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Giovedì, 01 Luglio 2021

L’Editoriale. Un miliardo per il lavoro dei giovani. Non sprechiamolo

Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto i primi 24 miliardi di euro legati al Recovery Plan arriveranno in Italia. In totale, nel giro di cinque anni, i miliardi che riceveremo toccheranno quota 200, in parte in prestito e in parte a fondo perduto. Non è un risultato da poco e – se si guardano i mesi scorsi – non era scontato. Dovevamo presentare un progetto credibile e alla fine ce l’abbiamo fatta. L’assegno ce l’ha portato lo scorso 22 giugno la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen: “Sono qui per dire che avete il nostro appoggio totale. Il vostro piano è ambizioso e lungimirante”.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incassato e ringraziato. E poi ha sottolineato una cosa che è passata sotto silenzio: “Il soldi devono essere spesi tutti e bene. In maniera efficiente, efficace, ma anche con onestà”.
Con l’aria che da troppo tempo tira intorno alla nostra macchina dello Stato è un rilievo di chi la sa lunga e che quando era governatore della Banca d’Italia e in questi pochi mesi a Palazzo Chigi deve averne viste di ogni colore. Tra l’altro, proprio mentre venivamo promossi da Bruxelles è saltata fuori l’ennesima vicenda poco limpida a proposito dell’acquisto di attrezzature e materiali destinati a contrastare la pandemia.

Però qui facciamo punto e andiamo a capo. E proviamo a vedere a che cosa servono quei primi 25 miliardi. Intanto, un miliardo di euro verrà impiegato nei prossimi sei mesi – cioè da subito – per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Un altro miliardo servirà per agevolare l’occupazione femminile e un altro ancora per gli asili nido e le scuole a tempo pieno.
Il resto verrà suddiviso secondo le “sei missioni” che fanno parte del Recovery: digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, inclusione e coesione.

Dovrebbe essere un’altra Italia quella che emergerà dalla “rivoluzione” scandita dal Recovery Plan. Ce la faremo a realizzare quanto scritto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza? Draghi ci ha messo la faccia ed è riuscito ad aggiudicarsi i primi round.

Ma nei cinque anni che ci separano dal 2026 che cosa ne sarà del capo del governo e della sua squadra? Che cosa salterà fuori dalle urne politiche che si apriranno nel 2023? Chi si siederà a Palazzo Chigi continuerà a seguire la strada tracciata da SuperMario?

C'è da aggiungere che quei 200 miliardi di euro dovremo spenderli senza permetterci “invenzioni” in corso d’opera. Ce lo ha ricordato la stessa Von der Leyen: “L’attuazione sarà dura. Dovremo lavorare insieme e la Commissione sarà accanto a voi passo dopo passo. Un’Italia più forte rende l’Europa più forte”.
In sostanza, a Bruxelles seguiranno con attenzione ciò che staremo combinando. Mario Draghi è una garanzia. Ma dopo?
Ci sarà tempo e modo per capire meglio. Intanto c’è attesa per quel miliardo di euro destinato “all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro”. Sicuramente scatterà una riforma delle politiche attive e si cercherà di mettere a profitto la ripresa dell’economia che continua a mandare segnali incoraggianti. C’è però bisogno di risultati immediatamente visibili. Appunto: “I soldi vanno spesi bene”. Gli esami cominciano adesso.

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