Giovedì, 04 Febbraio 2021

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 2/2021

1) È meglio la pioggia di bonus o il rilancio del lavoro?; 2) Il congedo di paternità: come chiederlo, quanto dura; 3) Code infinite alle poste e quelle app per il salta-fila; 4) Le strade del mio quartiere a rischio osso del collo; 5) La retribuzione del Ccnl non può essere ridotta; 6) Quei i controlli elettronci violano la privacy in ufficio; 7) chi sono e cosa fanno i mediatori culturali

1 È MEGLIO LA PIOGGIA DI BONUS O IL RILANCIO DEL LAVORO?

I sodi non si buttano mai dalla finestra e così se te li danno uno li prende e ringrazia. Trovo però che le risorse destinate alla pioggia di bonus che riguardano la casa potevano essere più utili se messe sul piatto dell’occupazione. Per i giovani non c’è lavoro ma ci sono contributi per chi cambia un rubinetto…
Massimo Fabbri - Per e-mail da Roma

In effetti, di aiuti che riguardano l’abitazione ce ne sono un bel po’. Dal bonus idrico (1.000 euro per la sostituzione di vasi sanitari in ceramica e l’installazione di apparecchi a scarico ridotto e a limitazione di flusso di acqua, soffioni doccia) al bonus mobili ((detrazione del 50% per le spese sostenute per l’acquisto di mobili e elettrodomestici), dal bonus smartphone (apparecchio in comodato gratuito e connettività per la durata di 1 anno per chi ha un reddito Isee non superiore ai 20.000 euro l’anno) al bonus tv (sconto di 50 euro per l’acquisto di un televisore o di un decoder) e al bonus occhiali (voucher di 50 euro per l’acquisto di occhiali da visata o lenti a contatto per chi ha un reddito Isee non superiore a 10.000 euro).
Ci sono anche contributi a fondo perduto (fino ad un massimo annuo di 1.200 euro) per i proprietari di case che riducono il canone d’affitto e incentivi auto per favorire l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi (2.000 euro che si aggiungono alle facilitazioni già esistenti).
Così come il bonus condomini per la “ristrutturazione ecologica” delle parti comuni, l’obiettivo di queste iniziative è anche quello di rimettere in moto settori colpiti dalla crisi (edilizia, artigianato, impiantistica…). Ma resta il punto: non era meglio puntare tutto sul rilancio del lavoro?

2 IL CONGEDO DI PATERNITÀ: COME CHIEDERLO, QUANTO DURA

Sono papà da poco più di un mese e voglio utilizzare il cosiddetto congedo di paternità di 7 giorni. Che cosa devo fare? E quali effetti ha sullo stipendio?
Roberto Massimi - Per e-mail da Roma

Con l’ultima Legge di Bilancio il congedo di paternità non è più di 7 giorni ma di 10. Va chiesto entro i primi 5 mesi dalla nascita e non ci sono ricadute sulla busta paga in quanto è l’Inps che si fa carico al 100% della relativa indennità. È un diritto che vale anche in caso di adozione o affidamento.
Naturalmente, si deve essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente. Per usufruirne bisogna dare comunicazione scritta al proprio datore almeno 15 giorni prima indicando le date di interesse. Nell’eventualità di pagamento diretto dell’indennità da parte dell’Inps la domanda va presentata online allo stesso Istituto attraverso il link:https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=50584#h3heading2. O utilizzando il contact center 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure il riferimento telefonico 06.164164 (da rete mobile)

3 CODE INFINITE ALLE POSTE E QUELLE APP PER IL SALTA-FILA

Non capisco perché da un po’ di tempo si sono allungate in maniera spropositata le code per entrare in un ufficio postale. Per gli anziani, specie con il brutto tempo, è davvero una sofferenza. Mi è capitato più volte di sostare anche più di un’ora di fronte alla sede di via Padova, a Roma.
Passi per i giorni previsti per i ritiro delle pensioni ma ormai è sempre così. Poi succede sempre più spesso che, mentre sei lì in attesa, ti passano avanti persone con il telefonino in mano che, quasi scusandosi, ti dicono di avere la prenotazione e che quindi…
Ma che diavoleria è questa? Ho chiesto chiarimenti alla responsabile che, cortesemente, mi ha detto che è un servizio che l’azienda mette a disposizione proprio per evitare le file. Ma evidentemente lo sanno in pochi, almeno a giudicare da ciò che succede tutti i giorni.
Okay, ma allora si dovrebbe dedicare a questo servizio uno sportelo dedicato in modo che tutti gli altri non si sentano dei fessi, oltre che avvertire gli utenti della novità. In quell’ufficio le sole comunicazioni che si possono leggere riguardano gli orari di apertura e chiusura.
Carla G. - Per telefono da Roma

Siamo andati a vedere in orari e giorni diversi e, in effetti, la situazione è quella descritta: la coda comincia davanti alla porta d’ingresso di via Padova e si allunga a gomito fino a viale delle Province. Lo stesso accade agli uffici di piazza Bologna: qui le persone occupano l’ampia scalinata e giù giù fino alla fermata degli autobus che si trova a ridosso dell’ingresso della metropolitana.
Nell’un caso come nell’altro, prima della pandemia si attendeva il turno all’interno delle strutture. Adesso, per evitare affollamenti al chiuso, tutti all’aria aperta. Proprio per questo Poste Italiane dovrebbe fare in modo di accelerare le operazioni. Cosa che, a quello che abbiamo potuto constatare, non accade.
La pratica della prenotazione è una novità recente pensata per snellire le procedure ed evitare le code. Però funziona a metà, nel senso che si può scegliere, entro le 48 ore, l’orario che si preferisce e 15 minuti prima arriva l’avviso di presentarsi allo sportello.
Bene se lo fanno tutti. Ma se lo fanno tutti il problema dell’affollamento si ripresenta. E non tutti hanno un telefonino di ultima generazione per utilizzare questa opportunità e scaricare l’App necessaria per il salta-code. Per ora il risultato è quello segnalato: soddisfatti coloro che entrano senza attese, sconcertati quelli che stanno in fila da tempo. Forse l’idea di adottare uno sportello dedicato potrebbe funzionare. Ma si tratterebbe di aggiungere personale. Passiamo il suggerimento a Poste Italiane.

4 LE STRADE DEL MIO QUARTIERE A RISCHIO OSSO DEL COLLO

A proposito di come (non) viene gestita la nostra città dall’amministrazione che la governa ho scritto a diversi giornali ma senza grandi risultati. Ci riprovo sperando che possa accadere qualcosa prima che succeda il peggio.

La sindaca Virginia Raggi ha sempre detto di avere trovato una situazione disastrosa e che sta facendo il possibile per migliorarla. A me non sembra. Parlo, per esempio, delle strade che di solito percorro per recarmi al lavoro. In via Volsinio, poco prima di arrivare in via Chiana, più volte hanno rappezzato l’asfalto con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: sconnessioni e crepe più di prima e peggio di prima.
A poche centinaia di metri, nell’ultimo tratto di corso Trieste prima dell’incrocio con via Nomentana, proprio di fronte a un noto ristorante, le radici dei pini hanno creato dei rigonfiamenti che mettono a rischio non solo i motociclisti ma anche le automobili che debbono fare attenzione se non vogliono correre dal meccanico. Che cosa si aspetta? Che accada ciò che è capitato poco più avanti dove hanno già perso la vita un paio di persone (un giovane e una mamma) e dove era stata promessa l’installazione di una telecamera che mai si è vista?
E che dire dell’albero caduto in via Agrigento subito circondato con il nastro giallo del Comune ma che è lì da mesi? E in via Bari e in via Catania dove la sede stradale è ormai ridotta a una groviera?
Potrei continuare con l’abbandono della Casina dei Pini a Villa Massimo ma mi fermo qui. A che santo dobbiamo votarci affinché una mano… benedetta sistemi le cose?
M. R. - Per e-mail da Roma

Se non ricordiamo male, già un’altra volta un lettore aveva affrontato gli stessi problemi. Segno che il tempo è passato invano, nel senso che chi doveva intervenire non l’ha fatto o l’ha fatto male.
Che dire? Roma, alle prese con una pandemia che ha sconvolto interi settori e che ha messo in ginocchio migliaia di lavoratori, ha di fronte una situazione difficilissima e complicata. Ma chi ci amministra sta lì per trovare le risposte giuste e provare a risolvere ciò che non va. Se lo ha fatto in molti non se ne sono accorti.

5 LA RETRIBUZIONE DEL CCNL NON PUÒ ESSERE RIDOTTA

Una volta firmato il contratto, e stabilite mansioni e retribuzione, è possibile, dopo un certo periodo di tempo, che l’azienda possa modificare al ribasso sia l’una che l’altra voce?
Rinaldo Fassi - Per e-mail da Roma

In via unilaterale il datore di lavoro non può procedere a cambi di mansione né a riduzioni di salario. Il diritto alla retribuzione nasce dal contratto di lavoro e ha garanzia costituzionale nei limiti dell’art. 36 della Costituzione. Tra l’altro, la Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11362, ha accolto il ricorso di un dirigente che, a causa dell’applicazione forzata di un diverso Ccnl rispetto a quello iniziale, si era visto decurtare lo stipendio.
La Corte, in sostanza, richiamandosi all’art. 2103 del Codice civile, ha stabilito che “la retribuzione concordata al momento dell’assunzione non è riducibile neppure a seguito di accordo tra datore e prestatore di lavoro, e ogni patto contrario è nullo in ogni caso in cui il compenso, pattuito anche in sede di contratto, venga ridotto”.
In realtà, l’orientamento giurisprudenziale non ha mai eletto a dogma l’intangibilità della retribuzione ma ha costantemente bocciato il mutamento delle mansioni del lavoratore stabilite dal contratto, mutamento che poi costituisce l’appiglio in seguito al quale si fa scattare la variazione in busta paga.

6 QUEI CONTROLLI ELETTRONCI VIOLANO LA PRIVACY IN UFFICIO

I tempi sono quelli che sono, e mi rendo conto che la sicurezza richiede a volte il ricorso a misure straordinarie.
Ma è possibile, dall’oggi al domani, trovarsi di fronte, in ufficio, all’installazione di telecamere a circuito chiuso che, secondo me, riducono la privacy del personale?
L. R. - Per telefono da Roma

Le aziende, in materia, non possono non tenere conto del parere dei dipendenti. Lo ha ribadito una sentenza della Corte d’Appello di Catania secondo la quale “l’installazione di apparati di controllo elettronico va concordata con tutte le rappresentanze sindacali presenti nell’impresa”.
In mancanza di questo accordo si può ricorrere all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, così come previsto dall’articolo 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori. È da tenere presente che qualora l’azienda non raggiunga l’intesa con i sindacati, si espone – oltre che al ricorso del singolo lavoratore sottoposto ai controlli – anche al ricorso per condotta antisindacale.

7 CHI SONO E COSA FANNO I MEDIATORI CULTURALI

Che cos’è il mediatore culturale? Conosco tre lingue e vorrei farmi avanti…
Roberta Di Mauro - Per e-mail da Ardea

Il mediatore culturale è tra le figure emergenti, soprattutto in città dove la presenza di stranieri è sempre più rilevante e importante. Si tratta di una figura che è chiamata a svolgere un ruolo di raccordo tra gli immigrati e la popolazione residente, comprese le strutture istituzionali (ospedali, tribunali, comuni)
La sua collocazione è quindi propria nell’ambito pubblico, ma può dipendere o appartenere anche a organizzazioni no profit. È ovvio che la conoscenza delle lingue è l’elemento fondamentale per proporsi nel ruolo.

Letto 126 volte Ultima modifica il Venerdì, 05 Febbraio 2021 07:27

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