Giovedì, 12 Settembre 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 14/2019

1) Lavori d’estate e sfruttamento; 2) Perché il Sud sprofonda?; 3) Gli uffici e il personale che manca; 4) Aziende in crisi: cosa succede?; 5) Come recuperare gli stipendi non pagati; 6) Infortunio sul lavoro: chi risarcisce?

1) LAVORI D’ESTATE E SFRUTTAMENTO

D) Sono una studentessa e poco prima dell’estate ho risposto alla ricerca di personale di un ristorante situato in un quartiere elegante della mia città. Avevano bisogno di cameriere e camerieri per coprire i turni pranzo/cena. Il colloquio è andato bene anche se sulla busta paga sono rimasti nel vago assicurandomi però che non ci sarebbero stati problemi.
Ho cominciato a metà giugno e subito c’è stata qualche novità: spesso mi chiedevano di prolungare l’orario e, al termine, di dare una mano nella pulizia di sala e cucina. Non se n’era mai parlato ma okay… La grande sorpresa c’è stata il giorno dello stipendio: nessun contratto e retribuzione di 4,50 euro l’ora.
Alla mia richiesta di spiegazioni mi hanno risposto che o così oppure quella era la porta. Me ne sono andata e sono tuttora arrabbiata per essere stata presa in giro. Mi sono rivolta anche ad un avvocato.
Tutto questo per dire che ci sono tanti imprenditori onesti ma ce ne sono non pochi che si approfittando dei giovani e di chi, avendo necessità di lavorare, magari preferisce piegare la testa.
Marina R. - Per e-mail da Roma

R) Soprattutto d’estate le attività stagionali si moltiplicano e aumenta anche l’offerta di lavoro in nero, in particolare da parte di piccole aziende. Verso la fine di agosto il quotidiano di Torino “La Stampa” ha pubblicato numerose testimonianze di sfruttamento e di abusi: dalla Riviera Romagnola al Veneto, da Bologna a Roma.
Sempre la stessa storia: pochi euro al mese, di contributi nemmeno l’ombra, nessuna garanzia. E persino tentativi di violenza.
Il consiglio è di denunciare questi comportamenti alle autorità competenti e, in caso di irregolarità prolungate sul piano salariale, avviare un’azione legale per ottenere il dovuto. È un invito che viene pure dagli imprenditori onesti, anche loro danneggiati da chi ricorre a pratiche illegali.

2) PERCHÉ IL SUD SPROFONDA?

D) Non credo di essere una mosca bianca se sono preoccupato per il futuro dell’Italia e, di conseguenza, per i nostri giovani che rischiano di vivere in un Paese incerto e in difficoltà.
Ma ciò che mi rattrista ancora di più è vedere come il Centro-Nord riesca comunque a tenersi a galla mentre il Sud pare sprofondare verso l’irrilevanza economica. Possibile che si debba assistere senza reagire allo scollamento della coesione sociale con le regioni messe meglio che stanno pensando seriamente, con l’autonomia, di gestire in proprio il benessere raggiunto infischiandosene della sussidiarietà.
Antonio Giuffrè - Per e-mail da Napoli

R) A volte si esagera con la voglia di “secessione” del Nord ma non c’è dubbio che il Sud rischia di restare sempre più indietro. In questo senso i dati più recenti sono significativi.
Secondo l’Istat, per esempio, mentre il recupero dell’occupazione nel Centro-Nord, iniziato nel 2013, ha fatto un ulteriore balzo in avanti nel 2018 (+2,3% rispetto all’anno precedente e la tendenza sta continuando anche in questo 2019) il Sud ha fatto registrare un saldo ancora negativo (-4% pari a 260.000 occupati in meno).
Il presidente dell’Istituto di statistica, Carlo Blangiardo, ha detto che l’Italia “è caratterizzata da una realtà composita, eterogenea, bellissima e contraddittoria. È una terra ricca di tesori, arte e bellezza, ma è anche una nazione ricca di problemi irrisolti, uno per tutti quello del tema ricorrente del debito pubblico”.
Poco incoraggianti anche le notizie diffuse da Svimez, l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, secondo cui c’è la possibilità che il Sud entri in recessione già nelle prossime settimane.
Insomma, non siamo messi bene. Pure l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in Europa, ci ha appena messo in fondo alla classifica della crescita in un quadro in cui quasi tutti gli altri partner dell’Ue battono la fiacca, compresa la Germania che è la tradizionale locomotiva del Continente.
L’allarme lanciato dai sindacati, Cgil, Cisl e Uil in testa, è quindi più che fondato. Ci vorrebbe una svolta. Non si può fare altro che augurare a chi di dovere di darsi una mossa. Rapidamente.

3) GLI UFFICI E IL PERSONALE CHE MANCA

D) Ad un certo momento si è sperato che tra pensionamenti e Quota 100 le assunzioni nella Pubblica amministrazione si sbloccassero.
Si è sperato perché a lungo si è parlato della possibilità di una sostituzione “uno a uno”, cioè per ogni uscita una nuova entrata. Poi le cose si sono complicate e alla fine pare che non sarà così.
E allora: come si chiuderà questa fase? Le vicende politiche non hanno certo facilitato le decisioni sul versante dell’occupazione nello Stato. Così che molti uffici sono entrati in difficoltà proprio per la mancanza di personale.
Quando si prendono provvedimenti e si varano leggi – vedi appunto Quota 100 – perché non si pensa a che cosa può accadere? Restiamo il Paese dove la manifestazione preferita è la sagra del dilettante. Quand’è che riusciremo a mettere la testa a posto?
Fabrizio Mieli - Per e-mail da Roma

R) Entro la fine dell’anno le uscite dalla Pubblica amministrazione dovrebbero essere 350.000 per diventare 500.000 nel 2023. Ciò calcolando solo coloro che se ne andranno per avere raggiunto regolarmente i limiti di età. A questi occorre aggiungere i 145.000-160.000 dipendenti che usufruiranno di Quota 100 e per la cui sostituzione non è stata messa a punto nessuna concreta pianificazione.
La volontà di procedere con un ampio programma di ricambi è stata più volte ribadita dai ministeri e dagli enti interessati, e qualche concorso è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale”. Poi tutto si è fermato per la crisi politica che ha determinato la caduta del governo formato dai Cinque Stelle e dalla Lega.
Una risposta al problema delle strutture pubbliche che si trovano in difficoltà per carenza di impiegati va trovata al più presto. Servono nuovi bandi ma, nell’attesa, si potrebbe porre mano alle graduatorie di chi ha già vinto un concorso ed è ancora lì in attesa di una chiamata.

4) AZIENDE IN CRISI: COSA SUCCEDE?

D) Sono il dipendente di un’azienda in difficoltà per la quale al ministero dello Sviluppo economico, dopo una complessa trattativa, ci si era impegnati a trovare una via d’uscita: prima con la cassa integrazione e poi con un nuovo piano industriale per il rilancio della produzione.
Che cosa accadrà adesso? Ciò che è stato fatto dal governo Conte-Di Maio-Salvini verrà preso in considerazione e portato avanti? In ballo c’è il destino di migliaia di lavoratori e di famiglie.
P. G. - Per e-mail da Roma

R) Sono 158 i tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico. A rischiare il posto sono 250.000 lavoratori. Tra le imprese ce ne sono di importanti: Abb, Aferpi-Jsw (ex Lucchini), Alcoa, Bekaert, Bluetech, Comital, Csp, Invatec, Iveco Defence, Manital, Mercatone Uno, Pernigotti, Piaggio Aerospace, Porto Industriale Cagliari, Semitec, Whirlpool. E così via.
Nel frattempo la cassa integrazione straordinaria è salita a 18,8 milioni di ore (a giugno +99,8 rispetto all’anno scorso) e la cassa integrazione in deroga a 600.000 ore (sempre a giugno +451,7).
È un quadro pesante all’interno di un Paese a crescita zero. Chi dovrà provare a quadrare i conti avrà un compito che è tra i più difficili degli ultimi anni.

5) COME RECUPERARE GLI STIPENDI NON PAGATI

D) Ho lavorato presso un giornale locale come redattore da febbraio a luglio, senza contratto di lavoro che pure, più volte, mi era stato promesso e garantito. Proprio questo mi ha costretto a lasciare. Ad oggi devo ancora percepire il compenso relativo agli ultimi due mesi (giugno e luglio). Posso chiedere, oltre alla retribuzione, anche la liquidazione per i mesi lavorati? Che cosa fare per avere ciò che mi spetta?
A.D.A - Per e-mail da Roma

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. Per ottenere i compensi dovuti è necessario ricorrere al Giudice del lavoro, ma prima si rende necessario esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione attraverso la Direzione provinciale del lavoro.
In sostanza, si richiede a quell’Ufficio di convocare il responsabile dell’azienda o della società cui sono richiesti gli emolumenti non versati.
Decorsi 60 giorni dall’istanza di conciliazione, ci si potrà rivolgere al Giudice del lavoro, davanti al quale si dovrà provare – con documenti o testimonianze – la debenza delle somme. Si rende opportuno, a tale fine, rivolgersi ad un consulente per la dovuta quantificazione. Chiaramente ciò vale anche per la liquidazione del Tfr.

6) INFORTUNIO SUL LAVORO: CHI RISARCISCE?

D) Due mesi fa ho subito un brutto infortunio mentre lavoravo ad una macchina dentatrice che è partita inaspettatamente (i carabinieri hanno successivamente accertato che il micro non funzionava e che, quindi, non c’erano misure di sicurezza).
Dopo tre interventi chirurgici, ho perso il pollice della mano destra. Ho subito anche una quarta operazione di innesto della pelle per coprire la ferita abbastanza grande. Altre lesioni alla mano destra sono tuttora presenti.
L’infortunio è stato regolarmente denunciato. A questo punto che cosa devo aspettarmi dall’Inail? Posso chiedere alla ditta il risarcimento dei danni? Insomma, come mi devo comportare?
Giordano - Domanda inviata a My Job

R) Risponde l’avv. Valerio Antimo Di Rosa. L’infortunio patito, oltre a determinare l’apertura di un sinistro Inail, avrà sicuramente comportato – alla luce di quanto descritto – anche l’apertura di un procedimento penale a carico del datore di lavoro e del responsabile della sicurezza dell’azienda.
Le due questioni sono del tutto autonome: da una parte il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno biologico subito (se almeno pari al 6% di invalidità permanente) oltre alle indennità temporanee di inabilità – parziale e assoluta – al lavoro, dall’altra al risarcimento del danno per la condotta colposa del datore (se la stessa sarà accertata dal Giudice).
Quanto al risarcimento da parte dell’Inail, il lavoratore dovrà essere sottoposto a visita medico-legale per l’accertamento del danno subito. Consiglio, comunque, al lavoratore di farsi assistere da un legale di fiducia per la tutela dei suoi diritti.

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