Mercoledì, 29 Maggio 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 10/2019

1) Morti sul lavoro: nessuno si scandalizza; 2) Si può multare il dipendente che sbaglia?; 3) I rider e i diritti: qualcosa si muove…; 4) L’hotel ristruttura e i dipendenti… pagano; 5) Dopo il colloquio è sceso il silenzio; 6) Che cos’è il libretto di navigazione?

MORTI SUL LAVORO: NESSUNO SI SCANDALIZZA

D) In Italia ci si accapiglia per qualsiasi cosa (i negozi di canapa, i grembiuli a scuola, i compiti durante le vacanze) ma i morti sul lavoro suscitano solo brevi e rapide notizie.
Lo trovo scandaloso. Certo, non si possono riempire pagine di giornale ogni volta che qualcuno perde la vita precipitando da un’impalcatura. Ma ciò che è ancora più scandaloso è che queste tragedie continuano a verificarsi senza che nulla si faccia per impedirle.
Marco Rinaldi - Per telefono da Arezzo

R) Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto più volte sull’argomento. Nel settembre di 2 anni fa: “Il nostro Paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. È indispensabile che le norme sulla sicurezza vengano rispettate con scrupolo e i controlli devono essere attenti e rigorosi”. Poche settimane fa a Genova: “Ancora una volta un operaio, Eros Ciniti, è morto sul lavoro. Sono morti inaccettabili. Mentre ci uniamo all’immenso dolore dei suoi bambini e dei suoi familiari, dobbiamo ribadire che la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale della cittadinanza”. E lo scorso 1° maggio, nel corso delle celebrazioni della Festa del Lavoro, ha ribadito: “La sicurezza sul lavoro è un pilastro di legalità. Pochi giorni fa, il 24 aprile, quattro persone sono morte in luoghi di lavoro: nel porto di Livorno, a Savigliano nel cuneese, a Sestu vicino a Cagliari, a Ravello nel salernitano. Ho appena consegnato le stelle al merito alla memoria ai familiari di due caduti sul lavoro, Ilario Rifaldi e Alberto Pedon. Con essi ricordiamo, con grande tristezza e rimpianto, tutti coloro che sul lavoro hanno perso la vita”.
Nel primo trimestre di quest’anno le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 157.715 (+1,9% rispetto allo stesso periodo del 2018). I casi mortali sono stati 212, lo stesso numero registrato nel 2018. Nel Nord del Paese gli episodi mortali sono diminuiti, sono cresciuti quelli nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno e nelle Isole.
Giusto il richiamo ai controlli. Ma si sa che gli ispettori sono da tempo largamente sottodimensionati così che chi non rispetta le norme di sicurezza può continuare a dormire sonni tranquilli. E ad accrescere il numero delle vittime sul lavoro.

SI PUÒ MULTARE IL DIPENDENTE CHE SBAGLIA?

D) Lavoro presso uno studio notarile come impiegata di IV livello. Negli ultimi tempi, a causa del comportamento maldestro di alcune colleghe, sono stati commessi degli errori in seguito ai quali il notaio è stato chiamato a pagare delle multe, anche consistenti. Giustamente – e questo glielo riconosco – si è arrabbiato indistintamente con tutte noi, pretendendo maggiore attenzione. Nel contempo, però, ci ha chiesto di stipulare un’assicurazione perché, nell’eventualità di nuovi errori e di nuove multe, ciascuna di noi ne avrebbe risposto di persona.
Io non credo che si possa pretendere questo da noi dipendenti. Comunque, dalle parole si è passati rapidamente ai fatti. Lo scorso mese ci è stato pagato lo stipendio in contanti e a quella collega che aveva commesso gli errori sono stati trattenuti mille euro, cioè l’importo della multa.
La mia domanda è questa: può il datore di lavoro pretendere un risarcimento economico da una sua dipendente? Può scalare dei soldi dalla busta paga? Se anch’io mi dovessi trovare in una situazione simile come dovrei comportarmi?
M. M. - Per e-mail da Roma

R) Il rischio dell'attività ricade solo sul datore di lavoro e non certamente sui dipendenti, che altrimenti non sarebbero tali. Uno dei cardini del lavoro imprenditoriale è, infatti, l'assunzione del rischio commerciale a proprio carico. Uno studio notarile è un’attività professionale e non un’impresa commerciale, ma recenti innovazioni legislative stanno avvicinando sempre più il mondo dei professionisti a quello del commercio, anche per le regole dettate in materia.
Ad ogni modo il rischio resta sempre sul datore di lavoro, il quale – in caso di gravi mancanze dei dipendenti – può al più irrogare delle sanzioni disciplinari (rispettando quanto previsto nella Ccnl di riferimento), tra le quali rientra anche la possibilità di addebitare delle multe, ai sensi dell'art. 7 comma 4 della L. 300/1970 (Statuto dei lavoratori). L’importo relativo può essere trattenuto in busta paga ma lo stesso non rappresenta un risarcimento dei danni e viene devoluto agli enti previdenziali ed assistenziali.

I RIDER E I DIRITTI: QUALCOSA SI MUOVE…

D) Ho letto i due interventi pubblicati nel numero scorso di “Lavoro Facile” dedicati ai rider, cioè a coloro che portano a domicilio i pranzi e le cene ordinati anche presso ristoranti famosi. Per un paio di mesi anch’io ho pedalato, salito scale, bussato a tante porte e consegnato pranzi o cene. Poi ho smesso perché non ne valeva la pena. Non ci sono orari, devi stare sempre a disposizione (anche se, in verità, sei tu che devi indicare l’orario durante il quale ti possono chiamare) e il tutto per una manciata di euro.
In più non ci sono assicurazioni né garanzie di sorta. Se ti si rompe la bicicletta o il motorino, amen. E così se ti prendi un malanno perché d’inverno ti sei bagnato sotto la pioggia o perché d’estate, tutto sudato, uno spiffero ti ha colpito alla schiena.
Vabbè che siamo sempre più nell’era delle attività non coperte dai contratti nazionali ma credo che si sta esagerando. Io ho smesso perché mi sentivo preso in giro…
Carlo R. - Per e-mail da Roma

D) Quello dei rider è lo sfruttamento di chi, non trovando di meglio, è costretto a fare quello che passa il convento. Insomma, o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Siamo nel 2019 ma siamo tornati un bel po’ indietro nel tempo.
Roberto Currò - Per e-mail da Roma

D) I sindacati continuano a difendere chi ha già un contratto che li difende. È la solita storia. Le nuove professioni hanno sorpreso Cgil, Cisl e Uil che per troppi anni hanno fatto finta di niente. Adesso, forse, hanno aperto gli occhi. Ma sempre con grande ritardo.
Se i rider organizzassero uno sciopero forse ci si accorgerebbe di loro e della loro funzione in questa società in continua trasformazione. La modernità non può essere fucina di moderni schiavi.
Fermatetutto - Per e-mail da Roma

D) Sono dell’opinione che poco è meglio di niente. I rider lavorano poco e guadagnano di conseguenza: dov’è lo scandalo? Quello che invece trovo ingiusto è l’assenza di qualsiasi tutela, anche la più elementare. È qui che occorre intervenire anche perché – mi pare – negli altri Paesi dove il sistema è più collaudato i rider non vengono mandati allo sbaraglio come succede da noi.
Il caso dei rider potrebbe servire a gettare un faro di luce su tutti quei lavori che, di fatto, non sono ufficialmente riconosciuti. Eppure impegnano tanti uomini e donne. Da Napoli in giù sono frequenti i lavori in nero per non parlare di quel vero e proprio sfruttamento che riguarda gli immigrati utilizzati, in cambio di pochi spiccioli, nella raccolta di frutta, ortaggi e quant’altro. Antonio B. - Per e-mail da Latina

R) Sui rider di messaggi ne sono arrivati altri ma questi ne riflettono il senso comune. Segno che l’argomento – sia per chi è direttamente interessato sia per chi lo vede come emblematico del sistema occupazione – è sentito al di là del numero, comunque in forte crescita, di chi ogni giorno si carica sulle spalle quel cubo di plastica pieno di primi, secondi, pizze e via dicendo, da consegnare all’indirizzo tal dei tali delle grandi città.
A parte gli impegni, per ora rimasti sulla carta, del vice primo ministro, Luigi Di Maio, qualcosa pare muoversi. A Firenze, per esempio, la società di food delivery “La consegna” ha firmato un accordo con Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti alla luce del quale i rider verranno assunti a tempo indeterminato secondo il Ccnl della logistica, con una retribuzione non vincolata al numero delle consegne ma alle ore effettivamente svolte più il riconoscimento delle ferie e delle malattie. Soddisfatti i sindacati secondo i quali si tratta del “primo accordo in Italia che disciplina questo tipo di lavoro subordinato” e che potrebbe fare da apripista su più ampia scala.
Il segretario di Filt-Cgil, Michele De Rose, ha affermato che la “contrattazione di secondo livello è la strada giusta per affermare i diritti e le tutele dei rider… la cornice nazionale c’è ed è rappresentata dal contratto nazionale Logistica, trasporto, merci e spedizioni che riconosce i diritti del lavoro subordinato” e che a livello territoriale può intervenire con “intese legate alle esigenze locali per cogliere le specificità dei vari contesti urbani dove circolano tutti i giorni i lavoratori a bordo di biciclette e motorini”.
Adesso la speranza è che l’accordo di Firenze possa fare emergere tutte le forme di lavoro irregolare superando lo sfruttamento del cottimo e premiando la qualità dell’impegno, la sicurezza e, appunto, i diritti. Le grandi aziende del comparto si sono dette disponibili al confronto ma ancora non sono stati convocati tavoli di discussione.

L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI… PAGANO

D) Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma

R) Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.

DOPO IL COLLOQUIO È SCESO IL SILENZIO

D) Circa un mese fa ho avuto un colloquio di lavoro. Credo che sia andato piuttosto bene, Al termine il selezionatore mi ha detto che si sarebbe fatto vivo. Sono ancora in attesa. Che fare?
Maurizio Rosi - Per fax da Fondi

R) Una telefonata si può sempre fare. Da evitare, invece, il diluvio di chiamate. Di certo, se non si viene ricontattati significa che non ci sono ancora novità oppure che l’azienda ha scelto un altro candidato.
La strategia del silenzio è tipica di troppe aziende, e non è davvero una strategia felice. Chi è stato chiamato per un colloquio ha diritto di sapere quale esito ha avuto. Se non altro per riprendere a bussare ad altre porte.

CHE COS’È IL LIBRETTO DI NAVIGAZIONE?

D) Questo è il periodo in cui le navi da crociera vanno alla ricerca di personale. Attraverso internet ho trovato diverse compagnie già impegnate nelle selezioni. Tra i requisiti, spesso viene richiesto il libretto di navigazione. Che cos’è? E come fare per averlo?
Grazia Mauri - Per telefono da Roma

R) Il libretto di navigazione è una sorta di libretto di lavoro della gente di mare, senza il quale – in effetti – è impossibile svolgere qualsiasi tipo di mansione a bordo delle navi. Il documento viene rilasciato dalle capitanerie. Per ottenerlo occorre superare un esame di idoneità fisica davanti al medico del porto autorizzato più vicino, essere in regola con la vaccinazione anti-tetanica ed essere stati riconosciuti abili nel nuoto e nella voga.
Queste prove si effettuano sempre presso le capitanerie (chi ha il brevetto di assistente bagnante o ha prestato servizio militare in marina è esente dal test). È inoltre obbligatorio avere frequentato un corso di sopravvivenza, antincendio e pronto soccorso. Si tratta di lezioni che hanno la durata di un paio di settimane. Chi abita a Roma e dintorni può ottenere maggiori informazioni presso la capitaneria di porto di Civitavecchia.

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