Giovedì, 18 Marzo 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 4/2021

1) I posti delle grandi opere? Uno dei misteri buffi dell’Italia. 2) I soldi del Recovery Fund e le crisi in attesa di risposte. 3) Draghi e ancora Draghi: il l lavoro attende le prime mosse. 4) L’assegno di maternità: 348,12 € al mese per 5 mensilità. 5) Messo alla porta dopo il periodo di prova: è giusto? 6) Se appartieni al pianeta degli “anta” vieni discriminato.

I POSTI DELLE GRANDI OPERE? UNO DEI MISTERI BUFFI DELL’ITALIA

Tante grandi opere sono pronte a partire però manca sempre l’ultimo via libera. Ne avete parlato anche su “Lavoro Facile” mettendo in evidenza le numerose opportunità di lavoro che si aprirebbero.
Ma che cosa si aspetta? Mi pare che siano state stanziate anche le risorse per rendere esecutivi i progetti approvati. E allora? Forza e coraggio.
Roberto Macchi - Per e-mail da Roma

Le grandi opere sono un altro dei misteri italiani. I soldi ci sono (una sessantina di miliardi di euro) ma c’è bisogno di semplificare le norme sugli appalti e insediare i commissari che dovranno gestire la fase operativa. Poi ci sono da definire anche i contenziosi tra società proponenti e governo, come nel caso della Gronda di Genova e non solo.
Sul “Corriere della Sera” se n’è occupata anche Milena Gabanelli: “Tutto questo – ha scritto – trascina inqualificabili costi occulti con il risultato che le grosse imprese del settore stanno andando fuori mercato, 418.000 potenziali posti di lavoro sono saltati e 120.000 aziende sono fallite”.
Ogni tanto questa contabilità viene aggiornata. Per esempio, “Il Sole-24 Ore” del 2 marzo ha ricordato che le città hanno presentato progetti per metropolitane e tranvie per 11 miliardi di euro che in gran parte fanno riferimento al “pacchetto” del Recovery Plan.
I progetti sono sul tavolo del nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini, che adesso deve dare seguito al bando scaduto lo scorso 15 gennaio.
Insomma, un’altra patata bollente per Mario Draghi chiamato a rimuovere gli ostacoli (anche burocratici) che finora hanno fatto delle grandi opere le grandi incompiute.

I SOLDI DEL RECOVERY FUND E LE CRISI IN ATTESA DI RISPOSTE

Se non si rinnova il blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo a rischio ci sono 250.000 posti di lavoro. Ma sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, i precedenti governi hanno lasciato un’infinità di vertenze che coinvolgono un vero e proprio esercito di dipendenti.
Voglio ricordare la crisi dell’Alitalia, quella della Whirpool, le incertezze intorno al destino dell’ex Ilva, per un totale di circa 150 aziende in attesa di qualche salvagente.
Ho l’impressione, con la pandemia sempre galoppante, che non sarà facile tutelare l’occupazione.
Silvia Manni - Per e-mail da Roma

La lotta alla pandemia e la salvaguardia del mondo della produzione sono i temi principali sui quali è chiamato a misurarsi il nuovo governo. La svolta è legata a ciò che avverrà quando si cominceranno a utilizzare i finanziamenti (oltre 200 miliardi di euro) del Recovery Fund-Next Generation Ue.
È una corsa contro il tempo. L’Italia deve presentare il documento di spesa entro il prossimo aprile che poi dovrà essere valutato dalla Commissione europea. Prima dell’estate si potrà contare sulle anticipazioni previste ma il grosso sarà a disposizione non prima della fine dell’anno.
È da ricordare che le sovvenzioni non possono essere utilizzate per fronteggiare vecchie situazioni di crisi ma per obiettivi in grado di disegnare il Paese del futuro. In particolare i punti di intervento devono riguardare: 1) digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 2) rivoluzione verde e transizione ecologica: 3) infrastrutture per la mobilità; 4) istruzione, formazione, ricerca e cultura; 5) equità sociale, di genere e territoriale; 6) salute.
Insomma, c’è costruire il domani senza che l’oggi vada in mille pezzi. Una sfida dalla quale dipende anche la sopravvivenza di quei posti di lavoro.

DRAGHI E ANCORA DRAGHI: IL LAVORO ATTENDE LE PRIME MOSSE

Non so se Mario Draghi riuscirà a risolvere i tanti problemi che ci affliggono ma di una cosa sono già contento: non compare quasi mai in tv, non manda messaggini ogni cinque minuti, non si lascia intervistare.
Tutt’altra musica rispetto al passato più o meno recente. Meno male perché non se ne poteva più. I partiti, invece, non hanno smesso di fare propaganda. Le dichiarazioni che passano durante i tg non sono solo banali, sono peggio.
Spero che il comportamento del presidente del Consiglio possa diventare un esempio per tutti. Ne guadagnerebbero l’Italia e le nostre… orecchie.
Celeste Palermo - Per e-mail da Roma

Ho letto ciò che i lettori hanno scritto in questa rubrica dello scorso numero a proposito del nuovo governo. Sono abbastanza d’accordo con tutti: a Mario Draghi va lasciato il tempo necessario per capire dove cominciare a mettere le mani.
Però ci sono un paio di priorità che richiedono interventi immediati: la lotta alla pandemia e il rilancio del lavoro. Forse è ancora presto ma, sul secondo argomento, non ho letto niente di decisivo. Sulle vaccinazioni, invece, l’accelerazione mi sembra evidente con indicazioni che potrebbero migliorare la situazione.
Ma a chi si ritrova senza un’occupazione il governo che cosa dice? Confesso di non averlo capito. Colpa mia oppure è davvero difficile individuare il cammino da percorrere? Caro Draghi, datti da fare.
Michele Rosi - Per e-mail da Roma

La sostituzione di Domenico Arcuri da Commissario per l’emergenza Covid con il generale Francesco Paolo Figliuolo fa capire di che pasta è fatto Mario Draghi. Dovranno tenerne conto tutti coloro che hanno incarichi di responsabilità.
Gestire la cosa pubblica è roba seria. Finalmente qualcuno fa sapere che la ricreazione è finita.
Giorgio Magrelli - Per telefono da Roma

Il 31 di questo mese scade il blocco dei licenziamenti. Mentre invio questa mail è il 2 marzo e non sono uscite proposte risolutive. Sono convinto che il blocco sarà rinnovato ma a certe condizioni. Quali? Attenzione, perché se altre persone dovessero finire in mezzo alla strada la rabbia sociale potrebbe dilagare.
Filippo G. - Per e-mail da Tivoli

A Mario Draghi ho un rimprovero da fare: ma come diavolo ha fatto ad accettare quei sottosegretari che difficilmente saprebbero amministrare un condominio?
Si dice che tanto sarà lui a decidere e che i vice-ministri non toccheranno palla. Ma allora perché nominarli?
Carla Livolsi - Per e-mail da Roma

Voglio augurare a Mario Draghi il massimo successo. È l’unico in grado di parlare da pari a pari con gli altri esponenti europei i quali sanno che finalmente hanno di fronte un leader credibile e autorevole.
Quando l’Italia si trova con le spalle al muro riesce quasi sempre a scoprire persone in gamba capaci di portarci fuori dalle sabbie mobili. La mia domanda è: perché così spesso, e sempre più frequentemente, ci troviamo sull’orlo del baratro?
Lino B. - Per e-mail da Roma

Mario Draghi si merita le lodi che lo stanno accompagnando da quando è entrato a Palazzo Chigi. Fin qui va bene. Adesso però vogliamo vedere qualcosa di concreto. L’Italia non è un Paese facile e ormai tutti i nodi sono venuti al pettine.
Certo che se dovesse fallire pure lui poi non ci sono più santi da chiamare sulla terra...
Pietro Carli - Per e-mail da Roma

Il nuovo governo e le attese che ha suscitato continuano ad appassionare i nostri lettori. Giustamente. Con la pandemia da battere e l’economia da rilanciare l’Italia si è affidata alle capacità di Mario Draghi.
In giro c’è molta speranza. Forse persino troppa, considerando le difficili condizioni di partenza. Ma il presidente del Consiglio, com’è sua collaudata abitudine, si è messo subito al lavoro mettendo in campo esperienza e capacità di prim’ordine.
Ora si attendono i primi provvedimenti strategici. Il lavoro è tra questi. Avremo modo di riparlarne.

L’ASSEGNO DI MATERNITÀ: 348,12 € AL MESE PER 5 MENSILITÀ

Sono una neomamma e credo di avere diritto all’assegno di maternità. Che cosa devo fare per averlo?
B. D. - Per e-mail da Roma

L’assegno di maternità è un contributo economico erogato dall’Inps alle madri che hanno partorito, adottato o ricevuto in affidamento preadottivo un bambino. Può essere richiesto dalle cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie (in possesso della carta di soggiorno) entro 6 mesi dalla data del parto. Inoltre, il reddito complessivo non deve essere superiore al valore Isee di 17.416,66 euro.
L’assegno è pari a 348,12 euro per 5 mensilità per complessivi 1.740,60 euro.
La domanda va presenta al Comune di residenza oppure attraverso i Caf convenzionati.
Per maggiori informazioni clicca qui.

MESSO ALLA PORTA DOPO IL PERIODO DI PROVA: È GIUSTO?

Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.

Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro, ma soprattutto a quest’ultimo – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

SE APPARTIENI AL PIANETA DEGLI “ANTA” VIENI DISCRIMINATO

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni obbligano a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e per andare in pensione…
Vorrei che si dedicasse più attenzione a questo argomento che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. E, anzi, le statistiche dicono che sono i giovani i più penalizzati con una percentuale di senza lavoro che è tra le più alte in Europa.
In quest'ambito resta quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali ci sono meno misure di sostegno. E forse, proprio per questo, le aziende preferiscono puntare su coloro che hanno un’età in grado di consentire varie agevolazioni.
In più c'è a volte la poca chiarezza delle ricerche di personale che, per quello che è nelle nostre possibilità, cerchiamo di evitare. Comunque, accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento che, in effetti, rappresenta un'evidente discriminazione.

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