Giovedì, 09 Maggio 2019

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 9/2019

1) Quando un vero contratto per i rider?; 2) Io l’ho fatto: i rider non sono solo studenti; 3) Il periodo di prova e il licenziamento: 4) A che punto siamo con Garanzia Giovani?; 5) L’hotel ristruttura e i dipendenti… pagano; 6) 1° maggio: viva la festa dei lavoratori

1) QUANDO UN VERO CONTRATTO PER I RIDER?

D) Ci sono ragazzi, e non solo, che in bicicletta e con i portavivande sulle spalle portano pranzi e cene a casa di chi li ha ordinati. Ogni tanto si accendono polemiche sulla retribuzione (misera) e sulla totale mancanza di tutele. Pochi giorni fa, poi, c’è stato lo scambio di battute sulle mance non date da parte dei vip.
Il problema non sono le mance. Il problema sono le leggi che consentono il sostanziale sfruttamento di gente che, in mancanza di meglio, lavora per un pugno di euro. Ma il governo non si era impegnato a migliorare la situazione?
Lino Roberti - Per e-mail da Firenze

R) Qualche mese fa, si era in piena estate, il vice primo ministro e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, si espresse in favore di un contratto nazionale per i ciclofattorini. “La grande sfida – disse all’inizio dello scorso mese di luglio – è affrontare il tema del lavoro 4.0 partendo dai rider e poi arrivando a tutti le altre attività analoghe… È un problema culturale e dobbiamo abituarci al fatto che i lavoratori abbiano tutele minime”.
Allora Di Maio parlò di “compenso minimo”, di “garanzie Inail e Inps” e del fatto che “non si può dipendere da un algoritmo”. E delineò la necessità di un tavolo di concertazione per scrivere tutti insieme un “contratto collettivo nazionale”.
Da allora è accaduto poco o nulla. In verità, in autunno, durante la discussione sul “decretone”, ci fu un riferimento alla possibilità di estendere le tutele del lavoro dipendente “anche a quelle collaborazioni che si concretano in prestazioni prevalentemente personali e continuative, la cui organizzazione è predisposta dal committente anche attraverso il ricorso a piattaforme digitali”.
La Lega non si dimostrò entusiasta e tutto si bloccò. Un paio di settimane fa, un po’ a sorpresa, il vice primo ministro è tornato sull’argomento nell’ambito della legge sul salario minimo in discussione al Senato: “La norma sui rider è pronta e proveremo a farla approvare. Però ci sarà bisogno dell’autorizzazione dei presidenti delle Camere… La norma ha l’obiettivo di tutelare quei lavoratori il cui stipendio dipende da un algoritmo”. Quindi ha aggiunto: “La strada che rivoluziona il mondo della gig economy è ormai tracciata. I lavoratori del terzo millennio avranno più diritti e più tutele e ci sarà il divieto della retribuzione a cottimo”.
Vedremo come andrà a finire. C’è solo da sperare che i buoni propositi non compaiano solo a ridosso di qualche consultazione elettorale per poi svanire rapidamente una volta depositata la scheda nell’urna.

2) IO L’HO FATTO: I RIDER NON SONO SOLO STUDENTI

D) Ho lavorato per quasi 6 mesi portando le cene a domicilio. Riuscivo a mettermi in tasca una cifretta che mi consentiva di vivere a Roma e frequentare l’università senza troppi affanni, naturalmente con l’aiuto determinante dei mei genitori.
Ho dedicato a questo lavoro 2-3 ore al giorno. Adesso ho smesso perché sono alla stretta finale: devo preparare la tesi e voglio preparami al meglio. Poi, con la laurea in tasca, mi metterò a cercare un impiego e l’esperienza fatta come fattorino rimarrà per sempre nella stanza dei miei ricordi.
Quindi non me la sento di unirmi al coro delle critiche ma mi rendo conto che fare il rider va bene come lavoretto mordi e fuggi. Io, senza il tangibile sostegno della mia famiglia, non ce l’avrei potuta fare. Tuttavia a pedalare per le strade della Capitale non sono solo ragazzi di belle speranze. Ho incontrato persone più avanti con l’età e altre che per tirare avanti non avevano che questo mestiere. Per loro è veramente dura perché alla fine, per quanto vuoi impegnarti, i guadagni sono davvero scarsi. La necessità del riconoscimento di maggiori diritti è un dovere sociale.
Manlio G. - Per telefono da Roma

R) È proprio così. Secondo uno studio di Capital Economics condotto per Deliveroo – una delle società più importanti del settore insieme a Glovo, Just Eat, Uber Eats e Foodora – ha accertato come la consegna dei pasti a domicilio sia diventata per molti lavoratori l’attività primaria. E che non è vero che a pedalare siano quasi esclusivamente universitari che così possono pagarsi gli studi.
Infatti, secondo una ricerca della Statale di Milano è solo del 15% la quota di chi appartiene alla categoria degli studenti mentre è del 61% la presenza di stranieri provenienti per metà dall’Africa con scarsa conoscenza dell’italiano e senza altre possibilità di sbarcare il lunario.
Il fenomeno del “food delivery” è in forte crescita. Se oggi Deliveroo può contare su 1.700 fattorini, entro il 2020 arriveranno a 6.000. Anche il fatturato, che negli ultimi 18 mesi è passato da 11,7 a 38 milioni di euro, dovrebbe sfondare il tetto dei 130 milioni di euro.
Soddisfatti pure i ristoranti che fanno parte della piattaforma digitale: 7 su 10 hanno dichiarato che gli affari sono aumentati proprio grazie all’accordo con Deliveroo.
Insomma, se tutti ci guadagnano e giunta l’ora di ascoltare con maggiore attenzione le richieste dei rider perché, come ha detto Mario Grassi, sindacalista della UilTucs, la crescita non può continuare a poggiare su lavori precari e discontinui.

3) IL PERIODO DI PROVA E IL LICENZIAMENTO

D) Ho 47 anni e leggo spesso la vostra rivista per tenermi aggiornato nel campo del lavoro. Sino a poco tempo fa ero direttore di una struttura commerciale di medie dimensioni. Avevo cambiato azienda da poco, e non avevo dato peso – nel nuovo contratto di assunzione – alla clausola: “Periodo di prova di sei mesi”.
Quattro giorni prima della scadenza, mi hanno convocato e mi hanno detto: “Lei non ha superato il periodo di prova”. Quindi mi hanno consegnato il libretto di lavoro. Ho chiesto spiegazioni al responsabile del personale, ma non ne ho avute.
Ora ho tanta rabbia non solo per essere rimasto senza lavoro ma per essere stato usato durante quei mesi Posso fare qualcosa? Il comportamento dell’azienda è stato regolare?
S. I. - Per e-mail da Roma

R) Il periodo di prova è una formula contrattuale corretta. Serve ai due soggetti protagonisti – il dipendente e il datore di lavoro, ma soprattutto a quest’ultimo – per verificare le condizioni di impiego e le capacità.
Alla scadenza ci può essere, quindi, la “separazione”, cioè l’interruzione del rapporto che altrimenti deve trasformarsi in un’assunzione definita nel tempo e nel ruolo.
Dove, invece, non sembrano essere state rispettate le procedure è nella mancanza della motivazione all’origine del “no”, motivazione che, fra l’altro, dovrebbe essere data in forma scritta. Insomma, non ci si può limitare a dire: “Lei non ha superato il periodo di prova, arrivederci”.
In questo caso gli estremi per un ricorso contro la decisione dell’azienda ci sono tutti. Si può quindi fare riferimento all’associazione di categoria per stabilire le modalità dell’impugnazione.

4) A CHE PUNTO SIAMO CON GARANZIA GIOVANI?

D) Chi assume ragazzi provenienti dal programma Garanzia Giovani ha ancora diritto agli incentivi che erano in vigore nel 2018? E perché questo programma è scomparso dai radar dell’informazione?
Quando venne lanciato nel 2013 sembrò una buona iniziativa per favorire la ricerca del primo impiego. Se ricordo bene ci fu un periodo di rodaggio con qualche intoppo, poi le cose si aggiustarono. A me sembra un’idea valida. Altrimenti le nuove generazioni come possono confrontarsi con il mondo del lavoro?
Marta Cosimi - Per e-mail da Roma

R) Gli incentivi sono tuttora in vigore: con il decreto emanato dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) proprio allo scadere dello scorso anno (28 dicembre) è scattata la proroga fino al 31 dicembre 2019, nei limiti – è stato precisato – “delle risorse specificamente stanziate” che comunque sono state incrementate di ulteriori 60 milioni di euro.
Al programma Garanzia Giovani, come è noto, può iscriversi chi ha un’età tra i 16 e i 29 anni e non sia inserito in percorsi di studio o formazione.
Gli incentivi spettano a quelle aziende che stipulano con i soggetti che ne hanno diritto un contratto a tempo indeterminato (sia full time che part time) o di apprendistato professionalizzante. L’importo è pari alla contribuzione previdenziale normalmente a carico del datore per un importo massimo di 8.060 euro su base annua. In caso di tempo parziale, il massimale va proporzionalmente ridotto.
Per il dettaglio delle modalità clicca qui.
Sul sito: www.garanziagiovani.gov.it sono invece pubblicate le opportunità di impiego da parte di chi intende utilizzare il programma Garanzia Giovani. Al momento in cui scriviamo questa nota le offerte sono poco più di 30. Però tante aziende preferiscono muoversi in maniera autonoma magari passando per i Centri impiego o per le Agenzie per il lavoro.

5) L’HOTEL RISTRUTTURA E I DIPENDENTI… PAGANO

D) Lavoro in un hotel. Il proprietario ha chiesto ad alcuni di noi, dovendo trovare i soldi per affrontare urgenti spese di ristrutturazione, una minore presenza, il che significa buste paga più leggere. Può farlo?
R. B. - Per telefono da Roma

R) Se ci sono dei contratti firmati dal datore di lavoro e dai dipendenti è a quelli che bisogna attenersi. Vale a dire che i parametri non si possono cambiare dall’oggi al domani. Certo, si possono modificare ma attraverso le procedure previste dalla legge. Quindi, l’invito alla riduzione dell’orario di lavoro – in assenza di altri elementi di giudizio – sembra non ricevibile.

6) 1° MAGGIO: VIVA LA FESTA DEI LAVORATORI

W il primo Maggio festa dei lavoratori e del mondo del lavoro. In questa occasione voglio ricordare a chi ci governa che i cittadini non vogliono assistenzialismo ma vogliono un mondo pieno di opportunità di lavoro per tutti.

W il primo Maggio di libertà, di pace e di vita, no alle armi e alle guerre. Prendiamo l’impegno per svuotare gli arsenali che sono pieni di strumenti di morte, riempiamo i granai e costruiamo per dare pane e nutrimento a tutti i cittadini del mondo.

W il primo Maggio pieno di diritti doveri e di valori umani, no all’indifferenza. Dobbiamo fare in modo che crescano in ognuno di noi la coscienza e la responsabilità, per abbattere i muri mentali e materiali, aprire porte e porti, costruire ponti verso i migranti, verso l’altro, per aiutarli, salvarli, ospitarli e integrarli.

W il primo Maggio giorno bello di democrazia, di gioia, ma anche di riflessione, impegno e responsabilità verso l’ambiente e le bellezze della natura. Tutti insieme, con grande volontà. dobbiamo fare qualcosa per rispettarla, custudirla e salvarla.

W il primo Maggio di trasparenza e di impegno, per combattere le mafie, il malaffare, la corruzione, il lavoro sommerso. Qui ci vuole veramente un grande sforzo per costruire una cultura e una società trasparente, sincera e onesta.

W il primo Maggio di una bella festa, ma anche di un impegno costante per costruire una società più giusta, migliore, per far sì che l’Italia, l’Europa e il mondo diventino un giardino di bellezze e di buone opportunità, di lavoro, di cultura, di arte, di uguaglianza, di giustizia sociale. Un giardino pieno di valori veri per la vita, quelli che ci aiutano a convivere bene e serenamente insieme, nell’amore e nella pace.

W il primo Maggio, w i lavoratori, w il mondo del lavoro, w l’unità sindacale, w l’amore, w la vita, w la pace.
Francesco Lena - Per e-mail da Cenate Sopra (Bg)

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