Giovedì, 27 Giugno 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 12/2019

1) Ok i navigator, ora serve il lavoro; 2) Scoperti i primi furbetti del Rdc; 3) Europa: si scherza col fuoco; 4) Se per lavorare ti chiedono soldi; 5) Si può cambiare l’orario di lavoro?; 6) I semafori di Roma coperti dai rami

1) Ok i navigator, ora serve il lavoro

D) Sono curioso di leggere il risultato del vostro Sondaggione in corso sui navigator: se, cioè, una volta entrati in servizio riusciranno a trovare posti di lavoro a chi sta beneficiando del reddito di cittadinanza.
Sono curioso perché ho l’impressione che quello che doveva essere uno dei punti di forza del Rdc stia passando in secondo piano. Il fatto è che se l’economia non riprende ci sarebbe bisogno non tanto dei navigator quanto di una bacchetta magica. O di un miracolo.
Il mio augurio è che i rinforzi destinati ai Centri per l’impiego ce la possano fare: per loro stessi che così potranno rendersi davvero utili, per noi che pagandogli lo stipendio attraverso le tasse potremo dire di non avere buttato i soldi dalla finestra, per chi è alla ricerca di un’occupazione che potrà toccare con mano l’efficacia della legge voluta dal vice-primo ministro e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.
Stefano Carli - Per telefono da Roma

R) Calma e sangue freddo. Sono appena terminate le prove che hanno consentito di nominare i quasi 3.000 “navigator” e adesso si attende la loro discesa in campo. In un quadro che, però, è ancora piuttosto confuso.
Il 14 giugno, per esempio, Il “Sole-24 Ore” ha titolato in prima pagina: “Navigator, nebbia fitta su tempi e mansioni”. Intanto, resta da chiarire quale sarà il rapporto tra questa nuova figura professionale e i Centri per l’impiego in quanto il suo ruolo consisterà – è scritto nero su bianco – in attività di “assistenza tecnica alla struttura regionale”.
Okay, ma ciò nel concreto che cosa significa? Ha cercato di spiegarlo lo stesso quotidiano di Confindustria ricordando come siano la Regioni, alle quali fanno capo i Cpi, che devono formalizzare l’intervento dei navigator stipulando apposite convenzioni con Anpal Servizi, l’Agenzia che ne ha promosso la ricerca e la selezione.
Insomma, senza le convenzioni i navigator che hanno vinto il concorso non potranno sedersi dietro la scrivania di un Centro per l’impiego. Gli ultimi nodi verranno sciolti a giorni. Ma ci sono punti sui quali si deve ancora trovare l’intesa definitiva che riguardano la registrazione di chi sta usufruendo del reddito di cittadinanza nel sistema informatico centralizzato, la convocazione dei soggetti interessati, la definizione di un percorso personalizzato verso l’impiego, la sottoscrizione del patto per il lavoro.
Si potrebbe dire: perché non ci si è mossi per tempo visto che del Rdc si parla ormai da più di un anno? Già: perché?
Tra l’altro, a rendere più ingarbugliata la vicenda c’è che quasi sicuramente slitteranno le 5.600 assunzioni previste per rafforzare i Centri per l’impiego, misura parallela all’inserimento dei navigator. Il decreto attuativo è al vaglio della Corte dei Conti per la valutazione delle coperture finanziarie: così l’intenzione da parte delle Regioni di pubblicare i bandi il 30 giugno è destinata a scivolare almeno a metà luglio (ma la Regione Lazio è già partita con 7 bandi).

2) Scoperti i primi furbetti del Rdc

D) Non so se è vero quello che ho sentito: che, cioè, chi ha ottenuto il reddito di cittadinanza nella misura più ampia, circa 750 euro mensili, preferisce starsene a casa piuttosto che trovare un lavoro con una busta paga di poco superiore. Sarebbe il fallimento del Rdc perché avrebbe vinto la “logica del divano”.
Lina F. - Per e-mail da Roma

R) In effetti, notizie in questo senso sono circolate un po’ in tutta Italia. Lungo la Riviera Romagnola i gestori di ristoranti hanno faticato più degli scorsi anni per trovare camerieri e cuochi in quanto – hanno detto – chi si mette in tasca il reddito di cittadinanza perché dovrebbe lavorare per un centinaio di euro in più?
Il “Mattino” di Napoli ha intervistato il proprietario di un bar che, alla ricerca di personale, non è riuscito a trovarlo. “Qualche colloquio l’ho fatto ma c’è chi mi ha detto che non vale la pena lavorare per 800 euro al mese”. Nessuno gli ha parlato apertamente del Rdc ma – ha aggiunto – “lo scorso anno di questi tempi trovare un rimpiazzo era questioni di pochi giorni”.
Comunque, da Palermo a Bolzano sono già stati scoperti i primi furbetti del Rdc: lavoratori in nero che erano riusciti a percepire il contributo anti-povertà.

3) Europa: si scherza col fuoco

D) Ho letto le due lettere sull’Europa che avete pubblicato nel numero scorso. Okay, ognuno è libero di pensarla come vuole. Ciò che mi preme sottolineare non è tanto promuovere o bocciare l’Ue quanto capire a che cosa può servire l’Unione quando un Paese si trova in difficoltà, com’è il caso dell’Italia.
Se non scatta la solidarietà in momenti come questi, allora è giusto porsi qualche domanda sul senso dell’Europa che abbiamo costruito…
Carlo Manueli - Per e-mail da Roma

R) Quando la Grecia è andata in crisi, l’Europa non ha certo mostrato il suo volto migliore. Uno dei problemi è che se, all’interno dell’Unione, prevalgono gli interessi di parte o quelli di determinate categorie non è poi semplice elaborare una strategia complessiva che tenga conto delle urgenze dei partner – diciamo così – meno fortunati.
La logica dei sovranisti che, per semplificare, è quella secondo la quale ognuno deve contare di più in casa propria può essere pure giusta ma significa la sostanziale fine dell’Europa, almeno quella immaginata dai padri fondatori.
Basta saperlo e mettere in campo le eventuali alternative. L’Italia, secondo gli ultimi dati resi noti da Bankitalia, ha un debito pubblico di 2.373 miliardi (ad aprile è cresciuto di altri 14.8 miliardi), il che significa che su ognuno di noi (neonati compresi) grava un fardello di 39.238 euro.
Gran parte del debito pubblico viene acquistato da investitori esteri che lo fanno perché puntano sugli alti interessi. Finché tutto fila liscio, l’Italia riesce ad avere la liquidità che serve. Ma se il quadro dovesse modificarsi, il rischio Italia potrebbe convincere gli investitori a girare alla larga.
Ecco perché occorre sapere che cosa fare, mossa dopo mossa. Sapendo che se si sta insieme si è comunque più forti nei confronti, per esempio, di giganti come Stati Uniti, Cina, Russia e India. A meno di stringere accordi bilaterali con una grande potenza contando sulla sua magnanimità. Un bel rebus ma, a occhio, demolire l’Europa non sembra un’idea luminosa. L’Europa, però, ha bisogno di mettersi al passo con i tempi.

4) Se per lavorare ti chiedono soldi

D) Mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere il pagamento di una somma per cominciare a lavorare. In questi casi, come ci si deve comportare?
Lina Sabelli - Per telefono da Roma

R) Accade a volte che o per l’invio del materiale a casa oppure per seguire corsi di formazione, arrivi la richiesta di sborsare una certa cifra. In cambio, c’è quasi sempre la promessa di guadagni oppure la possibilità di un’assunzione.
Di solito, il consiglio è di non firmare nulla al momento della proposta e di prendersi – come si dice – una pausa di riflessione, per valutare l’offerta con più calma. Insomma, prima di mettere mano al portafoglio è bene capire quali garanzie ci vengono messe a disposizione. Sennò è meglio rinunciare.

5) Si può cambiare l’orario di lavoro?

D) Da qualche tempo la direzione dell’ufficio presso il quale lavoro da un paio d’anni mi ha cambiato gli orari, spesso spezzandomeli tra mattina e pomeriggio. All’inizio ho pensato a circostanze contingenti. Siccome la cosa si prolunga, e ne sta andando di mezzo la mia vita familiare, come devo comportarmi?
R. S. - Per telefono da Roma

R) La bussola di riferimento è sempre il contratto di lavoro, dove sono indicati i diritti e i doveri delle due parti contraenti, cioè l’azienda e il dipendente.
Tutto, naturalmente, può essere modificato ma occorre rinegoziare il rapporto e, soprattutto, è necessario che ci sia l’accordo dell’interessato. Questo perché, per improcrastinabili ragioni, che comunque devono essere sempre motivate, il ciclo produttivo può cambiare e di conseguenza l’ufficio del personale non può non adeguare i turni alle nuove necessità.
Niente di male. Solo che non si può procedere d’imperio. Altrimenti ci sono le basi per avviare una vertenza davanti al Giudice.

6) I semafori di Roma coperti dai rami

D) Voglio aggiungere anche la mia voce a quella dei tanti cittadini di Roma che scrivono ai giornali per denunciare i rischi che si corrono in tanti incroci dove i semafori sono coperti dai rami degli alberi. Per ragioni di lavoro percorro ogni giorno viale XXI Aprile scendendo da via Nomentana. Il primo incrocio, poco prima di largo XXI Aprile, è ormai una sfida alla buona sorte: l’impianto semaforico è completamente nascosto dalle foglie e solo chi si è ormai abituato alla circostanza rallenta e… spera in Dio.
Lì c’è anche un ristorante molto noto e il traffico a tutte le ore del giorno e della notte è intenso. Che cosa si aspetta a intervenire? Che ci scappi il morto?
Maurizio Grosso - Per telefono da Roma

R) Le segnalazioni non fanno mai male soprattutto se ci fosse qualcuno in Campidoglio disposto a prenderne nota e a darsi da fare. A volte succede, molto più spesso non succede. Per questo e per tanto altro si fa sempre più fatica a ricordare come Roma sia la capitale d’Italia.

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