Giovedì, 01 Ottobre 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2020

1) Appello a Conte di una pensionata. 2) Contratto rider: verità e bugie. 3) La strada per trovare un posto. 4) Mi hanno negato l’indennità di cassa. 5) Fate pagare le tasse ai big del web. 6) Le buche di Roma: battaglia vinta?. 7) Quelle raccomandate non consegnate

1) APPELLO A CONTE DI UNA PENSIONATA

Sono una pensionata al minimo di 81 anni e vorrei far presente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in Italia esiste una categoria di lavoratori operai che hanno versato i contributi per avere una pensione che consenta loro di vivere e non di morire di fame. Perché è ciò che succede con poco più di 600 euro al mese, che da più di 20 anni sono rimasti gli stessi. Noi siamo sempre più vecchi e con le ossa malridotte, e non ci possiamo permettere neppure gli antidolorifici.
Abbiamo sentito tanto parlare in televisione e letto sulla stampa di aiuti economici dati a tanti (pensioni sociali, reddito di cittadinanza, eccetera) ma non abbiamo mai sentito fino ad oggi nominare i pensionati lavoratori pagati con la pensione al minimo di 630 euro. E mai abbiamo visto qualcuno cercare di fare qualcosa per riparare a questa inumana ingiustizia.
Siamo stati completamente dimenticati, come se non esistessimo.
Vorrei sperare che per un momento la Sua mente possa rivolgersi a questi circa 5 milioni di poveri vecchi lavoratori che hanno diritto ad una pensione decente in grado di sostenerli negli ultimi tempi della loro vita.
Lettera da Roma - Tel. 339.376XXXX

La condizione di chi ha versato anni di contributi ma non ha raggiunto la soglia minima e che, quindi, raggiunta l’età pensionabile, non può che ricorrere alla pensione minima, è tra le più crudeli. Perché si tratta di lavoratori che hanno versato all’Inps un bel po’ di quattrini ma che è come se non lo avessero fatto.
Con 630 euro si vive male, e queste persone meriterebbero davvero che le loro ragioni venissero ascoltate.
L’appello al Presidente del Consiglio di questa pensionata scuote ancora di più le coscienze se si pensa a quanti, pur non avendone diritto, usufruiscono del reddito di cittadinanza o di altri sostegni. Chissà se con il Recovery fund possa saltare fuori qualche buona notizia?

2) CONTRATTO RIDER: VERITÀ E BUGIE

Finalmente anche per i “rider” è arrivata un po’ di giustizia. Dopo tanto sfruttamento adesso ci sono regole e compensi più precisi. È un risultato che potrebbe porre fine allo “schiavismo della ristorazione”. Come stanno le cose?
Claudio S. - Per e-mail da Roma

Quello che è stato definito come il primo contratto dei “rider”, cioè i ciclo-moto fattorini che portano pranzi e cene a domicilio, si fonda su alcuni punti base: 1) compenso minimo di 10 euro lordi per ogni ora lavorata; 2) indennità integrativa tra il 10% e il 20% per lavoro notturno, festività e maltempo; 3) premi una tantum di 600 euro ogni 2.000 consegne effettuate; 4) formazione; 5) fornitura gratuita delle dotazioni di sicurezza tipo giacca ad alta visibilità, casco, e così via; 5) copertura assicurativa contro gli infortuni e per danni contro terzi.
L’accordo è stato sottoscritto da Assodelivery (l’associazione di categoria che rappresenta i gruppi più importanti del comparto tra cui Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats) e da Ugl.
Quello che non viene previsto è l’inquadramento dei “rider” come lavoratori dipendenti che quindi restano autonomi e di conseguenza senza ferie o malattie pagate.
Ed è proprio questo il punto che viene utilizzato da gran parte delle sigle nate spontaneamente tra i lavoratori (Deliverance Milano, #RiderXiDiritti, Riders Union Bologna, Riders Union Roma) per contestare l’intesa definita un “accordo pirata con un sindacato di comodo”. Tra l’altro l’Ugl viene definita una “sigla datoriale che non ha alcuna rappresentatività nel settore”.
Anche Cgil, Cisl e Uil hanno preso le distanze accusando Assodelivery di continuare a volere una manodopera “potenzialmente infinita e facilmente sostituibile” alla quale non vengono riconosciuti i diritti fondamentali. In sostanza, è stata “portata a termine un’operazione che prevede salari bassi e maggiore precarietà”.
Per questo è stata chiesta la convocazione del tavolo aperto da tempo al ministero del Lavoro per provare a portare a termine i colloqui già avviati. Su quel tavolo i sindacati hanno posto la questione dell’inquadramento dei ciclo-moto fattorini come dipendenti subordinati. Si era manifestata la possibilità di un compromesso che l’accordo Assodelivery-Ugl non rende certo più facile.

3) LA STRADA PER TROVARE UN POSTO

Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Mi sono iscritta anche a uno dei concorsi segnalati proprio da “Lavoro Facile” e sono in attesa di cominciare le prove.
Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per confermare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi (in progressivo calo ma adesso in leggera ripresa), dalle agenzie per il lavoro (in crescita) e dai Centri per l'impiego (scarsamente utili ma in fase di rilancio). Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si parla di una profonda riforma in modo da legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda.

4) MI HANNO NEGATO L’INDENNITÀ DI CASSA

Mi trovo a svolgere un’attività per la quale sono costantemente impegnato a dare e a ricevere denaro. Per questo ho chiesto un’indennità aggiuntiva che, però, mi è stata negata. Ne ho diritto?
L. R. - Per e-mail da Roma

Gli elementi a disposizione sono troppo pochi per dare una risposta precisa. Comunque, esiste un’indennità di cassa prevista da tutti i contratti collettivi spettante ai lavoratori che maneggiano o hanno la custodia di valori contanti, assegni, e così via, se ed in quanto questi stessi lavoratori hanno anche la responsabilità finanziaria, sono cioè tenuti a rimborsare eventuali ammanchi.
L’importo è stabilito proprio dai contratti collettivi e può essere o in cifra fissa oppure calcolato in percentuale su alcuni elementi della retribuzione. L’indennità entra a far parte delle mensilità aggiuntive, solo se lo prevede il contratto collettivo.
Di solito, sempre salvo diversa previsione dei Ccnl, non spetta quando il lavoratore è assente e la cassa viene data in gestione a un altro lavoratore.

5) FATE PAGARE LE TASSE AI BIG DEL WEB

Non sono un esperto in materia ma non riesco a capire come mai i colossi del web che operano in Italia continuino a versare al nostro fisco molto meno di quanto dovrebbero. Ogni tanto qualcuno ritira fuori l’argomento ma senza risultati apprezzabili.
Visto che l’erario è sempre a caccia di soldi, come possibile che ciò possa accadere? Insomma: o hanno ragione loro, e allora è inutile indignarsi, oppure chi dovrebbe far valere i nostri interessi non lo fa con il dovuto rigore.
Leo Sestini - Per telefono da Firenze

In verità, l’Italia e gli altri Paesi europei che hanno i nostri stessi problemi si sono mossi su diversi tavoli. Per esempio, l’intervento della procura ha recentemente “convinto” Airbnb, Amazon, Facebook, Google a versare 42 milioni di euro a fronte di un arretrato di quasi 1 miliardo di euro.
Però sul filo della legalità, almeno finché non si riuscirà a cambiare le regole, i colossi del web sono abbastanza al sicuro. Perché, oggi, possono pagare le tasse là dove hanno stabilito la loro sede e non nei Paesi dove generano profitti. L’Ocse, l’Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo, sta cercando un compromesso che riduca il fenomeno in attesa di una rimodulazione generale della questione.
Ma non sarà semplice. Il presidente americano, Donald Trump, si è decisamente schierato con le compagnie e qui in Europa, Irlanda, Lussemburgo e Olanda – cioè i Paesi che ospitano i colossi del web e che da questo meccanismo incassano somme non indifferenti – già hanno fatto sapere di essere contrari a qualsiasi riforma.

6) LE BUCHE DI ROMA: BATTAGLIA VINTA?

Non so come a Roma vengano coperte le buche con l’asfalto. O meglio: lo so benissimo. L’altro giorno, in una strada nelle vicinanze di piazza Istria, un camioncino con il bitume e alcuni operai erano all’opera per riparare crepe e piccole voragini. Finalmente, mi sono detto. Solo che, ripassando qualche ora dopo, ho visto che sì tutto era stato ricoperto ma lasciando uno scalino di almeno 2-3 centimetri!
Se questo è un lavoro a regola d’arte mi piacerebbe conoscere chi è che lo autorizza: insomma, se gli operai non fanno altro che eseguire delle precise disposizioni. Perché a me sembrano robe da matti: da una parte si tappano le buche e dall’altra si alzano scalini.
Recentemente la sindaca, Virginia Raggi, ha annunciato che la battaglia delle buche è stata vinta. A me non pare proprio…
Carlo Pesenti - Per telefono da Roma

La segnalazione non è l’unica arrivata alla nostra redazione. Le buche, così come la deficitaria raccolta dei rifiuti, fanno ormai parte del panorama di Roma. I consiglieri più vicini alla prima cittadina sostengono che il problema, se non del tutto risolto, è in via di soluzione.
Siccome non si tratta di dispute filosofiche ma di cose che di più “terrene” non potrebbero essere, non è difficile capire come stiano realmente le cose. Basta girare un po’ per farsi un’idea. Come sempre, le parole sono una cosa, i fatti un’altra.

7) QUELLE RACCOMANDATE NON CONSEGNATE

Lo scorso 10 settembre, uscendo da casa, ho trovato un avviso di Poste italiane dove mi si invitava a ritirare una raccomandata presso l’ufficio centrale della mia città perché il postino, pure avendo suonato, non aveva trovato nessuno e quindi non aveva potuto effettuare il recapito.
Il fatto è che io a casa c’ero e non ho sentito suonare né il citofono né il campanello. Per recuperare la lettera ho dovuto rinviare un paio di impegni e fare una piccola fila davanti allo sportello. Alle mie rimostranze l’impiegato non è sembrato convinto delle mie ragioni ma, comunque, mi ha invitato a segnalare l’accaduto alla direzione.
Non è così che si fa un buon servizio agli utenti da parte di una delle nostre più importanti aziende.
Corrado M. – Per telefono da Roma

Il problema deve essere, evidentemente, piuttosto diffuso se lo scorso 15 settembre l’Antitrust ha multato Poste italiane per 5 milioni di euro in quanto l’azienda “anche quando sarebbe stato possibile effettuare la consegna nelle mani del destinatario” preferisce lasciare un avviso per il ritiro nei depositi postali il che obbliga a “un inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”.
L’Antitrust ha poi criticato la circostanza che il recapito “non sempre viene esperito con la tempistica e la certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari”.
Poste italiane, che ha annunciato il ricorso al Tar contro la sanzione, ha risposto definendo “priva di fondamento l’ipotesi secondo la quale l’azienda avrebbe posto in essere azioni che ingannino i clienti in merito alle caratteristiche del prodotto raccomandata”.
Poste ha anche fornito i dati del servizio: “Nel 2019 sono stati consegnati oltre 120 milioni di pezzi, ricevendo nel medesimo periodo, meno di 1.000 reclami relativi agli avvisi di giacenza, pari allo 0,0008% del totale delle raccomandate regolarmente gestite”.
Vedremo come andrà a finire il confronto Antitrust-Poste italiane. Certo è che coloro che fanno parte di quello 0,00008% hanno tutto il diritto di lagnarsi.

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