Giovedì, 29 Aprile 2021

L’Editoriale. Bene la speranza ma il lavoro serve subito

C’è la speranza e c’è la vita di tutti i giorni. La speranza guarda al futuro e si alimenta dei soldi che stanno per arrivare dall’Europa. La vita di tutti i giorni è legata ai colpi assestati dalla pandemia, alle piccole, medie e grandi aziende messe in ginocchio da virus, ai tanti che hanno perso il lavoro. Stavolta, però, la speranza non è solo un atto di fede. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza illustrato pochi giorni fa dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è ricco di impegni e di obiettivi.
Del resto, i quasi 200 miliardi di euro che ci sono stati messi a disposizione (i primi 24 saranno qui alla fine di luglio) non sono uno scherzo, e se tutto andrà bene la crescita media del Prodotto interno lordo nel 2022-2016 sarà di 1,4 punti percentuali più alta rispetto al 2015-2019 quando il Covid non aveva ancora messo i bastoni tra le ruote dello sviluppo.

Adesso si sa che cosa ci faremo di quei quattrini: 57 miliardi andranno a finanziare la rivoluzione verde e la transizione ecologica; 43 miliardi la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura; 32 miliardi l’istruzione e la ricerca; 25 miliardi le infrastrutture per una mobilità sostenibile; 17 miliardi l’inclusione e la coesione; 15 miliardi la salute.
Alla fine, l’Italia non sarà più la stessa perché sarà più moderna, più in linea con le esigenze di un mondo in rapida trasformazione, forse più sensibile ai bisogni della gente e più attenta nei confronti di chi è più in difficoltà. Ma andrà davvero così? La domanda è legittima. Altre volte, per esempio, non siamo stati in grado di impiegare nemmeno le risorse che ci erano state assegnate all’Ue (di 44 miliardi di euro ne abbiamo usati a malapena 18).

La chiave di volta, lo sostengono in parecchi, è nelle mani dell’uomo che oggi guida il governo. Che deve però vedersela con chi – ha fatto sapere – non ha capito la fase storica che stiamo attraversando. Probabilmente ce la farà e probabilmente, per non lasciare il lavoro a metà, potrebbe rinunciare a essere tra i candidati alla successione di Sergio Mattarella quando, il prossimo anno, si dovrà nominare il nuovo Capo dello Stato.
Ora non è che l’Italia cambierà volto dall’oggi al domani. Ci vorrà tempo per costruire ferrovie, scuole, ospedali, strutture “green” e quant’altro. Nel mentre che si fa con la disoccupazione reale che oscilla intorno al 20%, con la fine del blocco dei licenziamenti (se non dovesse essere rinnovato), con quei giovani che hanno persino rinunciare a cercare un posto?

La corsa alle vaccinazioni e la riapertura di molte attività dovrebbero dare una mano. Una parte della manodopera costretta a stare a casa potrebbe riprendere l’attività e l’economia rimettersi in moto. È un sogno ad occhi aperti? Si vedrà. Intanto, un po’ a sorpresa, c’è chi ha deciso di scommettere ancora sul nostro Paese e su Roma in particolare, nella convinzione che i turisti non tarderanno ad affollarsi di nuovo tra il Colosseo, i musei Vaticani, le strade dello shopping. Per questo, nel giro di qualche mese, 15 grandi alberghi apriranno nella Capitale e daranno lavoro a un bel po’ di persone. E poi – come si può leggere in questo numero di “Lavoro Facile” – ci sono imprese importanti che hanno bisogno di figure professionali. In questi casi la speranza è già realtà.

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