Giovedì, 28 Novembre 2019

L'Editoriale. Ecco chi lavorerà entro i prossimi 5 anni

Chi studia il futuro del lavoro ha le idee chiare. Almeno per i prossimi 5 anni tutto è già scritto, comprese le mansioni che non si riusciranno a coprire. Per esempio, mancheranno all’appello 273.000 tra baristi, camerieri e cuochi, 262.000 operai specializzati, 225.000 tecnici, 173.000 contabili, 137.000 segretarie, 112.000 conducenti di tir, 62.000 addetti alle catene di montaggio, persino un piccolo esercito di addetti alle consegne, facchini e operatori ecologici.
Potrà sembrare strano ma questo è il domani che si annuncia, anche perché l’Italia è tra i Paesi dove la domanda di personale rimane spesso senza risposta. Per restare agli ultimi 3 anni, nel 2017 i posti “vacanti” sono stati 800.000, nel 2018 hanno toccato quota 1.200.000 e nel 2019 dovrebbero attestarsi intorno ad un numero di poco superiore.

Coloro che sono senza un’occupazione stenteranno a crederci. Eppure secondo un’analisi di Eurobarometro, che è l’ente al quale le istituzioni dell’Ue commissionano sondaggi e ricerche, così stanno le cose. La spiegazione sta nelle competenze. In sostanza, chi ha bisogno di profili ben definiti stenta a trovarli.
Anche se ciò dovrebbe essere impossibile quando – per restare nel tema – ci si riferisce a baristi e camerieri. Ma poi se si guarda alle caratteristiche che li riguardano si scopre che la conoscenza delle lingue è fondamentale, e non più solo dell’inglese, così come una professionalità all’altezza di un mondo globalizzato dove il paragone con quello che accade all’estero è immediato e, per noi, non sempre gratificante.

Quindi, se pure i ruoli più a portata di mano non possono non aggiornarsi, nei prossimi 5 anni saranno le professioni tecnologiche a irrompere sulla scena. Con figure che possono apparire di altro mondo come – giusto per farsi un’idea – i robotic engineer, gli IoT technologist, i blockchain engineer, i nanotechnology engineer, i digital marketing specialist, i social media manager, i digital transformation manager, gli e-reputation manager e i brand ambassador influencer. E quelle che ruotano intorno alla “green economy”.
Qui la funzione delle università sarà decisivo, ma in genere è l’intero panorama della formazione che deve fare un bel passo in avanti perché – è stato sottolineato – l’autoreferenzialità del sistema, specie quando fa riferimento alle regioni e alle istituzioni locali, finisce per essere interessato quasi esclusivamente a garantire posti e risorse ai propri addetti.

Comunque, se il percorso fino al 2024 parrebbe già ipotecato, seppure con il beneficio dell’inventario, nell’immediato ci sono opportunità da prendere al volo. Ne scriviamo in questo numero di “Lavoro Facile” dove nelle pagine che seguono si può leggere di Ferrovie dello Stato che si apprestano ad assumere 400 hostess, steward e macchinisti, della Sanità che ha bisogno di amministrativi, infermieri e medici, della ristorazione veloce che è a caccia di addetti cucina, cuochi e operatori multifunzione, dell’Esercito che chiama 7.000 volontari in ferma prefissata di 1 anno. E, infine, della Gdo di Despar che aprirà 200 nuovi punti vendita e avrà necessità di un migliaio di risorse.
Ma occorre fare in modo che quei tanti posti “vacanti” riescano a trovare finalmente un proprietario. È una sfida che non possiamo permetterci si perdere.

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