Venerdì, 09 Dicembre 2022

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2022

1) Reddito di cittadinanza: tanti i messaggi dai lettori. 2) L’occupazione tra impegni sulla carta e realtà. 3) Quelle lauree più sicure e quelle così così. 4) Cosa fare se il call center non paga gli stipendi. 5) Difendiamo la Sanità pubblica: ecco i miei 9 punti. 6) Infortuni e lavoro: la legge tutela anche i tirocinanti.

1) REDDITO DI CITTADINANZA: TANTI I MESSAGGI DAI LETTORI

Ci voleva il quotidiano della Cei “Avvenire” per stroncare la riforma del reddito di cittadinanza decisa dal nuovo governo. Non lo ricordo bene ma mi pare che, più o meno, ha parlato di colpo ai poveri.
Ha ragione. Va bene correggere ciò che non ha funzionato ma così si toglie dalla tasca dei più deboli anche quel pochi soldi che hanno evitato a tanti di sprofondare.
Ciro M. - Per e-mail da Roma

Ho letto i messaggi che nello scorso numero vi sono arrivati sul reddito di cittadinanza. Nei testi la preoccupazione era tanta. La realtà ha confermato anche le previsioni più pessimistiche. Questa è l’Italia: chi è ai margini della società e non sa come farsi sentire può essere preso a calci…
Chiara Belli - Per telefono da Roma

Se ho capito bene, il reddito di cittadinanza sparirà dal 2024. Spero che nel frattempo il governo inciampi e sia costretto alle dimissioni in modo che il discorso si possa riaprire.
N. T. - Per e-mail da Tivoli

Non so se la decisione del governo sul reddito di cittadinanza sia la più giusta ma certo così come è stato pensato all’inizio ha permesso non pochi raggiri. Pochi giorni fa hanno scoperto che il proprietario di un’imbarcazione di lusso era tra i beneficiari del sussidio. E prima ancora sono sstati individuati tanti altri furbetti.
Cesare D. - Per telefono da Roma

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, tra le prime dichiarazioni ha detto che la pacchia è finita. Ma finita per chi? Non certo per chi non paga le tasse e nemmeno per chi paga i dipendenti con un tozzo di pane. Ai poveri, invece, viene tolto anche il reddito di cittadinanza.
S. E. - Per e-mail da Roma

L’Italia non può essere una repubblica fondata sui bonus. Le risorse devono essere messe sullo sviluppo senza il quale non si creano ricchezza né occupazione.
Non c’è dubbio che il reddito di cittadinanza ha favorito gli appassionati del divano piuttosto che del lavoro.
Michele Corsi - Per e-mail da Roma

Basta con chi preferisce rimanere a casa anziché cercarsi un impiego. Il reddito di cittadinanza ha distorto il mondo del lavoro.
Dario Celli - Per telefono da Roma

Questi sono alcuni dei messaggi arrivati in redazione sul reddito di cittadinanza. Già nello scorso numero – come qui sopra ha ricordato Chiara – ne abbiamo pubblicati altri solo che allora il governo non si era ancora pronunciato.
Adesso che il Consiglio dei Ministri, all’interno della Legge di Bilancio, ha messo nero su bianco il quadro è chiaro. Il Rdc verrà abrogato a partire dal 1° gennaio 2024, cioè tra poco più di 1 anno. Nel frattempo verrà gradualmente cancellato per coloro che sono in grado di lavorare e hanno tra i 18 e i 59 anni e ai quali si proverà a proporre un impiego e un periodo di formazione di 6 mesi.
Comunque, entro i prossimi 8 mesi i beneficiari dell’assegno continueranno a percepirlo se non riceveranno un’offerta di lavoro mentre non potranno rifiutarsi di frequentare un corso di qualificazione o riqualificazione. Se si riceve un’offerta di lavoro e la si rifiuta si perderà il diritto al reddito.
Continueranno a ricevere regolarmente il Rdc fino alla fine del 2023 coloro che non sono abili al lavoro, hanno in famiglia disabili, minori o anziani over 60.
Dal 1° gennaio 2024 dovrebbe entrare in vigore una nuova forma di sussidio riservata ai più poveri che è ancora da scrivere e che farà parte di uno dei prossimi disegni di legge.
Si vedrà quante proposte di lavoro salteranno fuori e se saranno congrue con la professionalità di chi le riceve. Lo snodo è proprio questo: in una prospettiva economica che si annuncia ingarbugliata si riuscirà a trovare quei circa 600.000 posti, perché tanti sono coloro che nei calcoli dovrebbero uscire dal reddito di cittadinanza?
Tra le misure decise dal governo c’è anche una stretta sui controlli, in modo da ridurre il più possibile l’erogazione dell’assegno a chi non ne ha i requisiti.
Per saperne di più si può leggere il comunicato stampa emesso al termine del Consiglio dei Ministri del 21 novembre e che riguarda anche le misure contro il caro energia, il pacchetto di aiuti per le famiglie, il cuneo fiscale, il contributo per le scuole paritarie, l’anticipo pensionistico, il tetto al contante, la flat tax, la riattivazione della società Ponte dello Stretto. Per consultarlo clicca qui.

2) L’OCCUPAZIONE TRA IMPEGNI SULLA CARTA E REALTÀ

Entro il 2026 l’Italia dovrebbe realizzare gli obiettivi per i quali l’Unione europea, nel programma New Generation, si è impegnata a darci poco più di 200 miliardi di euro (che in parte ci sono già stati versati). Sarà per la pandemia, sarà per le difficoltà provocate dalla guerra in Ucraina ma a me pare che siamo piuttosto indietro.
Per esempio, sull’occupazione femminile e dei giovani non si è fatto, e si continua a non fare, abbastanza. Sulla carta si sa bene dove bisognerebbe mettere le mani ma si sta procedendo a passo di lumaca. Non vorrei che a Bruxelles si accorgessero dei ritardi e ci bloccassero le tranche che ancora ci devono arrivare.
Marta Guerrini - Per e-mali da Firenze

In verità, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è gran parte di ciò che auspica la lettrice. Tra l’altro, viene indicato che ha “un ruolo di grande rilievo il sostegno all’occupazione femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, all’incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne”.
In più, si pone l’attenzione sulla qualità dei posti di lavoro creati, la garanzia del reddito durante le transazioni occupazionali e si segnalano una serie di interventi per rilanciare le politiche attive del lavoro anche attraverso l’introduzione di una riforma organica e integrale delle iniziative in grado di promuovere l’occupazione, l’introduzione della certificazione della parità di genere e lo sviluppo dei Centri per l’impiego
C’è anche motto altro nel documento che porta la firma di Mario Draghi e che il nuovo governo di Giorgia Meloni, proprio perché legato all’erogazione di quei 200 miliardi di euro, ha confermato in pieno.
Ora si tratta di trasformare un’eredità di buone intenzioni in fatti. L’occupazione resta un punto decisivo. Ma, come si diceva nella risposta ai messaggi sul reddito di cittadinanza, se l’economia dovesse subire battute d’arresto bisognerà pensare a come tutelare le fasce più deboli.

3) QUALI LE LAUREE PIÙ SICURE E QUELLE COSÌ COSÌ

Di tanto in tanto vengono pubblicati i dati sulle lauree più utili ai fini del lavoro. Ne ho alcuni che risalgono a un paio di anni fa. Ce ne sono di più recenti?
Chiara Mirabelli - Per e-mail da Roma

Per questo tipo di analisi il riferimento più autorevole è Almalaurea, il Consorzio universitario al quale aderiscono 75 atenei e che rappresenta il 91% dei laureati italiani.
Secondo l’ultima indagine, le lauree più richieste e che fanno guadagnare di più riguardano le professioni sanitarie e quelle di ingegneria, quindi le statistico-economiche, le scientifiche, le chimiche e quelle in architettura. Tra i primissimi posti ci sono quelle che ormai vengono chiamate lauree Stem (science, technology, engineering e matematics). Qui il tasso di occupazione è mediamente intorno all’88%. Le retribuzioni variano tra i 1.700 e i 2.000 euro.
Sono invece meno sicuri i laureati dei gruppi letterario, giuridico, geo-biologico, insegnamento, psicologia, politico-sociale e agraria.

4) COSA FARE SE IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI

Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

5) DIFENDIAMO LA SANITÀ PUBBLICA: ECCO I MIEI 9 PUNTI

Gentile redazione, vi mando questo mio semplice scritto. Se lo ritenete utile, pubblicatelo.
1) Che sia applicato l’articolo 32 della nostra bella Costituzione, dove dice che il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini e in eguale misura.
2) Che sia applicata la legge 833/78, quella che ha istituito il Servizio sanitario italiano, dove stabiliscono principi e obiettivi per la salute dei cittadini, la prevenzione, la cura e la riabilitazione. Le Regioni devono mettere in atto i meccanismi operativi affinché si realizzi davvero ciò che c’è scritto in questa legge.
3) Con i soldi che arrivano dall’Europa per la Sanità vanno programmati piani, progetti di miglioramento e sviluppo della Sanità pubblica e ospedali più efficienti. E sul territorio si devono costruire case della salute, case della comunità e piccoli ospedali che vanno poi gestiti da personale dipendente del Ssn e non dati in gestione a privati che guardano principalmente ai loro profitti. Di conseguenza occorre il personale necessario e preparato professionalmente per fare una buona prevenzione e prestare cura ai cittadini più fragili e bisognosi, potenziando anche l’assistenza domiciliare. Ciò anche come filtro per non intasare ospedali e pronto soccorso e diminuire le liste di attesa per esami e visite specialistiche.
4) È urgente mettere mano alla carenza di personale nelle strutture ospedaliere: mancano circa 50.000 medici e circa 100.000 infermieri più altro personale. Bisogna fare subito un piano di potenziamento delle università per preparare un numero sufficiente di medici e infermieri che poi, lasciatemelo dire, vanno pagati meglio in base alla loro professionalità. Tanti Infermieri vanno all’estero perché lo stipendio è più del doppio di quello che si prende qui in Italia.
5) Nella nostra Sanità pubblica va investito di più e meglio. Qui da noi si spende circa il 7% del Pil quando in Germania si spende circa l’11%.
6) Nella Sanità pubblica ci devono essere solo dipendenti con contratto sanitario pubblico; non ci devono essere cooperative né agenzie che vanno lasciate ai privati.
7) Gli appalti per la fornitura di materiale, mezzi, costruzione di nuove strutture, ristrutturazioni e convenzioni, devono essere trasparenti e senza sprechi. I direttori generali delle Aziende socio-sanitarie territoriali e le Agenzie territoriali della salute vanno assunti con concorsi pubblici europei con criteri di competenza, preparazione e responsabilità.
8) Ai miei cari concittadini dico che dobbiamo essere uniti con i lavoratori della Sanità e dobbiamo batterci per difendere la Sanità pubblica: il nostro Ssn è ancora uno dei migliori del mondo e dobbiamo fare in modo che sia migliorato e che il diritto alla salute sia veramente garantito a tutti e in eguale misura.
9) Per finire, un grazie speciale a tutto il personale della Sanità per il bel servizio che svolge con scienza e coscienza per rispondere ai bisogni e alla cura degli ammalati.
Francesco Lena - Cenate Sopra (Bergamo)

6) INFORTUNI E LAVORO: LA LEGGE TUTELA ANCHE I TIROCINANTI

La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?
Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 800 euro mensili per un periodo massimo di 6 mesi.

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