Giovedì, 07 Ottobre 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2021

1) Hanno vinto i lavoratori Gkn ma non è ancora finita. 2) Anche i falegnami rientrano tra i lavori usuranti. 3) C’è troppo tempo determinato nel lavoro che riprende. 4) Troppe le visite di controllo al dipendente malato? 5) Nella mia ricerca del posto sbaglio il curriculum?

1) HANNO VINTO I LAVORATORI GKN MA NON È ANCORA FINITA

Finalmente! La decisione del giudice del lavoro di Firenze, che ha bloccato i 400 e più licenziamenti della Gkn di Campi Bisenzio, dice che in Italia le regole vanno rispettate. Nessuno può svegliarsi la mattina e mettere sul lastrico tante persone con un messaggio whatsapp. Le multinazionali devono imparare che l’Italia non è terra di conquista e che i lavoratori non sono carne da macello.
Spero che la vicenda di quella fabbrica possa concludersi per il meglio. Ma intanto siamo riusciti a battere un colpo. Dobbiamo ringraziare la magistratura. I politici mi sono sembrati eccessivamente prudenti: se fosse stato per loro…
Enrica G. - Per e-mail da Lucca

Poche ore prima della svolta c’era stata una manifestazione a Firenze alla quale avevano partecipato 20.000 persone e il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, che sin dall’inizio è sempre stato accanto ai dipendenti. Così come la Regione Toscana.
È una vittoria anche dei sindacati – e della Cgil-Fiom in particolare – che si sono rivolti al tribunale di fronte alle palesi violazioni delle procedure contrattuali.
Subito dopo la sentenza si sono moltiplicati i commenti dei partiti. Eccone alcuni. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e rappresentane della Lega: “L’Italia non è il Far West e tutti devono rispettare le regole. La sentenza è il primo passo per ristabilire un ordinato sistema delle cose”. Giuseppe Conte, presidente Movimento 5 Stelle: “La sentenza sancisce che i diritti dei lavoratori non vanno calpestati. Dobbiamo subito introdurre norme per favorire il salvataggio delle imprese da parte dei lavoratori, e va completato il decreto sulle delocalizzazioni preparato dal ministro Andrea Orlando e dalla viceministra Alessandra Todde”. Enrico Letta, segretario del Pd: “Avevano ragione i lavoratori, avevano ragione i sindacati, avevamo ragione noi ad accusare la Gkn… Il governo riveda completamente le modalità di relazione con le multinazionali, e questo riguarda anche la Whirlpool di Napoli”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: “Difendere l’economia reale e il lavoro, combattere le delocalizzazioni selvagge delle multinazionali e impedire che casi simili si possano ripetere, anche a causa del fallimentare decreto dignità, continueranno ad essere le nostre priorità”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva: “Adesso ci si deve mettere a discutere sul serio, e non a fare il muro contro muro che la Gkn ha voluto fare fino ad oggi”.
Dopo la decisione del tribunale, l’azienda (controllata dal fondo d’investimento anglosassone Melrose), ha fatto sapere che non darà corso immediato ai licenziamenti ma ha confermato la decisione di delocalizzare gli impianti. Ciò significa che sarà necessaria una trattativa già convocata dal Mise. Come andrà a finire? Molta importanza potranno avere le nuove norme sulle delocalizzazioni che, però, devono essere ancora definite in alcuni dettagli.

LA SENTENZA

È stato il giudice del lavoro di Firenze, Anna Maria Brigida Davia, a revocare i licenziamenti della Gkn. Questi i passi principali della motivazione.
“Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (garantita dall’articolo 41 della Costituzione), la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità rispettose dei principi di buona fede e di correttezza contrattuale, nonché del ruolo del sindacato… Nel decidere l’immediata cessazione della produzione l’azienda ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo), senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che è sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volontà di limitare l’attività del sindacato”.
Inoltre, la Gkn era “tenuta a informare il sindacato dei dati relativi all’andamento dell’azienda” ma “nessuna informazione risulta essere stata fornita al sindacato circa il carattere allarmante dei dati relativi all’azienda in relazione alle direttive ricevute dalla direzione del gruppo e le possibili ricadute di tale situazione sulle dinamiche occupazionali. Né può fondatamente sostenersi (come ha fatto la difesa di Gkn) che la società non avesse alcun obbligo informativo, essendo mancata una esplicita richiesta del sindacato. Invero, tale assunto contrasta sia con il contenuto dell’impegno preso il 9 luglio 2020 sia con l’effettivo svolgimento dei fatti, da cui si desume che la richiesta del sindacato c’è stata ed è stata ignorata. Al tribunale risulta, infatti, che l’8 giugno 2021 Gkn aveva rappresentato ai sindacati possibili esuberi per il 2022 quantificati in una cifra oscillante tra le 15 e le 29 unità. A fronte di tale comunicazione, con nota del 29 giugno 2021, il sindacato aveva risposto proponendo soluzioni organizzative idonee ad evitare gli esuberi”.
Inoltre, il tribunale ha condannato la Gkn “a porre in essere le procedure di consultazione e confronto previste dall’articolo 9 parte prima del Ccnl e dell’accordo aziendale del 9 luglio 2020, a pubblicare il testo integrale del decreto a sue spese e per una sola volta sulle edizioni nazionali dei quotidiani Repubblica, Nazione, Corriere della Sera e Sole 24 Ore, al pagamento in favore del sindacato ricorrente delle spese di giudizio che liquida in complessivi 9.300 euro oltre Iva, cpa e contributo spese generali”.

2) ANCHE I FALEGNAMI RIENTRANO TRA I LAVORI USURANTI?

È vero che anche il falegname sta per entrare nella categoria dei “lavori gravosi”? Sono un artigiano e da sempre faccio questo mestiere. Ho un’età avanzata e vorrei smettere ma non ho ancora maturato i requisiti per andare in pensione. Però se la mia attività venisse riconosciuta come usurante forse potrei farcela. Come stanno le cose? Posso sperare?
Carlo Cosimi - Per telefono da Roma

Attualmente sono 15 i lavori considerati gravosi: 1) operai dell’industria estrattiva; 2) gli addetti all’edilizia e alla manutenzione degli edifici; 3) i conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; 4) i conciatori di pelle e di pellicce; 5) i conduttori di convogli ferroviari; 6) il personale viaggiante a bordo dei treni; 7) gli autisti di mezzi pesanti e camion; 8) gli infermieri; 9) le ostetriche; 10) gli addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza; 11) gli insegnanti della scuola dell’infanzia; 12) gli educatori degli asili nido; 13) i facchini; 14) il personale non qualificato dei servizi di pulizia; 15) gli operatori ecologici e i raccoglitori/separatori di rifiuti.

A questi, lo scorso 16 settembre la Commissione che si occupa della materia ne ha aggiunti altri. Per esempio: i benzinai, i bidelli, i cassieri, i commessi, i conducenti di autobus e tram, i falegnami, i forestali, gli insegnati di scuola elementare, i macellai, i magazzinieri, gli operatori sanitari qualificati, i panettieri, i portantini, i saldatori, i tassisti, i verniciatori industriali.
Spetta adesso ai ministeri dell’Economia e del Lavoro decidere quali nuove categorie inserire nell’elenco ufficiale.
In quel momento, chi ha compiuto almeno 63 anni e non sia già titolare di una pensione diretta può richiedere l’Ape sociale, l’indennità erogata dall’Inps che consente di arrivare fino all’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento di una pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. In sostanza, si tratta di un prestito che, una volta ottenuta la pensione, deve essere rimborsato mediante trattenute.
Per maggiori informazioni su questo passaggio clicca qui.

3) C’È TROPPO TEMPO DETERMINATO NEL LAVORO CHE RIPRENDE

Molto si parla della ripresa dell’occupazione ma meno del fatto che i nuovi contratti sono in gran parte a tempo determinato.
Va bene che forse ci stiamo per lasciare alle spalle il periodo più duro della crisi scatenata dalla pandemia, però così soprattutto i giovani come possono programmare uno straccio di futuro? Con un lavoro che dura pochi mesi quali impegni possono prendere? L’Italia era, e resta, un Paese che vive sulla precarietà.
Cinzia Baretti - Per e-mail da Roma

Se è vero che l’occupazione è tornata a crescere, è anche vero che sono i contratti a tempo determinato quelli che stanno tirando la volata. I quali, complessivamente, sono circa 3 milioni, quasi quanto quelli del primato raggiunto nel 2019.
Chi studia l’andamento del mercato del lavoro sostiene che si tratta di un fenomeno quasi inevitabile. Perché le imprese, la cui produzione è tornata a correre, sono abituate a prendere tempo prima di stabilizzare la manodopera, nonostante gli incentivi messi in campo dal governo. Vale a dire che se il processo di rilancio generale dell’economia andrà avanti, allora il tempo determinato lascerà spazio al tempo indeterminato.
Si deve anche a questa tendenza, pure di fronte alla necessità di personale, il ricorso alle agenzie per il lavoro che prevedono come nel corso del prossimo trimestre – cioè entro al fine dell’anno – ci sarà necessità di migliaia di figure professionali. Secondo Manpower, per esempio, a sviluppare di più sarà il settore dei ristoranti e degli alberghi, seguito dalla finanza, dai servizi alle aziende, dal manifatturiero e dal commercio al dettaglio e all’ingrosso.
Il 43% degli imprenditori prevede un aumento dell’organico, il 36% non prevede variazioni mentre il 18% è convinto che ci sarà addirittura un calo nelle assunzioni. Sulla base di queste proiezioni, l’indice che riguarda l’occupazione netta si attesterà tra +25% e +28%.
Resta il fatto che Cinzia Baretti ha ragione: tra tempo determinato, lavori in nero e stipendi più bassi della media europea, per i giovani è ancora dura.

4) TROPPE LE VISITE DI CONTROLLO AL DIPENDENTE MALATO?

A un mio collega di lavoro, che ha passato alcuni giorni in malattia dopo l’invio del regolare certificato medico, sono state inviate più visite di controllo. Si è sempre fatto trovare in casa e non ci sono stati problemi.
Secondo me, però, l’azienda ha esagerato e un tale comportamento andrebbe contestato. Se uno sta male, sta male. Punto e basta. Un controllo ci può stare, ma più controlli hanno il sapore della persecuzione. La mia impressione è che si sia voluto mandare un segnale a tutti i dipendenti.
C. R. - Per e-mail da Frascati

La domanda è se si possono inviare più visite di controllo a distanza ravvicinata, e la risposta è sì. Lo hanno stabilito anche due sentenze della Cassazione: la n. 21028 del 1° agosto 2008 e la n. 22721 del 6 novembre 2015. Difficile è quindi provare l’esistenza di un intento persecutorio a meno che non ci siano altri elementi in grado di testimoniarlo.
Tra l’altro, anche gli orari delle visite non possono essere criticati in quanto è lo stesso medico fiscale che li decide a suo insindacabile giudizio

5) NELLA MIA RICERCA DEL POSTO SBAGLIO IL CURRICULUM?

Il mio problema, come quello di molti altri, è quello dell’occupazione, nonostante una buona preparazione scolastica e un buon livello di inglese… Vi spedisco il curriculum che finora ho inviato a tante aziende, ma con scarsi risultati. Mi è venuto il dubbio che forse non è scritto come si dovrebbe.
C. C. - Per e-mail da Roma

Il curriculum è sufficientemente corretto. La lettera di presentazione, invece, dovrebbe essere meno generica laddove si indicano le ragioni dell’interesse che l’hanno spinta a proporsi proprio per quel posto.
Insomma, la volontà di “intraprendere una collaborazione attraverso un lavoro articolato e stimolante” può non essere sufficiente per mettere i responsabili degli uffici del personale sulla “pista” giusta. Di solito, è bene indicare un ruolo e una mansione precisa, piuttosto che rimettersi alle decisioni e alla buona volontà degli altri.
Anche perché chi deve completare gli organici conosce bene la figura professionale di cui ha bisogno. Sennò il rischio è che a profilo generico si sovrappongano proposte ugualmente generiche.

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