Giovedì, 18 Giugno 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2020

1) Cara Inps, paga la cassa integrazione; 2) Il governo riuscirà a restare in sella?; 3) Se ci si rifiuta di lavorare nei festivi; 4) Il posto in banca non è più sicuro; 5) Pochi controlli sui bus di Roma; 6) Comprare un’auto con i “vizi occulti”

1) CARA INPS, PAGA LA CASSA INTEGRAZIONE

Sono tra coloro che hanno diritto all’assegno di cassa integrazione in deroga. I passaggi burocratici si sono conclusi lo scorso 8 aprile ma ancora non ho visto un euro. I tempi sono duri per tutti, ma ancora di più lo sono per chi ha perso un lavoro precario spesso poco retribuito.
Adesso vedo che con sempre maggiore frequenza si parla di rabbia sociale pronta ad esplodere. Chi ci governa deve prestare attenzione a quei cittadini che la crisi provocata dal coronavurs ha spinto oltre la soglia di povertà e che senza aiuto rischiano di non farcela.
A me sembra la solita Italia: a parole molto si promette ma poi nei fatti succede poco. In queste condizioni basta poco per accendere la miccia del risentimento…
Marco G. - Per e-mail da Roma

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, sostiene che ormai non ci sono ritardi nei pagamenti in quanto la macchina dell’Istituto di previdenza, dopo qualche settimana difficile, ha preso il ritmo giusto. Anche per quanto riguarda il pagamento della cassa integrazione in deroga (Cigd).
Secondo Tridico, con la fine di maggio non dovrebbero più esserci pratiche arretrate. L’e-mail di Marco G. è giunta in redazione all’inizio di giugno e può darsi che, nel frattempo, la situazione si sia risolta per il meglio.
Certo è che l’Inps si è trovata a gestire una situazione come mai prima, con tanti fronti aperti dalla pandemia. La riorganizzazione degli uffici ha richiesto qualche settimana e ciò ha innescato un’esasperazione diffusa. Che in verità, nonostante le rassicurazioni, non è stata del tutto riassorbita.
Ricordiamo che la cassa integrazione in deroga spetta ai lavoratori subordinati con la qualifica di operai, impiegati e quadri, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, con un’anzianità lavorativa presso un’impresa di almeno 12 mesi. L’indennità è pari all’80% della retribuzione. La domanda deve essere presentata dall’azienda direttamente all’Inps.
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2) IL GOVERNO RIUSCIRÀ A RESTARE IN SELLA?

Intorno agli esami di maturità in tempi di Covid-19 c’è stato prima il balletto del si fa-non si fa, poi del come-si-fa e, infine, della loro organizzazione da parte degli uffici scolastici regionali. Ebbene, una volta dato il via libera è saltato fuori il problema della mancanza dei presidenti di commissione.
Con un’ordinanza è stato deciso, in fretta e furia, che per la nomina non era più necessaria un’anzianità di docenza di 10 anni e che, quindi, su questa base si poteva procedere alle nomine d’ufficio.
È questo l’ultimo inconveniente che vede la scuola in pieno marasma. Anche sui concorsi per la stabilizzazione degli insegnanti c’è stata un bel po’ di confusione e ancora non è ben chiaro in che modo comincerà l’anno scolastico 2020-2021. Che la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, non sia all’altezza?
Claudia Mauri - Per telefono da Roma

Il decreto Rilancio di 55 miliardi di euro dovrebbe rimettere in moto l’economia. A giudicare da ciò che si vede non so se ci si riuscirà. Nel governo ognuno marcia in ordine sparso e manca una visione strategica.
Se è vero che serve un impegno come quello messo in campo dopo la fine della seconda guerra mondiale, c’è da tremare.
Giuliana Marchi - Per e-mail da Roma

I soldi del Mes più i 172 miliardi di euro del recovery fund dovrebbero consentire all’Italia di uscire dalle sabbie mobili. L’Europa ha finalmente ha battuto un colpo, e che colpo. Sono più ottimista sul nostro futuro.
Lorenzo Milani - Per e-mail da Roma

Leggo che il governo di Giuseppe Conte avrebbe i mesi contati. Dopo l’estate e con l’economia ancora in panne pare che il nostro primo ministro sarà costretto a gettare la spugna.
Aumentano coloro che fanno il tifo per questa conclusione. Il nostro Paese ne trarrà giovamento? Non ne sono tanto sicuro visto ciò che passa il convento della politica.
Pino B. - Per e-mail da Napoli

Di messaggi sulle prospettive dell’Italia ne sono arrivati altri ma questi che pubblichiamo li riassumono bene.
Che cosa dire? Occorrerà vedere ciò che accadrà nelle prossime settimane e, soprattutto, su quando si potrà contare sul sostegno concreto dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di risorse perché le casse dello Stato si sono prosciugate.
Il nostro primo ministro sa che non può tirarla per le lunghe senza mettere quattrini freschi sul piatto. Se ciò avverrà abbastanza rapidamente potrà tirare un sospiro di sollievo. Sennò sarà complicato tenere in piedi la coalizione che lo sorregge.

3) SE CI SI RIFIUTA DI LAVORARE NEI FESTIVI

Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?
Carla Sartori - Per telefono da Roma

Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.
In questo senso si è espressa la Cassazione (sentenza 21209/2016) che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

4) IL POSTO IN BANCA NON È PIÙ SICURO

Una volta il posto in banca era tra i più ambiti e sicuri. Da un paio d’anni il panorama è cambiato. Chiusura di filiali e licenziamenti. È un altro mito che crolla…
Mimmo Moretti - Per e-mail da Roma

È proprio così. Secondo fonti del settore, per esempio, se Intesa Sanpaolo dovesse riuscire ad acquistare Ubi Banca i dipendenti in uscita sarebbe 5.000. Naturalmente si tratterebbe di uscite volontarie garantite dal Fondo di solidarietà del settore.
Ci sono da calcolare, inoltre, i 6.000 esuberi di UniCredit e la riduzione del personale, in parte già effettuata, di Bnl, Mps, Bper e altri istituti di credito.
C’è da dire che, di solito, gli accordi con i sindacati prevedono che ogni due addetti in uscita ce ne sia uno in entrata. È un modo per tagliare i bilanci e accelerare il ricambio generazionale favorito dalla progressiva introduzione delle nuove tecnologie.

5) POCHI CONTROLLI SUI BUS DI ROMA

Meno male che siamo tornati alla normalità dopo le restrizioni del lockdown. Ormai non ci sono più chiusure e, dal 3 giugno, ci si può spostare liberamente in tutta Italia. Restano, però, in vigore le misure per contenere la diffusione del Covid-19 come le sanificazioni, il distanziamento, le mascherine e, dove previsto, l’uso dei guanti.
Io vivo a Roma e per ragioni di lavoro ogni mattina utilizzo i mezzi pubblici. Posso testimoniare che qui le cose non vanno come dovrebbero. Gli autobus, soprattutto nelle ore di punta, sono affollati come prima e tutti fanno finta di niente.
Ma non si è detto che, in questi casi, gli autisti dovrebbero intervenire saltando persino le fermate? E che ci sarebbe stata più sorveglianza? La sindaca, Virginia Raggi, non può limitarsi a firmare ordinanze con le quali si appioppano multe a pioggia e insistere per l’inutile costruzione della funivia Casalotti-Battistini che dovrebbe costare più di 100 milioni di euro.
Non voglio mischiare capre e cavoli, ma rendere più sicuri i viaggi su bus e metro dovrebbe venire prima di tutto: non possiamo permetterci un ritorno in forze del coronavirus. L’occupazione ha subito colpi durissimi. Il rischio è che, nonostante tanti sacrifici, possa finire definitivamente fuori combattimento.
Paolo Comi - Per e-mail da Roma

In effetti, nelle ore di punta e su alcune linee succede ciò che il lettore ha descritto. E oggi, tra l’altro, le scuole sono chiuse. Che cosa accadrà a settembre?
Speriamo che la sindaca Raggi riesca a mettere in campo – e per tempo – idee utili e praticabili. Intanto, qualche controllo in più sui mezzi pubblici non guasterebbe.

6) COMPRARE UN’AUTO CON I “VIZI OCCULTI”

Non c’entra con il lavoro ma l’argomento è di interesse generale in quanto c’è di mezzo la tutela di noi consumatori.
Per esempio, che cosa succede (e che cosa può fare) chi ha acquistato un’auto usata trovandosi quasi subito nei guai per una serie di guai meccanici?
Siccome una cosa analoga è capitata anche me, mi piacerebbe avere maggiori ragguagli.
Stefano Roberti - Per e-mail da Roma

Anche in questo caso, c’è una lontana sentenza (21204/2016) della Corte di Cassazione secondo la quale la clausola “vista e piaciuta” che di solito accompagna i contratti di acquisto non può avere la meglio sui “vizi occulti”, anche se questi non sono imputabili al venditore ma al costruttore.
In sostanza, è stata respinta l’impostazione secondo la quale con il termine “vista e piaciuta” si accetta il bene comprato così com’è, punto e basta. Invece, di fronte ai “vizi occulti” c’è chi ne deve rispondere. Il venditore oppure il costruttore.

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