Sabato, 10 Aprile 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 5/2021

1) La svolta “green” dell’Italia: quando vedremo i nuovi posti? 2) Nuovo blocco dei licenziamenti: come funziona, quanto dura. 3) I ristori ai ristoratori: qualcosa è arrivato ma è poco. 4) Sono in cassa integrazione ma l’assegno tarda: che fare? 5) In vista delle elezioni a Roma si rivede il Servizio Giardini… 6) Mesi di mobbing in ufficio però il datore di lavoro nega.

1) LA SVOLTA “GREEN” DELL’ITALIA: QUANDO VEDREMO I NUOVI POSTI?

Nel governo guidato da Mario Draghi c’è un nuovo ministero: quello della Transizione ecologica che ha al vertice Roberto Cingolani. Un dicastero di “peso”, nel senso che dovrebbe guidare l’Italia verso l’energia pulita. Le attese sono molte in quanto c’è di mezzo la trasformazione del Paese perché questo significa la svolta “green”.
Una svolta che dovrebbe creare anche numerosi posti di lavoro. Finora, però, nulla è successo. È vero che sono passate pochissime settimane dall’insediamento e può darsi che tutto stia per mettersi in moto. Ma, sinceramente, mi aspettavo un tuffo diverso e più operativo nella realtà. Dobbiamo sperare o preoccuparci?
Linda Costanzi - Per e-mail da Roma

In Italia la “green economy” non è una Cenerentola. Le oltre 430.000 imprese che operano nel settore hanno spinto il nostro Paese ai vertici della sostenibilità in Europa. Siamo più efficienti nella riduzione dei rifiuti e sull’emissione di sostanze che avvelenano l’aria (però con differenze sensibili tra Regione e Regione). In più, le imprese del comparto sono in gran parte guidate da Under 25.
In sostanza, non siamo proprio agli albori. Ma le aspettative legate al nuovo ministero sono tante. Per ora è stata creata la struttura, intorno alla quale tutto dovrà muoversi, con una serie di dipartimenti e di direzioni. E poi c’è ancora da precisare meglio gli indirizzi e le filosofie che sono alla base di questo ministero per evitare sovrapposizioni con altri (agricoltura, infrastrutture e trasporti).
Da sottolineare che ai piani relativi alla transizione ecologica, che rientrano nel Recovery Fund, dovrebbero andare più di 60 miliardi di euro dei quasi 200 miliardi d euro che l’Unione europea ha messo in bilancio per l’Italia. Una somma consistente che dovrà essere spesa tra quest’anno e il 2023.
Da qui dovranno uscire – appunto – migliaia di posti di lavoro. È quindi probabile che prima dell’estate cominceranno ad apparire i bandi di ricerca del personale sulla “Gazzetta Ufficiale” (www.gazzettaufficiale.it, sezione Concorsi ed Esami) e sul sito del ministero (https://www.minambiente.it/pagina/bandi-di-concorso). A ciò andranno aggiunte le opportunità delle aziende private.

2) NUOVO BLOCCO DEI LICENZIAMENTI: COME FUNZIONA, QUANTO DURA

Okay, il blocco dei licenziamenti non è svanito con il 31 marzo ma confesso di non avere capito che cosa accadrà nei prossimi mesi. Comunque, sono d’accordo con quel vostro lettore che, in risposta al Sondaggione che avete dedicato all’argomento, ha detto che se non ci sarà una ripresa della nostra economia saranno guai seri. Con o senza blocco dei licenziamenti.
Personalmente lavoro nella pubblica amministrazione e mi sento abbastanza al sicuro. Ma ho molti amici impiegati nel settore privato che sono molto preoccupati: perdere il posto oggi significa davvero non sapere più dove battere la testa.
Camilla Ricci - Per e-mail da Roma

Basta dare un’occhiata ai dati sull’andamento dell’occupazione per capire l’ampiezza del terremoto che ha sconvolto il mondo dell’occupazione: centinaia di migliaia di posti perduti con le donne e i giovani tra i più penalizzati. E chi esce dalla produzione si trova sul serio senza appigli ai quali aggrapparsi.
Per questo è stato importante rinnovare il blocco dei licenziamenti: l’economia è ancora in sofferenza, il coronavirus non è stato domato e i primi soldi del Recovery Fund non entreranno in circolazione prima di 3-4 mesi. Insomma, consentire la fine dei rapporti di lavoro avrebbe innalzato pericolosamente il livello della protesta sociale.
La proroga del blocco è limitata nel tempo: fino al 30 giugno per tutte le aziende indipendentemente dal numero dei dipendenti, dal 1° luglio al 31 ottobre solo per le imprese piccole e del terziario coperte dalla cassa integrazione in deroga e quelle che operano nel comparto agricolo.
Invariate le tre deroghe al divieto: 1) cessazione definitiva dell’impresa; 2) fallimento: 3) accordo collettivo di incentivo all’esodo.

3) I RISTORI AI RISTORATORI: QUALCOSA È ARRIVATO MA È POCO

Sono il proprietario di un ristorante che andava abbastanza bene. Poi è arrivato il Covid e ora non so più come tirare avanti. Con la “zona rossa” ho provato a tenere aperto il servizio per l’asporto ma gli incassi sono precipitati e ho preferito chiudere. Non mi voglio arrendere e spero che i vaccini diano una scossa positiva. Se così sarà l’estate potrebbe segnare una svolta importante, forse decisiva.
La mia è un’impresa familiare e con i ristori qualcosa mi è arrivato. Poca roba rispetto a ciò che sarei riuscito a guadagnare in tempi normali. Il nuovo governo mi sembra più attento verso la nostra categoria però non è che si può continuare a vivere di contributi (tra l’altro, a tanti miei colleghi non è mai arrivato niente).
Mi rendo conto che la facilità di diffusione del virus abbia imposto le restrizioni che sappiamo. Per questo dobbiamo collaborare. Chi non usa le mascherine e non rispetta le regole danneggia l’intera comunità. Il rigore è necessario ma chi di dovere deve essere più severo con chi se ne infischia delle norme e finisce per danneggiare tutti.
Chi sta nelle stanze dei bottoni deve ascoltare la gente che lavora, e battere un colpo.
Mario Franchi - Per e-mail da Roma

È una storia comune a tanti ristoratori quella del sig. Franchi, e si sa che non sono pochi coloro che hanno già gettato la spugna. Sul versante dei ristori qualcosa si è mosso. Per esempio, dall’8 aprile sono cominciati i pagamenti da parte dell’Agenzia delle entrate destinati a quanti hanno compilato l’autocertificazione attraverso la piattaforma gestita da Sogei.
I beneficiari possono scegliere tra il bonifico e il credito d’imposta. L’indennizzo minimo è di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per le persone giuridiche. L’obiettivo è di erogare entro la fine di aprile gli 11 miliardi di euro stanziati. Ai contributi a fondo perduto possono accedere anche le attività e le start up nate nel 2019 e nel 2020.
Alle partite Iva che l’anno scorso hanno visto ridursi il volume d’affari di almeno il 30% va un aiuto che può andare dall’1,7% per i soggetti più grandi (da 5 a 10 milioni di euro di ricavi) al 5% per i più piccoli (fino a 100.000 euro).
Altre informazioni si possono leggere al link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/03/22/21G00049/SG.

4) SONO IN CASSA INTEGRAZIONE MA L’ASSEGNO TARDA: CHE FARE?

Insieme ad altri colleghi sono stato posto in cassa integrazione: l’azienda è in difficoltà e ha deciso di fare ricorso alle norme legate all’emergenza Covid-19. Poi – così ci è stato detto – tutto dovrebbe tornare nella normalità.
È passato un po’ di tempo e ancora non ho ricevuto l’assegno. L’ufficio del personale assicura che tutte le procedure sono state effettuate regolarmente. Fatto sta che il ritardo del versamento comincia a crearmi serie difficoltà…
Gianni F. - Per e-mail da Latina

L’Inps avverte che i trattamenti di cassa integrazione (ordinaria e in deroga), di assegno ordinario dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale previsti per fronteggiare la pandemia sono erogati su domanda del datore di lavoro o degli intermediari delegati.
Per consentire agli interessati di controllare lo stato della pratica, dall’arrivo della richiesta fino al pagamento, è a disposizione una nuova sezione “integrazioni salariali” che si attiva attraverso il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b54511%3b&lastMenu=54511&iMenu=1&itemDir=53212. Qui si può verificare: la tipologia della prestazione, il protocollo della domanda presentata dal datore di lavoro, la data di ricezione, l’esito, lo stato e la data del pagamento.

5) IN VISTA DELLE ELEZIONI A ROMA SI RIVEDE IL SERVIZIO GIARDINI…

Ogni tanto in questa rubrica ci sono interventi che poco riguardano il lavoro e molto ciò che succede a Roma, la città in cui vivo ormai da più di trent’anni. Così ho deciso di prendere… carta e penna e di segnalare ciò che mi capita di vedere ogni giorno.
Intanto l’improvviso risveglio di alcune attività che sembravano scomparse. Per esempio, nella zona intorno a piazza Bologna, dove gli alberi sono stati lasciati cadere e l’erba crescere a dismisura, è improvvisamente comparso il servizio giardini che ha collocato nuove piante e tagliato i ciuffi di ortiche. Pochi giorni dopo sono state ridipinte le strisce bianche e blu dei posti parcheggio, e accanto alla chiesa di S. Ippolito è stata persino riasfaltata un’intera strada.
Roba da stropicciarsi gli occhi. Solo che, a poca distanza, in via Chieti una buca in mezzo alla strada, coperta con un po’ di bitume e recintata con il classico pollaio, ha “resistito” per un bel po’ di settimane e forse è ancora lì. Per non parlare del cassonetto all’angolo tra via Spallanzani e via Nomentana il cui contenuto è rimasto sparpagliato sul marciapiede per non so quanti giorni.
Non voglio fare il maligno e pensare che i lavori di cui ho detto siano legati alle elezioni per il rinnovo del sindaco, che sono slittate a ottobre. Meno male, così abbiano altri 7 mesi durante i quali sistemare ciò che è stato lasciato andare nel disinteresse più totale. Vuoi vedere che pianteranno anche i piloni per la funivia Battistini-Casalotti che – ha precisato la sindaca Virginia Raggi – se non dovesse funzionare, si può sempre smontare e rimontare da un’altra parte?
Monca Carli - Per e-mail da Roma

Secondo gli ultimi sondaggi, Virginia Raggi al primo turno si piazzerebbe in testa precedendo Guido Bertolaso, Roberto Gualtieri, Carlo Calenda e Vittorio Sgarbi. Al ballottaggio, però, secondo chi sarà lo sfidante dell’attuale responsabile del Campidoglio, le cose potrebbero cambiare.

6) MESI DI MOBBING IN UFFICIO PERÒ IL DATORE DI LAVORO NEGA

Dopo alcuni mesi d’inferno trascorsi in ufficio, ho deciso di aprire una vertenza per mobbing. Ne ho parlato direttamente anche con il responsabile della società presso la quale lavoro il quale, cadendo dalle nuvole, mi ha detto: “Qui siete in molti e non posso sapere vita, morte e miracoli di ciascuno”. Quindi ha aggiunto che, comunque, avrebbe chiamato il capo del mio reparto per capire meglio la situazione.
L’incontro c’è stato ma non è successo niente. Il mio caso è finito anche sul tavolo del nostro rappresentante sindacale che ha invitato chi di dovere (cioè il responsabile dell’azienda, il quale – quindi – mi ha mentito quando ha detto di non sapere) ad intervenire.
Ho l’impressione che ci si voglia trincerare dietro a “quell’io non sapevo” per evitare grane. Questo mi sta facendo venire dei dubbi: non è che con questi presupposti la mia vertenza si può considerare già persa?
M. S. - Per telefono da Frosinone

È vero che le vicende di mobbing, per lunghi anni, non hanno avuto vita facile nelle aule dei tribunali. Il fenomeno era controverso, non ancora scientificamente e ampiamente conosciuto e il lavoratore difficilmente riusciva a farsi riconoscere i diritti violati.
Ma le cose nel frattempo sono cambiate, tant’è che la Cassazione ha fatto chiarezza proprio su alcune questioni controverse, in particolare sul ruolo/funzione del datore di lavoro.
I giudici hanno infatti stabilito che ha “natura contrattuale la responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza” che gli impone – appunto – l’adozione di misure di sicurezza e prevenzione che, secondo la particolarità dell’impiego, l’esperienza e la tecnica, “sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Il datore di lavoro è altresì “responsabile dei danni subiti dal proprio dipendente… anche quando ometta di controllare e vigilare che di tali misure sia stato fatto effettivamente uso”. Unica eccezione, allorché “il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità e dell’assoluta imprevedibilità”.
Alla luce di tutto questo, le preoccupazioni di M. S. sembrano quindi infondate.

Letto 216 volte Ultima modifica il Sabato, 10 Aprile 2021 08:31

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