Giovedì, 03 Dicembre 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2020

1) Così 2 anni di incentivi per chi assume le donne; 2) l’Inps e i 165 informatici: che ne è del concorso?; 3) Uffa: la zuffa continua tra Stato e Regioni; 4) Se chi è in malattia viene sorpreso a fare joggin; 5) Pensione: cambiare la banca di accredito; 6) Posso fare concorrenza all’azienda dove lavoro?

1) COSÌ 2 ANNI DI INCENTIVI PER CHI ASSUME LE DONNE

Favorire le donne a entrare nel mondo del lavoro lo trovo giusto. Ma il problema è quello dei posti che non ci sono e che continueranno a non esserci se non ritroveremo un minimo di stabilità economica e di fiducia.
Ricordo che anche per i giovani sono state via via adottate misure per facilitarne l’assunzione ma mi pare senza risultati rilevanti. Insomma, non è con i contributi a pioggia che si esce dalla crisi… È sempre più urgente un grande piano di rilancio industriale.
Fabiana Curti - Per e-mail da Roma

Non c’è dubbio: se l’Italia resta ferma hai voglia a moltiplicare gli incentivi perché le aziende, se non hanno bisogno di personale, continueranno a non muoversi.
Il provvedimento, però, guarda a ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi quando il vaccino anti-Covid comincerà ad alleggerire la situazione e i primi contributi del Recovery Fund saranno entrati nelle casse dello Stato che così potrà accentuare gli investimenti nella ripresa.
In quel momento le norme per stimolare i nuovi contratti possono essere utili. Per quanto riguarda le donne, la Legge di Bilancio, approvata il 16 novembre dal Consiglio dei ministri, prevede l’esonero contributivo al 100% per le assunzioni di lavoratrici effettuate nel prossimo biennio, nel limite di 6.000 euro l’anno. Le assunzioni devono però comportare un aumento occupazionale netto: in sostanza, non si può diminuire il personale per poi procedere con i rinforzi ricorrendo agli incentivi.
C’è da dire che misure di facilitazione erano già in corso. Per esempio, per le donne disoccupate da oltre 12 mesi e con oltre 50 anni di età, il datore può usufruire di una riduzione dell’aliquota contributiva del 50% per un periodo di: a) 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato; b) 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato; c) 18 mesi complessivi in caso di assunzione a tempo determinato con trasformazione a tempo indeterminato.
Per favorire i giovani – e qui non c’è distinzione tra uomini e donne – la Legge di Bilancio prevede anche l’esonero totale dei contributi per 3 anni per l’assunzione di persone con meno di 36 anni (4 anni per le aziende localizzate nel Mezzogiorno).

2) L’INPS E I 165 INFORMATICI: CHE NE È DEL CONCORSO?

Ho inviato regolarmente la domanda per partecipare al concorso indetto dall’Inps per 165 informatici. Ero in attesa della convocazione per le prove d’esame ma non se n’è saputo più nulla. Forse il nostro Istituto di previdenza ci ha ripensato?
Massimo G. - Per telefono da Roma

Un ripensamento c’è stato, ma solo per quanto riguarda la pubblicazione della data di svolgimento della preselezione e poi degli altri test, alla luce delle disposizioni del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dello scorso 3 novembre che ha ribadito la proibizione fino al 3 dicembre degli assembramenti e di tutte le occasioni pubbliche di possibile contagio.
Da quel giorno in poi le nuove disposizioni del concorso dovrebbero essere pubblicate sulla “Gazzetta Ufficiale” (il condizionale è d’obbligo in quanto lo sblocco è legato all’andamento della diffusione del coronavirus). È possibile, quindi, che nel momento in cui si leggono queste note ciò che chiede il lettore possa essere già avvenuto.
Comunque, i siti da consultare sono quelli dell’Inps: www.inps.it, sezione “Avvisi e bandi”, e dalla “Gazzetta Ufficiale”: www.gazzettaufficiale.it, sezione “Concorsi ed esami”.

3) UFFA: LA ZUFFA CONTINUA TRA STATO E REGIONI

Trovo perlomeno sconcertante il comportamento di certi presidenti di Regione che prima concordano con il governo le misure restrittive per arginare il coronavirus e poi ne prendono le distanze per evitare di diventare bersaglio delle critiche delle categorie colpite dai provvedimenti.
Così non si può andare avanti. Solo in Italia succedono certe cose. Negli altri Paesi a più forte federalismo, vedi la Germania, la bussola resta il bene comune e, seppure con qualche distinguo, la linea della cancelliera Angela Merkel è sempre stata seguita.
Allora mi domando: è il nostro sistema che è sbagliato o sono i nostri responsabili locali che dovrebbero cambiare mestiere?
Carla Biffi - Per e-mail da Roma

La nascita delle Regioni aveva uno scopo lodevole: rendere la pubblica amministrazione più vicina alla gente. Nel tempo tutto è cambiato, e le Regioni sono diventate un centro di potere spesso alternativo al governo centrale, alimentando confusione e spinte vicine al separatismo. Bisognerebbe correre ai ripari prima che l’Italia imploda.
Renato Giani - Per e-mail da Roma

L’Italia delle Regioni funziona solo dove le Regioni funzionano. Scusate il gioco di parole ma è proprio così. Il coronavirus ha messo a nudo le lacune del nostro Paese e rilanciato la legge del “a casa mia faccio quello che mi pare”.
Il governo è parso piuttosto timido di fronte a certe alzate di scudi e ho l’impressione che si andrà avanti con questo copione.
Antonio Ruberti - Per e-mail da Roma

La riforma varata nel 2001 del titolo V della Costituzione, dando piena attuazione al dettato della Carta, ha riconosciuto alle Regioni l’autonomia legislativa nel rispetto delle leggi dello Stato.
Alla luce dell’esperienza c’è chi vorrebbe apportarvi delle modifiche. Per esempio, il ministro degli Esteri ed esponente del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha detto che “quando usciremo da questa pandemia credo che dovremo rivedere alcuni equilibri di poteri tra Regioni e Stato centrale”.
Anche altri hanno espresso lo stesso proposito. Ma, vista la composizione dell’attuale Parlamento e delle diverse sensibilità sull’argomento, non sarà un’impresa facile.

4) SE CHI È IN MALATTIA VIENE SORPRESO A FARE JOGGING

Si legge spesso di dipendenti che non si presentano al lavoro e che poi vengono sorpresi a spasso o a svolgere un altro impiego. Ma è mai possibile che non si riesca a porre un freno a questo deprecabile fenomeno? Ci vorrebbero più controlli e maggiore severità. L’Italia dei furbi e dei furbetti non può continuare ad avere vita facile.
Cesare Antoni - Per e-mail da Roma

In effetti, le cronache continuano a dare notizia di malati immaginari e, anche, di non vedenti che invece ci vedono benissimo e di invalidi sopresi a fare jogging. Il problema è quello delle verifiche: se si fanno di rado è un incoraggiamento a chi non ci pensa due volte a violare leggi e regolamenti. Come il biglietto dl tram e bus: se il controllore non passa perché acquistarlo?
Si dirà: dove è andato a finire il senso civico di utenti e cittadini? Di certo non è la nostra stella polare e per questo, finché non ci rimettiamo in carreggiata, la vigilanza serrata è più che mai necessaria.
Per quanto riguarda le malattie-non malattie ci sono regole precise che dovrebbero scoraggiarle. Per esempio, le visite mediche di controllo che possono essere disposte d’ufficio dall’Inps o su richiesta dei datori di lavoro.
Comunque, le fasce di reperibilità cambiano tra settore privato e settore pubblico. I lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19 quelli privati nelle fasce 9-13 e 15-18.
Se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Qui deve presentare una giustificazione valida per l’assenza altrimenti può incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte dell’azienda o dell’ente di cui è dipendente. Ma, appunto, ci vuole il personale necessario per effettuare controlli a tappeto. Il che, oggi, non è possibile.

5) PENSIONE: CAMBIARE LA BANCA DI ACCREDITO

Sono un pensionato e per ragioni familiari mi sto trasferendo da Roma a Cassino. Di conseguenza devo cambiare anche l’indirizzo bancario presso il quale mi viene accreditata la pensione.
Ho provato a telefonare all’Inps per sapere che cosa devo fare perché vorrei evitare di recarmi in una sede dell’Istituto (di questi tempi è meglio evitare gli spostamenti) per risolvere il problema ma ho trovato le linee sempre occupate.
Cesare R. - Per e-mail da Roma

L’operazione si può fare seguendo le spiegazioni che si possono trovare sul portale dell’Inps e in particolare digitando il link: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50017. Qui si possono trovare tutte le notizie utili: 1) a chi è rivolto; 2) come funziona; 3) la domanda.
Per accedere al servizio è necessario avere un Pin rilasciato dall’Inps, una identità Spid almeno di livello 2, una Carta di identità elettronica 3.0 o una Carta nazionale dei servizi (Cns).

6) POSSO FARE CONCORRENZA ALL’AZIENDA DOVE LAVORO?

Abbiamo bisogno di alcune delucidazioni in merito all'eventuale apertura di una nostra nuova attività. Premesso che non abbiamo firmato alcun patto di non concorrenza con la società presso la quale tuttora lavoriamo, ciò che desideriamo sapere è se sia possibile avviare un'iniziativa imprenditoriale che può entrare in conflitto commerciale con quella attuale dove siamo dipendenti. Insomma, vogliamo essere sicuri di non essere perseguibili legalmente. Le domande sono diverse: 1) è possibile costituire la nuova società anche se qui siamo ancora in servizio a tutti gli effetti? E durante il preavviso post-dimissioni?; 2) è possibile avviare la nuova società durante il periodo di preavviso?; 3) è un problema agganciare molti dei clienti dell'azienda presso la quale lavoriamo?; 4) è un problema contattare molti degli agenti che fanno parte dello staff?

Per e-mail da Roma

Risponde l'avv. Valerio A. Di Rosa. La questione che viene prospettata trova soluzione entro le maglie del codice civile.
Il lettore esordisce specificando che non è assoggettato ad alcun patto di non concorrenza, la cui disciplina è rinvenibile nell'art. 2125 c.c., e che prevede che il patto limitativo della concorrenza debba essere provato per iscritto, stabilendo limiti alla stessa per una durata non inferire ai 5 anni.
Venuta meno tale eventualità, rimane da considerare la disciplina dell'art. 2105 c.c., in cui si esplicita che il prestatore di lavoro non debba trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter arrecare ad essa pregiudizio.
Tenga presente che la giurisprudenza di Cassazione è giunta a ritenere possibile, in violazione del citato articolo, la sola costituzione della società da parte di un lavoratore dipendente, ma è questione da valutare caso per caso in ragione delle vicende accadute in ogni diversa fattispecie.
Il periodo di preavviso alle dimissioni è ancora da considerarsi facente parte del rapporto lavorativo, quindi certamente ricadente sotto la disciplina dell'art. 2105 c.c., che imporrebbe di astenersi dal compiere attività in concorrenza con il datore di lavoro.
Allo stesso modo, contattare clienti o agenti per sottrarli all'azienda cui si è dipendenti potrebbe essere considerata una modalità per arrecare pregiudizio all'azienda stessa e porsi in diretta concorrenza con essa.

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