Giovedì, 16 Aprile 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 6/2020

1) Coronavirus. noi diciamo che…; 2) Il futuro dei dipendenti ali'Alitalia; 3) Ancora sul bonus baby sitting; 4) Aprire un'attività di acconciatore; ) Infortuni sul lavoro e tirocini

1) CORONAVIRUS. NOI DICIAMO CHE…

Voglio ringraziare tutti gli operatori sanitari che stanno combattendo con grande coraggio contro il coronavirus. Sono il volto migliore dell’Italia, quello che ci consente di sperare in un futuro migliore.
Renato Cappellini - Per e-mail da Roma

Ormai è evidente che medici e infermieri, soprattutto all’inizio della pandemia, sono stati lasciati senza le necessarie protezioni. Una mancanza che in troppi hanno pagato a prezzo della vita.
Sono d’accordo con quello che ha scritto un lettore nello scorso numero: ci vorrebbe qualcuno che prendesse nota di tutto ciò che è accaduto e sta accadendo in questi giorni per poi tirarne le somme. Non per gettare la croce addosso a nessuno ma per fare la storia di come sono andate davvero le cose. Sono convinto che in giro non ci siano solo eroi.
Michele Giorgi - Per e-mail da Roma

Ma come è possibile che dopo tanti appelli ci siano ancora persone che se ne fregano dei divieti, non rispettano le distanze e continuano ad andare in giro come se niente fosse? Così facendo non mettono a rischio solo la loro vita ma quella di tutti noi.
È una prova di inciviltà che, fortunatamente, riguarda una minoranza che però rischia di vanificare i sacrifici che tutti stiamo facendo per venire fuori da una crisi senza precedenti. L’Italia dei furbetti non manca mai di mettersi in mostra…
Roberta Fassi - Per e-mai da Roma

Mascherine sì, mascherine no. Guanti sì, guanti no. Bambini a spasso sì, bambini a spasso no. E così via. Perché di fronte a Covid-16 non si è scelta per le informazioni una sola fonte autorevole e riconosciuta? E poi che cosa pensare di quei politici che, con l’occhio rivolto ai voti e sfruttando la situazione drammatica del Paese, hanno detto tutto e il contrario di tutto?
Adesso le polemiche non servono. Serve battere il coronavirus. Ma quando sarà tutto finito non sarà male ricordare chi e come.
Stefano Amoroso - Per e-mail da Napoli

Apprendo oggi che non si sa ancora come si diffonde Covid-19. È vero che la scienza avanza passo dopo passo e che questo virus è esploso all’improvviso ma un po’ più di cautela forse ci avrebbe reso tutti più guardinghi. Vi ricordate quando ci assicuravano che le mascherine non servivano?
Tina Maurizi - Per e-mail da Roma

Quando torneremo alla normalità? Ho l’impressione che ci vorranno mesi. Questo virus non sparisce di fronte al cosiddetto “distanziamento sociale”. Quindi, in attesa della scoperta del vaccino, bisognerà conviverci. In Cina continuano a temere una contaminazione di ritorno e lo stesso varrà anche per noi.
L’economia dovrà tenerne conto perché se anche le industrie riprenderanno via via l’attività c’è un problema di quattrini da immettere nel sistema: se i consumatori, nonostante i sostegni al reddito, non hanno più soldi da spendere c’è poco da stare allegri. Almeno nel breve tempo. Per questo l’unica salvezza può venire da un’Europa finalmente unita e consapevole che o ci si salva tutti insieme o tutti finiremo per pagarne le conseguenze.

Mi pare che di fronte alla tragedia del coronavirus il governo si stia comportando con dignità. Poche parole fuori posto, concretezza, decisioni in linea con le urgenze.
Certo Giuseppe Conte non può fare come Donald Trump e ordinare di stampare soldi in quantità: la Bce non è la Fed e ci sono regole da seguire. Ma la pressione verso l’Unione europea per una fase nuova è stata portata avanti con una certa abilità diplomatica e strategica.
Maurizio Colussi - Per e-mail da Roma

Tra i tanti ringraziamenti a chi ci consente di tirare avanti ne voglio rivolgere uno ai giornalai che sono rimasti aperti consentendoci così di leggere informazioni vere e controllate. Almeno i seminatori di fake news attraverso il web stanno avendo una vita più difficile.
Certo che occorre essere del tutto irresponsabili per confondere le idee e seminare balle da cui non tutti sanno difendersi in un momento in cui siamo costretti a stare a casa e a utilizzare di più i collegamenti internet. Per questo il ringraziamento ai giornalai e alla loro abnegazione. Mai come adesso si scopre il valore sociale del loro impegno.
Mariella Causi - Per e-mail da Roma

Questi messaggi inviati alla rubrica “Botta & Risposta” riflettono il pensiero di chi ogni giorno deve misurarsi con i problemi creati dal coronavirus. Considerazioni ad ampio raggio con i ringraziamenti al personale sanitario e i rilievi anche critici per certi aspetti della gestione della pandemia.
Verrà il tempo dei bilanci e delle valutazioni complessive. Oggi, come scrive Stefano Amoroso, non è il tempo delle polemiche. La situazione è ancora difficile e le prove da superare sono tante. C’è un quadro economico che richiede il massimo degli sforzi per scongiurare il declino del Paese e c’è da rimettere in moto il ciclo produttivo con il conseguente recupero dell’occupazione. Impegni che richiedono il massimo dell’unità. Poi, a mente fredda, si potranno individuare meglio meriti e demeriti.

2) IL FUTURO DEI DIPENDENTI ALITALIA

Che succede all’Alitalia? Il coronavirus ha sostanzialmente messo a terra la flotta e tra i dipendenti c’è preoccupazione. La nostra compagnia tornerà a volare? Che ne sarà dei piloti e di tutto il personale?
Sono tra coloro che vivono questi giorni con angoscia. C’è il nostro Paese alle prese con una crisi mai vista e c’è la mia azienda – sì, vi lavoro da oltre un decennio – che è ormai alla resa dei conti. Speriamo bene ma c’è da tremare.
J. S. - Per e-mail da Roma

I dipendenti di Alitalia sono circa 11.500. In cassa integrazione ce ne sono 5.000. Quale sarà il loro destino? Mentre fino allo scorso dicembre erano in corso trattative per mettere in piedi un Gruppo in grado di rilevarne la gestione, ora il salvataggio dovrebbe passare attraverso una sostanziale nazionalizzazione.
Nei fatti dovrebbe nascere una Nuova Alitalia nelle mani del ministero del Tesoro con la partecipazione in qualità di esperti strategici come Lufthansa e United.
È noto che dal 2017, dopo vari passaggi di mano (dai “capitani coraggiosi” chiamati in causa dal governo di Silivio Berlusconi fino a Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti) lo Stato ha versato nelle casse del vettore quasi 2 miliardi di euro.
Un intervento che non è mai stato preso bene dall’Unione europea. Però proprio in queste settimane l’Ue sembra avere cambiato atteggiamento: in sostanza okay al superamento delle rigide regole relative agli aiuti di Stato e, di conseguenza, alla nazionalizzazione. Il governo, quindi, può andare avanti e assicurare un futuro alla compagnia.
Un futuro che però è tutto da costruire. Dalla rete dei collegamenti alla forza lavoro. Alitalia, insomma, tornerà a solcare i cieli. Ma verso quali scali, con quali e quanti aerei, e con quanti dipendenti? Su questi versanti la partita è ancora aperta.

3) ANCORA SUL BONUS BABY SITTING

Credo di essere nelle condizioni per richiedere i 600 euro previsti dal bonus baby sitting. Allego la mia situazione lavorativa. Ne ho diritto?
Lucia A. - Per e-mail da Roma

Sì, ne ha diritto. Ricordiamo che il provvedimento (ne abbiamo già parlato nel numero scorso di “Lavoro Facile”) rientra nel decreto “Cura Italia” legato all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus. In particolare, il decreto – che vale per uno solo dei genitori che hanno figli di età non superiore ai 12 anni – si articola in due punti.
Il primo prevede un congedo indennizzato per un periodo massimo di 15 giorni a partire dal 5 marzo 2020. Possono beneficiarne i dipendenti pubblici e i genitori che lavorano in strutture private, gli iscritti alla gestione separata e gli autonomi iscritti all’Inps.
Il secondo riguarda, in alternativa, un bonus per l’acquisto di servizi di baby sitting nel limite massimo di 600 euro.
Per leggere il testo integrale del provvedimento con le modalità da seguire clicca qui.

4) APRIRE UN'ATTIVITÀ DI ACCONCIATORE

Passata la tempesta coronavirus desidero aprire un’attività di acconciatore. In che modo è possibile ottenere tale qualifica? A chi ci si deve rivolgere?
G. S. - Per e-mail da Roma

In base alla legge 17 agosto 2005, n. 174, per esercitare l'attività di acconciatore è necessario dimostrare il possesso di uno di questi requisiti: a) frequenza di un apposito corso di qualificazione della durata di 2 anni seguito da un corso di specializzazione, ovvero da un periodo di inserimento della durata di 1 anno presso un’impresa del settore, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, e superamento di un apposito esame teorico-pratico; b) titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all'albo delle imprese artigiane e frequenza di un apposito corso di riqualificazione; c) esperienza professionale conseguita presso imprese di acconciatura in qualità di dipendente qualificato, familiare collaboratore o socio partecipante al lavoro con un periodo lavorativo a tempo pieno di 3 anni, da effettuarsi nell’arco di 5 anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica. Il periodo di inserimento è ridotto a 1 anno, da effettuarsi nell’arco di 2 anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato.
I corsi devono essere seguiti presso scuole riconosciute dalla Regione o dalla Provincia La normativa regionale può prevedere ulteriori specificazioni.
Dal 14 settembre 2012, in base al Decreto legislativo 6 agosto 2012 n. 147 (art. 15), le Camere di commercio non rilasciano più le qualifiche professionali per acconciatori ed estetisti. Da tale data, quindi, i soggetti che intendono svolgere l'attività di acconciatore devono documentare il possesso dei necessari requisiti professionali presentando telematicamente, tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune in cui ha sede l'impresa.

5) INFORTUNI SUL LAVORO E TIROCINI

La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?
Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html
Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 800 euro mensili per un periodo massim0 di 6 mesi.

Letto 268 volte Ultima modifica il Giovedì, 16 Aprile 2020 06:36

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