Giovedì, 18 Ottobre 2018

Le domande dei lettori, le risposte degli esperti. N. 18/2018

1) Ogni pensionato un posto di lavoro?; 2) La (s)fiducia tra istituzioni e cittadini; 3) La Germania e i giovani apprendisti; 4) Gli infortuni sul lavoro e i tirocini; 5) Gli annunci di ricerca in inglese

1) OGNI PENSIONATO UN POSTO DI LAVORO?

D) Se dovesse andare in porto la riforma della cosiddetta legge Fornero ogni anno potrebbero andare in pensionamento anticipato circa 400.000 persone. Ciò significa che si potrebbero liberare altrettanti posti di lavoro.
Il ragionamento è corretto? Se così fosse sarebbe una manna per chi è alla ricerca di un impiego...

Mirko Cesari - Per e-mail da Roma

R) Al momento, cioè mentre scriviamo, non c’è un testo definitivo che consenta di fare dei calcoli. Sembra restare ferma “quota 100” (la somma tra l’età e gli anni di contribuzione) ma è sul meccanismo attuativo che ci sono ancora continue limature e aggiustamenti.
Quello che pare certo – almeno stando al parere degli esperti – è che l’equazione 1 pensionato uguale 1 nuovo occupato non regge, a meno di non pesare ulteriormente sulle casse dello Stato. Nel senso che il valore del totale dei contributi versato da chi esce dal lavoro è sensibilmente più alto di quelli dei neoassunti, e ciò creerebbe un ulteriore disavanzo
nel già precario bilancio nazionale.

Di più, in una situazione di bassa crescita e di forti incertezze è difficile pensare che le aziende che si alleggeriscono di personale vogliano subito recuperarlo. In questi mesi e nei prossimi l’Italia si gioca molto del suo futuro.

2) LA (S)FIDUCIA TRA ISTITUZIONI E CITTADINI

D) Il reddito di cittadinanza non verrà messo materialmente nelle tasche di chi ne ha diritto ma su una card che consentirà la tracciabilità degli acquisti. Per evitare “spese immorali”, ha detto il vice-primo ministro e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.
Mi può pure andare bene, però è l’ennesima conferma del fatto che viviamo in un Paese di furbi e di furbetti. Sarebbe bello se ci si dedicasse di più alla lotta contro chi si approfitta di qualsiasi provvedimento per trarne il massimo beneficio, contro chi continua a non pagare le tasse, contro la criminalità organizzata, contro i prepotenti, contro chi non fa il proprio dovere.
Capisco che è più semplice mettere sotto la lente d’ingrandimento chi già ci si trova (come il fisco che è inesorabile solo con le buste paga), ma così facendo anch’io posso fare il capo del governo o guidare un dicastero.

Stefano M. - Per telefono da Roma

R) Il colloquio con Stefano M. è stato lunghissimo e ricco di spunti. Speriamo di averlo riassunto senza incorrere in errori.
Il punto è quello del rapporto tra istituzioni e cittadini. Che in Italia è fatto di reciproche diffidenze e omissioni A volte, da una parte, per ragioni elettorali (io chiudo un occhio e tu mi dai il voto), dall’altra per motivi di autodifesa ((se mi tartassate io mi prendo la rivincita come posso). E così via.

Insomma, se questo è l’ambito in cui viviamo è la fiducia che va a farsi benedire. E forse è pure giusto. Il problema è che lo Stato deve essere in grado di fare lo Stato: massima severità con chi sgarra e applausi a chi fa il proprio dovere. Sarebbe bello...

3) LA GERMANIA E I GIOVANI APPRENDISTI

D) Questa estate sono andato in Germania, a Berlino, e ho trovato subito lavoro in un ristorante. Ci sono rimasto un paio di mesi e poi sono rientrato in Italia perché quest’anno devo laurearmi. Lassù non è il Bengodi: ti chiedono serietà e professionalità ma anche loro sono seri e professionali.
Non mi ha fatto piacere la poca considerazione che in certi ambienti c’è nei confronti degli italiani e degli spagnoli. Però il sistema funziona e, soprattutto i giovani, hanno molte agevolazioni per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Peccato per la lingua che a me risulta particolarmente difficile.

Roberto Fazi - Per e-mail da Frosinone

R) In effetti, la Germania ha saputo mettere a frutto la sua economia forte scaricando sugli altri della cordata europea il peso di un’austerità che, certo, non è servita a migliorare la situazione dei Paesi in crisi.

Però è vero: il sistema funziona grazie anche a un programma di riforme avviato dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder quando le condizioni erano ben altre e niente affatto esaltanti. Ed è anche vero che intorno ai giovani si è costruito molto: per esempio, l’apprendistato è una cosa seria così come il rapporto tra scuola e lavoro. Tant’è che più dell’80% degli apprendisti non solo viene confermato ma entra a pieno titolo nella aziende dove si è specializzato.

4) GLI INFORTUNI SUL LAVORO E I TIROCINI

D) La protezione contro gli infortuni nei luoghi di lavoro riguarda anche chi svolge un tirocinio a titolo gratuito?

Marta Brindisi - Per e-mail da Roma

R) Secondo il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore è la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Nella tutela Inail rientrano i lavoratori dipendenti, i parasubordinati e alcune tipologie di autonomi, come artigiani e coltivatori diretti.
Maggiori informazioni sul sito dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro: https://www.inail.it/cs/internet/home.html.

Invece, per ciò che concerne il tirocinio, quello a titolo gratuito non è più previsto dalle norme in vigore e sono le Regioni (Dgr n. 112 del 22 febbraio 2018) che ne regolano lo svolgimento. La durata va da 2 mesi a 12 mesi. Nel Lazio, l’entità del rimborso minimo è di 600 euro mensili.

5) GLI ANNUNCI DI RICERCA IN INGLESE

D) I giornali pubblicano sempre più spesso annunci di ricerca di personale in lingua inglese. Ciò esclude tutti coloro che non la conoscono. È giusto? Non sarebbe necessaria la contemporanea traduzione in italiano?

M. - Per fax da Roma

R) Di solito, le aziende che hanno bisogno di figure professionali e che si affidano per la loro ricerca ad un testo in inglese è perché i candidati devono obbligatoriamente essere in grado di parlare e scrivere in quella lingua specifica.
Insomma, è come se si trattasse di una prima selezione. Per questo chi decide di pubblicare quegli annunci non commette nessuna irregolarità. Del resto, l'uso dell'inglese è prassi sempre più comune all'interno delle aziende e nei rapporti commerciali. È ovvio che le aziende restano responsabili del contenuto dei messaggi e, in questo caso, eventuali irregolarità incorrerebbero nella sanzioni previste dalla legge.
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