Giovedì, 10 Giugno 2021

L’Editoriale. Le previsioni premiano gli ottimisti. Speriamo bene

Per gli ottimisti i giorni appena passati sono stati ricchi di soddisfazioni. Del tipo: “Mai fasciarsi la testa prima di essersela rotta”. Già, perché uno dopo l’altro sono arrivati sull’Italia giudizi positivi di cui si era persa la memoria. E così, abituati a fare i conti con riferimenti sempre negativi, di colpo ci siamo svegliati con tanti che ci hanno dato pacche sulle spalle e, sorridendo, ci hanno detto: “Coraggio, le cose non stanno andando male. Anzi. Se continuate così ce la potete fare”.
Possibile? Tutto vero? Ha cominciato l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) che, in un quadro di generale miglioramento, ha assegnato all’Italia una crescita del Pil del 4,1%, meglio dell’intera eurozona dove la crescita media non dovrebbe superare il 3,9%. Giusto per fare un paragone significativo, il balzo in avanti della Germania non dovrebbe andare al di là del 3%, ma qui c’è da tenere presente che i tedeschi hanno subito meno di noi i colpi della pandemia e che quindi anche questa loro percentuale non è affatto male.

Poi un mese fa è stato anche il Fmi (Fondo monetario internazionale) a rivedere in salita le stime di crescita del nostro Pil, dopo il crollo del 2020. Nell’anno in corso la ripresa dell’economia dovrebbe attestarsi sul 4,2% che andrà avanti anche nel 2022 con un +3,6%. Rispetto alle stime di gennaio, siamo 1,2 punti sopra. Il che non è poco considerando che il Fondo non è mai stato tenero nei nostri confronti.
Quindi, all’inizio di giugno, anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha affermato che “è possibile una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno” e che potremo “superare il 4% di crescita del Pil”.

E ancora. Secondo il Commissario europeo agli affari economici, Paolo Gentiloni, le previsioni per l’Italia sono positive e incoraggianti e la ripresa si può rivelare una grande occasione. Con gli incentivi del Recovery Plan – ha aggiunto – “c’è la possibilità per l’Italia di tornare non solo ai livelli pre-crisi ma di continuare a crescere… Si prevede una crescita del Pil italiano del 4,2% quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo”.
I dati si discostano di poco ma la sostanza sembra chiara: siamo alla vigilia di una riscossa che può farci dimenticare le difficoltà in cui siamo immersi.

Allora champagne e brindisi? Ma sì, brindiamo e facciamoci gli auguri. Però restiamo con i piedi per terra perché se le previsioni sono quelle appena ricordate ce ne sono altre sulle quali non si può fare finta di niente.
Per esempio, la stessa Unione europea ha sottolineato che l’Italia deve prestare attenzione agli “eccessivi squilibri macroeconomici” derivanti dall’alto debito pubblico, dalla fragilità del sistema bancario, e così via. Una situazione che, quando nel 2023 torneranno in vigore i parametri del Patto di stabilità, ci potrebbero risospingere su terreni insidiosi.

A meno che – appunto – la ripresa non ci farà compiere un bel salto in avanti e con ciò ridurre i pesi che appesantiscono il nostro cammino (il debito pubblico è ormai a quasi 2.600 miliardi di euro).
Ma intanto la tendenza è dalla parte degli ottimisti di cui sopra: il Paese si sta lasciando alle spalle la pandemia, le imprese – seppure timidamente – riprendono ad assumere e la fiducia nel futuro è tornata alla ribalta. La strada imboccata sembra quella giusta ma non ci si deve distrarre. Le previsioni sono una cosa, la realtà spesso un’altra.

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