Giovedì, 29 Novembre 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 21/2018

1) Se chi è in malattia va a fare jogging; 2) Quando si rifiuta il lavoro nei festivi; 3) Quelle aziende che cercano ma non trovano; 4) Povera Roma, finita così in basso

1) SE CHI È IN MALATTIA VA A FARE JOGGING

D) Si legge spesso di dipendenti che non si presentano al lavoro e che poi vengono sorpresi a spasso o a svolgere un altro impiego. Ma è mai possibile che non si riesca a porre un freno a questo deprecabile fenomeno? Ci vorrebbero più controlli e maggiore severità. L’Italia dei furbi e dei furbetti non può continuare ad avere vita facile.

Cesare Antoni - Per e-mail da Roma

R) In effetti, le cronache continuano a dare notizia di malati immaginari e, anche, di non vedenti che invece ci vedono benissimo e di invalidi sopresi a fare jogging. Il problema è quello delle verifiche: se si fanno di rado è un incoraggiamento a chi non ci pensa due volte a violare leggi e regolamenti. Come il biglietto dl tram e bus: se il controllore non passa perché acquistarlo?
Si dirà: dove è andato a finire il senso civico di utenti e cittadini? Di certo non è la nostra stella polare e per questo, finché non ci rimettiamo in carreggiata, la vigilanza serrata è più che necessaria.
Per quanto riguarda le malattie-non malattie ci sono regole precise che dovrebbero scoraggiarle. Per esempio, le visite mediche di controllo che possono essere disposte d’ufficio dall’Inps o su richiesta dei datori di lavoro.
Comunque, le fasce di reperibilità cambiano tra settore privato e settore pubblico. I lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19 quelli privati nelle fasce 9-13 e 15-18.
Se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Qui deve presentare una giustificazione valida per l’assenza altrimenti può incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte dell’azienda o dell’ente di cui è dipendente. Ma, appunto, ci vuole il personale necessario per effettuare controlli a tappeto. Il che, oggi, non è possibile.
Anche se qualche miglioramento c’è stato. Per esempio, nel terzo trimestre di quest’anno l’Inps ha effettuato 129.000 visite di controllo a lavoratori privati e a 84.000 lavoratori pubblici, cioè il 20% del totale dei lavoratori interessati. In più si è registrato un forte calo delle assenze per malattia nella pubblica amministrazione che, sempre nel terzo trimestre, si sono ridotte del 7,3% (ma sono aumentate del 4,9% quelle dei dipendenti privati).

Può darsi che l’entrata in vigore del Polo unico delle visite fiscali, che ha assegnato all’Inps la competenza esclusiva dei controlli sui lavoratori in malattia, cominci a scoraggiare i furbi e i furbetti ai quali faceva riferimento il sig. Cesare Antoni.

2) QUANDO SI RIFIUTA IL LAVORO NEI FESTIVI

D) Se un’azienda chiede ad un suo dipendente di lavorare in un giorno festivo e il dipendente si rifiuta, l’azienda può evitare di mettergli in busta paga il relativo trattamento retributivo ordinario?

Carla Sartori - Per telefono da Roma

R) Le giornate festive prevedono una retribuzione ordinaria se non lavorate e straordinaria – cioè con una maggiorazione prevista dai contratti – se lavorate. In nessun modo il rifiuto di lavorare in uno di quei giorni riconosciuti dai Ccnl può determinare la cancellazione della parte ordinaria.

Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 21209/2016 che ha condannato la decisione di un’azienda metallurgica che avendo chiesto ad alcuni operai di essere presenti in fabbrica l’8 dicembre ed essersi vista rispondere negativamente, non aveva inserito in busta paga il trattamento ordinario relativo alla festività non lavorata. La Suprema Corte, in sostanza, ha ribadito la validità della norma di legge secondo la quale il dipendente può astenersi dall’attività lavorativa durante determinate festività e, quindi, l’azienda non può mettere in discussione il relativo trattamento retributivo.

3) QUELLE AZIENDE CHE CERCANO MA NON TROVANO

D) Fino a quando saremo costretti a leggere di aziende che cercano determinate figure professionali ma non riescono a trovarle? Può capitare per profili particolari e di grande specializzazione, però spesso si parla di tecnici, operai anche con un minimo di esperienza, personale alberghiero e di cucina…

Marcella Latini - Per e-mail da Roma

R) Eppure è così. Qualche tempo fa, l’ufficio studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia ha sottolineato come “le trasformazioni delle imprese sono strutturalmente più veloci di quelle della scuola. Il mercato corre e le istituzioni arrancano”.
Può essere una spiegazione. Però se tra le figure difficili da reperire ci sono persino gli autisti, i camerieri, i cassieri e le estetiste allora c’è qualcosa che non funziona nel meccanismo che deve incrociare la domande con l’offerta.
Il dibattito sui Centri per l’impiego viene da lontano, ma se queste strutture riescono solo in minima parte a svolgere l’impegno per il quale sono nati c’è poco da stare allegri. E che cosa accadrà quando i Cpi dovranno gestire la mole di lavoro legata al reddito di cittadinanza?

È previsto l’arrivo di rinforzi (circa 1.600) ma per ora tutto è sulla carta. Speriamo bene. Certo è che ovunque si volga lo sguardo il mondo che dovrebbe avviare al lavoro continua ad essere pieno di contraddizioni e di inefficienze.

4) POVERA ROMA, FINITA COSÌ IN BASSO

D) Sarebbe facile fare battutine sulle grandi città dove si vive sempre peggio e sui piccoli centri dove si vive sempre meglio. Roma e Milano sono scivolate indietro. La Capitale è finita addirittura all’85° posto (dal 67°) su 110 città di una classifica stilata sulla base di indicatori come affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.
Io vivo a Roma da quando sono nato e mi sto quasi abituando al degrado tanto che buche, sporcizia, ritardi ovunque e comunque cominciano a non farmi più impressione. Il che mi preoccupa: significa che sto perdendo qualsiasi speranza in un futuro migliore. Tra l’altro, mi sto convincendo che i giovani, se vorranno un lavoro, dovranno andarsene e lasciare questa città agli anziani e ai turisti che, dopo un’occhiata alla storia, poi se ne tornano tranquilli a casa loro lasciandosi dietro una città bellissima ma in drammatico declino.

Achille Fortini - Per telefono da Roma

R) La classifica è quella elaborata da Italia Oggi-La Sapienza secondo cui ai primi 5 posti ci sono, nell’ordine, Bolzano, Trento, Belluno, Siena e Pordenone, e agli ultimi 5 Palermo, Siracusa, Napoli, Catania e Vibo Valentia.
Pochi giorni fa la sindaca Virginia Raggi ha annunciato un piano, già finanziato, per risolvere i problemi più urgenti e rilanciare l’immagine della Capitale. A chi non ha perso del tutto la fiducia, non resta altro da fare che aspettare.  
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