Mercoledì, 29 Maggio 2019

L'Editoriale. Passate le elezioni recuperare il tema del lavoro

Le elezioni europee sono ormai alle spalle ma per i partiti non c’è tregua. Il 9 giugno ci sono i ballottaggi per i sindaci che non sono riusciti a vincere al primo turno. E poi entro la fine dell’anno salteranno fuori altri appuntamenti con le urne perché l’instabilità nel nostro Paese è la cosa più stabile che ci sia. Solo che quando la palla passa frequentemente da un voto all’altro si toglie tempo alle riflessioni su ciò che c’è da fare.

Perché la campagna elettorale infinita mette i protagonisti della politica in una situazione singolare: devono, cioè, muoversi all’interno di un percorso dagli obiettivi ravvicinati nella speranza di rastrellare consensi ora e subito. Questo impedisce di ragionare con serenità sulle strategie di lungo respiro, proprio quelle che invece sarebbero più necessarie per capire la direzione di marcia e i mezzi necessari per raggiungere la meta.

Non vogliamo buttarla in politica, ma solo parlare di politica per aprire il capitolo dell’occupazione. Dopo le europee il lavoro deve tornare – se mai c’è stato – al centro del dibattito. Vale a dire che bisogna cominciare a individuare dove e come intervenire per stimolare l’economia, rilanciare la produzione, spingere il mondo delle imprese al confronto sui mercati interni e internazionali.
Siccome sono problemi che non si risolvono al volo, ecco che programmare che cosa accadrà domani e dopodomani, tra qualche mese o ancora più in là, significherebbe fissare dei paletti sul terreno dello sviluppo in modo che tutti sappiano. Noi, dentro i nostri confini, e gli altri che, da fuori, ci osservano e che, di fronte a uno sforzo credibile di crescita, potrebbero rivedere lo scetticismo che tuttora ci circonda e che, tra l’altro, fa impennare lo spread.

Riusciremo laddove non siamo mai stati maestri? Dobbiamo riuscirci anche perché non ci sono troppe alternative. A meno di rovesciare il tavolo e provare a ricominciare daccapo. Sapendo, però, che intorno a quel tavolo ci sono anche gli altri con i quali ci si dovrà comunque confrontare.
Quindi puntare sul lavoro potrebbe dare una scossa salutare. Ma per puntarci bisogna fare sul serio: per esempio, convincere i giovani che ce la possono fare anche rinunciando ad andare all’estero e che le decisioni che li riguardano vanno bene al di là delle prossime elezioni.

Vedremo che cosa accadrà. Intanto, in questo numero di “Lavoro Facile” le offerte sulle quali fare un pensierino non mancano. Nella Pubblica amministrazione ci sono numerosi concorsi sulla rampa di lancio (nei ministeri, nelle scuole, nelle agenzie che fanno capo allo Stato), mentre Poste Italiane, che ha deciso investimenti per 2,8 miliardi di euro entro il 2022, continua a tenere le porte aperte ai portalettere, ai neolaureati, ai professionisti del campo della consulenza sui prodotti finanziari e assicurativi. Dal 13 giugno, inoltre, chi negli ultimi 5 anni ha lavorato a tempo determinato per 12 mesi può fare domanda per un contratto a tempo indeterminato.
Dal canto suo McDonald’s ha confermato il piano che intende fare dell’Italia la patria degli “hamburger tricolori” grazie ai prodotti made in Italy e alle tante possibilità di impiego. Ma sfogliando la rivista si scoprirà che c’è molto altro. Buona lettura.

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