Giovedì, 06 Ottobre 2022

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2022

1) Alternanza scuola-lavoro: mai più ragazzi morti 2) Ecco a chi spetta il nuovo bonus da 150 euro. 3) Noi e l’Europa sotto schiaffo: come se ne esce? 4) La strada migliore per trovare il posto di lavoro. 5) Mi hanno negato l’indennità di cassa: è giusto? 6) Fate pagare le tasse ai big che operano nel web.

1) ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: MAI PIÙ RAGAZZI MORTI

Quanto è durata la commozione per la morte di quel ragazzo di 18 anni impegnato a svolgere un tirocinio nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro? Non più di un paio di giorni. È una vergogna che non si prendano provvedimenti per mettere fine a questa vera e propria strage.
Antonio Bassi - Per e-mail da Roma

Non si può perdere la vita a 18 anni mentre si cerca di capire che cos’è il lavoro e come funzionano le fabbriche. La morte di Giuliano De Seta è solo l’ultima di una lunga e tragica serie. L’indignazione non basta più.
Cinzia Giusti – Per e-mail da Grosseto

La morte dello studente all’interno di una fabbrica di Noventa di Piave si aggiunge alle tante altre che ogni giorno si verificano nei luoghi di lavoro. Le chiamano morti bianche ma sono rosse del sangue di chi è uscito la mattina per andare a guadagnarsi uno stipendio e non è più tornato a casa. Non so quanti di questi drammi, e in che misura, si verificano anche negli altri Paesi. So però che non possiamo più tollerarli senza fare nulla. Chi di dovere deve essere chiamato a rispondere e a risponderne.
S. N. - Per e-mail da Tivoli

Dopo la morte dell’ultimo studente in una fabbrica di Noventa di Piave mi domando: il programma scuola-lavoro serve davvero a qualcosa?
Marcello Giuliani - Per e-mail da Roma

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Banchi, in carica finché non si formerà il nuovo governo, ha subito definito quella di Giuliano De Seta, travolto da una lastra ferro, una “morte inaccettabile che ha colpito tutta la comunità scolastica”. Ma è stata l’Unione degli Studenti a mettere sotto accusa con forza il sistema dell’alternanza scuola-lavoro o percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) in quanto più che di formazione si tratta di attività lavorative sottopagate: “Non si può considerare didattica ciò che sfrutta, ferisce e uccide”.
Questo è il punto. Se è vero – come spesso è vero – che alcune aziende utilizzano i ragazzi per attività che poco hanno a che fare con la ragione istitutiva dei Pcto, allora occorre cambiare quello che non funziona. E così da più parti si chiede di rivedere le norme sul fronte della sicurezza e di vigilare sul rispetto delle convenzioni affinché i ragazzi non finiscano per ritrovarsi alle catene di montaggio. Ciò per salvare una pratica che, senza gli stravolgimenti denunciati dall’Unione degli Studenti, ha una sua logica/funzione.
Per quanto riguarda le ore da svolgere, il programma Pcto ne prevede 90 nel triennio finale dei licei, 150 per gli istituti tecnici e 210 per gli istituti professionali. Il senso di tutto sta nel fatto – come ha sottolineato il Miur – che in un mondo in rapida evoluzione “l’istruzione e la formazione sono chiamate a svolgere un ruolo chiave per l’acquisizione di capacità e competenze utili a cogliere le opportunità che si presentano in previsione dei cambiamenti della società e del mondo del lavoro di domani”. Quindi i Pcto devono mettere in grado lo studente di “acquisire o potenziare le competenze tipiche dell’indirizzo di studi prescelto e le competenze trasversali, per un consapevole orientamento al mondo del lavoro e/o alla prosecuzione degli studi nella formazione superiore, anche non accademica”. Tutte le attività contemplate dai percorsi “siano esse condotte in contesti organizzativi e professionali, in aula, in laboratorio o in forme simulate, devono essere finalizzate principalmente a questo scopo”.
Per leggere le linee guida che regolano i Pcto clicca qui.

2) ECCO A CHI SPETTA IL NUOVO BONUS DA 150 EURO

Tra i tanti bonus inseriti nel decreto Aiuti Ter c’è quello di 150 euro al quale credo di avere diritto. Attualmente sono disoccupato e percepisco il reddito di cittadinanza.
C. N. - Per e-mail da Roma

L’indennità una tantum di 150 euro spetta anche ai disoccupati e a tutte le categorie che hanno già beneficiato del bonus di 200 euro. Quindi anche a chi ha un’occupazione ma un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro (per il precedente bonus, invece, il reddito annuo doveva essere inferiore ai 35.000 euro).
Tra l’altro, i disoccupati titolari dell’indennità Naspi o Dis-Coll non devono presentare domanda perché l’accredito dei 150 euro avverrà d’ufficio da parte dell’Inps. Ciò vale anche per i percettori del reddito di cittadinanza, per chi percepisce l’assegno sociale oppure a pensione per invalidi civili, ciechi e sordomuti. La somma sarà in pagamento entro la fine di novembre.
Il bonus spetta anche ai lavoratori stagionali attualmente in disoccupazione se nel 2021 hanno svolto l’attività per almeno 50 giornate (comunque il reddito annuo 2021 non deve essere stato superiore ai 20.000 euro).

3) NOI E L’EUROPA SOTTO SCHIAFFO: COME SE NE ESCE?

Con le bollette di luce e gas che stanno raggiungendo cifre stratosferiche, con tante aziende che per questo rischiano di andare in difficoltà e con sempre più famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, le prospettive per l’Italia sono da brivido. Speriamo che il nuovo governo sappia dove mettere le mani…
Enrico Alberti - Per e-mail da Roma

Pochi giorni fa, a lanciare il grido d’allarme è stato il settore delle cartiere proprio a causa dell’aumento del costo delle forniture energetiche. È stato calcolato che nel solo Lazio, anche per il balzo in avanti del prezzo delle fibre vergini provenienti da Brasile, Cile e Svezia, sono in pericolo più di 15.000 posti di lavoro e oltre 420 milioni di euro di fatturato.
I dati delle difficoltà della nostra economia e di quella di gran parte dei Paesi dell’Europa sono sotto gli occhi d tutti. Secondo la Commissione europea le stime della crescita nel 2023 della zona euro sono state dimezzate, e l’Italia è il Paese membro destinato a subire le conseguenze più negative.
Per l’anno prossimo la crescita prevista è dell’1,4% contro il 2,3%. Il nostro Paese dovrebbe avanzare dello 0,9% rispetto all’1,9% indicato appena 4 mesi fa. In più, anche l’inflazione non darà tregua tanto che dovrebbe attestarsi intorno al 4% (comunque in flessione risetto al 7,6 dell’anno in corso).
Come se ne esce? L’abbiamo detto altre volte: senza una politica comune dell’Ue, in un modo sempre più interconnesso, sarà difficile fronteggiare la situazione in ordine sparso dove a quel punto ognuno cercherà la soluzione migliore per sé, magari a scapito degli altri. Per questo il nuovo governo dovrà mantenere forte l’ancoraggio con l’Europa.

4) LA STRADA MIGLIORE PER TROVARE IL POSTO DI LAVORO

Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

Quello della mancata risposta all'invio dei curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per confermare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo ma adesso in leggera ripresa), dalle agenzie per il lavoro (in crescita) e dai Centri per l'impiego (scarsamente utili ma in fase di rilancio). Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i Centri per l'impiego si sta cercando di riformarli (anche attraverso l’assunzione di personale specializzato) in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.

5) MI HANNO NEGATO L’INDENNITÀ DI CASSA: È GIUSTO?

Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma

Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via. Ciò in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria e sono tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito proprio dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.

6) FATE PAGARE LE TASSE AI BIG CHE OPERANO NEL WEB

Non sono un esperto in materia ma non riesco a capire come mai i colossi del web che operano in Italia continuino a versare al nostro fisco molto meno di quanto dovrebbero. Ogni tanto qualcuno ritira fuori l’argomento ma senza risultati apprezzabili.
Visto che l’erario è sempre a caccia di soldi, come possibile che ciò possa accadere? Insomma: o hanno ragione loro, e allora è inutile indignarsi, oppure chi dovrebbe far valere i nostri interessi non lo fa con il dovuto rigore.
Leo Sestini - Per telefono da Firenze

In verità, l’Italia e gli altri Paesi europei che hanno i nostri stessi problemi si sono mossi su diversi tavoli. Per esempio, non troppo temo fa l’intervento di una procura ha “convinto” Airbnb, Amazon, Facebook e Google a versare 42 milioni di euro a fronte di un arretrato di quasi 1 miliardo di euro.
Però sul filo della legalità, almeno finché non si riuscirà a cambiare le regole, i colossi del web sono abbastanza al sicuro. Perché, oggi, possono pagare le tasse là dove hanno stabilito la loro sede e non nei Paesi dove generano profitti. L’Ocse, l’Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, sta cercando un compromesso che riduca il fenomeno in attesa di una rimodulazione generale della questione.
Qui in Europa, Irlanda, Lussemburgo e Olanda – cioè i Paesi che ospitano i colossi del web e che da questo meccanismo incassano somme non indifferenti – hanno fatto sapere di essere contrari a qualsiasi riforma.

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