Giovedì, 12 Gennaio 2023

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 1/2023

1) Ma il nuovo reddito di cittadinanza è una presa per i fondelli? 2) Roma, il ritorno dei turisti e i rifiuti sparsi ovunque. 3) L'inflazione e le pensioni: così gli aumenti per il 2023. 4) È possibile frequentare un ateneo francese? 5) Come dobbiamo regolarci per le ferie della nostra colf? 6) Mica bazzecole: l’abbandono scolastico ci costa 28 miliardi.

1) MA IL NUOVO REDDITO DI CITTADINANZA È UNA PRESA PER I FONDELLI?

Il governo aveva bisogno di trovare risorse per la Legge di Bilancio e ha pensato bene di trovarle accorciando il reddito di cittadinanza. Adesso il problema è creare posti di lavoro da offrire a chi si troverà senza più quel sussidio che ha consentito a tanti di tirare avanti. Accadrà? Io lo spero ma non capisco da dove possano saltare fuori visto che sul versante dell’occupazione ci aspettano mesi ancora difficili.
Cinzia Bonini - Per telefono da Roma

Non sono un difensore a occhi chiusi del reddito di cittadinanza perché il meccanismo di assegnazione andava rivisto e migliorato. Ma tra questo e la decisione di toglierlo di mezzo ce ne corre. E mi preoccupa la faciloneria con cui si stanno affrontando i tempi che riguardano il lavoro. Per esempio, non mi sembra che per quanto riguarda le politiche attive ci siano idee chiare e propositive…
Michele F. - Per e-mail da Roma

Se non sbaglio, nella nuova formulazione del reddito di cittadinanza è scomparso il termine “congruo” in merito alla qualità della proposta di lavoro che deve essere fatta ai percettori del sussidio. Insomma, per capirci, a un ingegnere disoccupato potrebbe essere offerto un posto come raccoglitore di pomodori. E per di più, in caso di rifiuto, si perderebbe automaticamente il sussidio. Andiamo bene!
Antonio Sanna - Per e-mail da Roma

La riformulazione del reddito di cittadinanza da parte del nuovo governo è stata particolarmente travagliata. Si è partiti dalla sua totale abrogazione, adombrata nel coso della campagna elettorale, per approdare ad una fine più graduale: prima 8 mesi di proroga che poi sono diventati 7. L’obiettivo, comunque, resta quello di cancellare il provvedimento per evitare – sostiene la maggioranza raccolta intorno a Giorgia Meloni – che l’assegno continui ad incoraggiare chi lo riceve a non darsi da fare nella ricerca di un impiego.
In verità, in difesa del Rdc si sono levate parecchie voci, alcune certamente non di parte. Tra queste, Banca d’Italia che recentemente ha fatto sapere che “senza il reddito di cittadinanza nel 2020 ci sarebbero stati un milione di poveri in più”, che la sua introduzione “è stata una tappa significativa nell’ammodernamento del nostro welfare”, e che il provvedimento iniziale, non privo di aspetti critici, con la riforma potrebbe aumentare le difficoltà di tante persone.
Tuttavia, la revisione complessiva del governo “potrebbe essere un’occasione per rafforzare l’efficacia delle misure nel raggiungere le situazioni di bisogno. Non va peraltro dimenticato che i radicali cambiamenti dei paradigmi produttivi in corso a livello globale potrebbero rendere obsolete le competenze di molti lavoratori, richiedendo il rilancio delle misure a sostegno del reddito. Nell’attuazione di queste misure bisognerà prestare attenzione ai rischi di aumento dell’ìndigenza nelle aree dove il reddito di cittadinanza è più diffuso e il mercato del lavoro strutturalmente malfunzionante… la riduzione delle mensilità del sussidio prevista per il 2023, destinata ai nuclei individuati in base all’età e alle condizioni di salute, potrebbe riguardare anche i nuclei familiari difficilmente in grado di trovare una fonte di reddito alternativa sul mercato del lavoro, per di più in un contesto di rallentamento dell’economia e con un costo della vita in significativo aumento”.
Di conseguenza, sempre secondo Banca d’Italia, sarebbe necessario il “rafforzamento degli obblighi formativi per i beneficiari del reddito attraverso il sistema della riqualificazione professionale che presuppone un’adeguata offerta di corsi soprattutto nelle regioni meno sviluppate del Paese”.
Per quanto riguarda le nuove norme del reddito di cittadinanza, l’offerta di lavoro deve essere superiore agli 858 euro mensili, non deve essere inferiore ai 3 mesi e la distanza tra la sede e il luogo di residenza non può superare i 100 chilometri o deve essere raggiungibile entro 100 minuti con il trasporto pubblico. In più c’è l’obbligo di partecipare ad un corso di formazione o riqualificazione professionale della durata di 6 mesi. In caso di rifiuto decade il diritto al Rdc.
Di fronte a questi parametri non sono mancate le obiezioni. Una su tutte, proprio quella della distanza in relazione al livello della busta paga. Se a questo si aggiunge anche la scomparsa dell’”offerta congrua”, il meccanismo – è stato fatto osservare – sembra fatto apposta per tagliare fuori dal reddito il numero maggiore di persone. Con i rischi messi in evidenza da Banca d’Italia.

2) ROMA, IL RITORNO DEI TURISTI E I RIFIUTI SPARSI OVUNQUE

Con il problema del lavoro il tema di Roma più pulita sembrerebbe entrarci poco o nulla. Ma non è così perché ci sono i turisti che, di fronte allo stato in cui versa la Capitale, potrebbero orientarsi verso altre destinazioni. E poi Roma è in corsa per ospitare Expo 2030, che significa un bel movimento di quattrini e di sponsor oltre che di investimenti.
Se le cose non cambieranno dubito che chi ci deve scegliere punterà sulla Città Eterna. Sarebbe un peccato dopo che, quando Virginia Raggi era al comando del Campidoglio, rinunciò alle Olimpiadi 2024. Stavolta a decidere potrebbero essere i cassonetti strapieni di rifiuti…
Emanuele Protti - Per e-mail da Roma

In effetti, tra Natale e Capodanno a Roma è sbarcato più di mezzo milione di turisti e gli alberghi si sono riempiti all’85%, cosa che non si verificava dai tempi pre-Covid quando le presenze nella Capitale viaggiavano con il vento in poppa. Rispetto allo stesso periodo del 2019, le prenotazioni di camere sono state il 70% in più e la tendenza è andata avanti fino all’Epifania. Sono dati migliori di quelli di Parigi, Berlino e Amsterdam.
C’è stato il grande ritorno degli americani e le previsioni per il resto dell’anno che è appena cominciato dicono che l’industria dell’accoglienza può tornare a sorridere. Ciò significa che i posti di lavoro potrebbero moltiplicarsi in caso dell’assegnazione di Expo 2030. Ma Roma deve cambiare passo. Ha ragione Emanuele Proti: intorno al Colosseo e alle eredità della storia, l’immagine che oggi la Capitale offre di sé non è certamente delle più positive.

3) L’INFLAZIONE E LE PENSIONI: COSÌ GLI AUMENTI PER IL 2023

Sono un pensionato alle prese con l’aumento del costo della vita. Leggo di rivalutazione e di adeguamento, ma a oggi non riesco ancora a capire che cosa accadrà al mio assegno. Non ci sono meccanismi automatici che dovrebbero tutelarci?
Marco B. - Per e-mail da Roma

Sì, ci sono soprattutto quando l’inflazione “mangia” il potere d’acquisto. Poi però la palla passa ai governi che hanno il potere di decidere le percentuali di oscillazione e che in genere hanno il braccino corto. Anche stavolta non è andata proprio bene, tanto che non tutti riusciranno a recuperare quanto hanno perso con l’inflazione che per il 2022 è stata calcolata al +7,3%.
Infatti, l’adeguamento del 100% riguarderà le pensioni fino a 2.101,52 euro lordi mensili. Per tutte le altre gli aumenti sono inferiori a quel 7,3%. Così una pensione fino a 3.000 euro lordi avrà una rivalutazione di 116 euro al mese (+3,869%) anziché 208 euro, una pensione di 6.000 euro lordi mensili aumenterà di 140 euro anziché 373, e così via.
C’è da aggiungere che le pensioni minime per chi ha sopra i 75 anni sono state portate a 600 euro. Questo per il 2023. Poi toccherà alla Legge di Bilancio 2024 ridefinire i nuovi parametri.

4) È POSSIBILE FREQUENTARE UN ATENEO FRANCESE?

Sto pensando di iscrivermi a una università francese. Ci sono particolari problemi da superare? Devo darmi da fare per raccogliere dati e documenti? E se sì, quali?
Fiorella Ranieri - Per e-mail da Tivoli

La formazione e la mobilità dei giovani in ambito europeo non solo sono possibili ma vengono incoraggiate. Il principio-guida è la parità di trattamento: vale a dire che, nella fattispecie, uno studente italiano che decide di frequentare i corsi di una università francese può farlo alle stesse condizioni stabilite per i cittadini d’Oltralpe.
In sostanza, non possono esserci discriminazioni, come spese di iscrizione più elevate. Il principio della parità è valido per tutti i Paesi dell’Ue, anche se le condizioni di accesso agli istituti sono fissate dai singoli Stati e possono variare sensibilmente da un Paese all’altro. Per esempio, la padronanza della lingua può costituire un requisito determinante. Per questo, prima dell’iscrizione, può essere richiesto il superamento di un esame destinato ad accertare le conoscenze linguistiche degli studenti provenienti da altre nazioni.
Per qualsiasi informazione si può comunque contattare l’ambasciata francese in Italia, che si trova in piazza Farnese 67 - 00186 Roma. Tel. 06.686011.

5) COME DOBBIAMO REGOLARCI PER LE FERIE DELLA NOSTRA COLF?

Abbiamo da circa un anno una collaboratrice domestica assunta con contratto a tempo indeterminato. In vista della prossima estate, per non farci trovare impreparati, stiamo già ragionando sulle ferie. Quanti giorni dobbiamo prevedere? È possibile frazionarle? Il periodo lo possiamo scegliere noi oppure dobbiamo accogliere quello che ci verrà indicato?
Marcella Boni - Per telefono da Roma

Il contratto delle Colf è chiaro su tutti i punti segnalati: 1) sono 4 le settimane di ferie che spettano ogni anno di servizio; 2) sì, si possono frazionare ma in non più di due momenti; 3) il periodo deve essere compreso tra giugno e settembre, come gran parte del Ccnl, ma se ci sono particolari esigenze e se c’è l’accordo di tutte le parti le date possono anche essere diverse.
Maggiori informazioni si possono chiedere a Assindatcolf (tel. 06.32650952, via Principessa Clotilde 2 - 00196 Roma); Domina (tel. 06.50797673, viale Pasteur 77 - 00144 Roma); Assofamiglie (tel. 06.98381500, via Merulana 134 - 00185 Roma).

6) MICA BAZZECOLE: L’ABBANDONO SCOLASTICO CI COSTA 28 MILIARDI

Se è vero – come è vero – che l’ascensore sociale si è fermato ciò è dovuto, secondo me, al fatto che la scuola non è più in grado di preparare i giovani alle necessità del mondo della produzione. Fino a qualche anno fa un diploma o una laurea erano dei passaporti più che validi. Oggi se non si ha quel diploma o quella laurea si è tagliati fuori.
Per questo tanti ragazzi non riescono a trovare lavoro. La responsabilità è di chi dovrebbe fare orientamento e non lo fa (o lo fa male) e della scuola che si preoccupa solo di riempire le aule e poi che ognuno si arrangi.
Carla Simoni - Per e-mail da Roma.

L’ascensore sociale si è fermato perché, come è stato rilevato, i giovani che provengono da famiglie ricche o comunque senza problemi di portafoglio, hanno potuto continuare a frequentare percorsi scolastici migliori e costosi in grado di garantire, al termine, una via preferenziale all’occupazione. Non è una novità, però la crisi ha senza dubbio accentuato il fenomeno.
Ma c’è di più. Per esempio, negli ultimi 5 anni l’abbandono scolastico ha subito una notevole impennata tanto che dei 6.114.644 iscritti al primo anno delle superiori ben 1.744.142 non hanno concluso gli studi.
Particolarmente alto l’abbandono negli istituti professionali (-47,1% in Sardegna. -42,7% in Sicilia, -40,7% in Campania), negli istituti tecnici (-34,8% in Campania, -32,1% in Molise, -31,7% in Sardegna), negli istituti magistrali (-34,4% in Sardegna, -24,8% in Piemonte, -24,1% in Lombardia), nei licei artistici (-34,2% in Emilia Romagna, -30,5% in Campania, -28,7% in Toscana), nei licei scientifici (-26,7% in Sardegna, -24,2% in Lombardia, -23,1% in Toscana).
Siccome per ogni studente delle secondarie superiori lo Stato impegna ogni anno quasi 7.000 euro, il costo della dispersione scolastica oscilla intorno ai 28 miliardi di euro.
Da aggiungere il costo a perdere di chi ce l’ha fatta a prendersi una laurea e poi si è visto costretto a portare le sue conoscenze in un altro Paese perché qui in Italia non è riuscito a trovare un impiego

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