Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. n. 8/2021

1) Blocco dei licenziamenti: nessuna proroga. e adesso? 2) Se vogliamo sistemare Roma votiamo un sindaco l’anno. 3) Il pianto del coccodrillo dopo la strage della funivia. 4) Se tra i requisiti ti chiedono il possesso di un’auto… 5) Ecco i miei dati: posso avere il Reddito di Emergenza? 6) Tassa-eredità: a prevalere è il gioco delle bandierine. 7) Dopo il periodo di prova il licenziamento: è giusto?

1) BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: NESSUNA PROROGA. E ADESSO?

Che fine ha fatto il blocco dei licenziamenti? Doveva scadere nei prossimi giorni. Poi c’è stata la proposta di prolungarlo al 28 agosto. Quindi un’infinità di polemiche. Infine il governo ha chiesto e ottenuto la riscrittura delle norme.
Siccome siamo in molti a temere di perdere il posto di lavoro, si può capire di cosa parla il compromesso che è stato raggiunto? E quali garanzie ci sono per chi fa ancora parte di aziende che, ormai si sa, hanno preannunciato che appena possibile procederanno alla riduzione del personale?
Luisella Serini - Per e-mail da Roma

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva proposto di prolungare al 28 agosto il blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno. Ma l’iniziativa, anche su pressione di Confindustria e Lega, è stata accantonata.
Il compromesso è stato raggiunto su tre punti: 1) il blocco scade il 30 giugno per le grandi imprese e il 31 ottobre per le piccole imprese; 2) se il 1° luglio le grandi imprese, anziché licenziare, faranno ricorso alla Cassa integrazione ordinaria non pagheranno addizionali fino alla fine dell’anno; 3) comunque, chi non ricorrerà alla Cassa integrazione potrà procedere con i licenziamenti.
Banca d’Italia ritiene possibili, dopo la fine del blocco, 577.000 licenziamenti. Per questo nel “pacchetto lavoro” inserito nel decreto Sostegno bis sono state considerate alcune misure come il contratto di ricollocazione e il contratto di espansione che dovrebbero agevolare la ricerca di nuovo impiego da parte di chi è stato espulso dal ciclo produttivo.
Ma sono in molti a dubitare della loro efficacia. In sostanza, se l’economia non riparte e in assenza di un welfare compiuto che si faccia carico di tutte le situazioni di emergenza ci sarà da penare. La proposta del ministro Orlando puntava anche a guadagnare tempo puntando sul risveglio di interi settori dell’industria grazie al successo delle vaccinazioni, alle riaperture e alla probabile ripresa dei consumi.
Così non è stato. Adesso non resta che attendere il 1° luglio e vedere che cosa accadrà. Il governo, comunque, ha sempre l’arma dei decreti per intervenire e scongiurare che la rabbia sociale possa raggiungere e superare i livelli di guardia.

2) SE VOGLIAMO SISTEMARE ROMA VOTIAMO UN SINDACO L’ANNO

Mi piacerebbe che a Roma le elezioni comunali si svolgessero ogni anno perché forse così si riuscirebbero a risolvere un po’ dei problemi che ci assillano. Dico questo perché da qualche settimana si è ricominciato ad asfaltare le strade, è persino riapparso il servizio giardini e a qualche lampione sono state cambiate le lampadine fulminate.
Certo, in qualche zona i cassonetti sono ancora strapieni, i cinghiali passeggiano indisturbati e gli ambulanti continuano a occupare strade e marciapiedi. Ma non si può avere tutto dalla vita.
Virginia Raggi, che così spera di essere rieletta, ha rotto gli indugi dopo anni di immobilismo e di progetti strampalati (vedi le funivie Casalotti-Battistini e Magliana-Villa Bonelli). Sono convinto che da qui a ottobre, quando si andrà alle urne per il nuovo sindaco, ne vedremo delle belle. E la città ne trarrà giovamento. Di conseguenza: se vogliamo che le cose si sistemino chiediamo a gran voce di votare il più spesso possibile…
Corrado Micheli - Per e-mail da Roma

Le elezioni hanno spesso scatenato la fantasia dei candidati. Quando Achille Lauro decise di diventare sindaco di Napoli fece distribuire pacchi di pasta, zucchero, farina e persino scarpe spaiate da “riunire” dopo la vittoria. Comprò anche la squadra di calcio. Era il 1952. Ottenne 117.000 preferenze e vinse a mani basse.
Di episodi simili, ma via via più raffinati con il passare del tempo, sono piene le cronache delle competizioni locali. Per non parlare delle promesse. Così vanno le cose. Alla fine, però, la scheda nell’urna la depositano gli elettori. Spetta a loro non scambiare lucciole per lanterne.

3) IL PIANTO DEL COCCODRILLO DOPO LA STRAGE DELLA FUNIVIA

All’indomani della strage provocata dal cedimento della funivia Stresa-Mottarone è ripartita la richiesta di maggiori controlli su impianti simili o, comunque, dove c’è in ballo la vita delle persone. È successo anche quando è venuto giù il ponte Morandi a Genova e ogni volta che si sono verificati incidenti mortali.
È un po’ il pianto del coccodrillo. Bisogna prevenire e non dire dopo che bisogna correre ai ripari. Siamo il Paese degli annunci e dei buoni propositi, solo che poi non succede niente di niente.
Corrado Rivolta - Per e-mail da Roma

È così. Si sa da anni che il personale a disposizione per svolgere questi compiti scarseggia ma non sono mai stati presi provvedimenti per risolvere davvero il problema. Adesso si aspetta il concorso annunciato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per 2.100 ispettori anti-infortuni. Un passo in avanti ma c’è molto altro da fare.

4) SE TRA I REQUISITI TI CHIEDONO IL POSSESSO DI UN’AUTO…

Tra i requisiti spesso le aziende chiedono età e studi, e lo trovo corretto. Invece non sono d’accordo quando ci mettono anche il possesso di un’auto. Se io non la possiedo o non posso mantenerla perché ho perso il lavoro, perché discriminarmi? Non esistono i mezzi pubblici?
Forse dovrei scrivere a Virginia Raggi per farle sapere che a volte chi ti offre un impiego ritiene che l’inaffidabilità del servizio dei trasporti sia un ostacolo insuperabile…
Lo trovo imbarazzante e paradossale.
Giuseppe Minniti - Per a-mail da Roma

È vero. A volte negli annunci di ricerca del personale tra i requisiti figura l’auto propria. Perché, viene precisato, la sede non è raggiungibile con bus o metro. O perché l’auto può essere uno strumento di lavoro, come nel caso degli agenti di commercio o dei rappresentanti.
Ma tante altre volte non c’entra niente. C’è il servizio pubblico che, anzi, dovrebbe essere utilizzato di più per evitare che le città si trasformino, nelle ore di punta, in serpentoni di metallo con i motori accesi.

5) ECCO I MIEI DATI: POSSO AVERE IL REDDITO DI EMERGENZA?

Credo di avere i requisiti per richiedere il reddito di emergenza. Ve li sottopongo e resto in attesa di sapere che cosa devo fare per ottenere il sussidio.
Bruna N. – Per e-mail da Latina

Il reddito di emergenza è una misura di sostegno in favore dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il beneficiario non è quindi il singolo richiedente ma – appunto – l’intero nucleo familiare.
L’importo non può comunque essere superiore a 800 euro mensili, elevabili a 840 in presenza di disabili gravi o non autosufficienti.
Per i mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno i termini sono scaduti lo scorso 30 aprile. Quindi, nel caso specifico, occorre attendere l’indicazione delle nuove modalità. Per maggiori informazioni clicca qui.

6) TASSA-EREDITÀ: A PREVALERE È IL GIOCO DELLE BANDIERINE

I partiti, in vista delle elezioni, hanno accentuato il ricorso allo sport delle bandierine. In sostanza devono piantarne il più possibile per dimostrare la loro esistenza. L’interesse del Paese passa in secondo piano perché prima viene il loro.
Si può anche capire: se non prendono voti rischiano di chiudere bottega o di finire ai margini della scena politica. Ma c’è un limite a tutto. L’aumento della tassa di successione proposta dal segretario del Partito democratico, Enrico Letta, a me pare più che giusta. Anzi, mi sono meravigliato nello scoprire che qui in Italia l’aliquota sia tra le più basse tra i Paesi ad economia avanzata.
In più, anche la finalità è ragionevole: destinare i maggiori introiti in favore dei giovani per studio, lavoro o casa.
Lorenzo Lorenzi - Per e-mail da Roma

Ha ragione Mario Draghi: “Questo è il momento di dare e non di prendere”. Tradotto: chi parla di nuove tasse ha sbagliato indirizzo. Sono d’accordo con il nostro presidente del Consiglio e contrario a chi pensa di mettere ancora di più le mani nelle nostre tasche e di continuare a spremerci come limoni.
Siamo il Paese dove si pagano più imposte con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ci mancava Enrico Letta a sollevare la tassa sull’eredità come se non ci fossero problemi ben più gravi e urgenti da risolvere. È un’arma di distrazione di massa. Meno male che c’è chi l’ha capito subito.
Michele Sforza - Per e-mail da Roma

Su questo tema di messaggi ne sono arrivati parecchi. Ricapitoliamo. Il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, ha proposto di tassare di più le eredità superiori a 5 milioni di euro. È stato calcolato che l’iniziativa coinvolgerebbe meno dell’1% degli italiani e che il gettito che se ne ricaverebbe oscillerebbe intorno ai 3 milioni di euro.
Attualmente la tassa di successione consente al fisco di incassare circa 430 milioni di euro. I dati sono questi. Il tema richiederebbe una riflessione serena anche alla luce di ciò che hanno deciso gli altri Paesi europei. Per poi promuovere oppure bocciare. Ma se prevale lo sport delle bandierine c’è poco da ragionare.

7) DOPO IL PERIODO DI PROVA IL LICENZIAMENTO: È GIUSTO?

Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.
Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi. Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

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