Giovedì, 10 Ottobre 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 16/2019

1) Il cuneo fiscale e quei soldi in più. 2) E le 350-400 assunzioni all’Ama?. 3) Il call center non paga gli stipendi. 4) Scuola, precari e aule senza docenti. 5) La strada per trovare un posto. 6) I volontari e la capitale sporca. 7) Che cosa significa job sharing

1) IL CUNEO FISCALE E QUEI SOLDI IN PIÙ

D) Tra annunci e smentite, voci e controvoci non è semplice capire che cosa salterà fuori dal cilindro del governo a proposito di Finanziaria. Sembra scongiurato l’aumento dell’Iva ma per il resto o sei un esperto oppure buonanotte.
Dico questo perché, invece, sono interessato al taglio del cuneo fiscale che, per quello che ho capito, determinerebbe un aumento degli stipendi. Che di questi tempi sarebbe una tra le poche buone notizie. È così? Non è così? Come stanno le cose?
Marco Desideri - Per e-mail da Roma

R) Il taglio del cuneo fiscale – che è la differenza tra quanto costa all’azienda un dipendente e quanto lo stesso riceve in busta paga al netto degli oneri sociali e delle imposte – entrerà in Finanziaria.
La decisione è presa ma, mentre scriviamo, non tutti i dettagli sono stati messi a punto. Ciò che pare certo è che il provvedimento non partirà con l’inizio del nuovo anno, come sembrava in un primo momento, ma probabilmente a maggio.
La ragione sta nelle risorse: la coperta è corta e la quadratura dei conti non è semplice. Così, alla fine, si sarebbe stabilito di spostare in avanti l’avvio della misura il cui costo annuo è di 5 miliardi di euro e che – appunto – se rinviata di 5 mesi significa per le casse dello Stato un risparmio di circa 2 miliardi di euro da impiegare su altri versanti.
La speranza è che con il 2020 possa mettersi in moto un ciclo positivo il che, ovviamente, risolverebbe più di un problema. Comunque, dal 2021 il bonus partirà dal 1° gennaio.
Per quanto riguarda la busta paga, il taglio del cuneo fiscale dovrebbe determinare un aumento di 500-600 euro euro per quest’anno e il doppio per l’anno prossimo.

2) E LE 350-400 ASSUNZIONI ALL’AMA?

D) Che ne è delle 350-400 assunzioni Ama sulle quali il Comune di Roma e i sindacati avevano trovato un accordo? Tutto sembrava pronto, poi solo silenzio…
Michele Bruni - Per e-mail da Roma

R) In effetti, all’inizio di agosto, la strada sembrava spianata per l’ingresso nell’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti di operatori ecologici, autisti e amministrativi.
Di lì a poco, infatti, si sarebbe dovuto approvare il bilancio 2017 di Ama, passo decisivo per l’avvio delle nuove selezioni. “Lavoro Facile” ne ha scritto più volte, solo che quell’approvazione non è mai avvenuta e, anzi, il braccio di ferro tra il Comune e una delle sue aziende si è riacceso e il 1° ottobre è clamorosamente sfociato nelle dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione con tanto di accuse di immobilismo e di insensibilità rivolte alla sindaca Virginia Raggi: “Il problema – hanno scritto i dimissionari – verte esclusivamente sulla assoluta inerzia e constata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama”. A corredo, un lungo elenco di crediti mai riconosciuti all’azienda.
Tra i motivi del contendere c’è che il Campidoglio non intende versare alla municipalizzata crediti per 18,3 milioni di euro per una serie di servizi cimiteriali prestati, senza i quali i conti del bilancio non possono tornare.
Ci sono stati alcuni rinvii dell’assemblea dei soci nel tentativo di trovare una soluzione ma la situazione è rimasta sempre bloccata. Quindi il rompete le righe del Cda.
Adesso che cosa accadrà? È stato nominato un amministrazione unico nella persona di Stefano Zaghis che dovrà provare a ricucire con l’amministrazione centrale e cercare una soluzione che consenta di approvare il bilancio. Ci riuscirà? Non ci riuscirà?
Nel frattempo quelle assunzioni continueranno a restare ben chiuse dentro un cassetto. E Roma a rivivere giornate pesanti sul fronte della raccolta dei rifiuti.

3) IL CALL CENTER NON PAGA GLI STIPENDI

D) Abbiamo lavorato per un call center di Roma che, in seguito al mancato pagamento degli stipendi di due mesi, e dopo le nostre proteste, ha promesso che tutto sarebbe stato regolato in breve tempo.
Ma così non è stato. Sappiamo che anche ad altri è capitata la stessa cosa. Abbiamo in mano i contratti regolarmente firmati e sottoscritti dalla società, con i relativi impegni anche per quanto riguarda la parte salariale. Che cosa dobbiamo fare?
Lettera firmata - Da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. I lavoratori che non hanno ricevuto i compensi pattuiti, laddove in possesso dei contratti di lavoro che specificano l’ammontare della retribuzione, possono certamente adire il Giudice del Lavoro del luogo dove hanno svolto la loro attività (indipendentemente da ogni diversa clausola inserita nel contratto) per ottenere l'ingiunzione di pagamento.

4) SCUOLA, PRECARI E AULE SENZA DOCENTI

D) Il Sondaggione proposto da “Lavoro Facile” sulla scuola è quantomai attuale. L’anno, cominciato da pochi giorni, è partito tra mille difficoltà: per tantissime cattedre si è dovuto ricorrere ai supplenti e, a quanto ne so, non poche aule ne sono ancora senza.
Non è un bel modo di trattare i giovani, cioè l’Italia del futuro. A parole non c’è un responsabile che non sostenga che la “scuola prima di tutto” salvo poi tornare al punto di partenza, laddove tutto si ferma o procede a passo di lumaca.
Si può gridare allo scandalo (mio figlio torna a casa da una settimana senza una lezione di italiano) ma a che cosa serve? Il problema delle supplenze non è di adesso ma proprio perché viene da lontano è ben più grave. È la solita Italia delle tante parole e dei pochi fatti.
Anna Mingardi - Per e-mail da Roma

R) La questione è più che seria. Con i pensionamenti regolari, i ritiri legati alla Legge Fornero e le uscite per Quota 100 sono circa 40.000 i docenti che non fanno più parte del mondo della scuola.
Niente di che se le uscite fossero riuscite a incrociarsi con le entrate. Ma così non è stato. La causa? Vari ritardi tra cui la mancanza di concorsi: da qui il ricorso ai supplenti e, quindi, al precariato. Così se l’anno scorso le cattedre non assegnate sono state poco più di 32.000 quest’anno ci siamo attestati più o meno sullo stesso livello.
È stato sottolineato – per esempio sul “Corriere della Sera” – che negli ultimi trent’anni “i concorsi, quelli veri e non le sanatorie mascherate, si contano sulle dita di una mano: uno nel 1990, un altro nel 1999, poi il mini-concorso Profumo del 2012, il pasticcio del concorso 2016 riservato agli abilitati e infine i due pseudo-concorsi senza bocciati banditi nel 2018 da Fedeli (per i prof) e da Bussetti (per le maestre)”.
Anche il personale Ata, cioè coloro che non fanno parte dell’insegnamento, va avanti tra mille difficoltà e promesse di assunzioni.
Questi dossier sono sul tavolo del nuovo ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, che si è fatto protagonista di un elenco di proposte che vanno dall’eliminazione delle classi “pollaio” alla scuola multidisciplinare, dalla maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale all’obbligatorietà delle prove Invalsi fino alla riduzione del precariato. Il tutto perché gli insegnanti – ha detto il ministro – devono tornare ad essere figure autorevoli al centro della narrazione scolastica e di sviluppo del Paese, con una nuova dignità e un compenso economico nuovo”.
Nel Primo piano di questo numero si può leggere come sia stata data una scossa al dire ma non fare. Un accordo tra Miur e sindacati ha, infatti, rimesso in moto i concorsi in modo da incidere positivamente sul precariato. Ma altri nodi restano da sciogliere.

5) LA STRADA PER TROVARE UN POSTO

D) Per cercare lavoro mi sono rivolta un po’ a tutti e ho lasciato in giro decine e decine di domande. Siccome mi sono arrivate pochissime risposte, qual è la strada migliore da seguire per trovare un posto? Quali le porte alle quali bussare?
Ritanna Ponti - Per e-mail da Roma

R) Quello della mancata risposta all'invio del curriculum è una brutta abitudine di molti uffici del personale. In Inghilterra, in Francia e in Germania – tanto per citare alcuni Paesi a noi più vicini – difficilmente succede. Eppure basterebbe davvero poco per segnalare l'arrivo della segnalazione e riservarsi l'eventualità o meno di un colloquio.
Per quanto si riferisce al percorso più proficuo attraverso il quale "veicolare" la ricerca di un impiego, in testa alle possibilità resta – malgrado lo sviluppo delle tecnologie relative alla comunicazione – il passaparola, seguito dai concorsi, dalle agenzie per il lavoro (in progressiva crescita) e dai centri per l'impiego. Un buon riscontro continua ad avere la lettura degli annunci pubblicati dai giornali specializzati e dalle loro pagine on line.
Per rendere più propositivi e attivi i centri per l'impiego da tempo si sta cercando di legarli sempre di più alle esigenze reali del mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l'offerta che la domanda. Ma finora senza grandi risultati.

6) I VOLONTARI E LA CAPITALE SPORCA

D) Ho letto della multa inflitta a un volontario che a Verona, armato di scopa, paletta e sacco per la raccolta dei rifiuti, si stava dando da fare per pulire un tratto di marciapiede. Perché – hanno spiegato i vigili urbani – “non era stato autorizzato”.
È vero che Verona non è Roma dove ci sarebbe bisogno non di uno ma di un esercito di volontari. E dove, comunque, gruppi di cittadini riuniti sotto l’insegna Retake Roma, fanno ciò che dovrebbe fare il Comune: rendere le strade, le piazze e i giardini degni di una città che è pure la Capitale d’Italia.
Roberta Mauro - Per e-mail da Roma

R) Così va il mondo. Se ti muovi ti multano. Non a Roma ma a Verona. Qui, all’ombra del Colosseo, ci vorrebbe ben altro, e quelli di Retake se ne sono accorti.
La pausa estiva è già un ricordo e la città ha immediatamente ripreso il volto abituale: cassonetti pieni, sacchetti depositati lì accanto, cartacce che svolazzano un po’ ovunque.
Per i cattivi odori alcuni condomini hanno chiuso con un giro di cellophane le “bocche” di un contenitore che, mai pulito, rendeva l’aria irrespirabile agli inquilini dei piani più bassi.
Certo, a volte sono anche i cittadini che non si comportano come dovrebbero. Perché, per esempio, non gettare i rifiuti nel cassonetto più vicino se quello sotto casa è stracolmo? Perché non insegnare ai bambini che la carta delle merendine non va gettata dove capita? Perché si confonde la raccolta dell’umido con la generica? E così via.
Ma spetta al Campidoglio, come dice la lettrice, rendere la Capitale una vera Capitale. Per questo paghiamo le tasse. Poi ben vengano i volontari.

7) CHE COSA SIGNIFICA JOB SHARING

D) Che cos’è il contratto di job sharing? Tra le tante forme di lavoro mi pare che sia la meno usata. Eppure me l’hanno proposta…
Paolo Lorenzi - Per telefono da Roma

R) Job sharing significa, letteralmente, lavoro ripartito. Ed è proprio questo il riferimento: vale a dire, in pratica, che due soggetti si assumono in solido l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa, che corrisponde a un unico posto di lavoro a tempo pieno. In tal caso i lavoratori hanno la facoltà di distribuirsi tra loro, a seconda delle proprie esigenze, l’orario e la quantità di lavoro, anche con modalità di volta in volta differenti.
Ciascun lavoratore resta comunque personalmente responsabile dell’adempimento dell’intera prestazione lavorativa. Nel caso di recesso o estinzione da parte di uno dei due contraenti, il rapporto di lavoro cesserà anche per l’altro.
Sufficientemente diffuso all’estero, il contratto di job sharing non ha incontrato particolare favore in Italia.

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