Giovedì, 22 Luglio 2021

L’Editoriale. Posti sì, posti no. Basta con il gioco delle tre carte

Secondo il Bollettino mensile del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, nelle recenti settimane le imprese hanno messo in campo 534.000 opportunità di lavoro (+106.000 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, +658.000 se si prende in esame l’ultimo trimetre). E nelle aziende sembra tornata la fiducia: il 30,29% si attende un miglioramento della produzione entro settembre. Il 12,89%, invece, ne prevede una riduzione.
A trainare le assunzioni sono il manifatturiero, le industrie alimentari, quelle meccatroniche e metallurgiche, il chimico-farmaceutico, le costruzioni. Ancora così così il tessile-abbigliamento-calzature e il turismo che pure registra segnali di risveglio. Il commercio spera che la spinta dei saldi possa proseguire anche in autunno.
Altre analisi convergono su questi dati. In sostanza, la macchina si sta rimettendo in moto, seppure in maniera non omogenea.

Verrebbe da dire: meno male, dopo il lungo periodo in cui l’intero Paese, colpito duro dalla pandemia, è stato costretto a tirare la cinghia. Però poi ecco i licenziamenti Embraco, Gkn e Whirlpool, l’Alitalia che diventa Ita e che lascerà a terra migliaia di dipendenti, l’Ilva alle prese con un pesante ricorso alla cassa integrazione.
Queste vicende sono note perché se ne occupano i giornali e la televisione. Ma ce ne sono altre che coinvolgono tantissime persone. Giusto per citarne alcune: Alcoa, Abb, Acc, Elica, Isw Steel Italy, Giannetti Ruote. Al ministero dello Sviluppo economico sono aperti 85 tavoli di crisi, molti dei quali di difficile composizione.

Ma allora come stanno le cose? È giusto parlare di ripresa o spesso si preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno mentre nell’altra metà non c’è che il vuoto?
Lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, non ha mai spinto la speranza oltre la realtà: “L’Italia sta vivendo un momento favorevole grazie alle certezze fornite dall’Europa e all’abbondanza di mezzi finanziari pubblici e privati, ma la ripresa non basterà a sanare i danni che la crisi pandemica ha fatto all’economia… Dobbiamo raggiungere tassi di crescita più elevati e sostenibili che non nel recente passato, per aiutare non solo chi non aveva un lavoro prima della pandemia, ma anche chi lo ha perso in questi mesi e chi potrebbe perderlo nei prossimi anni”.

A ben guardare, non è ancora il momento dello champagne ma della serietà operativa. Nessuno ci regalerà la ripresa e, soprattutto, nessuno ci perdonerà se non sapremo spendere bene i soldi del Recovery Plan. L’Ue ci ha avvertito: i piani presentati a Bruxelles vanno realizzati e l’Unione vigilerà affinché ciò avvenga. Altrimenti il flusso degli aiuti potrebbe interrompersi. Siccome i primi miliardi di euro li abbiamo già in tasca, è imperativo non sbagliare. Già a settembre-ottobre si potrà capire l’aria che tira.

Com’è tradizione, con questo numero la rivista online “Lavoro Facile” si prende un breve periodo di pausa. Il sito, invece, continuerà ad essere aggiornato quotidianamente e a segnalare le più interessanti opportunità di impiego. A tutti i nostri lettori gli auguri di buone vacanze.

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