Giovedì, 19 Maggio 2022

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 7/2022

1) Parole chiare sul lavoro: in giro vedo troppa confusione. 2) Dico sì al termovalorizzatore: Roma ha bisogno di fatti. 3) Spariti i furbi e furbetti del reddito di cittadinanza? 4) I poveri sempre più poveri: chi può fermi questa spirale. 5) Il dipendente malato e le troppe visite di controllo. 6) Via il portiere del condominio? Ok se si rispettano le norme. 7) “Coperti” dall’Inail gli incidenti mentre ci si reca al lavoro?

1) PAROLE CHIARE SUL LAVORO: IN GIRO VEDO TROPPA CONFUSIONE

A proposito di Ucraina, leggo interviste e ascolto dichiarazioni in cui si auspica la fine della guerra e la pace tra Kiev e Mosca. E ci mancherebbe altro. Però quasi mai nessuno dice come. Cioè: dove Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky potrebbero trovare un punto d’intesa?
Lo stesso mi viene in mente quando sento parlare di lavoro. “Ce ne vuole di più”. “I contratti devono essere a tempo indeterminato”. “Stipendi più alti”. Benissimo. Ma anche qui solo pochi si sbilanciano a dire come. Questo per sottolineare che a parole si può dire tutto e il contrario di tutto. Però poi, per correttezza, si dovrebbe andare oltre: come creare più posti di lavoro, come aumentare le buste paga, e così via.
Altrimenti, non si fa che aumentare lo scetticismo e poi la delusione. Chi è alla ricerca di un impiego non merita di essere preso in giro.
Lucia R. - Per e-mail da Roma

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat, da marzo dello scorso anno a marzo di quest’anno sono stati creati 800.000 nuovi posti di lavoro (+3,6%) e il tasso di occupazione è risalito al 59,9% (+2,8%). Metà dei contratti sono a termine (complessivamente mai così tanti dal 1977), ma quelli a tempo indeterminato sono cresciuti di più rispetto al mese precedente. Anche per le donne le cifre sono incoraggianti mentre tra i giovani di 15-24 anni si è registrato un -0,2%.
L’Istituto di statistica ha messo in rilievo che “prosegue la crescita dell’occupazione e il numero degli occupati è tornato a superare quota 23 milioni”. Per Nomisma ci sono “segnali di speranza”.
Diverso il parere della Cgil secondo cui “la ripresa dell’occupazione si fonda essenzialmente sull’esplosione dei contratti a termine, segno che non sono più uno strumento per affrontare esigenze temporanee e limitate ma sono una caratteristica strutturale”. Più o meno sulla stessa linea anche la Cisl.
Questo per sottolineare come sia diversa, e non di poco, l’interpretazione di ciò che è accaduto negli ultimi mesi nel mondo del lavoro. Ma la vera prova della verità comincia adesso perché le ricadute negative del conflitto in Ucraina – così sostengono molti economisti – ancora non si sono manifestate in pieno.

2) DICO Sì AL TERMOVALORIZZATORE: ROMA HA BISOGNO DI FATTI

Dopo tanto immobilismo, a Roma qualcosa sembra muoversi: la decisione del sindaco Roberto Gualtieri di costruire un termovalorizzatore potrebbe essere un passo avanti nel tentativo di risolvere l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti. Uso il condizionale perché ne abbiamo viste di cotte e di crude e il rischio che tutto possa finire in un vicolo cieco non è da scartare.
Non capisco la posizione di chi è contrario. Finora, dove impianti simili sono già in funzione, non ci sono stati problemi e, comunque, mi pare che ci sia la volontà di discutere in merito alle tecnologie da utilizzare e alle opportune garanzie da dare ai cittadini.
A volte le convenienze politiche fanno prendere posizioni che guardano più alle urne che al resto. Ci siamo abituati e forse è anche per questo che a votare va sempre meno gente…
Aurelio Sensi - Per telefono da Roma

Di opere pubbliche sballate ne sono state fatte parecchie, con grande spreco di soldi. Stavolta non dovrebbe essere così, almeno sulla base di ciò che si è appreso sulle modalità che si intendono seguire per realizzare il termovalorizzatore.
Al sindaco Gualtieri il governo ha appena dato più poteri proprio per risolvere le criticità relative alla gestione dei rifiuti, anche in vista del Giubileo 2025. Ha ragione il lettore: a Roma qualcosa sembra muoversi.

3) SPARITI I FURBI E FURBETTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA?

Del reddito di cittadinanza non si parla più: chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Io non sono contrario al Rdc, anzi. Ma possibile che ora sia tutto in regola? Fino a poco tempo fa ogni tanto venivano pizzicati furbi e furbetti che si mettevano in tasca il contributo senza averne diritto. Non sono convinto che siano stati tutti scoperti…
Silvio Russo - Per e-mail da Roma

La ricerca dei furbi e furbetti, come dice Silvio Russo, non è svanita nel nulla: tra gennaio e marzo di quest’anno il beneficio è stato revocato per ragioni diverse a 18.369 nuclei familiari mentre altri 144.586 nuclei sono stati dichiarati decaduti dal diritto.
Nel mese di marzo i beneficiari del Rdc sono stati 1.054.375. I precettori più numerosi si trovano nel Sud e nelle Isole, quindi nelle regioni del Centro Italia e, infine, nel Nord.

4) I POVERI SEMPRE PIÙ POVERI: CHI PUÒ FERMI QUESTA SPIRALE

Ogni volta che in Italia vengono pubblicati i dati sull’andamento dei redditi si scopre che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. È ormai così da troppo tempo e mi fa girare le scatole il fatto che nessuno abbia pensato di correre ai ripari.
Il nostro è uno strano Paese. Appena si parla di tassare di più i grandi patrimoni si scatenano commenti del tipo: “Ma siamo matti, in Italia il fisco è già una sanguisuga”. Sono sempre più sconcertato.
Corrado G. - Per telefono da Frosinone

È vero: in Italia le disuguaglianze sociali sono in costante aumento. A farne le spese, tra l’altro, è stata – ed è – la cosiddetta classe media i cui redditi si sono sensibilmente assottigliati.
Se una decina di anni fa i più poveri tra gli italiani potevano contare su un reddito pari al 2,6% del totale, adesso quella percentuale è scesa all’1,8%. Completamente capovolta la situazione della fascia più benestante della popolazione il cui reddito dal 23,8% è salito al 24,4%, più della media europea che è del 23,9%.
E siccome il nostro welfare offre maggiori tutele a chi è già garantito, gli scossoni hanno finito col sospingere ai margini chi invece avrebbe avuto più bisogno di una mano per non affondare.
Il problema è serio. Le misure messe in campo anche recentemente dal governo di Mario Draghi servono a tamponare la crisi. Il vero salvagente sarebbe un serio rilancio dell’occupazione. La guerra in Ucraina ha complicato tutto.

5) IL DIPENDENTE MALATO E LE TROPPE VISITE DI CONTROLLO

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio.

6) VIA IL PORTIERE DEL CONDOMINIO? OK SE SI RISPETTANO LE NORME

Lavoro da anni come portiere presso un condominio. Di punto in bianco, l’amministratore mi ha comunicato che la mia attività non è più necessaria e che, quindi, intendeva chiudere il rapporto.
È corretto un simile comportamento? Come si può, all’improvviso, mettere in mezzo alla strada un padre di famiglia, con due figli di cui uno appena nato? E senza che nessuno si sia mai lamentato del mio impegno. Che cosa posso fare?
F. B. - Per telefono da Roma

Intanto si può verificare se la decisione del licenziamento sia stata presa nel pieno rispetto dei regolamenti. Vale a dire se, e come, è stata deliberata l’abolizione del servizio di portineria (perché questo sembra, a meno che non sia stata invocata la giusta causa che, però, la mancanza di lamentele sembrerebbe escludere).
Ora, la chiusura della portineria non può dipendere da un atto d’imperio dell’amministratore ma deve essere adottata dall’assemblea dei condomini che, in seconda convocazione, vota con almeno 1/3 dei millesimi a favore.
La decisione deve essere comunicata per iscritto al diretto interessato. Entro 15 giorni il portiere può chiedere i motivi e il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere. Il portiere ha comunque diritto a un’indennità di preavviso che è di 12 mesi, secondo il Ccnl di Confedilizia, o di 6 mesi, secondo il Ccnl Federproprietà Confappi.
La delibera del condominio può essere assunta (“per giustificato motivo oggettivo”) in qualsiasi momento e non è sindacabile dal giudice, sempre che risulti – come ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 88/2002 – “l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo”.
In conclusione: se l’assemblea dei condomini vuole chiudere il servizio di portineria (per ragioni economiche o perché non lo ritiene più utile) può farlo ma deve procedere secondo la normativa. Altrimenti qualsiasi decisione è nulla.

7) “COPERTI” DALL’INAIL GLI INCIDENTI MENTRE CI SI RECA AL LAVORO?

È vero che se dovesse capitarmi un incidente mentre mi sto recando in ufficio sono “coperto” dall’Inail come se l’evento mi fosse capitato all’interno del luogo di lavoro?
Riccardo Amici - Per e-mail da Latina

L’ipotesi è stata a lungo oggetto di dibattiti e di ricorsi davanti ai giudici. L’Inail, comunque, ha precisato che l’Istituto “tutela i lavoratori nel caso di infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Il cosiddetto infortunio in itinere può verificarsi, inoltre, durante il normale percorso che il lavoratore deve fare per recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure durante il tragitto abituale per la consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. È stata riconosciuta l'indennizzabilità anche per l'infortunio occorso al lavoratore durante la deviazione del tragitto casa-lavoro dovuta all'accompagnamento dei figli a scuola. Qualsiasi modalità di spostamento è ricompresa nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, e così via) a patto che siano verificate le finalità lavorative, la normalità del tragitto e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato”.
L’Istituto precisa, inoltre, che “le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro”. Esistono, tuttavia, alcune eccezioni. Ad esempio: 1) interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro; 2) interruzioni/deviazioni necessitate, ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell'adempimento di obblighi penalmente rilevanti (ad esempio prestare soccorso a vittime di incidente stradale); 3) interruzioni/deviazioni necessarie per l'accompagnamento dei figli a scuola; 4) brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.
Sono esclusi dall'indennizzo gli infortuni direttamente causati dall'abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall'uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, nonché dalla mancanza della patente di guida da parte del conducente.

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