Giovedì, 20 Maggio 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 7/2021

1) Troppe morti sul lavoro: nel nome di Luana diciamo basta!; 2) Resilienza: perché Draghi ha scelto questo termine?; 3) Sei giovane e vuoi comprare casa? Ti facilito. Ma io dico…; 4) Posso chiedere di farmi pagare le ferie che non ho fatto?; 5) Ancora tentativi di truffa attraverso false e-mail; 6) Quanto mi spetta se mi fanno lavorare nei giorni festivi?

1) TROPPE MORTI SUL LAVORO: NEL NOME DI LUANA DICIAMO BASTA!

Mi ha colpito molto la morte sul lavoro di Luana D’Orazio, una ragazza di soli 22 anni uccisa da un gigantesco rullo in una fabbrica tessile nella zona di Montemurlo, in provincia di Prato. Mi ha colpito per la sua giovane età e perché se n’è andata senza un grido, senza cercare aiuto, strappata alla vita da un macchinario pericoloso. Era mamma di un bambino di 5 anni.
Cgil, Cisl e Uil hanno denunciato che “ancora oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa”. Ciò mentre si parla di smart working, di mestieri che scompaiono e altri che si impongono, di robot nelle catene di montaggio, di intelligenza artificiale.
Che almeno il volto sorridente di Luana pubblicato da tutti i giornali rimanga nella nostra memoria e imponga il tema della sicurezza come una priorità da perseguire con forza e senza distrazioni.
Marcella Bardi - Per telefono da Latina

Ogni volta che si verificano tragedie come questa, indignazione, rabbia e dolore si mescolano ai buoni propositi di mettere fine alla strage. Poi succede poco o niente. Nella stessa zona, appena tre mesi fa un altro ragazzo di origine tunisina della stessa età di Luana, Sabri Jaballah, ha perso la vita schiacciato da una pressa. E ancora e ancora.
Nel primo trimestre di quest’anno, cioè dal 1° gennaio al 31 marzo, gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro sono passati da 114 a 154. Si muore di più nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, quindi nel Sud e nelle regioni del Centro Italia.
Quando si passa alle statistiche, queste tragedie sembrano fare meno impressione. I numeri non hanno un volto. Ma mettiamo in fila per 154 volte quello di Luana e capiremo meglio la portata di questa guerra strisciante che si combatte ora per ora nelle fabbriche, in campagna, negli uffici.
L’impegno forte è chiedere di non allentare la pressione affinché non succeda mai più. Ma una volta che lo abbiamo chiesto che cosa cambia? La media delle “morti bianche” è di poco più di 50 al mese, poco meno di 2 al giorno.
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha parlato di “incidenti inaccettabili” e della necessità di “trovare risposte sempre più attente a questo genere di drammi”. I sindacati hanno aggiunto che “bisogna investire sul futuro dei giovani offrendo loro la possibilità di un posto di lavoro dignitoso e sicuro. Con la tecnologia che ha fatto passi da gigante dobbiamo essere in grado di garantire standard minimi di sicurezza. È un impegno che ci chiama tutti al più alto senso di responsabilità”.
Qualche mese fa, anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto sull’argomento: “La sicurezza di chi lavora è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte… Sono stati compiuti importanti passi in avanti… ma tanto resta da fare per colmare lacune, per contrastare inerzie e illegalità, per sconfiggere opportunismi… l’applicazione e il rispetto delle norme va accompagnata a una concreta attività di vigilanza, cui devono essere assicurate le forze e le risorse necessarie”.
Intanto, ogni giorno 2 persone continuano a uscire di casa, ad andare in fabbrica, a timbrare il cartellino. E a tornare dentro una bara.

2) RESILIENZA: PERCHÉ DRAGHI HA SCELTO QUESTO TERMINE?

Adesso non resta che aspettare i soldi dall’Europa per mettere mano al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Da quello che si legge per l’Italia è un’occasione unica. C’è chi ha fatto riferimento al Piano Marshall e al dopoguerra, e in effetti la pandemia ha provocato ovunque, oltre a milioni di morti, la crisi delle economie.
Speriamo bene. Devo però sottolineare che per capire esattamente la parola “resilienza” ho dovuto sfogliare il vocabolario. Perché non usare termini comprensibili ai più e non soltanto agli addetti ai lavori? È un po’ come la diffusione dei riferimenti in inglese. Non tutti hanno una laurea in tasca e non tutti conoscono le lingue…
Carlo Filippi - Per e-mail da Roma

Il termine resilienza è emerso proprio in relazione al programma che dovrà dare attuazione al Recovery Fund-Next Generation Ue e che – com’è noto – comprende sei obiettivi strategici: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) inclusione e coesione; 6) salute.
Alla fine il nostro Paese potrebbe davvero avere un volto nuovo, più moderno, più pronto ad affrontare le trasformazioni dei prossimi anni.
Ed eccoci all’argomento resilienza. Abbiamo provato a fare ciò che molti avranno fatto: cioè sfogliare enciclopedie e vocabolari. Questo il risultato.
Sulla Piccola Treccani c’è scritto: “Nella tecnologia dei materiali, è la resistenza a rottura dinamica, determinata con apposita prova d’urto; nella tecnologia dei filati e dei tessuti è l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale”.
Sul Vocabolario Treccani: “Resistenza alla rottura per sollecitazione dinamica di un materiale, determinata con un’apposita prova d’urto; capacità di un individuo di affrontare e superare difficoltà o traumi”.
Sul Vocabolario della lingua italiana Zanichelli: “Saltare indietro, rimbalzare, salire; capacità di un materiale di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi”.
Sulle Garzantine: “Proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi; reciproco della resilienza è l’indice di fragilità”.“
Nel Nuovo De Mauro: “In psicologia è la capacità di riemergere da esperienze difficili, avversità, traumi, tragedie, minacce o significative fonti di stress, mantenendo un’attitudine sufficientemente positiva nei confronti dell’esistenza”.
Quest’ultima definizione ci sembra quella che si collega più immediatamente alla sostanza del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

3) SEI GIOVANE E VUOI COMPRARE CASA? TI FACILITO. MA IO DICO…

Ho 29 anni, mi sono laureato in economia nel 2019 e da allora sono riuscito a trovare solo impieghi di breve durata. Forse tra un paio di mesi potrei firmare un contratto che mi garantisce di più, anche se il lavoro non è proprio quello per il quale ho studiato. Ma per il momento è meglio accontentarsi.
Invece, quello che mi ha sorpreso delle iniziative messe in campo dal governo per stimolare la crescita e sostenere chi ha bisogno di aiuto è la decisione di agevolare chi ha fino a 36 anni ad acquistare casa. Mi domando e vi domando: le risorse messe nel provvedimento non era meglio spenderle per favorire l’occupazione giovanile? Insomma, se non hai uno stipendio, la casa con che cosa la compri?
Cristiano M. - Per e-mail da Roma

Le agevolazioni, che rientrano nel decreto Sostegni-bis approvato pochi giorni fa, riguardano il pagamento delle imposte di registro, delle imposte ipotecarie e catastali. Più la riduzione del 50% degli oneri notarili. Lo stanziamento è di circa 250 milioni di euro.
L’osservazione di Cristiano, dal suo punto di vista, non è campata in aria. Meno tasse si pagano e meglio è ma, nello specifico, se non si hanno i soldi per diventare proprietari di un’abitazione non è che tagliando le imposte la sostanza cambia.
Comunque, vista anche l’entità dello stanziamento, non si tratta di un’operazione di massa quanto il tentativo di dare una mano a quei giovani – certo occupati, sennò addio mutuo – che sono sul punto di fare il grande passo.
Le facilitazioni resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2022. Meglio sarebbe stato spostare quei quasi 250 milioni di euro sulle politiche attive del lavoro? Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono risorse per favorire l’occupazione giovanile, l’imprenditoria femminile, la formazione, la ricollocazione, la riforma delle strutture chiamate a gestire l’incontro tra domanda e offerta. Il punto è: si riuscirà a passare dai propositi alla concretezza del fare? Lo vedremo presto.

4) POSSO CHIEDERE DI FARMI PAGARE LE FERIE CHE NON HO FATTO?

Sono addetto alle pulizie presso un Comune del Lazio. Ho 50 giorni di ferie non ancora utilizzate. Posso chiedere un aumento dello stipendio?
F. P. - Formia (Lt)

Le ferie sono riconosciute quale diritto irrinunciabile dei lavoratori dipendenti ai quali spetta un periodo di riposo per reintegrare le energie psicofisiche.
Quelle non godute possono essere solo differite entro i termini prestabiliti per legge, mentre solo in casi eccezionali – sempre previsti dalla legge – possono essere retribuite con una indennità sostitutiva.

5) ANCORA TENTATIVI DI TRUFFA ATTRAVERSO FALSE E-MAIL

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto delle truffe che girano attraverso internet. Per questo quando ho ricevuto una e-mail da parte dell’Inps che mi comunicava che avevo versato più contributi del dovuto e che quindi me li stavano per restituire, mi sono insospettito. Prima perché, riguardando i versamenti dell’ultimo anno, mi sono sembrati tutti in regola, e poi perché mi si chiedeva di riempire delle schede precompilate dove avrei dovuto indicare i dati relativi alla mia carta di credito.
Non ho abboccato e ho telefonato alla Polizia Postale che mi ha messo in guardia: mai mettere online informazioni sensibili.
Sono andato a rileggermi il messaggio di Manuela Rossetti che avete pubblicato e mi ci sono ritrovato in pieno. Ma perché questi raggiri continuano impunemente?
Dario Basili - Per e-mail da Roma

Alla fine del mese scorso, l’Istituto di previdenza ha ritenuto necessario intervenire di nuovo sul tema delle truffe proprio in relazione all’argomento “rimborso contributi” invitando aziende e contribuenti a diffidare di comunicazioni che propongono di scaricare eventuali allegati, in quanto sono finalizzate a sottrarre fraudolentemente dati anagrafici oppure dati relativi a conti correnti o a carte di credito.
L’Inps ricorda che le notizie sulle posizioni contributive sono consultabili accedendo direttamente al suo sito (www.inps.it) e che l’Istituto, per motivi di sicurezza, non invia mai comunicazioni di posta elettronica contenenti allegati da scaricare o link cliccabili.
Nel numero di “Lavoro Facile” al quale ha fatto riferimento Dario Basile (è il numero 2 di quest’anno), sempre a proposito di raggiri, si citava anche quello che, con la scusa dell’invio di un bonus di 600 euro o di altre indennità Covid-19, si chiedevano i riferimenti della carta di credito.

6) QUANTO MI SPETTA SE MI FANNO LAVORARE NEI GIORNI FESTIVI?

Sono una commessa di un importante negozio di pelletteria di Roma. A volte mi viene richiesto di lavorare nei giorni festivi: a fronte di questo impegno mi viene corrisposta una maggiorazione in busta paga. Quello che vorrei sapere è se esistono dei parametri per calcolare questa maggiorazione e, se sì, come quantificare l'importo?
Rosalba C. - Per telefono da Roma

I contratti nazionali di lavoro di categoria prevedono sempre la possibilità che si possa lavorare nei giorni festivi o domenicali oppure di sabato (che è considerato un extra quando l'orario è concentrato dal lunedì al venerdì). Naturalmente dietro una maggiorazione in busta paga che non può essere lasciata alla discrezionalità dell'azienda in quanto è definita dai rispettivi Ccnl.
Per quanto riguarda il contratto del commercio, questo prevede la maggiorazione del 30% della retribuzione giornaliera.
Ci si può rifiutare? Secondo le norme, questo tipo di attività non può essere chiesta alle madri o ai padri affidatari di bambini di età fino a 3 anni, a chi assiste portatori di handicap o a persone non autosufficienti. Se, però, il lavoratore è d'accordo allora nulla o

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