Giovedì, 29 Novembre 2018

L'Editoriale. Più formazione e più lavoro. Semplice, eppure…

Fa impressione leggere, di nuovo in questi giorni, che migliaia di posti restano aperti perché le aziende non riescono a trovare le qualifiche ricercate. E se, per esempio, può essere che di fronte agli ingegneri 4.0 possano manifestarsi delle difficoltà, più complicato è capire come ciò possa accadere quando ci si riferisce a camerieri, cuochi, personale alberghiero e persino addetti vendita allorché dovrebbe bastare un annuncio o spargere la voce per risolvere rapidamente il problema.
Eppure, come sanno coloro che sono impegnati a trovare di un contratto, l’evidenza non è così evidente. Una delle ragioni è che incrociare domanda e offerta – nonostante promesse e riforme – continua a restare un mistero. I Centri per l’impiego, che dovrebbero essere il ponte attraverso il quale raggiungere un lavoro, fanno ciò che possono, cioè poco o pochissimo. Se poi dovranno essere proprio queste strutture a proporre tre chance a chi avrà diritto al reddito di cittadinanza viene da sorridere.

Qualcuno ha fatto dei calcoli. Se l’assegno pensato per aiutare chi si trova più in difficoltà verrà dato a 3-5 milioni di persone significa che bisognerà mettere in campo in breve tempo da 9 a 15 milioni di opportunità.
È possibile? Mai dire mai, ma raggiungere l’obiettivo non sarà una passeggiata. Tra l’altro, c’è anche chi sostiene che meglio sarebbe investire sullo sviluppo e sul rilancio dell’economia in modo da favorire la naturale creazione di lavoro e avviare così quel circolo virtuoso senza il quale il rischio è di restare in mezzo al guado. In più c’è la questione della formazione che è strettamente collegata alle necessità del mondo produttivo.

Una recente ricerca del Sistema Informativo Excelsior ha accertato che l’81,1% delle imprese ha avuto difficoltà a trovare traduttori e interpreti, il 65,1% ingegneri elettronici, il 62,4% ingegneri industriali, il 59% altri indirizzi di ingegneria, il 45,8% fisici e matematici, e così via.
Il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, ha detto “che è sempre ridotto il numero di candidati che si presentano alle selezioni… segno che il vero problema è informare sulle opportunità esistenti. Ma occorre anche darsi da fare perché le aziende offrano sempre, anche ai più giovani, compensi adeguati alle mansioni, spesso complesse, che vengono richieste. Più correttezza da parte di tutti non può che portare vantaggio a chi è impegnato a rimettere in moto il Paese”.

Se si pensa che il 65% degli studenti che oggi frequentano lo scuole primarie farà un lavoro che ancora non esiste – la previsione è di Microsoft, e si può essere più o meno d’accordo ma la tendenza va presa sul serio – allora si comprende bene come preparazione e specializzazione sono le parole d’ordine verso le quali ci si dovrebbe orientare senza perdere tempo.
Lasciamo stare che tra le professioni del futuro vengono indicate quelle che riguardano gli elaboratori di big data, i piloti di droni, gli app developer, gli agricoltori verticali, i costruttori di parti del corpo e gli ingegneri della robotica perché parliamo di ruoli che non sono certo di massa. Ma non c’è dubbio che anche le mansioni più tradizionali tra pochissimo dovranno adeguarsi alle esigenze dei tempi.
Vedete in giro chi si tra preoccupando di tutto questo? Non pare, ed è un vero peccato, perché di mezzo c’è il destino dei nostri ragazzi.

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