Giovedì, 09 Luglio 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 10/2020

1) La scuola? Accidenti che rebus; 2) Laurearsi in GB sarà quasi impossibile; 3) Dei clan si sa già tutto. E allora?; 4) Noi “anta” siamo discriminati; 5) Assunzione col conto corrente…; 6) Ancora sulla giungla call center; 7) Le mie otto proposte per la sanità

1) LA SCUOLA? ACCIDENTI CHE REBUS

Alla fine una soluzione riusciranno a trovarla ma che angoscia: la scuola italiana da troppo tempo viene bistrattata e mai considerata come dovrebbe. Se il futuro si costruisce tra aule e docenti c’è poco da stare allegri. E non per colpa dei prof che continuano a mettercela tutta per impedirne il definitivo naufragio.
Marta Semprini - Per e-mail da Roma

Ogni ministro che arriva in viale Trastevere prova a cambiare tutto e, soprattutto, a spazzare via ciò che ha fatto il suo predecessore. Ma è mai possibile? A memoria non ricordo un responsabile del dicastero della pubblica istruzione che sia riuscito a lasciare il segno. Vorrei sbagliarmi, però…
Stefania Ricci - Per e-mail da Roma

Lavoro da anni nella scuola come amministrativo e ne ho viste di tutti i colori. Quando è stato deciso di dare più responsabilità ai dirigenti scolastici credevo che fosse una scelta azzeccata: solo chi vive giorno per giorno i problemi di un istituto può risolverli sapendo dove mettere le mani.
Ma poi i soldi da spendere si sono inesorabilmente ridotti tanto che non pochi genitori sono stati costretti a comprare materiali di prima necessità (prodotti per la pulizia, carta igienica) o a mettersi a disposizione per qualche lavoretto urgente.
Insomma, se lo Stato doveva risparmiare i primi a finire sotto le forbici sono sempre stati la scuola e la sanità. Il risultato è davanti agli occhi di tutti.
Per questo dico che le responsabilità della ministra Azzolina, che pure ci sono, andrebbero perlomeno ripartite con chi l’ha preceduta.
Carlo S. - Per telefono da Roma

Oltre ai soliti nodi irrisolti, anche la scuola ha dovuto misurarsi con il coronavirus. Una tempesta quasi perfetta. È facile sparare a zero sul ministero dell’Istruzione, anche perché la ministra Azzolina ci ha messo del suo con indecisioni, gaffe, mosse e contromosse.
Mi vengono i brividi pensando a che cosa potrà accadere il 14 settembre quando partirà l’anno scolastico 2020-2021. Non resta che sperare nello stellone italiano. E pregare.
Fabiola Masi - Per e-mail da Roma

Cara ministra Lucia Azzolina se, come dice, l’hanno messa in mezzo lasciando che diventasse il bersaglio di tutte le critiche, perché non si dimette? Sarebbe un bel gesto di responsabilità. Però in Italia le dimissioni sono un evento rarissimo: la poltrona ha sempre la meglio e il rimpallo delle responsabilità consente di salvare (più o meno) la faccia.
Non sono scenebelle da vedere, ma ci siamo abituati. Tra qualche settimana, nel pieno delle ferie, le polemiche scenderanno di tono. Però la brace cova sotto la cenere e, c’è da scommettere, alla vigilia del primo suono di campanella il fuoco tornerà a divampare. Figuriamoci che cosa potrebbe accadere se anche Covid-19 dovesse farsi vivo con una seconda ondata: facciamo gli scongiuri!
F. T. - Per e-mail da Roma

La scuola è l’immagine di un Paese. E l’Italia è da tempo che non riesce a dare il meglio di sè. Del resto siamo tra chi destina meno soldi all’educazione: così se la spesa media dei partner dell’Unione europea è del 10,2% della spesa pubblica totale, noi ci fermiamo al 7,9%.
L’Inghilterra spende l’11,3%, la Francia il 9,6%, la Germania il 9,3%, la Romania l’8,4%, la Grecia l’8,2%. In testa troviamo Cipro con il 15,3% e i Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) con il 15%.
È un problema che, come ha scritto un lettore, viene da lontano. E che adesso potrebbe essere avviato a soluzione grazie ai contributi che l’Europa si appresta a versare all’Italia.
Però a Bruxelles si aspettano, prima di darci gli euro, che il governo presenti un piano circostanziato relativo a come intendiamo spenderli. Lì la scuola deve ritrovare la dignità che merita.
Al tema abbiamo dedicato il Primo piano di questo numero (da pagina 20). Dove si possono trovare i punti salienti della riforma della ministra Azzolina e le opportunità di formazione offerte dal mercato. Insomma, proviamo anche a rispondere alla domanda: che cosa conviene imparare per trovare subito e meglio un posto di lavoro?

2) LAUREARSI IN GB SARÀ QUASI IMPOSSIBILE

Il prossimo anno mio figlio prenderà la maturità e, come d’accordo in famiglia, proseguirà gli studi in Gran Bretagna. Il fatto è che la Brexit potrebbe cambiare i nostri calcoli, e non di poco perché leggo che, una volta scattata la separazione tra Londra e il resto dell’Unione europea, frequentare una università costerà un bel po’ di più.
Stiamo cercando di informarci ma pare proprio che così sarà. La mia preoccupazione è che potrei non essere in grado di sostenere la spesa. Rinunciare sarebbe un brutto colpo. Continuiamo a sperare in un cambiamento di rotta, in qualche accordo che almeno lasci intatte le norme che regolano gli scambi culturali. Sarà possibile?
Corrado D’Amico - Per telefono da Roma

L’uscita del Regno Unito dalla Ue – sancita da un referendum e poi sempre ribadita dal premier Boris Johnson – avverrà alla fine di quest’anno. Sono in corso negoziati per scongiurare una separazione dura, cioè senza intese capaci di limitare i danni.
All’inizio di giugno, Johnson e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno provato a trovare un punto di incontro. Invano. Le posizioni sono rimaste distanti e non si intravedono spiragli.
C’è chi ha provato a suggerire di prendere tempo, rinviando più avanti la data limite. Ma Londra ha tagliato corto: “Il periodo di transizione scade il 31 prossimo dicembre”.
Saranno problemi per tutti. È stato calcolato che il Regno Unito dovrà mettere in conto un calo del Pil di oltre il 10% e 6 milioni di posti bruciati. Al numero 10 di Downing Street confidano nell’aiuto del presidente americano, Donald Trump, che non vede l’ora di stringere ancora di più i rapporti con il Paese di Sua Maestà per creare ulteriori difficoltà all’Unione europea.
Per ciò che riguarda la presenza degli studenti provenienti dalla Ue nelle università britanniche, nulla cambierà fino a quel fatidico 31 dicembre. Poi le novità faranno piazza pulita di ciò che è stato.
Un po’ di cifre. Adesso la tassa d’iscrizione è di 9.000 sterline l’anno. In più gli studenti possono ottenere prestiti da restituire dopo la laurea e dopo avere trovato un posto di lavoro. In sostanza, ci si può mantenere senza pesare sulle famiglie.
Ma con l’anno accademico 2021-2022 i ragazzi provenienti dalla Ue saranno equiparati agli extracomunitari. Quindi le 9.000 sterline saliranno a 25.000 e spariranno pure gli incentivi.
Così, per coprire i 4 anni necessari per arrivare alla laurea bisognerà sborsare 100.000 sterline (115.000 euro). Più le spese di soggiorno.
Non molti potranno permetterselo, e i flussi dall’Italia sono destinati a ridursi drasticamente. Oggi, tra gli studenti europei i nostri giovani sono i più numerosi: 14.000 contro i 13.600 francesi, i 13.400 tedeschi e i 10.300 spagnoli.

3) DEI CLAN SI SA GIÀ TUTTO. E ALLORA?

Se davvero la criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà provocate dal coronavirus a tanti imprenditori, sta tendando di “subentrare” negli affari, perché le autorità competenti non intervengono per stroncare questi tentativi?
Ciò che mi sorprende è che spesso si sa già tutto: che la cosca tal dei tali controlla interi quartieri, che l’organizzazione pinco palla smercia stupefacenti, che i clan ypsilon e zeta sono formati da colletti bianchi che riciclano i proventi del malaffare. Eccetera, eccetera.
Si fanno pure nomi e cognomi. Che si aspetta ad esercitare la legge? Boh, è un mistero gaudioso.
T. P. - Per e-mail da Frosinone

In effetti, si pubblicano pure organigrammi con spicchi di città controllati da gruppi ben identificati. Allora perché non si interviene? In verità, si interviene. Le operazioni di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono quotidiane, e lo smantellamento delle reti criminali è costante.
Certo, si dovrebbe e si potrebbe fare di più. Anche perché è notevole la capacità delle mafie di parare i colpi e rimediare agli arresti. Il giudice Giovanni Falcone parlò di “menti raffinatissime”. Lo Stato deve tenere sempre la guardia alta.

4) NOI “ANTA” SIAMO DISCRIMINATI

Anche se le normative vigenti in materia di assunzioni OBBLIGANO a non discriminare per razza, età e sesso, così spesso non è. E voi fareste bene a denunciare chi non rispetta le regole in modo, se non altro, da farci risparmiare l'invio del curriculum e altre perdite di tempo. Lo dico a ragion veduta perché ho 55 anni e in questo cavolo di Paese sono ormai fuori da un bel pezzo dal mercato del lavoro, e la pensione è ancora lontana. Non ci sono parole...
Vorrei che prendeste sul serio questo argomento – magari dedicandogli uno dei prossimi articoli – che è di una gravità totale (e anche costituzionalmente censurabile) e che taglia fuori persone con esperienza e buone capacità professionali. Se, giustamente, vi occupate dei giovani è altrettanto giusto tenere presente le necessità di lavoro di chi un impiego lo ha perso e ha solo qualche anno in più.
Stefania S. - Per e-mail da Roma

Il problema dell'occupazione, com'è noto, riguarda tutte le età. Per di più in un periodo come quello attuale terremotato dal lockdown.
In quest'ambito si conferma quell'autentico dramma che è la ricollocazione dei cosiddetti "anta" che spesso hanno una famiglia a carico e verso i quali le misure di sostegno lasciano a desiderare.
Accogliamo volentieri il suggerimento di Stefania S. e quanto prima torneremo sull'argomento.

5) ASSUNZIONE COL CONTO CORRENTE…

Ho ricevuto un'offerta da parte di una società e, successivamente, un contratto di lavoro. Il tutto senza sostenere un colloquio conoscitivo.
Dal momento che si tratta di un’azienda che opera nel campo del trasferimento di pagamenti, dovrei aprire anche un conto corrente. Mi stanno venendo molti dubbi…
A. F. - Per e-mail da Morino (L’Aquila)

Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Certamente suscita più di qualche dubbio un'offerta di lavoro proveniente da una società che nemmeno vuole conoscere il futuro dipendente magari solo attraverso l’invio del curriculum.
A maggior ragione, visti i presupposti, diffiderei di un preteso datore di lavoro che mi invitasse, per strette esigenze operative, ad aprire un conto corrente bancario a mie spese. Le cronache dei raggiri e delle triangolazioni di quattrini sono ricche di episodi del genere.

6) ANCORA SULLA GIUNGLA CALL CENTER

Ho letto in questa rubrica la denuncia di chi ha lavorato in un call center senza ricevere lo stipendio pattuito. Posso testimoniare che non si tratta di un caso isolato. Anch’io ho vissuto una situazione simile, anche se poi tutto si è risolto per il meglio.
Il fatto è che, accanto a strutture serie, ce ne sono altre che non hanno un rapporto corretto con i collaboratori. Sarebbe bene che si continuasse a fare luce su un settore nel quale lavorano centinaia di giovani e dove impera la legge della giungla.
G. R. - Per telefono da Frosinone

Rispetto alla stagione pioneristica, quando di regole non c’era nemmeno l’ombra, l’intero comparto non è più abbandonato a se stesso, tanto che i contratti in essere garantiscono di più e meglio i lavoratori.
Ma di strada ne resta ancora da fare, tanto più che il settore non ha ancora risolto il problema delle delocalizzazioni e quello del cosiddetto “massimo ribasso” che consente a società piuttosto disinvolte di subentrare ad altre con tariffe superscontate e spesso al di sotto dei prezzi di mercato.
Com’è possibile? È possibile – sostengono dipendenti, sindacati e strutture più serie – perché la differenza viene scaricata sui lavoratori, sforbiciando le retribuzioni. Pertanto, quando si è sul punto di cominciare un’attività con un call center è bene sapere chi si ha di fronte. E poi, in caso di inadempienze, non rassegnarsi ma individuare la strada migliore per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti maturati.

7) LE MIE OTTO PROPOSTE PER LA SANITÀ
Si continua a parlare della Sanità in Italia. E si discute di che cosa non ha funzionato. Sicuramente ci sono state carenze e errori, ma nel complesso il nostro Servizio sanitario nazionale ha retto abbastanza bene e rimane uno dei migliori del mondo.
L’arrivo inaspettato del coronavirus ci ha trovati impreparati, con strutture non all’altezza per affrontare la grave situazione: carenza di posti letto per la rianimazione, carenza di materiale sanitario, carenza di medici e infermieri, carenza di servizi e presidi sanitari sul territorio. E poi, lasciatemelo dire, in alcune regioni i governatori non sono stati altezza dell’emergenza e tanti direttori generali si sono rivelati impreparati. E che dire di chi ha portato avanti una politica di privatizzazione della Sanità con continui finanziamenti e tagliando risorse e depotenziando le strutture pubbliche?
Io sostengo, invece, che c’è bisogno urgente di investire di più e meglio proprio nella sanità pubblica: la salute deve essere messa al primo posto nelle scelte culturali, economiche, sociali e politiche del nostro Paese.
Ecco alcune mie semplici proposte da rivolgere alle istituzioni e ai responsabili della sanità: 1) potenziare il Servizio sanitario nazionale con più risorse economiche, più strutture, più posti letto per la rianimazione, più medici e infermieri; 2) negli ospedali creare percorsi di sicurezza per evitare il contagio da coronavirus; 3) nell’ambito del piano sanitario locale potenziare velocemente le strutture sul territorio; 4) i dirigenti delle Agenzie territoriali della salute e delle Aziende socio-sanitarie territoriali siano nominati con concorsi pubblici, possibilmente internazionali (europei), secondo criteri di preparazione, competenza, capacità e onestà; 5) siano superate tra le regioni le disparità di trattamento; 6) appena pronto il vaccino anti Covid-16 sia messo a disposizione del Servizio sanitario nazionale in quantità sufficienti per la vaccinazione di tutti i cittadini; 7) che sia applicata appieno la legge 833, quella che ha istituito il nostro Servizio sanitario nazionale universalistico, con i suoi principi e gli obiettivi di prevenzione, cura e riabilitazione; 8) applicare su tutto il territorio nazionale l’articolo 32 della nostra bella costituzione in cui si stabilisce che il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini e in eguale misura.
Per ultimo, un ringraziamento speciale a tutti gli operatori sanitari per il grande impegno e l’immenso sacrificio che ha consentito di salvare tante persone mettendo a rischio la loro vita.
Francesco Lena - Per e-mail da Cenate Sopra (Bergamo)

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