Lunedì, 07 Ottobre 2019

Il miglior “tono di voce” per un curriculum efficace: i consigli per il linguaggio

Che voi stiate compilando un curriculum semplice, oppure un CV europeo, vi starete chiedendo senza dubbio quale sia il miglior “tono di voce” da adoperare per proporre un linguaggio consono ad un curriculum vitae.

Cosa si intende con tono di voce? Il tono di voce non è solo una delle proprietà del linguaggio orale, ma ovviamente anche di quello scritto: tramite la scrittura si può talvolta sembrare perfino più cordiali, o più scortesi, rispetto a quando si parla da persona a persona.

Nel caso del curriculum vitae il tono di voce assume un’importanza cruciale, dal momento che il recruiter si farà una primaria idea a partire proprio da come vi ponete nei confronti del datore di lavoro. Ebbene, vi sono alcune regole da seguire per la scrittura di un ottimo CV con un linguaggio appropriato e convincente: vediamole insieme.

La prima e fondamentale regola: la semplicità, laddove è possibile

Una regola che qualsiasi utente dovrebbe ricordare è la semplicità, che si esprime tanto in contenuti testuali fluidi e non prolissi, quanto nel vero e proprio tono di voce.

Traducendo in un altro termine, si potrebbe dire che è bene evitare qualsiasi forma di “saccenza”: laddove è necessario, utilizzate parole chiave puramente tecniche per dimostrare le vostre competenze, ma evitate in linea di massima di voler sembrare più competenti di quel che siete.

I datori di lavoro apprezzeranno un tono di linguaggio cordiale, umile, che dimostri al tempo stesso padronanza delle proprie abilità ma piena disponibilità nei confronti di chi sta offrendo la posizione lavorativa.

Niente “captatio benevolentiae”

L’espressione captatio benevolentiae deriva dal latino e viene utilizzata ancora oggi per indicare tutti quei tentativi di accattivarsi la simpatia di una determinata persona.

Belle parole, elogi ed eccessiva proposizione nei confronti del prossimo possono sfociare facilmente in questa tonalità di linguaggio: l’obiettivo ovviamente è cercare la benevolenza e la simpatia di chi ci sta davanti (o di chi legge il nostro curriculum) al fine di ottenere qualcosa in più.

Questa “tecnica” viene usata da molte persone nella ricerca del lavoro, ma molto spesso risulta controproducente e fastidiosa per il datore di lavoro. Meglio restare nelle proprie, mantenendo un tono di voce e di linguaggio equilibrato e sbilanciandosi soltanto poche volte nei confronti dell’azienda/ente che ci offre lavoro, magari mostrando disponibilità all’apprendimento e alla crescita professionale, ma nulla di più.

Un linguaggio più sobrio possibile

Si tratta forse dell’aspetto più importante nella scrittura di un curriculum vitae, ovvero la sobrietà a livello di lessico e di modi in cui ci si esprime.

Facciamo una distinzione: esiste sobrietà e sobrietà, in base anche all’azienda per cui si sta proponendo il CV. Se si tratta di un’azienda giovane, magari una start-up composta da un team di ragazzi/e coetanei all’utente, ci si potrà sbilanciare nella direzione di un linguaggio leggermente più colorato e meno formale (ovviamente in senso positivo); se il target è un’impresa di avvocati, è richiesta grande formalità e un approccio più professionale che altro.

Letto 276 volte Ultima modifica il Venerdì, 11 Ottobre 2019 06:43

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