Giovedì, 27 Aprile 2023

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 6/2023

1) Ancora una giungla gli stipendi dei lavoratori stagionali. 2) Il nostro futuro si chiama formazione: a che punto siamo? 3) Difendere l’italiano con le multe? La toppa è peggio del buco… 4) L’hotel ristruttura e i dipendenti pagano. Non va bene 5) Se per lavorare sulle navi ci vuole il libretto di navigazione. 6) Cambiare l’orario di lavoro sì può se c’è l’accordo. 7) Gli indirizzi degli uffici dell’Unione europea in Italia.

1) ANCORA UNA GIUNGLA GLI STIPENDI DEI LAVORATORI STAGIONALI

Chi opera nel settore del turismo continua a lamentarsi perché non riesce a trovare il personale (addetti ai piani, camerieri, magazzinieri, receptionist, e così via) di cui ha bisogno. Il fatto è che gli stipendi che vengono offerti sono spesso improponibili ma non si ha il coraggio di andare a vedere. Il lavoro stagionale non può essere una giungla senza regole dove comanda chi è più forte.
Marta G. - Per telefono da Roma

Che in Italia ci sia un problema stipendi è noto persino ai sassi. Tra l’altro, mentre negli altri Paesi europei le buste paga sono progressivamente aumentate, qui da noi hanno perso via via potere d’acquisto (-2,9% negli ultimi trent’anni). È stato così calcolato che una buona parte dei nostri lavoratori sono “lavoratori poveri”, ovvero guadagnano meno di 10.000-12.000 euro l’anno, una cifra che impedisce di vivere dignitosamente in maniera autonoma, e che oscilla intorno alla soglia di povertà.
Poi ci sono i lavoratori stagionali (più o meno 400.000) di cui quest’anno, con la forte ripresa del turismo, c’è bisogno come il pane. Se non si trovano – è stato affermato – è anche perché il reddito di cittadinanza o altre forme di sostegno scoraggiano a mettersi in gioco: in sostanza, si preferisce stare a casa piuttosto che lavorare più o meno per gli stessi soldi.
Sul tema il dibattito è aperto (per esempio, secondo l’Inps le assunzioni di lavoratori stagionali sono aumentate in coincidenza proprio con l’introduzione del Rdc) però resta il fatto che per l’estate gli imprenditori si lamentano per la mancanza delle figure professionali di cui c’è più necessità.
Tra le ragioni, ci sono le condizioni offerte: turni che possono superare le 10 ore al giorno, straordinari o altri extra che non vengono riconosciuti, contratti in parte o del tutto sommersi. La Cgil-Filcams ha più volte denunciato che gli stagionali “sono lavoratori a consumo, da spremere bene durante i mesi in cui servono”. Del resto, secondo l’Ispettorato del lavoro, il reddito medio di un lavoratore stagionale è di poco inferiore ai 600 euro al mese, ovvero circa la metà dello stipendio medio base nel settore della ristorazione.

2) IL NOSTRO FUTURO SI CHIAMA FORMAZIONE: A CHE PUNTO SIAMO?

Ce la faremo a completare le riforme previste dal Pnrr senza le quali l’Europa rischia di tagliarci i fondi assegnati? Lo vedremo. Nel dibattito che si è acceso è però rimasto finora fuori un argomento che per me dovrebbe essere centrale: quello della formazione di competenze che di qui a brevissimo saranno decisive per il nostro sviluppo.
Capisco che i consensi si raccolgono con le politiche che riguardano l’immediato, ma di mezzo c’è il futuro del nostro Paese.
Carlo Paoletti - Per e-mail da Roma

La formazione è determinante per stare al passo con le professioni che sono in costante e veloce cambiamento. Non è una novità. È così da quando la tecnologia è entrata con forza in ogni comparto della produzione mutandone ritmi e conoscenze. E ancora di più lo sarà nei prossimi anni con l’intelligenza artificiale che avrà bisogno di nuove professioni e qualifiche.
Tuttavia, secondo uno studio condotto da Ey, Manpower e Pearson, solo poco più della metà delle professioni in crescita saranno collegate a vario titolo alla tecnologia: aumenteranno anche le professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi, all’insegnamento. I processi di polarizzazione si invertiranno: la crescita dell’occupazione, infatti, si concentrerà sui livelli di qualifiche più alti. L’apprendimento dovrà, quindi, diventare permanente e sarà essenziale l’impegno a stimolare il tema delle competenze nei percorsi di formazione e istruzione che saranno le leve strategiche fondamentali su cui investire per costruire la “next generation” necessaria al rilancio del Paese.
Comunque, secondo una analisi del World Economic Forum, nei prossimi anni le figure che prenderanno sempre più piede saranno: data analyst and scientists, artficial intelligence and machine learning specialist, big data specialist, digital marketing and strategy specialists, process automation specialists, business development professionals, digital transformation specialists, information security analysts, software and applications developers, software and applications developers, internet of things specialists.
Sulla base delle fonti, non sempre le previsioni coincidono perfettamente ma non c’è dubbio che la formazione avrà un ruolo crescente e determinante.

3) DIFENDERE L’ITALIANO CON LE MULTE? LA TOPPA È PEGGIO DEL BUCO…

Da un po’ di tempo, e con sempre maggiore frequenza, nelle cronache sportive si legge di “clean sheet” per dire di una squadra che non subisce gol. A me i termini stranieri, e inglesi in particolare, non dispiacciono soprattutto quando sono entrati nell’uso comune, ma a volte si esagera…
Marco Corsini - Per e-mail da Roma

È vero, il termine “clean sheet” è ormai entrato nei resoconti calcistici, prima in maniera sporadica e poi in modo sempre più frequente. Sulla Treccani si può leggere che si tratta di un’espressione inglese tipica del gergo giornalistico e sportivo che significa “rete (porta) inviolata”, alla lettera “lenzuola pulite”.
Qualche settimana fa è stata presentata una proposta di legge da parte del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fdi), che prevede una sanzione da 5.000 a 100.000 euro contro chi ricorre a sigle o denominazioni straniere. Il testo della proposta, composto da 8 articoli, contiene le “disposizioni per la tutela e la promozione della lingua italiana… in un’ottica di salvaguardia nazionale e di difesa identitaria”.
Insomma, se l’iniziativa dovesse essere approvata, chi scrive “clean sheet” potrebbe vedersi recapitare una multa salatissima. Ora questo termine, come altri, può piacere o meno ma – come si dice – la toppa potrebbe rivelarsi peggio del buco. Del resto, anche l’Accademia della Crusca, con il suo presidente Claudio Marazzini, ha voluto precisare che la proposta di “sanzionare l’uso delle parole straniere per legge, con tanto di multa, come se si fosse passati con semaforo rosso, rischia di vanificare e marginalizzare il lavoro che noi, come Crusca, conduciamo da anni allo scopo di difendere l’italiano dagli eccessi della più grossolana esterofilia, purtroppo molto frequente… così si rischia di gettare nel ridicolo tutto il fronte degli amanti dell’italiano”.
C’è poco da aggiungere. Meglio sarebbe non usare con eccessiva disinvoltura il termine “clean sheet” (e altri) ma nel mondo d’oggi ricorrere alle sanzioni per impedirlo è fuori dalla realtà.

4) L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI PAGANO. NON VA BENE

Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma

Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.

5) SE PER LAVORARE SULLE NAVI CI VUOLE IL LIBRETTO DI NAVIGAZIONE

Questo è il periodo in cui le navi da crociera vanno alla ricerca di personale. Attraverso internet ho trovato diverse compagnie già impegnate nelle selezioni. Tra i requisiti, spesso viene richiesto il libretto di navigazione. Che cos’è? E come fare per averlo?
Grazia Mauri - Per telefono da Roma

Il libretto di navigazione è una sorta di libretto di lavoro della gente di mare, senza il quale – in effetti – è impossibile svolgere qualsiasi tipo di mansione a bordo. Il documento viene rilasciato dalle capitanerie. Per ottenerlo occorre superare un esame di idoneità fisica davanti al medico del porto autorizzato più vicino, essere in regola con la vaccinazione anti-tetanica ed essere stati riconosciuti abili nel nuoto e nella voga.
Queste prove si effettuano sempre presso le capitanerie (chi ha il brevetto di assistente bagnante o ha prestato servizio militare in marina è esente dal test). È inoltre obbligatorio avere frequentato un corso di sopravvivenza, antincendio e pronto soccorso. Si tratta di lezioni che hanno la durata di un paio di settimane. Chi abita a Roma e dintorni può ottenere maggiori informazioni presso la capitaneria di porto di Civitavecchia.

6) CAMBIARE L’ORARIO DI LAVORO Sì PUÒ SE C’È L’ACCORDO

Da qualche tempo la direzione dell’ufficio presso il quale lavoro mi ha cambiato gli orari, spesso spezzandomeli tra mattina e pomeriggio. All’inizio ho pensato a circostanze contingenti. Siccome la cosa si prolunga, e ne sta andando di mezzo la mia vita familiare, come devo comportarmi?
R. S. - Per telefono da Roma

La bussola di riferimento è sempre il contratto di lavoro, dove sono indicati i diritti e I doveri delle due parti contraenti, cioè l’azienda e il dipendente.
Tutto, naturalmente, può essere modificato ma occorre rinegoziare il rapporto e, soprattutto, è necessario che ci sia l’accordo dell’interessato. Questo perché, per improcrastinabili ragioni, che comunque devono essere sempre motivate, il ciclo produttivo può cambiare e di conseguenza l’ufficio del personale non può non adeguare i turni alle nuove necessità.
Niente di male. Solo che non si può procedere d’imperio. Altrimenti ci sono le basi per avviare una vertenza davanti al Giudice.

7) GLI INDIRIZZI DEGLI UFFICI DELL’UNIONE EUROPEA IN ITALIA

Confesso che l’Europa mi sembra distante dai cittadini. Se c’è da chiedere un consiglio o sapere come muoversi a chi ci si rivolge? Chi sono i nostri interlocutori? I deputati eletti? Sì, va be’. E allora?
Bruno Sansone - Per e-mail da Roma

Se sembrano irraggiungibili coloro che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama ancora più lontani – e non solo per la distanza tra Roma e Bruxelles – sono i rappresentanti inviati al Parlamento europeo. In verità, importante sarebbe che, più che farsi trovare a portata di telefono, si battessero per sciogliere i molti nodi che stringono e bloccano l’Unione.
In Italia hanno sede numerosi organismi Ue con i quali si può prendere contatto. Ne elenchiamo alcuni. A Roma e Milano c’è l’Ufficio informazioni del Parlamento europeo che ha tra i suoi compiti proprio quello di facilitare i rapporti tra i cittadini e l’Assemblea (www.europaparl.it). A Parma c’è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che si occupa dei rischi associati ai prodotti che finiscono sulla nostra tavola (www.efsa.europa.eu). A Frascati c’è l’Agenzia spaziale europea che lavora sulle attività legate allo spazio e fornisce notizie essenziali per rispondere alle sfide globali (www.esa.int/esa). A Fiesole c’è l’Istituto universitario europeo che offre programmi dottorali (economia, giurisprudenza, scienze politiche, e così via) e master. Inoltre, ospita una parte degli archivi storici dell’Ue (www.eui.eu).

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