Giovedì, 22 Ottobre 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 13/2020

1) Figli a casa e il congedo Covid-19; 2) Non abolite il reddito di cittadinanza; 3) Covid-19: storie di vita belle e brutte; 4) Caro Papa Francesco, parla del lavoro; 5) Ecco il significato dell’Isee; 6) la Germania e i giovani apprendisti

1) FIGLI A CASA E IL CONGEDO COVID-19

Ho un figlio di 12 anni che tutte le mattine accompagno a scuola. Nell’istituto si è verificato un caso sospetto di Covid-19 e per qualche giorno siamo stati tutti in ansia. Poi per fortuna l’allarme è passato.
Ma in quei giorni mi è venuto spontaneo pensare che cosa accadrebbe nell’eventualità di una chiusura totale o parziale dell’istituto. Io e mi marito lavoriamo e, in quel caso, uno di noi due dovrebbe rimane in casa.
Ma con l’ufficio come la mettiamo? Possiamo chiedere un permesso? E come ciò può incidere sullo stipendio? Abbiamo chiesto un po’ in giro ma le idee non sono troppo chiare…
Silvia Crivelli - Per e-mail da Roma

In verità, c’è un decreto legge dello scorso 8 settembre che ha preso in esame il caso dei genitori dipendenti del settore pubblico e privato di fronte alla necessità di un congedo per affrontare la quarantena scolastica dei figli per Covid-19.
Il decreto, che resterà in vigore fino al 31 dicembre, è stato recepito dall’Inps con la circolare n. 116 del 2 ottobre. Che, tra l’altro, fissa alcuni punti: 1) il figlio deve avere meno di 14 anni; 2) il congedo si può chiedere in caso di quarantena; 3) per i giorni di congedo è riconosciuta al genitore un’indennità pari al 50% della retribuzione; 4) il congedo non può essere fruito negli stessi giorni da entrambi i genitori, che possono però alternarsi; 5) il congedo non spetta a chi lavora da casa in modalità smart working o agile.
La domanda va presentata esclusivamente per via telematica attraverso il portale web dell’Inps, tramite il contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164, oppure tramite i Patronati utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Per maggiori dettagli clicca qui.

2) NON ABOLITE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Leggo e sento che si vorrebbe rivedere il reddito di cittadinanza. Se è per migliorarlo, bene. Altrimenti è meglio lasciare le cose come stanno. Ci sono tante persone che riescono a tirare e avanti solo grazie a questo sostegno e che ripiomberebbero nella disperazione se venisse tolto o ridotto.
Certo, va fatta pulizia dei tanti furbetti che se ne sono approfittati e se ne approfittano. Ma è una piccola minoranza. Semmai va migliorato il meccanismo che è alla base del provvedimento. Vale a dire: io Stato ti vengo in aiuto in attesa che tu possa trovare un’occupazione.
Perché la filosofia del reddito di cittadinanza – così è stato sempre detto – è quella di fare da ponte in momenti di difficoltà. Quindi, più che abolirlo o limitarlo bisognerebbe rilanciare forte sul versante del lavoro.
Mi rendo conto che il quadro generale non è dei più favorevoli ma spetta al governo trovare la soluzione. Magari, contemporaneamente, intensificando i controlli incrociati per smascherare chi non ha diritto al contributo.
Carolina Rossi - Per e-mail da Roma

Più che limitarlo, il reddito di cittadinanza deve tornare ad essere quello per cui è nato: un aiuto momentaneo in vista dell’inserimento nel mondo della produzione. E, nell’attesa, più formazione e riqualificazione e maggiore impegno da parte dei Centri per l’impiego.
In questa direzione pare muoversi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha avviato una serie di incontri con i ministri competenti. Insomma, il reddito di cittadinanza non può essere una misura di puro assistenzialismo ma la via maestra che deve portare verso l’occupazione.
Secondo un recente sondaggio, il 58,6% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’introduzione di modifiche al reddito di cittadinanza così com’è, mentre il 23% ha auspicato che si proceda ad un “tagliando” dopo circa un anno dalla sua entrata in vigore.

3) COVID-19: STORIE DI VITA BELLE E BRUTTE

Abito a Roma da sempre e sono piacevolmente sorpresa da come la mia città ha deciso di accogliere l’invito del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di indossare la mascherina anche quando si cammina per strada.
Tutti la portano e io mi sento più sicura. Non sempre è stato così perché alcune disposizioni sono spesso passate in cavalleria oppure poco osservate (per esempio, tanti divieti di sosta e persino qualche senso unico). Speriamo che duri almeno finché non si trova il vaccino.
Mariapia Cherubini - Per e-mail da Roma

È passata la prima settimana di ottobre e, a parte qualche caso, mi pare che il mondo della scuola stia resistendo piuttosto bene al coronavirus. Se andrà avanti così forse si riuscirà a portare a termine l’anno con buona regolarità.
Un ringraziamento va ai presidi, agli insegnanti e a tutti quanti si sono dati da fare perché ciò accadesse. All’inizio di settembre il clima era tutt’altro. In Italia siamo abituati a criticare sempre e comunque, e non è un spettacolo decoroso. Meno male che c’è chi, nonostante tutto, lavora in silenzio. E bene.
Giorgio Micheli - Per e-mai da Roma

Sono salito a piazza Bologna sul bus 168. A bordo un po’ di gente ma niente ressa. Alla fermata successiva, quella a metà di via XXI Aprile, si è fatto avanti un uomo sui 40 anni senza mascherina.
Ho provato a farglielo notare ma mi ha risposto di farmi gli affari miei perché ognuno è libero di comportarsi come vuole. Allora mi sono rivolto all’autista. Infastidito, mi ha risposto di non poterci fare nulla. Così quel signore è sceso dopo una decina di minuti. A quel punto molti altri si sono lamentati.
Li ho guardati male. Perché non si sono fatti sentire prima? E perché “ognuno può comportarsi come vuole” quando si sa che con il Covid-19 in giro questo non è proprio vero?
Gianni Franco - Per e-mail da Roma

Ho notato che all’ingresso di alcuni supermercati ti misurano la febbre con il termoscanner, in altri ti lasciano entrare senza controlli. Inoltre, non sempre ci sono i guanti per toccare la merce e spesso le persone non rispettano la distanza minima.
Dal momento che i contagi sono in aumento e che le misure restrittive sono state prorogate dal governo, perché non si impone alle grandi strutture commerciali di comportarsi come hanno fatto lodevolmente durante il lockdown?
Lo stesso vale per i mercati rionali dove, in particolare nella giornata di sabato, la gente si ammassa irresponsabilmente intorno ai banchi.
Cinzia Fiori - Per telefono da Roma

Sono quattro testimonianza di vita vissuta ai tempi del Covid-19. Alcune sono positive, altre non possono non suscitare preoccupazione.
La diffusione del virus – come gli esperti non si stancano di ricordare – si combatte se si rispettano tre semplici regole: 1) rispettare il distanziamento sociale; 2) indossare la mascherina; 3) lavarsi spesso le mani.
Non sarebbe male se le grandi strutture commerciali ricominciassero a controllare e regolare il flusso della clientela. Impedire alla pandemia una nuova ondata significa consentire alla vita di tutti noi e all’economia di andare avanti senza brusche fermate.
La maggioranza rispetta le regole ma è fondamentale che tutti lo facciano. Abbiamo imparato a nostre spese che basta poco per rilanciare i focolai. La prudenza non è mai troppa e “ognuno può comportarsi come vuole” solo se non mette a rischio la salute degli altri.

4) CARO PAPA FRANCESCO, PARLA DEL LAVORO

Papa Francesco mi piace anche se non sempre sono d’accordo. Per esempio, nell’ultima enciclica “Fratelli tutti” si parla di popolo e populismo e persino di libertà e uguaglianza, cosa che mi ha fatto ricordare la rivoluzione francese.
Però non mi pare che la stessa attenzione, e qui sta la mia sorpresa, sia stata posta sul tema del lavoro che è l’elemento senza il quale non c’è speranza per l’uomo.
Perché questa dimenticanza?
Silvio C. - Per telefono da Roma

In “Fratelli tutti” ci sono riferimenti molto netti sul lavoro, così come Papa Francesco ha già fatto nel corso degli anni. Ad un certo momento, nell’enciclica afferma che “non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro” e che “aiutare i poveri con il denaro deve essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte alle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro”.
Nel libro “Il lavoro è dignità”, curato da Giacomo Costa e Paolo Foglizzo e che raccoglie alcuni interventi del Papa proprio su questo tema, i due autori ricordano come Francesco non sia d’accordo con chi interpreta il lavoro unicamente come una necessità economica e quindi come uno strumento per ottenere un reddito che permetta poi di consumare. Il lavoro, secondo il Pontefice, è molto di più. Il lavoro è soprattutto un ambito in cui la persona può diventare più persona. Per questo il lavoro è un’esperienza umana fondamentale.
Tra l’altro, nel numero 11 del 2017, “Lavoro Facile” ha pubblicato quanto Papa Francesco ha detto a Genova il 27 maggio di fronte agli operai dello stabilimento llva: “Il vero obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti. L’articolo 1 della Costituzione è molto bello: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Quel servizio si può rileggere cliccando sul link: https://www.lavorofacile.info/rivista/2017_n11/#p=30.

5) ECCO IL SIGNIFICATO DELL’ISEE

Ogni tanto, quando c’è da compilare la domanda per avere qualche sussidio, salta fuori il riferimento all'Isee. Che cosa significa esattamente questa sigla e quali sono i suoi contenuti principali?
Elsa Luisi - Per e-mail da Roma

Isee sta per Indicatore della situazione economica equivalente. In vigore dal 2015 (ha preso il posto del cosiddetto "riccometro") serve a stabilire la situazione relativa ai redditi di chi richiede agevolazioni sotto forma di prestazioni sociali o assistenza. In sostanza, per ottenere determinate facilitazioni non bisogna raggiungere un certo livello patrimoniale.
Ma come si fa a calcolare questo livello? Secondo l'Inps, nell'Isee confluiscono i redditi più il 20% della situazione patrimoniale (che comprende investimenti mobiliari e immobiliari). Una volta fatto il calcolo, va diviso per il coefficiente del nucleo familiare che cambia a seconda della composizione della famiglia.

6) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un impiego. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.
Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando spesso sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi. Però di fronte alla pandemia del coronavirus a Berlino hanno capito che o se ne esce tutti insieme oppure anche loro rischiano di subire colpi pesanti.
Comunque è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

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