Giovedì, 28 Maggio 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 8/2020

1) La scuola, gli esami e i dubbi sul futuro. 2) Occhio, c’è chi truffa utilizzando l’Inps. 3) Maternità e blocco dei licenziamenti. 4) Stalking: violenza fisica e morale. 5) Insegno l’inglese però… gratis

1) LA SCUOLA, GLI ESAMI E I DUBBI SUL FUTURO

D) Dopo un lungo tira e molla è stato deciso che gli esami di maturità cominceranno il 17 giugno. Si svolgeranno in aula e la prova dovrebbe durare un’ora. Visto come ci si è arrivati, credo che nessuno verrà bocciato. Del resto, la percentuale dei promossi era già altissima negli scorsi anni, figuriamoci se con la situazione che si è creata i prof vorranno usare il pugno duro.
Capisco che diplomare tutti senza un minimo di confronto avrebbe potuto suscitare polemiche, ma così non è la stessa cosa? La scuola, come il Paese, ha attraversato e sta attraversando un periodo difficile. La speranza è che quando a settembre le aule torneranno a riempirsi sia già cominciata una nuova era. Auguri a tutti i ragazzi.
Carla Massei - Per e-mail da Roma

D) Non mi va di fare quello al quale non va bene niente, però quest’anno l’esame di maturità rischia di diventare un pro forma. Tra l’altro sarà un problema nominare anche i presidenti delle commissioni perché mancano i candidati.
La ministra Lucia Azzolina ha voluto mandare un segnale di ritorno alla normalità insistendo per lo svolgimento degli esami. Forse qualche ragione ce l’ha però, come al solito, si è arrivati alla decisione tra mille giravolte.
La scuola ha bisogno di un salto di qualità che la presenza del coronavirus sta rendendo più complicato. Il futuro dell’Italia è legato anche alle risposte che saremo in grado di dare a questo problema.
Filippo R. - Per e-mail da Roma

D) Mio figlio ha provato a seguire le lezioni stando seduto davanti al computer. Certo, non tutto è filato liscio ma è stata un’esperienza utile. So però di altri ragazzi che hanno avuto difficoltà con i collegamenti e che, quindi, solo in parte hanno potuto sfruttare la didattica a distanza.
È un peccato perché se la decisione di chiudere le scuole per arginare la diffusione del coronavirus è stata giusta forse si poteva fare uno sforzo in più per mettere tutti nella condizione di mantenere online un contatto costante e proficuo con i professori.
Gianni Orazi - Per e-mail da Roma

D) In un modo o nell’altro l’anno scolastico 2019-2020 si avvia alla conclusione. Ciò che mi preoccupa è che cosa accadrà a settembre quando riprenderanno le lezioni. Per esempio: le aule non potranno essere affollate come prima e quindi ce ne vorranno di più. Ma gli insegnanti di cui ci sarà bisogno da dove salteranno fuori? E il personale amministrativo e di servizio?
È vero che sono stati indetti concorsi per mettere fine al precariato, ma ciò non significa aumentare il numero dei docenti quanto dare una giusta sistemazione a chi già aveva una cattedra. E allora? Si ricomincerà con i contratti a tempo e con nuove graduatorie?
La scuola italiana è riuscita finora ad andare avanti grazie all’abnegazione e alla professionalità del corpo insegnante. Cogliendo l’occasione delle risorse messe a disposizione dall’ultimo decreto del governo si dovrebbe provare a dare una bella sistemata al nostro mondo dell’istruzione. Sul serio e senza troppe furbizie.
Paola Piccinini - Per e-mail da Viterbo

D) La ministra Azzolina non si è comportata male. Si è barcamenata tra ipotesi diverse e ha poi deciso che gli esami di maturità e quelli di terza media andavano fatti. D’accordo, niente di impegnativo però così i ragazzi hanno sentito il dovere di continuare a impegnarsi.
E adesso? Che cosa accadrà con il nuovo anno scolastico? È bene sperare in una sensibile ritirata del coronavirus, altrimenti…
Marina Grosso - Per e-mail da Roma

D) Questo affare della didattica a distanza ha scavato ancora di più il fossato tra i ceti sociali. Non in tutte le famiglie, infatti, sono diffusi pc, tablet, smartphone e quant’altro, e non tutti sanno usarli al meglio. L’accesso all’istruzione è un diritto universale. Mi pare che si cominci a metterlo in dubbio.
Carlo Maselli - Per e-mail da Roma

R) I collegamenti online hanno dato una grossa mano a tenere comunque acceso il rapporto tra studenti e insegnanti. Sennò tutto si sarebbe spento e riacceso solo con l’avvio del prossimo anno scolastico.
L’emergenza Covid-19 ha costretto ad accelerare sul versante della digitalizzazione. La scuola e il mondo della produzione si sono trovati a fare i conti con una situazione che ha imposto scelte impensabili fino a qualche mese fa. Si pensi allo smart working, cioè al cosiddetto lavoro agile, che ha cambiato il modo di concepire il rapporto tra ufficio e dipendenti. E si pensi, a proposito della scuola, alla possibilità che tanti giovani hanno avuto di laurearsi dialogando con i professori attraverso internet.
Ma non tutto è stato un successo. Lo smart working – al di là dell’uso che ne è stato fatto sotto la spinta della necessità – ha bisogno di essere rivisto per trovare il corretto punto di equilibrio tra esigenze aziendali e operatività. Così come il “professore in video” non sempre ha risolto i diversi aspetti della didattica.
Un’indagine promossa dalla comunità di Sant’Egidio su 800 bambini di 44 scuole primarie di Roma del centro e della periferia, ha accertato che il 61% degli alunni non ha mai seguito una lezione online. All’interno di una quota del 31%, invece, il 49% ha assistito a un paio di lezioni a settimana, l’11% a una sola lezione, e il 2% a cinque lezioni. Il restante 8% non ha più avuto contatti con la scuola dal giorno della chiusura.
Inoltre, appena il 5% ha avuto l’opportunità di ricevere dalla scuola un pc o un tablet.
Diversi e più incoraggianti sono i dati che chiamano in causa i ragazzi delle medie, degli istituti tecnici, dei licei e delle università. Ma anche qui c’è molta strada da fare.
Per la riapertura delle scuole e per la didattica a distanza nel “decreto rilancio” sono stati stanziati 331 milioni di euro che serviranno anche per la sanificazione degli ambienti, il potenziamento delle misure di protezione e dell’assistenza medica.
La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha annunciato, se il coronavirus tornerà a sfiorare i livelli di guardia, “una scuola più aperta, diversa, che esca dagli edifici scolastici: utilizzeremo di più tutti gli ‘stake holders’ della scuola, cioè oltre agli enti locali, le associazioni di volontariato che già collaborano con le istituzioni”.

2) OCCHIO, C’È CHI TRUFFA UTILIZZANDO L’INPS

D) Ho ricevuto sul mio pc l’invito a fornire il numero della mia carta di credito per ottenere un rimborso da parte dell’Inps. Il tutto con il classico logo dell’Istituto di previdenza. Molta è stata la meraviglia perché non ho in corso nessuna pratica di questo tipo.
Poi, leggendo meglio, mi sono accorto che il testo conteneva pure alcuni strani riferimenti. Allora ho pensato a un tentativo di raggiro. Ho telefonato all’Inps che ha confermato i miei sospetti.
Questo per mettere in guardia i vostri lettori. Occorre tenere sempre gli occhi aperti e cercare conferme alle e-mail che si ricevono.
Massimo M. - Per telefono da Roma

R) In effetti, l’Inps avverte che sono in corso tentativi di truffa tramite e-mail di “phishing” finalizzate a sottrarre fraudolentemente il numero della carta di credito, con la falsa motivazione che servirebbe a ottenere un rimborso o il pagamento del bonus di 600 euro previsto dal decreto “cura Italia”.
L’Istituto, nell’invitare a ignorare queste e-mail che propongono di cliccare su un link per ottenere i quattrini, ricorda che le informazioni sulle sue prestazioni sono consultabili esclusivamente accedendo direttamente dal portale www.inps.it e che, per motivi di sicurezza, non invia mai e-mail contenti link cliccabili.
Il fenomeno del “phishing” non è nuovo. La Polizia postale avverte che si tratta di e-mail, solo apparentemente provenienti da banche, società, istituti pubblici e privati, che riferendo problemi di registrazione o di altra natura, invitano a fornire i propri dati riservati.
Solitamente nel messaggio, per rassicurare falsamente l’utente, viene indicato un collegamento (link) che rimanda solo apparentemente al sito web della banca, della società o dell’istituto. In realtà il sito al quale ci si collega è stato artatamente allestito identico a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi entrano nella disponibilità dei truffatori telematici che li utilizzano per prosciugare i conti.

3) MATERNITÀ E BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

D) Otto mesi fa sono diventata mamma per la seconda volta. Pochi giorni fa ho ricevuto, insieme a un’altra decina di persone, la lettera di licenziamento. L’azienda presso la quale lavoro è sicuramente in difficoltà ma credo che il provvedimento preso nei miei confronti non sia del tutto regolare. Ne ho parlato con il mio rappresentante sindacale ma vorrei anche il vostro parere.
M. R. - Per telefono da Roma

R) In materia di maternità e tutela delle donne lavoratrici la legge è chiara. La lavoratrice madre, infatti, non può essere licenziata (tranne che per giusta causa, cessazione dell’azienda o scadenza del termine in caso di rapporto di lavoro a tempo determinato) dall’inizio della gestazione e fino al compimento di un anno di vita del bambino.
Durante lo stesso periodo non può esserci neppure la sospensione dal lavoro, a meno che non si tratti di sospensione dell’intera azienda o di un intero reparto.
In caso di licenziamento entro il periodo protetto, si ha diritto a ottenere il ripristino del rapporto di lavoro, presentando – entro 90 giorni – la documentazione comprovante lo stato di gravidanza o di puerperio. In sostanza, il licenziamento è da considerare nullo, cioè come mai avvenuto (sentenza della Corte Costituzionale) e la lavoratrice ha diritto al risarcimento dei danni (sentenza della Corte di Cassazione).
Comunque, il “decreto rilancio” ha stabilito che i licenziamenti sono sospesi per 5 mesi, anche per giustificato motivo. Quindi ci sono tutti gli estremi per impugnare l’iniziativa presa dall’azienda.

4) STALKING: VIOLENZA FISICA E MORALE

D) È vero che nello stalking, oltre alla "violenza fisica", si può leggere anche la "violenza morale"? Se così fosse, la responsabilità di chi commette questo tipo di violazione sarebbe decisamente più pesante.
Dal momento che nei luoghi di lavoro le discriminazioni non accennano a diminuire, mi sembra opportuno – se così fosse – farlo sapere in modo che tutti i protagonisti di episodi spiacevoli in fabbrica o in ufficio siano avvertiti.
s. m. - per telefono da ceccano

R) In effetti, la Cassazione (sentenza 10959) ha stabilito che, a proposito di stalking, la violenza fisica può comprendere anche la violenza morale, in ragione di una più attenta lettura delle normative interne e di quelle dell'Unione europea.
Più nel dettaglio, le sezioni unite della Corte hanno ritenuto doverosa un'interpretazione estensiva del concetto di stalking che comprenda – appunto – non solo le aggressioni fisiche, ma anche quelle morali e psicologiche. Pertanto, lo stalking rientra tra le ipotesi significative di violenza di genere che "richiedono particolari forme d protezione a favore delle vittime".

5) INSEGNO L’INGLESE PERÒ… GRATIS

D) Tempo fa sono stato assunto da una società privata che organizza corsi di inglese (io sono insegnante di questa lingua) con un contratto a progetto. Ho portato avanti tre corsi nell'arco di due anni ma sono stato pagato solamente per uno, e nemmeno per intero.
Il primo anno non ho firmato contratti perché mi sono fidato della parola data. Ebbene, non sono stato retribuito ma, se non altro, sono riuscito ad ottenere la regolarizzazione della mia posizione e, insieme, la promessa di "tanti" impegni futuri.
Per il secondo corso mi è stato corrisposto gran parte del compenso dovuto. Ma con il terzo riecco i problemi: lezioni sì, quattrini niente. Per non turbare gli allievi, che avevano pagato e che quindi avevano diritto al servizio, sono comunque andato avanti sollecitando la titolare a darmi quello che mi spettava.
Tutto questo prima del coronavirus. Ora che tutto sta riprendendo non voglio che la cosa passi sotto silenzio. È legale tutto ciò? In che modo la legge può tutelarmi? A chi posso rivolgermi?
F. P. - Per e-mail da Roma

R) Il lavoro deve essere sempre retribuito, al di là della configurazione che si dà ad un determinato tipo di rapporto, sia esso dipendente, autonomo, a tempo determinato o indeterminato o a progetto.
Nel caso lamentato, il lettore ben avrebbe potuto o potrebbe ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere quanto non corrisposto. Se si ha un documento comprovante il totale degli importi, si potrà anche ottenere l’ingiunzione di pagamento.
Diversamente occorrerà presentare un ricorso ordinario nel quale si dovrà provare con mezzi di prova testimoniali le prestazioni svolte e, per l'effetto, ottenere la condanna del datore a pagare il dovuto.

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