Giovedì, 16 Gennaio 2020

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 1/2020

1) I diritti di chi lavora nei call center; 2) Lavoro: come scegliere l’università; 3) Voglio fare il portalettere ma...; 4) Turismo: troppi contratti precari; 5) Il “mistero” del costo delle auto; 6) Gli stipendi in Finlandia e Italia

I DIRITTI DI CHI LAVORA NEI CALL CENTER

D) Lavoro da qualche settimana in un call center dove non solo il turn over è pratica ormai consolidata (non passa settimana senza che non ci sia un vorticoso ricambio di personale) ma anche i diritti sembrano dipendere dalla buona volontà dei responsabili.
So che il settore, all’inizio quasi senza regole, è stato via via messo a norma. Però ci sono situazioni che ancora sfuggono al criterio di gestioni corrette e trasparenti. Come credo che avvenga nel mio caso nonostante mi si assicuri che tutto sia perfettamente in regola.
Mi piacerebbe saperne di più per capire come stanno le cose e decidere che cosa fare. Insomma, sono io che sto scambiando lucciole per lanterne oppure mi si sta prendendo in giro?
Marta S. - Per e-mail da Roma

R) La segnalazione della lettrice è piuttosto lunga e tuttavia mancano alcuni particolari decisivi per formulare una risposta compiuta. Per esempio: tipo di mansione (inbound o outbound), orario, livello retributivo, struttura del contratto.
Marta ha comunque ragione quando mette in evidenza che non sempre le società che operano in un comparto che ha 55.000 addetti rispettano le tutele, che pure ci sono e che sono state ulteriormente precisate grazie a un accordo tra Asstel, l’associazione confindustriale delle telecomunicazioni, e le principali rappresentanze sindacali.
L’intesa, firmata circa un anno fa, prevede una serie di punti principali: 1) agli operatori deve essere riconosciuta una retribuzione base fissa di 7 euro l’ora, al di sotto della quale si entra nell’illegalità; 2) i rapporti di lavoro di tipo subordinato, in caso di successione di imprese per cambi di appalto con il medesimo committente, devono essere riconfermati; 3) vanno valorizzate le competenze dei lavoratori attraverso idonei percorsi formativi in particolare nel campo del digitale; 4) più vigilanza sugli incentivi pubblici collegati alle assunzioni di personale per evitare concorrenze sleali; 5) le aziende committenti e fornitrici devono garantire ai collaboratori l’applicazione del contratto collettivo.
Inoltre, viene sottolineato come il sistema degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda il settore dei call center non sia in grado di assicurare li necessario sostegno utile ad accompagnare i processi di trasformazione e per questo, e in attesa di un negoziato ad hoc, le parti si sono impegnate a costituire uno speciale fondo di solidarietà.
Ha detto Pietro Guindani, presidente di Asstel, che l’obiettivo dell’iniziativa “è di offrire risposte efficaci al cambiamento che investe tutta la filiera delle telecomunicazioni”. Per i sindacati la sfida “è di garantire un habitat in cui la competizione non avviene più sul costo del lavoro, come è stato finora, ma sulla qualità del servizio”. Per leggere il testo integrale dell’accordo clicca qui.

LAVORO: COME SCEGLIERE L’UNIVERSITÀ

D) Tra poco, con la fine di quest’anno scolastico, mio figlio terminerà il ciclo di istruzione secondaria di secondo grado e si porrà la scelta dell’università e della facoltà.
Quali sono i migliori atenei in Italia? E quale indirizzo preferire ai fini dell’occupazione? Se ne leggono e se ne scrivono tante…
Mariano Berni - Per e-mail da Roma

R) Il Censis ha elaborato una classifica delle migliori università (borse di studio, occupabilità, strutture, servizi, grado di internazionalizzazione) suddividendole in mega (più di 40.000 studenti), grandi (tra i 20.000 e i 40.000), medie (tra i 10.000 e i 20.000) e piccole (meno di 10.000).
Tra gli atenei mega al primo posto c’è l’Alma Mater Studiorum di Bologna, quindi Padova, Firenze e la Sapienza di Roma. Tra i grandi, primo è Perugia, quindi Calabria, Parma e a pari merito Campania-Vanvitelli e Chieti/Pescara. Tra i medi, Trento, Siena, Trieste e Napoli-Parthenope. Tra i piccoli, Camerino, Foggia, Cassino e Tuscia.
Tra le non statali al primo posto c’è la Bocconi di Milano seguita dalla Lumsa di Roma e dall’università di Bolzano. Tra i politecnici: Milano, Torino, Venezia e Bari.
Per il lavoro, secondo AlmaLaurea, le 10 discipline più ricercate sono quelle che riguardano il settore scientifico, poi ingegneria, medicina e professioni sanitarie, economia e statistica, giurisprudenza, educazione fisica, linguistica, agraria e veterinaria, insegnamento. Le meno gettonate sono invece quelle che orbitano nell’area umanistica.
Se poi guardiamo al di là dei nostri confini, allora la classifica è questa: Massachusetts Institute of Technology, Stanford University, Harvard, Oxford, California Institute of Technology, Swiss Federal Institute of Technology, Cambridge, University College London, Imperial College London, University of Chicago.

VOGLIO FARE IL PORTALETTERE MA...

D) A proposito di portalettere e smistatori, di tanto in tanto Poste Italiane lancia campagne di ricerca per trovare questo tipo di personale. È un lavoro che mi interessa e ho sempre inviato (o aggiornato) il mio curriculum.
Non sono mai stato chiamato. E adesso mi chiedo: sono posti veri oppure si tratta di iniziative che servono all'azienda – di fronte alle lamentele per la scarsa qualità del servizio di recapito – per dimostrare che qualcosa sta facendo?
B. U. - Per e-mail da Roma

R) Le assunzioni a tempo determinato sono reali in quanto, soprattutto durante certi periodi dell’anno, ci sono da coprire i vuoti che si aprono sia per la gestione delle ferie che per una maggiore attività di consegna. Sennò l'intero servizio andrebbe in tilt, con gravi danni per gli utenti che già adesso devono fare i conti con ritardi eccessivi e disfunzioni varie.
Quindi non si tratta di iniziative di facciata ma di opportunità di lavoro reali. Quanto al perché della mancata chiamata è difficile dire. Certo, le domande che affollano il data base di Poste Italiane sono sempre migliaia e, di conseguenza, il rischio di restare fuori esiste. Comunque, le selezioni sono gestite dalla funzione Risorse umane dell'azienda, che contatta telefonicamente i profili ritenuti interessanti attraverso una prima analisi dei curricula registrati nella pagina web e-Recruiting.
Con la telefonata di convocazione, si riceve anche l'invito a presentarsi al colloquio, forniti di una serie di documenti. Che sono: un documento di identità (la patente di guida valida, per chi effettuerà il lavoro di portalettere), il certificato penale di data non anteriore a 3 mesi, il certificato degli studi compiuti, i certificati di nascita, di cittadinanza, di residenza, lo stato di famiglia (l’interessato dovrà comunicare anche l’eventuale domicilio fiscale se diverso dalla residenza), la copia del codice fiscale e un certificato medico dal quale risulti l’idoneità al lavoro.

TURISMO: TROPPI CONTRATTI PRECARI

D) Il turismo in Italia va bene, le presenze sono aumento e l’industria dell’accoglienza ha chiuso il 2019 in attivo. Anche le opportunità di lavoro sono cresciute. Però gran parte delle offerte sono a tempo determinato e ciò crea non poche difficoltà a chi opera nel settore. Per esempio, è quasi impossibile ottenere un mutuo, e anche decidere di mettere su famiglia non è semplice.
Gli imprenditori dovrebbero avere maggiore coraggio e investire di più sui collaboratori. Personalmente conosco tre lingue, ho una buona esperienza come receptionist eppure non riesco ad avere quella stabilità contrattuale che mi consentirebbe una vita senza l’ansia che mi prende tra la conclusione di un impegno e l’inizio di un altro.
R. M. - Per e-mail da Roma

R) Il turismo è uno di quei comparti stagionali per eccellenza con picchi e pause che si susseguono secondo un calendario collaudato. Ma qualcosa non è più come prima. Le crisi nel mondo e le turbolenze politiche hanno messo con le spalle al muro alcuni Paesi di grande richiamo come l’Egitto, la Turchia e intere aree del Sud-Est asiatico. Ciò ha spostato ancora di più i flussi verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, tanto che i pernottamenti nei mesi appena passati hanno subito una sensibile impennata.
Nella classifica delle nostre città più visitate Roma continua a precedere tutte le altre. Interessante è anche il fatto che i cosiddetti “elementi di attrattività” stanno cambiando, e all’arte e alla cultura si stanno affiancando la moda, il lusso e lo shopping. Una tendenza di cui occorrerà sempre più tenere conto.
All’interno di questo quadro positivo resta il problema reale segnalato da R. M. Soprattutto alla luce di una stagionalità sensibilmente ridotta dagli arrivi ormai spalmati nel corso dell’interno anno.

IL “MISTERO” DEL COSTO DELLE AUTO

La mia segnalazione con il lavoro non c’entra ma riguarda tutti noi in quanto consumatori. Mi riferisco agli spazi promozionali che molti concessionari di automobili pubblicano sui quotidiani dove, a piede di pagina, ci sono quasi sempre le condizioni economiche di acquisto che, per chi è interessato, rappresentano la parte più interessante.
Giusto e commercialmente corretto perché così ci si può rendere conto subito se abbiamo in tasca i soldi necessari. Il fatto è, però, che questo tipo di informazione è praticamente illeggibile se non si è muniti di una lente di ingrandimento: il testo è microscopico e se anche si ha la vista di un’aquila è difficile arrivare in fondo alla riga e poi passare a quella successiva.
Siccome sarebbe facilmente ovviare all’inconveniente, devo dedurne che è una scelta ben ponderata. Non ne capisco il motivo, ma così è. E poi, dal momento che il costo del denaro è praticamente a zero trovo che gli interessi sulle rate sono troppo alti.
Cesare Sarti - Per telefono da Roma

GLI STIPENDI IN FINLANDIA E ITALIA

D) Nel corso di una trasmissione radiofonica della Rai ho sentito che in Finlandia il primo stipendio di un laureato oscilla intorno ai 3.000 euro. Perbacco! Qui da noi un ragazzo che ha appena finito l’università, se riesce a trovare un impiego, deve accontentarsi di tirocini o di part time dai quali se ricava 600-700 euro è grasso che cola.
E poi ci si meraviglia dei tanti giovani che fanno la valigia e se ne vanno all’estero. Dove, se sei capace, non devi sgomitare con chi è meno bravo di te e magari vedertelo passare avanti perché ha una raccomandazione in tasca.
Questa è l’Italia. Speriamo che con il 2020 qualcosa possa cambiare. In meglio e non in peggio.
Livia Colletti - Per e-mail da Roma

R) La Finlandia è tra i Paesi “più felici al mondo”. Lo ha stabilito, un paio di anni fa, il World Happiness Report pubblicato dall’Onu sulla base di una serie di indicatori tra cui lavoro, reddito, istruzione, libertà, fiducia nelle istituzioni, qualità della vita.
Tra l’altro, dallo scorso dicembre, alla guida del governo di Helsinki c’è Sanna Mirella Marin che a 34 anni è diventata la prima ministra più giovane al mondo. È del partito socialdemocratico ed è alla guida di una coalizione di quattro partiti di centrosinistra tutti guidati da donne. Tra i nuovi ministri uno solo supera l’età di 35 anni.
Recentemente Sanna Marin ha proposto che la settimana lavorativa sia di 4 giorni per 6 ore al giorno: “Così ci sarà più tempo per la famiglia”.
I paragoni con l’Italia sono quindi improponibili, se non sul versante delle tasse che sui redditi sono molto alte (fino al 42%) anche a Helsinki. Ma in cambio c’è un welfare che funziona e che garantisce servizi di qualità.
C’è però da tenere presente – per calcolare bene entrate e uscite – che lassù il costo della vita è decisamente più elevato (generi di prima necessità, abbigliamento, trasporti pubblici, ristoranti): per un cappuccino e una brioche si possono spendere 7-8 euro contro i nostri 2-2,50.

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