Giovedì, 05 Marzo 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 3/2020

1) Firma il contratto, però… in bianco; 2) Lavorare a Londra? Sarà più difficile; 3) Perché in polizia solo i Vfp1 e Vfp4?; 4) Artigiani e passaggio generazionale; 5) La svolta verde che crea occupazione

1) FIRMA IL CONTRATTO, PERÒ… IN BIANCO

D) Stavo per trovare lavoro presso una società. Infatti, superato il colloquio e un breve periodo di prova, mi hanno convocato per firmare un contratto a tempo determinato. Fin qui nulla da eccepire. Il bello è arrivato quando mi sono visto mettere sotto il naso un contratto completamente in bianco, senza nemmeno l’indicazione del compenso che pure era stato pattuito.
Di fronte alla mia sorpresa, i titolare non ha usato giri di parole: “Se non ti va bene, quella è la porta”. Sembra incredibile ma è proprio ciò che mi è accaduto. Che cosa posso fare?
G. D. L. - Per e-mail da Roma

R) Di fronte a questi atteggiamenti c’è da restare a bocca aperta. Com’è possibile, oggi come oggi, che ci siano dirigenti che in barba a tutte le regole, pensano di plasmare il mondo a loro immagine e somiglianza? O meglio, secondo il proprio tornaconto?
Un contratto può essere più favorevole o meno favorevole, più giusto o meno giusto, rispettoso fino in fondo dei diritti e dei doveri o meno. Chi lo ha firmato poi ne risponderà.
Ma pretendere la firma di un contratto in bianco è davvero inconcepibile oltre che illegale. C’è spazio per una denuncia al magistrato, da concordare magari con qualche sindacato. Però occorre avere le prove per affrontare un eventuale giudizio.

2) LAVORARE A LONDRA? SARÀ PIÙ DIFFICILE

D) Confesso di non avere capito bene che cosa succede adesso, con le nuove regole annunciate dal premier inglese Boris Johnson, a chi vuole recarsi in Gran Bretagna per lavoro o, magari, per imparare la lingua. O meglio, ho capito che tutto sarà più complicato.
Ma da quando si comincia? Noi italiani, che abbiamo sempre guardato all’Inghilterra con simpatia, possiamo sperare di avere una corsia preferenziale?
Sto cercando di capire perché mio figlio stava pensando, una volta preso il diploma alla fine di quest’anno scolastico, di andarsene a Londra per qualche mese. Ho telefonato anche all’ambasciata britannica ma non è che abbiano saputo chiarirmi tutti i dubbi.
Cesare Alberti - Per telefono da Roma

D) Boris Johnson ha ragione: l’immigrazione va controllata e gestista secondo gli interessi dei singoli Paesi. In questo caso della Gran Bretagna. L’Europa unita era una chimera e tale è destinata a restare.
E ci vuole più rigore sennò rischiamo di essere sommersi da chi viene da quei pezzi di mondo dove, nonostante gli aiuti profusi da anni e anni, non si riesce a cavare un ragno dal buco.
Sono convinto che anche l’Italia farebbe bene a seguire al più presto l’iniziativa del premier britannico.
Marta F. - Per e-mail da Roma

D) La libertà di circolazione è una delle conquiste più importanti dell’Unione europea. Lo strappo della Gran Bretagna proprio non mi piace…
Roberto Lippi - Per e-mail da Firenze

D) Con la Brexit l’Europa anziché andare avanti rischia di tornare indietro. Ma ormai in questa Ue c’è più confusione che altro. Si litiga su ogni cosa e trovare le convergenze è sempre più difficile.
Forse è stato un errore accogliere certe nazioni. Ma io sono un inguaribile ottimista e continuo a credere nel sogno di Altiero Spinelli e degli altri che con lui immaginavano un Continente di pace e di amicizia. Ricordiamoci che qui sono state combattute due guerre mondiali.
Fabrizio Ferri - Per e-mail da Roma

D) Se la Gran Bretagna non ci vuole più allora dobbiamo dire forte e chiaro che anche noi non vogliamo più gli inglesi. Non possiamo continuare a subire la volontà degli altri. Schiena dritta e facciamoci rispettare.
C. M. - Per e-mail da Latina

D) Ho trascorso alcuni anni a Londra dove ho lavorato e dove mi sono anche sposato. Con la famiglia sono poi rientrato in Italia ma ho ancora un buon ricordo di quel periodo. I miei figli parlano correttamente sia l’inglese che l’italiano e spesso prendiamo l’aereo per tornare a trovare parenti e amici.
A tutti dispiace ciò che sta accadendo. L’Europa senza la Gran Bretagna è un po’ meno Europa. Di fronte a tante difficoltà ci vorrebbe più coesione e più voglia di risolvere insieme i problemi che si stanno accumulando.
Carlo Minuti - Per telefono da Roma

R) La nuova legge sull’immigrazione entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021. Fino ad allora varranno le regole attuali. Certo è che tra 10 mesi molto cambierà, soprattutto per chi intende trasferirsi per lavoro. Che cosa e come? Proviamo a vedere meglio.
I punti essenziali per ottenere il visto sono: 1) prima di partire occorre avere in tasca un contratto. Quel contratto deve essere però “qualificato”; 2) per essere “qualificato” significa che la retribuzione deve essere di almeno 1.750 sterline al mese, cioè oltre 2.000 euro; 3) ma significa anche che saranno privilegiate le professioni alte, come gli informatici specializzati, i medici, gli infermieri, i ricercatori, i matematici e gli scienziati. Comunque, il titolo di studio minimo è il diploma di scuola secondaria di secondo grado 4) occorre dimostrare la conoscenza dell’inglese; 5) a ogni requisito viene dato un punteggio. Per varcare la frontiera il punteggio deve raggiungere quota 70; 5) per avere un’idea di questa corsa a ostacoli, un’offerta di lavoro già approvata vale 20 punti, un lavoro qualificato altri 20 punti, lo stipendio minimo di 1.750 sterline al mese 10 punti, la conoscenza adeguata dell’inglese 10 punti.
Insomma, non si potrà più decidere di sbarcare a Londra perché, tanto, primo a poi un lavoro si trova. Tutto è okay soltanto se si ha la citata “qualifica” e un posto adeguatamente retribuito. Ma – come è stato messo in rilievo – per tanti giovani le porte difficilmente si apriranno. In particolare, nella ristorazione, nell’alberghiero, nell’edilizia, nell’agricoltura e nella pesca, cioè nei settori di primo impatto, dove la busta paga è decisamente più bassa del limite fissato dalla nuova legge. Tra l’altro, la ristorazione e l’alberghiero sono storicamente i riferimenti principali dei ragazzi italiani alla ricerca di un impiego in Gran Bretagna.
C’è una ragione alla base di questa misura: impedendo l’ingresso in GB di questi lavoratori, il governo di Boris Johnson pensa di raggiungere un paio di obiettivi: favorire l’occupazione degli inglesi e frenare l’immigrazione rispondendo così ai molti che hanno votato per i conservatori che poi a loro volta hanno confermato la Brexit decisa dal referendum del 2016. Andrà davvero così? I dubbi non mancano.
C’è da dire un’ultima cosa. Chi si trova già in Gran Bretagna ha il diritto di restarvi alle condizioni attuali. Ciò vale anche per quanti vi arriveranno prima del 1° gennaio 2021. Ci si deve però registrare al “settlement scheme” che è il cosiddetto “programma di insediamento”. Chi si trova in GB da più di 5 anni può ottenere la residenza permanente, gli altri potranno contare su un permesso temporaneo.

3) PERCHÉ IN POLIZIA SOLO I VFP1 E VFP4?

D) Perché ai concorsi per allievi agenti della polizia di Stato possono partecipare solo coloro che hanno fatto i volontari nelle forse armate? Una volta non era così.
Che cosa si aspetta a togliere questo requisito che a me sembra una palese discriminazione nei confronti di chi vorrebbe entrare nel Corpo ma non ha vestito la divisa di esercito, marina o aeronautica?
Marcello E. - Per e-mail da Roma

R) Fino a qualche anno fa i concorsi erano aperti a tutti. Poi, dopo la riforma della leva, si è pensato di rivolgersi ai volontari in quanto elementi già addestrati e preparati all’uso delle armi. I sindacati della polizia hanno più volte sottolineato come la preparazione degli agenti sia diversa da quella delle forze armate e che se lo scopo è quello di risparmiare sulle spese dei corsi alla fine il gioco non vale la candela.
Ad un certo momento si è però deciso di riammettere anche i non volontari, ma nei bandi di concorso è sempre raro trovare questa indicazione. Nel sito della polizia di Stato (www.poliziadistato.it/articolo/1123) la possibilità è menzionata. Nel caso specifico, oltre all’età tra i 18 e i 26 anni, è richiesto il diploma di scuola secondaria di secondo grado mentre per volontari può bastare il diploma di scuola secondaria di primo grado (ex licenza media). Oltre, naturalmente, avere svolto come volontario in ferma prefissata di 1 anno (Vfp1) il servizio per almeno 6 mesi continuativi o si sia in congedo al termine della ferma. Oppure si sia scelta la ferma volontaria di quattro anni (Vfp4) e si sia in servizio o in congedo.

4) ARTIGIANI E PASSAGGIO GENERAZIONALE

D) Da un paio di decenni sono titolare di una bottega artigiana. Faccio il falegname. Dopo tanto lavoro si avvicina il momento in cui dovrò appendere gli strumenti al chiodo e ritirami in pensione.
Mio figlio si è laureato e non ha mai pensato di prendere il mio posto. Ho provato ad addestrare qualche giovane ma con scarso successo. Eppure è un mestiere ancora ricco di soddisfazioni e di buoni guadagni.
Possibile che, quando smetterò, su ciò che ho creato (rapporti con la clientela, con i fornitori e con gli abitanti del quartiere) debba scendere definitivamente il sipario? Non mi sembra giusto. E poi ci si lamenta perché manca il lavoro!
A. D. M. - Per fax da Roma

R) Il passaggio generazionale è un problema serio che investe non soltanto gli artigiani. È però vero che è proprio questo settore a soffrire di più. I falegnami, ma anche i fabbri, gli idraulici, i fornai e così via, con sempre maggiore difficoltà riescono a passare il testimone di padre in figlio com’era , fino a non troppo tempo fa, collaudata tradizione.
Ci sono state iniziative da parte delle istituzioni locali (stage, sussidi, corsi di formazione) per frenare la tendenza. Qua e là con qualche successo, ma la situazione non è migliorata di molto.
Forse un’informazione più attenta e capillare potrebbe invogliare a tentare la strada delle abilità e dei mestieri, anche perché lo sviluppo tecnologico e le mutate esigenze della clientela hanno in parte cambiato un’operatività che si pensa fatta di sudore e di fatica.
Un consiglio ai più giovani? Prima di chiudere del tutto la porta e passare la pratica in archivio, vale la pena farci sopra una riflessione. Il comparto, a differenza di tanti altri, è sempre alla ricerca di personale.

5) LA SVOLTA VERDE CHE CREA OCCUPAZIONE

D) Se non interverranno intoppi il governo si appresta a varare il “green new deal”, vale a dire quei provvedimenti destinati a spostare l’attenzione verso uno sviluppo sempre più attento all’ambiente.
Fin qui tutto bene. Ma da dove arriveranno i soldi per finanziare il programma? Si sa che l’Italia non è messa bene in fatto di risorse finanziarie e di cose da fare ce ne sono un’infinità. Questo mi fa dubitare che alle promesse possano seguire i fatti. E sarebbe un peccato: tra l’altro, una svolta “verde” potrebbe creare un bel po’ di posti di lavoro.
Cristina Rossetti - Per telefono da Viterbo

R) In effetti il governo Conte-2 ha messo a punto una serie di misure che riguardano il clima, l’energia, il dissesto idrogeologico e l’economia circolare sulla base, anche, delle direttive dell’Unione europea.
Nella legge di Bilancio sono previsti 21 miliardi di euro in 15 anni. Ora si attende il varo definitivo della Presidenza del Consiglio che non dovrebbe tardare. Salvo, appunto, una crisi dell’attuale maggioranza e il ritorno alle urne.
È vero, il “green new deal” può essere un volano per l’occupazione. Nel 2018, per esempio, i contratti generati dalle imprese verdi sono stati 100.000 in più rispetto all’anno precedente e la tendenza dovrebbe essere confermata dai dati (di prossima pubblicazione) relativi al 2019.
Un recente rapporto elaborato da “GreenItaly” si è soffermato sulle 10 figure professionali che si sono rinnovate – e dovranno continuare a farlo – alla luce delle necessità “verdi”. Eccole: 1) il cuoco sostenibile impegnato sui prodotti a chilometro zero e sulla riduzione degli sprechi; 2) l’installatore di reti elettriche più efficienti; 3) il meccatronico per motori sempre più sostenibili; 4) l’installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale; 5) l’ingegnere energetico; 6) il promotore edile di materiali sostenibili; 7) i meccanico industriale capace di verificare l’impatto ambientale degli impianti; 8) il giurista esperto delle nuove norme ambientali; 9) l’informatico in grado di veicolare informazioni ecologiche; 10) il contabile capace di sfruttare ecobonus e sgravi fiscali legati alla protezione dell’ambiente.

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