Venerdì, 17 Settembre 2021

L’Editoriale. Si comincia a puntare sui giovani: avanti così

Se si guardano i dati che in questi giorni si stanno accumulando sull’andamento della nostra economia sembra che il peggio sia ormai alle spalle. Nel secondo trimestre di quest’anno, rispetto al primo, il Prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto del 2,7%: meglio di tutti in Europa, dal momento che la Germania si è fermata al +1,5%, la Francia al +0,9% e la media dell’Eurozona ha segnato un +2,0%. Inoltre, la fiducia delle imprese si è consolidata, i consumi sono ripartiti e anche l’occupazione ha messo a segno qualche risultato incoraggiante. Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha lasciato capire che la ripresa continuerà a correre.
Bene. Ma c’è chi invita alla prudenza. Non c’è dubbio che l’avvio del Piano di ripresa e resilienza, grazie anche ai soldi in arrivo dall’Unione europea, ha messo in moto spinte positive in molti settori e che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, pare garantire tutto e tutti sulla capacità del Paese di tirarsi fuori dai guai.

Ma si deve guardare oltre il breve periodo. Lo stesso Visco ha ricordato che il debito pubblico salirà vicino al 160% del Pil, cioè “quasi 60 punti oltre quello medio dell’area dell’euro e ciò costituisce un’intrinseca fragilità… Dobbiamo spendere bene le risorse che ci troviamo/troveremo a gestire in quanto devono dare frutti importanti e duraturi”. Questa è la posta in gioco e su questo non si può scherzare: sono in particolare i giovani a sperare in un domani diverso con meno difficoltà di quelle che hanno caratterizzato gli anni più recenti.
Una speranza che sta conquistando, seppure lentamente, il centro della scena. Per una ragione non più rinviabile: le strutture dello Stato e non poche di quelle private hanno urgente bisogno di rinnovarsi, e non lo possono fare se non parte sul serio il ricambio generazionale, ovvero se chi è più in linea con le complessità anche tecnologiche del mondo d’oggi continua a restare ai margini delle iniziative.

Di ciò si trova traccia in questo numero di “Lavoro Facile” sia all’interno delle tante opportunità che la pubblica amministrazione sta mettendo in campo sia nell’ambito delle chance di cui l’imprenditoria ha necessità e che spesso non riesce a trovare.
Date un’occhiata al Primo piano (pag. 20), al servizio che riguarda Autostrade per l’Italia (pag. 32) dove, tra l’altro, c’è un’intervista esclusiva a Gian Luca Orefice, direttore risorse umane della società, e alle ricerche di personale da parte dell’Enel (pag. 42). Il filo conduttore è unico: servono diplomati e laureati in grado di padroneggiare materie sconosciute fino all’altro ieri. E che, potrà apparire scontato ma non lo è, sappiano cavarsela con le lingue straniere.
Può essere l’inizio della svolta auspicata: l’Italia che uscirà dal Pnrr dovrà essere più preparata e con meno capelli bianchi dietro le scrivanie. Allora, avanti tutta su questo versante.

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