Giovedì, 19 Maggio 2022

L’Editoriale. Per favorire il lavoro ci vogliono stipendi più alti

Le difficoltà sono in parte rientrate ma il problema non è stato risolto, nel senso che non poche delle 387.000 assunzioni previste per l’estate (da maggio a fine agosto-settembre) sono ancora in attesa dei “proprietari”. Quante? Secondo alcuni calcoli, all’appello mancherebbero ancora più o meno 170.000 risorse professionali che a questo punto non sarà semplice trovare.
Si tratta di addetti alle pulizie, addetti per l’alberghiero, baristi, camerieri, commessi, cuochi, e così via. Anche gli stabilimenti sono in sofferenza. “Siamo costretti ad arrangiarci”, ci ha detto il gestore di un locale a Sud di Roma. E nella Capitale basta camminare lungo le strade commerciali più frequentate per leggere un’infinità di cartelli con la scritta: “Cercansi personale”.

Sembra impossibile con la crisi del lavoro, ma così è. Più associazioni lo avevano previsto. Anpal, Unioncamere e le agenzie per il lavoro avevano messo in guardia: attenzione che per l’estate la mancanza di manodopera si farà sentire. Ma forse non ci aspettavano questi numeri. Come mai?
Le analisi sono diverse. C’è chi sostiene che gli stipendi offerti siano troppo bassi tanto che chi percepisce il reddito di cittadinanza preferirebbe starsene a casa piuttosto che perderlo per andare a guadagnare grosso modo la stessa cifra. E in quest’ambito c’è chi chiede agli imprenditori il saldo in nero in modo da sommare le due entrate.

Poi c’è un altro aspetto. Con la pandemia e con i colpi subiti, in particolare, dalle attività legate all’accoglienza e alla ristorazione, i dipendenti di questi settori che hanno perso l’impiego e che nel frattempo sono riusciti a trovare un nuovo lavoro in altri comparti, non se la sentono di tornare indietro in quanto adesso hanno in tasca un contratto più stabile di quello precedente.

Che in queste versioni possano esserci delle imprecisioni è possibile. Quello che però è vero è che, gira e rigira, le nostre buste paga non solo sono basse ma ci si deve confrontare anche con delle violazioni contrattuali, soprattutto per quanto riguarda gli orari di lavoro (insomma, ti pago per un certo numero di ore ma me ne devi fare di più).
Resta il fatto che i posti ci sono e che restano vacanti. Il fenomeno, in verità, c’è sempre stato ma non di queste proporzioni. Allora non c’è dubbio che si dovrebbe mettere mano ai livelli degli stipendi, guardando a ciò che accade nei Paesi più avanzati dell’Unione europea. Magari, cogliendo l’occasione per ragionare seriamente sul salario minimo. In merito, dall’Ue ci arriverà presto una direttiva. Per una volta, non facciamo finta di cadere dalle nuvole.

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