Giovedì, 28 Maggio 2020

L'Editoriale. Il decreto Rilancio e la scommessa della ripresa

Si spera sempre che la situazione sia migliore rispetto a quello che sembra (o che è). Poi arrivano i dati ufficiali e la speranza svanisce. In questi mesi segnati dal coronavirus è successo spesso. Prima sperando che la diffusione del Covid-19 non azzannasse il Paese alla gola, poi sperando che le vittime non superassero livelli di crudeltà mai visti, infine sperando che il lavoro riuscisse a tenere botta seppure tra mille problemi.
A farci aprire definitivamente gli occhi sulla realtà ci ha pensato l’Inps secondo cui in aprile sono state chieste dalle imprese 772,3 milioni di ore di cassa integrazione. Nell’aprile 2019 erano state 25 milioni. In sostanza c’è stato un aumento di quasi il 3.000%. Non era mai accaduto. Il 63,7% delle ore di cig è stato chiesto dalle aziende del Nord, il 18,4% da quelle del Centro e il 17,8% da quelle del Sud.

Questa fotografia è stata scattata prima del decreto Rilancio dello scorso 19 maggio. Servirà a rendere meno pesante il futuro? Anche qui si spera perché sennò saranno guai ancora più seri. Il governo, come è noto, ha messo sul piatto 55 miliardi di euro che dovrebbero evitarci di finire inghiottiti dalle sabbie mobili: “Nessuno verrà lasciato indietro”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Vedremo se sarà così. Comunque, per aiutare i lettori a districarsi tra l’infinità di norme e di codicilli che compongono quel decreto abbiamo deciso di pubblicare i passaggi salienti del provvedimento che distribuisce a pioggia un bel po’ di soldi.
Chi ne ha diritto può trovare nelle pagine che seguono una serie di indicazioni utili: dai requisiti che bisogna avere all’ammontare dei contributi, da come e a chi inviare la domanda a su quante mensilità di può fare conto.

Ma è chiaro che se questi aiuti possono contribuire a fronteggiare le necessità più urgenti, un altro paio di maniche è la ripresa economica. Qui tocca al sistema Italia fare uno scatto di qualità. Le risorse sulle quali le imprese possono fare leva per uscire dalla crisi ci sono ma – hanno subito fatto sapere da Confindustria – potevano e dovevano essere non solo più cospicue ma soprattutto distribuite meglio.
Il fatto è che di soldi ce ne vorrebbero di più. Che potrebbero pure essere trovati se l’Unione europea accogliesse le proposte dei suoi membri che più hanno subito i colpi della pandemia e mettesse da parte l’opposizione di Austria, Danimarca, Olanda e Svezia.

L’Italia, insomma, prova a scaldare i motori sperando – eccoci di nuovo di fronte a questa parola – di incrociare alcune congiunzioni favorevoli. Può sembrare un paradosso, ma la nostra forza è che gran parte dell’Ue è in crisi e che il concetto o se ne esce insieme o insieme si va a fondo è ormai abbastanza diffuso, tanto che anche la cancelliera tedesca Angela Merkel pare essersene fatta una ragione.

Intanto, il mondo della produzione tenta di darsi una mossa. Tra concorsi e opportunità che provengono da grandi, medie e piccole aziende ci sono chance da valutare con attenzione: certo, molto resta da fare, ma diamo un’occhiata alle offerte di questo numero (allievi della polizia di Stato, commessi, impiegati, magazzinieri, sorveglianti, vigili del fuco). Può darsi che ci sia quella che si sta cercando.

Letto 354 volte Ultima modifica il Giovedì, 28 Maggio 2020 18:50

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