Venerdì, 27 Settembre 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 15/2019

1) Il periodo di prova va retribuito. 2) La Whirlpool? Tradita e venduta. 3) Il nuovo governo e il lavoro. 4) Lavoro in Alitalia e sono preoccupato. 5) Come si interpretano i contratti?

1) IL PERIODO DI PROVA VA RETRIBUITO

D) Ho effettuato due giorni di prova in un negozio. Ho eseguito tutto ciò che mi è stato chiesto di fare. Alla fine dei due giorni mi è stato detto che il mio impegno finiva lì. Ho chiesto un compenso ma mi è stato negato. Come mi devo comportare?
Daniela - Per telefono da Roma

R) Il periodo di prova, anche se breve, deve essere comunque pagato. È una regola che spesso non viene rispettata. Invece è importante proprio per evitare l’utilizzazione gratuita e indiscriminata di manodopera da parte dei datori di lavoro.
È comunque sempre bene, quando si avvia questo tipo di rapporto, fissarne i tempi, le modalità e – appunto – la retribuzione. Per il rispetto dei diritti maturati ci si può rivolgere all’Ispettorato del lavoro.

2) LA WHIRLPOOL? TRADITA E VENDUTA

D) Che ne è della Whirlpool di Napoli e dei più di 400 lavoratori che stavano rischiando il posto? Dico stavano perché si è persa traccia della loro sorte. Che fine hanno fatto quei dipendenti? La fabbrica è stata chiusa oppure è tuttora in funzione?
A queste multinazionali che vengono in Italia, sfruttano gli incentivi e poi se ne vanno, dovrebbe essere impedito di fare il bello e il brutto tempo.
Furio Novelli - Per e-mail da Napoli

R) Questa e-mail è arrivata in redazione prima degli eventi che hanno cambiato radicalmente la situazione. Il 17 settembre, infatti, la Whirlpool ha comunicato che la fabbrica di Napoli è stata ceduta per 20 milioni di euro alla Passive Refrigeration Solution, società con sede a Lugano che produce container refrigeranti. Il passaggio delle consegne avverrà il 1° novembre.
Si tratta di un vero e proprio colpo di scena perché per salvare l’impianto il governo Conte-1, con un apposito decreto legge, aveva stanziato 10 milioni di euro per l’anno in corso e 6,9 milioni di euro per il 2020.
L’azienda, dopo avere accettato la proposta, ci aveva ripensato definendo la misura “insufficiente perché l’obiettivo è avviare una nuova missione produttiva”.
Poi il silenzio che è durato fino a pochi giorni fa. “Una decisione unilaterale e una grave scorrettezza che disattende gli impegni presi in questi mesi di confronto”, ha detto la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde.
Annamaria Furlan, leader della Cisl, ha parlato di “comportamento irresponsabile” e i sindacati hanno annunciato una manifestazione nazionale.
Che cosa accadrà adesso ai dipendenti? La Whirlpool ha assicurato che ai lavoratori “saranno garantiti i diritti acquisiti, le tutele reali e i livelli contributivi correnti”. Il tutto nell’ambito di una riconversione operativa, la stessa che era nei piani contestati della multinazionale americana.
Ma i timori sono più che giustificati. E ha ragione Furio Novelli: chi viene a fare industria nel nostro Paese non può dire e disdire, dare assicurazioni e poi rimangiarsi la parola, vendere una struttura produttiva dall’oggi al domani senza informare gli interlocutori con i quali si è trattato a lungo.

3) IL NUOVO GOVERNO E IL LAVORO

D) Il governo che si è appena insediato riuscirà a dare una spinta al mondo del lavoro? A me, e penso anche a tanti altri, le polemiche politiche sui massimi sistemi interessano poco. Ciò che conta sono i risultati. Attendiamo da troppo tempo misure in grado di rimettere in moto l’occupazione…
Ezio Lombardi - Per telefono da Roma

D) Seguo da sempre con una certa attenzione le vicende politiche ma confesso che in questi ultimi tempi faccio fatica ad assistere ai talk show televisivi. A parte la sovrabbondanza di trasmissioni, è difficile seguire i dibattit. Ormai nessuno ragiona più e tutti preferiscono lanciare slogan propagandistici nella speranza di conquistare consensi.
Un periodo così, in cui accanto alle tante incertezze si mescolano montagne di notizie false, non c’è mai stato. O almeno io non me lo ricordo.
Gli italiani si rendono conto di ciò che sta accadendo? Come si fa ad ascoltare valanghe di insulti e di volgarità? Abbiamo bisogno di serietà e di gente che sa dove mettere le mani. Insomma, di un Paese normale. È sperare troppo?
Cinzia R. - Per telefono da Roma

D) Che fine ha fatto il lavoro? Dovrebbe essere al centro dei programmi di qualsiasi governo appena degno di questo nome, ma mi pare che da troppi anni non è così. Ricordo i manifesti di Silvio Berlusconi con la promessa di 1 milione di posti e i tentativi di smuovere la situazione da parte di chi gli è succeduto a Palazzo Chigi.
Ci siamo lasciati travolgere dal problema degli immigrati, che comunque non è da sottovalutare, e l’occupazione è passata in secondo o terzo piano. Ma se non si riparte dal lavoro quale sarà il futuro dei nostri giovani? Per favore, più concretezza, meno parole e meno comparsate in tv.
Daniele Colletti - Per lettera da Roma

D) Caro primo ministro Giuseppe Conte e cari nuovi ministri, sono un impiegato di 52 anni che ha perso il lavoro dopo 19 anni di servizio presso un’azienda che, dopo un lungo periodo di difficoltà, ha deciso di ridurre il personale.
Insieme ad altri colleghi mi sono ritrovato senza stipendio e ancora non sappiamo se riusciremo a prendere la cassa integrazione.
Mi sono messo subito a cercare un nuovo lavoro ma tranne offerte di scarsa rilevanza, e non in linea con la mia professionalità, niente di niente. Sto toccando con mano che è proprio vero che chi ha superato una certa età ed è disoccupato rischia di restare tagliato fuori, più di altri più giovani, dal mondo della produzione. Con tutto ciò che ne consegue anche riguardo alla pensione, se mai ci arriverò.
Caro primo ministro Giuseppe Conte e cari nuovi ministri, sapete bene che in Italia di casi come il mio ce ne sono a bizzeffe. Che cosa pensate di fare per trovare una soluzione? Non fate finta di fare e poi non fate niente.
Nunzio Clementi - Per e-mail da Napoli

D) Sul lavoro il governo Lega-M5S è rimasto a guardare senza muovere un dito. Le crisi aziendali si sono moltiplicate e il saldo tra chi è stato licenziato e chi è stato assunto è decisamente negativo. Adesso che si è insediato l’esecutivo M5S-Pd le cose potranno cambiare in meglio?
Non c’è da fare il tifo per l’uno o l’altro schieramento ma c’è solo da sperare che si riesca a risalire la china il prima possibile.
Francesca Di Maria - Per e-mail da Roma

R) In un periodo fortemente caratterizzato dalle fake news non è semplice orientarsi: i dati a disposizione sono un oceano sterminato dove è frequente imbattersi in balle spaziali che rischiano di inquinare anche i discorsi più seri. In modo che poi ognuno alla fine si può confezionare la verità che più gli fa comodo.
Che il tema del lavoro debba tornare al centro dell’attenzione è una necessità vitale. Non solo per chi è alla ricerca di uno stipendio ma per la stessa coesione sociale del Paese. Qui è vietato scherzare. In giro la disillusione è tanta e dura da così tanto tempo che si è trasformata in rabbia contro tutti e tutto.
Occorre rimboccarsi le maniche e tracciare rapidamente un percorso che segni una svolta credibile rispetto al passato. Non sarà facile perché le difficoltà economiche hanno contagiato perfino la Germania.
Se il reddito di cittadinanza e – magari – il salario minimo possono essere utili per tamponare la falla, ben altro ci vuole per creare occupazione. La riduzione del cuneo fiscale, che consente alle aziende di risparmiare sul costo del lavoro e ai dipendenti di guadagnare di più, può essere un passo nella giusta direzione. Appunto, un primo passo.

4) LAVORO IN ALITALIA E SONO PREOCCUPATO

D) Sono un dipendente di Alitalia e da anni vivo con il batticuore. Il motivo è evidente: la compagnia è dentro una crisi infinita e una soluzione non pare dietro l’angolo. Eppure ho sperato nella nuova cordata che dovrebbe gestire la società. Invece siamo ancora in alto mare.
In ballo c’è la tranquillità di tante famiglie di piloti, hostess e steward, personale di terra e meccanici. Molti hanno comprato casa e nell’eventualità di una riduzione del personale non saprebbero come pagare il mutuo. E non solo.
È un vero dramma. Le fonti d’informazione e l’opinione pubblica mi sembrano distratti e io comincio a temere il peggio.
G. M. - Per e-mail da Roma

R) È vero, la vicenda dell’ex compagnia di bandiera è sempre sospesa a mezz’aria tra ipotesi di soluzione e rinvii a catena. L’ultimo è di questi giorni: Ferrovie dello Stato, che con Delta, Atlantia e il ministero delle Finanze dovrebbe gestire il rilancio della società, ha chiesto la sesta proroga per la presentazione dell’offerta vincolante di gestione che così scivola a metà ottobre.
Ci sono da sciogliere nodi importanti come le rotte verso il Nord America, il ruolo del ministero e, infine, la riduzione del personale. L’amministratore delegato di Fs, Gianfranco Battisti, nel parlare della probabilità di 2.000 esuberi ha smentito che le eccedenze possano essere assorbite dalle Ferrovie. In sostanza, i tagli passeranno attraverso gli ammortizzatori sociali.
In più, lo scontro con Autostrade-Atlantia, alla luce dei rilievi mossi dalla magistratura sulle negligenze in fatto di manutenzione, rischia di rimettere in discussione la partecipazione del Gruppo controllato dalla famiglia Benetton.
Le preoccupazioni di G. M. non sono quindi infondate. Negli ultimi 20 anni il salvataggio di Alitalia è costato allo Stato quasi 10 miliardi di euro. Soldi che, vista la situazione, sono stati praticamente gettati dalla finestra.

5) COME SI INTERPRETANO I CONTRATTI?

D) So di essere più fortunata di altri perché ho un lavoro a tempo indeterminato. Mi rivolgo però a voi per avere qualche spiegazione per quanto riguarda l’applicazione del contratto. La mia qualifica è di aiutante commessa di V livello.
D. E. - Per e-mail da Roma

R) I contratti non si interpretano ma si applicano. Sia per quanto riguarda gli orari settimanali, i festivi, i giorni di riposo, le pause pranzo e così via. Inoltre, l’azienda può procedere con i cambi di mansione solo se c’è il consenso del dipendente e sempre tenendo conto dei relativi parametri economici.
Per ciò che attiene gli spostamenti sul territorio nazionale, se nel contratto questa possibilità è prevista in maniera specifica essa è valida a tutti gli effetti. Naturalmente nel rispetto delle procedure e delle modalità che regolano le trasferte.

Letto 103 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Settembre 2019 08:28

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