Giovedì, 17 Novembre 2022

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2022

1) Togliere di mezzo il Rdc? Senza più lavoro è sbagliato. 2) I titolari di partita iva e l’una tantum di 200 euro. 3) Il destino dei navigator: esperienze da non dispedere. 4) Se appartieni al pianeta degli “anta” vieni discriminato. 5) Spesso ti chiedono l’ISee: ma questa sigla che cosa sgnifica? 6) Pensione: se voglio cambiare la banca di accredito.

TOGLIERE DI MEZZO IL RDC? SENZA PIÙ LAVORO È SBAGLIATO

Non so quanto guadagna un deputato o un senatore ma credo non poco. E mi immagino ancora di più un ministro. Che adesso tutte queste persone stiano pensando di togliere il reddito di cittadinanza a chi non sa come tirare avanti mi fa uscire di testa. Ma dove vivono? Sanno che cosa significa essere poveri?
Claudio Marini - Per telefono da Roma

Il reddito di cittadinanza ha aiutato tanta gente ad attraversare i difficili mesi della pandemia e quelli della crisi legata alla guerra in Ucraina. È vero che ci sono stati – e magari ancora ci sono – i furbetti che si sono messi impropriamente in tasca l’assegno. Ma allora, anziché abolire il Rdc, come si sente dire, perché non controllare meglio i beneficiari in modo da eliminare le “pietre dello scandalo” che stanno fornendo l’occasione di cancellare uno dei pochi provvedimenti pensati per sostenere gli ultimi della società?
Marcello Vincenzi - Per e-mail da Roma

Più risorse per creare lavoro e meno sussidi dati persino a chi non ne ha diritto. Se è questa la logica di chi vuole riformare il reddito di cittadinanza io sono d’accordo.
Carlo Seghetti - Per e-mail da Roma

Proprio mentre l’inflazione rende tutto più caro e i prossimi mesi si annunciano come i più difficili degli ultimi anni, ecco che si va all’assalto di quel poco che lo Stato mette a disposizione di chi è con le spalle al muro. Complimenti!
Laura F. - Per e-mail da Latina

Giù le mani dal reddito di cittadinanza. Oppure si aumentino concretamente le possibilità di lavoro. Senza il Rdc e senza uno stipendio non è possibile vivere.
Stefano Caselli - Per e-mail da Roma

Come hanno fatto a incassare il reddito di cittadinanza quelli che non avevano i requisiti in regola? Questo è il vero problema. Di chi è la responsabilità?
Michele T. - Per e-mail da Roma

Nel nostro welfare ci sono falle che permettono a troppi di approfittarsi dello Stato. Il nuovo governo deve sistemare ciò che non va e non togliere di mezzo misure che sono proprie di un Paese civile, come il reddito di cittadinanza.
Antonella Felici - Per e-mail da Roma

Con l’introduzione del reddito di cittadinanza in Italia non è sparita la povertà, come disse Luigi Di Maio quando venne approvata la legge che lo istitutva. Ma ha aiutato tante persone senza lavoro e senza reddito a resistere. È una realtà che non può essere messa in discussione. Certo, non tutto ha funzionato per il verso giusto: quindi, che si corra ai ripari ma non si butti il bambino con l’acqua sporca.
Paolo M. - Per telefono da Rieti

Prima nel corso della campagna elettorale che ha portato al voto dello scorso 25 settembre, poi dopo i primi passi del governo di Giorgia Meloni il tema del reddito di cittadinanza è tornato in primo piano. La ragione sta nei quasi 7 miliardi di euro che lo Stato deve mettere in campo ogni anno per sostenerlo e che, secondo alcuni esponenti che fanno parte dell’Esecutivo, potrebbero essere spesi più utilmente (per esempio, per finanziare la riforma delle pensioni con quota 41 o migliorare i meccanismi che dovrebbero agevolare l’inserimento nel mondo della produzione).
Si capirà meglio quando tra qualche settimana verrà presentata la Legge di Bilancio perché lì ci sarà nero su bianco come lo Stato intende indirizzare e caratterizzare la sua azione. Dalle indiscrezioni che circolano sembra che un taglio ci sarà comunque ma che si cercherà di “salvaguardare i soggetti effettivamente più fragili non in condizione di lavorare”, come ha affermato il/la presidente del Consiglio. In sostanza “pensionati in difficoltà, invalidi, chi ha figli minori di cui farsi carico”.
E gli altri che non hanno un impiego? Nei loro confronti si tornerà a offrire una “congrua” opportunità di lavoro, cioè in linea con il titolo di studio, l’esperienza e l’eventuale professionalità. In caso di risposta negativa, si decadrà dal beneficio. Con il governo Conte-1, le proposte di impiego erano 3, scese a 2 con quello di Mario Draghi.
Il meccanismo ha funzionato solo in minima parte. Adesso, che cosa ci si inventerà nell’ambito di quella che è stata chiamata “manutenzione” del reddito di cittadinanza? Ancora non si sa, anche se la risposta è semplice: creare contemporaneamente più posti, in modo che – di fronte a una offerta davvero “congrua” – è difficile per chi la rifiuta continuare a percepire il Rdc.
È stato calcolato che sarebbero poco più di 660.000 le persone alle quali, se passasse questo ragionamento, dovrebbe essere trovato un contratto serio e non un lavoretto qualsiasi. Possibile? Non impossibile ma nemmeno a portata di mano.
Anche i lettori di “Lavoro Facile” sono stati chiamati a pronunciarsi, attraverso il Sondaggione, sul reddito di cittadinanza. Così, dopo un anno dalla sua introduzione, alla domanda di dare un voto, il 38% ha risposto “da migliorare”, la stessa percentuale si è espressa per “bocciato”
e il 24% per “promosso”.
Più recentemente, sul numero 13 di quest’anno, alla domanda: “Quale fra queste misure è da approvare con urgenza?”, al primo posto con il 46% c’è “aumentare gli stipendi”, al secondo con il 36% “rilanciare il lavoro”, al terzo con l’11% “fissare il salario minimo” e al quarto con il 6% “confermare il reddito di cittadinanza”.
Segno che in cima ai pensieri c’è il lavoro e non l’assistenzialismo. Ma il lavoro va creato e su questo le idee sono piuttosto confuse. Ecco perché, in attesa della svolta, il Rdc non può essere tolto di mezzo. La preoccupazione che si legge nelle e-mail pubblicate qui sopra è quindi più che giustificata.

I TITOLARI DI PARTITA IVA E L’UNA TANTUM DI 200 EURO

Sono titolare di una partita Iva e, quindi, mi posso considerare un libero professionista. Mi hanno detto che posso chiedere un’indennità una tantum di 200 euro. Non ne sono sicuro: comunque accludo i miei dati e resto in attesa di una risposta.
C. D. - Per e-mail da Roma

Scorrendo gli elementi messi a disposizione, in particolare il livello del reddito riferito al 2021, C. D. ha diritto di richiedere l’indennità una tantum. Deve però farlo entro il 30 novembre collegandosi con il sito Inps: https://serviziweb2.inps.it/PassiWeb/jsp/spid/loginSPID.jsp?uri=https%3a%2f%2fservizi2.inps.it%2fservizi%2fHUBPNPInternet&S=S. Per entrarvi occorre essere in possesso dell’identità digitale Spid. L’indennità può essere richiesta anche ricorrendo si servizi di un Caf.
L’una tantum spetta agli iscritti alla gestione speciale degli artigiani, agli iscritti alla gestione speciale dei commercianti, agli iscritti alla gestione speciale per i coltivatori diretti e per i coloni e mezzadri (compresi gli imprenditori agricoli professionali), ai pescatori autonomi, ai liberi professionisti iscritti alla gestione separata (compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici).
Il reddito complessivo lordo non deve essere superiore a 35.000 euro nel periodo d’imposta 2021.

IL DESTINO DEI NAVIGATOR: ESPERIENZE DA NON DISPERDERE

Il contratto dei famosi navigator è scaduto lo scorso 31 ottobre e, in assenza di notizie certe, quasi un migliaio di persone ha cominciato a vivere nell’incertezza. Dovremo aggiungere anche queste figure all’elenco dei disoccupati? Per un po’ di tempo anch’io, avendo vinto il concorso del 2019, ho fatto parte della categoria. Poi ho trovato un altro impiego e mi sono dimesso. Ma tanti miei ex colleghi sono rimasti e ora rischiano di trovarsi in mezzo alla strada. Che almeno si dica qualcosa di definitivo e che, soprattutto, non si disperdano tante professionalità che possono essere ancora utili.
G. O. - Per telefono da Roma

Mentre scriviamo le cose stanno così: il ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, ha fatto sapere che i contratti dei navigator “non sono prorogabili” e che “è stata avviata un’attività ricognitiva tra le Regioni”. Per fare cosa? C’è chi pensa che potrebbero essere proprio le istituzioni locali a prenderli in carico – anziché l’Anpal – per rafforzare i Centri per l’impiego dove, peraltro, molti di loro erano già stati inseriti.
Ma c’è bisogno di trovare le risorse necessarie per pagare gli stipendi. Probabilmente sarà questa la soluzione, anche perché i Cpi attendono da anni di essere ristrutturati e potenziati: a oggi delle 11.600 assunzioni previste allo scopo ne sono state effettuate solo una parte. Presto dovrebbero ripartire i concorsi ma, intanto, i navigator potrebbero essere richiamati per continuare a dare una mano.
C’è da ricordare che tra i compiti previsti dal Pnrr, per il quale abbiamo ricevuto sostanziosi finanziamenti dall’Europa, c’è quello di reinserire 3 milioni di persone nel mercato del lavoro entro il 2025. Un obiettivo che non si raggiunge con la bacchetta magica. Serve personale specializzato. I navigator le ossa se le sono fatte sul campo, anche se i risultati sono stati deludenti. Nei prossimi giorni ne sapremo di più.

SE APPARTIENI AL PIANETA DEGLI “ANTA” VIENI DISCRIMINATO

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni obbligano a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curricula e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e per andare in pensione…
Vorrei che si dedicasse più attenzione a questo argomento che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. E, anzi, le statistiche dicono che sono i giovani i più penalizzati con una percentuale di senza lavoro che è tra le più alte in Europa.
In quest'ambito resta quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali ci sono meno misure di sostegno. E forse, proprio per questo, le aziende preferiscono puntare su coloro che hanno un’età in grado di consentire varie agevolazioni.
In più c'è a volte la poca chiarezza delle ricerche di personale che, per quello che è nelle nostre possibilità, cerchiamo di evitare. Comunque, accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento che, in effetti, rappresenta un'evidente discriminazione.

SPESSO TI CHIEDONO L’ISEE: MA QUESTA SIGLA COSA SGNIFICA?

Ogni tanto, quando c’è da compilare la domanda per avere qualche sussidio, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

PENSIONE: SE VOGLIO CAMBIARE LA BANCA DI ACCREDITO

Sono un pensionato e per ragioni familiari mi sto trasferendo da Roma a Cassino. Di conseguenza devo cambiare anche l’indirizzo bancario presso il quale mi viene accreditata la pensione.
Ho provato a telefonare all’Inps per sapere che cosa devo fare perché vorrei evitare di recarmi in una sede dell’Istituto (di questi tempi è meglio evitare gli spostamenti) per risolvere il problema ma ho trovato le linee sempre occupate.
Cesare R. - Per e-mail da Roma

L’operazione si può fare seguendo le spiegazioni che si possono trovare sul portale dell’Inps e in particolare digitando il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50017. Qui si possono trovare tutte le notizie utili: 1) a chi è rivolto; 2) come funziona; 3) la domanda.
Per accedere al servizio è necessario avere un Pin rilasciato dall’Inps, una identità Spid almeno di livello 2, una Carta di identità elettronica 3.0 o una Carta nazionale dei servizi (Cns).

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