Giovedì, 16 Settembre 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 11/2021

1) Ognuno fa come gli pare: cosa è successo alla mia Italia? 2) Fermare le morti sul lavoro: l’indignazione non basta. 3) Il contratto di rioccupazione: come funziona, chi può utilizzarlo. 4) Ecco perché va trovata l’intesa sulle delocalizzazioni. 5) In arrivo il bonus terme per rilanciare l’occupazione. 6) Un'attività di acconciatore: qui tutti i requisiti che servono. 7) Offerte di lavoro in Europa: quelle di eures sono affidabili?

1) OGNUNO FA COME GLI PARE: COSA È SUCCESSO ALLA MIA ITALIA?

L’anno scolastico è ripreso non senza polemiche su studenti che si sono vaccinati e studenti che si devono ancora vaccinare, prof no vax, aule non tutte in regola, personale da assumere, mezzi di trasporto non all’altezza, e così via. Giuste le denunce e giusta l‘attenzione che si pone sulle misure di sicurezza perché c’è chi teme l’arrivo di un’altra ondata di contagi favorita dalla facilità con cui si propaga la variante Delta.
Quello che trovo particolarmente scandaloso è che mentre si cerca di tenere sotto controllo ciò che orbita intorno al settore pubblico, il privato è lasciato allo sbaraglio. Basta guardare la folla che è tornata sugli spalti degli stadi (ammassata e senza mascherine), la gente che ha ripreso a frequentare i ristoranti (niente controlli, distanze non rispettate), i giovani che si ritrovano nei luoghi della movida e si comportano senza un minimo di protezione. Anzi, chi lo fa viene considerato uno “sfigato”. Poi pochi giorni fa un paio di giornalisti sono stati insultati e spintonati da manifestanti anti-vaccini che nel nome di una invocata libertà non solo la negano agli altri ma mettono in pericolo la vita dei più fragili. A Genova anche il noto infettivologo Matteo Bassetti è stato inseguito e minacciato.
È un mondo nel quale ormai faccio sempre più fatica a ritrovarmi. Che cosa è successo nel profondo del nostro Paese? È vero che la stragrande maggioranza non la pensa così ma è pure vero che ci sono movimenti politici che soffiano sul fuoco tentando di appiccare un incendio.
Perché dobbiamo assistere a tutto questo? Perché chi deve intervenire non interviene? Perché non si impedisce ai social di spargere false notizie a valanga?
Marcella Mauri - Per telefono da Roma

C’è chi è convinto che quei gruppi che scendono in piazza per rivendicare una libertà che gli verrebbe negata dal “green pass” sarebbero poi i primi a toglierla a chi non la pensa come loro, se mai ne avessero la facoltà. Più nel particolare, con la salute non si può scherzare e non ci si può improvvisare esperti in Covid navigando sulle onde di internet.
Fermo restando che il diritto a manifestare non può essere messo in discussione, per il resto siamo d’accordo con Marcella Mauri. Forse l’insegnamento dell’educazione civica a scuola andrebbe ripristinato. Il senso di come si vive in una società dove la libertà di uno finisce dove comincia la libertà di un altro va recuperato e rilanciato. È il caposaldo della civiltà.

2) FERMARE LE MORTI SUL LAVORO: L’INDIGNAZIONE NON BASTA

Ogni giorno ci sono persone che escono di casa per andare al lavoro ma lì vi trovano la morte. Questi incidenti sono ormai una strage che nessuno riesce a fermare. Di tanto in tanto ci si indigna, si dice che così non si può andare avanti, che un Paese civile non può tollerare tanti lutti.
Poi scende il silenzio. Il presidente Sergio Mattarella ha più volte denunciato questo stato di cose. Ma nulla accade. Lo scandalo continua. Sono indignato.
Giorgio Collini - Per e-mail da Roma

Di fronte al lungo elenco di morti sul lavoro, Mattarella ha parlato di “ferita sociale che lacera l’Italia” e della necessità di “trovare soluzioni condivise ed efficaci in termini di prevenzione”.
Ma poco è successo. Solo di recente il ministero del Lavoro e l’Inail hanno indetto un concorso per 1.514 rinforzi e un altro per 691 ispettori. Se andrà bene, entreranno in servizio a metà del 2022.
Nei primi 5 mesi di quest’anno le denunce di infortunio sono state 375.238 con 799 decessi (705 durante l’intero 2020). Se la tendenza dovesse confermarsi, alla fine dell’anno si potrebbe arrivare a più di 1.000 morti e a mezzo milione di infortuni.
Lo stesso presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha detto che “non si fa ancora abbastanza. Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire. Le norme ci sono e vanno fatte rispettare”. Giusto. E allora?

3) L CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE: COME FUNZIONA, CHI PUÒ UTILIZZARLO

Ho sentito parlare di un “contratto di rioccupazione” che dovrebbe favorire le nuove assunzioni. Ho cercato di saperne di più ma non è facile. Vi invio anche il mio curriculum. Posso sperare di essere chiamato da qualche azienda?
Carlo Franceschi - Per e-mail da Roma

Il “contratto di rioccupazione” dà alle imprese la possibilità di assumere a tempo indeterminato chi ha perso il lavoro per l’emergenza epidemiologica beneficiando dell’esonero del versamento del 100% dei contributi previdenziali per un periodo massimo di 6 mesi e per un importo fino a 6.000 euro l’anno.
Il nuovo contratto va stipulato entro il 31 ottobre. Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, ad esclusione del settore agricolo e delle attività domestiche. È esclusa anche la pubblica amministrazione.
Le misure fanno riferimento al decreto legge n. 73 del 25 maggio 2021 convertito, con modificazioni, dalla legge dello scorso 31 luglio. In proposito, il 2 agosto l’Inps ha emesso una circolare, con tutte le indicazioni utili, che si può leggere cliccando su: https://servizi2.inps.it/servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?tipologia=circmess&idunivoco=11830.
Dall’esame del curriculum non ci sembra che Carlo Franceschi abbia i requisiti per rientrare tra coloro che possono firmare il “contratto di rioccupazione”.

4) ECCO PERCHÉ VA TROVATA L’INTESA SULLE DELOCALIZZAZIONI

Sono d’accordo con chi sostiene che occorre mettere un freno alle imprese che decidono di delocalizzare: cioè di trasferire la produzione dall’Italia in un altro Paese. In questi mesi ne abbiamo visto delle belle (anzi, delle brutte): dagli inglesi dalla Gkn di Campi Bisenzio che hanno messo alla porta più di 400 dipendenti con un messaggio whatsapp, alla Whirlpool di Napoli e alla multinazionale americana Timken, e avanti di questo passo.
Il lavoro va difeso e le regole contrattuali vanno rispettate. A quanto ne so, molte delle aziende che ci hanno salutato erano tutt’altro che in difficoltà.
Sandro Villa - Per e-mail da Roma

Il tema ha agitato le acque della politica nel mese di agosto e un provvedimento è sui tavoli del ministero del Lavoro e del ministero dello Sviluppo economico. Potrebbe vedere la luce tra la fine di questo mese e l’inizio di ottobre, se si riuscirà a trovare un accordo dal momento che le posizioni sono ancora abbastanza distanti.
In sostanza, c’è chi afferma – come Confindustria – che “dobbiamo attrarre e non punire chi vuole investire da noi”, e chi – come i sindacati e il responsabile del dicastero di via Vittorio Veneto, Andrea Orlando – è dell’opinione che le aziende che abbiano beneficiato di contributi pubblici negli ultimi 3-5 anni e siano inadempienti rispetto agli obblighi sociali non possano salutare e andarsene senza un giustificato motivo. Soprattutto se i bilanci sono in ordine e si continuano a macinare utili.
L’argomento è delicato ma è chiaro che occorre rimodulare le regole alla luce di ciò che sta cambiando nel mondo globale della produzione. Per questo ci si sta dando da fare per un compromesso.
Certo è che ancora oggi ci si può ritrovare d’improvviso senza il posto di lavoro e non perché la fabbrica sia in difficoltà ma perché i proprietari hanno deciso di andare a cercare più utili spostandosi in Paesi dove gli stipendi sono più bassi e i contratti meno garantiti.
Se la libertà d’impresa non può essere messa in discussione è però altrettanto evidente che non può esserci la libertà di licenziare.

5) IN ARRIVO IL BONUS TERME PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE

Il settore nel quale lavoro/lavoravo non solo è stato tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus ma continua a soffrire. Mi riferisco alle terme e ai centri benessere (nell’ambito del turismo e della cura del corpo riuscivano a realizzare fatturati piuttosto importanti) che sono prima scomparsi e solo adesso stanno provando a rialzarsi con grande difficoltà.
Fortunatamente sto per essere richiamato in servizio ma la società presso la quale ero impiegato sta aspettando l’approvazione di una norma che dovrebbe agevolare la ripresa dell’occupazione. Di che cosa si tratta? È una cosa seria oppure è il solito annuncio senza niente dietro? Dopo tanti mesi a spasso non vorrei continuare a girarmi i pollici…
Carla Borrelli - Per e-mail da Firenze

Per rilanciare il comparto, il governo sta per varare il cosiddetto “bonus terme” che ha per obiettivo proprio quello di agevolare l’utilizzo dei servizi delle terme e dei centri benessere mettendo a disposizione dei clienti un bonus di 200 euro da spendere in queste strutture. Se si va al di sopra dell’importo il cliente dovrà mettersi le mani in tasca e saldare la parte in eccedenza.
Lo stanziamento previsto è di 53 milioni di euro. Insomma, i clienti dovrebbero aumentare e di conseguenza ci sarà bisogno del personale adatto e di nuove assunzioni.
Per attivare il bonus ci si dovrà prenotare presso gli stabilimenti accreditati che provvederanno a rilasciare il relativo attestato che rimarrà valido per 60 giorni.
L’elenco degli stabilimenti accreditati comparirà sui siti del ministero dello Sviluppo economico (www.mise.gov.it) e di Invitalia (www.invitalia.it).
L’agevolazione non è ancora attiva. L’entrata in vigore del bonus è in calendario per la fine di ottobre.

6) UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE: QUI TUTTI I REQUISITI CHE SERVONO

Desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma

In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso professionale della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di uno specifico esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia. La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Inoltre, da una decina di anni le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Quindi, i soggetti che intendono impegnarsi in questo lavoro devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.

7) OFFERTE DI LAVORO IN EUROPA: QUELLE DI EURES SONO AFFIDABILI?

Ogni tanto leggo di offerte di lavoro targate Eures. Di solito si riferiscono a chance al di fuori dei confini italiani. Ne sto esaminando un paio. Due cose voglio chiedere: che cos’è Eures e se ci si può fidare delle sue proposte?
Marta Filippi - Per e-mail da Roma

Come si legge nel sito di questa agenzia, Eures (European employment services) è una rete di cooperazione creata per agevolare il libero movimento dei lavoratori nei Paesi dell’Unione europea, in Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Fanno parte della rete i servizi pubblici e privati per l’impiego, i sindacati, le imprese e altri importanti soggetti del mondo dell’occupazione. Eures dispone di circa 1.000 consulenti che sono in contatto giornaliero sia con chi è alla ricerca di un impiego sia con i datori di lavoro del Vecchio Continente.
Tra altro, l’Ente fornisce informazioni sulle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi dell’Ue (contratti, tasse, pensioni, assicurazioni malattia e sicurezza sociale). Di Eures, quindi, ci si può fidare anche se non sarebbe male che alle iniziative che passano sui suoi tavoli venisse data più visibilità.
In Italia i suoi consulenti si appoggiano spesso ai Centri per l’impiego. Nella Regione Lazio la sede Eures si trova a Roma in via Rosa Raimondi Garibaldi 7. Tel. 06.51683427. E-mail: lricci@regione.lazio.it o eures@regione.lazio.it.
All’argomento “Lavoro Facile” ha dedicato uno speciale che è uscito sul numero 15 del dicembre dello scorso anno dove, tra l’altro, c’è un’intervista a Lucilla Ricci, Eures Advisor presso la Regione Lazio. Il servizio si può leggere aprendo la pagina: https://www.lavorofacile.info/rivista/2020/2020_n15/#p=64.

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