Giovedì, 01 Novembre 2018

L'Editoriale. Le grandi opere ferme, le grandi aziende avanti

Le grandi opere, che dovrebbero essere il volano della ripresa economica e del rilancio dell’occupazione, battono la fiacca: ce ne sarebbero in programma per una montagna di quattrini (qualcuno ha parlato di 100 miliardi di euro) però per una ragione o per l’altra tutto è fermo. Le ragioni sono molteplici. Il nuovo codice degli appalti, per esempio, frenerebbe l’assegnazione di lavori anche importanti perché ci sono sempre manine pronte ad aggirare regole e regolamenti e bisogna fare attenzione.
Ma non solo. Ci sono anche indirizzi politici che rallentano pratiche e progetti. Sono sotto gli occhi le vicissitudini di Tav e Tap, del Terzo Valico, della Gronda di Genova, della terza corsia dell’A1 tra Firenze e Pistoia. E poi scuole, acquedotti, dighe e raccordi ferroviari. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ci sono 270 opere pubbliche congelate per un valore complessivo di 21 miliardi di euro che potrebbero dare lavoro a 330.000 persone e creare altri 75 miliardi di euro per le ricadute che il via libera potrebbe avere sull’economia nazionale.

Quando si sbloccherà la situazione? Nessuno lo sa. Intanto, meno male che ci sono aziende che comunque hanno deciso di andare avanti perché, in un mondo globalizzato, chi si ferma è perduto. Così ikea e eataly hanno messo insieme le forze e l’area dell’Ostiense – dove Oscar Farinetti ha creato uno dei suoi punti di riferimento dedicato ai prodotti alimentari italiani di qualità – ospiterà anche le offerte del colosso svedese dell’arredamento. Un’operazione che, a parte la valenza commerciale, significa un bel po’ di posti. (Il servizio è a pagina 36).

Molto altro si muove. Enel ha in programma 500 assunzioni di giovani diplomati e laureati che saranno chiamati a sostenere la svolta verde della nostra più importante società nel campo dell’energia. (Vedere a pagina 46).
E Poste Italiane ha annunciato che anticiperà di un anno, dal 2020 al 2019, i 7.500 ingressi previsti dal piano industriale. Qui le possibilità riguardano sia chi ha una buona esperienza alle spalle sia chi è al primo impiego, a cominciare da circa 300 autisti le cui selezione è stata affidata all’agenzia per il lavoro Adecco. Lo stipendio non è male (1.626 euro al mese) e la durata del contratto è a tempo determinato, ma la speranza di passare a quello indeterminato può non essere impossibile. Più i nuovi 600 portalettere. (I particolari a pagina 26).

Ultimo ma non ultimo per l’impatto che può avere, è quanto sta per accadere intorno ai Centri per l’impiego. Come è noto, sono queste strutture che dovranno trasformarsi nel braccio operativo del reddito di cittadinanza perché dovranno raccogliere le domande di chi avrà diritto al sussidio e poi dovranno trovare e proporre le tre chance di lavoro come indicato dalla riforma.
Ebbene, proprio in vista di questo impegno sono previsti 1.600 rinforzi che dovrebbero segnare un’autentica rivoluzione nel funzionamento dei Cpi che finora ha lasciato molto a desiderare. Più personale, più informatica, più contatti con il mondo della produzione. Il processo avverrà in tempi quantomai rapidi se è vero che la prima erogazione dei 780 euro del reddito di cittadinanza dovrebbe scattare tra aprile e maggio. (Le informazioni a pagina 14).

Letto 164 volte Ultima modifica il Giovedì, 01 Novembre 2018 20:03

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