Giovedì, 25 Febbraio 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 3/2021

1) Lavoro, imprese, riforme: una speranza chiamata Draghi. 2) Agevolazioni per le aziende che assumono giovani. 3) Non c’è dubbio: con la laurea più chance di lavoro. 4) A Roma arrivano le elezioni e c’è chi scopre… la cipria. 5) Si può vincere un concorso e poi non essere assunti? 6) Il dipendente pubblico non può lavorare per altri

1) LAVORO, IMPRESE, RIFORME: UNA SPERANZA CHIAMATA DRAGHI

Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ha messo il lavoro tra i punti qualificanti. Meno male, ma non ci voleva un genio per capire che o si va all’assalto della disoccupazione oppure la disoccupazione va all’assalto di quel poco che è rimasto in piedi del nostro Paese.
Mario Draghi è un personaggio che non si discute e sono sicuro che farà bene. Però come farà a moltiplicare i posti? Nell’ultimo numero di “Lavoro Facile” avete scritto che ci sono 800.000 possibilità di impiego pronte se partono le grandi opere. Allora cosa si aspetta a dare il via libera?
Mi pare che proprio Draghi abbia detto che non ci dobbiamo aspettare partenze a razzo e che la ripresa economica sarà lenta e graduale. Chi è senza lavoro dovrà continuare a girarsi i pollici?
Simone Lori - Per e-mail da Firenze

Di fronte ai tanti problemi che si è ritrovato sulla scrivania a Mario Draghi staranno tremando le vene dei polsi. Ma lui è abituato a gestire le situazioni difficili: quando era a capo della Bce, l’Unione europea era a un passo dallo scollamento e non tutti erano d’accordo con la sua strategia monetaria. Ha avuto ragione e dobbiamo ringraziarlo.
Quindi: o l’Italia risorge sotto la sua guida oppure… meglio non pensarci.
Mirella Bassi - Per e-mail da Roma

Prima dell’arrivo di Mario Draghi la politica ha forse mostrato il suo lato peggiore. Ma la politica e i partiti che la rappresentano sono il sale della democrazia. Spero che, approfittando della “tregua” assicurata dal nuovo governo, sappiano ritrovarsi e rigenerarsi. Si tornerà a votare nel 2023: ci sono due anni di tempo per rimetterci in carreggiata.
Marco Massimi - Per e-mail da Roma

Finalmente un primo ministro che non passa le ore in televisione, non usa i social, non promette mari e monti per rimangiarsi tutto il giorno dopo, non manda veline ai giornali. Siamo su un pianeta sconosciuto. O meglio: siamo tornati sulla terra. Un applauso a Mario Draghi.
Cesare Mari - Per e-mail da Roma

È tanta l’attesa per ciò che potrà fare il governo di Mario Draghi. C’è chi dice che non bisogna cullare eccessive illusioni perché si tratta di restituire all’Italia la speranza e una visione in grado di allontanarla dal declino sapendo che nel tempo che gli è concesso il nuovo governo non potrà dare una risposta a tutti e a tutto.
Ma la forte certezza è che nessuno meglio di Draghi. Aspettiamo e vediamo. Le priorità (lavoro, imprese, lotta al Covid-19, riforma della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia, la scuola, l’ambiente) sono quelle giuste e i soldi del Recovery Fund lo aiuteranno a centrare gli obiettivi principali.

2) AGEVOLAZIONI PER LE AZIENDE CHE ASSUMONO GIOVANI

Nell’azienda dove lavoro, la crisi si è fatta sentire solo marginalmente (qualche contratto congelato, qualche fornitura in ritardo) tanto che adesso, in vista della ripresa e dell’arrivo delle risorse del Recovery Fund, si stanno programmando anche alcune assunzioni. Inoltre, tre contratti a tempo determinato, tra cui il mio, passeranno a tempo indeterminato.
Di questi tempi è una bella notizia. Tra l’altro so che l’operazione consente al mio datore di usufruire di agevolazioni che riducono sensibilmente il costo del lavoro. Insomma, ci guadagniamo un po’ tutti. Spero che il mio esempio possa essere seguito anche da altre imprese.
Marcello Lolli - Per e-mail da Roma

A pochi giorni dalla fine di marzo, quando potrebbero riprendere i licenziamenti, ecco un’azienda che va nel senso che molti auspicano: nessuna riduzione del personale, anzi. Il tessuto imprenditoriale italiano, però, sta attraversando una fase difficile e interi settori hanno subito colpi pesanti: si pensi al turismo, allo spettacolo, alla ristorazione, all’artigianato, e così via.
C’è preoccupazione per ciò che potrà accadere alla fine di marzo. Sono numerose le aziende che stanno per gettare la spugna e altre che, senza il rinnovo della cassa integrazione che ha bloccato i licenziamenti, hanno già dichiarato che non potranno confermare gli organici com’erano prima della pandemia.
È un momento delicato che spetta al nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, gestire al meglio. Intanto è vero che ci sono incentivi che le imprese possono sfruttare, come quello indicato da Marcello Lolli. Che – ricordiamo – vale sia per la trasformazione di contratti dal tempo determinato a quello determinato ma anche per l’assunzione di giovani under 36.
Questa agevolazione ha una durata massima di 36 mesi ed è pari al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro l’anno. Ciò vale per il Centro-Nord. Per il Sud, invece, la durata massima dell’incentivo può arrivare fino a 48 mesi.
Tra le condizioni più importanti da rispettare: 1) l’azienda non può violare gli eventuali diritti di precedenza; 2) non devono essere in atto sospensioni dal lavoro connesse a crisi o riorganizzazioni; 3) occorre essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale.

3) NON C’È DUBBIO: CON LA LAUREA PIÙ CHANCE DI LAVORO

Ma la laurea è davvero una carta decisiva per trovare un impiego? In proposito si legge di tutto e il contrario di tutto, e non facile capirci qualcosa.
Maria Rosi - Per e-mail da Roma

Più volte la domanda ha animato le pagine di questa rubrica, e a ragione dal momento che mettere le mani su un lavoro è un'impresa sempre difficile, in particolare per i giovani e in particolare adesso che la pandemia ha stravolto tutti i parametri. Certo è, però, che senza una specializzazione o senza un profilo qualificato tutto diventa ancora più complesso.
In linea generale, il tasso di occupazione tra i laureati, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, è più alto di circa 12 punti rispetto ai diplomati. E se è vero che i nostri laureati impiegano decisamente più tempo rispetto ai loro colleghi europei a firmare un contratto, è però anche vero che a cinque anni dal titolo di studio la disoccupazione si riduce notevolmente.
Insomma studiare rende, come ha detto più volte anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Naturalmente, la facoltà conta molto. Così come importanti sono i tirocini, la conoscenza dell'inglese e i periodi di formazione trascorsi all'estero in Paesi tecnologicamente e professionalmente all'avanguardia.
Per saperne di più e magari per confrontare dati e statistiche non è male dare un’occhiata al sito: www.almalaurea.it, che è quello del consorzio universitario nato nel 1994 e che rappresenta il 78% dei laureati italiani.

4) A ROMA ARRIVANO LE ELEZIONI E C’È CHI SCOPRE… LA CIPRIA

Si vede proprio che a Roma le elezioni per la nuova amministrazione comunale si stanno avvicinando. Dopo mesi e mesi di immobilismo, d’improvviso ecco gli operai al lavoro per il rifacimento di strade in dissesto, altri che piantano alberi, un po’ di autobus (privati) sono arrivati in aiuto lungo le linee più frequentate, il ritiro dei rifiuti è diventato più puntuale, qualche progetto è stato ritirato fuori come quello delle teleferiche, e così via.
È vero che gli elettori hanno spesso la memoria corta, ma una grande città come quella dove abito non merita di essere presa continuamente in giro.
Marcella Rossi - Per e-mail da Roma

È accaduto spesso, e non soltanto a Roma, che nell’imminenza delle urne chi va alla ricerca di voti e di conferme cerchi di presentarsi con il volto migliore. Spetta poi a chi deve promuovere o bocciare tirare le somme.
Certo, la Capitale ha vissuto – e vive – un periodo complicatissimo. Il Covide-19 ha lasciato segni crudeli. Ma è un fatto che la città è nel frattempo scivolata indietro in tutte le classifiche. E non basta qualche colpo di cipria per risalire la corrente.

5) SI PUÒ VINCERE UN CONCORSO E POI NON ESSERE ASSUNTI?

In uno dei numeri scorsi di “Lavoro Facile” ho letto che, una volta vinto un concorso pubblico, l’assunzione non è automatica. È possibile?
Rosalba Piccinini - Per e-mail da Roma

È proprio così. Se, per esempio, un Ente dello Stato bandisce un concorso e quindi lo fa svolgere fino alla elaborazione della graduatoria conclusiva, ma poi quello stesso Ente scopre di non avere in cassa i soldi per pagare gli stipendi, l’immissione in ruolo dei vincitori può anche essere rinviata.
Naturalmente ciò non significa l’annullamento dell’iniziativa ma uno slittamento dei tempi di attuazione. La graduatoria resta valida e, risolte le difficoltà economiche, l’iter tornerà a prendere il suo corso, e le assunzioni previste potranno essere effettuate.

L’ABBIGLIAMENTO LANCIA L’SOS: “NON CE LA FACCIAMO PIÙ”

Ho un negozio di abbigliamento da quasi vent’anni e, dopo le chiusure e le aperture dettate prima dal lockdown generalizzato e poi dalle zone rosse e arancioni, vedo il futuro piuttosto nero. I saldi hanno dato un po’ di respiro e anche i ristori hanno contribuito a tenerci a galla. Ma se l’economia non riprende e la gente non torna a spendere la vedo durissima. Ho dovuto mettere una dipendente in cassa integrazione e adesso mi aggrappo alla speranza che Mario Draghi possa dare al Paese la scossa giusta.
Il nostro settore è davvero in ginocchio e tanti di noi non ce la fanno più. Date un’occhiata alle attività che già hanno chiuso. A Roma il centro è ormai un deserto…
Carlo G. - Per telefono da Roma

L’abbigliamento è uno dei comparti più in sofferenza. Secondo Federmoda, anche i saldi non sono andati bene (da meno 30% a meno 40%). Oltre alla pandemia, che ha fatto sparire i turisti, anche l’e-commerce sta incidendo negativamente sul giro d’affari.
Alla fine dello scorso anno i mancati incassi hanno superato i 20 miliardi di euro e 50.000 addetti hanno perso il lavoro. “Per ripartire – ha affermato Renato Borghi, presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio – occorre che il governo accompagni le imprese con sostegni calcolati sulla base delle perdite effettive”.
Giusto per dirne una, Zara, uno dei colossi del fashion ha chiuso 1.200 negozi nel mondo. Secondo un’indagine della Cna della Capitale, c’è stato un crollo del business di circa il 50% rispetto allo scorso anno. Come se ne può uscire? Per Stefano Di Niola, segretario della Confederazione nazionale dell’artigianato di Roma, “per gli imprenditori ci vogliono la pace fiscale e un allungamento dei periodi di pre-ammortamento sui prestiti bancari”.

6) IL DIPENDENTE PUBBLICO NON PUÒ LAVORARE PER ALTRI

Sono occupato presso un ente pubblico. Pochi giorni fa mi è arrivata da una struttura privata un’offerta di collaborazione della durata di circa tre mesi. Siccome si tratta di un impegno che ricade nell’ambito della mia professionalità, penso di poterlo svolgere nel tempo libero. Però mi è stato fatto notare che, in quanto dipendente di una pubblica amministrazione, ciò mi sarebbe proibito. Come stanno le cose?
M. F. - Per e-mail da Roma

In effetti, un dipendente pubblico non può, contemporaneamente, lavorare per un’azienda privata. A meno che non si sia chiesta l’autorizzazione e questa sia stata regolarmente data: ma ciò vale solo per società che comunque fanno parte dello Stato o che ad esso fanno riferimento.
In questo senso il Testo unico del pubblico impiego (articolo 60 del Decreto legge del 30 marzo 165/2001) è chiaro laddove dice che: “L’impiegato non può esercitare il commercio, l’industria né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro”.

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