

3) FATE ATTENZIONE, C’È CHI TRUFFA CON FALSI MESSAGGI INPS

Ho ricevuto sul mio pc l’invito a fornire il numero della mia carta di credito per ottenere un rimborso da parte dell’Inps. Il tutto con il classico logo dell’Istituto di previdenza. Molta è stata la meraviglia perché non ho in corso nessuna pratica di questo tipo.
Poi, leggendo meglio, mi sono accorto che il testo conteneva pure alcuni strani riferimenti. Allora ho pensato a un tentativo di raggiro. Ho telefonato all’Inps che ha confermato i miei sospetti.
Questo per mettere in guardia i vostri lettori. Occorre tenere sempre gli occhi aperti e cercare conferme alle e-mail che si ricevono.
Massimo M. - Per telefono da Roma

In effetti, l’Inps avverte che sono in corso tentativi di truffa tramite e-mail di “phishing” finalizzate a sottrarre fraudolentemente il numero della carta di credito, con la falsa motivazione che servirebbe a ottenere un rimborso o il pagamento del bonus.
L’Istituto, nell’invitare a ignorare queste e-mail che propongono di cliccare su un link per ottenere i quattrini, ricorda che le informazioni sulle sue prestazioni sono consultabili esclusivamente accedendo direttamente dal portale www.inps.it e che, per motivi di sicurezza, non invia mai e-mail contenenti link cliccabili.
Il fenomeno del “phishing” non è nuovo. La Polizia postale avverte che si tratta di e-mail, solo apparentemente provenienti da banche, società, istituti pubblici e privati, che riferendo problemi di registrazione o di altra natura, invitano a fornire i propri dati riservati.
Solitamente nel messaggio, per rassicurare falsamente l’utente, viene indicato un collegamento (link) che rimanda solo apparentemente al sito web della banca, della società o dell’istituto. In realtà il sito al quale ci si collega è stato artatamente allestito identico a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi entrano nella disponibilità dei truffatori telematici che li utilizzano per prosciugare i conti.

4) SONO MAMMA E MI HANNO LICENZIATA POSSO RICORRERE AL GIUDICE?

Otto mesi fa sono diventata mamma per la seconda volta. Pochi giorni fa ho ricevuto, insieme a un’altra decina di persone, la lettera di licenziamaento. L’azienda presso la quale lavoro è sicuramente in difficoltà ma credo che il provvedimento preso nei miei confronti non sia del tutto regolare. Ne ho parlato con il mio rappresentante sindacale ma vorrei anche il vostro parere.
M. R. - Per telefono da Roma

In materia di maternità e tutela delle donne lavoratrici la legge è chiara. La lavoratrice madre, infatti, non può essere licenziata (tranne che per giusta causa, cessazione dell’azienda o scadenza del termine in caso di rapporto di lavoro a tempo determinato) dall’inizio della gestazione e fino al compimento di un anno di vita del bambino.
Durante lo stesso periodo non può esserci neppure la sospensione dal lavoro, a meno che non si tratti di sospensione dell’intera azienda o di un intero reparto.
In caso di licenziamento entro il periodo protetto, si ha diritto a ottenere il ripristino del rapporto di lavoro, presentando – entro 90 giorni – la documentazione comprovante lo stato di gravidanza o di puerperio. In sostanza, il licenziamento è da considerare nullo, cioè come mai avvenuto (sentenza della Corte Costituzionale) e la lavoratrice ha diritto al risarcimento dei danni (sentenza della Corte di Cassazione).
In sostanza, ci sono tutti gli estremi per impugnare l’iniziativa presa dall’azienda.

5) DEI CLAN CRIMINALI SI SA TUTTO PERCHÉ NON SI INTERVIENE?

Se davvero la criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà provocate dal coronavirus a tanti imprenditori, sta tendando di “subentrare” negli affari, perché le autorità competenti non intervengono per stroncare questi tentativi?
Ciò che mi sorprende è che spesso si sa già tutto: che la cosca tal dei tali controlla interi quartieri, che l’organizzazione pinco palla smercia stupefacenti, che i clan ypsilon e zeta sono formati da colletti bianchi che riciclano i proventi del malaffare. Eccetera, eccetera.
Si fanno pure nomi e cognomi. Che si aspetta ad esercitare la legge? Boh, è un mistero gaudioso.
T. P. - Per e-mail da Frosinone

In effetti, si pubblicano pure organigrammi con spicchi di città controllati da gruppi ben identificati. Allora perché non si interviene? In verità, si interviene. Le operazioni di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono quotidiane, e lo smantellamento delle reti criminali è costante. A Reggio Calabria, proprio pochi giorni fa, sono state arrestato 108 persone per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga.
Certo, si dovrebbe e si potrebbe fare di più. Anche perché è notevole la capacità delle mafie di parare i colpi e rimediare agli arresti. Il giudice Giovanni Falcone parlò di “menti raffinatissime”. Lo Stato deve tenere sempre la guardia alta.

6) Sì, ANCHE IL PART TIME PUÒ ESSERE A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

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