Giovedì, 10 Gennaio 2019

L'Editoriale. Va bene il reddito di cittadinanza, ma il lavoro?

Dalle promesse elettorali e dalle elezioni del 4 marzo di acqua ne è passata sotto i ponti, e il reddito di cittadinanza, certo uno dei provvedimenti più attesi, non è più quello di inizio partita. Ma finalmente c’è il via libera: a cominciare da marzo si potrà presentare la domanda presso le Poste o i Caf attraverso il modulo predisposto dall’Inps. L’importo verrà versato su una carta acquisti dalla quale si potrà prelevare una piccola somma in contanti mentre il resto si potrà spendere come si vuole (esclusi i generi voluttuari e il gioco d’azzardo).
I beneficiari – 1,4 milioni di famiglie per circa 4 milioni di persone – dovranno impegnarsi a seguire corsi di formazione e di riqualificazione. In più si riceveranno tre proposte di lavoro: se si rifiuteranno si verrà automaticamente esclusi dal programma. Tutti i particolari si possono leggere nel decreto legge dedicato al cosiddetto sussidio anti-povertà (pagina 28).

La durata è di 18 mesi. Dopo un mese di pausa il reddito di cittadinanza può essere rinnovato. All’ultimo momento è stata inserita una norma con la quale si stabilisce che “in caso di esaurimento delle risorse si provvederà a ristabilire la compatibilità finanziaria mediante la rimodulazione dell’ammontare del beneficio”. In sostanza ciò significa che l’assegno può variare (in meno) nel corso del tempo, soprattutto se i richiedenti saranno più numerosi di quanto ipotizzato.
Da ricordare che i soldi messi in campo sono 6,11 miliardi di euro per l’anno in corso, 7,75 miliardi per il 2020, 8 miliardi per il 2021 e 7,84 miliardi per il 2022.

Sta quindi per cominciare una nuova era per chi è disoccupato o si trova in difficoltà. Per tanti sarà una boccata d’ossigeno. Quello che convince di meno sono le tre proposte di lavoro: come salteranno fuori in una situazione di basso sviluppo come l’attuale?
È vero che le aziende che assumeranno potranno contare su una serie di sgravi fiscali, ed è altrettanto vero che i Centri per l’impiego verranno rafforzati dall’arrivo di 30.000 “navigator” (si chiamano così coloro che dovranno darsi da fare per orientare la platea del reddito di cittadinanza e per trovare i posti sul mercato) ma il punto centrale resta lo stesso: se l’economia non riparte, se le imprese non riprendono la strada della crescita e se la globalizzazione non riesce a calibrarsi su una più equa ripartizione dei profitti, sarà complicato scavalcare il recinto angusto nel quale ci troviamo.
Anche perché, facendo un po’ di calcoli, dovrebbero concretizzarsi almeno 12 milioni di nuove possibilità lavorative. Mica uno scherzo…

Comunque, il 2019 non è partito male. Qui a seguire, nello spazio del Primo piano (pagina 16), ci sono 11.500 chance offerte da aziende che operano nell’aerospazio, nelle costruzioni navali, nell’energia, nelle poste e nei trasporti ma anche nell’elettronica, nella grande distribuzione e nella ristorazione.
Poi c’è un concorso del ministero dell’Istruzione per trovare 2.004 dirigenti dei servizi generali e si resta in attesa di quello per la stabilizzazione di 12.000 bidelli. Anche il ministero dell’Interno ha aperto le porte a 613 volontari civili da utilizzare nella gestione delle pratiche legate all’immigrazione (433,82 euro al mese per un anno). E tanto altro.
L’augurio – e la speranza – è che, nonostante tutto, l‘anno appena cominciato possa risolvere al meglio il problema del lavoro.

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