Giovedì, 10 Settembre 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 11/2020

1) Nuove regole per lo smart working; 2) Alunni prigionieri delle mascherine?; 3) L’America, le elezioni e i nostri politici; 4) Tra agenzie, aziende e contratti; 5) Quanto può durare una trasferta?; 6) Gli annunci di ricerca in inglese; 7) Quali i compiti dell’inserviente.

1) NUOVE REGOLE PER LO SMART WORKING

Il coronavirus ha rilanciato lo smart working. Se non si riuscirà a mettere il virus sotto controllo, è previsto che in autunno ci sarà un ulteriore balzo in avanti delle attività svolte da casa. In apparenza niente di male. Tutt’altro. Ma io non ne sono convinto.
C’è il rischio concreto della perdita di quei rapporti sociali che solo lo stare insieme nel posto di lavoro è in grado di favorire. E poi tra un po’ qualcuno proporrà di rivedere al ribasso gli stipendi con la scusa che i dipendenti hanno meno spese per gli spostamenti o altro.
Martino Ranucci - Per e-mail da Roma

Quando l’Italia è stata chiusa per frenare la pandemia, le aziende che hanno potuto hanno favorito il ricorso allo smart working che, ricordiamo, significa svolgere lo stesso impegno da remoto (cioè presso la propria abitazione o in un altro luogo) restando in collegamento con il vecchio ufficio.
La necessità di dare regole più precise a questa formula è ben presente tanto che la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato per il 24 settembre le parti sociali per regolamentare i contratti alla luce della massiccia diffusione dello smart working. Insomma si avverte la necessità di passare dalle modalità imposte dall’emergenza ad un sistema di relazioni sulle quali trovino l’accordo imprenditori e lavoratori “all’interno di un più ampio e sistematico piano di incentivi e investimenti in grado di facilitare la transizione tecnologica del nostro sistema produttivo. La leva fiscale è certamente uno dei primi strumenti da mettere in campo”.
In italiano smart working vuol dire “lavoro intelligente”. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano si tratta di “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.
Adesso, però, visto che dalla teoria si è passati ampiamente ai fatti non si può lasciare che tutto scorra senza punti di riferimento. Bene, quindi, l’iniziativa della ministra del Lavoro.

2) ALUNNI PRIGIONIERI DELLE MASCHERINE?

Spero che l’anno scolastico possa scorrere più o meno regolarmente. Ma penso anche che non sarà facile. Il Covid-19 è ancora in mezzo a noi e finché non arriverà il vaccino saremo costretti a farci i conti.
Comunque, e finalmente, ci siamo resi conto di come negli anni la scuola sia stata abbandonata: classi pollaio, strutture inadeguate, precariato ovunque. Comunque, e finalmente, si sente dire che la scuola è il cuore pulsante del Paese da cui dipende il nostro futuro. Comunque, e finalmente, si è deciso di ripartire coinvolgendo più ministeri e mettendo in campo più risorse finanziarie.
È una sfida che non possiamo perdere. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha affermato che la riapertura delle scuole è stato sempre considerato un “dovere morale” da parte del governo. Auriamoci che tutti i calcoli siano stati fatti bene.
Marta Corsini - Per e-mail da Roma

Ho appena letto che un noto esponente politico ha detto: “Io, mia figlia di 7 anni a scuola a settembre in un’aula buia e con la mascherina, non ce la mando. In Europa i bambini stanno andando scuola senza distanze e senza mascherine. Perché qui in Italia no? È una follia”.
Oggi è il 21 agosto. Anch’io ho una bambina di 8 anni e sono preoccupata per la diffusione del coronavirus che ha ripreso a circolare con forza. Ciò che voglio è che quando l’accompagnerò a scuola mi si assicuri che è stato fatto il massimo per garantire la sua sicurezza e quella di tutti gli altri.
Tenere la mascherina in aula non è il massimo, anzi meglio sarebbe farne a meno. Ma spetta agli esperti decidere.
Carla Setti - Per telefono da Roma

Mai il ministero dell’Istruzione si è trovato a gestire un problema come quello del coronavirus. È capitato alla ministra Azzolina, per di più in mezzo ad una bagarre politica che ormai non risparmia nulla e nessuno.
Detto questo, non mi pare che la responsabile del dicastero di viale Trastevere si stia comportando peggio di chi l’ha preceduta. Basta ricordare il lungo elenco di provvedimenti che hanno via via trasformato la scuola in una fabbrica di precari.
Un Paese che non è mai riuscito a darsi una seria strategia dell’apprendimento in linea con le necessità di un mondo in rapida trasformazione, non può che recitare il mea culpa. E magari provare – senza rovesciare di continuo i tavoli e mettendo da parte le facili demagogie – a costruire qualcosa di sensato. Beh, forse sto sognando ad occhi aperti…
Nello Brancati - Per telefono da Napoli

Il 20 e il 21 settembre si vota per il referendum sul taglio dei parlamentari e per il rinnovo dei governatori di 7 Regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto, dove sono chiamati alle urne 18 milioni di elettori.
Dopo questo, il nuovo numero di “Lavoro Facile” uscirà venerdì 2 ottobre quando i risultati delle elezioni saranno già noti.
Mentre scriviamo, quindi, siamo ancora nel pieno del confronto tra i partiti e tra gli schieramenti, e l’argomento della scuola non può non sottrarsi alle polemiche. Sia perché è particolarmente ricco di implicazioni, sia perché coinvolge milioni di persone tra studenti, famiglie, personale docente e amministrativo.
Chi sarà riuscito meglio a fare breccia nelle convinzioni dell’opinione pubblica sarà sotto gli occhi dei lettori a partire dalla sera del 22 settembre. In questo momento non possiamo che prendere atto della situazione che abbiamo di fronte e che è in parte quella descritta dai messaggi qui sopra riportati.
Per chiarezza va detto che il noto esponente politico al quale fa riferimento Carla Setti à Matteo Salvini e che quelle parole sono state pronunciate dal leader della Lega durante una manifestazione di protesta organizzata davanti al ministero dell’Istruzione al grido di “Azzolina bocciata”.
Siamo d’accordo sul fatto che, nel decidere come ci si debba comportare all’interno delle scuole e delle aule, non si possa prescindere dal parere degli esperti, cioè dei virologi che stanno monitorando il cammino del coronavirus. E meglio sarebbe se riuscissero a parlare con una sola voce.
Del resto, non è che a proposito di Covid-19 i politici non abbiano più volte capovolto le loro posizioni: dalla richiesta di immediate chiusure alla richiesta di immediate riaperture, dal via libera alle discoteche al perché quel via libera sia stato dato, dal virus che non fa più paura alla necessità di mantenere la massima attenzione. E così via.

3) L’AMERICA, LE ELEZIONI E I NOSTRI POLITICI

Mi è capitato di seguire in diretta tv dagli Stati Uniti alcune fasi della Convention del partito democratico che ha candidato Joe Biden come sfidante di Donald Trump. Ho ascoltato molti interventi tra i quali quelli di Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Barack Obama, Kamala Harris e dello stesso Biden.
Mi è venuto spontaneo fare un paragone con ciò che dicono i nostri politici eternamente a caccia di voti. Che differenza! Là si prova a volare alto, a cercare risposte concrete, a sentirsi parte di un Paese che è stato fatto, e che è fatto, da gente proveniente da ogni parte del mondo. Dove nessuno rinnega le proprie origini, anzi le ribadisce con orgoglio. Ma poi tutti si sentono americani.
Così Kamala Harris, vice di Biden, ha ricordato la madre di origini indiane e il padre di origini giamaicane. Così la stessa moglie di Biden, Jill, non ha trascurato di rendere omaggio ai nonni provenienti dall’Italia. E Ocasio-Cortez ha sempre messo in luce come le sue radici siano portoricane.
Più “italiano”, invece, mi è sembrato il linguaggio di Trump con le accuse a chi non la pensa come lui, con gli avvertimenti a chi non accetta la sua visione del mondo, con l’esplicito e l’implicito sostegno a coloro che ritengono che chi ha il potere deve usare il bastone nei confronti di coloro che non sono d’accordo.
Saranno gli elettori, il 3 novembre, a decidere se confermare l’attuale capo della Casa Bianca o cambiarlo. Una scelta che, alla fine, avrà ripercussioni su tutti noi perché sono in ballo due visioni del mondo. Ma intanto, grazie alle trasmissioni notturne (a causa del fuso orario) della Rai, ho potuto capire meglio che cosa in America si pensa di fare.
Cesare Rocchi - Per e-mail da Roma

4) TRA AGENZIE, AZIENDE E CONTRATTI

L’argomento lo avete già affrontato, ma vi pregherei di ripetermi come funziona il rapporto contrattuale tra agenzia per il lavoro, lavoratore e azienda utilizzatrice. Chiedo troppo?
Lina Rubei - Per e-mail da Roma

L’agenzia per il lavoro assume il lavoratore e lo mette a disposizione dell’impresa che lo ha richiesto. Sarà quindi l’agenzia a pagare la retribuzione, a versare i contributi previdenziali e ad esercitare il potere disciplinare, anche se il lavoratore svolgerà la propria attività nell’interesse e sotto al direzione dell’azienda utilizzatrice.
All’atto della stipula del contratto, l’agenzia per il lavoro dovrà comunicare per iscritto al lavoratore: il tipo di attività, la data di inizio e la durata prevedibile della prestazione, le mansioni e l’inquadramento, il luogo, l’orario e il trattamento economico. Il contratto può essere anche a tempo indeterminato.

5) QUANTO PUÒ DURARE UNA TRASFERTA?

Capita spesso che per ragioni di lavoro la mia ditta mi richieda frequenti trasferte, che a volte durano più giorni. È regolare?
M. S. - Per e-mail da Roma

La trasferta, contrariamente al trasferimento, presuppone un mutamento temporaneo del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Il concetto di “temporaneità” è molto ampio: può riguardare un giorno come alcune settimane.
Più la trasferta è lunga più i contorni sfumano e diventa difficile distinguerla dal trasferimento. In linea generale si può sostenere che si è in presenza di trasferta quando il mutamento della sede conserva i caratteri della “provvisorietà”, cioè quando è dettato da una situazione speciale cessata la quale è previsto il ritorno nella primaria sede di lavoro.
Non possono, ad esempio, qualificarsi “trasferte” gli spostamenti dei lavoratori che, per la natura stessa dell’attività che svolgono, effettuano le loro prestazioni in località sempre diversa.
Individuare esattamente se si è in trasferta oppure no è importante in quanto a questo istituto sono collegabili obblighi di tipo retributivo e adempimenti di natura fiscale e previdenziale.
In genere, e salvo diversa previsione dei contratti collettivi, il datore di lavoro può inviare il dipendente in missione o trasferta senza le limitazioni che regolano il trasferimento: vale a dire le imprescindibili ragioni tecniche, organizzative e produttive.

6) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?
I. M. - Per fax da Roma

Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle imprese e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.

7) QUALI I COMPITI DELL’INSERVIENTE

Un contratto di inserviente quali mansioni comprende?
Flora Di Carlo - Per Google+

Quella dell’inserviente è una figura che si trova in quasi tutti gli ambienti di lavoro: dal turismo alla ristorazione, dall’ospedaliero al turismo, dagli uffici alle scuole, e così via. Di solito svolge compiti esecutivi che, comunque, richiedono una certa preparazione.
Il livello contrattuale oscilla tra il V e il VII livello. Il V livello e il VI prevedono che si debba svolgere un’attività di normale complessità (per esempio commis di cucina, addetto ai servizi mensa, caffettiere ma non barista, cucitrice, facchino ai piani).
Il VII livello (che dopo 1 anno di anzianità si trasforma automaticamente in VI livello) si riferisce a guardarobieri, magazzinieri, autisti con patente B, addetti vigilanza, garagisti, addetti portineria, fattorini, maschere, e così via.
Naturalmente ogni livello ha una retribuzione specifica stabilita dai contratti nazionali di lavoro.

Letto 250 volte Ultima modifica il Venerdì, 11 Settembre 2020 07:33

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