Giovedì, 12 Novembre 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2020

1) Coronavirus, chiusure e aperture: ora ci stiamo giocando l’Italia; 2) Mancano 9.000 medici e infermieri e trovarli non sarà semplice; 3) Lavoravo in un albergo di Roma: mi spetta qualche indennità?; 4) Se il call center non paga rivolgersi al giudice del lavoro; 5) La laurea si può riscattare ecco cosa si deve fare; 6) Il part time può essere anche a tempo indeterminato.

1) CORONAVIRUS, CHIUSURE E APERTURE: ORA CI STIAMO GIOCANDO L’ITALIA

C’è chi esagera e c’è chi soffia sul fuoco ma chiudere ristoranti e bar alle 18 significa assestare un colpo duro alla categoria, che poi è anche la mia. Ho aperto una decina di anni fa e con grandi sacrifici sono riuscito a tirare avanti. Adesso senza l’incasso della cena non so se ce la farò.
Mi rendo conto che per battere il coronavirus ci vogliono misure severe ma così si mandano a picco tante persone. I turisti sono spariti con il primo lockdown e non li abbiamo più visti. Ho una moglie, due figli e due collaboratori. Mi viene da piangere…
Stefano G. - Per telefono da Roma

Sto mandando e-mail un po’ a tutti per farmi spiegare – e per capire – perché la chiusura di bar e ristoranti è stata fissata alle ore 18. Per tanti bar, quelli almeno che non lavorano fino a tarda ora (e sono la maggioranza), il danno c’è ma non è poi così devastante. Ma i ristoranti? Perché le ore 18 e non le ore 15-16, cioè dopo che è terminato il servizio per il pranzo?
Per me dovevano restare aperti ma dal momento che è stata presa una decisione qual è il motivo che ha spinto a fissare quel paletto? Boh. Grande è la confusione dalle parti di Palazzo Chigi.
Manuela Ricci - Per e-mail da Roma

Lavoro come cameriere in un ristorante del centro di Firenze. Lunedì 26 ottobre il proprietario mi ha detto che il mio turno non c’era più a causa del Dpcm varato il giorno prima e che, di conseguenza, dovevo restare casa in attesa di novità.
Forse mi chiamerà per qualche sostituzione ma la mia vita non è più la stessa. Spero nei contributi promessi dal governo e spero che arrivino rapidamente. Ma un giovane come me che fiducia può avere nel futuro?
S. R. - Per e-mail da Firenze

Per cortesia c’è chi può dirmi perché ci si può assembrare nelle chiese mentre è stata decretata la chiusura di cinema e teatri? Le chiese non sono luoghi di contagio ma non lo sono nemmeno i cinema e i teatri. I dati parlano chiaro. E allora?
Carla Micheli - Per e-mail da Roma

Con il coronavirus non si può e non si deve scherzare. Ogni giorno il numero dei contagiati è un bollettino di guerra. Se continua così gli ospedali rischiano di andare il tilt e allora sarebbe davvero un drammatico si salvi chi può.
Secondo me la stretta del governo doveva essere ancora più rigorosa salvaguardando i cardini della nostra economia. Spero che abbiano fatto bene i calcoli sennò altro che Natale fuori dall’incubo.
Berto Furi - Per e-mail da Roma

Non so se dietro le proteste di piazza ci siano movimenti di estrema destra, camorra e altri agitatori di professione. Ma se così fosse perché polizia e carabinieri non intervengono con più decisione?
Sui giornali si leggono nomi e cognomi e in televisione si sono viste scene di violenza contro le forze dell’ordine, incendi di cassonetti e quant’altro. E c’è chi, con il volto coperto, ha avuto persino il coraggio di sventolare il tricolore.
La ministra dell’interno, Luciana Lamorgese, mi piace per come svolge il suo ruolo. Coraggio, chi mesta nel torbido non può muoversi indisturbato.
Camillo Stefani - Per e-mail da Roma

È scandaloso che per fare un tampone si debbano passere ore e ore in automobile. Più che protestare per la chiusura parziale di bar e ristoranti ci si dovrebbe indignare per questo modo di gestire la sanità.
Anch’io ho affrontato al San Giovanni una fila di 5 ore (e mi hanno detto che è andata pure bene). Ho visto mamme con i figli piangenti, anziani in difficoltà, persone che avevano da fare ma che erano costrette a restare lì per non perdere il posto.
Di questo si è parlato troppo poco. Per me è uno scandalo.
Mario E. - Per telefono da Roma

A quelli che protestano contro le misure decise dal governo vorrei dire: ma voi che cosa avreste fatto? Ho sentito politici dire tutto e il contrario di tutto, e ho sentito pure chi vorrebbe usare contro il coronavirus un medicinale ritenuto non idoneo dall’Istituto superiore di sanità.
Per carità, il governo ha le sue colpe: per esempio, già in estate si sarebbero potuti prendere provvedimenti perché la seconda ondata della pandemia era ampiamente prevista. Ma questo ininterrotto bla-bla-bla di chi la vuole cotta e di chi la vuole cruda è insopportabile.
Piero Giani - Per e-mail da Roma

Siamo stati costretti a riassumere alcuni messaggi per dare spazio a tutti. Ma non c’è dubbio che le misure adottate dal governo di Giuseppe Conte per arginare il coronavirus sono uno dei passaggi cruciali per il nostro Paese.
I risultati li vedremo tra pochi giorni: il Dpcm scade, infatti, il 24 novembre. Soprattutto vedremo a che punto sono gli indennizzi dal momento che è stato detto che a metà novembre dovrebbero essere a disposizione proprio di bar e ristoranti (almeno quelli che hanno un fatturato fino ai 5 milioni di euro in quanto i loro dati sono già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate mentre per gli altri il contributo arriverà entro la fine dell’anno).
Per le attività in crisi (circa 350.000) sono stati stanziati circa 5 miliardi di euro tra: 1) indennizzi a fondo perduto; 2) stop al versamento della seconda rata dell’Imposta municipale unica-Imu; 3) credito d’imposta sugli affitti per i mesi di ottobre, novembre e dicembre; 4) proroga della cassa integrazione; 5) indennità di 1.000 euro per gli stagionali del turismo, dello spettacolo e dei centri sportivi; 6) proroga di 1 mese del reddito di emergenza.
È stato calcolato che per un bar l’indennizzo minimo dovrebbe essere di 2.000 euro.
Inoltre sono stati stanziati 60 milioni di euro per le forze dell’ordine impegnate nei controlli sul rispetto delle regole e 300 milioni di euro per compensare le fiere che hanno dovuto sospendere ogni iniziativa.
Complessivamente per lo spettacolo e il turismo c’è una dote di 1,2 miliardi di euro.
Questi provvedimenti basteranno a frenare le proteste di chi non ha più un lavoro e non sa se e quando potrà riprenderlo? È una sfida in cui tutti sono in gioco: il governo che deve dimostrare di essere sulla strada giusta, la sanità che è alla prese con un virus che sembra avere rotto gli argini, migliaia di persone che di colpo si sono ritrovare sulla soglia della povertà e alle quali non possono più essere date solo parole e buone intenzioni. L’Italia che si annuncia dietro l’angolo prenderà forma in questi giorni convulsi.
Tutte le misure adottate dal governo si possono scaricare dal sito: http://www.governo.it/it/coronavirus.

2) MANCANO 9.000 MEDICI E INFERMIERI E TROVARLI NON SARÀ SEMPLICE

Durante il primo lockdown medici e infermieri erano diventati i nostri eroi. Adesso di fronte agli ospedali più nessuno lascia messaggi di solidarietà e di incoraggiamento. Eppure, così come allora, la loro battaglia non è meno dura. Certo, il virus si conosce meglio e si sa come ci si deve comportare ma intanto, in attesa del vaccino, le vittime stanno raggiungendo numeri crudeli.
Credo che continuerà così ancora per un bel po’. Proprio per questo non riesco a comprendere come mai i nostri ospedali si ritrovino scoperti di personale. Se tutto era ampiamente previsto, se la seconda ondata è sempre stata data per certa, perché non si è fatto nulla?
Il nostro sistema sanitario ci viene invidiato da molti Paesi però lasciarlo andare a picco è una colpa grave.
Cristina Vescovi - Per e-mail da Roma

Non è semplice combattere il coronavirus che ha una capacità di penetrazione come nessun altro agente patogeno prima d’ora. In Europa tutti sono in difficoltà e tutti sono alle prese con un’emergenza sanitaria che sembra sul punto di travolgere qualsiasi linea difensiva.
Sì, è vero, in Italia mancano medici e infermieri: per l’esattezza 2.000-2.500 medici e 6.000-7.000 infermieri da destinare alle terapie intensive. Personale che non si trova sul mercato perché per formare uno specialista ci vogliono almeno 10 anni di esperienza.
Si sta pensando di ricorrere agli specializzandi da assumere con procedure facilitate e con contratti a tempo determinato e di richiamare in servizio i pensionati anche perché nel frattempo, per ampliare la disponibilità di posti Covid-19, si sono sguarniti altri reparti.
A dimostrazione della delicatezza del momento, lo scorso 24 ottobre la Protezione Civile ha avviato una procedura per l’individuazione di 300 medici abilitati non specializzati, 1.000 tra infermieri, assistenti sanitari a tecnici della prevenzione e 200 studenti iscritti al terzo anno dei corsi di laurea triennali in infermieristica, assistenza sanitaria e tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.
Per leggere il bando integrale clicca qui.

3) LAVORAVO IN UN ALBERGO DI ROMA: MI SPETTA QUALCHE INDENNITÀ?

Sono un dipendente stagionale di una struttura alberghiera. Sono stato “tagliato” dopo i recenti provvedimenti decisi dal governo per frenare il coronavirus. Vi invio l’ultima busta paga e il mio curriculum per sapere se posso accedere a qualche indennità, e se sì che cosa devo fare.
E. G. -s Per e-mail da Roma

Lei rientra senz’altro tra coloro che possono richiedere il contributo di 1.000 euro secondo il decreto legge 104/2020. Che, ricordiamolo, spetta ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, agli intermittenti, agli autonomi occasionali, agli incaricati di vendita a domicilio, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 35.000 euro, ai lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 50.000 euro.
Per l’invio della domanda occorre fare riferimento al link: https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/AllegatiNews/Tutorial_Domanda_Indennita_COVID19.pdf.

4) SE IL CALL CENTER NON PAGA RIVOLGERSI AL GIUDICE DEL LAVORO

Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

5) LA LAUREA SI PUÒ RISCATTARE: ECCO COSA SI DEVE FARE

La laurea si può ancora riscattare? Sto pensando di andare in pensione e a me farebbe comodo. Sono convinto che la cosa sia possibile ma in un momento in cui molto viene rimesso in discussione vorrei avere qualche certezza in più.
Marco Gasperini - Per telefono da Roma

Sì, il riscatto della laurea è possibile, naturalmente se si è conseguito il titolo di studio. Come si può leggere nel sito dell’Inps (https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=50145&lang=IT), si possono riscattare: i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 3), i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a 4 anni e non superiore a 6), i dottorati di ricerca regolati dalla legge, i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999.
Per ciò che si riferisce ai diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale sono ammessi: il diploma accademico di primo livello, il diploma accademico di secondo livello, il diploma di specializzazione, il diploma accademico di formazione e ricerca.
Il riscatto può riguardare tutto il periodo o singoli periodi. Sono esclusi i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
Ciò che occorre fare è calcolare con precisione l’onere del riscatto – cioè quanto si deve pagare per cumulare la laurea con l’anzianità di lavoro – perché possono saltare fuori cifre piuttosto consistenti. Il contributo può essere versato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi.

6) IL PART TIME PUÒ ESSERE ANCHE A TEMPO INDETERMINATO

Un contratto part time può essere a tempo indeterminato? E in che modo si può quantificare l’orario? Il contratto deve essere sempre elaborato in forma scritta?
Fabio Lulli - Per e-mail da Roma

Sì, il contratto part time può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Queste le tipologie.
Part time orizzontale. Prevede un orario giornaliero inferiore rispetto a quello normale: dunque, considerando otto ore lavorative, è dipendente in part time orizzontale colui che lavora, per esempio, cinque ore al giorno per tutti e cinque i giorni lavorativi della settimana.
Part time verticale. Il lavoratore presta la sua opera con orario giornaliero a tempo pieno solo in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno (per esempio, lavorando per due giorni alla settimana invece che cinque, o a settimane alternate).
Part time misto. Risulta dalla combinazione delle precedenti tipologie (per esempio, cinque ore al giorno per tre giorni alla settimana).
Il contratto va sempre stipulato in forma scritta e deve obbligatoriamente contenere l’orario di lavoro con tutti i riferimenti di giorno, settimana, mese e anno. Se il part time è a tempo determinato deve essere indicato il termine di scadenza.

Letto 150 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Novembre 2020 07:31

Articoli correlati (da tag)